{"id":24241,"date":"2016-10-20T12:04:46","date_gmt":"2016-10-20T10:04:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24241"},"modified":"2016-10-20T12:04:46","modified_gmt":"2016-10-20T10:04:46","slug":"il-primo-conflitto-globale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24241","title":{"rendered":"Il primo conflitto globale"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>PIERLUIGI FAGAN<\/strong><\/p>\n<p>Nominare cose e fenomeni \u00e8 un esercizio delicato. Da come nomineremo un fatto ne determineremo la percezione e la categorizzazione, con conseguenze seconde su gli atteggiamenti ed i giudizi che prenderemo nei suoi confronti. La ricerca del nome da dare alla situazione internazionale nella quale siamo capitati, va avanti da un po\u2019 di tempo. Si va dalla nuova guerra fredda 2.0, alla guerra ibrida, alla terza guerra mondiale portata avanti a pezzi ma sempre passibile di precipitare in un unico vortice fuori controllo dalle conseguenze terrificanti.<\/p>\n<p>Le prime parti di queste definizioni per\u00f2 sembrano almeno concordare sul fatto che siamo in guerra. E\u2019 invece proprio questo fatto a dover esser discusso. Tutte le definizioni summenzionate ed in particolare la seconda che con \u201cibrida\u201d tenta di relativizzare i significati ben precisi del termine \u201cguerra\u201d, vertono su un concetto di cui poi si cerca di modificare il significato. In questi casi, dove si tenti ripetutamente di forzare un significato dato, per allargarne lo spettro, si fa prima a cercare un altro termine, soprattutto se l\u2019esercizio viene condotto sul termine \u201cguerra\u201d il cui significato \u00e8 inequivoco da qualche migliaia di anni.<\/p>\n<p>Guerra \u00e8 decisamente ed apertamente confronto armato tra due o pi\u00f9 contendenti. Al momento, abbiamo effettivamente una serie di guerre nel pianeta ma quella che potrebbe degenerare in una guerra mondiale \u00e8 solo una, la Siria mentre in Ucraina c\u2019\u00e8 uno scontro locale ad intermittente e bassa intensit\u00e0. In Siria, l\u2019ultimo strato della cipolla conflittuale vede Stati Uniti e Russia con la Cina interessata ma poco partecipe al momento ma vi sono poi molti altri strati che vedono Turchia, Iran, Iraq, Arabia Saudita e Qatar, indirettamente Yemen ed Israele che avvolgono curdi frazionati in cerca della da sempre agognata statualit\u00e0, l\u2019improbabile Stato Islamico e una variegata composizione di forze anti Assad, oltre al legittimo esercito siriano. E\u2019 sempre possibile che i due maggiori contendenti, quelli che porterebbero il conflitto locale a diventare mondiale, saltino gli intermedi e decidano per il faccia a faccia ma \u00e8 poco probabile. Primo perch\u00e9 hanno molti attori terzi da muovere prima di impegnarsi nel confronto diretto, secondo perch\u00e9 sul quadrante hanno forze aeree e navali ma non di terra cosa che renderebbe lo scontro inconcludente, terzo perch\u00e9 comunque, sono impegnate in un confronto su un territorio terzo la cui terziet\u00e0 si pu\u00f2 mantenere senza per questo giungere a lanciarsi le pi\u00f9 di 7000 testate nucleari in testa, l\u2019uno su quella dell\u2019altro.<\/p>\n<p>Eppure, c\u2019\u00e8 qualcosa unanimemente riconosciuto come allarmante, qualcosa molto pi\u00f9 grande del pur tragico conflitto siriano. Sul piano militare, per il momento, di schieramento e non ancora di aperto conflitto, la \u00a0lista dei fatti si va pericolosamente allungando. Da Nord a Sud e poi da Ovest ad Est abbiamo l\u2019ipotesi che la Finlandia stia pensando di rivedere la sua storica posizione di neutralit\u00e0 per entrare in orbita NATO, ci sono gli schieramenti di truppe NATO nei paesi baltici ed in Polonia, non tanto da paventare una invasione della Russia ma quel tanto da far scattare l\u2019articolo 5 dell\u2019Alleanza nel caso fossero i russi ad invadere, ci sono i missili schierati in Romania, c\u2019\u00e8 sempre la tensione ucraina, Ucraina che con la Georgia potrebbe sempre entrare nella NATO, c\u2019\u00e8 stato il fallito colpo di stato in Turchia, l\u2019irrisolvibile conflitto libico, il ginepraio siro-iracheno, il sempre possibile reintegro dell\u2019Iran nella lista dei conflitti possibili, la tensione nel Mare cinese meridionale, le grandi manovre della flotta americana nel Pacifico e l\u2019intensificazione di molte collaborazioni militari americane con l\u2019Australia, il Vietnam, la Corea del Sud mentre in Giappone, da un po\u2019 di tempo, va avanti il ripensamento progressivo della scelta di disarmo imposta dalla costituzione post bellica. Quello citato \u00e8 in pratica un cordone che gli Stati Uniti stanno stendendo intorno all\u2019asse russo-cinese. Al momento, questo cordone serve per mettere in difficolt\u00e0 l\u2019espansione cinese con i quali per\u00f2 gli USA hanno forti rapporti di interdipendenza mentre con la Russia l\u2019obiettivo \u00e8 far fallire la sua attuale amministrazione, il <em>regime change<\/em>. Inoltre, l\u2019obiettivo secondo \u00e8 quello di isolare il continuum russo-asiatico dall\u2019Europa affinch\u00e9 non si saldi il temuto sistema euroasiatico.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 per\u00f2 solo il piano militare. Ci sono continui attacchi informatici tra Cina \u2013 Stati Uniti \u2013 Russia. Alcuni ci sono noti ma c\u2019\u00e8 da pensare che molti vengano tenuti ancora al riparo dalla pubblicit\u00e0 presso le rispettive opinioni pubbliche. Probabilmente ci sono anche reciproche attivit\u00e0 spionistiche in intensificazione. Ci sono attivit\u00e0 di pressione economica come le sanzioni comminate ai russi, le minacce di esclusione dai circuiti bancari internazionali come il SWIFT, il crollo del prezzo del petrolio, attacchi alle valute, attacchi alla stabilit\u00e0 dei mercati borsistici come avvenuto in Cina qualche mese fa. C\u2019\u00e8 poi una gigantesca guerra informativa che ha il fine di mobilitare le rispettive opinioni pubbliche che, piano-piano, si stanno accorgendo di avere un nemico che appena qualche anno fa era impensato come tale. Generali e think tank, analisti e commentatori stanno indossando l\u2019elmetto e moschetto gi\u00e0 da tempo, o di qua o di l\u00e0, polarizzarsi \u00e8 necessario. Tra un po\u2019, i non allineati saranno -come di norma-, ritenuti ignavi, vigliacchi, pavidi.<\/p>\n<p>Il tutto avviene in un mondo, inteso nel senso pi\u00f9 ampio, in cui l\u2019economia ristagna e sembra ristagner\u00e0 a lungo. La globalizzazione comincia la sua parabola discendente, si parla apertamente di ripresa del protezionismo, il commercio estero segna il terzo anno di contrazione dentro una crescita mondiale sempre pi\u00f9 anemica la cui percentuale media gli indici ancora ben positivi degli asiatici con quelli degli zero-virgola dei mercati pi\u00f9 maturi, falliscono i grandi sea-carrier. La finanza cresce di volume ormai senza limiti possibili e disordina sempre pi\u00f9 l\u2019economia ristagnante creando l\u2019inedito fenomeno dei vortici nello stagno. L\u2019indebitamento che noi ossessionati dalla Germania leggiamo soprattutto come pubblico ma la cui dimensione privata, sul piano globale, si fa ogni giorno pi\u00f9 rilevante, cresce senza sosta e senza ormai la pi\u00f9 pallida possibilit\u00e0 di esser onorato. La fragilit\u00e0 dell\u2019intermediario bancario, dopo gli armageddon delle banche<em>investors<\/em> (Lehman Bro) \u00a0si manifesta addirittura nel cuore di un gigante <em>retail<\/em> come Deutsche bank, oltretutto di un paese ritenuto sano, ricco e consistente come la Germania. Gli squilibri dello sviluppo nel mentre si assottigliano le classi medie occidentali, le guerre ed i conflitti a cui l\u2019inedito islamismo armato manovrato dai petrolieri wahhabiti, l\u2019erratico ed acefalo procedere della mano invisibile globale, le vistose asimmetrie demografiche, accendono potenti treni migratori che agitano vieppi\u00f9 lo stagno. Per le questioni ambientali basta la citazione stante che i loro tempi medio-lunghi ci danno la fallace impressione che le urgenze siano sempre dilazionabili, rendendole cos\u00ec sempre pi\u00f9 potenzialmente drammatiche ed irrisolvibili. Sul piano culturale sembra che ci si dia la triste alternativa tra la sociologia della suburra dei social network, Zizek che rivaluta la fenomenologia di Kim Kardashian e l\u2019esasperato tecnicismo che ci aiuta a fare meglio cose sempre pi\u00f9 insulse ed inadeguate ai tempi complessi che ci \u00e8 toccato in sorte di vivere. Idee poche, energie nulle, confusione tanta. Del resto, in Occidente -ma nello specifico noi europei ed i giapponesi- invecchiamo, viviamo sempre pi\u00f9 a lungo (per cui dobbiamo lavorare sempre pi\u00f9 a lungo, stante che di lavoro ce ne \u00e8 sempre meno) e facciamo sempre meno figli. Quindi?<\/p>\n<p>Quindi siamo entrati nel primo conflitto globale. \u201cGlobale\u201d per estensione ed intensione. Per estensione perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 l\u2019Europa il teatro del conflitto ma il mondo intero (oltre all\u2019Eurasia ed al sempre instabile Medio Oriente, c\u2019\u00e8 conflitto e competizione in Africa e Sud America), per intensione perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 solo il piano militare ma anche quello cibernetico, economico, finanziario, demografico, culturale, religioso, politico ed ambientale a veicolare frizioni, attriti, sortite ed attacchi, capovolgimenti ed improvvise riconfigurazioni sistemiche (Brexit), paralisi e dinamiche atipiche fuori controllo. \u201cConflitto\u201d perch\u00e9 la categoria sociologica del conflitto \u00e8 pi\u00f9 ampia e comprensiva di quella strettamente polemologica della guerra anche intendendo questa nel nuovo senso ipermoderno e quindi non tradizionale. Conflitto include vari tipi di guerre ma anche molto altro, dando molteplici estensioni alla vecchia intuizione di von Clausewitz della \u201cguerra condotta con altri mezzi\u201d. \u201cPrimo\u201d perch\u00e9 \u00e8 la prima volta che registriamo un fenomeno cos\u00ec esteso e complesso.<\/p>\n<p>Questa \u201cprima volta\u201d spiega anche perch\u00e9 falliscono i tentativi di nominare una cosa inedita usando categorie sedimentate nella storia precedente. Questa \u201cprima volta\u201d consegue il nuovo stato del mondo ovvero 7,5 miliardi di individui prossimi 10 miliardi, cresciuti di quattro volte in un secolo, di 7-10 volte in un secolo e mezzo o poco pi\u00f9, sempre pi\u00f9 interconnessi ed interdipendenti, ormai tutti alle prese con le ambizioni di vita spinte dal modo economico moderno quale ordinatore unico per tutte le partizioni politiche del pianeta, partizioni (cio\u00e8 Stati) che erano cinquanta appena sessanta anni fa ed oggi sono pi\u00f9 di duecento e crescenti nonostante si vaticini la fine dello Stato da decenni. Aumentano le variet\u00e0, aumentano le interrelazioni, cresce la complessit\u00e0 sistemica ed aumentano le retroazioni dovute anche alle frizioni col contesto.<\/p>\n<p>Dentro questo quadro tellurico e nuvoloso, la potenza egemone, gli Stati Uniti d\u2019America, viziata dalla recente condizione di unicit\u00e0 di potenza, a sua volta derivata da un lungo condominio con una forza che le resisteva (Unione sovietica) ma lasciandole ampio spazio di potere su porzioni molto vaste di mondo ed una macedonia di non allineati sottosviluppati, \u00e8 l\u2019agente che pi\u00f9 ha pi\u00f9 da perdere da praticamente ogni possibile previsione si possa credibilmente e razionalmente fare su cosa sar\u00e0 il mondo tra dieci, venti, trenta anni. Gli USA non possono perdere l\u2019essenziale dominio sull\u2019Europa perch\u00e9 \u00e8 questa l\u2019estrema propaggine orientale del sistema occidentale di cui loro sono il centro sistemico e perch\u00e9 l\u2019Europa \u00e8 il loro <em>pied-\u00e0-terre<\/em> per evitare la tragedia che pi\u00f9 di un secolo di riflessione geopolitica di marca anglosassone ha paventato sotto ogni profilo ed angolo d\u2019analisi: il formarsi di un macrosistema euro-asiatico. Il sistema euroasiatico, il 70% del pianeta interrelato, farebbe degli Stati Uniti una periferia ed in periferia si vive male, con poca libert\u00e0 e limitata speranza. Quindi gli USA faranno di tutto, fino all\u2019estrema volont\u00e0 mossa dalla pi\u00f9 profonda spinta imperativa ontologia, affinch\u00e9 non si saldi alcun sistema tra Europa \u2013 Russia \u2013 Cina.<\/p>\n<p>George F. Kennan, uno dei massimi strateghi americani della guerra fredda, \u00a0alla fine degli anni \u201940 commentava \u201c<em>Possediamo circa il 50% della ricchezza mondiale, ma solo il 6,3% della popolazione \u2026 . In questo contesto, non possiamo che essere oggetto d\u2019invidia e risentimento. Il nostro vero compito nell\u2019immediato futuro \u00e8 individuare un modello di relazioni che ci permetta di conservare questa posizione di disparit\u00e0<\/em>\u201d. Oggi, gli americani sono solo il 4,4% della popolazione mondiale e la loro percentuale di Pil \u00e8 il 24% e scende costantemente di anno in anno. C\u2019\u00e8 un limite a questa discesa, un limite oltre il quale l\u2019intero sistema americano e parliamo di economia ma anche di sociologia, cultura, contratto sociale, tradizione storica, mentalit\u00e0, eterogeneit\u00e0 etnica e piramide delle classi con finto ascensore per elevare la speranza e sopportare la sudditanza, si disintegra. Quel limite non deve esser raggiunto per nessun motivo, costi quel che costi, sapendo che a loro, al riparo tra due oceani, in una terra che dall\u2019agricoltura all\u2019energia ha ampi margini di autosufficienza, coster\u00e0 sempre meno che a noi europei. I due occidenti si trovano cos\u00ec e per la prima volta, in conflitto di interessi.<\/p>\n<p>Queste le ragioni del primo confitto globale che sar\u00e0 lungo, aspro, cattivo, confuso e disordinante ma solo nella migliore delle ipotesi. Altrimenti sar\u00e0 breve il che per\u00f2 non \u00e8 una bella ipotesi per ragioni che si possono facilmente intuire. Questa, quella che Mao Zedong chiamava la \u201ccontraddizione principale\u201d. La pseudo-democrazia occidentale, il neoliberismo, l\u2019euro, Renzi, il PD, la Raggi, il battesimo del figlio di Vendola, sono solo strati interni. <strong>Pensare globale per agire locale<\/strong>,\u00a0fu l\u2019imput distillato dal movimento alter-globalista che per primo prese le misure di questo nuovo mondo complesso. La sinistra occidentale oggi \u00e8 difficile dire se \u00e8 meno capace di agire nel locale o di pensare globale e forse l\u2019una cosa dipende dall\u2019altra.<\/p>\n<p>= = =<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato scritto per il sito -facciamosinistra!- in occasione dei raggiunti 2 milioni di visite in meno di un anno. Ringrazio G. Graciolini dell\u2019ospitalit\u00e0 e gli auguro ancor maggior successo per una di quelle attivit\u00e0 che aiutando a pensare, aiuta l\u2019agire. Lo speciale dedicato all\u2019occasione lo trovate <a href=\"http:\/\/facciamosinistra.blogspot.it\/2016\/10\/facciamosinistra-speciale-2-milioni.html\">qui<\/a>.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2016\/10\/19\/il-primo-conflitto-globale\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PIERLUIGI FAGAN Nominare cose e fenomeni \u00e8 un esercizio delicato. Da come nomineremo un fatto ne determineremo la percezione e la categorizzazione, con conseguenze seconde su gli atteggiamenti ed i giudizi che prenderemo nei suoi confronti. La ricerca del nome da dare alla situazione internazionale nella quale siamo capitati, va avanti da un po\u2019 di tempo. 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