{"id":23924,"date":"2016-10-24T00:01:35","date_gmt":"2016-10-23T22:01:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23924"},"modified":"2016-10-19T21:20:49","modified_gmt":"2016-10-19T19:20:49","slug":"il-wahabismo-sulladriatico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23924","title":{"rendered":"E intanto sull&#8217;Adriatico si affaccia il wahabismo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>FULVIO SCAGLIONE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre la cara vecchia Europa va a caccia di quattro burkini, gli uomini che lavorano per imporre quello e molto altro a tutti i musulmani e le musulmane del mondo trovano spazio libero, nell\u2019indifferenza quasi generale. Nei Balcani, cio\u00e8 nell\u2019immediata periferia continentale, a poche centinaia di chilometri dall\u2019Italia, procede e si consolida l\u2019insediamento dell\u2019islam radicale di stampo wahabita. Un pericolo ben noto agli investigatori (nel dicembre del 2015 fu arrestato nel nostro Paese un gruppo di kosovari che cercava di reclutare combattenti da inviare in Siria) ma trascurato dai politici, spesso pi\u00f9 attenti al proprio interesse elettorale immediato che non a quello a lungo termine dei cittadini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esatto contrario del modo di operare degli ideologi del wahabismo, che dispongono di grandi mezzi economici ma sono pazienti, tenaci e guardano lontano. Abbiamo un esempio plastico sotto gli occhi. Nel 2006 Patrick Sookdheo, per molti anni direttore dell\u2019<em>Institute for the Study of Islam and Christianity<\/em>, calcol\u00f2 che il re Fahd dell\u2019Arabia Saudita, solo con il proprio <em>argent de poche<\/em>, era riuscito a far costruire 2000 scuole islamiche, 202 collegi universitari, 210 centri di cultura islamica e 1500 moschee nei cinque continenti. Re Fahd rimase sul trono dal 1982 al 2005 ma in realt\u00e0 gi\u00e0 nel 1995, colpito da un ictus, aveva dovuto cedere i poteri al principe ereditario Abd Allah, che poi gli succedette alla guida del regno. Gi\u00e0 dal 2000, infatti, troneggia nel centro di Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, la moschea intitolata proprio al suo nome e ovviamente improntata al culto wahabita. Costata 30 milioni di dollari, pu\u00f2 ospitare 1500 fedeli in preghiera ed \u00e8 la pi\u00f9 grande moschea dei Balcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la Bosnia-Erzegovina \u00e8 uno dei punti critici. Come in Medio Oriente, la carta del settarismo, giocata senza risparmio dalle grandi potenze, si \u00e8 rivoltata contro la minoranza pi\u00f9 indifesa, i cattolici: erano pi\u00f9 di 800 mila prima del conflitto, sono appena 400 mila oggi, e in lento ma continuo calo. Nel frattempo, come denunciato pi\u00f9 volte dal cardinale Pulic, prosegue l\u2019islamizzazione della Bosnia con i metodi del wahabismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni Duemila, nella sola Sarajevo, \u00e8 stato costruito un centinaio di moschee e almeno 70 centri di cultura islamica, quasi tutti finanziati dalle petromonarchie del Golfo Persico. Un processo che sta cambiando non solo la composizione etnico-religiosa del Paese ma anche la natura dello stesso islam bosniaco, storicamente influenzato dalle tradizioni dell\u2019impero ottomano, quindi tollerante ed \u201ceuropeo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo che ha prodotto tutto questo \u00e8 ben descritto in <em>La porta d\u2019ingresso dell\u2019islam<\/em> (Zambon Editore) di Jean Toschi Marazzani Visconti. Grande conoscitrice dei Balcani, Marazzani Visconti ripercorre nel libro, ma anche nella realt\u00e0 geografica, le piste delle guerre nell\u2019ex Jugoslavia e, di conseguenza, le radici degli attuali fenomeni. Dall\u2019appoggio Usa ai gruppi islamici e islamisti all\u2019accorrere dei <em>foreign fighters<\/em> di allora (miliziani che si erano fatti le ossa in Afghanistan e in Cecenia) verso la guerra di Bosnia, all\u2019insediamento dell\u2019islam radicale istituzionale. Oggi, non a caso, la Bosnia-Erzegovina, con una popolazione di 3,8 milioni di abitanti, \u00e8 uno dei Paesi d\u2019Europa ad aver fornito allo Stato islamico di Al Baghdadi il maggior numero di volontari: circa 200 persone (delle quali 160 maschi), per la met\u00e0 poi rientrati in Bosnia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri due Paesi sensibili, da questo punto di vista, sono il Kosovo e l\u2019Albania. Il primo, soprattutto. Come ha scritto di recente il New York Times (quotidiano insospettabile, visto che tra l\u2019altro si spende in una campagna senza sosta contro Donald Trump e a favore di Hillary Clinton), \u201cda allora (dopo l\u2019intervento Usa e Nato contro la Serbia, n.d.r), e per la gran parte del tempo sotto gli occhi dei generali americani, il denaro e l\u2019influenza sauditi hanno trasformato una societ\u00e0 musulmana un tempo tollerante ai confini dell\u2019Europa in una fonte di estremismo e in una fabbrica di jihadisti\u2026 reclutati, dicono gli investigatori kosovari, da una schiera di religiosi estremisti e associazioni segrete finanziate dall\u2019Arabia Saudita e da altri Paesi conservatori del Golfo Persico attraverso un network impenetrabile di donazioni da parte di organizzazioni caritative, privati e ministeri\u201d.\u00a0Stiamo parlando dell\u2019unico Paese islamico al mondo che abbia nel cuore della capitale Pristina una statua di un presidente americano, Bill Clinton, lo stesso al quale \u00e8 intitolato anche uno dei principali boulevard. Lo stesso Paese, per\u00f2, che ha visto partire pi\u00f9 di 300 suoi concittadini per andare a combattere nel Siraq nelle file dell\u2019Isis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in Albania, la comunit\u00e0 islamica tradizionale \u00e8 preoccupata per l\u2019espansione dei wahabiti, che avviene anche l\u00ec con i soliti sistemi. Gi\u00e0 nel 2005, lo studioso dell\u2019islam balcanico Xhavit Shala invitava le autorit\u00e0 a \u201csoffocare il fuoco wahabita\u201d che si propagava \u201cgrazie al supporti di certi Paesi del Golfo Persico\u201d e \u201calle attivit\u00e0 di determinate organizzazioni caritative della penisola arabica\u201d. E anche in questo Paese, dove il 70% della popolazione \u00e8 musulmana ma dove la religione non \u00e8 mai stata il fattore principale dell\u2019identit\u00e0 nazionale, possiamo dire che si tratta di storia vecchia: nel 1994 Osama bin Laden fu segnalato in Albania e nel 1999 la visita di una delegazione politica americana di alto livello fu cancellata proprio per il rischio di azioni terroristiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La situazione per ora pare ancora sotto controllo. Ma come si diceva, gli strateghi della diffusione del wahabismo e del radicalismo islamico lavorano sui tempi lunghi, non hanno fretta. Il rischio \u00e8 che, col passare del tempo, si ripeta una situazione tipo Belgio. Nei primi anni Sessanta il re Baldovino consent\u00ec ai sauditi di insediare la loro prima grande moschea wahabita in Europa; cinquant\u2019anni dopo, abbiamo scoperto che il quartiere di Molenbeek era diventato una centrale del terrorismo ispirato all\u2019estremismo sunnita dell\u2019Isis.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che fa impressione \u00e8 che nei Balcani si sono ripetute e si ripetono le dinamiche che hanno devastato il Medio Oriente. La \u201cdiffusione della democrazia\u201d, l\u2019appoggio alle milizie islamiste, il <em>regime change<\/em>, l\u2019insediamento di Governi vassalli quando non fantocci, la penetrazione dell\u2019islamismo radicale di Stato. Conviene leggere con attenzione <em>La porta d\u2019ingresso dell\u2019islam<\/em> di Jean Toschi Marazzani Visconti. Alla luce di quanto successo negli ultimi anni, non ultimo il golpe in Turchia, l\u2019idea che il vero scopo delle guerre balcaniche fosse la creazione della Dorsale Verde, ovvero, per citare l\u2019autore, \u201cdi una solida rete di Stati islamici (o meglio, di Stati a maggioranza religiosa musulmana, retti da governi espressione di partiti islamisti) che andasse dal Golfo Persico al Mare Adriatico\u201d, assume una luce assai diversa. E piuttosto brillante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/la-porta-dingresso-dellislam\/\" target=\"_blank\">http:\/\/www.occhidellaguerra.it\/la-porta-dingresso-dellislam\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FULVIO SCAGLIONE Mentre la cara vecchia Europa va a caccia di quattro burkini, gli uomini che lavorano per imporre quello e molto altro a tutti i musulmani e le musulmane del mondo trovano spazio libero, nell\u2019indifferenza quasi generale. 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