{"id":24478,"date":"2016-10-25T12:08:33","date_gmt":"2016-10-25T10:08:33","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24478"},"modified":"2016-10-25T12:08:33","modified_gmt":"2016-10-25T10:08:33","slug":"del-bene-comune-e-del-cadavere-della-dialettica-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24478","title":{"rendered":"Del bene comune e del cadavere della dialettica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p>Con questa pedanteria si chiude il ciclo della &#8220;Dittatura degli intelligenti&#8221; dedicato ai crescenti umori antidemocratici del pubblico e della dirigenza occidentali. Qui le puntate precedenti: I.<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-dittatura-degli-intelligenti-quelli-della-paidocrazia\" target=\"_blank\"> Quelli della paidocrazia<\/a> (di chi vorrebbe togliere il voto ai vecchi) &#8211; II. <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/dittatura-degli-intelligenti-quelli-della-megliocrazia\" target=\"_blank\">Quelli della megliocrazia<\/a> (di chi vorrebbe togliere il voto ai peggiori) &#8211; III. <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/iii-dittatura-degli-intelligenti-i-sofocrati-di-saigon\" target=\"_blank\">I sofocrati di Saigon<\/a> (di chi vorrebbe togliere il voto agli ignoranti) &#8211; IV. <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/iv-dittatura-degli-intelligenti-i-criceti-dell-antifascismo\" target=\"_blank\">I criceti dell&#8217;antifascismo<\/a> (degli antifascisti che sognano la democrazia dei fascisti).<\/p>\n<p>Per dare un senso e una radice comune ai fenomeni fin qui descritti se ne proporr\u00e0 nel seguito una lettura in quanto prodotti di una medesima distorsione: l&#8217;idea &#8211; apparentemente nobile e seducente, come ha da esserlo ogni fiaba &#8211; di <b>bene comune<\/b>.<\/p>\n<p>Alla demistificazione di questa idea, la cui volgarit\u00e0 intellettuale \u00e8 pari soltanto alle <b>vertigini morali che essa promette<\/b>, si sono gi\u00e0 cimentati altri e pi\u00f9 pedantemente di noi. <b>Joseph Schumpeter<\/b> ne propose una solida confutazione nel cap. XXI di <i>Capitalism, Socialism &amp; Democracy <\/i>(traduzione e grassetti pedanti):<\/p>\n<blockquote><p>Per prima cosa, non esiste nulla che possa identificarsi con un bene comune su cui tutti possano convenire o su cui si possa far s\u00ec che tutti convegano in forza di argomenti razionali. Ci\u00f2 <b>non perch\u00e9 alcune persone potrebbero desiderare altro dal bene comune<\/b>, ma per la ben pi\u00f9 fondamentale ragione che il bene comune \u00e8 destinato ad assumere significati diversi per individui o gruppi diversi. Questo fatto [\u2026] introdurr\u00e0 divergenze su questioni di principio che non possono essere riconciliate da argomentazioni razionali perch\u00e9 <b>i valori fondamentali<\/b> &#8211; la nostra concezione di ci\u00f2 che la vita e la societ\u00e0 debbano essere &#8211; <b>vanno al di l\u00e0 della mera logica<\/b>.<\/p><\/blockquote>\n<p>E ancora:<\/p>\n<blockquote><p>In secondo luogo, anche se un bene comune sufficientemente definito &#8211; come ad esempio la massima soddisfazione economica degli utilitaristi &#8211; fosse accettato da tutti, <b>ci\u00f2 non implicherebbe risposte uguali ai singoli problemi<\/b>. Le opinioni su questi temi potrebbero differire al punto di riprodurre gran parte degli effetti gi\u00e0 visti nel caso del dissenso &#8220;fondamentale&#8221; circa i fini. I problemi riguardanti la valutazione delle soddisfazioni presenti rispetto a quelle future, anche nel caso del socialismo rispetto al capitalismo, rimarrebbero comunque aperti [\u2026]. La &#8220;salute&#8221; potrebbe certo essere desiderata da tutti, ma le persone continuerebbero comunque a dissentire tra loro sulla vaccinazione e la vasectomia. Eccetera.<\/p><\/blockquote>\n<p>Per Schumpeter la possibilit\u00e0 dialettica di un bene comune \u00e8 dunque negata a due livelli: 1) quello dei <b>fini<\/b>, dettati da valori fondamentali non riconducibili alla sfera razionale ma piuttosto a quella emotiva (ad es. la volont\u00e0 di prevalere, la compassione ecc.) e irrazionale o sovra-razionale (ad es. le fedi religiose) e 2) quello degli <b>strumenti<\/b> necessari per realizzare un medesimo fine.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 avanti l&#8217;autore critica la capacit\u00e0 stessa di tutti gli attori di discernere il<i>proprio <\/i>bene (in economia, la <i>razionalit\u00e0 degli agenti economici<\/i>) e quindi, <i>a fortiori<\/i>, quel bene comune che dovrebbe scaturire dalla media massimizzata dei singoli vantaggi:<\/p>\n<blockquote><p>Ognuno dovrebbe essere in grado di distinguere precisamente ci\u00f2 per cui intende impegnarsi. Questa volont\u00e0 precisa dovrebbe discendere dalla <b>capacit\u00e0 di osservare e interpretare correttamente i fatti<\/b> direttamente accessibili all&#8217;esperienza, e di vagliare criticamente le informazioni riguardanti i fatti che non lo sono.<\/p><\/blockquote>\n<p>Questa capacit\u00e0 \u00e8 negata non solo dalla distribuzione disomogenea delle informazioni e degli strumenti interpretativi (<i>asimmetrie informative<\/i>) ma anche dalla tendenza, intrinseca del capitalismo, a distorcere le informazioni attingendo <i>volutamente<\/i> ai moventi irrazionali dei destinatari:<\/p>\n<blockquote><p>Osservando la realt\u00e0 pi\u00f9 da vicino, gli economisti hanno incominciato a scoprire che anche nelle faccende pi\u00f9 banali della vita di ogni giorno i loro consumatori non soddisfano l&#8217;idea che ne \u00e8 data dai manuali di economia. Da un lato, i loro desideri non sono per nulla definiti e le azioni innescate da quesi desideri sono tutt&#8217;altro che razionali e conseguenti. Dall&#8217;altro, essi sono a tal punto inclini a lasciarsi influenzare dalla pubblicit\u00e0 e da altri metodi di persuasione che spesso si ha l&#8217;impressione che<b>siano i produttori a dirigerli, e non viceversa<\/b>. Le tecniche pubblicitarie di successo sono in tal senso istruttive. C&#8217;\u00e8, \u00e8 vero, quasi sempre un richiamo di qualche tipo alla ragione. <b>Ma le mere asserzioni, spesso ripetute, contano pi\u00f9 degli argomenti razionali<\/b>, e cos\u00ec anche <b>gli attacchi diretti alla sfera inconscia<\/b> nel tentativo di evocare e cristallizzare associazioni piacevoli totalmente extrarazionali, spesso di natura sessuale.<\/p><\/blockquote>\n<p>Fin qui tutto ovvio (si spera). Osserviamo anche che la critica schumpeteriana non solo ha pi\u00f9 di settant&#8217;anni, ma si rivolge fin dall&#8217;<i>incipit<\/i> a una teorizzazione settecentesca di democrazia e di buon governo <b>ritenuta gi\u00e0 allora primitiva<\/b>: quella utilitarista di Bentham e seguaci, quella secondo cui &#8220;\u2018il bene \u00e8 la maggior felicit\u00e0 del maggior numero&#8221;.<\/p>\n<p>Immaginiamo allora l&#8217;inconsolabile desolazione dell&#8217;economista austriaco qualora, redivivo, dovesse assistere a un dibattito politico-economico contemporaneo. Qui si \u00e8 persa traccia finanche della concezione benthamiana, che pur nel suo meccanicismo <i>na\u00eff<\/i> non si sognava certo di disconoscere <b>la coabitazione e la concorrenza di interessi contrapposti nel corpo sociale<\/b>: che il vantaggio di chi vende \u00e8 diverso da quello di chi compra, quello di chi presta da quello di chi si indebita, quello di chi produce da quello di chi consuma, quello di chi fa le armi da quello di chi subisce le guerre.<\/p>\n<p>Immaginiamolo assiso tra il pubblico di un <i>talk-show<\/i>. Qui vedrebbe la pi\u00f9 varia e colorata compagine &#8211; sindacalisti, piccoli e grandi industriali, nullatenenti,<i>tycoon<\/i>, politicanti, preti, scribacchini &#8211; discettare di ricette-per-far-ripartire-il-Paese, di bene-nazionale, di ci\u00f2-di-cui-ha-bisogno-l-Italia e di altre <b>fesserie ecumeniste<\/b>, tutti all&#8217;inseguimento di un mito, quello di un bene comune, definitivo e indistinto, <b>che gonfia i petti e svuota i cervelli<\/b>. Fossero anche costoro gli esemplari intellettualmente pi\u00f9 pregiati delle rispettive categorie, l&#8217;unico risultato decente a cui potrebbero (e dovrebbero) aspirare sarebbe quello di negoziare una soglia di tolleranza dei desideri e degli interessi a s\u00e9 antagonisti. Il che produrrebbe per\u00f2 grande delusione in un pubblico apparecchiato ai massimi sistemi, lo risveglierebbe sgarbatamente dal sogno di una formula elegante e <i>passpartout<\/i> da applicare ai problemi dell&#8217;universa nazione. E &#8211; Dio non voglia &#8211; squadernandogli la complessit\u00e0 del contratto sociale, <b>lo costringerebbe a pensare<\/b>.<\/p>\n<p>Vedrebbe inoltre, il pedante Joseph Alois, la <b>violenza<\/b> che la favola troglodita del bene comune produce nel dibattito pubblico, come del resto aveva previsto:<\/p>\n<blockquote><p>Si afferma, pertanto, che esista un bene comune [&#8230;] che \u00e8 possibile mostrare ad ogni<b>persona normale<\/b> per mezzo di <b>argomenti razionali<\/b>. <b>Non ci sono dunque scuse per non vederlo, <\/b>n\u00e9 pu\u00f2 spiegarsi l&#8217;esistenza di individui che non lo vedano<b> se non per ignoranza [&#8230;] stupidit\u00e0 o interessi anti-sociali<\/b>.<\/p><\/blockquote>\n<p>Il punto \u00e8 cruciale. Se la dialettica degli interessi legittimamente contrapposti genera scontri e tensioni, essa tende pur sempre al raggiungimento di un maggiore equilibrio e, quindi, di modelli di convivenza e interazione meno conflittuali. La consapevolezza della pluralit\u00e0 dei vantaggi <b>riconosce la dignit\u00e0 di esistere degli interessi non propri<\/b>, pur contrastandone l&#8217;espansione a detrimento dei propri.<\/p>\n<p>Al contrario, nel mondo <i>one size fits all<\/i> del bene comune chi canta fuori dal coro non pu\u00f2 che farlo per &#8220;ignoranza, stupidit\u00e0 o interessi anti-sociali&#8221;. Se la ricetta del meglio \u00e8 uguale per tutti, allora chi se ne sfila non \u00e8 solo autolesionista, ma anche <b>pericoloso<\/b>. \u00c8 una scheggia infetta da espellere dalla societ\u00e0, un folle che mette a rischio il progresso, un irresponsabile che <b>va escluso dalla partecipazione e dai diritti fondamentali di voto e di parola<\/b>. Chi rema contro il presunto bene comune va odiato, disprezzato, <b>soppresso<\/b>.<\/p>\n<p>Nei dibattiti pre e post-Brexit che hanno ispirato questa serie di articoli, quasi a nessuno \u00e8 passato per la mente di indagare <i>a chi <\/i>giovasse e <i>a chi <\/i>nuocesse l&#8217;esito del voto. Nessuno si \u00e8 chiesto se, per caso, gli <i>asset<\/i> e il portafoglio titoli di Bob Geldof fossero diversi da quelli dei pescatori di Grimsby. Troppo difficile, troppo machiavellico. Per non perdersi tra i rivoli noiosi della realt\u00e0, il caso doveva riguardare <i>tutta <\/i>la Nazione, anzi <i>tutto <\/i>il Continente, anzi <i>tutto <\/i>il Mondo, in un delirio antropomorfo e gregario dove miliardi di individui si fanno una cosa sola, <b>cio\u00e8 un sol gregge<\/b>. E poich\u00e9 si era deciso che il bene comune stava dalla parte dei <i>remainers<\/i>, agli altri &#8211; anziani, indigenti, nazionalisti, subscolarizzati ecc. &#8211; tocc\u00f2 subire la ferocia di un branco che, nella penosa esaltazione di condurre una battaglia per il progresso universale, <b>invocava il regresso del diritto e della democrazia<\/b>. E senza vergogna: perch\u00e9 se il malintenzionato nasconde i suoi delitti, il benintenzionato li ostenta, se ne vanta, li urla sui giornali, pretende la complicit\u00e0 di tutti.<\/p>\n<p>Se esiste un bene superiore e comune, il vantaggio degli individui o di singoli gruppi di interesse<b> cessa di essere un diritto<\/b>, e anzi chi lo persegue \u00e8 un<b>egoista<\/b>. Cos\u00ec gli egoismi (?) nazionali attenterebbero alla nascita di una <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/neonazionalismo-europeo\" target=\"_blank\">nazione europea<\/a> (quest&#8217;ultima, per qualche motivo, <i>non<\/i> egoista). Cos\u00ec chi critica le politiche migratorie, chi difende un lavoro tutelato, la pensione, il risparmio. Egoisti sono i produttori salentini che denunciano lo sdoganamento dell&#8217;olio tunisino, i coltivatori siciliani che rifiutano le arance marocchine, gli allevatori cremonesi che non vogliono gettare il latte nei fossi. Egoisti sono i sindaci che chiedono per i disoccupati e i senzatetto nostrani <i>almeno <\/i>gli stessi benefici riconosciuti ai loro omologhi stranieri.<\/p>\n<p>Egoista \u00e8 chiunque faccia valere i propri bisogni violando il bene comune. Ma se non a costoro, e se poi non esiste nemmeno, a chi giova questo bene comune?<b>Evidentemente a coloro che lo dettano<\/b>, cio\u00e8 a chi ha la forza di riclassificare il<i>proprio<\/i> bene come un vantaggio superiore e indiscutibile della comunit\u00e0. Come gi\u00e0 la meritocrazia \u00e8 il criterio del pi\u00f9 forte (ne abbiamo scritto <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/appunti-di-meritocrazia\" target=\"_blank\">qui<\/a>), cos\u00ec <b>il bene comune \u00e8 il bene del pi\u00f9 forte<\/b>. Con una serie di vantaggi annessi:<\/p>\n<ol>\n<li>l&#8217;idea primitiva e tribale di un fine universale a cui tutti sono chiamati<b>esclude in definizione l&#8217;esercizio del dissenso<\/b>;<\/li>\n<li>la concettualizzazione e il lessico, tutto morale, di <i>bene<\/i> implica la minaccia di un <i>male<\/i>: sicch\u00e9 gli oppositori diventano <b>nemici<\/b> e non gi\u00e0 portatori di valori e interessi diversi. Chi detta i termini del <i>bene <\/i>comune chiama a s\u00e9 le anime belle, investe i semplici di una missione esaltante e si assicura <b>la complicit\u00e0 ebete di un esercito di benpensanti<\/b> pronti a sbranare chiunque si defili dagli obiettivi del <i>dominus<\/i>;<\/li>\n<li>il bene di tutti <b>giustifica il sacrificio dei singoli<\/b>. Cos\u00ec gli effetti delle prevaricazioni dei forti &#8211; come oggi l&#8217;impoverimento di intere nazioni per coprire e garantire gli azzardi dei prestatori di denaro &#8211; si trasfigurano in opere di abnegazione virtuosa per la salvezza di tutti (questo punto, lo riconosciamo, \u00e8 un capolavoro e ci leviamo il cappello);<\/li>\n<li>l&#8217;aggettivo <i>comune<\/i> illustra un&#8217;idea conformista e indistinta del corpo sociale e suggerisce non tanto l&#8217;esistenza, ma la <i>necessit\u00e0 <\/i>del <b>pensiero unico<\/b>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Il bene comune \u00e8 uno dei tanti sottoprodotti dialettici della regressione politica contemporanea, la cui cifra comune pu\u00f2 essere fissata nella <b>morte della dialettica<\/b>. Perch\u00e9 in effetti la concettualizzazione politica degli ultimi vent&#8217;anni gravita <i>tutta<\/i> attorno al cadavere di una dialettica menomata e defunta, dove <b>la tesi dei dominatori coincide con la sintesi, previa soppressione dell&#8217;antitesi <\/b>a cura e a spese dei dominati. \u00c8 un <b>totalitarismo dialettico e propedeutico<\/b> che ha gi\u00e0 partorito una folta schiera di figli bastardi: la <b>tecnocrazia<\/b> che presuppone l&#8217;esistenza della cosa <i>giusta<\/i> a prescindere dalle idee politiche; <b>TINA<\/b> che non ammette opposizioni alla cosa <i>giusta<\/i>; il <b>pilota automatico<\/b> che conduce alla cosa<i>giusta<\/i> senza curarsi della volont\u00e0 dei governati; la <b>meritocrazia<\/b><i> <\/i>che predica il governo dei <i>giusti<\/i>; la <b>fine della storia<\/b> che esclude i modelli politici alternativi a quello <i>giusto<\/i>.<\/p>\n<p>Il contorno moralista segnalato dal lessico &#8211; il <i>bene<\/i>, la <i>comunit\u00e0<\/i>, il <i>giusto<\/i> &#8211; serve a indurre le masse a confondere il proprio bene, anzi il bene di tutti, con quello dei pochissimi che ne manovrano la definizione. E a non chiedersi perch\u00e9 loro, le masse, non possano concorrere, ciascuno con i propri bisogni, interessi e valori, a definire quel bene o quella cosa giusta, quantomeno per s\u00e9.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-dittatura-degli-intelligenti-del-bene-comune-e-del-cadavere-della-dialettica\">http:\/\/ilpedante.org\/post\/la-dittatura-degli-intelligenti-del-bene-comune-e-del-cadavere-della-dialettica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE Con questa pedanteria si chiude il ciclo della &#8220;Dittatura degli intelligenti&#8221; dedicato ai crescenti umori antidemocratici del pubblico e della dirigenza occidentali. Qui le puntate precedenti: I. Quelli della paidocrazia (di chi vorrebbe togliere il voto ai vecchi) &#8211; II. Quelli della megliocrazia (di chi vorrebbe togliere il voto ai peggiori) &#8211; III. I sofocrati di Saigon (di chi vorrebbe togliere il voto agli ignoranti) &#8211; IV. 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