{"id":23979,"date":"2016-10-16T12:40:03","date_gmt":"2016-10-16T10:40:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23979"},"modified":"2016-10-16T12:40:03","modified_gmt":"2016-10-16T10:40:03","slug":"un-ideale-minuto-di-silenzio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23979","title":{"rendered":"Un ideale minuto di silenzio"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>GIANFRANCO LA GRASSA<\/strong><\/p>\n<p>E\u2019 morto un altro dei \u201cmostri sacri\u201d d\u2019un tempo che non sembra soltanto d\u2019un altro secolo, ma proprio di un secolo e pi\u00f9 fa. Mi dispiace della morte di Fo come della morte di un qualsiasi altro, che mi ricordi quei tempi lontani e in cui non soltanto ero molto pi\u00f9 giovane, ma soprattutto ero, come molti altri, assai credulone. Per mia fortuna non ho mai pensato ad una rivoluzione vicina, tanto meno che \u201cpadroni e borghesi\u201d avessero \u201cpochi mesi\u201d. Gi\u00e0 allora intuivo (e anche qualcosa in pi\u00f9) l\u2019ingrippamento del sedicente \u201csocialismo\u201d e dell\u2019Urss in particolare. Tuttavia, ancora pensavo che si potesse riformulare una teoria rivoluzionaria di impronta marxista e che si riuscisse \u2013 non subito, nel giro di un bel po\u2019 d\u2019anni \u2013 a rilanciare una certa pratica nella direzione per il momento abbandonata. Non ho particolare nostalgia di quella credulit\u00e0, ma ricordo egualmente quei tempi come qualcosa di perduto.<\/p>\n<p>Detto questo, sono rimasto sbalordito di fronte al premio Nobel assegnato a Fo; secondo me possiamo ricordare di lui al massimo il \u201cMistero buffo\u201d, nient\u2019affatto male. I testi pi\u00f9 politicizzati sono non proprio eclatanti e abbastanza demagogici. In particolare, scordiamoci di quando veniva sostenuto in merito agli operai che, se non fossero stati soffocati e deviati dai dirigenti sindacali e piciisti, avrebbero fatto la rivoluzione. La saldatura tra movimento studentesco del \u201968 e l\u2019autunno caldo operaio del \u201969 \u00e8 stata di fatto un\u2019interpretazione assai forzata; e non c\u2019era bisogno dell\u2019attentato del venerd\u00ec 12 dicembre \u201969 per creare forti imbarazzi alla \u201crivolta\u201d. I capi studenteschi (pomposamente definitisi \u201cpotere operaio\u201d, \u201clotta continua\u201d e via dicendo) si sono piuttosto presto riciclati; ed erano gi\u00e0 all\u2019inizio fin troppo ambigui. Il movimento operaio, malgrado alcune \u201cenergiche\u201d manifestazioni, non aveva alcuna finalit\u00e0 rivoluzionaria. Solo minoranze non sconvolgenti avevano idee di mutamento sociale; ma di una vecchiezza sconfortante. Ed infatti quelle minoranze furono messe a posto in poco tempo. La maggioranza degli operai aveva intenzioni decisamente approvabili di un effettivo miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, quelle che oggi vengono rimesse in piena discussione; e non solo per i ceti operai ma per almeno i due terzi del cosiddetto ceto medio.<\/p>\n<p>Sia chiaro una volta per tutte che le cosiddette masse sono importanti per qualsiasi movimento radicale; da sole manifestano tuttavia puri motivi di malcontento, di disagio, perfino di piena rivolta se le condizioni di vita diventano insostenibili (in senso materiale e non solo, anche come totale disorganizzazione del vivere civile). Tuttavia, o sono dirette da gruppi di vertice estremamente decisi e preparati alle strategie necessarie sia per vincere sia per dar vita ad una nuova riorganizzazione della societ\u00e0 che ridiventi stabilmente vivibile, oppure addio rivoluzione. Che ci siano masse pronte alla rivoluzione, che sappiano cosa fare e che poi tuttavia vengano spente dai loro capi, \u00e8 una pura e semplice fantasia demagogica, tipica appunto di uomini di spettacolo o comunque con la testa tra le nuvole.<\/p>\n<p>Ricordiamo Dario Fo, ma non con gli stessi sentimenti provati per Giorgio Gaber, il vero cantore di un fallimento generazionale, del disincanto; o anche per Jannacci e molti altri (in primo luogo, per i grandi registi e attori della \u201ccommedia all\u2019italiana\u201d). In ogni caso, \u00e8 vero che tutti hanno rappresentato un periodo decisamente migliore vissuto da questo paese ormai in totale degrado. Quindi, chiniamo pur sempre il capo e rispettiamo il nostro ideale minuto di silenzio. Oggi c\u2019\u00e8 da piangere; proprio per quanto si \u00e8 dilapidato vergognosamente. Non lo si chini invece mai quando moriranno (alcuni gi\u00e0 sono morti e io non l\u2019ho certo chinato) tutti quelli che hanno tradito il paese; a partire dai \u201cpadri dell\u2019Europa\u201d e dal falso \u201cantifascismo della liberazione\u201d (cio\u00e8 dell\u2019asservimento) per arrivare ai piciisti del tradimento e svendita allo straniero (che li privilegi\u00f2 con \u201cmani pulite\u201d). E infine non lo si chini, anzi si intonino inni di gioia, quando creperanno i venduti odierni, che stanno apprestando altri pi\u00f9 aperti tradimenti per i prossimi anni. Il dramma di personaggi come Fo \u00e8 che, zeppi di ideologia e incapaci di capirne l\u2019ormai irrimediabile insostenibilit\u00e0 e l\u2019inversione di segno, hanno continuato ad essere sostenitori fino alla fine dei traditori e di chi ha svenduto questa povera Italia.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/un-ideale-minuto-di-silenzio\">http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/un-ideale-minuto-di-silenzio<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIANFRANCO LA GRASSA E\u2019 morto un altro dei \u201cmostri sacri\u201d d\u2019un tempo che non sembra soltanto d\u2019un altro secolo, ma proprio di un secolo e pi\u00f9 fa. Mi dispiace della morte di Fo come della morte di un qualsiasi altro, che mi ricordi quei tempi lontani e in cui non soltanto ero molto pi\u00f9 giovane, ma soprattutto ero, come molti altri, assai credulone. 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