{"id":24934,"date":"2016-11-02T10:30:46","date_gmt":"2016-11-02T09:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24934"},"modified":"2016-11-01T20:21:41","modified_gmt":"2016-11-01T19:21:41","slug":"marittimi-la-liberalizzazione-sulluso-dei-migranti-fa-litigare-gli-armatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=24934","title":{"rendered":"Marittimi: la liberalizzazione sull\u2019uso dei migranti fa litigare gli armatori"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONTROPIANO (Elisabetta della Corte)<\/strong><\/p>\n<p>In attesa della manifestazione di protesta dei lavoratori marittimi a Roma, il 15 novembre1 davanti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la rabbia di una parte dei marittimi italiani viaggia in rete in vari gruppi facebook, come ad esempio \u2018Marittimi Dite la Vostra\u2019 che conta 1619 membri (https:\/\/www.facebook.com\/groups\/556163311145228\/?fref=ts). Leggendo i post emerge un mare di scontento per il comportamento degli armatori, del sindacato, del ministero, per l\u2019ondata di costosi corsi di formazione a cui sono costretti a partecipare per il rinnovo delle certificazioni di idoneit\u00e0 al lavoro2; corsi che i lavoratori stessi considerano ripetitivi ed inutili rispetto alle conoscenze e competenze che hanno gi\u00e0 acquisito in anni di studio e di mare. La logica alla corsa all\u2019aggiornamento, al perfezionamento e all\u2019accreditamento continuo \u00e8 uno strumento per precarizzare ulteriormente il lavoro ed esporre i lavoratori al rischio di demansionamento.<\/p>\n<p>locandina-marittimi-15-novembre-20161Sempre nei gruppi dei marittimi in rete non sono pochi i riferimenti all\u2019ultima vicenda dello scontro tra Emanuele Grimaldi e Vincenzo Onorato, due grossi armatori italiani a capo di due multinazionali della logistica- Gruppo Grimaldi e Gruppo Moby Lines-Tirrenia, in merito alla revisione del Registro Internazionale marittimo (legge 30\/1998 \u2013 in particolare l\u2019articolo 243), e sulla questione dei \u2018privilegi fiscali\u2019, e l\u2019uso di lavoratori extracomunitari per ridurre il costo del lavoro e \u2018spiaggiare\u2019 in via definitiva il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro-marittimi.<\/p>\n<p>Questa volta gli extracomunitari servono, non sono da scacciare, non si alzano barricate come succede altrove; anzi, al contrario, sono indispensabili agli armatori italiani, o almeno ad alcuni, per ridurre nel settore del cabotaggio, cos\u00ec come in altri, il costo del lavoro e disfarsi del contratto collettivo nazionale dei marittimi italiani che, tra le altre cose, stabilisce, a secondo della grandezza delle navi e delle mansioni, retribuzioni diverse che oscillano da poco pi\u00f9 di 900 euro per un mozzo ai 3000 euro e pi\u00f9 per un comandante, cos\u00ec come si evince da questa tabella sulle tariffe retributive previste dal CCNL (http:\/\/www.filtcgil.it\/ccnl\/tab-retr-all1.pdf).<\/p>\n<p>Nel settore del cabotaggio, il gravoso e pericoloso lavoro dei marittimi, per assurdo non riconosciuto come lavoro usurante, \u00e8 segnato a livello normativo, contrattuale, retributivo da grosse disparit\u00e0. Una selva di nome a livelli diversi creano il terreno fertile per eludere i diritti minimi. Ad esempio, una nave battente bandiera inglese sulla base della normativa nazionale pu\u00f2 ingaggiare lavoratori extracomunitari e muoversi sulle stesse rotte battute da compagnie italiane, l\u2019esempio pi\u00f9 comune \u00e8 la tratta Genova-Porto Torres, dove per\u00f2 in base all\u2019attuale normativa nazionale le navi che battono bandiera italiana possono impiegare solo marittimi italiani.<\/p>\n<p>Questo perch\u00e9 per le compagnie italiane sono previsti una serie di lauti incentivi vincolati all\u2019assunzione di personale italiano. Ovvero, se mi imbarco su un traghetto che da Civitavecchia o da Genova mi porta in Sardegna e scelgo una compagnia battente bandiera italiana a bordo tutta la squadra, dal mozzo, al barman, al cuoco fino al capitano dovrebbe essere composta da italiani e questo appunto perch\u00e9 la politica degli incentivi era pensata per salvaguardare l\u2019occupazione dei marittimi italiani, un esercito di diverse migliaia di persone, con salari, previdenza, norme sulla salute che devono rispettare il C.C.N.L. Come si accennava, invece, la selva di norme a vari livelli- internazionale, comunitario e nazionale- stanno producendo una significativa deregolamentazione nel settore dei traffici via mare, ed in particolare per i traghetti e le navi da crociera, con un gioco al ribasso sui salari e le condizioni di lavoro. Non ci soffermeremo, per limiti di tempo, su questi aspetti legali rinviando per chi volesse approfondire ad una serie di documenti riportati in nota4.<\/p>\n<p>Veniamo, invece, alla questione italiana, e allo scontro tra armatori che ruota anche intorno alla questione dei lavoratori extracomunitari e soprattutto agli incentivi statali e all\u2019abolizione dell\u2019obbligo di assumere marittimi italiani nel settore del cabotaggio, usando la leva del dumping sociale per aumentare i profitti, che tradotto in termini padronali si declina con il refrain del \u2018far fronte alla competitivit\u00e0\u2019 e di adeguarsi alle norme comunitarie \u2019.<\/p>\n<p>Manuel Grimaldi un noto imprenditore del settore (Grimaldi group) e presidente della Confederazione nazionale armatori (Confitarma), il 24 ottobre 2016, all\u2019assemblea degli armatori a Roma, ha denunciato l\u2019inadeguatezza del decreto legislativo in discussione in questi giorni alla Camera5 sul riordino delle disposizioni legislative vigenti in materia di incentivi fiscali, previdenziali e contributivi in favore delle imprese marittime (n.321), che tra le altre cose concede esenzioni fiscali solo alle imprese che assumono lavoratori italiani e\/o comunitari. Il presidente di Confitarma ha chiesto a Graziano Delrio, ministro dei trasporti e delle infrastrutture, di intervenire per consentire l\u2019estensione degli sgravi fiscali anche a quelle compagnie che battendo bandiera di altri paesi europei impiegano, in base alla legislazione di quei paesi, marittimi extracomunitari, motivando la richiesta come un percorso indispensabile per evitare che l\u2019Unione Europea avvii un processo d\u2019infrazione all\u2019Italia 6.<\/p>\n<p>Il ritornello \u00e8 sempre lo stesso, quello della crisi del settore e l\u2019urgenza di intervenire per modificare l\u2019attuale impianto a favore di una maggiore flessibilit\u00e0 e lavoro a costi ridotti. Gli armatori dal canto loro, vale la pena ricordarlo, avevano gi\u00e0 trovato una loro soluzione per aggirare i vincoli con l\u2019uso delle \u2018bandiere di comodo\u2019- spiega un lavoratore \u2013 navi italiane che cambiano bandiera.<\/p>\n<p>Di fatto gli extracomunitari ci sono gi\u00e0, lavorano a prezzi scontati e in mansioni a bassa qualifica, a spiegarlo \u00e8 un altro noto armatore, il rivale in armi di Grimaldi, Vincenzo Onorato, che a gennaio ha comprato una pagina del quotidiano il Foglio per pubblicare un suo intervento dal titolo lapidario \u2018Stop alle esenzioni fiscali agli armatori\u2019, dove denunciava che le richieste di Manuel Grimaldi erano dettate da interessi personali dal momento che l\u2019armatore napoletano impiega gi\u00e0 su 29 navi extracomunitari a meno di 800 euro mensili, quasi la met\u00e0 di quello che invece Onorato dice di pagare ai suoi marittimi.<\/p>\n<p>Qui di seguito alcuni stralci del testo pubblicato da Onorato: \u2018\u2018Se negli anni lo Stato italiano si \u00e8 dimostrato sensibile alle problematiche dell\u2019armamento \u00e8 perch\u00e9 ha sempre avuto grande attenzione all\u2019occupazione dei marittimi italiani. Questo era l\u2019unico ritorno ai privilegi fiscali per gli armatori. Oggi la Confitarma (l\u2019associazione degli armatori italiani) con il suo presidente, Emanuele Grimaldi, sta pressando affinch\u00e9, riporto le sue parole, \u2018\u2019i privilegi legati alla bandiera italiana vengano allargati anche a tutte le unit\u00e0 di bandiera comunitarie che fanno capo ad aziende armatoriali italiane o a strutture con stabile organizzazione in Italia\u2019\u2019, sostenendo che l\u2019Unione europea potrebbe aprire un processo d\u2019infrazione al nostro Paese\u2019\u2019.<\/p>\n<p>E poi continua spiegando quelle che secondo Onorato sono le vere ragioni e le conseguenze che questo potrebbe avere sui costi del lavoro e sull\u2019occupazione:\u2018\u2019 L\u2019apertura dei benefici fiscali a tutte le bandiere comunitarie, con il conseguente esborso da parte dello Stato, \u00e8 comunque il male minore. Molte bandiere comunitarie, consentono di imbarcare marittimi extracomunitari a meno di 800 euro al mese, anche sulle rotte nazionali per le nostre isole, che dovrebbero oggi essere riservate ai marittimi italiani o comunitari. Tutto il settore del cabotaggio italiano, incluso quello per le isole minori, conta circa 20.000 lavoratori italiani. Le compagnie di navigazione italiane coinvolte si troveranno nella forbice di dover scegliere fra licenziare gli italiani con contratto nazionale per imbarcare extracomunitari o chiudere i battenti.<\/p>\n<p>Nella sostanza Confitarma sta chiedendo allo stato italiano di continuare a finanziare gli armatori per dismettere la bandiera italiana e soprattutto sbarcare i marittimi italiani\u2019\u2019. Segue, poi, fornendo alcuni dati sull\u2019occupazione sulle navi di Grimaldi: \u201c Oggi Grimaldi impiega extracomunitari su ben 29 navi, anche su tratte nazionali: a bordo solo il 40% dei marittimi \u00e8 italiano; sulle restanti navi del gruppo che navigano con alte bandiere, la percentuale scende drammaticamente sotto il 10%\u2019\u2019 (http:\/\/www.ilpost.it\/2016\/01\/22\/il-messaggio-a-pagamento-di-vincenzo-onorato-sul-foglio\/copia-di-f20160122_00-trascinato\/).<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 questo e anche dell\u2019altro, se quella di Grimaldi con il suo esercito di riserva fatto di extracomunitari sottopagati \u00e8 una parte della diatriba tra armatori a questa bisogna aggiungere che Grimaldi \u00e8 presente su alcune tratte verso le isole da sempre battute dalle navi di cui Onorato \u00e8 proprietario.<\/p>\n<p>Insomma, sconfinamenti su rotte altrui, marittimi extracomunitari pagati la met\u00e0 o un terzo di quanto stabilisce il CCNL marittimi e rottamazione del contratto nazionale, sono alcuni dei motivi, insieme alla preoccupazione per la sua flotta, che hanno spinto Onorato a comprare una pagina intera del quotidiano il Foglio, a gennaio, per chiedere che agli imprenditori che usano gli extracomunitari vengano tolti i vantaggi della esenzioni fiscali di cui hanno ampiamente goduto negli anni. Nei mesi la diatriba tra armatori non si \u00e8 spenta. Un mese dopo a febbraio Vincenzo Onorato torna sulla questione in modo pi\u00f9 esplicito, a Milano, per il lancio della sua nuova holding che vede insieme tre compagnie Moby, Tirrenia e Toremar, e qui i toni si fanno pesanti: accusa Confitarma di voler mantenere i privilegi fiscali pur assumendo marittimi extracomunitari con tariffe al ribasso rispetto a quanto stabilito dal contratto italiano. La spesa del Governo, di 300 milioni, stando ad Onorato non sarebbe pi\u00f9 giustificata in questo modo.<\/p>\n<p>Grimaldi, dal canto suo, risponde diffondendo una nota in cui accusa a sua volta l\u2019armatore Onorato di perseguire i propri interessi ignorando i vincoli imposti dall\u2019Europa7. La diatriba non si \u00e8 spenta, nessuna tregua tra i due imprenditori, ma torniamo all\u2019incontro del 24 ottobre, quando Grimaldi nel suo intervento in presenza del ministro Delrio ha dipinto uno scenario fosco che, per alcuni, suona come una sorta di ricatto: la perdita prevista di circa 1500 posti di lavoro, di personale italiano, e il cambio di bandiera delle compagnie italiane nel caso in cui non si modificasse l\u2019attuale normativa che mantiene i privilegi fiscali alle sole compagnie che assumono marittimi italiani e\/o comunitari.<\/p>\n<p>Modificando, invece, l\u2019attuale norma non ci sarebbero pi\u00f9 vincoli e gli armatori potrebbero assumere per le tratte italiane chi vogliono.<\/p>\n<p>Ora, al di l\u00e0 dello scontro tra i due armatori, la Confitarma e il suo seguito, \u00e8 quello che emerge dal duello il dato interessante: il grosso bubbone, quello del lavoro, sarebbe rimasto in ombra cos\u00ec come le facilitazioni, gli sgravi e soprattutto lo sfruttamento del lavoro dei marittimi. Ebbene s\u00ec, questa volta gli extracomunitari servono, per ridurre i costi, offrire al padronato maggiore flessibilit\u00e0 e mettere in competizione gli operai con la vecchia logica dell\u2019esercito di riserva. Niente di nuovo sotto il sole, si tratta di usare l\u2019argomento della crisi, le differenze tra salari degli extracomunitari e non, per aumentare i profitti riducendo i costi e i vincoli nell\u2019uso della forza lavoro mantenendo per\u00f2 il privilegio delle esenzioni. La risposta di Delrio a queste richieste \u00e8 stata, per molti versi, semplice e accondiscendente.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 pace sul fronte dei porti e per le vie del mare e non sono pochi i grattacapi per il ministro Delrio costretto a barcamenarsi in un mare malmostoso; solo pochi giorni fa la patata bollente erano i 442 esuberi dei portuali di Gioia Tauro che ancora non ha trovato soluzione8. Il prossimo 15 novembre, la \u2018gente di mare\u2019 si \u00e8 data appuntamento a Roma, al Ministero dei trasporti e delle infrastrutture, per protestare. Fino a che punto le acque resteranno calme e navigabili \u00e8 difficile da stabilire, ma il malumore tra i lavoratori del mare \u00e8 in aumento e potrebbe esplodere portando tempesta rivendicando, ad esempio, le stesse condizioni d\u2019ingaggio per tutti comunitari e non, eliminando cos\u00ec le disparit\u00e0 di cui si avvantaggiano gli armatori adesso.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1\u0002 https:\/\/www.facebook.com\/events\/344598115884477\/ la manifestazione nazionale dei lavoratori marittimi \u00e8 stata promossa dai sindacati ma dal Coordinamento nazionale marittimi 3 febbraio che unisce un ventaglio di associazioni (http:\/\/www.themeditelegraph.it\/it\/shipping\/shipowners\/2016\/09\/27\/certificati-ritardo-protesta-dei-marittimi-uzvjBA6RVblriCj9k0iH2J\/index.html). Tra i motivi della protesta l\u2019adeguamento e la concessione delle certificazioni imposte alla \u2018gente di mare\u2019 per poter lavorare; requisiti che non tutti i marittimi potrebbero conseguire sia per i tempi stretti stabiliti dal ministero sia perch\u00e9 i corsi di formazione sono costosi e in molti casi inutili. In base alle stime i lavoratori che non hanno le certificazioni sarebbero migliaia.<\/p>\n<p>2<\/p>\n<p>3\u0002 http:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/TESTO_IMPRESE_MARITTIME.pdf<\/p>\n<p>4\u0002 Vedi in particolare Normativa comunitaria 3577\/92; La \u2018Politica di Atene\u2019 prodotta dalla Federazione internazionale trasporti (itf); gli standard ILO (International Labour Organization) (http:\/\/www.ilo.org\/global\/standards\/maritime-labour-convention\/lang\u2013en\/index.htm) ed alcuni documenti di fonte sindacale sulla vicenda: http:\/\/www.fitcisl.org\/61?documento_fit=1366http:\/\/www.filtcgil.it\/index.php\/mare\/trasporto-marittimo\/contratto-nazionale\/<br \/>\n5\u0002 Schema di decreto legislativo recante riordino delle disposizioni legislative vigenti in materia di incentivi fiscali, previdenziali e contributivi in favore delle imprese marittime (n. 321) (http:\/\/www.governo.it\/sites\/governo.it\/files\/RELAZIONE_IMPRESE_MARITTIME.pdf);<br \/>\n6\u0002http:\/\/www.senato.it\/application\/xmanager\/projects\/leg17\/attachments\/documento_evento_procedura_commissione\/files\/000\/004\/312\/MEMORIA_CONFITARMA_AUDIZIONE_DEL_27_SETTEMBRE_2016_ATTO_GOVERNO_321.pdf ; http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/affari-e finanza\/2016\/07\/18\/news\/mare_le_acque_agitate_degli_armatori_il_decreto_cabotaggio_divide_il_settore-144410826\/<\/p>\n<p>7\u0002 http:\/\/www.confitarma.it\/dyn\/doc\/5244.pdf<\/p>\n<p>8\u0002 http:\/\/contropiano.org\/interventi\/2016\/10\/20\/gioia-tauro-senza-gioia-fallimento-della-pianificazione-industriale-la-forza-dei-portuali-084874<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/contropiano.org\/news\/news-economia\/2016\/10\/31\/lavoro-marittimo-la-liberalizzazione-sulluso-dei-migranti-litigare-gli-armatori-085301\">http:\/\/contropiano.org\/news\/news-economia\/2016\/10\/31\/lavoro-marittimo-la-liberalizzazione-sulluso-dei-migranti-litigare-gli-armatori-085301<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONTROPIANO (Elisabetta della Corte) In attesa della manifestazione di protesta dei lavoratori marittimi a Roma, il 15 novembre1 davanti al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, la rabbia di una parte dei marittimi italiani viaggia in rete in vari gruppi facebook, come ad esempio \u2018Marittimi Dite la Vostra\u2019 che conta 1619 membri (https:\/\/www.facebook.com\/groups\/556163311145228\/?fref=ts). 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