{"id":24098,"date":"2016-10-18T10:50:37","date_gmt":"2016-10-18T08:50:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24098"},"modified":"2016-10-18T12:49:40","modified_gmt":"2016-10-18T10:49:40","slug":"soldati-italiani-in-lettonia-un-attentato-alla-sovranita-la-necessita-di-opporsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24098","title":{"rendered":"Soldati italiani in Lettonia: un attentato alla sovranit\u00e0, la necessit\u00e0 di opporsi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di RICCARDO PACCOSI (FSI Bologna)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione del Governo Renzi di inviare 140 soldati italiani in Lettonia \u00e8 gravissima per molte ragioni. Possiamo provare a riassumerle in tre punti:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>l\u2019incostituzionalit\u00e0 dell\u2019operazione, in quanto essa si svolge entro un contesto aperto a potenziali scenari di guerra aperta, senza che tale tema sia stato preliminarmente affrontato dalle Camere;<\/li>\n<li>il contenuto specifico di politica estera, ovvero il rischio effettivo di una guerra aperta che abbia come teatro il continente europeo e che vede l\u2019Italia in contrapposizione a un paese \u2013 la Russia \u2013 col quale ha importanti rapporti di collaborazione commerciale; tutto questo avviene in ragione del potere direttivo e d\u2019influenza della nazione egemone all\u2019interno della Nato, ovvero gli Stati Uniti, in aperta contrapposizione agli interessi dell\u2019italia e degli altri paesi europei;<\/li>\n<li>l\u2019assoluta assenza \u2013 al momento in cui scriviamo \u2013 di forme d\u2019intervento politico o sociale finalizzate a contrastare questa decisione.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Incostituzionalit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda l\u2019incostituzionalit\u00e0, sappiamo che dal 1990 a oggi il primo comma dell\u2019Articolo 11 della Carta Costituzionale \u00e8 stato bypassato numerose volte con stratagemmi sempre diversi: vedi, ad esempio, i bizantinismi terminologici come \u201cazione di polizia internazionale\u201d. Sta di fatto che quella parte della Costituzione esclude tanto la guerra d\u2019aggressione, quanto l\u2019azione di guerra preventiva.<br \/>\nDal momento che i soldati italiani sono stati inviati in Lettonia senza consultazione del Parlamento, \u00e8 altres\u00ec utile ricordare che la guerra \u2013 secondo l\u2019Articolo 78 \u2013 \u00e8 materia deliberativa delle Camere e non del Governo. Il fatto che la situazione riguardi una guerra per il momento solo potenziale, non toglie nulla al fatto che il Governo sia andato oltre le proprie prerogative.<br \/>\nInfine, tornando all\u2019Articolo 11, vale la pena ricordare il gigantesco lavoro di mistificazione ideologica messo in atto negli ultimi anni rispetto ai commi 2 e 3, ovvero rispetto alle parti che afferiscono a limitazioni di sovranit\u00e0 nazionale per mantenere la pace fra le nazioni, nonch\u00e9 alla promozione di organizzazioni internazionali preposte a tale scopo.<br \/>\nMentendo sapendo di mentire, nel 2012 Giorgio Napolitano parl\u00f2 infatti pubblicamente di questa parte della Carta come della manifestazione d&#8217;una \u201cpreveggenza\u201d, da parte dei Padri Costituenti, rispetto alla cessione di sovranit\u00e0 all\u2019Unione Europea. In realt\u00e0, il contesto internazionale in cui nacque la Costituzione fece s\u00ec che le forze politiche trovassero un punto di convergenza nelle Nazioni Unite ed \u00e8 infatti all\u2019articolo 11 dello Statuto di queste ultime che, esplicitamente, si richiamano i commi 2 e 3 dell\u2019Articolo 11 della Costituzione italiana.<br \/>\nDunque, se l\u2019Articolo 11 non pu\u00f2 essere proposto come giustificazione dei vincoli europei, meno che meno pu\u00f2 essere espresso come argomento riguardo agli impegni italiani con la Nato. L\u2019articolo 5 dell\u2019Alleanza Atlantica, oltretutto, neppure vincola materialmente all\u2019intervento militare diretto in caso di attacco a un paese membro: esso enuncia invece che, in caso di aggressione a uno dei membri, ogni paese Nato \u201cassister\u00e0 la parte o le parti cos\u00ec attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente l&#8217;azione che giudicher\u00e0 necessaria\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una crisi internazionale voluta dagli Stati Uniti, in contrasto con gli interessi dell\u2019Italia e degli altri Stati europei<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come riportato <a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=23922\">nel mio resoconto sull\u2019incontro pubblico della rivista di geopolitica Limes svoltosi di recente a Bologna<\/a>, sono le stesse voci filo-occidentaliste e filo-atlantiste ad ammettere, oggi, che la situazione di crisi internazionale sia stata deliberatamente provocata dagli Stati Uniti.<br \/>\nLa dottrina di allargamento a Est della Nato, secondo il direttore di Limes Lucio Caracciolo, ha avuto una brusca accelerazione in seguito ad accordi bilaterali di collaborazione commerciale stipulati nel 2013 fra Russia e Germania. Per quanto riguarda il fatto che la successiva crisi ucraina sia stata provocata dall\u2019amministrazione americana, \u00e8 cosa leggibile nelle dichiarazioni dello stesso John Kerry ed \u00e8 stata enunciata in modo esplicito da Giuseppe Cucchi \u2013 per decenni generale di collegamento fra Nato e Italia \u2013 durante l\u2019incontro bolognese sopra citato.<br \/>\nDunque la crisi ucraina e la conseguente guerra di sanzioni e contro-sanzioni determinatasi con la Russia, rappresentano un caso di subordinazione dei paesi europei alle direttive statunitensi, in netto contrasto con gli interessi nazionali. Basti pensare che soltanto l\u2019Italia e le imprese italiane &#8211; a causa delle sanzioni incrociate fra UE e Russia e al conseguente blocco dell\u2019export &#8211; hanno perso 3,6 miliardi di euro in tre anni. In altre parole, l\u2019eterodirezione americana ha posto i governanti dell\u2019Italia e degli altri paesi europei in posizione di contrasto rispetto agli interessi materiali delle proprie popolazioni.<br \/>\nL\u2019andamento diplomatico della crisi ci suggerisce ove sia collocato il problema e su quale leva sarebbe necessario agire. Le istituzioni eurofederali, in questa circostanza, hanno dimostrato di essere subordinate all\u2019amministrazione americana assai pi\u00f9 dei singoli Stati. Nessuna posizione autonoma e nessun distinguo sono stati infatti espressi, nel corso della crisi diplomatica, dai vari Jean-Claude Juncker e Federica Mogherini. Questa vicenda, in altre parole, ha platealmente smentito chi teorizzava la federazione politica dell\u2019Europa come possibilit\u00e0 di autonomizzazione rispetto agli Stati Uniti. Le uniche voci di dissenso sulle sanzioni, al contrario , sono state espresse dai governanti di alcuni Stati-nazione. Tra essi, bisogna onestamente includere anche i tentativi di mediazione con la Russia svolti a suo tempo da Matteo Renzi &#8211; seppure dimostratisi, purtroppo, pi\u00f9 velleitari che incisivi.<br \/>\nIn sintesi, la crisi Nato-Russia \u00e8 innanzitutto una crisi di sovranit\u00e0 nazionale &#8211; e quindi costituzionale e quindi popolare \u2013 dell\u2019Italia e degli altri paesi europei. L\u2019Unione Europea, anzich\u00e9 svolgere una funzione di bilanciamento rispetto all\u2019eterodirezione statunitense, sta fungendo da garante delle direttive di quest\u2019ultima.<br \/>\nIl rischio di una guerra aperta avente come teatro il continente europeo, esprime quindi oggi, pi\u00f9 che mai, l\u2019urgenza e la necessit\u00e0 che in Italia giunga al potere un governo rivendicante il primato della sovranit\u00e0 costituzionale e nazionale; un governo che, di conseguenza, abbia la forza politica e morale di dire NO agli Stati Uniti, rifiutando il coinvolgimento italiano in qualsiasi progetto militare di questi ultimi. Se l\u2019uscita dalla Nato rientra certamente nelle prospettive di una piena riconquista della sovranit\u00e0, \u00e8 altres\u00ec importante ricordare come, nell\u2019immediato presente, per rifiutare un coinvolgimento militare non sia comunque necessaria una preliminare fuoriuscita dall\u2019Alleanza; \u00e8 sufficiente la volont\u00e0 politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019assenza di opposizione politica e sociale alla possibile guerra, la necessit\u00e0 di colmare questo vuoto<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019invio dei 140 soldati italiani in Lettonia ha suscitato dichiarazioni di condanna da parte di alcune forze parlamentari, vale a dire Sinistra Italiana, Lega Nord e Movimento 5 Stelle.<br \/>\nAl momento in cui scrivo, per\u00f2, a queste dichiarazioni non risulta siano seguiti annunci d\u2019iniziativa politica.<br \/>\nLe componenti sociali e movimentiste che, in genere, organizzano mobilitazioni di massa contro le guerre, non sono al momento pervenute. La ragione principale \u00e8 che le costellazioni del pacifismo, dell\u2019antagonismo e cos\u00ec via, sono disponibili a mobilitarsi quando l&#8217;interventismo americano coincide con un Presidente del Partito Repubblicano. L\u2019assenza di mobilitazione nei casi degli attacchi americani alla sovranit\u00e0 nazionale della Libia e della Siria \u2013 quantunque avessero similarit\u00e0 sul piano giuridico-politico al caso dell\u2019Iraq \u2013 hanno dimostrato che alla cultura di sinistra non interessa affatto opporsi alle politiche imperialiste in quanto tali, ma solo riprodurre la \u00a0ritualit\u00e0 della contrapposizione destra-sinistra.<br \/>\nSe nessuna formazione politica \u2013 per varie ragioni \u2013 intende per ora opporsi al coinvolgimento italiano nel progetto militare statunitense, \u00e8 evidente che qualcuno dovr\u00e0 colmare questo vuoto. Dal momento che tutta la vicenda, come argomentato sopra, esprime innanzitutto un attacco alla sovranit\u00e0 costituzionale e nazionale, una delle organizzazioni che si ritrovano oggi a dover assumere inevitabilmente tale compito credo sia il FSI \u2013 Fronte Sovranista Italiano a cui sono iscritto.<br \/>\nOltre a questo e a partire da questo, ritengo occorra altres\u00ec ragionare di una coalizione politica e sociale &#8211; contro la partecipazione italiana alla missione Nato nel Baltico &#8211; che sia la pi\u00f9 ampia possibile, che sia scevra da qualsiasi pregiudiziale ideologica e che sia, altres\u00ec, aperta e plurale per ci\u00f2 che riguarda le forme e le modalit\u00e0 della mobilitazione.<br \/>\nConcludo invitando tutti a immaginare possibili iniziative &#8211; di dibattito o di mobilitazione \u2013 a partire dalle singole citt\u00e0. Iniziative che rivendichino la sovranit\u00e0 imprescindibile della Costituzione e quindi del popolo italiano &#8211; della sua aspirazione all\u2019indipendenza e alle relazioni pacifiche &#8211; richiedendo l\u2019immediato ritiro del contingente italiano dalla Lettonia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RICCARDO PACCOSI (FSI Bologna) La decisione del Governo Renzi di inviare 140 soldati italiani in Lettonia \u00e8 gravissima per molte ragioni. 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