{"id":25029,"date":"2016-11-03T23:00:08","date_gmt":"2016-11-03T22:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25029"},"modified":"2016-11-04T09:31:46","modified_gmt":"2016-11-04T08:31:46","slug":"4-novembre-la-grande-guerra-di-mario-cambiucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25029","title":{"rendered":"4 novembre: la grande guerra di Mario Cambiucci"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-25030\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Mario-cambiucci-215x300.jpg\" alt=\"mario-cambiucci\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Mario-cambiucci-215x300.jpg 215w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Mario-cambiucci.jpg 322w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grande Guerra complet\u00f2 l\u2019unificazione geografica e morale dell\u2019Italia, creando per la prima volta nel popolo uno spirito di identit\u00e0 nazionale. In essa si espressero volontarismo, idealismo, generosit\u00e0, eroismo e si forgiarono caratteri d&#8217;acciaio ma i volontari, gli idealisti, i generosi, gli umili patrioti come Mario Cambiucci scoprirono l&#8217;orrore, di essere carne da macello, gli imboscati, il dolore di non essere rispettati quando tornavano in licenza, la mostruosit\u00e0 della guerra moderna e in 650.000 diedero la vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo commovente scritto, che narra la guerra vissuta da un umile patriota non illetterato, riportando molti brani del suo diario, c&#8217;\u00e8 tutta la complessit\u00e0 della guerra, il fascino e l&#8217;orrore, l&#8217;idealismo e l&#8217;opportunismo, la retorica e la realt\u00e0. Il 4 novembre si deve festeggiare, perch\u00e9 appunto la grande guerra gener\u00f2 nel popolo lo spirito di identit\u00e0 nazionale, concluse il Risorgimento, e perch\u00e9 il popolo italiano svolse un grande ruolo nella distruzione dell&#8217;ultimo impero dinastico. Ma si deve anche ricordare. Infatti, il fanatismo degli esaltati, da un lato, e il fanatismo dei detrattori i quali sono incapaci di ammirare o almeno apprezzare l&#8217;idealismo, il volontarismo, il coraggio, il sincero patriottismo che nella guerra si espressero, dall&#8217;altro, in generale i fanatismi che vedono sempre soltanto una parte della realt\u00e0, vanno rigettati, perch\u00e9 su di essi o si fonda la megalomania che conduce inesorabilmente alla distruzione, o il cinismo che genera disprezzo, repulsione e scissione. Val la pena ricordare, in proposito, ci\u00f2 che scrisse Chabod:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>L&#8217;Italia viene perci\u00f2 a trovarsi da un lato di fronte all&#8217;appello dei contadini (&#8220;la terra ai contadini&#8221;) e alle rivendicazioni operaie foriere di sviluppi che vanno ben oltre gli aumenti salariali; dall&#8217;altro lato di fronte alla insoddisfazione, alle angosce e alle incertezze della borghesia, specialmente della piccola borghesia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Occorre anche notare che questi gruppi di combattenti (soprattutto studenti, universitari, divenuti ufficiali durante la guerra) che sentono vivamente l&#8217;ideale della patria e che gi\u00e0 soffrono delle contese intorno ai problemi adriatici, si troveranno spesso in opposizione alle masse operaie delle citt\u00e0, le quali adottano un risoluto atteggiamento di biasimo non soltanto verso la guerra stessa e i capi che l&#8217;hanno preparata e diretta, ma anche verso coloro che l&#8217;hanno combattuta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tale atteggiamento della classe operaia fu, in ogni caso, un grande errore. Uno degli aspetti della tragedia del socialismo italiano prima del 1922 fu appunto l&#8217;aver consentito che fra &#8220;patria&#8221; e &#8220;classe&#8221; si creasse un&#8217;opposizione. Anche a tale riguardo il socialismo italiano ha subito un&#8217;evoluzione molto pi\u00f9 lenta rispetto a quello francese, il quale fu pi\u00f9 precoce nell&#8217;accettare una responsabilit\u00e0 di governo, riuscendo altres\u00ec a superare con maggior facilit\u00e0 la frattura operatasi nella seconda met\u00e0 del XIX secolo fra la &#8220;patria&#8221; delle classi borghesi e l'&#8221;Internazionale&#8221; delle classi operaie. Lo stesso non avvenne per il socialismo italiano. Certo, uomini come Turati, Treves, Modigliani, Prampolini \u2013 cio\u00e8 le personalit\u00e0 pi\u00f9 eminenti del partito socialista \u2013 amavano il loro paese; e l&#8217;amavano di tutto cuore, altrettanto e forse pi\u00f9 profondamente di certi truculenti nazionalisti che levavano alte grida; ma l&#8217;azione politica del partito socialista \u2013 ed \u00e8 ci\u00f2 che conta \u2013 restava ancorata a posizioni dottrinali che la paralizzavano; sarebbe stato necessario conquistare al socialismo i sentimenti e gli interessi della piccola borghesia (per la quale la patria \u00e8 sacra), se si intendeva farne la forza capace di dominare politicamente la crisi del dopoguerra e di sostituirsi alle vecchie classi dirigenti dello Stato<\/em>&#8221; [da Feredico Chabod, <em>L&#8217;Italia contemporanea (1918-1948)<\/em>, Torino, 1961, p. 38 s.] (SD&#8217;A)<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 scritto molto durante la Grande Guerra, ma troppe di queste testimonianze sono poi state riviste dopo la guerra oppure sono state addirittura scritte a posteriori. Una tra le poche eccezioni tra i sopravvissuti \u00a0(oltre alle poesie, per esempio, di un Ungaretti o di un Gadda), \u00e8 la testimonianza di Paolo Monelli poi destinato a diventare un grande giornalista. Il suo \u201cLe scarpe al sole\u201d \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 bei libri italiani sulla Prima Guerra Mondiale: il diario scritto durante il periodo bellico \u00e8 stato pubblicato gi\u00e0 nel 1919 e per suo volere senza revisioni, con la sola aggiunta di alcune note geografiche per dare maggiore chiarezza al lettore. Altre testimonianze come quelle di Lussu (\u201cUn anno sull\u2019altopiano\u201d \u00e8 stato scritto nel 1936) o di Hemingway, pur assai pregevoli, sono pi\u00f9 da iscrivere tra i romanzi storici che non tra i veri e propri diari di guerra: bellissimi documentari, ma mediati dagli anni e dalla impostazione letteraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In genere, i diari, le memorie, le poesie sono state scritte dagli ufficiali, ma \u00e8 nelle lettere spesso sgrammaticate e scritte di getto dal soldato nelle pause dei combattimenti, che troviamo tutta la realt\u00e0 della guerra, senza le mediazioni romanzesche o la distanza degli anni che attutisce e decanta. I fanti che vengono mandati al massacro sono in gran parte contadini e quelli che sopravvivono la raccontano come un&#8217;esperienza solo un po&#8217; pi\u00f9 dura della loro vita di tutti i giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo articolo presentiamo invece alcune testimonianze di un maestro romagnolo, Mario Cambiucci, che si pone a met\u00e0: non \u00e8 un contadino, ma non \u00e8 neppure un sopravvissuto. E\u2019 un protagonista minore, ma non un illetterato, e con i suoi scritti ci fa percorrere un periodo della Grande Guerra e la storia di uno di quei 650.000 che non \u00e8 pi\u00f9 tornato a casa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario, figlio di Vincenzo e di Antonia Mattioli, nasce il 25 Agosto 1896 alla Serra di Castel Bolognese dove la madre insegna alle scuole elementari di quella frazione. Ottenuta la licenza di maestro elementare, prima di partire soldato, anche Mario insegna, ma nelle scuole di Bertinoro. Di Cambiucci \u00e8 giunto a noi un fitto carteggio, composto di lettere alla famiglia, poesie e scritti vari, gelosamente custodito dalla sorella Amabilia che qui andremo solo molto brevemente a citare, ma che \u00e8 stato pubblicato quasi integralmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando scoppia la guerra, la leva di Mario non \u00e8 ancora tra quelle mobilitate. Tuttavia nonostante Cambiucci sia un interventista, come ricorda il suo amico e collega Mario Boni (\u201c<em>Egli fu decisamente per l\u2019intervento e questa sua fede propagand\u00f2 fra gli amici e i conoscenti<\/em>\u201d), lui non parte volontario. Pur inebriato dalle idee di quel maggio radioso e non vedendo l\u2019ora di essere chiamato alle armi, l\u2019amore per la madre lo trattiene dal partire immediatamente volontario. Infatti in una lettera a lei indirizzata appare chiara la sua visione e tra le altre cose scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>Carissima mamma, io non so davvero chi sia stato quel tal signore che s\u2019\u00e8 preso la briga di chiacchierare sul mio conto e che \u00e8 andato a dire che mi son firmato per partire volontario. Quel tale si \u00e8 sbagliato di grosso, cari miei, perch\u00e9 io non ho avuto mai nessuna intenzione di farlo, o meglio: se l\u2019intenzione l\u2019ho avuta, mi ha trattenuto sempre il pensiero di voi che sareste impazziti di dolore se fossi morto partendo come volontario per la guerra. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Vi dico per\u00f2 che aspetto con grandissimo desiderio il momento in cui verr\u00e0 chiamata la classe del 1896 perch\u00e9 vedendo tutti i miei compagni, sia della Serra che di Forlimpopoli e Bertinoro, alle porte d\u2019Italia per la difesa della patria, ben a malincuore me ne starei a casa a fare il neghittoso, il vile o l\u2019infingardo [&#8230;]<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo il nostro Stato Maggiore, comandato dal generale Luigi Cadorna, promette una vittoria semplice e rapida, sottovalutando drammaticamente la forza e l\u2019organizzazione nemica. In effetti vengono subito occupate, senza difficolt\u00e0, alcune strategiche vette di confine sul fronte Trentino e la citt\u00e0 di Grado. Sembra tutto facile, ma i nostri fanti \u00a0cominceranno a capire il vero volto della guerra solo quando si troveranno di fronte ai reticolati nemici che si sono ritirati, secondo un piano ben congegnato e si sono trincerati in zone rialzate rispetto alle nostre truppe avanzate o ancorate a montagne ripide ed inaccessibili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, dopo un mese di avvicinamento, si va all\u2019attacco. Il 23 giugno le nostre truppe si lanciano contro il Monte Kuk, le alture di Oslavia ed il Podgora. I reggimenti vengono mandati avanti a ranghi serrati, come nelle guerre ottocentesche. Le mitragliatrici e le artiglierie austriache li falciano senza piet\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 la 1a delle undici battaglie dell\u2019Isonzo che dura, appunto, dal 23 giugno al 7 luglio. Alla fine tra gli italiani si contano 1.916 morti, 11.495 feriti, 536 dispersi. E senza aver raggiunto alcun risultato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, dopo la 1a Battaglia dell\u2019Isonzo lo spirito delle nostre truppe e del paese \u00e8 ancora altissimo. I feriti, che come prevede la nostra organizzazione sanitaria, vengono inviati per mezzo di treni agli Ospedali Divisionali o d\u2019Armata dislocati all\u2019interno del paese, sono eroi da osannare. Ed \u00e8 proprio uno di questi primi convogli che Cambiucci vede a Ravenna e cos\u00ec descrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(21 Luglio 1915) <strong>Passaggio di prodi<\/strong> [&#8230;] Alla stazione affollata, l\u2019anima della citt\u00e0 attendeva la venuta dei feriti. Giunsero. Si videro uscire dalla stazione alcuni giovani: apparvero braccia frante e sospese, teste fracassate, gambe e piedi rotti, melanconici sorrisi su le facce nere; gli occhi solo vivevano la vera giovane vita: ne le pupille profonde eran sorrisi vasti o puri come il cielo d\u2019Italia e come il mare. La folla guardava presa da uno smarrimento profondo, come perduta in un vastissimo silenzio che era tutto un canto. [&#8230;] Nell\u2019agonia lunga sorridevano gli eroi pieni di rassegnazione sublime pi\u00f9 alta del tempo e della vita; con le scarne mani stringevano i fiori e sorridevano, sorridevano sempre. Sentivano il trionfo della gloria e \u00a0dell\u2019immortalit\u00e0 in quell\u2019ultimo sacrificio per la santa patria. Nel silenzio angoscioso, di fronte all\u2019amore e al dolore, pareva che l\u2019universo cantasse: Italia! Italia! Italia! Ed era l\u2019anima che saliva a una purit\u00e0 novella, era la melodia del pianto che svolgeva al passaggio degli eroi<\/em>\u201d. [&#8230;]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 18 luglio Cadorna ci riprova e ha inizio la 2a Battaglia dell\u2019Isonzo. Tutto il Carso sar\u00e0 appestato dal fetore insopportabile di migliaia di morti. La battaglia termina il 4 agosto: gli italiani conquistano una fascia di terreno profonda da 200 a 600 metri al prezzo di 50.000 tra morti e feriti. La realt\u00e0 del fronte \u00e8 per\u00f2 lontana dalle case della maggior parte degli Italiani e l\u2019entusiasmo interventista spinge ancora migliaia di giovani ad arruolarsi volontari con spavalda ingenuit\u00e0 o a pensare alla guerra come se fosse una festa di paese con i botti e i fuochi artificiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Mario Cambiucci non ha ancora le idee chiare su cosa sia veramente la guerra e cos\u00ec scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(13 Ottobre 1915). [&#8230;] Nella mia solitudine ho l\u2019anima diffusa fra tutte le anime umane, il mio sogno, il mio canto la mia pura e dolce intimit\u00e0 \u00e8 come aura ignota che scorre sulle terre sui mari dove romba il cannone e parlano le solitudini d\u2019eternit\u00e0 e d\u2019amore. [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La 3a Battaglia dell\u2019Isonzo ha inizio in una fredda giornata autunnale, spazzata dalla Bora. E\u2019 il 16 ottobre. Termina il 4 novembre con risultati miserevoli. Si contano 20.000 morti e pi\u00f9 di 60.000 feriti. Ma a differenza delle altre due, la 3a Battaglia dell\u2019Isonzo spegne definitivamente l\u2019entusiasmo per quella che pochi mesi prima era considerata solo una inebriante avventura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La 4a Battaglia dell\u2019Isonzo ha inizio pochi giorni dopo la fine della 3a. Il 10 novembre i fanti italiani vengono di nuovo mandati all\u2019attacco. Piccoli e 5 grandi eroismi si perdono nel marasma di assalti e contrassalti. Nel frattempo arriva anche il turno di Mario che \u00e8 chiamato alle armi nel novembre del 1915 ed \u00e8 assegnato a un reggimento d\u2019Artiglieria da Fortezza a Venezia. La 4a Battaglia dell\u2019Isonzo si conclude il 4 dicembre nella solita un\u2019orgia di violenza ed in un mare di sangue. Cadorna strombazza al Parlamento che in quattro battaglie ha conquistato Oslavia (che \u00e8 poco pi\u00f9 di un villaggio) e alcuni ordini di trincee sull\u2019altipiano di Doberd\u00f2, ma tace il prezzo: 230.000 tra morti e feriti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la 4a Battaglia dell\u2019Isonzo le operazioni militari vengono sospese per affrontare il primo inverno di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gennaio del 1916 Oslavia, l\u2019unica conquista italiana tanto declamata della Quarta Battaglia, viene ripresa dagli Austriaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u201911 marzo ha inizio la 5a Battaglia dell\u2019Isonzo. Questa volta non ci sono obiettivi militari. E\u2019 solo un\u2019azione diversiva per appoggiare l\u2019offensiva alleata in Francia. Si conclude il 19 marzo senza il minimo guadagno territoriale. Tutto come previsto da Cadorna che al modico prezzo di 5000 tra morti e feriti ha raggiunto l\u2019obiettivo di tenere alto lo spirito combattivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo i mesi passati a Venezia, Mario entra nella Scuola di Modena, da dove uscir\u00e0 qualche mese dopo Aspirante ufficiale di fanteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 14 maggio inizia nel Tirolo meridionale la grande offensiva austroungarica chiamata \u201cStrafexpedition\u201d (Spedizione punitiva). L\u2019obiettivo di Conrad \u00e8 conquistare Schio e Bassano, penetrare nella pianura Veneta, poi nella pianura Padana e prendere alle spalle l\u2019Armata italiana attestata sull\u2019Isonzo. Per poco non ce la far\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Nello stesso periodo Mario ritorna a casa per qualche giorno. Dopo questa breve licenza Cambiucci rientra a Modena dove termina la Scuola ufficiali. Siamo in giugno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre, sugli Altipiani \u00e8 ancora in corso la Spedizione punitiva, sugli altri fronti, si combatte disperatamente ovunque. Nel frattempo il nostro Stato Maggiore sta progettando la 6a Battaglia dell\u2019Isonzo per la conquista di Gorizia. In luglio Cadorna \u00e8 cos\u00ec sicuro di riuscirci che lo annuncia addirittura a mezzo stampa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 4 agosto inizia un terribile fuoco di preparazione. Il 6 viene conquistato il Monte Sabotino, vero bastione difensivo di Gorizia, seguendo il piano ideato del colonnello Pietro Badoglio, che poi viene promosso generale. La sera del 7 agosto la citt\u00e0 giuliana, ormai ridotta ad un cumulo di macerie, \u00e8 abbandonata dagli austriaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario, che deve ancora ricevere il \u201cbattesimo del fuoco\u201d, gioisce per l\u2019evento e in una lettera alla madre scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(11 Agosto 1916) Carissima mamma, [&#8230;] Avete avuto la notizia della presa di Gorizia? Finalmente! Io non ti so dire della gioia che ne provai appena lo seppi, mi era persino venuto il desiderio di inviarvi un telegramma. E sapete chi ha preso Gorizia? L\u2019hanno presa i reggimenti 28- 27-12-11 i reggimenti cio\u00e8 di Ravenna, Rimini, Cesena e Forl\u00ec tutti romagnoli. Tutti hanno avuto parole di elogio per il contegno meraviglioso di quei soldati a l\u2019assalto de la citt\u00e0 ed io sono orgogliosissimo di questo avvenimento il cui merito spetta quasi tutto alla Romagna. [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cambiucci viene trasferito a Bagnacavallo per un breve periodo di reinquadramento e dopo questo periodo, Mario viene finalmente inviato in prima linea sul Carso, aggregato al 22\u00b0 fanteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo dopo Gorizia, una conquista che non ha dato i risultati militari adeguati, per non deludere le aspettative dei politici, sempre a sollecitare un risultato rilevante da mettere davanti agli alleati, Cadorna, senza prendersi altro tempo, sferra una dietro l&#8217;altra, dal 14 settembre al 4 \u00a0novembre altre tre battaglie sull&#8217;Isonzo (la 7a, 8a, 9a), ottimisticamente indicate come le &#8220;tre spallate&#8221; da dare agli austriaci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora una volta il campo principale della battaglia \u00e8 la linea che da San Grado di Merna si collega alle paludi del Deserto (Lisert). Le trincee nemiche sono scavate in gran parte nella roccia, protette da parapetti di sacchi a terra, blindate con scudi metallici e circondate da profondi ordini di reticolati, abilmente dissimulati in modo da sfuggire all&#8217;osservazione. Dietro sono state scavate numerose caverne nella roccia per il ricovero delle truppe durante il nostro fuoco di artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questa linea si effettua, tra il 14 e il 16 settembre, il primo nostro attacco (7a battaglia dell&#8217;Isonzo) preceduto da fuoco intenso e rovinoso di artiglierie e di bombarde, che infuria per pi\u00f9 giorni su una ampia e profonda zona colpendo ed annientando ogni cosa. Nel pomeriggio del 14 settembre, dopo che alcune ardite pattuglie hanno potuto verificare gli effetti distruttori del fuoco di preparazione, le nostre truppe sono lanciate all\u2019assalto sotto una pioggia torrenziale. Per la prima volta Cambiucci si trova a descrivere la vita vera della trincea e scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(15 Settembre 1916) Carissimi, l\u2019azione quass\u00f9 \u00e8 incominciata ieri mattina alle 5. Ieri, questa notte e stamane il bombardamento era talmente forte che scuoteva le mura dell\u2019ospedale e il mio letto tremava. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ieri incominciarono a scendere soldati e ufficiali feriti. Non descrivo le loro condizioni perch\u00e9 erano veramente deplorevoli, sparuti, laceri, sporchi con le teste, le mani, le vesti insanguinate; veramente facevano pena. Molti si lagnavano e soprattutto di soldati si odono lamenti atroci e penosissimi. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io ho preso subito informazioni del mio reggimento. Ha dovuto andare all\u2019attacco e il mio battaglione, per primo e ancora sta lass\u00f9, sotto un terribile fuoco. Il mio comandante di compagnia e alcuni colleghi miei venuti da Modena, sono stati feriti, uno \u00e8 morto e la lotta continua e continuer\u00e0. Quanto sangue e che sfacelo di carne umana si vede qua sul fronte! [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il 18 settembre un uragano di fuoco mette fine alla 7a battaglia. I bollettini di Cadorna descrivono entusiasticamente ogni trincea conquistata come un \u201cenorme successo\u201d. Ma in realt\u00e0 \u00e8 un altro nulla di fatto, caratterizzato da rabbiosi faccia a faccia, uomo contro uomo. Un corpo a corpo in cui si strangola il nemico anche a mani nude.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pietre, buche, macerie, tende, baracche, trincee, caverne. Ecco l\u2019inferno sudicio della guerra. Un inferno fatto di sporcizia, fame, sete, pidocchi, ansia, paura, disperazione in un abbrutimento fisico e morale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u20198a battaglia \u00e8 sferrata il 9 ottobre. Solito tentativo di spallata che si conclude il 12 ottobre con un leggero arretramento delle linee austriache.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 25 ottobre la nuova offensiva sul Carso viene rimandata per il tempo burrascoso. E i nostri soldati che aspettano che il tempo migliori sono sistemati in condizioni pietose cos\u00ec come ci descrive Mario:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(29 Ottobre 1916). [&#8230;] Io dormo in una baracca che (non so perch\u00e9) \u00e8 stata costruita sotto il livello del suolo e, siccome qua piove molto, specialmente in questa stagione, l\u2019altro giorno si allag\u00f2. Io dormivo e presso di me, seduto, stava l\u2019attendente, il quale aperse la porta e un\u2019onda di acqua travolse la baracca. La paglia su cui ero sdraiato cominci\u00f2 a galleggiare, galleggiavano i fiaschi, le scarpe ed io dovetti fare un salto su di una panca per salvarmi dall\u2019improvvisa innondazione e far preparare un ponte con assi per uscire. Questa notte ne \u00e8 successa una migliore. Mentre io e un collega, in quella stessa baracca si dormiva, si son rotte le brande e ci siamo trovati a terra: pazienza! Ci siamo collocati alla meglio, biascicando qualche accidente e abbiamo ripreso a dormire. A notte alta \u00e8 incominciata una pioggia indiavolata e &#8211; come era naturale &#8211; l\u2019acqua ha invaso la baracca. Dapprima non abbiamo badato a tutto questo, ma poi ci siamo sentiti umidi umidi sotto e ci siamo accorti del nuovo flagello. Abbiamo continuato a rimanere sdraiati come prima !!! questo non meravigli: qua \u2013 una volta abituati alla malaria &#8211; non ci si ammala nemmeno a velerlo per forza. Non vi parlo dei topi: \u00e8 una disperazione! Questi animali sono qua di una grossezza fenomenale e ce n\u2019\u00e8 ovunque: per i fossati nelle baracche, nelle case, anche nelle pi\u00f9 ricche e pulite. La notte si sentono fare un pandemonio e svegliano ad ogni momento, ma di tutto si impara a ridere quass\u00f9. [&#8230;]\u201d <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma Cambiucci, \u201canche senza volerlo\u201d, si ammala gravemente di febbri malariche e viene ricoverato in ospedale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0Il 31 ottobre, quando inizia la 9a battaglia, continua a piovere a dirotto e ulula la bora. Alla fine, il 4 novembre, conquistiamo una sacca di cinque chilometri quadrati: una inutile pietraia carsica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo, nonostante le gravi perdite di altri 37.000 morti e 88.000 feriti, i &#8220;tre urti&#8221; contro delle postazioni limitate, ottengono scarsi risultati a livello strategico e di conseguenza anche su quelli politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo gli insuccessi delle ultime tre battaglie isontine, le operazioni belliche sul fronte italiano si interrompono per affrontare il secondo inverno di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Senza conoscere le fosche aspettative che li aspettano, ai soldati non rimane che festeggiare il Natale. Festivit\u00e0 che Cambiucci, a causa della febbre malarica, trascorre presso l\u2019Ospedale di Mestre dov\u2019\u00e8 ricoverato e da dove scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(26 dicembre 1916) Carissima Amabilia, [&#8230;] Ho passato un Natale felicissimo. Alla mattina ho assistito a una bella funzione alla quale hanno partecipato ufficiali e soldati. Dopo la messa noi ufficiali siamo scesi col grammofono nel reparto truppa ed abbiamo dato un allegro trattenimento musicale. A mezzogiorno una buona colazione e alla sera un pranzo abbondantissimo e succulento con vini di Sicilia, Emiliani e Toscani. Piatti di carne di frutta di dolci ci hanno riempito al punto da dover prendere stamane dei purganti. Dopo il pranzo canti, balli e giochi fino oltre la mezzanotte. Non poteva essere migliore questa festicciola; non ci \u00e8 stata concessa la libera uscita, ma pazienza. [&#8230;]\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questa logorante guerra di trincea, chi sopravvive ha modo di temprarsi e diventare d\u2019acciaio. Tuttavia i giovani colti come Mario sono irrimediabilmente travolti da questa esperienza che li cambia nel profondo, li sfigura dentro ancor pi\u00f9 delle granate. Quelli che sopravvivono non saranno mai pi\u00f9 come prima. In questo scritto troviamo tutte le inquietudini, le delusioni e le amare constatazioni di Cambiucci: un giovane maestro, romantico ed idealista travolto da quella che credeva una inebriante esperienza. La guerra cambia le persone e mette a nudo la realt\u00e0 delle cose senza alibi e senza maschere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;] La guerra ha rivelato tanti lati della psiche umana che rimanevano velati nascosti sotto convenienze che si [volevano?] risaltare per leggi. Tanti ideali sono crollati [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;] Si ostenta una commozione che non esiste, perch\u00e9 il vero grande dolore non ha parole, ma ai giorni nostri non esiste oramai pi\u00f9 dolore, n\u00e9 amore. Tutto precipita nel crogiuolo degli affari, chi muore \u00e8 dimenticato chi vive si lascia sfruttare e sfrutta; sono pochi oramai gli uomini che hanno una coscienza per s\u00e9 e per gli altri, che hanno fede, amore. Forse furono sempre pochi, ma ora pi\u00f9 che nel passato si rivelano perch\u00e9 le convenienze sono scomparse. Questo grande sacrificio ha cancellato molte ipocrisie; le enormi sofferenze e le sventure incessanti, hanno indurito la sensibilit\u00e0 umana. [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;] L\u2019ambiente militare \u00e8 quello dalle grandi apparenze e dalla minima sostanza. Alla fine del mese di gennaio scorso quando ero a Venezia giunsero col\u00e0 molti richiamati, gente di tutte le et\u00e0, di tutte le classi sociali e fra un gruppo di richiamati di 40 anni vidi uno che aveva indossato gli abiti migliori e col tubino avanzava maestoso fra gli altri incolti nelle vesti e nel portamento. Sembrava che quel tale dovesse andare ad una serata di gala mentre stava per entrare in una lurida caserma dove \u00e8 bandita ogni forma di estetica. Era ridicolo ma pure nella sua originalit\u00e0 mostrava di aver conosciuto a fondo l\u2019ambiente militare, dove tutto \u00e8 apparenza [&#8230;]. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[&#8230;] E\u2019 facilissimo trovare nelle autorit\u00e0 militari persone di pochissima cultura o di scarsa intelligenza, ma nel loro ambiente sono celebrit\u00e0 e alle celebrit\u00e0 \u00e8 concesso dire scempiaggini. [&#8230;] <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gennaio e met\u00e0 maggio del 1917 non ha luogo nessuna operazione di rilievo sul fronte italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad inizio anno Cambiucci \u00e8 ricoverato presso il convalescenziario di Gorgo al Monticano, sempre a causa delle febbri malariche che lo avevano colpito nel novembre precedente. E\u2019 un periodo di forzato riposo e cos\u00ec Mario ha tempo e ricorda le esperienze in trincea durante l\u2019estate del \u201816. Cos\u00ec, come in scritti di altri soldati, troviamo l\u2019incredibile capacit\u00e0 dell\u2019uomo di sapersi adattare ad ogni situazione: i primi giorni di trincea tra morti e bombardamenti stordiscono e annichiliscono, ma poi il \u201cturbamento passa\u201d e si ricordano \u201cquasi con compiacimento\u201d i giorni passati al fronte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[\u2026] \u201cUno dei ricordi pi\u00f9 grati per me \u00e8 quello dei giorni passati in trincea. Sapete perch\u00e9? La trincea, lo spauracchio dei pi\u00f9, l\u2019orrendo loco dove la vita cessa di essere umana, la ricordo con piacere o forse con orgoglio pi\u00f9 che con piacere perch\u00e9 mi sono trovato presso la morte e nella sofferenza con una calma e una serenit\u00e0 che non speravo mai di provare in me. Pochi giorni furono quelli passati a quota 44 ma mi bastarono per apprezzare me stesso pi\u00f9 di quello che facessi. Il primo e il secondo giorno furono pieni di timore e di angosce dato l\u2019orrore del fuoco, il frastuono immenso delle artiglierie perch\u00e9 giunsi e rimasi quando la battaglia infuriava intensissima. Io e un compagno trovammo ospitalit\u00e0 in un ricovero dove ci furono offerte due brande e potemmo chiamarci fortunati, ricchi, per quel conforto lass\u00f9. In quel ricovero ebbi le prime impressioni e vidi i primi macelli, fui scosso dai primi orrori. E il primo e secondo giorno, stordito, inorridito, non concepivo il perch\u00e9 di tutto quello che passava per lass\u00f9 di tutto l\u2019inferno che si scatenava e distruggeva. Non scrissi alla famiglia, credetti che sarebbe stato impossibile ritornare da quella bolgia e un poco mi angustiai bench\u00e9 a volte non credessi ai miei occhi, ai miei sensi e pensassi di trovarmi fuori del mondo o di essere preda a un sogno o a qualche morbosa fantasticheria. Subito al terzo giorno per\u00f2 il turbamento pass\u00f2 ed io ritornai quale ero, tranquillo, conscio dei pericoli ma freddo [\u2026]. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con l\u2019allungarsi del conflitto lo Stato si vede costretto a controllare la produzione e per aumentare lo sforzo produttivo vengono esonerati dal servizio attivo non solo gli operai necessari al funzionamento degli impianti, ma anche tutti coloro ritenuti indispensabili ai vari servizi bellici. Ci\u00f2 produce un vasto fenomeno di imboscamento. Chi combatte al fronte considera imboscati tutti gli uomini validi rimasti a casa, siano essi operai, ferrovieri, postelegrafonici o impiegati dello stato. Molti sono i volontari famosi, ma molti anche gli imboscati illustri. A Udine, presso il Comando Supremo, c\u2019\u00e8 il Sottotenente Edoardo Agnelli vicedirettore del parco automobilistico, mentre Piero Pirelli \u00e8 addetto all\u2019Ufficio Cifre. Lo stesso Presidente del Consiglio Salandra, che la guerra l\u2019ha firmata, ha poi provveduto ad infilare nelle pieghe del sistema amministrativo tutti e tre i suoi figli. E a demoralizzare ancora di pi\u00f9 i combattenti durante le licenze, c\u2019\u00e8 quella atmosfera di indifferenza o addirittura di ostilit\u00e0 di cui si sentono circondati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec risulta comprensibile la rabbia di Cambiucci per i \u201clustri imboscati\u201d che traspare da questo brano senza data, scritto probabilmente durante il periodo di convalescenza. [\u2026]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Chi \u00e8 il volontario che non \u00e8 pentito di essersi offerto alla causa della patria prima del tempo? I volontari della guerra (fra i quali sono pure io) sentono un rimorso di quello che fecero perch\u00e9 in Italia c&#8217;\u00e8 chi vive tranquillo e ingrassa sulle sofferenze altrui c&#8217;\u00e8 chi non pensa a questo immane sacrificio, che non vuol comprendere ride sulle invocazioni di pace dei nostri soldati e dice apertamente che vittoria o sconfitta, finch\u00e9 la pelle \u00e8 sicura, sono la stessa cosa. E questi imboscati che sono infiniti in ogni grande e piccolo centro, ne l&#8217;ambiente in cui vivono comandano su di noi reduci dal fronte e ci disprezzano. Dal generale al soldato, questi uomini militarizzati che vivono in Italia e non intesero mai un colpo di fucile, sono sulla malvagit\u00e0 menzogna scelleraggine; per attaccarsi ognor pi\u00f9 tenacemente al loro posto d&#8217;imboscamento non sdegnerebbero assassinare; e quando un reduce della trincea li richiama rispondono, col pi\u00f9 beffardo sorriso, che il loro tempo non \u00e8 ancora venuto [\u2026]. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo essersi ripreso Mario viene inviato a Lonigo, dove viene reinquadrato nel 129\u00b0 Fanteria. Ormai ristabilito Cambiucci viene inviato al corso per gas asfissianti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A met\u00e0 maggio il fronte si muove. Fervono i preparativi per la 10a Battaglia dell\u2019Isonzo. Il 12 maggio la nostra artiglieria comincia a tempestare le linee nemiche di Monte Kuk e Vodice con 2.500 cannoni e 1.000 bombarde. Il 14 maggio entra in scena la fanteria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario riparte per il fronte del Carso il 17 maggio e si trova subito nel mezzo della battaglia. Il 18, 19 e 20 sono tre giorni di sangue, di stragi, di soliti e spesso inutili eroismi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 22 maggio piove a dirotto. All\u2019alba si alza la bora che accompagna una nuova ondata di assalti al Monte Kuk e al Vodice. I combattimenti corpo a corpo durano fino al calare della sera. Dopo ogni assalto ci si conta e ci si domanda con stupore per quale inaudita casualit\u00e0 si sia ancora vivi. In questo stralcio lettera scritta lo stesso giorno, Mario Cambiucci racconta quella terribile giornata e descrive il Carso come \u201cla bocca di un\u2019orrenda, smisurata fornace\u201d, una visione da inferno dantesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201c(22 maggio 1917) [\u2026]\u201dQua continua ad infuriare la battaglia, ma noi sentiamo fortunatamente questa lotta solo da lontano. Son rombi, boati immensi che soprattutto nella notte si distinguono chiari, numerosi, enormi e diffondono per l\u2019aria un\u2019eco che fa rabbrividire mentre lass\u00f9 sulle colline squassate, insanguinate, macerate, arse \u00e8 una ridda cupa di razzi, di lampi e di fiamme. Nella notte si guarda al Carso come alla bocca di un\u2019orrenda, smisurata fornace e quando si pensa che milioni di uomini lass\u00f9, vegliano, vigilano ansiosamente, laceri, affamati e stanchi per settimane e mesi interrottamente e si azzuffano e si macellano, pi\u00f9 che inorriditi si rimane stupefatti e ci si domanda per la millesima volta: \u201cMa perch\u00e9 mai tutto questo?\u201d [\u2026]\u201d <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 23 e 24 maggio sono i giorni culminanti dell\u2019offensiva della 3a Armata. Le nostre truppe avanzano da Castagnevizza al Timavo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre gli italiani passano Timavo e conquistano quota 28, Cambiucci viene ferito da schegge di granata alla testa e muore in battaglia quel 29 maggio. Il suo corpo non verr\u00e0 mai ritrovato: \u00e8 anche lui inghiottito da quella \u201correnda fornace\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mario Cambiucci \u00e8 dichiarato disperso in battaglia il 29 maggio 1917.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui finisce la nostra storia. Ma non quella della Grande Guerra che terminer\u00e0 un anno e mezzo dopo, il 4 novembre 1918. Con la battaglia di Vittorio Veneto si chiude il conflitto e i rintocchi festosi delle campane, che Mario Cambiucci non sentir\u00e0 mai, sovrasteranno le voci di sofferenza causate da quattro interminabili anni di lotta che hanno annientato, con ben 10 milioni di morti, un&#8217;intera generazione di persone e che si sono conclusi, per i principali sconfitti (la Germania), con una pace, quella di Versailles, talmente umiliante da far covare in essi, profondi sentimenti di rivincita che sfoceranno poi, nel 1939, nella seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia nel bene e nel male la Grande Guerra complet\u00f2 l\u2019unificazione geografica e morale dell\u2019Italia, creando per la prima volta uno spirito di identit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le guerre finiscono per essere ridotte a statistiche e strategie, discussioni sulle cause e sugli eventi. E in particolare i dibattiti sulla Grande Guerra sono importanti, ma non come le storie umane di coloro che vi hanno combattuto o vissuto e gli insegnamenti che da esse sapremo trarne, insieme alla memoria che dobbiamo serbarne. La conoscenza, non l&#8217;oblio, \u00e8 l&#8217;unico antidoto al ripetersi di tragedie cos\u00ec immani. Certamente quella di Mario Cambiucci \u00e8 una storia come tante, ma fa parte della nostra storia: non saremmo in grado di capire il presente se la dimenticassimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia A. Soglia e A. Nataloni (a cura di), <em>Mario Cambiucci: un maestro romagnolo nella bufera della Grande Guerra<\/em>, Carta Bianca editore, Faenza, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:\u00a0http:\/\/www.arsmilitaris.org\/pubblicazioni\/Guerra%20di%20Mario.pdf<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Grande Guerra complet\u00f2 l\u2019unificazione geografica e morale dell\u2019Italia, creando per la prima volta nel popolo uno spirito di identit\u00e0 nazionale. 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