{"id":23793,"date":"2016-10-13T11:00:54","date_gmt":"2016-10-13T09:00:54","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.com\/?p=23793"},"modified":"2016-10-12T23:49:10","modified_gmt":"2016-10-12T21:49:10","slug":"brexit-il-cambiamento-e-che-non-ce-nessun-cambiamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23793","title":{"rendered":"Brexit. Il cambiamento \u00e8 che non c\u2019\u00e8 nessun cambiamento"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT (Daniela Corda)<\/strong><\/p>\n<p>Sono passati oltre tre mesi dal giorno del referendum britannico e, nonostante i pronostici apocalittici, l\u2019economia inglese non ha subito battute d\u2019arresto. Che cos\u2019\u00e8 successo realmente dopo il 18 giugno?<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 stato nessuno \u201cshock economico immediato e profondo\u201d, n\u00e9 tantomeno si \u00e8 innescata \u201cuna recessione con migliaia di posti di lavoro persi\u201d, come ammonivano il Tesoro e l\u2019ex-Cancelliere George Osborne; al contrario, sono diversi i segnali di un\u2019economia in buona salute.<\/p>\n<p>All\u2019inizio c\u2019\u00e8 stato un calo nel mercato azionario, ma ora il valore delle azioni si attesta addirittura ad un livello superiore rispetto al periodo pre-referendum. E si \u00e8 registrato un leggero aumento dell\u2019inflazione, del tutto fisiologico: i prezzi al consumo hanno registrato un +0,6%.<\/p>\n<p>Ma il dato pi\u00f9 significativo \u00e8 rappresentato dall\u2019occupazione, aumentata di 52\u02d9000 unit\u00e0, e dal tasso di disoccupazione al 4,9%, ai livelli minimi dal 2005. Mentre l\u2019occupazione \u00e8 al 74,5%, il livello pi\u00f9 alto dal 1971. Sono inoltre calati i sussidi di disoccupazione, e le vendite al dettaglio hanno registrato un +5,9%, favorito soprattutto dall\u2019incremento degli acquisti da parte dei turisti dovuto al deprezzamento della sterlina.<\/p>\n<p>Il potere d\u2019acquisto dei salari, infine, \u00e8 cresciuto dell\u20191,9% nel mese di luglio su base annua. Una situazione ben lungi dalle previsioni catastrofiche dei sostenitori del Remain. Quello che \u00e8 stato descritto come un fenomeno allarmante dai media, la svalutazione della sterlina, in realt\u00e0 andrebbe capito meglio.<\/p>\n<p><strong>Cos\u2019\u00e8 la svalutazione? Quali conseguenze comporta per l\u2019economia reale?<\/strong><\/p>\n<p>La svalutazione \u00e8 un rapporto tra due valute (sterlina\/dollaro, sterlina\/yen, ecc.).<\/p>\n<p>La parola svalutazione \u00e8 in realt\u00e0 fuorviante. Sarebbe stato corretto parlare di svalutazione fino al 1971, fino a quando era cio\u00e8 in piedi il gold exchange standard: le valute erano agganciate al dollaro USA, che a sua volta era convertibile in oro ad un tasso di conversione fisso. In quel regime, chiunque poteva recarsi in banca, portare i propri soldi e chiedere in cambio il corrispettivo in oro o in valuta estera, che avveniva, per l\u2019appunto, al tasso di cambio fisso.<\/p>\n<p><strong>Che cosa comportava il regime di cambio fisso?<\/strong><\/p>\n<p>Il Governo poteva, in qualsiasi momento, terminare le riserve di oro e\/o di valuta estera se tutti si fossero precipitati in banca nello stesso momento a chiedere la conversione delle sterline. E questo avrebbe rappresentato un serio problema. Si potevano dunque intraprendere tre vie:<\/p>\n<p>deprezzare, o meglio svalutare, la sterlina, modificando il rapporto di conversione (il che avrebbe potuto ridurre la fiducia nel Governo e, di conseguenza, incrementare le richieste di conversione);<br \/>\nprendere in prestito riserve di valuta estera (in questo caso si sarebbe dovuto contrarre un debito su cui poi pagare gli interessi in una valuta estera, che lo Stato non emette);<br \/>\ndeflazionare l\u2019economia (una crescita economica pi\u00f9 lenta ridurrebbe le importazioni di beni e servizi rispetto alle esportazioni, permettendo al Governo di accumulare valuta estera. Cos\u00ec facendo, per\u00f2, il tasso di crescita dell\u2019economia interna diminuisce e la disoccupazione aumenta).<\/p>\n<p>All\u2019epoca, il tasso di cambio ufficiale per la sterlina inglese era di 2,80$ USA. Il Regno Unito, quindi, avrebbe dato 2,80$ (valuta USA) in cambio di ogni sterlina inglese per cui fosse stata richiesta la conversione.<\/p>\n<p>Ora il regime di cambi \u00e8 fluttuante, il che significa che il Governo non s\u2019impegna a convertire la valuta in nessun metallo prezioso n\u00e9 tantomeno in una valuta estera ad un cambio fisso; il cambio viene deciso dall\u2019incontro tra la domanda (di coloro che cercano di ottenere sterline) e l\u2019offerta (da parte di coloro che offrono sterline in cambio di altre valute), che avviene sul Forex (Foreign Exchange Market, il mercato valutario). Pertanto, oggi, sarebbe pi\u00f9 corretto parlare di deprezzamento pi\u00f9 che di svalutazione.<\/p>\n<p>Le conversioni (cio\u00e8 gli acquisti) vengono dunque fatte ai tassi di cambio di mercato correnti e non evitando che i tassi di cambio varino. E i tentativi di influenzare i tassi di cambio da parte dei Paesi sono discrezionali. Al contrario, con un tasso di cambio fisso, il Governo deve usare la politica economica per cercare di evitare che il tasso di cambio fluttui.<\/p>\n<p>Il tasso di cambio fluttuante assicura al Governo un maggiore margine nel realizzare obiettivi politici, quali la piena occupazione, il pieno Stato sociale e la stabilit\u00e0 dei prezzi (vedi qui per approfondimenti sui regimi dei tassi di cambio).<\/p>\n<p>Essendo il regime di cambio fluttuante, \u00e8 del tutto fisiologico che le valute subiscano fluttuazioni: negli anni \u201970 del \u2018900, durante la crisi, la sterlina perse un terzo del suo valore (ci\u00f2 nonostante, l\u2019economia britannica crebbe dell\u20191,06%) e nel 1992, quando usc\u00ec dagli accordi europei di cambio, cal\u00f2 di un quarto; mentre subito dopo la Brexit \u00e8 scesa appena dell\u20198% circa. Il 7 ottobre scorso si \u00e8 deprezzata improvvisamente del 10%, alimentando ulteriormente preoccupazioni tra i media che ricollegano il fenomeno all\u2019esito del referendum.<\/p>\n<p><strong>Da cosa \u00e8 dipeso quest\u2019ulteriore deprezzamento?<\/strong><\/p>\n<p>Intanto, osservando i vari grafici, si pu\u00f2 notare come la perdita di valore sia stata registrata nelle prime ore del mattino, quando le borse inglesi ed europee erano chiuse, motivo per cui la stessa Bank of England, che sta indagando sulle possibili cause, ritiene si possa essere trattato di un errore umano, presumibilmente proveniente dal Giappone o dall\u2019Australia. Certo \u00e8 che pi\u00f9 che un errore sembra un avvertimento, nel gergo finanziario un \u201cmessaggio in bottiglia\u201d, lanciato da qualcuno.<\/p>\n<p>Ma chi avrebbe interesse ad un deprezzamento della sterlina? Osservando la bilancia delle partite correnti e la bilancia commerciale, notiamo che entrambe registrano un risultato negativo, il che significa che l\u2019Inghilterra importa molti pi\u00f9 beni e servizi di quanti ne esporti. Le conseguenze della svalutazione\/deprezzamento nel lungo periodo saranno:<\/p>\n<p>un aumento dei turisti, che si precipiteranno a fare acquisti nel Regno Unito;<br \/>\nun aumento dei consumi di beni e servizi prodotti internamente (con conseguente riduzione delle importazioni);<br \/>\nun aumento delle esportazioni;<br \/>\nuna crescita dell\u2019industria britannica.<br \/>\nErgo, l\u2019unico vero rischio che la Brexit potrebbe comportare \u00e8 che altri Paesi prendano d\u2019esempio la Gran Bretagna e decidano di tagliare le catene che li imprigionano in un sistema, quello attuale, che li obbliga ai sacrifici umani: disoccupazione, smantellamento dello Stato sociale, privatizzazioni e suicidi di massa. \u00c8 un rischio che ci piacerebbe correre!<\/p>\n<p>Esistono altri rischi per l\u2019economia inglese, che sta comunque registrando un rallentamento, specie per quanto riguarda la crescita dei salari reali. Non si tratta per\u00f2 di rischi legati alla Brexit, bens\u00ec alle politiche economiche adottate dal Governo.<\/p>\n<p>Nel mese di luglio, il Governo ha registrato un avanzo primario di 1 miliardo di sterline, presentandolo come un risultato positivo (l\u2019avanzo primario \u00e8 la differenza tra la spesa pubblica netta e le entrate tributarie. Quando lo Stato riscuote pi\u00f9 tributi rispetto a quanto spende, si parla di avanzo primario o surplus; viceversa si parla di disavanzo o deficit pubblico). In realt\u00e0 si tratta di un risultato negativo, in quanto significa che il settore privato (i cittadini e le imprese) si \u00e8 impoverito di 1 miliardo. E sembra che il Governo voglia proseguire con la riduzione della spesa in deficit e\/o con l\u2019aumento della pressione fiscale (le entrate fiscali di luglio 2016 sono aumentate del 3,4% rispetto all\u2019anno precedente): i due ingredienti principali che portano ad un aumento della disoccupazione e che innescano quel meccanismo che ha portato i Paesi dell\u2019Eurozona, tra cui l\u2019Italia, all\u2019attuale crisi economica, che peggiora di anno in anno.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 dell\u2019altro: il Quantitative Easing.<\/p>\n<p><strong>Il Quantitative Easing pu\u00f2 migliorare l\u2019economia inglese?<\/strong><\/p>\n<p>Lo abbiamo spiegato pi\u00f9 e pi\u00f9 volte.<\/p>\n<p>Quali ripercussioni ha il QE sull\u2019economia reale? Nessuna, se non che i tassi pi\u00f9 bassi riducono il reddito da interessi dei risparmiatori. Si potrebbe dire che \u00e8 un\u2019altra misura di austerity, un\u2019ulteriore tassa sull\u2019economia.<\/p>\n<p>\u00c8 una politica monetaria attraverso cui la Banca Centrale scambia asset infruttiferi o a basso rendimento con asset a maggiore rendimento e a pi\u00f9 lungo termine (titoli di Stato), e con cui si riduce il tasso d\u2019interesse overnight (quello a cui gli istituti bancari si scambiano riserve bancarie), che rappresenta il tasso di riferimento per tutti gli altri tassi applicati dalle banche (a mutui ed altri prestiti). Ma, a differenza di quello che raccontano i media e i politici, non aumenta l\u2019erogazione di credito a famiglie e imprese.<\/p>\n<p>I cittadini si recano in banca a chiedere un prestito solo se hanno un reddito, garanzie da offrire alla banca, e se sono ottimisti sul futuro. Nel momento in cui si riducono i redditi (attraverso i tagli alla spesa pubblica e\/o l\u2019aumento della pressione fiscale) o se il lavoro diventa sempre pi\u00f9 precario (o, come piace dire a Bruxelles, \u201cpi\u00f9 flessibile\u201d) e se non si hanno prospettive positive per il futuro, gli istituti di credito continueranno ad erogare sempre meno prestiti. Il risultato? Le imprese subiscono il credit crunch (se un\u2019impresa riduce il fatturato, la banca le riduce il fido). I tassi d\u2019interesse non incidono sull\u2019erogazione dei prestiti. Altro che \u201cbazooka anti-crisi\u201d, come titolava Il Sole 24 Ore.<\/p>\n<p><strong>Che cosa deve fare un buon Governo se vuole rilanciare l\u2019economia?<\/strong><\/p>\n<p>Deve agire nell\u2019interesse pubblico, ovvero nell\u2019interesse della collettivit\u00e0. Deve investire sul futuro tramite la spesa in deficit, migliorare le condizioni di lavoro e ridurre la pressione fiscale ad un livello accettabile e sostenibile, cos\u00ec da poter permettere a tutti una vita dignitosa.<\/p>\n<p>Ma, soprattutto, dovrebbe finanziare dei piani di lavoro transitorio, in grado di assorbire per il periodo necessario le persone licenziate dalle aziende in crisi. Il PLT eviterebbe il dramma della disoccupazione, che \u00e8 l\u2019unica vera, grande piaga della societ\u00e0, con costi sociali pesantissimi. Le persone impiegate dal Governo in lavori di pubblica utilit\u00e0 otterrebbero un reddito da poter spendere presso le aziende, che, grazie all\u2019aumento dei consumi, si risolleverebbero e riprenderebbero ad assumere per far fonte alla maggiore domanda di beni e servizi. \u00c8 cos\u00ec che si innesca quel circuito virtuoso, l\u2019unico e il solo, che \u00e8 in grado di rilanciare l\u2019economia.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/brexit-cambiamento-non-ce-nessun-cambiamento\/\">http:\/\/www.retemmt.it\/brexit-cambiamento-non-ce-nessun-cambiamento\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT (Daniela Corda) Sono passati oltre tre mesi dal giorno del referendum britannico e, nonostante i pronostici apocalittici, l\u2019economia inglese non ha subito battute d\u2019arresto. Che cos\u2019\u00e8 successo realmente dopo il 18 giugno? 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