{"id":24923,"date":"2016-11-01T12:48:30","date_gmt":"2016-11-01T11:48:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24923"},"modified":"2016-11-01T12:49:20","modified_gmt":"2016-11-01T11:49:20","slug":"24923","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24923","title":{"rendered":"In ricordo di C.Bettelheim"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GIANNI PETROSILLO (Conflitti e strategie)<\/strong><\/p>\n<p>Nel luglio di quest\u2019anno ricorreva il decennale della morte del mio Maestro francese Bettelheim. Non trovavo pi\u00f9, in effetti, il ricordo di questo scienziato e uomo, cui sono stato legato da affetto e riconoscenza per l\u2019insegnamento impartitomi; un ricordo che scrissi appunto all\u2019epoca della sua morte. Finalmente, sono riuscito a ripescarlo e desidero ripubblicarlo. Non credo proprio di dover aggiungere n\u00e9 cambiare alcunch\u00e9. I miei sentimenti sono immutati. Si \u00e8 forse approfondito il distacco rispetto ad un passato morto e, a mio avviso, putrefatto; tuttavia, ritengo che l\u2019approfondimento non tradisca l\u2019insegnamento di quel Maestro, lo prosegua invece nell\u2019abbandonare certe idee ormai ossificate. Ripresento, quindi, le considerazioni che stilai allora. Segnalo per completezza che in wikipedia si possono trovare pi\u00f9 ampie informazioni sulla sua vita e attivit\u00e0 scientifica.<\/p>\n<p>*********************<\/p>\n<p>Il 20 luglio \u00e8 morto a Parigi Charles Bettelheim. Era nato in quella citt\u00e0 nel novembre del 1913. E\u2019 stato uno dei 4-5 maggiori economisti marxisti del \u2018900. Fu insegnante e Direttore di studi all\u2019Ecole Pratique des Hautes Etudes \u2013 poi divenuta Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales \u2013 dal 1948 al 1983; e diresse a lungo il Centre d\u2019Etudes des modes d\u2019industrialisation presso la stessa Scuola. Fu consigliere economico in India, Egitto e Cuba tra il 1953 e il 1966; e anche in Algeria, Guinea, ecc. Presidente di diverse \u201cassociazioni d\u2019amicizia\u201d: con Vietnam, Cina, Cuba, ecc. Direttore della rivista \u201cProbl\u00e8mes de planification\u201d nonch\u00e9 della collana \u201cEconomie et socialisme\u201d della casa editrice Maspero. Innumerevoli le sue opere: decine di libri e centinaia di articoli. Ricordiamo soltanto alcune delle sue principali opere: \u201cLa planification sovi\u00e9tique\u201d, Marcel Rivi\u00e8re 1939, \u201cL\u2019Inde ind\u00e9pendante\u201d, Armand Colin 1962, \u201cLa Transition vers l\u2019\u00e9conomie socialiste\u201d, Maspero 1968, \u201cCalcul \u00e9conomique et formes de propri\u00e9t\u00e9\u201d, Maspero 1970, \u201cLes luttes des classes en URSS\u201d (tra il 1917 e il 1941), quattro grossi tomi pubblicati tra il 1974 e il 1983 (solo i primi due tradotti in italiano dall\u2019Etas Libri negli anni \u201980).<\/p>\n<p>Importante il suo scambio di lettere con l\u2019altro grande economista marxista statunitense Paul M. Sweezy (\u201cLettres sur quelques probl\u00e8mes actuels du socialisme\u201d, Maspero 1972) pubblicato in italiano dagli Editori Riuniti nel 1993 con una mia prefazione. Comunque, tutti i volumi ricordati, e altri ancora, sono usciti in Italia con Editori Riuniti, Jaca Book, Feltrinelli, ecc. L\u2019ultima edizione italiana \u00e8 stata quella di \u201cCalcul \u00e9conomique et formes de propri\u00e9t\u00e9\u201d, ripubblicato l\u2019anno scorso dalla Casa editrice Mimesis nella collana althusseriana diretta da Maria Turchetto.<\/p>\n<p>Sapevo che gi\u00e0 da due mesi stava molto male; per cui la notizia del suo decesso non mi \u00e8 giunta inaspettata, e tuttavia non mi ha colpito di meno n\u00e9 meno in profondit\u00e0. Non solo per motivi di vero affetto personale, ma anche per lo struggimento e la malinconia della fine di un\u2019epoca. Con Bettelheim si pu\u00f2 veramente dire che \u00e8 morto l\u2019ultimo grande pensatore marxista del \u2018900 (e quindi del marxismo tout court, secondo la mia opinione). Ufficialmente, come sopra ricordato, era considerato soprattutto un economista, ma il suo pensiero spaziava in vari settori del sapere; era profondamente interessato alla Storia e alla Filosofia, e s\u2019interessava anche di molti altri campi delle scienze, sia sociali che naturali. Egli fu in particolare un esponente di primissimo piano di quel marxismo fortemente critico e in fase di impetuoso ripensamento e sviluppo cui dette impulso speciale Althusser, di cui Bettelheim fu amico ed estimatore, mantenendo per\u00f2 sempre una impronta tutta propria e originale.<\/p>\n<p>Un\u00ec l\u2019attivit\u00e0 teorica a quella eminentemente pratica poich\u00e9 fu consulente per i problemi delle economie pianificate in numerosi paesi soprattutto del Terzo Mondo. Un personaggio di grande levatura, quindi; in rapporti diretti, spesso di vera amicizia, con i principali dirigenti del movimento comunista internazionale e degli Stati del \u201csocialismo reale\u201d. E cos\u00ec pure con quelli dei paesi in via di sviluppo nel periodo d\u2019oro della conquista della loro indipendenza (si pensi a grandi personalit\u00e0 quali Nehru, Ben Bella, Nasser, Fidel e il Che, e tanti altri). Negli ultimi anni aveva modificato notevolmente le sue posizioni senza abbandonare i propri ideali di fondo; ed \u00e8 rimasto fino all\u2019ultimo estremamente lucido, seguendo i vari avvenimenti politici ed economici del suo paese e quelli internazionali. L\u2019ultima volta che l\u2019ho visto \u00e8 stato nel maggio del 2005, e abbiamo parlato un po\u2019 di tutto. Malgrado l\u2019importanza della sua opera teorica e pratica, e delle relazioni intrattenute, \u00e8 sempre stato personaggio schivo, quasi timido, di un\u2019assoluta modestia che metteva a suo agio qualsiasi interlocutore; curioso di ogni novit\u00e0 e in possesso di una cultura, non semplicemente scientifica, di rara ampiezza. Insomma, un vero grande Maestro.<\/p>\n<p>Ricordo bene l\u2019anno passato a seguire i suoi corsi all\u2019Ecole Pratique (in Boulevard Raspail, 54) e gli incontri nel suo studio in rue des Feuillantines, dove mi riceveva quasi tutte le settimane dedicandomi un paio d\u2019ore di intense discussioni in cui, pur senza parere troppo, mi indirizzava lungo i sentieri di una impostazione del marxismo, che comunque sentivo molto, direi visceralmente, quasi rispondesse al mio bisogno di liberarmi di quella pesantezza, di quello scolasticismo dogmatico, che avvertivo nel marxismo \u201cufficiale\u201d di quei tempi. E\u2019 in quegli incontri che si \u00e8 formata la mia personalit\u00e0 scientifica; e sar\u00f2 sempre grato a quell\u2019uomo (non solo allo scienziato), e sempre commosso nel ricordare quel viso gentile, quegli occhi benevoli, in cui appariva un lampo di divertita malizia tutte le volte che cadevo in qualche confusione, in qualche ingenuit\u00e0 \u201cgiovanile\u201d (in realt\u00e0, di marxista ancora invischiato nella nefasta \u201cortodossia\u201d di quell\u2019epoca). Ricordo con emozione le lezioni del gioved\u00ec dalle 18 alle 20, con l\u2019aula stracolma (qualche centinaio) di studenti (alcuni gi\u00e0 studiosi) provenienti da tutte le parti del mondo; ben oltre la met\u00e0 era costituita da asiatici, sudamericani, arabi, africani; ben rappresentata anche l\u2019Europa dell\u2019est, sedicente socialista. Anche di questo sono grato a Bettelheim, di questa reale formazione: non solo scientifica, bens\u00ec pure culturale e umana in senso pieno. Un periodo veramente indimenticabile.<\/p>\n<p>Torniamo per\u00f2 a Bettelheim. Il suo pensiero era di un rigore eccezionale; non consentiva, n\u00e9 a se stesso n\u00e9 ai suoi allievi, svolazzi e fantasie, ogni passo era controllato. Era come un ottimo capitano marittimo che, man mano che la sua nave si avvicina a riva, fa lanciare regolarmente e frequentemente lo scandaglio onde evitare di restare incagliato. Come ha scritto su \u201cLe Monde\u201d il suo principale allievo, Bernard Chavance, malgrado la sua fragile salute, era di una tenacia incredibile, di una forza di volont\u00e0 sempre tesa all\u2019estremo limite. Aveva un senso preciso del suo dovere di pensatore e di esperto d\u2019eccezione. Purtroppo, nemmeno lui ha potuto sconfiggere i limiti dell\u2019et\u00e0 ormai molto avanzata, e non \u00e8 riuscito a terminare quell\u2019autobiografia teorica cui teneva moltissimo e che avrebbe costituito una notevolissima eredit\u00e0 culturale. E\u2019 da augurarsi che i suoi allievi riescano a raccogliere l\u2019enorme mole di lavoro che comunque aveva gi\u00e0 svolto, e siano cos\u00ec in grado di consegnarci almeno in parte i passaggi fondamentali della sua pluridecennale riflessione teorica, che rappresenterebbe sicuramente una miniera da cui estrarre molto materiale prezioso.<\/p>\n<p>Come ho ricordato all\u2019inizio, la collana althusseriana, diretta da Maria Turchetto presso le edizioni Mimesis, ha ripubblicato nel 2005 la traduzione italiana del suo principale testo teorico, apparso per la prima volta in Italia nella Jaca Book circa trent\u2019anni fa. Ho avuto l\u2019onore di scrivere la prefazione a questa nuova edizione; e in essa credo di aver indicato, con sufficiente chiarezza, i principali temi teorici affrontati dall\u2019autore. Mi esimo quindi dal riproporli. Voglio invece piangerlo come Uomo e come, appunto, Maestro di tutti quei marxisti che non si sono appiattiti sulla stereotipata riproposizione di un marxismo dottrinale, sterile, strumento ormai inutile per qualsiasi analisi relativa al mondo contemporaneo.\u000b Solo la lettura superficiale dei testi bettelheimiani, lettura che si fermi alla mera forma di espressione, pu\u00f2 credere che il \u201csuo tempo\u201d sia ormai irrimediabilmente passato.<\/p>\n<p>Invito invece soprattutto i pi\u00f9 giovani, quelli che non sono stati irretiti da \u201ccattivi maestrucoli\u201d di un marxismo economicistico, rozzo, catechistico (ma per fortuna questi sono ormai mosche bianche), a rileggere Bettelheim con spirito aperto, innovativo, scevro da ogni schematismo; e avranno allora la piacevole sorpresa di incontrare un pensiero stimolante perch\u00e9 fortemente critico di ogni indirizzo precostituito, un pensiero che ad ogni pagina scava in se stesso oltre che in quello dei classici; un pensiero che non riflette in generale su come dovrebbe essere l\u2019uomo nuovo, ma si arrovella sulle condizioni di possibilit\u00e0 di nuove strutture di rapporti sociali in cui gli individui, senza rinunciare a se stessi, si abituino a forme cooperative e di eventuale competizione non reciprocamente distruttiva, sopraffattrice.\u000b Bettelheim ha concluso la sua esistenza corporea, fisica; \u00e8 per\u00f2 morto definitivamente solo per coloro che sono gi\u00e0 morti essi stessi, per coloro che hanno abdicato a ogni ideale di rinnovamento per godere dei vantaggi di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 adagiata nel suo misero benessere materiale.<\/p>\n<p>Una societ\u00e0 in cui la maggioranza sembra al momento costituita da uomini piccini, che per ottenere un qualche riconoscimento formale, una qualche carica istituzionale, o per fare tanti \u201cdan\u00e9\u201d, si prodigano nel colpirsi l\u2019un l\u2019altro, nel prostituirsi l\u2019un l\u2019altro, nel mentire, nel dir bianco il nero e viceversa. Per gli altri, Bettelheim \u00e8 vivo, vivissimo; come Sweezy, come Luk\u00e0cs, come Althusser e non so quanti altri; il movimento, cui Bettelheim appartenne, \u00e8 ricchissimo di personalit\u00e0 che hanno lasciato un segno profondo del loro passaggio. Ovviamente, e credo che ognuno lo abbia gi\u00e0 capito, Bettelheim e tutti i personaggi sunnominati sono assurti all\u2019ideale Olimpo, alla cui sommit\u00e0 stanno i pi\u00f9 grandi: Marx e Lenin.\u000b Fallimenti, vilt\u00e0, e anche ignominia, hanno consegnato alla Storia quel movimento; e su questo non ritengo debbano esserci rimpianti.<\/p>\n<p>Resta per\u00f2 un pensiero e restano le \u201cavventure intellettuali\u201d di coloro che lo hanno alimentato. Quando si tratta di vero pensiero \u2013 che quindi scava in profondit\u00e0 e non si acquieta n\u00e9 si adagia nei primi superficiali risultati, nutrendosi di rigore ideale unito a coerenza e forte tempra morale \u2013 le lezioni dei Maestri continueranno a germogliare anche nei tempi futuri. Non vi \u00e8 dubbio che questo sar\u00e0 il caso di Bettelheim. Una vita piena, vissuta senza cedimenti, ricca di riconoscimenti e di soddisfazioni reali, con anche molti affetti familiari. Una vita da uomo e da scienziato che si pu\u00f2 augurare a chiunque.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/in-ricordo-di-c-bettelheim\">http:\/\/www.conflittiestrategie.it\/in-ricordo-di-c-bettelheim<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIANNI PETROSILLO (Conflitti e strategie) Nel luglio di quest\u2019anno ricorreva il decennale della morte del mio Maestro francese Bettelheim. 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