{"id":24196,"date":"2016-10-23T00:22:23","date_gmt":"2016-10-22T22:22:23","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24196"},"modified":"2016-10-23T11:33:47","modified_gmt":"2016-10-23T09:33:47","slug":"finanziamenti-comunitari-reale-opportunita-o-ulteriore-vincolo-di-spesa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24196","title":{"rendered":"Finanziamenti comunitari: reale opportunit\u00e0 o ulteriore vincolo di spesa?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>DAVIDE PARASCANDOLO (FSI L&#8217;Aquila)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Da tempo i media non fanno altro che imputare l\u2019insufficiente utilizzo dei fondi comunitari a nostre reali o presunte mancanze, dovute ai pi\u00f9 svariati fattori, dalla farraginosit\u00e0 della burocrazia, all\u2019incapacit\u00e0 di elaborare i progetti, alla solita onnipresente corruzione. Ma le cose stanno realmente in questi termini? Al netto di tali lacune, fisiologicamente presenti in forma pi\u00f9 o meno accentuata in tutti i Paesi europei, il discorso \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9 complesso, e per svolgerlo faremo riferimento alla scrupolosa e approfondita analisi condotta nel dettagliato lavoro di Romina Raponi, <a href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788868304010\/raponi-romina\/finanziamenti-comunitari-condizionalita.html\" target=\"_blank\"><em>Finanziamenti comunitari. Condizionalit\u00e0 senza frontiere. La finta solidariet\u00e0 dell\u2019Unione europea<\/em><\/a> (Imprimatur, 2016). Ad esso rimandiamo per una disamina delle specifiche schede tecniche dei fondi posti in essere a livello comunitario, proponendoci in questa sede di fornire una sintesi generale del problema<sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/span><\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Partiamo da una premessa di fondo: le priorit\u00e0 assolute stabilite dai Trattati europei sono il contenimento dell\u2019inflazione attraverso la stabilit\u00e0 dei prezzi e la tutela di un\u2019economia sociale di mercato fortemente competitiva, aperta e in libera concorrenza (artt. 3 TUE e 119 TFUE). Questi obiettivi sono sostanzialmente incompatibili con molte delle finalit\u00e0 supposte dal meccanismo dei finanziamenti, prima fra tutte la lotta alla disoccupazione. Pi\u00f9 in generale, essi vanno a ledere l\u2019intero principio solidaristico posto alla base dei finanziamenti stessi. Vediamo allora come opera il meccanismo dei fondi e quali sono i requisiti per potervi accedere.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">I principi fondamentali che contraddistinguono l\u2019accesso ai fondi comunitari sono essenzialmente due (gli stessi che ne determinano peraltro anche la loro evidente disfunzionalit\u00e0): il cofinanziamento e le condizionalit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Partendo dal cofinanziamento, questo impone agli Stati che intendano beneficiare dei fondi di aggiungere alla quota comunitaria un\u2019ingente fetta di risorse proprie (in genere vicina al 50%, ma a volte attestantesi addirittura all\u201985%), distraendo queste ultime da scopi di maggiore utilit\u00e0 ed efficacia strategica per lo Stato in questione. Non solo, ma si ricordi che queste risorse entrano nel novero di quelle computabili in termini di spesa pubblica, realizzando in tal modo uno dei tanti paradossi della astrusa logica comunitaria: per poter usufruire dei fondi europei, occorre tagliare altri servizi al fine di non sforare i parametri del patto di stabilit\u00e0 interno, dovendo in taluni casi rinunciare ai fondi medesimi per mancanza di risorse proprie (e non solo, quindi, per le \u201ctare genetiche\u201d delle burocrazie).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Altro elemento da dover tenere in debita considerazione \u00e8 che l\u2019articolazione dei fondi \u00e8 impostata su cicli pluriennali di programmazione<sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/span><\/sup> (attualmente siamo nell\u2019arco temporale di programmazione 2014-2020), i quali sono pianificati in sede europea senza tenere sufficientemente conto delle particolari esigenze dei singoli Paesi, figurarsi di quelle di determinate aree all\u2019interno di essi. Inoltre, i singoli Stati non hanno alcuna possibilit\u00e0 di spendere i fondi comunitari per fini diversi da quelli prestabiliti, magari pi\u00f9 consoni alla risoluzione di specifiche problematiche interne. In questi casi quindi, gli Stati, pur di non perdere i fondi, spesso predispongono progetti attuativi completamente slegati dalle reali esigenze delle aree sulle quali essi avranno ricadute. Evidentemente, dunque, svestiti della loro aurea mitica, tali fondi appaiono in realt\u00e0 come un chiaro strumento di controllo utilizzato dall\u2019Unione per paralizzare l\u2019autonomia decisionale di spesa dei singoli Paesi.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest\u2019ultima considerazione ci porta al secondo punto, quello delle condizionalit\u00e0. Lo stesso cofinanziamento pu\u00f2 essere considerato come una di esse. Il ragionamento \u00e8 il seguente: ti do i soldi solo se li utilizzi per i fini decisi da me e a condizione che tu abbia fatto i compiti a casa (cio\u00e8 a condizione che tu abbia tagliato la spesa pubblica e che continui a farlo, obiettivo palesemente in contraddizione con la richiesta stessa di cofinanziamento). A questo punto, dovrebbe gi\u00e0 sorgere una semplicissima domanda: non sarebbe molto pi\u00f9 agevole, efficace e potenzialmente produttivo per un Paese spendere tali ingenti somme in proprio? Risposta secca: ovviamente s\u00ec.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Precisamente, il sistema delle condizionalit\u00e0 pu\u00f2 essere suddiviso in tre tipologie: 1) condizionalit\u00e0 <em>ex ante<\/em>, definite nelle norme specifiche afferenti a ciascun fondo e da riportate nell\u2019accordo di partenariato; 2) condizionalit\u00e0 connesse al coordinamento delle politiche economiche finalizzate al rispetto dei parametri macroeconomici e di finanza pubblica imposti dall\u2019Unione; 3) condizionalit\u00e0 <em>ex post<\/em>, comprendenti i meccanismi (non sempre di facile attuazione) relativi alla verifica dell\u2019efficacia dei programmi attuati e degli obiettivi raggiunti. In questo caso, peraltro, qualora la Commissione ravvisi gravi carenze nel raggiungimento degli obiettivi intermedi, essa pu\u00f2 disporre la sospensione dei finanziamenti e la soppressione del programma in questione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La prima categoria incorpora tuttavia la forma pi\u00f9 subdola di condizionalit\u00e0, quella prevista dalle raccomandazioni della Commissione medesima, le quali finiscono per influenzare enormemente la programmazione dei singoli Stati. <em>Sostanzialmente, attraverso le raccomandazioni, l\u2019Ue impone modifiche strutturali al sistema normativo e amministrativo interno dello Stato membro (lavoro, pensioni, istruzione, organizzazione della pubblica amministrazione ecc.) e a garanzia del rispetto delle stesse; i contratti di partenariato finiscono per esserne influenzati e condizionati tanto da prevedere la sospensione e\/o la revoca dei finanziamenti in caso di mancata esecuzione delle raccomandazioni<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/span><\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si consideri per giunta che ai finanziamenti possono accedere tutti gli Stati dell\u2019area Ue e non solo quelli dell\u2019area UEM. Ci\u00f2 rileva in virt\u00f9 del fatto che questi ultimi sono limitati operativamente dalla loro appartenenza ad un sistema di cambi fissi, il ch\u00e9, come sappiamo, ha comportato in genere un aggravio delle loro differenze strutturali e un aumento ulteriore dei loro disavanzi. Per quanto riguarda le rilevanti quote di fondi strutturali allocate a regioni di Paesi non aderenti alla zona Euro, questi Stati aggiungono ai vantaggi derivanti dalla loro permanenza fuori dalla moneta unica (svalutazioni competitive e maggiore autonomia fiscale) quelli derivanti da questi ulteriori flussi di denaro, drenando risorse provenienti da Paesi che devono sottostare ad una disciplina molto pi\u00f9 restrittiva. Si tratta di un\u2019iniquit\u00e0 piuttosto evidente. In aggiunta, nella determinazione dei contributi da versare all\u2019Unione, si tiene in considerazione soltanto il parametro relativo al PIL del Paese, quando sarebbe molto pi\u00f9 opportuno basarsi su parametri economici pi\u00f9 indicativi, come la situazione della bilancia dei pagamenti<sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/span><\/sup>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L\u2019Italia, in questo senso, \u00e8 un nitido esempio della disfunzionalit\u00e0 del sistema. Nonostante essa sia un Paese con una precaria situazione di bilancia dei pagamenti, rimane infatti un contributore netto al bilancio dell\u2019Ue (dona molto pi\u00f9 di quanto non le ritorni indietro sotto forma di fondi). Basti pensare che, nel settennio 2005-2011, il saldo netto negativo ammontava per l\u2019Italia a 39,3 miliardi di euro<sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/span><\/sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">. <\/span>Cifre astronomiche andate letteralmente in fumo. <em>Nell\u2019Eurozona, l\u2019Italia, (pur essendo al 12\u00b0-13\u00b0 posto per PIL procapite) \u00e8 il terzo maggior contribuente netto europeo, e contribuisce alla formazione del bilancio comunitario in misura pari a circa il 12% del totale (circa l\u20191% del proprio PIL)<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/span><\/sup>. Morale della favola: l\u2019Italia, in difficolt\u00e0 economica, finisce per erogare fiumi di denaro che andranno a finanziare lo sviluppo di altri Paesi, mentre la propria situazione continuer\u00e0 ad aggravarsi ulteriormente. Siamo a livelli parossistici di illogicit\u00e0 economica.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Chiaramente, tutto il sistema dei finanziamenti \u00e8 stato pensato per sopperire, almeno in apparenza, al peccato originale che lacera l\u2019Unione, la mancanza di un governo federale capace di predisporre un meccanismo di trasferimenti interni tra gli Stati (espressamente escluso dagli artt. 123, 124 e 125 del TFUE). In realt\u00e0, come ci ricorda l\u2019autrice, <em>il risultato \u00e8 stato che l\u2019inadeguatezza (a monte) del sistema di bilancio europeo e l\u2019inidoneit\u00e0 a risolvere problematiche di asimmetrie strutturali tra le varie regioni europee da parte del sistema dei finanziamenti comunitari, sono state traslate a valle e attribuite (erroneamente) alle inefficienze di quegli stessi Stati<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/span><\/sup>. Il quadro che emerge \u00e8 quello di una vera e propria forma di eccesso di potere delle autorit\u00e0 comunitarie in quanto, nella sostanza, i fondi europei rappresentano un cavallo di Troia per apportare surrettiziamente modifiche al sistema legislativo e amministrativo interno degli Stati secondo i desiderata delle istituzioni Ue.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Riassumendo, nel nostro caso specifico <em>l\u2019Italia colloca anticipatamente sul proprio indebitamento annuale e quindi sul proprio debito pubblico le contribuzioni al bilancio dei vari fondi Ue, e solo una parte di queste somme vengono a essa restituite; inoltre, detta restituzione avviene soltanto a condizione di rispettare i limiti di deficit (che rischia di sforare, magari, proprio per aver dovuto contribuire al bilancio Ue o a causa della recessione indotta dal consolidamento di bilancio imposto dalla UEM e comunque reso arduo dal meccanismo dell\u2019euro e dei tassi di cambio reali sfavorevoli)<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a><\/span><\/sup>. Un vero e proprio guazzabuglio di regole, condizionamenti e rendicontazioni spesso farraginose e inconciliabili che destituisce di senso la nostra appartenenza ad un sistema siffatto.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Attenzione poi ad un ulteriore fondamentale aspetto. Il sistema di condizionalit\u00e0 che stiamo descrivendo finisce per vincolare pesantemente la spesa pubblica dello Stato italiano, conducendo all\u2019aperta violazione di alcuni fondamentali principi costituzionali. Un esempio lampante: in base agli artt. 1 e 4 della nostra Carta, lo Stato dovrebbe attuare politiche economiche atte a condurre ad un equilibrio di pieno impiego; al contrario, si vede costretto ad impegnare le risorse dei finanziamenti comunitari (che in realt\u00e0 erano, almeno inizialmente, le sue) per raggiungere obiettivi diversi dal sostegno all\u2019occupazione e stabiliti sulla base di parametri che tengono in nessuna o parziale considerazione i bisogni reali del nostro territorio nazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sia chiaro dunque che i finanziamenti comunitari <em>non sono esattamente delle libere e gratuite elargizioni in favore degli Stati, di cui questi possono disporre a libero piacimento in base alle esigenze economico-sociali del momento<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\">9<\/a><\/span><\/sup>. Peraltro, un\u2019ennesima contraddizione \u00e8 ravvisabile nel fatto che saranno proprio gli Stati pi\u00f9 in difficolt\u00e0 ad avere i maggiori problemi ad accedere a tali finanziamenti in ragione della loro impossibilit\u00e0 a mettere a disposizione la propria quota di cofinanziamento. Il meccanismo \u00e8 talmente perverso e mal congegnato da apparire pertanto addirittura punitivo nei confronti di chi versa in cattive acque, con buona pace dei tanto sbandierati propositi di solidariet\u00e0 ed equit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Di tutto ci\u00f2 le istituzioni comunitarie sono ovviamente consapevoli. D\u2019altra parte, come messo in evidenza dalla Raponi, nelle stesse relazioni periodiche della Commissione si pu\u00f2 prendere atto del fallimento dei suoi propri strumenti. Il punto tuttavia \u00e8 un altro: questi strumenti servono, lo ribadiamo ancora una volta, per poter meglio controllare la tipologia di spesa degli Stati, e ci\u00f2 per dare pi\u00f9 agevolmente attuazione al vero scopo che l\u2019Unione si prefigge di raggiungere: spianare la strada al dominio incontrastato di un mercato aperto, concorrenziale e competitivo, con l\u2019eliminazione di qualsiasi interferenza statale, obiettivo che nulla ha a che vedere con il reale soddisfacimento degli interessi pubblici n\u00e9 tantomeno con le esplicite finalit\u00e0 a suo tempo scolpite nella nostra Costituzione (che non a caso viene progressivamente stravolta in quanto \u201cpericolosamente\u201d intrisa di principi socialisti).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In sintesi, dai dati e dagli studi riportati con dovizia di particolari nel lavoro della Raponi, non solo si evince come la vulgata secondo cui il nostro Paese non utilizzerebbe i fondi comunitari sia il prodotto di una falsa strumentalizzazione mediatica, ma anche come l\u2019utilizzo dei fondi, al netto della loro effettiva utilit\u00e0, sia perfettamente in linea con quello che ne viene fatto dagli altri Paesi. L\u2019Italia, \u00e8 bene sottolinearlo, non sta ricevendo alcun regalo dall\u2019Unione europea e, semmai, siamo noi che stiamo contribuendo attivamente allo sviluppo di altri Stati. I finanziamenti, lungi dall\u2019essere una fonte reale di sviluppo, fungono da strumento di controllo esterno sulla nostra spesa pubblica, sul nostro sistema normativo e amministrativo e sul nostro sistema di welfare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Se il nostro Paese non effettuasse pi\u00f9 gli ingentissimi versamenti al bilancio europeo, rifiutando conseguentemente il sistema dei finanziamenti comunitari, potrebbe trarne sicuro giovamento. In sostanza, infatti, questo sistema si presenta come un ulteriore tassello inteso a cancellare la sovranit\u00e0 dello Stato che, spogliato di qualsiasi metodo di intervento, assiste ormai impotente al trionfo delle distorcenti forze di mercato le quali, lungi dal creare un armonico contesto di pace e solidariet\u00e0, stanno creando le condizioni per l\u2019esplosione di un sempre pi\u00f9 pernicioso risentimento dilagante non solo tra cittadini di Stati diversi, ma anche tra categorie e generazioni diverse all\u2019interno dei medesimi Stati (giovani contro vecchi, professionisti contro pubblici dipendenti, cittadini contro immigrati). Inoltre, verrebbe certamente meno anche la compressione dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Carta costituzionale e giustificata dalla necessit\u00e0 di dover risolvere continue situazioni di emergenza (vedi impegni di bilancio da rispettare come il Fiscal Compact o i ben noti problemi strutturali da sanare a causa di un popolo che avrebbe vissuto al di sopra delle proprie possibilit\u00e0).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per concludere con le parole dell\u2019autrice, <em>nessun popolo merita di essere addomesticato o istruito, compresso o controllato, quantomeno se non lo ha deciso liberamente attraverso i normali mezzi di scelta democratica. Certamente non lo merita un popolo come quello italiano che, se \u00e8 riuscito a farsi strada tra le principali potenze mondiali, lo deve al fatto di essere costituito da grandi lavoratori, da uomini di ingegno non comuni, da persone capaci di rialzare la testa di fronte alle difficolt\u00e0 e che, certamente, hanno avuto sempre qualcosa da insegnare agli altri, senza che vi sia alcuna plausibile ragione perch\u00e9 ora si sentano additati come degli stolti incapaci che \u201cdevono\u201d essere indirizzati (\u201crectius manovrati\u201d)<\/em><sup><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\">10<\/a><\/span><\/sup>.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"> Si rimanda, su questo stesso tema, anche al puntuale contributo di Carmine Morciano: <\/span><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14466\"><span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><u>http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=14466<\/u><\/span><\/span><\/a><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"> Nel dettaglio, la Commissione adotta un Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) cui segue la stesura di un Quadro Strategico Comune (QSC), nel quale tradurre in azioni gli obiettivi della politica di coesione delineati nel QFP. Sulla base del QSC, ogni Stato membro presenta poi un \u201cContratto di Partenariato\u201d, nel quale viene indicata la propria strategia di sviluppo che dovr\u00e0 essere approvata dalla Commissione medesima (si aggiunga come, gi\u00e0 in sede di redazione dell\u2019accordo di partenariato, lo Stato subisca pesanti condizionamenti da parte della Ue). Oltre a questo, ogni Stato deve stilare poi il proprio Quadro Strategico Nazionale (QSN), sulla base del quale vengono infine proposti i Programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR), che la Commissione provveder\u00e0 ad approvare.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">R. Raponi, <\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><i>Finanziamenti comunitari<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">, pp. 146-147.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">Un\u2019estesa disamina della bilancia dei pagamenti la si pu\u00f2 trovare al seguente link: <\/span><a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2014\/10\/le-lezione-di-oggi-la-bilancia-dei.html\"><span style=\"color: #0000ff;\"><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><u>http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2014\/10\/le-lezione-di-oggi-la-bilancia-dei.html<\/u><\/span><\/span><\/a><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><i>Op. cit.<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">, p. 52.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><i>Ib.<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">, p. 136.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p lang=\"en-US\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> <i>Ib.<\/i>, p. 99.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> <i>Ib.<\/i>, p. 209.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><i>Ib<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">., p. 211.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-size: small;\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> <span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\"><i>Ib<\/i><\/span><span style=\"font-family: Calisto MT,serif;\">., p. 248.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di DAVIDE PARASCANDOLO (FSI L&#8217;Aquila) Da tempo i media non fanno altro che imputare l\u2019insufficiente utilizzo dei fondi comunitari a nostre reali o presunte mancanze, dovute ai pi\u00f9 svariati fattori, dalla farraginosit\u00e0 della burocrazia, all\u2019incapacit\u00e0 di elaborare i progetti, alla solita onnipresente corruzione. Ma le cose stanno realmente in questi termini? Al netto di tali lacune, fisiologicamente presenti in forma pi\u00f9 o meno accentuata in tutti i Paesi europei, il discorso \u00e8 in realt\u00e0 pi\u00f9&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":56,"featured_media":24383,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,6],"tags":[1684,7,2277,5256,1748,5255,3936],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/2-2.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6ig","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24196"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/56"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24196"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24196\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":24366,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24196\/revisions\/24366"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/24383"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24196"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24196"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24196"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}