{"id":24547,"date":"2016-10-26T11:38:04","date_gmt":"2016-10-26T09:38:04","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24547"},"modified":"2016-10-26T11:38:04","modified_gmt":"2016-10-26T09:38:04","slug":"il-vero-quesito-del-referendum-approvate-il-superamento-della-democrazia-parlamentare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24547","title":{"rendered":"Il vero quesito del referendum: approvate il superamento della democrazia parlamentare?"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>RANIERO LA VALLE<\/strong><\/p>\n<p>Cari Amici,<\/p>\n<p>poich\u00e9 parlo a una grande riunione di persone la cui motivazione pi\u00f9 profonda \u00e8 che \u201cl\u2019uomo non vive di solo pane\u201d, sento prima di tutto il bisogno di dirvi la ragione per la quale a 85 anni corro l\u2019Italia per sostenere il NO al referendum, quando i giovani di oggi sono disperati per tanti altri motivi.<\/p>\n<p>La ragione principale \u00e8 una ragione di verit\u00e0. Nell\u2019 appello con cui i \u201cCattolici del No\u201d hanno spiegato ai cittadini perch\u00e9 si oppongono a questa riforma, hanno detto di farlo per una questione di giustizia e una questione di verit\u00e0. In effetti l\u2019Italia ha oggi un grosso problema, di sapere la verit\u00e0 del referendum, non perch\u00e9 qualcuno dica la \u201csua\u201d verit\u00e0 sul referendum, ma per capire che cosa il referendum dice di s\u00e9, che cosa rivela del dramma politico che oggi stiamo vivendo in questo Paese e nel mondo.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 il criterio supremo su cui viene giudicato il potere: sulla verit\u00e0 il potere sta o cade. Lo dice Ges\u00f9 a Pilato, che voleva sapere se egli fosse un re e Ges\u00f9 risponde \u201csono re\u201d, e subito lo nega perch\u00e9, dice, sono venuto al mondo per \u201crendere testimonianza alla verit\u00e0\u201d. Infatti non \u00e8 un re, nel senso di Pilato, ma un suddito crocefisso. \u00c8 la pi\u00f9 radicale delegittimazione del potere senza verit\u00e0. Ebbene \u00e8 proprio la verit\u00e0 che spesso manca al potere e per saperlo basta guardare alla storia dei re e dei potenti, che fanno le guerre per una bugia \u2013 come \u00e8 avvenuto in Vietnam, in Iraq e ora in Siria &#8211; e comprano il povero, o il voto del povero, al prezzo di un paio di sandali.<\/p>\n<p>Dunque c\u2019\u00e8 una questione di verit\u00e0 col potere e c\u2019\u00e8 una questione di verit\u00e0 col referendum. Ognuno ne parla a suo modo e tutti lo fanno come se parlassero di oggetti diversi; per gli uni \u00e8 la fine di Renzi, per altri ne \u00e8 il principio; per gli uni abolisce il Senato, per altri abolisce i senatori; per gli uni favorisce le autonomie, per altri le nega; ed essendo un oggetto misterioso, non si sa nemmeno perch\u00e9 si vota il 4 dicembre con la neve e non si vota invece il 4 ottobre con la brezza autunnale.<\/p>\n<p>In questa mancanza di verit\u00e0 si \u00e8 accesa una polemica sul quesito su cui si deve votare, che non \u00e8 l\u2019enunciazione del contenuto della legge ma lo slogan che il governo le ha messo in Parlamento come titolo. Per cui la domanda \u00e8 se la riforma realizza davvero ci\u00f2 che promette, oppure se mira a risultati del tutto diversi e tenuti nascosti.<\/p>\n<p>E poich\u00e9 il titolo promette cinque cose e non c\u2019\u00e8 il tempo di esaminarle tutte, mi fermer\u00f2 alla prima per vedere se il titolo \u00e8 vero.<\/p>\n<p>La prima cosa promessa \u00e8 il superamento del bicameralismo paritario o, come si dice pi\u00f9 comunemente, del bicameralismo perfetto.<\/p>\n<p>Allo stato attuale delle cose il bicameralismo perfetto consiste in due Camere che hanno gli stessi poteri: danno la fiducia, controllano l\u2019esecutivo e fanno le leggi. Avendo entrambe la stessa dignit\u00e0 e la stessa centralit\u00e0 nel sistema, non c\u2019\u00e8 una Camera alta e una Camera bassa, tutte e due sono Camere alte.<\/p>\n<p>La diversa misura delle due Camere era invece la caratteristica del Regno d\u2019Italia. Secondo lo Statuto Albertino c\u2019era una Camera alta, che era il Senato del Regno, ed era chiamata alta perch\u00e9 i senatori erano nominati dal Re. La Camera dei deputati, i quali invece erano eletti dal popolo, era detta Camera bassa. Era evidente in quella concezione che il Re era l\u2019alto, e il popolo era il basso. Il Senato, nella variet\u00e0 delle vicende politiche, doveva garantire la continuit\u00e0 del Regno. Questa \u00e8 la ragione per cui nel \u201cGattopardo\u201d un messaggero del Re va a chiedere al principe di Salina di fare il senatore: perch\u00e9 anche con l\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia i signori continuino a regnare come prima e tutto cambi perch\u00e9 tutto resti com\u2019era. La stessa continuit\u00e0 il Senato del Regno doveva assicurare nel passaggio dallo Stato liberale allo Stato fascista, ma Mussolini prefer\u00ec fare la Camera dei Fasci e delle Corporazioni, sicch\u00e9 fu poi la Costituente che sciolse il Senato; e i costituenti, trovando il terreno vergine, senza Camera n\u00e9 alta n\u00e9 bassa, decisero di fare due Camere, ambedue elette dal popolo e perci\u00f2 aventi la stessa statura.<\/p>\n<p>Adesso con la riforma proposta, c\u2019\u00e8 un rovesciamento perch\u00e9 la Camera dei Deputati diventa lei la Camera alta. In essa siederanno infatti dei deputati di nomina regia, che cio\u00e8 saranno nominati dall\u2019alto, ovvero dal governo e dai capi dei partiti, e sar\u00e0 la Camera che dovr\u00e0 assicurare la continuit\u00e0 del potere e del regime, e dicendo che \u201ctutto cambia\u201d, si far\u00e0 garante che tutto resti com\u2019\u00e8. Invece il Senato diverr\u00e0 la Camera bassa; e tanto bassa, che non sar\u00e0 fatta nemmeno da senatori eletti dal popolo, ma da sindaci e onorevoli locali designati dai Consigli regionali.<\/p>\n<p>E a questo punto la questione \u00e8 questa: pur declassati, questi senatori potranno fare davvero i senatori? Secondo Renzi, dovendo essi venire a Roma a sbrigare delle pratiche, come gi\u00e0 fanno i sindaci, ne potranno approfittare per passare anche dal Senato e tra una cosa e l\u2019altra fare i senatori. Per\u00f2 secondo l\u2019art.55 della nuova Costituzione il Senato dovrebbe vegliare su pressoch\u00e9 tutte le politiche pubbliche, valutarle e verificarle, come se fosse una sorta di \u201ccommissario politico\u201d della Repubblica. Secondo poi l\u2019art. 70, che ridistribuisce le competenze tra Camera e Senato, i senatori avranno ingentissime altre incombenze e per adempierle dovranno osservare una tempistica massacrante; infatti, mentre da un lato per moltissime leggi fondamentali, che restano nelle competenze del bicameralismo paritario, i senatori dovranno passare in Senato tanto tempo quanto i deputati alla Camera, d\u2019altro lato per richiamare al proprio esame ogni altra legge e per intervenire, deliberare, proporre modifiche, fare ricorso alla Corte costituzionale, dare il loro parere quando il governo voglia sostituirsi ai poteri delle Regioni e delle citt\u00e0 metropolitane, i senatori avranno termini tassativi ora di 5 giorni, ora di 10 giorni, ora di 15 o 30 giorni che si accavalleranno tra loro. Questo ancora nessuno l\u2019ha detto; ma \u00e8 chiaro che nel <em>ping pong<\/em> tra una legge e l\u2019altra, tra un richiamo di una legge e un altro, tra una proposta di modifica e l\u2019altra, i senatori per non saltare i termini dovrebbero stare a Roma molto pi\u00f9 a lungo dei deputati, che invece possono andare a casa quando vogliono senza che a loro scada termine alcuno. E qui c\u2019\u00e8 il paradosso: una riforma che doveva addirittura istituire un Senato delle autonomie, rischia di risolversi in un una sorta di sabotaggio delle autonomie da parte del Senato.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 \u00e8 impossibile che sindaci di grandi citt\u00e0 e consiglieri regionali di rilievo possano abbandonare i loro doveri d\u2019ufficio nel territorio per installarsi a Roma correndo dietro alle leggi e alle delibere con uno scadenzario in mano. Il che vuol dire che a Roma non ci staranno affatto e perci\u00f2 ci sar\u00e0 un Senato ma non ci saranno i senatori, e l\u2019attivit\u00e0 legislativa sar\u00e0 bloccata.<\/p>\n<p>Allora la domanda \u00e8: non era meglio piuttosto abolire il Senato? Non lo hanno fatto. Forse i riformatori che volevano \u201ccambiare verso\u201d all\u2019Italia erano troppo conservatori, forse Renzi era troppo organico alla vecchia classe politica per arrivare a sopprimere il Senato della Repubblica, e perfino per osare di cambiarne il nome, che doveva essere \u201cSenato delle autonomie\u201d. Quello che invece hanno fatto \u00e8 stato di depotenziarlo per renderlo innocuo, per levare l\u2019incomodo che esso arrecava ai governi. E cos\u00ec hanno tolto al Senato l\u2019unico potere che veramente contava e che dava fastidio, il potere di dare e togliere la fiducia. E questo lo hanno statuito senza ambiguit\u00e0 e senza esitazione alcuna: con questa riforma infatti il governo esce totalmente dal controllo del Senato. Cos\u00ec almeno una Camera \u00e8 messa fuori gioco. E perch\u00e9 la spoliazione fosse ben chiara, hanno tolto al Senato anche quel potere che purtroppo nella nostra cultura massimamente \u00e8 rappresentativo della sovranit\u00e0: il potere di deliberare lo stato di guerra che l\u2019art. 87 della nuova Costituzione toglie al Senato e riserva alla sola Camera dei deputati.<\/p>\n<p>In questo consiste dunque l\u2019uscita dal bicameralismo perfetto, che \u00e8 il titolo e la gloria della legge di revisione che dobbiamo votare.<em><\/p>\n<p>L\u2019uscita \u00e8 dalla democrazia parlamentare<\/em><\/p>\n<p>Ma quanto, dopo questa uscita, il bicameralismo diventa imperfetto? Diventa tanto imperfetto che neanche la Camera dei deputati funzioner\u00e0 pi\u00f9 come un organo della democrazia parlamentare. La democrazia parlamentare consiste infatti nel rapporto di fiducia per cui il governo nasce e dipende dalla fiducia espressa dalla maggioranza del Parlamento. Ma nel nuovo sistema, la fiducia verrebbe data da una Camera nella quale la maggioranza assoluta dei seggi sarebbe occupata per legge dai nominati di un solo partito. Ora ci dicono che questa legge, l\u2019<em>Italicum<\/em>, la cambieranno, quando ormai a Renzi, che pu\u00f2 perdere, non conviene pi\u00f9. Per\u00f2 finora essa ha fatto parte integrante del cambiamento istituzionale, \u00e8 stata imposta al Parlamento col voto di fiducia come premessa della stessa riforma, e la Corte Costituzionale, rinviando la decisione sulla sua incostituzionalit\u00e0 a dopo il referendum, l\u2019ha formalmente consegnata al giudizio del popolo italiano. Perci\u00f2 inevitabilmente il 4 dicembre voteremo insieme sia sulla riforma di uscita dal bicameralismo che sulla legge elettorale che l\u2019accompagna, voteremo cio\u00e8 sul \u201ccombinato disposto\u201d. Dunque voteremo per un sistema in cui al governo la fiducia sar\u00e0 data da una Camera di sua fiducia, con una maggioranza di deputati nominati dallo stesso governo, corrispondenti per\u00f2 a una minoranza degli elettori. In tal modo la fiducia al governo non sar\u00e0 pi\u00f9 un atto libero di Camere elette e rappresentative di tutto il popolo, ma diverr\u00e0 un atto interno di partito, diverr\u00e0 un atto dovuto per disciplina di partito, non importa se riunito al Nazareno o a Montecitorio.<\/p>\n<p>Dunque il punto non \u00e8 che dal bicameralismo perfetto si passa a un bicameralismo dimezzato. La verit\u00e0 \u00e8 che il bicameralismo resta, ma \u00e8 la democrazia parlamentare che se ne va. Il superamento \u00e8 questo, e questo dovrebbe essere perci\u00f2 il titolo non menzognero della legge. Ci sar\u00e0 una democrazia e ci sar\u00e0 un Parlamento, ma non ci sar\u00e0 pi\u00f9 una democrazia parlamentare. Per questo i riformatori si gloriano del fatto che ci sar\u00e0 un solo governo per tutti i cinque anni di legislatura, e magari per pi\u00f9 legislature, e non ci saranno pi\u00f9 come prima 63 governi in 63 anni, come dicono Renzi e l\u2019ambasciatore americano. Ma se dalle urne viene fuori non dico un tiranno, ma un invasato, un uomo del destino, un pazzo, uno Stranamore, un apprendista stregone, o anche semplicemente un idiota, non c\u2019\u00e8 niente da fare, la sua signoria \u00e8 assicurata per molti anni; e cos\u00ec le elezioni politiche si trasformano ogni volta per il Paese in una roulette russa, in un rischio di suicidio.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 una delle verit\u00e0 del referendum. Ma c\u2019\u00e8 anche, come dicevamo, una verit\u00e0 che sta dietro al referendum, e che esso rivela. Essa viene alla luce quando si dice che la legge Renzi-Boschi attua finalmente riforme attese e avviate da tempo.<em><\/p>\n<p>Un processo di restaurazione<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 verissimo che queste riforme vengono da lontano. Ma da chi sono attese? Sono attese dai mercati, dagli investitori, dalle grandi agenzie e societ\u00e0 del commercio globalizzato. E sono state avviate dalle Banche, dalle Borse, dalla Trilaterale, dalla scuola di Chicago, dai Premi Nobel dati agli apostoli della dottrina neoliberista, come von Hayek e Friedman, dal Consenso di Washington del 1989, dal Fondo Monetario Internazionale e dalle sue ricette di riforme strutturali. La Costituzione renziana \u00e8 in effetti il punto di arrivo di un processo di restaurazione condotto da classi dirigenti pentite di quella democrazia che avevamo ritrovato e reinventato dopo la tragedia dei fascismi sconfitti, e che avevamo messo nelle Costituzioni del dopoguerra.<\/p>\n<p>Il fulcro di questa restaurazione consiste nel trasferire la sovranit\u00e0 dal popolo ai mercati.<\/p>\n<p>\u00c8 una restaurazione che ha bisogno di poteri spicci e sbrigativi, tanto meglio se loquaci, che mettano la politica al passo coi dogmi economici, magari pregati di essere pi\u00f9 flessibili.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 comporta un blocco del pluralismo politico e richiede una societ\u00e0 impietosa divisa in due tra vincenti e perdenti, accolti ed esclusi, necessari ed esuberi, salvati e sommersi. Per i poveri, che non hanno altra ricchezza che il diritto, \u00e8 un disastro. Ed \u00e8 una societ\u00e0 che non pu\u00f2 pi\u00f9 ripudiare la guerra, perch\u00e9 la guerra \u00e8 il giudice di ultima istanza nella lotta per gli interessi esterni del sistema, per le risorse e per la supremazia.<\/p>\n<p>Da noi il decennio di svolta \u00e8 stato tra il 1981 e il 1991, a partire dal divorzio tra governo e Banca d\u2019Italia, fino alle picconate alla Costituzione di Cossiga, fino a Maastricht, e al Nuovo Modello di Difesa con cui l\u2019Italia ha ripudiato la pace, ha cambiato natura e missione delle Forze Armate e dopo la scomparsa del nemico sovietico ha accettato la scelta atlantica insensata di sostituirlo con l\u2019Islam come nemico. Da allora viviamo nella nuova conflittualit\u00e0 che si \u00e8 aperta col Sud del mondo, e col terrorismo come nuovo nome e nuova condizione permanente della guerra.<\/p>\n<p>Questo processo di restaurazione peraltro non si \u00e8 concluso. Il referendum ne \u00e8 una tappa intermedia. Gi\u00e0 ci dicono che se vince il Si la riforma verr\u00e0 riformata e si aprir\u00e0 una stagione di ulteriori revisioni. Certo non basta un No per fermare questo processo, ma il No \u00e8 condizione perch\u00e9 esso possa essere interrotto e rovesciato.<\/p>\n<p><em>* intervento al meeting \u201cLoppiano-Lab\u201d del Movimento dei Focolari a Loppiano (Firenze) il 30 settembre 2016<\/em><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-vero-quesito-del-referendum-approvate-il-superamento-della-democrazia-parlamentare\/\">http:\/\/temi.repubblica.it\/micromega-online\/il-vero-quesito-del-referendum-approvate-il-superamento-della-democrazia-parlamentare\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RANIERO LA VALLE Cari Amici, poich\u00e9 parlo a una grande riunione di persone la cui motivazione pi\u00f9 profonda \u00e8 che \u201cl\u2019uomo non vive di solo pane\u201d, sento prima di tutto il bisogno di dirvi la ragione per la quale a 85 anni corro l\u2019Italia per sostenere il NO al referendum, quando i giovani di oggi sono disperati per tanti altri motivi. 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