{"id":24110,"date":"2016-10-18T12:03:51","date_gmt":"2016-10-18T10:03:51","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24110"},"modified":"2016-10-18T12:03:51","modified_gmt":"2016-10-18T10:03:51","slug":"viva-le-casalinghe-di-voghera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24110","title":{"rendered":"Viva le casalinghe di Voghera"},"content":{"rendered":"<p><em>Una buona riflessione di Gilioli che incrocia il referendum con la questione della democrazia rappresentativa di tipo liberale.\u00a0Gilioli, consapevole o meno, pone una questione decisiva: preso atto che la democrazia diretta \u00e8 spesso sopravvalutata, si pu\u00f2 concepire una rappresentativit\u00e0 non liberale, cio\u00e8 non esclusivamente formale (il 50%+1)?<\/em><\/p>\n<p>di <strong>ALESSANDRO GILIOLI<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 insicura l&#8217;origine della locuzione &#8220;casalinga di Voghera&#8221;.<\/p>\n<p>Alcuni la attribuiscono al Servizio Opinioni Rai, che negli anni &#8217;60 avrebbe commissionato un sondaggio sulla percezione delle parole usate nel telegiornale trovando il tasso di comprensione pi\u00f9 basso in quella fascia sociogeografica. Altri ne attribuiscono la paternit\u00e0 ad Alberto Arbasino, che la rivendicava in quanto nipote di una di esse &#8211; e avrebbe usato questa zia come emblema del Paese reale.<\/p>\n<p>Altrettanto incerta \u00e8 la valenza negativa o positiva della definizione: secondo alcuni, infatti, essa indica la gente ignorante, il cui pensiero si nutre di cattiva televisione e si articola per luoghi comuni; secondo altri, si riferisce al contrario alle persone non acculturate ma il cui buon senso produce spesso risultati pratici migliori delle vuote e altisonanti parole accademiche.<\/p>\n<p>Oggi su Repubblica la formula &#8220;casalinga di Voghera&#8221; ritorna, in un&#8217;Amaca di Michele Serra dedicata al referendum costituzionale (ma non solo quello).<\/p>\n<p>\u00abGli appelli a votare nel merito della riforma sono nobili e giusti ma vani\u00bb, scrive Serra. \u00abSolo una piccola minoranza di italiani avr\u00e0 la competenza e la voglia per farlo. E sarebbe sbagliato biasimare chi non lo far\u00e0. (&#8230;) Chiedere alla casalinga di Voghera e al barista di Trani di pronunciarsi sul bicameralismo imperfetto puro sadismo (s\u00ec, sono un antireferendario e sempre lo fui)\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;articolo si conclude con un \u00abAbbasso il referendum\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;intervento di Serra si inserisce in un dibattito esploso soprattutto dopo la Brexit, ma ancor prima dopo l&#8217;inascoltato &#8220;O\u03c7\u03b9&#8221; greco del 2015 e pi\u00f9 in generale \u00e8 un corollario della crisi delle democrazie rappresentative basate sul suffragio universale cos\u00ec come le abbiamo conosciute dal Dopoguerra a oggi, nonch\u00e9 dell&#8217;abisso che in questi anni si \u00e8 scavato tra &#8220;\u00e9lite&#8221; e &#8220;non \u00e9lite&#8221; (cittadini, gente, popolo, plebe, 99 per cento: scegliete il termine che pi\u00f9 vi aggrada per definire chi \u00e8 non-\u00e9lite).<\/p>\n<p>La questione ha molti risvolti teoretici &#8211; Scalfari e Zagrebelsky ne hanno discusso su Repubblica &#8211; ma il punto che pone Serra \u00e8 molto pi\u00f9 concreto, pratico: e investe il cuore stesso della democrazia, le sue varie possibili declinazioni. Secondo Serra \u00abci sono materie che competono gli esperti e i nostri rappresentanti eletti\u00bb sulle quali quindi non pu\u00f2 essere chiamato a legiferare il popolo, almeno non in modo diretto. Tra queste materie evidentemente Serra mette anche la Costituzione (o almeno quella parte su cui voteremo il 4 dicembre) che pure gli stessi Padri costituenti avevano previsto come sottoponibile (nelle sue eventuali modifiche) a referendum popolare.<\/p>\n<p>Gi\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso no? Nel 1948 &#8211; quando in Italia gli analfabeti erano il triplo dei laureati, la maggioranza di noi parlava solo dialetto e la terza media per tutti era un miraggio &#8211; i Costituenti ritenevano <em>doveroso<\/em> sottoporre eventuali cambiamenti della Costituzione al placet dei cittadini. Adesso invece si ritiene che siano dei <em>minus habentes<\/em>, meglio lasciar fare agli esperti e ai rappresentanti.<\/p>\n<p>Evidentemente sono cambiate molte cose, nel frattempo. Specie a sinistra, direi.<\/p>\n<p>Per prima cosa credo che sia venuta meno la fiducia <em>umanistica<\/em> nella possibilit\u00e0 che le persone possano capire, possano educarsi, studiare.<\/p>\n<p>Una volta questo era quasi un mantra, per <em>noi<\/em> socialisti o comunisti. Dallo &#8220;studiate&#8221; gramsciano alle <a href=\"http:\/\/www.sindacalmente.org\/content\/150-ore-esperienza-del-passato-tferigo-scuola-sindacato-51211?page=121\">150 ore<\/a>, grandissima conquista dei primi anni &#8217;70.<\/p>\n<p>Una volta noi a sinistra si pensava che la pedagogia fosse l&#8217;epicentro di ogni conquista civile e sociale. I nostri miti erano don Milani e Paulo Freire. Il nostro obiettivo era<em> l&#8217;educazione permanente<\/em>: \u00abLa partecipazione sociale esige delle azioni collettive. Ma l\u2019azione collettiva suppone una formazione collettiva, una formazione che si fondi sulla partecipazione di tutti e di ciascuno all\u2019azione formativa\u00bb (Bertrand Schwartz).<\/p>\n<p>Oggi sembra che abbiamo ripudiato la pedagogia, preferendo rimarcare l&#8217;alterit\u00e0 rispetto ai &#8220;not educated&#8221; che <em>votano male<\/em> e a volte \u00e8 meglio che non votino proprio.<\/p>\n<p>E pensare che ancora negli anni Settanta-Ottanta, in Italia, un paio di referendum importanti (divorzio e aborto) ci fecero dire che la &#8220;societ\u00e0 civile&#8221; era <em>pi\u00f9 avanti<\/em> della politica e dei partiti. Erano questioni pi\u00f9 semplici, direbbe Serra, e probabilmente avrebbe ragione. Per\u00f2 \u00e8 interessante il fatto che allora il popolo fosse considerato addirittura <em>pi\u00f9 avanti<\/em> dei suoi rappresentanti, delle sue \u00e9lite politiche. Oggi arriviamo a teorizzare che il popolo \u00e8 talmente pi\u00f9 indietro che deve essere tenuto lontano da molte decisioni.<\/p>\n<p>E non sto parlando solo dell&#8217;Amaca di Serra, uno le cui perplessit\u00e0 sul presente molto spesso condivido. Sto parlando di una tendenza diffusa. Un ex presidente della Repubblica, per esempio, ha <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2016\/06\/24\/brexit-napolitano-demagogia-lega-m5s_7d831d70-22bb-466f-9bc5-6179208785f9.html\">definito<\/a> \u00abun&#8217;aberrazione\u00bb il fatto che i cittadini del Regno Unito abbiano potuto esprimersi sul rimanere o no in Europa (non gli esiti di quel referendum: proprio il fatto che si sia potuto tenere un referendum sul tema, per lui era aberrante). Un ex premier ha <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2016-06-18\/brexit-monti-cosi-cameron-distrugge-ue-105741.shtml?uuid=ADnQ2Ze&amp;refresh_ce=1\">definito<\/a> quella consultazione \u00abun abuso di democrazia\u00bb. Un sindaco del Pd ha <a href=\"http:\/\/www.ecodibergamo.it\/stories\/bergamo-citta\/gori-contro-chi-ha-votato-la-brexitchi-e-disinformato-produce-disastri_1189429_11\/\">proposto<\/a> di rivedere il suffragio universale.<\/p>\n<p>Non credo che abbiamo fatto dei passi in avanti, in termini umanistici.<\/p>\n<p>Credo ancor meno che la salvezza delle democrazie passi attraverso l&#8217;allontanamento dei cittadini dalle decisioni: anzi credo esattamente il contrario.<\/p>\n<p>Credo cio\u00e8 che per arrivare a una nuova relativa stabilit\u00e0 &#8211; dopo questa turbolenta fase di conflitto tra establishment e anti establishment &#8211; sia necessario non chiudere ma al contrario aprire di pi\u00f9 i canali tra i cittadini e le istituzioni, tra gli elettori e le decisioni che li riguardano. Mentre nell&#8217;ultimo trentennio siamo andati nella direzione opposta: le persone hanno avuto sempre di pi\u00f9 la sensazione non infondata di essere allontanate dalle decisioni, che venivano esternalizzate a istituzioni e poteri lontani e molto \u00e9litari. E non mi pare che la direzione presa in questo trentennio abbia finora dato buoni esiti.<\/p>\n<p>Certo, lo so, si potrebbe fare una lista lunga un chilometro delle decisioni &#8220;sbagliate&#8221; che hanno preso i popoli nella storia: dal Crucifige di Ges\u00f9 alla vittoria elettorale di Hitler. Temo per\u00f2 che sarebbe altrettanto lungo l&#8217;elenco degli errori che hanno commesso le \u00e9lite, spesso neppure rappresentative di alcunch\u00e9: le regole dell&#8217;Europa e l&#8217;architettura della sua moneta ne sono solo l&#8217;esempio pi\u00f9 recente &#8211; e abbastanza deflagrante nelle sue conseguenze, direi.<\/p>\n<p>E in ogni caso credo che la questione non sia nemmeno quella di misurare gli errori dei popoli &#8211; se siano pi\u00f9 o meno gravi rispetto a quelli delle loro \u00e9lite &#8211; ma di accettare o respingere il principio filosofico su cui \u00e8 nato l&#8217;Occidente moderno: cio\u00e8 quello in base al quale<em> non esiste pi\u00f9 alcun criterio ontologico o religioso per la definizione di giusto o sbagliato<\/em>, sicch\u00e9 l&#8217;unico criterio resta quello &#8211; relativista e <em>altrettanto fallibile<\/em> &#8211; del 50 per cento pi\u00f9 uno, con tutte le garanzie possibili per il restante 49,9.<\/p>\n<p>Viva le casalinghe di Voghera, viva i referendum.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2016\/10\/16\/viva-le-casalinghe-di-voghera\/\">http:\/\/gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it\/2016\/10\/16\/viva-le-casalinghe-di-voghera\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una buona riflessione di Gilioli che incrocia il referendum con la questione della democrazia rappresentativa di tipo liberale.\u00a0Gilioli, consapevole o meno, pone una questione decisiva: preso atto che la democrazia diretta \u00e8 spesso sopravvalutata, si pu\u00f2 concepire una rappresentativit\u00e0 non liberale, cio\u00e8 non esclusivamente formale (il 50%+1)? di ALESSANDRO GILIOLI \u00c8 insicura l&#8217;origine della locuzione &#8220;casalinga di Voghera&#8221;. 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