{"id":24188,"date":"2016-10-19T11:47:24","date_gmt":"2016-10-19T09:47:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24188"},"modified":"2016-10-19T11:47:24","modified_gmt":"2016-10-19T09:47:24","slug":"leuro-e-il-gold-standard-daccordo-con-keynes-meglio-di-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24188","title":{"rendered":"L\u2019euro e il gold standard d\u2019accordo con Keynes, meglio di no"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL MANIFESTO (Antonella Stirati, Maurizio Zenezini)<\/strong><\/p>\n<p>Nella discussione sulla moneta, Giorgio Lunghini (Il Manifesto, 29 settembre), si chiede, con comprensibile preoccupazione, quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo del lavoro di una dissoluzione della moneta unica. Questa domanda non ha risposte facili. Certo, se ad abbandonare l\u2019euro fosse un paese grande come l\u2019Italia vi sarebbero ripercussioni sulla zona euro e fasi di instabilit\u00e0 finanziaria. La domanda, tuttavia, non \u00e8 se l\u2019uscita dall\u2019euro sia una cattiva opzione, ma se sia necessariamente la peggiore.<\/p>\n<p>Le previsioni di quel che potrebbe avvenire non offrono risposte sicure, il ventaglio degli scenari immaginabili \u00e8 ampio e gli esiti dipendono moltissimo dai comportamenti delle banche centrali e dalle azioni dei governi.<\/p>\n<p>A chi prospetta scenari negativi si deve rammentare che lo statu quo non ci sta affatto proteggendo dall\u2019instabilit\u00e0 o dal peggioramento delle condizioni economiche e sociali, ma, al contrario, tende ad accentuarli. La vicenda dell\u2019euro ha impresso una tendenza deflazionistica all\u2019economia europea mostrando il suo vero volto nella terribile gestione della crisi, ed \u00e8 accompagnata dalla sfiducia crescente negli organi di governo dell\u2019Unione europea, dalla crescita dei nazionalismi e di forze reazionarie, dalla chiusura delle frontiere.<\/p>\n<p>In Italia la situazione \u00e8 gravida di pesantissimi rischi e sconta da tempo i guasti delle euro-politiche: deindustrializzazione, disoccupazione elevata e persistente, erosione dei redditi e dei diritti dei lavoratori, tagli allo stato sociale, concorrenza fiscale e salariale da parte di paesi interni all\u2019eurozona.<\/p>\n<p>In questo contesto l\u2019alternativa euro\/non euro dev\u2019essere valutata alla luce dell\u2019obiettivo prioritario di forze politiche progressiste, quello della piena occupazione e di migliori condizioni di lavoro. Noi riteniamo che la crescita dell\u2019occupazione si possa avere solo con una forte ripresa della domanda, una strategia impossibile nell\u2019attuale palinsesto della politica economica europea.<\/p>\n<p>La ripresa della domanda non pu\u00f2 iniziare dai consumi o dagli investimenti privati, perch\u00e9 questi non hanno modo n\u00e9 ragione di ripartire in una economia depressa (gli investimenti nella eurozona sono molto al di sotto del livello del 2007, in Italia lo scarto \u00e8 del 30 per cento). Lo stimolo iniziale pu\u00f2 dunque venire o da una ripresa delle esportazioni o dalla spesa pubblica. Le esportazioni sono recentemente aumentate verso i paesi extra-eurozona, grazie alla politica di Draghi che ha fatto svalutare l\u2019euro rispetto al dollaro, ma la crescita \u00e8 rimasta asfittica. Non ci resta che l\u2019espansione della spesa pubblica, che suscita timori per il debito pubblico.<\/p>\n<p>Tuttavia, in un paese che gode di sovranit\u00e0 monetaria, il vincolo vero alla crescita della spesa pubblica non \u00e8 il debito pubblico (semmai sono le politiche di austerit\u00e0 che fanno crescere il debito in rapporto al Pil), bens\u00ec il vincolo esterno cio\u00e8 l\u2019eccesso di importazioni rispetto alle esportazioni che si pu\u00f2 verificare con una crescita della domanda e della produzione interna. Per fronteggiare questo vincolo, l\u2019Italia dovrebbe affidarsi ad un mix di strumenti in grado di sostenere la spesa pubblica (per altro indispensabile se non vogliamo distruggere scuola, ricerca, sanit\u00e0, infrastrutture) con una politica monetaria accomodante, una svalutazione della moneta rispetto a quei paesi europei verso i quali c\u2019\u00e8 stato un apprezzamento del tasso di cambio reale (la svalutazione non fa miracoli, ma contribuisce a tenere a bada i conti esteri in un paese manifatturiero) e con politiche industriali orientate ad attenuare il vincolo esterno.<\/p>\n<p>L\u2019abbandono della moneta unica potrebbe riconsegnare ai governi nazionali, soggetti al giudizio degli elettori, l\u2019insieme degli strumenti di politica macroeconomica utilizzabili per far crescere l\u2019occupazione e che sono oggi largamente preclusi dall\u2019assetto istituzionale e dalle politiche dell\u2019unione monetaria europea.<\/p>\n<p>\u00c8\u00a0per questo che la fine della moneta unica \u00e8 un evento che non pu\u00f2 essere escluso, e la gestione di un tale difficile passaggio richiederebbe una classe dirigente attrezzata e una Banca Centrale leale al governo del paese \u2013 un vincolo politico sul quale \u00e8 legittimo interrogarsi.<\/p>\n<p>Vorremmo per\u00f2 ricordare le parole di Keynes. Quando, nel 1925, il governo inglese torn\u00f2 ad ancorare la sterlina all\u2019oro, Keynes denunci\u00f2 il gold standard come \u00abl\u2019idolo di quelli che siedono nella cabina di comando\u00bb, un Moloch finanziario che chiese prima il sacrificio delle condizioni di vita dei minatori e poi il sacrificio del posto di lavoro degli insegnanti. Quando nel 1931 la situazione divenne insostenibile e la sterlina abbandon\u00f2 il sistema, Keynes comment\u00f2 che \u00abpochi sono gli inglesi che non si rallegrino della rottura del nostro legame al gold standard\u00bb e aggiunse: \u00abPotr\u00e0 sorprendere che una decisione del genere, presentata come un disastro catastrofico, sia stata accolta con tanto entusiasmo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/ilmanifesto.info\/leuro-e-il-gold-standard-daccordo-con-keynes-meglio-di-no\/\">http:\/\/ilmanifesto.info\/leuro-e-il-gold-standard-daccordo-con-keynes-meglio-di-no\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL MANIFESTO (Antonella Stirati, Maurizio Zenezini) Nella discussione sulla moneta, Giorgio Lunghini (Il Manifesto, 29 settembre), si chiede, con comprensibile preoccupazione, quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo del lavoro di una dissoluzione della moneta unica. Questa domanda non ha risposte facili. 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