{"id":25321,"date":"2016-11-10T12:30:37","date_gmt":"2016-11-10T11:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25321"},"modified":"2016-11-09T21:47:39","modified_gmt":"2016-11-09T20:47:39","slug":"la-trasformazione-del-capitale-transnazionale-post-crisi-2008","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25321","title":{"rendered":"La trasformazione del capitale transnazionale post crisi 2008"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Francesco Schettino)<\/strong><\/p>\n<p>altan baratro29 novembre 2016: una data che difficilmente sar\u00e0 dimenticata negli anni che verranno. Media europei e giornali di tutto il mondo oggi osservano con un malcelato sgomento l\u2019elezione di Donald Trump alla presidenza dello stato capitalista considerato come il pi\u00f9 potente al mondo, gli Usa. L\u2019alternativa di Hillary Clinton evidentemente, nonostante la palese collocazione all\u2019estrema destra del neopresidente \u2013 appoggio del Kkk, libri con i discorsi di Hitler sul comodino, come ebbe a dire l\u2019ex moglie \u2013 non \u00e8 stata sufficiente. Considerata genericamente \u2013 e su questo ci riproporremo pi\u00f9 avanti di proporre un approfondimento \u2013 come la candidata dell\u2019establishment, nonostante l\u2019en\u00addorsment ricevuto da tutti i settori della cultura a stelle-e-strisce (e non solo) la sua sconfitta \u00e8 sonora e netta, nonostante persino le previsioni, sempre pi\u00f9 inattendibili, la davano per vincente addirittura al 90%.<\/p>\n<p>Fiumi di inchiostro e di parole sicuramente anticiperanno l\u2019uscita di questa breve nota che, in forma preliminare, tenter\u00e0 di fornire un abbozzo di analisi di quali possano essere le ragioni e le prospettive pi\u00f9 immediata da una prospettiva di classe. Per questo, e per tanti altri motivi, \u00e8 opportuno non farsi ammaliare a vacue analisi sociologiche avulse da un contesto pi\u00f9 ampio ma altres\u00ec tener conto condizioni materiali sia dell\u2019enorme massa che ha eletto Trump e sia dello stato di salute del capitale a base dollaro e di quello internazionale pi\u00f9 in generale. Limitare il fenomeno Trump a una scelta democratica in opposizione ad Hillary \u00e8 evidentemente un modo borghese e limitato di tentare di indagare su una questione che \u00e8 di portata nettamente pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalla fine dell\u2019anno 2008, ossia dalle settimane che seguirono il crollo di Lehman Bros., e dunque dai momenti appena successivi alla violenta emersione dell\u2019ultima crisi, in palese controtendenza con l\u2019ottimismo di tanti settori della sinistra di classe, evidenziammo che la concomitanza della crisi pi\u00f9 violenta del modo di produzione del capitale e l\u2019assenza di una classe subordinata \u201cper s\u00e9\u201d, ossia cosciente del suo ruolo storico, avrebbe potuto generare tendenze del tutto opposte a quelle auspicate.<\/p>\n<p>Non a caso, parlammo pi\u00f9 volte della necessit\u00e0 di ragionare su un programma minimo in una fase non rivoluzionaria (in questa ottica va letta la pubblicazione dell\u2019omonimo testo di Gamba e Pala a cura del collettivo della Contraddizione, La Citt\u00e0 del sole, Napoli, 2015); il nostro obiettivo consisteva, in sintesi, nell\u2019individuare un percorso che, tenendo conto della fase fortemente sfavorevole, riuscisse a raccogliere alcuni punti attorno a cui permettere una accumulazione delle forze residue. Probabilmente ammaliati da praticonerie immediate o da volontarismo massimalista, il nostro appello \u00e8 stato ampiamente ignorato dalla maggioranza di coloro che sostengono di lavorare per un superamento del modo di produzione attuale, spendendo forse troppo poco tempo per comprenderlo analiticamente e rimanendone, cos\u00ec, spesso involontariamente fagocitati nei suoi oliati meccanismi.<\/p>\n<p>Nel frattempo, privo di ostacoli insormontabili, il capitale mondiale non ha incontrato molte difficolt\u00e0 esterne alla propria classe per individuare un nuovo assetto che possa garantirne la sopravvivenza stessa. Il fenomeno pi\u00f9 pericoloso, ossia quello della progressiva rarefazione della classe media e la sua nuova collocazione negli originari ranghi del proletariato \u00e8 stato abilmente gestito in ogni parte del mondo dalla classe proprietaria. E come ci ha gi\u00e0 insegnato la storia, lo \u201cspodestamento\u201d dell\u2019aristocrazia operaia di certo non si traduce immediatamente in un fenomeni rivoluzionari ma, al contrario, potenzia \u2013 se lasciato a s\u00e9 \u2013 fenomeni spaventosi di reazione: i casi del fascismo e del nazismo, con i dovuti distinguo, da questo punto di vista rappresentano casi esemplari. In altri termini, lo svelamento della legge generale dell\u2019accumulazione che, specie in fasi di crisi, genera ancor pi\u00f9 evidentemente \u201caccumulazione di miseria insieme a accumulazione di capitale\u201d (ci\u00f2 che correntemente viene definita come \u201cpolarizzazione\u201d) detiene un potenziale straordinario di destabilizzazione.<\/p>\n<p>La sparizione, progressiva, della classe media \u2013 vero architrave ideologico, e non solo, del capitalismo moderno \u2013 avrebbe potuto mostrare la vera natura del modo di produzione attuale: tuttavia, attraverso l\u2019abile utilizzo delle armi pi\u00f9 affilate da parte degli organi sovrastrutturali \u2013 tra cui quelle del razzismo, terrorismo, immigrati ecc. sono solo le pi\u00f9 evidenti \u2013 il problema \u00e8 stato, almeno al momento, parzialmente attenuato. L\u2019esasperazione della concorrenza tra chi lavora, garantita da un esercito industriale di riserva (ossia i disoccupati) in esponenziale aumento, ha dunque frammentato ulteriormente la classe lavoratrice in innumerevoli rivoli.<\/p>\n<p>L\u2019emersione del dispotismo fascista \u2013 che dai media viene edulcorato ideologicamente da un termine non adeguato come \u201cpopulismo\u201d \u2013 perfettamente incarnato da Trump, Le Pen, Farage, (collega dei 5* in parlamento europeo), NPD nonch\u00e9 da Erdogan, Orban, Duda e, per alcuni versi, da Putin, ha raggiunto, con la recente elezione del presidente Usa, quel grado di pervasione mondiale da far pensare che dalla quantit\u00e0 si \u00e8 passati alla qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Il sistema di capitale, a causa della crisi di accumulazione perdurante, ha necessit\u00e0 di gestire in maniera autoritaria il processo complessivo di produzione e circolazione delle merci. Le colonne della parvenza liberale della democrazia borghese, per questo, stanno venendo gi\u00f9 una alla volta giacch\u00e9 il controllo della classe potenzialmente rivoluzionaria deve essere mantenuto molto pi\u00f9 alto di prima (vedi anche le cosiddette riforme costituzionali europee auspicate da JP Morgan), cos\u00ec come la produzione di valore e plusvalore non deve trovare intoppi e soddisfare cos\u00ec la voracit\u00e0 dei proprietari del capitale (vedi anche le cosiddette riforme del lavoro).<\/p>\n<p>Tuttavia, come ogni processo interno a un modo di produzione, ci\u00f2 procede generando continue contraddizioni: queste si verificano innanzitutto all\u2019interno della classe dominante giacch\u00e9 la forma autoritaria \u00e8 sicuramente pi\u00f9 esclusiva di quella normalmente garantita da una democrazia borghese nelle forme conosciute nella seconda met\u00e0 del secolo passato. In altri termini, almeno in teoria, la vittoria elettorale dell\u2019uno o dell\u2019altro candidato garantisce un accantonamento pi\u00f9 secco, rispetto al passato, della fazione che soccombe.<\/p>\n<p>Per rimanere sul terreno della battaglia elettorale appena conclusa negli Usa, Trump e Clinton erano rappresentanti di fazioni del capitale per alcuni versi opposte, per altre molto prossime. Queste contraddizioni tra \u201cfratelli nemici\u201d si sono risolte nella vittoria da parte di quella fazione del capitale che predilige maggiore protezione del mercato locale rispetto all\u2019internazionalismo del capitale pi\u00f9 spinto di cui si faceva interprete Hillary \u2013 ed una contemporanea retrocessione da parte della classe lavoratrice (che in parte ha sostenuto il newyorchese).<\/p>\n<p>Le prospettive, dunque, sono di difficile interpretazione: i mercati finanziari hanno ovviamente reagito in maniera fortemente negativa all\u2019elezione del \u201ccigno nero\u201d giacch\u00e9, essendo per certi versi apparentemente meno gestibile, potrebbe generare quell\u2019instabilit\u00e0 mondiale di cui il capitale, in questo momento ha tutt\u2019altro che necessit\u00e0. Con una economia globale in difficolt\u00e0 di accumulazione da quasi 10 anni; una bolla speculativa ancor pi\u00f9 gonfia e densa di strumenti tossici di quella esplosa nel 2008 e, soprattutto, con la possibilit\u00e0 che gli Usa di Trump possano definitivamente perdere (o almeno scalfire) il ruolo egemone del capitalismo mondiale (a vantaggio forse delle economie asiatiche) \u2013 complice anche la perdurante crisi del capitale-dollaro \u2013 di certo non tutti dormiranno sonni tranquilli nelle prossime settimane in attesa di capire come e dove gli Stati uniti nei prossimi 4 anni si collocheranno.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\">http:\/\/www.sinistrainrete.info<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Francesco Schettino) altan baratro29 novembre 2016: una data che difficilmente sar\u00e0 dimenticata negli anni che verranno. 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