{"id":24139,"date":"2016-10-18T12:33:58","date_gmt":"2016-10-18T10:33:58","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24139"},"modified":"2016-10-18T12:33:58","modified_gmt":"2016-10-18T10:33:58","slug":"riforma-costituzionale-e-globalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24139","title":{"rendered":"Riforma Costituzionale e globalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p>In una recente trasmissione televisiva, Luciano Violante (esponente del Pd troppo noto perch\u00e9 si debba dire chi \u00e8) ha <a href=\"http:\/\/www.bastaunsi.it\/luciano-violante-spiega-suo-si\/\" target=\"_blank\">giustificato la riforma costituzionale<\/a> con le necessit\u00e0 del momento: \u201cNel mondo della globalizzazione la democrazia deve essere decidente\u201d. (Come se qualcuno volesse una democrazia non decidente) sottintendendo con questo che il governo deve avere le mani libere dai troppi impacci del confronto con l\u2019opposizione.<span id=\"more-8146\"><\/span><\/p>\n<p>Di passaggio notiamo come questo implicitamente ammetta che la riforma vada nel senso di un rafforzamento del governo ai danni del Parlamento, cosa ostinatamente negata dai sostenitori del Si alla riforma.<\/p>\n<p>Dato che prevedevo sarebbe saltato fuori l\u2019argomento del mondo globale che esige decisioni pronte ed immediate, ho dedicato al tema qualche pagina del mio libro appena uscito (\u201cda Gelli a Renzi\u201d) che vi propongo anche come risposta ad un tema che sentirete usare sempre pi\u00f9 spesso dagli ineffabili alfieri della schiera renziana. Spero gradirete:<\/p>\n<p>&lt;&lt; Ricordiamo la frase di Renzi per la quale il sistema elettorale deve far s\u00ec che gli italiani sappiano \u201cgi\u00e0 dalla sera dei risultati\u201d chi governer\u00e0 nei 5 anni successivi. Per Renzi non si vota per eleggere un Parlamento, ma per eleggere un governo di cui il Parlamento non sar\u00e0 che cassa di risonanza, con opposizioni limitate ad un puro \u201cdiritto di tribuna\u201d ma assolutamente non in grado di incidere sul processo decisionale. E questa \u00e8 la \u201cgovernabilit\u00e0\u201d.<br \/>\nQuesta della governabilit\u00e0,\u00a0 \u00e8 solo una estrema banalizzazione di un problema reale.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la situazione sembra essersi sensibilmente ed ulteriormente complicata nell\u2019ultimo trentennio: la crisi fiscale dello Stato si \u00e8 riprodotta, ma questa volta non certo per effetto del residuo stato sociale, quanto piuttosto per il peso degli interessi sul debito pubblico, che ha conosciuto una impennata per l\u2019irrisolta crisi bancaria.<\/p>\n<p>La crisi dell\u2019ordine bipolare ha prodotto una elevata instabilit\u00e0 internazionale che si \u00e8 tradotta nella moltiplicazione delle sfide esterne (dal fenomeno di immigrazione e profughi al contagio finanziario, dal terrorismo internazionale alle montagne russe dei prezzi delle materie prime, dalle guerre locali all\u2019inquinamento ambientale). Di fronte al proliferare di queste sfide la reazione pi\u00f9 facile ed istintiva \u00e8 quella dell\u2019unit\u00e0 decisionale simboleggiata dall\u2019 \u201cuomo solo al comando\u201d, che risponde con prontezza ad ogni sfida e, dunque, un sistema istituzionale imperniato sul \u201cdittatore temporaneo\u201d.<\/p>\n<p>Ovviamente, \u00e8 indubbio che in un contesto internazionale di questo genere \u00e8 essenziale opporre una risposta tempestiva all\u2019emergenza. Ma siamo sicuri che tempestivit\u00e0 faccia sempre\u00a0 rima con immediatezza? Mi spiego meglio: noi viviamo in un\u2019epoca di crisi del pensiero strategico in gran parte prodotta proprio dai processi di globalizzazione, con la loro velocit\u00e0 e complessit\u00e0, che moltiplicano i fenomeni di tipo controintuitivo. Basti una rapida (e necessariamente schematica) carrellata sulle crisi dell\u2019ultimo decennio:<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0nel 2007 i prezzi petroliferi toccarono il picco contribuendo ad affettare il crollo bancario americano dovuto ai mutui sub prime<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0la crisi bancaria indusse la speculazione finanziaria a spostarsi sul biofuel (e pi\u00f9 in generale sulle materie prima) il che si combin\u00f2, nel 2009,\u00a0 con l\u2019epidemia fungina africana ed i grandi incendi dei campi russi,\u00a0 che distrussero i rispettivi raccolti di cereali e con i pessimi raccolti di Francia e Canada il che ebbe l\u2019inevitabile effetto di un brusco rialzo dei prezzi del frumento, E questo, a sua volta, produsse una ondata senza precedenti di rivolte della fame in 55 paesi<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0I prezzi petroliferi diminuirono, per il calo della domanda mondiale seguito alla crisi finanziaria ed alla produzione di combustibili da fonti rinnovabili, ma le rivolte della fame contribuirono a determinare lo scoppio della \u201cprimavera araba\u201d che, se da un lato, fecero temere una nuova impennata del barile di greggio, dall\u2019altro determinarono una estesa destabilizzazione dell\u2019area mediorientale e nord africana nella quale si inserirono maldestramente Usa, Francia e Gran Bretagna, con un intervento diretto in Libia ed indiretto in Siria che precipitarono in guerre interne ancora irrisolte<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0I focolai di Libia e Siria hanno determinato, da un alto, ingentissimi ed incontrollati flussi di profughi verso l\u2019Europa, dall\u2019altro hanno aperto la porta ad un soggetto islamista ben pi\u00f9 pericoloso di Al Quaeda, l\u2019Isis, lo stato islamico intorno a cui si \u00e8 costituita una fittissima rete di foreign fighters e di terroristi in parte mescolati con i flussi migrativi, in parte nella popolazione islamica gi\u00e0 presente sul territorio europeo<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0gli effetti congiunti di crisi economica (ancora perdurante con indici di occupazione e consumi proporzionalmente fra i pi\u00f9 bassi dal 1945 in poi), dell\u2019ondata migrativa e degli attentati terroristici ha prodotto violente reazioni di tipo populista nei paesi europei che stanno destabilizzando i rispettivi regimi politici.<br \/>\n\u2013\u00a0\u00a0 \u00a0questa serie di fenomeni sta generando una situazione internazionale sempre pi\u00f9 ingovernabile ed il processo tende a peggiorare; basti considerare lo sbigottimento delle classi dirigenti occidentali che non sanno che fare di fronte alla Brexit ed all\u2019evoluzione della crisi politica in Turchia in qualche modo prodotte proprio dai processi che abbiamo descritto subito sopra.<\/p>\n<p>Fermiamoci qui: certamente non sono mancate le risposte molto rapide ma, sfortunatamente,\u00a0 non delle pi\u00f9 riuscite, per cui ogni scelta ha posto le premesse per la crisi successiva ed a tamburo battente. E\u2019 mancata una adeguata considerazione degli effetti controintuitivi che esse avrebbero comportato. Dunque, non sempre immediatezza \u00e8 garanzia di successo, anzi spesso pregiudica la possibilit\u00e0 di una risposta pi\u00f9 meditata che, per quanto tempestiva, sia strategicamente pi\u00f9 calibrata.<\/p>\n<p>In secondo luogo, il modello dell\u2019\u201duomo solo al comando\u201d forse (forse\u2026) offre qualche vantaggio nell\u2019immediato, ma, nel medio periodo, comporta anche effetti non desiderabili. L\u2019opinione pubblica, di fronte ad una emergenza\u00a0 qualsiasi, in genere reagisce facendo quadrato intorno al governo e meglio ancora se esso \u00e8 personificato da un leader dal quale ci si attende la difesa contro la sfida che viene.\u00a0 Spesso questo comporta l\u2019isolamento delle opposizioni e la delegittimazione di ogni dissenso. Ma la gente vuole risultati e non ha una pazienza infinita: se dopo un certo periodo la crisi continua ad imperversare, l\u2019occupazione stagna e il reddito medio scende oppure, se dopo qualche tempo, gli attentati terroristici si infittiscono anzi che diminuire, si produce una sostanziale delegittimazione del sistema che trova sfogo in una ondata di proteste che non si indirizza verso le opposizioni interne al sistema \u2013a suo tempo emarginate- ma in nuovi soggetti molto pi\u00f9 radicali e non\u00a0 sempre di ispirazione democratica (basti pensare al Fn francese o ad Alba Dorata in Grecia). Oppure pu\u00f2 accadere che la protesta, pur contenuta in limiti democratici, possa produrre situazioni come la Brexit o rendere molto pi\u00f9 prossime al successo le istanze secessioniste come sta accadendo in Scozia o Catalogna. Il leader che prima univa la nazione contro la sfida esterna, a quel punto incarna il simbolo della spaccatura ed il paese si scopre pi\u00f9 diviso e perci\u00f2 pi\u00f9 debole, il tutto, mentre la democrazia finisce per correre rischi molto seri. Siete sempre convinti che il metodo \u201cdittatore temporaneo\u201d sia preferibile al metodo delle decisioni condivise di una normale democrazia?<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, parlare oggi di governabilit\u00e0 significa fare i conti con una governance\u00a0 mondiale sempre pi\u00f9 instabile ma sempre pi\u00f9 condizionante. Governare come, senza la sovranit\u00e0 monetaria? Quale governabilit\u00e0 con una forte di produzione giuridica del tutto indipendente, e non sottoposta nemmeno alla Costituzione, come la Ue con le sue direttive? E si pensi alla vicenda del bail in.<\/p>\n<p>Dunque, il problema della governabilit\u00e0 c\u2019\u00e8 ma \u00e8 cosa molto pi\u00f9 sofisticata e complessa di quanto non dica la retorica provinciale\u00a0 e un po\u2019 sgangherata che sostiene questa riforma.&gt;&gt;<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/riforma-costituzionale-globalizzazione\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/riforma-costituzionale-globalizzazione\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI In una recente trasmissione televisiva, Luciano Violante (esponente del Pd troppo noto perch\u00e9 si debba dire chi \u00e8) ha giustificato la riforma costituzionale con le necessit\u00e0 del momento: \u201cNel mondo della globalizzazione la democrazia deve essere decidente\u201d. 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