{"id":25119,"date":"2016-11-05T12:12:08","date_gmt":"2016-11-05T11:12:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25119"},"modified":"2016-11-05T12:12:08","modified_gmt":"2016-11-05T11:12:08","slug":"globalizzazione-e-stati-nazionali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25119","title":{"rendered":"Globalizzazione e Stati nazionali"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>GIUSEPPE GERMINARIO<\/strong><\/p>\n<p>Il crollo del sistema di dominio bipolare, avvenuto ormai pi\u00f9 di venti anni fa, ha travolto definitivamente ogni rappresentazione dualistica con la quale si \u00e8 cercato di ingabbiare la complessit\u00e0 dei conflitti sociali e soprattutto dei rapporti tra centri strategici, stati e i loro sistemi di alleanze.<\/p>\n<p>L\u2019implosione dell\u2019Unione Sovietica ha creato una situazione di sbilanciamento degli assetti globali e conseguentemente, in un contesto di ancora evidente prevalenza americana, allargato le maglie attraverso le quali tentano di riemergere e assurgere a un ruolo di potenza nuovi paesi in particolare del continente euroasiatico e in minor misura latino-americano.<\/p>\n<p>I conflitti sempre pi\u00f9 evidenti tra le maggiori potenze, pur in un quadro di ancora conclamato squilibrio dei rapporti di forze, trovano continuo e progressivo alimento e occasione di esercizio dal riemergere, in diverse regioni del mondo, di rivendicazioni identitarie, di conflitti storici ed esigenze di emancipazione in qualche maniera sopiti o addomesticati per quarant\u2019anni nella gabbia bipolare tessuta alla fine della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Uno dei focolai pi\u00f9 virulenti in cui si sta concentrando la conflittualit\u00e0 riguarda la fascia che parte dal Nord-Africa, passa per il Grande Medio Oriente e si insinua in Europa tra i paesi balcanici e l\u2019estremo oriente europeo.<\/p>\n<p>Il ruolo svolto dall\u2019Unione Europea, con il suo allargamento e il suo processo di integrazione economica, \u00e8 stato e continua ad essere del tutto complementare alle mire espansionistiche della NATO in funzione antirussa consentendo di conciliare, al momento e presumibilmente per un lungo periodo, le mire di potenza regionale della Germania con quelle strategiche statunitensi con il corollario del neointerventismo francobritannico.<\/p>\n<p>Contrariamente ai fini dichiarati, le attuali politiche dell\u2019Unione Europea stanno accentuando drammaticamente gli squilibri tra i paesi e contribuendo a formare almeno tre aree geopolitiche divergenti delle quali, quella mediterranea rappresenta il ventre molle e la componente meno strutturata ma pi\u00f9 esposta agli sconvolgimenti e all\u2019instabilit\u00e0 attuale delle regioni nord africane.<\/p>\n<p>La collocazione strategica al centro del Mediterraneo, la residua ricchezza del proprio patrimonio industriale e produttivo uniti alla frammentazione istituzionale, alla debolezza e supina subordinazione dei centri strategici in pressoch\u00e9 tutti gli ambiti della societ\u00e0 e alla pochezza del ceto politico fanno sempre pi\u00f9 del nostro paese un possibile campo di azione e appropriazione nonch\u00e9 strumento docile di intervento di interessi e strategie di forze esterne, spesso contrastanti con gli interessi strategici del paese anche nelle zone pi\u00f9 remote.<\/p>\n<p>Forte della propria collocazione geografica, del proprio residuo potenziale economico e della tradizione di rapporti sopravvissuti alla sciagura dell\u2019intervento militare in Libia e nella ex-Jugoslavia, con le aree circostanti in particolare nell\u2019area adriatica e mediterranea, l\u2019Italia pu\u00f2 svolgere un ruolo autonomo significativo orientato alla risoluzione positiva dei conflitti e alla creazione di un contesto che possa allargare rapporti oggi preclusi e garantire lo sviluppo economico e sociale del paese.<\/p>\n<p>Un ruolo autonomo che strappi il paese fuori dalle sciagurate avventure militari di questo ventennio e dalle prossime che stanno maturando.<\/p>\n<p>Un ruolo autonomo che deve essere il frutto della formazione di una nuova classe dirigente nazionale capace di creare le risorse e le strutture necessarie a dare alimento a queste politiche ma che, per affermarsi compiutamente, deve saper cogliere realisticamente le occasioni offerte da eventuali variazioni di contesto interni al paese dominante e da una situazione internazionale pi\u00f9 incerta.<\/p>\n<p>Diventa, quindi, fondamentale puntare a:<\/p>\n<ul>\n<li>La riaffermazione e ridefinizione del ruolo dello stato nazionale, di recupero di prerogative, comprese quelle economico-finanziarie, e di una sua intrinseca autorevolezza che puntino a favorire la crescita e la salvaguardia dell\u2019integrit\u00e0 del paese in una fase di esaurimento dell\u2019unipolarismo<\/li>\n<li>La ricostruzione prioritaria, sulla base della crisi e della destrutturazione degli attuali schieramenti politici, dei gruppi dirigenti in grado di dare prospettive e plasmare l\u2019identit\u00e0 della formazione sociale sulla base di un riorientamento degli interessi e di nuove regole di governo, nonch\u00e9 capaci di individuare, in particolare tra i ceti professionali e direttivi, i referenti in grado di coagulare le forze necessarie a garantire il successo della svolta<\/li>\n<li>La riorganizzazione degli apparati statali e governativi con la ridefinizione delle gerarchie di competenze, sovranit\u00e0 e rappresentativit\u00e0, compreso l\u2019attuale assetto delle regioni e il loro rapporto con lo stato centrale, in modo da garantire efficienza, snellezza e legittimit\u00e0 alle scelte politiche necessarie e una struttura burocratica pi\u00f9 agile in cui sia riconosciuta una migliore corrispondenza tra responsabilit\u00e0, competenze e retribuzioni<\/li>\n<li>La rivisitazione dei rapporti di alleanza e cooperazione come fondamento delle relazioni con i paesi europei, eurasiatici e mediterranei attraverso la coltivazione prevalente di rapporti bilaterali tra i paesi rispetto all\u2019attuale prevalenza del principio del multilateralismo, veicolo ottimale di affermazione degli attuali assetti.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La salvaguardia delle prerogative nazionali comporta per tanto la necessit\u00e0 di creazione autonoma di risorse economiche e di potenziamento del proprio apparato produttivo e di servizi con:<\/p>\n<ol>\n<li>i)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il controllo, la salvaguardia e lo sviluppo delle attivit\u00e0 ed industrie strategiche (energia, tecnologie di punta, complesso militare, industria legata alle infrastrutture vitali del paese, ricerca scientifica e sviluppo tecnologico rivolti all\u2019innovazione e all\u2019efficienza, agricoltura)<\/li>\n<li>ii)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Lo sviluppo di una economia (industria di prodotti di consumi civili, turismo, beni culturali, servizi, ect) tesa a garantire equilibrio economico, promozione e riconoscimento sociale, equit\u00e0 scevra da assistenzialismo, e benessere; sulla base di questo ricostruire uno stato sociale pi\u00f9 forte e pi\u00f9 calibrato sulla base di incentivi e politiche attive e una condizione di maggiore sicurezza interna e controllo dei flussi migratori<\/li>\n<\/ol>\n<p>3. iii)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La riorganizzazione delle politiche formative, assistenziali e redistributive del paese finalizzate all\u2019occupazione e al riconoscimento professionale<\/p>\n<p>Si tratta, quindi, di riguadagnare progressivamente un ruolo attivo ed importante di leadership a tutti i livelli sfruttando il potenziale di risorse del paese e riconfigurando le attuali limitazioni esterne, in particolare l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Diventa, quindi, propedeutica ed essenziale:<\/p>\n<ul>\n<li>La pubblicizzazione, per altro prevista dalle leggi correnti e rivisitazione degli accordi bilaterali e multilaterali, militari e politico-diplomatici in corso<\/li>\n<li>L\u2019eventuale reintroduzione dell\u2019esercito di leva affiancato e integrato con i reparti specializzati<\/li>\n<li>La revisione dei trattati europei che porti a:<\/li>\n<\/ul>\n<ol>\n<li>Regolamentare e controllare la libera circolazione dei capitali finanziari in maniera da incentivare le competenze tecnologiche e le capacit\u00e0 imprenditoriali e gestionali<\/li>\n<li>Rendere possibile l\u2019attuazione di una politica industriale che favorisca la collaborazione paritetica dei grandi complessi industriali nazionali nei settori strategici e inneschi processi di effettiva industrializzazione nelle aree depresse tali da sviluppare con il radicamento in loco dei centri decisionali strategici le capacit\u00e0 imprenditoriali e gestionali<\/li>\n<li>Ricondurre le politiche regionali a politiche industriali nazionali e adeguare i criteri di finanziamento europei a questa ottica<\/li>\n<li>Ricondurre le politiche di collaborazione e integrazione regionale europea al controllo degli stati nazionali in collaborazione tra essi<\/li>\n<li>Riorganizzare e controllare le attuali strutture amministrative europee basate esplicitamente al momento su rapporti di tipo lobbistico e su criteri diversi secondo i referenti nazionali; un processo che richiede la dissoluzione dell\u2019attuale architettura istituzionale europeistica<\/li>\n<li>Puntare a nuovi trattati e accordi con i paesi limitrofi alla nostra realt\u00e0 in modo da bilanciare la progressiva concentrazione delle risorse europee nell\u2019Europa centrorientale<\/li>\n<\/ol>\n<p>Sulla base di questi punti \u00e8 necessario valutare in modo serio la questione dell\u2019uscita dal sistema di moneta unica (euro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La coesione di una formazione sociale e la salvaguardia delle condizioni di vita degli strati popolari e intermedi dipendono dalla salvaguardia e riorganizzazione del welfare e queste, sempre pi\u00f9, dalla solidit\u00e0 e dall\u2019autorevolezza delle strutture del paese e dalla solidit\u00e0 di una economia nazionale ben integrata ed equilibrata, dal ridimensionamento politico ed dalla ricollocazione economica dei settori pi\u00f9 subordinati agli interessi dei paesi dominanti presenti nelle istituzioni e nei centri nevralgici del paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il presente documento e manifesto ha l\u2019ambizione di definire quelle coordinate che consentano la creazione e sviluppo rapidi di una piattaforma comune sulla quale gruppi o singole persone possano offrire il proprio contributo di analisi e proposte sino a determinare un terreno favorevole alla nascita di una o pi\u00f9 formazioni politiche capaci di sostenere, perseguire e conseguire gli obbiettivi enunciati cos\u00ec urgenti rispetto all\u2019attuale condizione del paese.<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/italiaeilmondo.com\/2016\/10\/02\/globalizzazione-e-stati-nazionali\/\">http:\/\/italiaeilmondo.com\/2016\/10\/02\/globalizzazione-e-stati-nazionali\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di 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