{"id":25197,"date":"2016-11-08T00:05:45","date_gmt":"2016-11-07T23:05:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25197"},"modified":"2016-11-09T10:54:45","modified_gmt":"2016-11-09T09:54:45","slug":"riguardo-labolizione-del-cnel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25197","title":{"rendered":"Riguardo l&#8217;abolizione del CNEL"},"content":{"rendered":"<p><!-- @page { margin: 2cm } P.sdfootnote { margin-left: 0.5cm; text-indent: -0.5cm; margin-bottom: 0cm; font-size: 10pt } P { margin-bottom: 0.21cm } A.sdfootnoteanc { font-size: 57% } --><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">di <strong>LUCA MANCINI (FSI Roma)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Uno dei punti meno discussi dell&#8217;attuale riforma costituzionale \u00e8 quello riguardante l&#8217;abolizione del Consiglio Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro, meglio noto come CNEL. Esso \u00e8 un organo della Repubblica Italiana, previsto dall&#8217;articolo 99 della Costituzione che recita:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201c<span style=\"font-size: small;\">Il consiglio nazionale dell&#8217;economia e del lavoro \u00e8 composto, nei modi stabiliti dalla legge, di esperti e di rappresentanti delle categorie produttive, in misura che tenga conto della loro importanza numerica e qualitativa. \u00c8 organo di consulenza delle Camere e del Governo per le materie e secondo le funzioni che gli sono attribuite dalla legge. Ha l&#8217;iniziativa legislativa e pu\u00f2 contribuire alla elaborazione della legislazione economica e sociale secondo i principi ed entro i limiti stabiliti dalla legge.\u201d<\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il CNEL, sconosciuto a molti italiani, ha fondamentalmente due funzioni: esprime pareri e ha la fondamentale facolt\u00e0 di promuovere iniziative legislative riguardo i campi che gli competono. I pareri vengono forniti solo su richiesta del Governo, delle Camere o delle Regioni e anche se forniti non risultano vincolanti. L&#8217;iniziativa legislativa, invece, riguarda esclusivamente il campo della legislazione economica e sociale, fatta eccezione per le leggi tributarie e di bilancio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tuttavia la genialit\u00e0 del CNEL sta nella sua composizione: esso \u00e8 composto da un Presidente, nominato direttamente dal Presidente della Repubblica; dieci esperti, esponenti della cultura economica, sociale e giuridica; sei rappresentanti delle associazioni di promozione sociale e, soprattutto, quarantotto rappresentanti delle categorie produttive sia del settore pubblico che di quello privato. Questi ultimi sono ulteriormente divisi in: ventidue rappresentanti dei lavoratori dipendenti, nove rappresentanti dei lavoratori autonomi e delle professioni e diciassette rappresentanti delle imprese. Pertanto all&#8217;interno del CNEL si trovano faccia a faccia i rappresentanti dei lavoratori e quelli degli imprenditori, i quali hanno il compito di collaborare, invece che di combattersi e trovare degli accordi per il bene della Nazione e dello Stato. Lo si pu\u00f2 definire un luogo di concertazione, dove si cerca di superare, magari solo temporaneamente, la dicotomica lotta di classe.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quest&#8217;organo nasce dall&#8217;esigenza, fortemente sentita dai nostri padri costituenti, di dare uno sbocco istituzionale alle masse lavoratrici. Esso costituisce il tentativo di includerle nel nuovo sistema repubblicano, al fine di non farle sentire nuovamente escluse, come era gi\u00e0 successo nella storia d&#8217;Italia evitando cos\u00ec l&#8217;acuirsi della conflittualit\u00e0 sociale, che avrebbe solamente minato il tessuto produttivo della nazione. Nella loro ottica il CNEL poteva costituire un tentativo di assorbimento di alcune istanze della lotta di classe in seno alle istituzioni statali.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Tale idea del superamento del conflitto di classe ha origini antiche: la troviamo gi\u00e0 espressamente citata nell&#8217;enciclica <i>Rerum Novarum <\/i>(1891) di Papa Leone XIII, che costituisce la base della dottrina sociale della Chiesa cattolica e che, sicuramente, l&#8217;ala riformatrice della Democrazia Cristiana conosceva benissimo. In essa, il pontefice auspicava che fra le parti sociali potesse nascere armonia e accordo, mentre per la difesa dei diritti dei lavoratori propone sia associazioni di soli operai, sia miste di operai e datori di lavoro, ossia delle corporazioni.<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nella presente questione, lo scandalo maggiore \u00e8 questo: supporre una classe sociale nemica naturalmente dell&#8217;altra; quasi che la natura abbia fatto i ricchi e i proletari per battagliare tra loro un duello implacabile; cosa tanto contraria alla ragione e alla verit\u00e0. Invece \u00e8 verissimo che, come nel corpo umano le varie membra si accordano insieme e formano quell&#8217;armonico temperamento che si chiama simmetria, cos\u00ec la natura volle che nel civile consorzio armonizzassero tra loro quelle due classi, e ne risultasse l&#8217;equilibrio. L&#8217;una ha bisogno assoluto dell&#8217;altra: n\u00e9 il capitale pu\u00f2 stare senza il lavoro, n\u00e9 il lavoro senza il capitale. La concordia fa la bellezza e l&#8217;ordine delle cose, mentre un perpetuo conflitto non pu\u00f2 dare che confusione e barbarie.<span style=\"font-family: 'Times New Roman', serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> <a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La medesima idea era stata uno dei cardini della politica economica fascista. Mussolini stesso afferm\u00f2 pi\u00f9 volte: \u201cIl fascismo o \u00e8 corporativo o non \u00e8 fascismo\u201d, proprio per rimarcare la netta differenza con il capitalismo e il comunismo per ci\u00f2 che riguarda la dottrina economica e sociale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Infatti, nel 1930 venne inaugurato il Consiglio Nazionale delle Corporazioni. In esso erano presenti i presidenti delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e i rappresentanti delle medesime, oltre che svariati membri del governo e un discreto numero di esperti di diritto ed economia corporativa. Esso non possedeva l&#8217;iniziativa legislativa come il CNEL, ma aveva un mero ruolo consultivo, ossia poteva formulare pareri su qualsiasi questione che interessasse la produzione nazionale e, in particolar modo, sulle proposte di legge riguardanti la disciplina della produzione e del lavoro, perci\u00f2 in quest&#8217;ottica era un organo pi\u00f9 debole del CNEL. Il potere legislativo per le corporazioni giunse solo nel 1939, quando la Camera dei Deputati venne trasformata in Camera dei Fasci e delle Corporazioni della quale, come suggerisce il nome, facevano parte i componenti del Consiglio Nazionale delle Corporazioni, oltre che i membri del Gran Consiglio e del Consiglio Nazionale del PNF.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Persino nell&#8217;Italia liberale pre-fascista, che di certo non brillava per la partecipazione delle masse popolari e lavoratrici alla politica del Paese (basti pensare che le prime elezioni a suffragio universale maschile si tennero nel 1919), esisteva un organo simile: il Consiglio Superiore del Lavoro. Esso venne istituito nel 1902 e fu attivo dall&#8217;anno successivo. Era un organo meramente consultivo per ci\u00f2 che riguarda la legislazione sociale ed era stato fortemente voluto dal primo ministro Giuseppe Zanardelli e dal suo successore Giovanni Giolitti. Non possedeva l&#8217;iniziativa legislativa e perci\u00f2 il suo potere era fortemente limitato, tuttavia esso costituiva sempre un piccolo sbocco istituzionale per le masse lavoratrici del Paese e questo, per l&#8217;Italia liberale di inizio secolo, costituiva sicuramente un risultato considerevole.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell&#8217;attuale campagna referendaria del CNEL si parla veramente troppo poco. Ne parlano perlopi\u00f9 coloro che sono favorevoli alla sua abolizione, additandolo come uno dei grandi mali del Paese, in quanto sarebbe un inutile sperpero di denaro pubblico. Forse il CNEL non ha funzionato come avrebbe dovuto e guardando alla storia della cosiddetta prima repubblica si comprende come i luoghi di concertazione siano diventati altri. Tuttavia il dato allarmante \u00e8 un altro: la manifesta volont\u00e0 politica di abolire definitivamente un luogo dove i lavoratori, dipendenti e autonomi, vengono rappresentati in quanto tali. Per la dottrina liberista, che mira a far s\u00ec che tutti i rapporti vengano regolati dal libero mercato senza intermediari di nessun tipo, un qualsiasi rappresentante intermedio dei lavoratori come soggetto collettivo costituisce indubbiamente un problema e perci\u00f2 va spazzato via.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Oggi gli spazi di ascolto delle necessit\u00e0 dei lavoratori sono ridotti al minimo, ammesso che possa essere considerato lavoratore chi lavora saltuariamente durante l&#8217;anno, con pochissimi diritti e in condizioni precarie. La conflittualit\u00e0 sociale \u00e8 in costante aumento e sarebbe sufficiente aprire un qualsiasi libro di storia per capire che questo non \u00e8 un bene, soprattutto per chi si ostina a difendere e a rendere pi\u00f9 efficiente questo folle sistema.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Viva la Repubblica Sovrana!<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Enciclica Rerum Novarum, paragrafo 36.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>Ibidem, paragrafo 15.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCA MANCINI (FSI Roma) Uno dei punti meno discussi dell&#8217;attuale riforma costituzionale \u00e8 quello riguardante l&#8217;abolizione del Consiglio Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro, meglio noto come CNEL. 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