{"id":246,"date":"2009-08-26T13:22:28","date_gmt":"2009-08-26T11:22:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=246"},"modified":"2009-08-26T13:22:28","modified_gmt":"2009-08-26T11:22:28","slug":"economisti-e-economisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=246","title":{"rendered":"Economisti e economisti"},"content":{"rendered":"<p>Presentiamo un articolo di Dario de Vivo, professore ordinario di economia politica nell&#39;Universit&agrave; di Napoli Federico II, pubblicato mesi fa &#8211; ma il valore dell&#39;articolo &egrave; ancora del tutto intatto &#8211;&nbsp; sulla rivista online <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/\">economiaepolitica.it<\/a>. Abbiamo lasciato anche i commenti, i quali contengono spunti e osservazioni interessanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli economisti sono sotto attacco da pi&ugrave; parti. La prestigiosa rivista Nature ha invocato la necessit&agrave; di una &ldquo;rivoluzione scientifica&rdquo; in economia, riconducendo l&rsquo;incapacit&agrave; degli economisti di &ldquo;prevedere e evitare le crisi&rdquo; al loro aver assunto il mercato ad idolo, ed accusandoli di fare propaganda piuttosto che scienza. Sono accuse pesanti, su cui essi devono dire qualcosa. Il Sole &#8211; 24 Ore ha iniziato un dibattito con un editoriale &ldquo;a discarico&rdquo; di R. Perotti (23 novembre), proseguito poi con interventi molto critici sullo stato della professione &#8211; in particolare uno di Roberto Artoni del 26 novembre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che la crisi abbia suscitato questo confronto &egrave; senz&rsquo;altro positivo. Mai come nell&rsquo;ultimo decennio infatti gli economisti liberisti avevano monopolizzato l&rsquo;informazione. Usando la vecchia tecnica dei frequenti complimenti e citazioni reciproche, sono riusciti a dare l&rsquo;impressione anche a lettori avveduti che un pensiero unico accomunasse tutti gli &ldquo;economisti seri&rdquo;. Il punto importante non &egrave; tanto quello degli errori di previsione, ma le storie che questi &ldquo;economisti seri&rdquo; son venuti raccontandosi e raccontando ai malcapitati lettori, nei loro editoriali e nei loro libelli. Sostenevano che la liberalizzazione finanziaria avesse fatto mirabilie, che &ldquo;met&agrave; della crescita della produttivit&agrave; degli Stati Uniti &egrave; dovuta al settore finanziario&rdquo;, e che quindi l&rsquo;enorme ricchezza di cui questo settore riesce ad appropriarsi &egrave; giustificata dal suo benefico effetto sulla crescita del prodotto: le rendite non si anniderebbero nei colossali compensi dei dirigenti del settore finanziario, ma tra i lavoratori che guadagnano 1000-1500 euro al mese, e che godono del &ldquo;privilegio&rdquo; di un posto di lavoro con qualche tutela.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo tutti i loro peana al liberismo (che alcuni di essi chiss&agrave; perch&egrave; tengono a qualificare come &ldquo;di sinistra&rdquo;) quegli economisti, dimenticando tra l&rsquo;altro di aver spesso vantato gli effetti espansivi della riduzione della spesa pubblica, hanno firmato spaventati appelli perch&eacute; il finora esecrato Leviatano intervenisse a levare le castagne dal fuoco, con un aumento di spesa pubblica che potrebbe essere vertiginoso: il piano britannico per i salvataggi bancari, a cui tutti sembrano ispirarsi, ha stanziato l&rsquo;equivalente di 600 miliardi di euro, pari a quasi la met&agrave; del PIL italiano, o, se si vuole, pari a circa 4 volte quanto speso annualmente dall&rsquo;INPS per le pensioni. Ma chi ha dimenticato che quegli stessi economisti fino a ieri additavano all&rsquo;opinione pubblica come una grave minaccia un possibile aumento della spesa per pensioni di un paio di punti di PIL (la famigerata &ldquo;gobba&rdquo;)?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qualcuno di essi sta oggi iniziando a rispolverare Keynes. Ma se avessero letto Keynes avrebbero forse avuto qualche remora nei loro inni al &ldquo;contributo&rdquo; della finanza alla crescita &#8211; che appaiono tragicomici oggi che il contribuente &egrave; chiamato a pagarne i disastri. Keynes, che era un grande economista e un grande speculatore, paragonava lo &ldquo;scommettere a Wall Street&rdquo; allo scommettere alle corse dei cavalli, sostenendo che entrambi servivano solo a dare l&rsquo;illusione di potersi arricchire senza far nulla, ma che era preferibile andare alle corse dei cavalli, perch&eacute; cos&igrave; almeno si prendeva un po&rsquo; d&rsquo;aria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>12 Commenti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-50\">16 Dicembre 2008 alle 1:12 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Panus scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ineccepibile!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-52\">16 Dicembre 2008 alle 2:51 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href=\"http:\/\/riflessionisinistre.splinder.it\/\">Mariano Di Trolio<\/a> scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerazioni lucide e condivisibili in pieno. Il &lsquo;dogma&rsquo; neoliberista comincia a mostrare &#8211; anche al grande pubblico &#8211; &lsquo;crepe&rsquo; profonde nei suoi convincimenti e nelle soluzioni proposte come indispensabili per la crescita economica: competizione sul prezzo (attraverso la riduzione del costo del lavoro), contrazione della spesa pubblica e conseguente drastico ridimensionamento dello stato sociale. Tuttavia, n&eacute; l&rsquo;esperienza storica n&eacute; l&rsquo;evidenza empirica confermano la cosiddetta tesi del &ldquo;trade-off&rdquo; (tra spesa sociale e crescita economica, cos&igrave; come la definisce Felice Roberto Pizzuti nel Rapporto sullo Stato sociale 2006). Lo stesso economista dimostra scientificamente quale sia in realt&agrave; lo stato contabile della previdenza italiana, del tutto diverso da quanto, irresponsabilmente, propagandato da tanti (quasi tutti) politici ed economisti. Non &egrave;, infatti, a rischio la sostenibilit&agrave; finanziaria (tutt&rsquo;altro!!) del sistema pensionistico, quanto piuttosto il livello di &ldquo;copertura&rdquo;, ossia l&rsquo;adeguatezza delle prestazioni rispetto alle retribuzioni medie (in virt&ugrave; dell&rsquo;adeguamento delle prestazioni pensionistiche operato attraverso l&rsquo;aggiustamento dei coefficienti di trasformazione, che scaricano solo sui pensionati il &lsquo;peso&rsquo; dell&rsquo;aumento della vita attesa). Tuttavia, non si assite mai ad un dibattito &lsquo;vero&rsquo; su questi temi cruciali. Peranto, ho salutato con grandissima soddisfazione la nascita della vostra Rivista che, pi&ugrave; che costituire un&rsquo;alternativa &#8211; come &egrave; stato scritto &#8211; a &ldquo;La Voce.info&rdquo; (che pure consulto con profitto, almeno per ci&ograve; che concerne alcuni autori), costituisce, a mio modo di vedere, la prima risposta (forse dopo la Rivista de Il Manifesto) organizzata, sul piano scientifico, al predominio culturale e politico del centro-destra. La rinascita della sinistra (includo anche il Pd) deve fondarsi su contenuti e proposte, scientificamente documentate, in grado di prospettare non un ideale nuovo mondo, ma &lsquo;anche e solo&rsquo; una migliore organizzazione socio-economica che contribuisca al miglioramento sostanziale delle condizioni di vita e di lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La crisi economica, tra i tanti drammi, fornisce anche qualche opportunit&agrave;; tra queste anche quella fondamentale di screditare le tesi dell&rsquo;ortodossia economica (tra l&rsquo;altro, come detto, non suffragate da prove empiriche e storiche)e di proporre soluzioni alternative, fondate su solide basi scientifiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un saluto e buon lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/riflessionisinistre.splinder.it\/\">16 Dicembre 2008 alle 6:50 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Nino Magazz&ugrave; scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riprendendo il commento di sopra credo che il gruppo pi&ugrave; vicino, in Europa, sia quello dell&rsquo;Euromemorandum group &#8211; Alternative Economic Policy for Europe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si, diciamo che sono cadute le tesi che dagli anni &lsquo;80 in poi hanno sottointeso nuovamente la fondatezza della legge di Say e dell&rsquo;effetto di Ricardo riguardo al riassorbimento della disoccupazione tecnologica dimenticando le obiezioni soggettive di Keynes (aspettative sui profitti, tesoreggiamento e tasso d&rsquo;interesse monetario) ed oggettive di Kalechi (grado di monopolio) e Sraffa e Kaldor (concorrenza monopolistica e oligopolio imperfetto) ben sintetizzate nel libro ormai storico di Sylos Labini &ldquo;Oligopolio e progresso tecnico&rdquo;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&rsquo;effetto di Ricardo non avviene poich&egrave; i prezzi in oligopolio possono essere non flessibili e cos&igrave; pu&ograve; formarsi risparmio (profitto) non investito e disoccupazione involontaria (tecnologica).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Bisogna riscoprire (come esortava Labini) l&rsquo;economia &ldquo;dinamica&rdquo; dei classici e relegare la teoria &ldquo;statica&rdquo; neoclassica nel ramo della teoria della scelta o teoria dei prezzi, che guarda soltanto la parte e non il tutto, cadendo nella fallacia della composizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D&rsquo;accordo con l&rsquo;articolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-60\">17 Dicembre 2008 alle 3:49 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Maurizio scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ottimo articolo!!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche nelle universit&agrave; il credo liberista &egrave; stato assunto come dogma assoluto. Vi &egrave; poco spazio alla critica e a diverse visioni economiche. Bastava un nulla per essere etichettati (fino a qualche mese f&agrave;) come eretici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-81\">20 Dicembre 2008 alle 6:41 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ascanio Bernardeschi scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&rsquo;articolo mette senz&rsquo;altro il dito sulla piaga dei danni provocati dalle scelte liberiste e dalle connesse mode in ambito accademico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tuttavia la crisi sta evidenziando impietosamente questi fallimenti e quindi sono moltissimi gli economisti ormai riconvertiti al keynesismo. Magari in certi casi a quello di destra o &ldquo;bastardo&rdquo;, ma senza pi&ugrave; molte illusioni sul ruolo autosufficiente della finanza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quello che manca oggi mi sembra invece un&rsquo;attenta considerazione di una serie di acquisizioni scientifiche di Marx: il ruolo della moneta e del credito, la critica alla legge si Say, gli schemi di riproduzione dimostranti la necessit&agrave; che la ricchezza non affluente al consumo &ldquo;distruttivo&rdquo; sia destinata al consumo produttivo, cio&egrave; all&rsquo;acquisto di capitale costante su scala allargata (un altro modo per dire, col linguaggio dei keynesiani S=I, risparmio aggregato uguale investimento aggregato), il ruolo del capitale fittizio, il contrasto tra la crescita delle forze produttive e la distirbuzione iniqua, il crescente rapporto tra lavoro morto e lavoro vivo, che rende sempre pi&ugrave; miserbile la base della valorizzazione, la legge generale dell&rsquo;accumulazione capitalistica&hellip;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutto materiale a cui Keynes, pur non ammettendolo, ha attinto a piene mani, pi&ugrave; di quanto non venga generalmente sospettato. Per esempio chi ha mai sospettato che Marx aveva inventato il moltiplicatore e l&rsquo;acceleratore degli investimenti? Certamente non li aveva chiamati cos&igrave;, le denominazioni non le aveva inventate lui, ma i meccanismi s&igrave; (si veda Marx, Storia delle Teorie economiche, vol. II, Einaudi, 1955, pp. 576-78).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ecco, io credo che pur con tutte le necessit&agrave; di aggiornamento e di sviluppo di un pensiero che &egrave; stato largamente un gigantesco abbozzo, Marx sia ancora lo strumento pi&ugrave; importante per capire le crisi e il funzionamento del modo di produzione capitalistico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-87\">23 Dicembre 2008 alle 5:25 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Francesco Scacciati scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molti economisti, fino a ieri, hanno spiegato &ndash; sulle riviste specializzate come sui principali media &ndash; che il libero mercato (compreso quello finanziario&hellip;) crea sempre da s&eacute; l&rsquo;equilibrio, purch&eacute; non disturbato da interventi pubblici che ne distorcono l&rsquo;armonia, che la globalizzazione porta solo vantaggi per tutti, che le variabili monetarie hanno solo effetti nominali e non reali, che &egrave; inutile preoccuparsi della disoccupazione involontaria &ldquo;&hellip;because there is no such thing&rdquo; (R. Lucas, premio nobel per l&rsquo;economia nel 1995) e via sproloquiando. Adesso che la barca sta per affondare, rieccoli tutti che lanciano un appello su &ldquo;la voce&rdquo; brandendo il vessillo dell&rsquo;intervento pubblico e spiegando a tutti le meraviglie della regolamentazione dei mercati. (Per chi ha voglia di divertirsi propongo la rilettura de &ldquo;il liberismo &egrave; di sinistra&rdquo; di Alesina e Giavazzi, ovviamente tra gli autori del documento in questione).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se c&rsquo;&egrave; UNA cosa che accomuna questa crisi a quella del 29 &egrave; il fatto che in entrambi i casi l&rsquo;accademia, la politica e la &ldquo;cultura diffusa&rdquo; sono state dominate per decenni da economisti di scuola neoclassica. Se invece c&rsquo;&egrave; UNA cosa che le differenzia &egrave; che le ricette per porvi rimedio sono gi&agrave; pronte, scritte 75 anni fa: basta qualche piccolo aggiornamento. A differenza di quanto accade in campi propriamente scientifici, nessuno di coloro che hanno sostenuto &ndash; e con quanta arroganza e prosopopea &ndash; le suddette teorie, la cui totale infondatezza &egrave; alla base non solo del terremoto finanziario di questi giorni, ma anche del declino di lungo periodo dell&rsquo;economia reale, pagher&agrave; in termini di carriera o di prestigio. Formidabile a questo proposito il FMI, che ora plaude gli interventi pubblici nelle economie in piena crisi dei paesi sviluppati dopo aver imposto politiche iperliberiste ai paesi poveri &ndash; riducendo alla fame milioni di contadini e di (ex)operai &ndash; pena il taglio degli aiuti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>PS: Ho inviato queste brevi note a &ldquo;la voce&rdquo;, che per i commenti ha un apposito sito. Naturalmente non &egrave; stato pubblicato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-87\">25 Dicembre 2008 alle 12:47 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Sergio Ferrari scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel dibattito sulla crisi degli economisti che non hanno saputo vedere un macigno che stava arrivando se non quando questo era ormai caduto, sar&agrave; bene andare avanti nella duplice direzione della &ldquo;scoperta&rdquo; non solo della &ldquo;malafede&rdquo; (come chiamarla altrimenti?), da un lato, ma anche degli errori di teoria che andrebbero considerati come superati da tutti, dall&rsquo;altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C&rsquo;&egrave;, tuttavia, un&rsquo;altra tematica &#8211; non meno centrale &ndash; da affrontare ed &egrave; quella di come superare la crisi e di come progettare il futuro. Sul primo punto &#8211; il superamento della crisi &#8211; il richiamo a Keynes va per la maggiore, su come progettare il futuro occorre allargare l&rsquo;orizzonte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In un commento all&rsquo;articolo di de Vivo, viene ricordato Sylos Labini a proposito del monopolio imperfetto. Io vorrei ricordare l&rsquo;ultima osservazione di Sylos a proposito del capitalismo : &ldquo; Il trionfo del lavoro gradevole significa la fine dell&rsquo;alienazione, che ha costituito e tuttora costituisce la tara peggiore del capitalismo.&rdquo; (Sylos Labini &ndash; Ahi serva Italia &#8211; Editori Laterza &#8211; 2006).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dalla crisi del &rsquo;29 si usci con Keynes, con il welfare, con un nuovo sindacato, con la prima rivoluzione socialdemocratica. Non credo che dalla crisi del 2008 si possa uscire solo rispolverando Keynes.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-115\">6 Gennaio 2009 alle 7:52 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Samuel scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerazioni precise e pungenti. Molto puntuali anche i commenti degli altri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Complimenti!!!!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-116\">7 Gennaio 2009 alle 11:38 am<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Saverio Catalano scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qualche tempo fa &egrave; stata fatta una pubblicit&agrave; in cui compariva un signore che, con una evidente borsa gialla andava in giro per negozi a fare diverse compere, e ogni volta veniva ossequiamente ringraziato per la spesa effettuata. Il messaggio era piuttosto chiaro: alla base dello sviluppo commerciale e quindi della ricchezza c&rsquo;&egrave; soprattutto l&rsquo;atto della spesa, pi&ugrave; si spende pi&ugrave; aumentano le vendite e quindi il commercio e , di conseguenza ed inevitabilmente, si contribuisce allo sviluppo economico pi&ugrave; in generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sembrerebbe quindi un messaggio del tutto coerente con quanto affermato da Keynes e che cio&egrave; &ldquo;la spesa di un uomo &egrave; il reddito di un altro uomo&rdquo; e quindi concordante con &ldquo;l&rsquo;assurdit&agrave; dei sacrifici&rdquo;. Bisogna per&ograve; ricordare che Keynes, oltre ad affermare che questa della spesa &egrave; &ldquo;la verit&agrave; fondamentale che non deve mai essere dimenticata&rdquo;, nel corso di una conversazione radiofonica del 1993 e pubblicata dalla manifestolibri nel 1995 con prefazione di G. Mazzetti, aggiungeva che &ldquo;non &egrave; l&rsquo;individuo il responsabile, e non &egrave; quindi ragionevole attendersi che il rimedio venga dall&rsquo;azione individuale&rdquo;, sono le pubbliche autorit&agrave; &ldquo;che debbono avviare il processo. Non ci si pu&ograve; aspettare che gli individui spendano di pi&ugrave;, quando alcuni di loro stanno gi&agrave; indebitandosi. Non ci pu&ograve; aspettare che gli imprenditori procedano a degli investimenti aggiuntivi, quando stanno gi&agrave; subendo perdite. &Egrave; la comunit&agrave; organizzata che deve trovare modi saggi per spendere e avviare il processo&rdquo;. &Egrave; quindi lo Stato e gli altri enti pubblici che devono effettuare le necessarie spese (&ldquo;sagge&rdquo;) per poter avviare un processo di accrescimento della ricchezza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-119\">8 Gennaio 2009 alle 12:19 am<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Francesco scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&ldquo;&hellip;non &egrave; nella benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma della considerazione del loro interesse personale. Non ci rivolgiamo alla loro umanit&agrave; ma al loro egoismo, e parliamo dei loro vantaggi e mai delle nostre necessit&agrave;&hellip;&rdquo; cos&igrave; (in sintesi) Adam Smith nella sua opera magnifica: &ldquo;La Ricchezza delle Nazioni&rdquo;, ci dice che tramite l&rsquo;egoismo e l&rsquo;interesse verso il proprio tornaconto,l&rsquo;insieme degli individui (la comunit&agrave;), inconsapevolmente contribuisce alla determinazione dell&rsquo;equilibrio. Si evince il movimento automatico che porta a detto punto (la famosa mano invisibile). In questa opera pioneristica per lo studio dell&rsquo;economia, raffiguriamo un po gli albori del Laissez-Faire e quindi in Smith il padre dell&rsquo;economia classica. Altra colonna portante di questo eterogeneo filone &egrave; sicuramente la Legge degli Sbocchi di J.B. Say. Ebbene ci&ograve; che intendo &egrave; che queste teorie andavano bene nei secoli in cui sono state create, in quanto il contesto storico, le scoperte, i cambi di scenari e l&rsquo;assenza di una globalizzazione distraevano dalla labilit&agrave; del mercato. Da Lord Keynes (che &egrave; il pi&ugrave; famoso ma ve ne sono molti altri ed anche precedenti) questa visione cambi&ograve;, e cambi&ograve; anche per il contesto storico troppo diverso, con meccanismi troppo differenti da quelli delle teorie &ldquo;ortodosse&rdquo; (es.WWI-WWII, crisi&rsquo;29 ecc..). C&rsquo;&egrave; da dire che chi crede al liberismo incondizionato a mio avviso sbaglia perch&egrave; quello &egrave; il modo in cui un&rsquo;economia &ldquo;dovrebbe funzionare&rdquo; ma non &egrave; in realt&agrave; quello. Nella nostra epoca esempio del liberismo sono i Cds (tra le cause principali della crisi odierna) e questa deregolamentazione dei mercati sicuramente deleteria. Intanto il mondo &egrave; soggiogato dal Dio denaro-potere, che &egrave; la mira principale di chi dovrebbe assicurare uno stato giusto e pulito, e sinceramente un liberismo che funzioni in queste condizioni &egrave; improbabile. Poi il ruolo delle aspettative e della fiducia si aggrava, il mercato &egrave; incerto la teoria Smithiana del tornaconto &egrave; impraticabile e Keynes invece &egrave; un&rsquo;ottima alternativa. Ma non si &ldquo;deve essere schiavi di qualche scribacchino accademico morto anni or sono&rdquo;, bisogna avere ci&ograve; che gli economisti di un tempo avevano, cio&egrave; la capacit&agrave; di leggere il mercato come &egrave; oggi, portare avanti nuove teorie, basta con questi adattamenti non ci si pu&ograve; rifare a libri del 1776 o del 1936, che sono il nostro patrimonio culturale ma non possono rispecchiare una societ&agrave; che non esisteva! Dal grande Keynes si &egrave; voltati pagina, e gli economisti dovrebbero darsi da fare invece che parlare. Incidete sulla politica, non lasciamo fare a parlamentari la cui carriera &egrave; la televisione, ci vogliono veri politici e veri economisti perch&egrave; con questi che ci ritroviamo non andremo da nessuna parte, troppo impegnati a darsi la colpa e prendere meriti invece di aiutare un paese in piena decadenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-168\">22 Gennaio 2009 alle 2:33 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Ascanio Bernardeschi scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La volta precedente (20\/12\/08) mi sono soffermato sull&rsquo;ingiustamente disconosciuto contributo di Marx per la conoscenza delle cause delle crisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi vorrei replicare a coloro che in questa sede si dicono convinti che le soluzioni sono gi&agrave; belle e pronte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Certo, nessuno oggi pu&ograve; negare la criticit&agrave; del ruolo della domanda e la necessit&agrave; che la politica economica agisca per sostenerla. Da questo punto di vista la soluzione &egrave; ben cucinata e condivisa. Per&ograve; c&rsquo;&egrave; modo e modo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se la crescente diseguaglianza nella distribuzione del reddito e la diminuzione della capacit&agrave; di acquisto dei lavoratori sono alla base della crisi economica che sta attraversando l&rsquo;intero mondo capitalista e se la crisi finanziaria &egrave; conseguenza del tentativo di supplire all&rsquo;insufficienza della domanda con l&rsquo;estensione oltre ogni ragionevolezza del credito e della speculazione, non &egrave; che se ne stanno traendo le dovute conseguenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Oggi non siamo di fronte a una semplice fase negativa del ricorrente ciclo economico. La crisi che investe le nostre societ&agrave; &egrave; strutturale e profonda, paragonabile per intensit&agrave; e qualit&agrave; a quelle pi&ugrave; gravi, come lo fu quella del 1929-1930. &Egrave; una di quelle crisi che, una volta superate, non lasciano le cose come prima, ma cambiano profondamente assetti economici, sociali e anche democratici. &Egrave; una crisi che potrebbe partorire mostri, come il nazismo fu il prodotto della precedente grande crisi generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le possibilit&agrave; che le uscite da questa crisi siano in termini di compressione delle libert&agrave; democratiche, se non peggio, &egrave; data dal convergere di due elementi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da un lato il malcontento degli strati popolari, se non trova un&rsquo;adeguata risposta positiva, viene incanalato in guerre tra poveri (precari contro lavoratori stabili, &ldquo;partite IVA&rdquo; contro lavoratori dipendenti, italiani contro stranieri, giovani contro pensionati) e nuovi indirizzi autoritari possono perfino venir invocati dalle masse. Il fenomeno del leghismo, della xenofobia, dell&rsquo;invocazione di politiche securitarie potrebbero essere la punta dell&rsquo;iceberg di un imbarbarimento pi&ugrave; complessivo. Inoltre l&rsquo;incapacit&agrave; di dare risposte di tipo solidaristico ai bisogni della gente ha spinto alla ricerca di soluzioni di tipo individualistico, competitivo ed egoistico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi tipi di reazione sono ben alimentati da determinati settori politici e mass media proprio perch&eacute; convergono con un interesse preciso dei poteri forti: quello di ridurre gli spazi di partecipazione democratica e le possibilit&agrave; di organizzazione dei lavoratori, di unificazione delle classi sfruttate per poter comprimerne ulteriormente il tenore di vita. Tutto ci&ograve; &egrave; condizione necessaria per uscire dalla crisi se si vuole escludere una redistribuzione del reddito e il rilancio dello stato sociale. Se si vuol fare passare il sostegno pubblico nella forma di sostegno alle imprese decotte e che hanno giocato d&rsquo;azzardo ecc. &Egrave; significativo il fatto che le prime risposte alla crisi sono state il sovvenzionamento delle banche, la cui spregiudicatezza ne aveva determinato l&rsquo;insolvenza, e non il risarcimento dei lavoratori, il rilancio dei servizi pubblici e di un ruolo dello Stato nell&rsquo;economia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Di fronte all&rsquo;oggettivit&agrave; di questi pericoli e all&rsquo;attacco evidente in atto, hanno poche possibilit&agrave; di successo risposte su un terreno puramente difensivo. Bisogna aggiungere a ci&ograve; la costruzione di un progetto di nuova organizzazione sociale in grado di indicare una prospettiva positiva, credibile e fattibile a tutti coloro che soffrono le conseguenze della crisi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp; 1. <a href=\"http:\/\/www.economiaepolitica.it\/index.php\/universita-e-ricerca\/economisti-e-economisti\/#comment-190\">1 Febbraio 2009 alle 2:47 pm<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Tommaso scrive:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pensiero unico neoliberista ha procurato disastri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Stupisce che qualcuno insista a confondere le causa con i rimedi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Presentiamo un articolo di Dario de Vivo, professore ordinario di economia politica nell&#39;Universit&agrave; di Napoli Federico II, pubblicato mesi fa &#8211; ma il valore dell&#39;articolo &egrave; ancora del tutto intatto &#8211;&nbsp; sulla rivista online economiaepolitica.it. Abbiamo lasciato anche i commenti, i quali contengono spunti e osservazioni interessanti. &nbsp; *** &nbsp; Gli economisti sono sotto attacco da pi&ugrave; parti. La prestigiosa rivista Nature ha invocato la necessit&agrave; di una &ldquo;rivoluzione scientifica&rdquo; in economia, riconducendo l&rsquo;incapacit&agrave; degli&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[2,100,6],"tags":[124,125],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-3Y","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/246"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=246"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/246\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=246"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=246"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=246"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}