{"id":25317,"date":"2016-11-10T12:00:35","date_gmt":"2016-11-10T11:00:35","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25317"},"modified":"2016-11-09T21:32:32","modified_gmt":"2016-11-09T20:32:32","slug":"rottamare-leuropeismo-ideologico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25317","title":{"rendered":"Rottamare l&#8217;europeismo ideologico"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Stoppa)<\/strong><\/p>\n<p><em>Oggi \u00e8 assai difficile, da parte delle forze progressiste, recuperare il terreno perduto, non solo dal punto di vista politico ma soprattutto da quello culturale.<\/em><\/p>\n<p>Brexit, l\u2019esplodere dei flussi migratori, il perdurare della crisi economica e sociale nei Paesi Mediterranei, l\u2019avanzata elettorale dei partiti xenofobi in Austria, Germania e Francia, la perdita di consenso dei partiti tradizionali: tutti episodi che stanno sconquassando l\u2019Unione Europea, tanto da farne temere l\u2019implosione. Confusa e assediata dal precipitare degli eventi, l\u2019intellighenzia progressista reagisce chiamando a raccolta tutti gli europeisti \u2013 difensori degli ideali di pace, fratellanza, cosmopolitismo e prosperit\u00e0 incarnati dall\u2019Unione \u2013 contro la nuova minaccia populista, sostenitrice di un\u2019anacronistica e pericolosa sovranit\u00e0 nazionale. Non ci si accorge che il vero nemico delle forze progressiste, oggi, \u00e8 proprio questo europeismo ideologico, che ha avuto un ruolo non secondario nell\u2019allontanare i ceti popolari dai partiti socialisti per farli confluire nelle formazioni di destra o estrema destra. La matrice dell\u2019Unione europea di oggi \u00e8 il Trattato di Maastricht del 1992.<\/p>\n<p>E Maastricht non \u00e8 affatto l\u2019embrione di un\u2019Europa politica e sociale, ma semmai un\u2019involuzione di quel progetto. Ricostruire criticamente le tappe di quell\u2019involuzione sarebbe servita ad evitare di compiere, da parte della sinistra culturale e politica europea, gli errori che la stanno condannando all\u2019irrilevanza. \u00c8 dagli anni Ottanta che il progetto europeo, dopo aver tentato con il Piano Werner la via dell\u2019unione politica, viene incanalato su binari completamente diversi. Responsabile della svolta \u00e8 la Commissione Europea guidata dal socialista francese Jacques Delors \u2013 oggi santino indiscusso della sinistra europea \u2013 che spinger\u00e0 per la liberalizzazione totale dei movimenti dei capitali (Atto Unico europeo del 1987), e l\u2019istituzione di una moneta unica europea, da cui discendeva la rinuncia alla sovranit\u00e0 monetaria e agli strumenti di gestione del ciclo economico da parte degli stati membri (Rapporto Delors, 1989). Tutto ci\u00f2 si concretizzer\u00e0 nel febbraio 1992 a Maastricht: nascono Unione Europea e Unione Monetaria e si formalizzano i vincoli sui deficit e il debito pubblico in rapporto al prodotto e i criteri di rientro dall\u2019inflazione per i Paesi membri.<\/p>\n<p>La filosofia che informa il Trattato \u00e8 quel liberalismo delle regole \u2013 ordoliberismo \u2013 che vede nei mercati liberi e concorrenziali, nella disciplina fiscale e nella stabilit\u00e0 monetaria gli unici strumenti in grado di promuovere crescita economica e occupazione. Si tratta di una filosofia economica e sociale che ha ispirato l\u2019azione di governo dei conservatori tedeschi dalla fine della seconda guerra mondiale, ma che tra gli anni Ottanta e Novanta viene fatta propria anche dai partiti socialisti e socialdemocratici europei, che prima di allora avevano sposato le tesi di J.M. Keynes sull\u2019importanza del ruolo economico dello Stato non tanto sul piano delle fissazione delle regole del gioco, ma soprattutto come stabilizzatore della domanda aggregata e veicolo di redistribuzione egalitaria di reddito e ricchezza.<\/p>\n<p>Nell\u2019agenda dei partiti socialisti europei (dal New Labour di Blair, all\u2019Ulivo di Prodi, dalla SPD di Schroeder, al PS di Jospin e al PSOE di Zapatero), le politiche di sviluppo economico e giustizia sociale da perseguire in tandem con welfare ed investimenti pubblici vengono accantonate, per far spazio dall\u2019assioma neoliberista secondo la quale liberare i mercati (del lavoro, del credito, della finanza) dai lacci e lacciuoli pubblici e ridurre spesa sociale e tassazione sulle imprese porta a maggior dinamismo economico e quindi aiuta anche chi abita i gradini inferiori della societ\u00e0. Proprie di questa visione sono l\u2019esaltazione acritica della globalizzazione e del multiculturalismo ai danni di stato nazionale e comunit\u00e0, l\u2019enfasi data ai diritti civili in luogo di quelli sociali, l\u2019idea di una scuola che deve prima di tutto formare \u201ccapitale umano\u201d, cio\u00e8 competenze immediatamente spendibili sul mercato del lavoro.<br \/>\n<strong>Alberto Bagnai sul tradimento della sinistra Italiana.<\/strong><\/p>\n<p>Neanche la crisi del debito sovrano del 2011, con l\u2019esplodere di disoccupazione e disuguaglianze nei paesi periferici, ha modificato l\u2019agenda della sinistra europea. Al governo in Italia, Francia e Grecia, o stampella del governo conservatore in Germania, la sinistra ha scelto di rafforzare la stretta sui bilanci pubblici con il Fiscal Compact \u2013 introdotto nella Costituzione italiana nel 2012 \u2013 e attuato le riforme strutturali imposte da Commissione e Banca Centrale, in primis quella del lavoro. Mentre faceva macelleria sociale, ha continuato ad invocare \u201cpi\u00f9 Europa\u201d, \u201cStati Uniti d\u2019Europa\u201d e altre formule prive di qualsiasi contenuto. Nel frattempo Il deficit di democrazia nelle istituzioni europee si aggravava, con un Consiglio europeo dominato dall\u2019ideologia dell\u2019austerity dei conservatori tedeschi, due organi \u201ctecnici\u201d non eletti, Commissione e Banca Centrale, che si intromettono nella scelte democratiche dei paesi membri prescrivendo le loro ricette neoliberiste, e con l\u2019unico organo eletto dai cittadini, il Parlamento, di fatto condannato alla marginalit\u00e0.<\/p>\n<p>Se questa \u00e8 l\u2019Europa reale, non c\u2019\u00e8 allora da stupirsi se i movimenti di estrema destra, che della battaglia contro questa Europa hanno sempre rivendicato il copyright, abbiano acquisito consensi, aiutati certo anche dalla crisi dei migranti. Oggi \u00e8 assai difficile, da parte delle forze progressiste, recuperare il terreno perduto, non solo dal punto di vista politico ma soprattutto da quello culturale. Significherebbe mettere in discussione i dogmi di Maastricht \u2013 libera circolazione di capitali, autonomia della politica monetaria, pareggio di bilancio e moneta unica. Significherebbe rottamare, una volta per tutte, l\u2019europeismo ideologico degli ultimi vent\u2019anni e riconquistare spazi di sovranit\u00e0 nazionale, specie nella politica economica. Vasto programma, direbbe il generale De Gaulle.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/rottamare-leuropeismo-ideologico\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/rottamare-leuropeismo-ideologico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Federico Stoppa) Oggi \u00e8 assai difficile, da parte delle forze progressiste, recuperare il terreno perduto, non solo dal punto di vista politico ma soprattutto da quello culturale. Brexit, l\u2019esplodere dei flussi migratori, il perdurare della crisi economica e sociale nei Paesi Mediterranei, l\u2019avanzata elettorale dei partiti xenofobi in Austria, Germania e Francia, la perdita di consenso dei partiti tradizionali: tutti episodi che stanno sconquassando l\u2019Unione Europea, tanto da farne temere l\u2019implosione. 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