{"id":24190,"date":"2016-10-19T11:50:43","date_gmt":"2016-10-19T09:50:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24190"},"modified":"2016-10-20T08:44:41","modified_gmt":"2016-10-20T06:44:41","slug":"gombloddoh","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24190","title":{"rendered":"Gombloddoh"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tante volte mi sono chiesto chi siano <i>davvero<\/i> i complottisti. Gli studi condotti a partire dal classico lavoro di <a href=\"https:\/\/www.amazon.com\/Politics-Unreason-Right-Wing-Extremism-1790-1977\/dp\/0226484572\" target=\"_blank\">Lipset e Raab<\/a> sull&#8217;estremismo politico (1970) pongono l&#8217;accento sulle tare metodologiche del complottismo come tendenza semipatologica ad anteporre fantasie e paure alla consequenzialit\u00e0 dei materiali empirici. In questi lavori troviamo ipotesi sulla genesi del fenomeno, mappature socioeconomiche sulla sua diffusione, saggi di psicologia sociale. pareri psichiatrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prospettiva, riproposta in una vasta e ridondante letteratura, ha il generico merito di esporre le cause e gli effetti dell&#8217;irrazionalit\u00e0 nelle dinamiche macrosociali. Ci\u00f2 che per\u00f2 quasi sempre le manca \u00e8 una <b>critica del concetto stesso di complottismo<\/b>: della sua genesi e della sua tassonomia, e pi\u00f9 in particolare dei suoi scopi nella comunicazione di massa, nonch\u00e9 del suo eventuale contributo a quella stessa irrazionalit\u00e0 che con esso ci si propone di denuciare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di parlare dei complottisti e dei loro moventi bisognerebbe definirne l&#8217;etichetta nel contesto politico e culturale di riferimento. Nelle corti europee dei secoli scorsi intrighi e complotti erano all&#8217;ordine del giorno, <i>ma non c&#8217;erano i complottisti<\/i>. E chi metteva in discussione la verit\u00e0 di regime nelle dittature comuniste era s\u00ec un dissidente, <i>ma non un complottista<\/i>. La novit\u00e0, il tema che sarebbe fertile approfondire, non sono quindi coloro che credono nei complotti &#8211; veri o falsi che siano &#8211; ma i motivi per cui, nel sistema contemporaneo di produzione e distribuzione della verit\u00e0, si ricorra da entrambe le parti proprio alla categoria del complotto per designare coloro che criticano determinati messaggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;analisi di questo tipo sarebbe oggi opportuna, anzi urgente. Negli ultimi anni il complottismo sembra infatti essersi riqualificato da risibile tara intellettuale di pochi disadattati in un&#8217;<b>emergenza sociale<\/b> e quindi &#8211; come \u00e8 nello spirito dei tempi &#8211; anche economica. Sul Sole 24 Ore di domenica 9 ottobre appariva <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/cultura\/2016-10-06\/danni-economici-complottismo-164315.shtml?uuid=AD9hpNTB\" target=\"_blank\">un elzeviro<\/a> del filosofo Gilberto Corbellini dal titolo <i>Ecco quanto ci costa la mania dei complotti<\/i>. Il quale, oltre a non fornire nessuna stima dei costi del complottismo, non spiegava nemmeno in cosa esso debba consistere. Come gi\u00e0 in altri studi e riflessioni sul tema, <b>le premesse sono sottintese cos\u00ec da condurre automaticamente ai giudizi<\/b>, che infatti appaiono gi\u00e0 in apertura del pezzo:<\/p>\n<blockquote><p>&#8230; le derive pi\u00f9 rischiose, che causano sia danni e morti a persone fisiche sia costi economici, disfunzioni istituzionali e instabilit\u00e0 sociale, sono le credenze pseudoscientifiche e le paranoie complottiste.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ci\u00f2 l&#8217;articolo di Corbellini non si discosta dalla quasi totalit\u00e0 della letteratura giornalistica d&#8217;opinione, il cui scopo \u00e8 quello di <b>consolidare tramite reiterazione il sistema di idee a cui \u00e8 abituato il lettore<\/b>, senza fornire contributi informativi sulla formazione di quelle stesse idee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La premessa pi\u00f9 ovvia \u00e8 che i complotti sono sempre esistiti, fanno parte del complicato bagaglio delle relazioni socioeconomiche, sicch\u00e9 credervi non \u00e8 indice di malattia n\u00e9, appunto, di complottismo. Alcuni autori (ad es. <a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=VsKAcZwT0NMC&amp;pg=PA294&amp;lpg=PA294&amp;dq=declaration+of+independents+dean+jodi&amp;source=bl&amp;ots=YpU5TC14vc&amp;sig=aNGXN8kLn5oe9POqjcH5IHdehMg&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjiz4W91djPAhWGmBoKHbW1ACAQ6AEIITAB#v=onepage&amp;q=declaration%20of%20independents%20dean%20jodi&amp;f=false\" target=\"_blank\">Dean, 2000<\/a>) ipotizzano che la sensibilit\u00e0 ai complotti sia il portato evoluzionista di epoche in cui i complotti erano una norma sociale da cui proteggersi. Dello stesso avviso il Corbellini:<\/p>\n<blockquote><p>Immaginarsi o credere ai complotti doveva essere vantaggioso, o almeno non dannoso, per i nostri antenati preistorici. Sospettare macchinazioni ai propri danni teneva in allerta i nostri antenati, e quelli che sviluppavano questo tratto evidentemente lasciavano pi\u00f9 figli, cio\u00e8 sono stati favoriti dalla selezione naturale. Ogni tratto fenotipico si esprime in una popolazione a livelli pi\u00f9 o meno spiccati, per cui le persone possono essere pi\u00f9 o meno appagate dal credere in teorie complottiste. Si pu\u00f2 anche pensare che coltivare il sospetto prevenisse dal diventare pi\u00f9 facilmente preda di inganni e manipolazioni da parte di aggregazioni sociali di potere. Tuttavia, viviamo in societ\u00e0 che non sono pi\u00f9 quelle preistoriche o anche premoderne, e in un mondo dove sono disponibili conoscenze e metodi scientifici per controllare come stanno i fatti, dove esistono leggi scritte, governi democraticamente eletti.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, si prova sempre una certa<b> tenerezza<\/b> quando qualcuno se ne esce dalla teoria dei millenni per segnare col gessetto una cesura epocale, smarcarsi dagli avi e credersi protagonista di una svolta che renderebbe obsolete le lezioni della storia. L&#8217;idea che &#8220;<b>questa volta \u00e8 diverso<\/b>&#8221; deve avere accarezzato i semplici di ogni evo &#8211; e i risultati si vedono: mentre scrivo si radunano truppe al confine russo come nel 1947, si pensa di unire l&#8217;Europa sotto i tedeschi come nel 1939, si perpetua una crisi economica con l&#8217;austerit\u00e0 come negli anni Trenta, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/lo-schiavismo-dei-buoni\" target=\"_blank\">si importano africani<\/a> come nell&#8217;Ottocento, si sognano le crociate come nell&#8217;undicesimo secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma anche accettando l&#8217;ipotesi di vivere in una <i>felix aetas<\/i> postcomplottista, bisogna supporre che <b>la svolta sia avvenuta in tempi recenti, anzi recentissimi<\/b>, se ancora nel 2001-2003 i &#8220;governi democraticamente eletti&#8221; cospiravano per far credere ai propri elettori che <a href=\"http:\/\/www.ilpost.it\/2011\/02\/16\/armi-di-distruzioni-di-massa-iraq\/\" target=\"_post\">in Iraq si progettava lo sterminio dell&#8217;umanit\u00e0<\/a>, cos\u00ec da poterlo radere al suolo a spese di tutti e a beneficio di pochissimi. E se ancora negli anni sucessivi le &#8220;conoscenze e [i] metodi scientifici per controllare i fatti&#8221; non impedivano a poche aziende farmaceutiche di vendere miliardi di <a href=\"http:\/\/ricerca.repubblica.it\/repubblica\/archivio\/repubblica\/2014\/06\/21\/la-truffa-del-supervirus-a-novartis-16-milioni-per-i-vaccini-inutili21.html\" target=\"_blank\">vaccini inutili<\/a> facendo credere al mondo che si preparavano pandemie epocali: SARS, H5N1, AH1N1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evidentemente si viveva, fino all&#8217;altro ieri, in societ\u00e0 &#8220;preistoriche o anche premoderne&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si consideri un esempio di scuola: <b>gli eventi dell&#8217;11 settembre 2001<\/b>. In quel caso alcune persone conclusero che gli attacchi erano stati condotti per iniziativa o con la complicit\u00e0 dello stesso governo americano per giustificare le successive guerre al &#8220;terrore&#8221;. Ai sostenitori di questo complotto, conseguentemente etichettati come complottisti, si opponeva la tesi istituzionale secondo cui i terroristi erano finanziati e addestrati da un miliardario pazzo con l&#8217;appoggio di alcuni governi del quarto mondo. Il che <b>\u00e8 a sua volta un complotto<\/b>, non meno convoluto e spericolato del primo. L&#8217;opinione pubblica si trovava cos\u00ec divisa tra due complotti, di cui uno <i>anche<\/i> complottista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il caso suggerisce che il complottismo non \u00e8 definito n\u00e9 dalla natura n\u00e9 dalla narrazione di un evento, ma <b>dal suo narratore<\/b>. \u00c8 un problema di fonti. Una credenza perfettamente razionale &#8211; come ad esempio il sospetto che un imprenditore diffonda informazioni false per aumentare i profitti &#8211; pu\u00f2 essere complottista, laddove una risibile e indimostrata &#8211; come le recenti accuse di pirateria informatica rivolte da Hillary Clinton al governo russo &#8211; pu\u00f2 non esserlo. Dipende, appunto, da chi<i> <\/i>lo racconta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando scrissi l&#8217;articolo <i><a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/come-si-fabbrica-un-terrorista\" target=\"_blank\">Come si fabbrica un terrorista<\/a><\/i> qualcuno mi diede &#8211; in quel caso come complimento &#8211; del complottista. Ma in quella ricostruzione non c&#8217;era <i>una<\/i> riga che non fosse tratta dagli atti processuali e dalle testimonianze rese sotto giuramento dagli stessi funzionari dell&#8217;FBI. Il documentario riportato in calce all&#8217;articolo era montato quasi esclusivamente con materiali originali e diffusi in aula, senza attori. Ci\u00f2 nondimeno si trattava di notizie mai apparse sui giornali, sicch\u00e9 <i>doveva <\/i>trattarsi di complottismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto osservato mette seriamente in crisi le pretese epistemologiche di chi si spende contro la piaga del complottismo. Se quest&#8217;ultimo si definisce nel suo rapportarsi con l&#8217;autorit\u00e0 narrante di un evento &#8211; se pi\u00f9 o meno &#8220;ufficiale&#8221; &#8211; allora <b>cade il nesso tra complottismo e rifiuto del metodo scientifico<\/b>. A prescindere dalla verosimiglianza e razionalit\u00e0 delle ipotesi messe in campo dai complottisti, il solo fatto di qualificarli secondo la loro adesione a una fonte \u00e8<b>antiscientifico in partenza<\/b> perch\u00e9 implica una fallacia <i>ad auctoritatem<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;informazione \u00e8 ufficiale quando \u00e8 emanata o approvata dall&#8217;autorit\u00e0 in carica. Per estensione lo \u00e8 anche se vi si conforma nel messaggio e nel linguaggio, come di norma avviene nella stampa di pi\u00f9 larga diffusione. L&#8217;ufficialit\u00e0 \u00e8 quindi un<b>attributo politico<\/b>, non epistemologico. Associarla alla correttezza, rigore, buon senso ecc. di un messaggio esprime semplicemente <b>la fiducia del destinatario nel sistema politico che lo sancisce, non nel messaggio stesso<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul punto osserviamo che, oltre a quanto riportato, il citato articolo di Corbellini si apriva proprio con un <b>atto di fede<\/b> <b>politica<\/b>:<\/p>\n<blockquote><p>I valori che hanno consentito alla civilt\u00e0 occidentale di prevalere sul resto del mondo \u2013 per parafrasare un bel libro di Niall Ferguson \u2013 raddrizzando e adattando come mai prima il legno storto di cui siamo fatti&#8230;<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se la civilit\u00e0 occidentale \u00e8 la migliore del mondo (perch\u00e9? chi lo dice? dove \u00e8 dimostrato?), <i>allora<\/i> i suoi messaggi non possono che soddisfare i requisiti della verit\u00e0 e della scienza. Il resto \u00e8 noia, zeppa retorica per non dire che chi si candida a insegnare il pensiero critico ai lettori lo fa agganciandosi a un <i>acritico<\/i>credo nella civilt\u00e0 a cui si gloria di appartenere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se quella del complottismo \u00e8 una mera questione di <i>auctoritas<\/i>, il suo rapporto con il metodo scientifico \u00e8 neutro: pu\u00f2 aderirvi rigorosamente o allontanarsene fino al delirio. L&#8217;accusa di pseudoscientificit\u00e0 mossagli dai suoi inquisitori, selezionando all&#8217;uopo i suoi esponenti pi\u00f9 fantasiosi e allucinati, non \u00e8 che l&#8217;incidentale strumentalizzazione dialettica della dignit\u00e0 scientifica in quanto valore universalmente riconosciuto dal pubblico. Poi poco importa se sono loro, gli inquisitori, i primi a violare quel valore omettendo l&#8217;obbligo della critica delle fonti. Se oggi i complottisti sono antiscientifici, qualche secolo fa sarebbero stati eretici, empi o blasfemi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scientifico o meno, il complottismo \u00e8<b> un indicatore di fiducia nell&#8217;autorit\u00e0<\/b>. Per questo i giornali se ne occupano sempre pi\u00f9 spesso. Negli ordinamenti democratici moderni, dove non esiste formalmente una verit\u00e0 di Stato da imporre con la forza pubblica, l&#8217;adesione dei cittadini ai messaggi approvati dal sistema di potere in carica misura la loro disposizione ad accoglierne l&#8217;agenda politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Detta pi\u00f9 in breve, <b>la lotta al complottismo \u00e8 una lotta per il consenso<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Ma perch\u00e9 i complotti? I fatti denunciati dai presunti complottisti sono in origine reati o comportamenti riprovevoli: truffe, conflitti di interesse, illeciti regolatori, abusi di potere, falsi ideologici, tradimenti, omicidi, stragi, eventualmente ragion di stato. Solo in seguito diventano complotti, quando cio\u00e8 si calano in una cornice intepretativa che<b> ha poco a che fare con gli atti e molto con le emozioni<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Per quanto in certi casi di enorme portata criminale, i cosiddetti complotti possono essere utilmente ricondotti alla pi\u00f9 asettica fattispecie dell&#8217;<b>associazione a delinquere<\/b>, cos\u00ec da non incorrere nelle derive interpretative tipiche del credo cospirazionista: un&#8217;esagerazione nella stima delle complicit\u00e0 e, quindi, delle doti intellettuali dei custodi dell&#8217;ufficialit\u00e0; l&#8217;attribuzione di intenti malvagi in luogo di pi\u00f9 intellegibili interessi e paure; la credenza in una perfetta impermeabilit\u00e0 degli eventi alla conoscenza esterna; la credenza in un&#8217;altrettanto perfetta comunione di intenti dei perpetranti, fino a elidere la dialettica dei poteri nell&#8217;ipotesi di una <i>mente unica <\/i>che governerebbe il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se \u00e8 vero che i ricchi e i potenti intrigano oggi come nel passato, \u00e8 anche vero &#8211; per concedere un punto ai Corbellini &#8211; che i valori politici contemporanei creano un&#8217;aspettativa positiva nei confronti di un sistema giuridico e mediatico che <i>dovrebbe<\/i> tendere a esporre i misfatti e a promuovere una naturale convergenza tra verit\u00e0 ufficiale e verit\u00e0 fattuale. In un&#8217;epoca in cui la trasparenza e la partecipazione popolare sono iscritte nelle leggi e la libert\u00e0 di stampa che-fa-la-guardia-al-potere \u00e8 celebrata a ogni pi\u00e8 sospinto, \u00e8 facile cadere nell&#8217;illusione che certe imprese criminali debbano avvalersi di vastissime trame di complicit\u00e0 per restare nell&#8217;ombra. Che \u00e8 poi lo stesso equivoco di chi, all&#8217;estero, crede che in Italia le cupole mafiose non potrebbero prosperare senza la collusione di tutti i nostri concittadini, nessuno escluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paradossalmente <b>\u00e8 proprio la fiducia nell&#8217;ufficialit\u00e0 che, una volta tradita, crea la percezione del complotto<\/b>. Se si accettasse, come si \u00e8 sempre fatto, che in primo luogo le verit\u00e0 di regime non possono nuocere al regime, e che le regole del buon governo esistono proprio perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi le viola, si considererebbero atti e posizioni ufficiali secondo gli interessi che di volta in volta esprimono e si abbandonerebbe la pretesa che <i>debba <\/i>esistere una fonte certificata della verit\u00e0. O della menzogna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">In quanto ai custodi del consenso, per loro \u00e8 diverso. Per loro la semantica del complotto \u00e8 una <b>manna dal cielo<\/b> perch\u00e9 riqualifica le opposizioni al pensiero dell&#8217;autorit\u00e0 come <b>disturbi mentali<\/b>, ossessioni persecutorie e man\u00ece che non meritano l&#8217;attenzione dei sani. In ci\u00f2 li aiuta anche una schiera accademica che, a partire dal famoso saggio di <a href=\"http:\/\/harpers.org\/archive\/1964\/11\/the-paranoid-style-in-american-politics\/\" target=\"_blank\">Hofstadter, 1964<\/a>, associa l&#8217;idea della cospirazione alla patologia psichica e al disagio sociale, con derive esclusiviste che \u00e8 facile prevedere. Ad esempio, per <a href=\"http:\/\/online.sfsu.edu\/mroozbeh\/CLASS\/h-607-pdfs\/Zonis--Conspiracy.pdf\" target=\"_blank\">Zonis e Craig, 1994<\/a>, il complottismo sarebbe una &#8220;malattia&#8221; che colpisce collettivamente i neri e i musulmani mediorientali, a motivo di pratiche materne e sessuali i cui dettagli ci piace risparmiare ai lettori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">La pratica di dichiarare pazzi gli oppositori politici \u00e8 comune a molti regimi. Nella Russia sovietica lo psichiatra Andrei Snezhnevsky e i suoi collaboratori ritenevano che il dissenso politico fosse il sintomo di una mai udita &#8220;<b>schizofrenia latente<\/b>&#8221; (<i>\u0432\u044f\u043b\u043e\u0442\u0435\u043a\u0443\u0301\u0449\u0430\u044f \u0448\u0438\u0437\u043e\u0444\u0440\u0435\u043d\u0438\u0301\u044f<\/i>) che nei casi pi\u00f9 &#8220;gravi&#8221; poteva giustificare l&#8217;internamento a vita nei manicomi di stato, come quello famigerato e remoto di Kazan, in Tatarstan, dove trovarono la morte centinaia di nemici del regime. Oggi naturalmente siamo lontani da quegli eccessi, che per\u00f2 covano nella caccia al complottismo, sostituendosi l&#8217;insinuazione all&#8217;accusa e la squalificazione <i>ad personam<\/i> alla repressione fisica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Il risultato manipolatorio \u00e8 quello, <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/paura-della-paura\" target=\"_blank\">gi\u00e0 descritto su questo blog<\/a>, della <b>paura della paura<\/b>. Il timore che chi presiede i centri di potere politico, finanziario e imprenditoriale possa agire contro l&#8217;interesse delle comunit\u00e0 per realizzare i propri particolari e inconfessati interessi, e che lo faccia mentendo per non compromettere il consenso, \u00e8 <b>un timore da reprimere per non apparire deboli e malati<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Poi poco importa se alla follia di certe <i>teorie<\/i> complottiste corrisponda una dimostrata follia di certe <i>azioni <\/i>del potere in carica, dalle tante guerre presenti e future alle politiche in corso di diseguaglianza, revoca dei diritti e spoliazione della ricchezza diffusa. E se ai sorrisi che pu\u00f2 strappare l&#8217;idea di una terra piatta o di un governo alieno dell&#8217;umanit\u00e0 corrispondano le lacrime di chi perde il lavoro per l&#8217;urgenza pelosa di abbattere i confini del mondo. E se all&#8217;immaginario deterioramento della salute pubblica per un calo insensibile delle vaccinazioni corrispondano la malattia e la morte <i>certe<\/i> di migliaia di <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/06\/18\/la-banca-di-grecia-il-sistema-sanitario-e-al-collasso-cala-laspettativa-di-vita\/\" target=\"_blank\">greci lasciati senza cure<\/a>per arricchire pochi speculatori e con il pretesto bugiardo della stabilit\u00e0 del continente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"left\">Nel paradigma del complotto le narrazioni alternative sono paranoiche <i>in quanto tali<\/i>. Cos\u00ec gli abusi e le menzogne che coprono gli abusi, laddove esistono, si trasformano in complotti non per il machiavellismo di chi li ordisce, ma per la complicit\u00e0 di chi non li denuncia: per paura di averne paura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;idea di complottismo, come gi\u00e0 altre esposte su queste pagine pedanti, integra uno dei tanti volti della <b>tecnocrazia<\/b>. Perch\u00e9 mortifica le opposizioni dialettiche e quindi la sorveglianza democratica, suggerisce l&#8217;idea di un <b>buon governo in quanto governo<\/b> e di un rigore scientifico garantito da chi ha la forza di reclamarne la titolarit\u00e0, non dai suoi risultati. In ci\u00f2 promette ai governati il vanto della salute mentale e di immaginarsi, dopo millenni di lotte tra chi esercita il potere e chi lo subisce, al capolinea della storia, cittadini di un mondo vocato al <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-dittatura-degli-intelligenti-del-bene-comune-e-del-cadavere-della-dialettica\" target=\"_blank\">bene comune<\/a> dove <b>il sospetto \u00e8 obsoleto, la paura un peccato<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/gombloddoh\">http:\/\/ilpedante.org\/post\/gombloddoh<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE Tante volte mi sono chiesto chi siano davvero i complottisti. 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