{"id":23984,"date":"2016-10-16T15:53:47","date_gmt":"2016-10-16T13:53:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23984"},"modified":"2016-10-17T07:36:01","modified_gmt":"2016-10-17T05:36:01","slug":"scuola-il-problema-e-la-difficolta-non-il-latino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23984","title":{"rendered":"Scuola: il problema \u00e8 la difficolt\u00e0, non il latino"},"content":{"rendered":"<p class=\"first-letter\" style=\"text-align: justify;\">Pubblico un articolo di Luca Ricolfi, apparso oggi sul <em>Sole 24 Ore<\/em>, che condivido parola per parola. Non avrei potuto scrivere meglio ci\u00f2 che penso: il primo problema della scuola italiana (e dell&#8217;universit\u00e0 ma direi anche, fatti i debiti mutamenti,\u00a0della famiglia) non sono i programmi o i metodi di insegnamento o il livello dei docenti (dei genitori), bens\u00ec il livello dell&#8217;asticella, che da quaranta anni \u00e8 sempre pi\u00f9 basso. Il continuo abbassamento dell&#8217;asticella \u00e8 parte essenziale di un progetto politico disumano, capitalistico, antipopolare, antisocialista, volto a generare clienti, consumatori, lavoratori part time, schiavi, sempliciotti, debosciati impazienti e invertebrati. L&#8217;abbassamento dell&#8217;asticella rinnega le storie, le prassi, i programmi e i valori di ogni popolo vissuto fino ad ora sulla terra (SD&#8217;A). Perci\u00f2 \u00e8 disumano.<\/p>\n<p class=\"first-letter\" style=\"text-align: justify;\">di\u00a0<strong>Luca Ricolfi, Il problema \u00e8 la difficolt\u00e0, non il latino &#8211; No, il problema non \u00e8 il latino,<\/strong> Il Sole 24 Ore, 16 ottobre 2016, pp. 1 e 26<\/p>\n<p class=\"first-letter\" style=\"text-align: justify;\">Non so esattamente perch\u00e9, ma ho sempre detestato gli appelli. Forse perch\u00e9 sono troppi, e i personaggi pubblici ne abusano (come i radicali con i referendum). O forse perch\u00e9, assai spesso, sembrano strumenti di autopromozione dei firmatari, pi\u00f9 che mezzi adeguati per risolvere i problemi che sollevano. Insomma, quali che siano le origini della mia diffidenza, non ho mai firmato appelli. Anzi, mi sono dato una regola: non firmare mai un appello, anche se lo condividi al 100%.<\/p>\n<p class=\"first-letter\" style=\"text-align: justify;\">Oggi per\u00f2 sono crollato. Ho violato la mia regola, e ho firmato un appello, il primo (probabilmente l&#8217;unico) della mia vita. Non me la sentivo di non aderire. Cos\u00ec, venerd\u00ec ho aggiunto la mia minuscola firma alle 9.964 che gi\u00e0 erano state raccolte. Probabilmente, nel momento in cui leggete questo articolo, le firme avranno superato la barriera delle 10mila, tantissime per il tipo di argomento considerato. Di che cosa si tratta? Si tratta della lettera-appello contro l&#8217;abolizione, parziale o totale, della traduzione dal latino e dal greco nell&#8217;esame di maturit\u00e0 (una proposta lanciata qualche mese fa dall&#8217;ex ministro dell&#8217;Istruzione Luigi Berlinguer a un convegno milanese). Qui non voglio aggiungere alcun argomento alle limpide e convincenti <strong><a href=\"http:\/\/24o.it\/links\/?uri=http:\/\/taskforceperilclassico.it\/t\/&amp;from=Liceo+classico%3A+no%2C+il+problema+non+%C3%A8+il+latino\" target=\"_blank\">parole dell&#8217;appello, il cui testo \u00e8 direttamente consultabile su internet<\/a><\/strong>\u00a0(indirizzo utile anche per eventuale firma). Quello che vorrei fare, invece, \u00e8 raccontare come pu\u00f2 vedere le cose chi, come me, fa il sociologo e insegna materie scientifiche (matematica e analisi dei dati) agli studenti universitari. Ebbene, io sono convinto che la vera posta in gioco non sia la sopravvivenza della cultura classica nel nostro Paese. Certo, tutto fa pensare che la nostra epoca sia una sorta di contro-Rinascimento, un tempo in cui il pendolo fra l&#8217;ammirazione per i classici e la venerazione delle novit\u00e0 oscilla decisamente a favore di queste ultime. E, se devo fare una previsione, sono perfettamente persuaso che si continuer\u00e0 sulla strada gi\u00e0 imboccata con la soppressione della storia antica dalla scuola media inferiore: nelle scuole secondarie del futuro lo spazio riservato alla civilt\u00e0 greco-romana da cui proveniamo sar\u00e0 sempre pi\u00f9 ristretto. E tuttavia a me pare che la ragione vera per cui si vuole (e quasi certamente si riuscir\u00e0) abolire la traduzione dal latino e dal greco non sia l&#8217;incapacit\u00e0 di apprezzare la cultura classica, o la volont\u00e0 di promuovere la cultura scientifica, o il desiderio di modernizzare e svecchiare la scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">No, la vera ragione \u00e8 molto pi\u00f9 terra-terra: la traduzione dal latino e dal greco, insieme ad alcune parti della matematica (nei casi in cui vengono effettivamente insegnate), \u00e8 rimasto l&#8217;ultimo compito davvero difficile della scuola secondaria superiore. \u00c8 questo, semplicemente questo, che rende attraenti le tesi degli abolizionisti. \u00c8 questo che \u2013 prima o poi \u2013 consentir\u00e0 loro di imporsi. Perch\u00e9, non nascondiamocelo, la domanda degli studenti e delle loro famiglie non \u00e8 di alzare l&#8217;asticella, ma di abbassarla sempre pi\u00f9, come in effetti diligentemente facciamo da almeno quattro decenni. \u00c8 questo, il livello dell&#8217;asticella, che fa la differenza fra una buona scuola e una scuola mediocre. Ed \u00e8 questo, la tenace volont\u00e0 di tenerla bassa, il non-detto che accomuna buona parte delle innovazioni nella scuola e nell&#8217;universit\u00e0. Se cos\u00ec non fosse, alla progressiva erosione dello spazio del latino e del greco, con la soppressione dell&#8217;analisi logica nella scuola media inferiore, la scomparsa quasi universale della traduzione dall&#8217;italiano, l&#8217;istituzione di licei scientifici \u201cma senza latino\u201d, si accompagnerebbe l&#8217;introduzione di soggetti ritenuti pi\u00f9 interessanti, o pi\u00f9 utili, o pi\u00f9 formativi, ma altrettanto impegnativi. Giusto per fare qualche esempio: studio del cinese, compresi gli ideogrammi; logica e calcolo simbolico; teoria della relativit\u00e0; meccanica quantistica; filologia classica o moderna; algebra astratta; linguaggi di programmazione evoluti (al posto del ridicolo insegnamento del pacchetto Microsoft Office). Ecco perch\u00e9 dico che la cultura classica non \u00e8 la vera posta in gioco. Le minacce alla cultura classica vengono un po&#8217; da tutte le parti, ma il suo vero tallone di Achille \u00e8 che c&#8217;\u00e8 un momento di essa, quello in cui prendiamo in mano un testo di 2000 anni fa e proviamo a tradurlo, che richiede un livello di organizzazione mentale che non siamo pi\u00f9 capaci di fornire a tutti. Per questo, essenzialmente per questo, la traduzione dal greco e dal latino \u00e8 entrata nel mirino della politica. Non tanto perch\u00e9 \u00abnon \u00e8 utile\u00bb (quasi nulla di ci\u00f2 che si insegna a scuola ha un&#8217;utilit\u00e0 immediata), ma perch\u00e9 \u00e8 difficile, molto difficile. Si potrebbe obiettare: perch\u00e9 mai dobbiamo difendere le cose difficili? Non c&#8217;\u00e8 un po&#8217; di sadismo nel rifiuto di alleggerire gli studi? \u00c8 arrivati a questo punto, a questo nodo del problema, che mi sono convinto che, proprio per il lavoro che faccio, non potevo non firmare l&#8217;appello. Perch\u00e9 quel che osservo nel mio lavoro di docente universitario non mi pu\u00f2 lasciare indifferenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che vedo \u00e8 terribile. Ci sono studenti, tantissimi studenti, che non hanno alcun particolare handicap fisico o sociale eppure sono irrimediabilmente non all&#8217;altezza dei compiti cognitivi che lo studio universitario ancora richiede in certe materie e in certe aree del Paese. Essi credono di avere delle \u201clacune\u201d, e quindi di poterle colmare (come si recupera un&#8217;informazione mancante cercandola su internet), ma in realt\u00e0 si sbagliano. Per essi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 (quasi) nulla da fare, perch\u00e9 difettano delle capacit\u00e0 di base, che si acquisiscono lentamente e gradualmente nel tempo: capacit\u00e0 di astrazione e concentrazione, padronanza della lingua e del suo lessico, finezza e sensibilit\u00e0 alle distinzioni, capacit\u00e0 di prendere appunti e organizzare la conoscenza, attitudine a non dimenticare quel che si \u00e8 appreso. La scuola di oggi, con la sua corsa ad abbassare l&#8217;asticella, queste capacit\u00e0 le fornisce sempre pi\u00f9 raramente. E, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, questa rinuncia a regalare ai giovani una vera formazione di base non avviene certo in nome di un&#8217;istruzione \u201cutile\u201d, ovvero all&#8217;insegna di uno sviluppo delle capacit\u00e0 professionali, ad esempio sul modello tedesco dell&#8217;alternanza scuola-lavoro. No, il modello verso cui stiamo correndo a fari spenti \u00e8 quello della liceizzazione totale: la scuola secondaria superiore \u00e8 oggi un gigantesco liceo che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di erogare una preparazione di base decente, e proprio per questo induce l&#8217;universit\u00e0 a trasformarsi essa stessa in un immenso e tardivo liceo. L&#8217;unico baluardo che resta in piedi sono quelle scuole, ma forse sarebbe meglio dire \u2013 quegli insegnanti \u2013 che non hanno rinunciato a spostare l&#8217;asticella sempre pi\u00f9 in su, per mettere i loro allievi nelle condizioni di affrontare qualsiasi tipo di studio, umanistico o scientifico che sia. \u00c8 grazie a queste scuole e a questi insegnanti che all&#8217;universit\u00e0, nonostante tutto, arrivano ancora drappelli di studenti in grado di ricevere un&#8217;istruzione universitaria, e le materie pi\u00f9 complesse non sono ancora state abolite del tutto. Ma si tratta di eccezioni, non di rado provenienti dalla minoranza di studenti (circa il 6%) che ancora scelgono il liceo classico, con la sua aborrita prova di traduzione dal latino e dal greco. La regola, purtroppo, \u00e8 che chi ha un diploma di maturit\u00e0 non \u00e8 in grado di frequentare un&#8217;universit\u00e0 che non abbia drasticamente abbassato gli standard. \u00c8 per questo che sto con la lettera-appello sulla traduzione dal latino e dal greco. Per me quella lettera non difende semplicemente la cultura classica, il latino o il greco. Quell&#8217;appello, difendendo l&#8217;ultima prova veramente difficile rimasta in piedi nella scuola, difende anche un&#8217;idea pi\u00f9 generale: che se non vogliamo privare i nostri ragazzi delle capacit\u00e0 di cui prima o poi avranno bisogno, dobbiamo regalargli studi degni di questo nome, e smetterla di proteggerli da ogni sfida che possa metterli davvero alla prova.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblico un articolo di Luca Ricolfi, apparso oggi sul Sole 24 Ore, che condivido parola per parola. 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