{"id":25323,"date":"2016-11-10T00:24:40","date_gmt":"2016-11-09T23:24:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25323"},"modified":"2016-11-10T00:47:50","modified_gmt":"2016-11-09T23:47:50","slug":"trump-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25323","title":{"rendered":"Trump presidente"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jacques Sapir riassume con la consueta lucidit\u00e0 i temi principali di questa giornata: la vittoria di Trump che ha saputo esprimere la sofferenza della societ\u00e0 americana, la sconfitta di un partito democratico scaduto a puro strumento di Wall Street, il rammarico per Sanders che aveva fatto suoi molti dei motivi che hanno portato Trump alla presidenza \u2013 un rammarico che il troppo obbediente Sanders forse non merita. Si profila la crisi definitiva del globalismo americano ed europeista, gli Stati tornano ad essere il centro della storia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Traduzione di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">Trump presidente<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Jacques Sapir<\/strong> \u2022 9 novembre 2016<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria di Donald Trump ha scosso gli Stati Uniti e sorpreso il mondo. Traduce il sollevarsi di un&#8217;onda di collera delle classi popolari contro quelle che si chiamano le \u00ab\u00e9lite\u00bb. Negli Stati Uniti segna una reazione storica contro la frattura sociale, ma anche ideologica e culturale, che ha visto svilupparsi una politica, ma anche dei media, autoreferenziali. Questi stessi media che hanno condotto una campagna isterica a favore di Hillary Clinton sono oggi brutalmente sconfessati. Ne dovrebbero trarre insegnamento; non \u00e8 sicuro che lo facciano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Una vittoria, una sconfitta, un rammarico<\/strong><br \/>\nCi sono stati, \u00e8 evidente, dei sentori razzisti nella campagna condotta da Donald Trump, ma gli osservatori che vi si sono arrestati, e che non hanno voluto vedere che questo, hanno trascurato l&#8217;essenziale: quest&#8217;onda dal profondo che sale da mesi contro la \u00abfinanza\u00bb, contro Wall Street. L&#8217;elezione di Trump \u00e8, simbolicamente, la vittoria della vita reale su quella virtuale. Questa elezione testimonia anche, implicitamente, che il bilancio di Barack Obama non \u00e8 cos\u00ec positivo come la stampa vuole dirci, e che l&#8217;economia americana non si \u00e8 mai sollevata dalla crisi del 2007-2009.<br \/>\nQuest&#8217;onda avrebbe potuto anche prendere un&#8217;altra direzione. Anche Bernie Sanders, lo sfortunato candidato delle primarie democratiche, la incarnava a modo suo, e certo in modo pi\u00f9 politico di Donald Trump. \u00c8 responsabilit\u00e0 storica dell&#8217;\u00abestablishment\u00bb democratico, dei cacicchi del partito, che non hanno esitato a manipolare queste primarie, che hanno esageratamente avvantaggiato Hillary Clinton, aver permesso la vittoria di Donald Trump. Teniamo a mente la lezione. La sinistra pu\u00f2 vincere quando riallaccia il legame con il popolo, mai quando si imbarca con i finanzieri e i grandi padroni, con la casta giornalistica e con artisti tanto cangianti quanto incostanti. \u00c8 uno degli insegnamenti di questa campagna e di questa elezione, e convalida in parte la strategia di Jean-Luc M\u00e9lanchon.<br \/>\nMa questa vittoria \u00e8 innanzitutto la sconfitta di Hillary Clinton. \u00c8 apparsa come la candidata della finanza; i suoi legami con le grandi banche d&#8217;affari di Wall Street \u2013 tra cui Goldman Sachs \u2013 erano noti. Intrallazzava con i pi\u00f9 ricchi e i pi\u00f9 noti. I legami finanziari andavano pi\u00f9 in l\u00e0, e resta da chiarire il ruolo della Fondazione Clinton, in particolare le sue relazioni con i dirigenti di certi paesi come l&#8217;Arabia Saudita e il Qatar. Il suo comportamento, questa commistione di negligenza e di arroganza di cui ha dato prova nell&#8217;affare della sua posta elettronica (l&#8217;emailgate), \u00e8 stato rifiutato da una maggioranza di americani. Anche le sue posizioni interventiste e avventuriste in politica estera hanno contribuito a spaventare una parte dell&#8217;opinione pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le conseguenze<\/strong><br \/>\nL&#8217;elezione di Donald Trump avr\u00e0 conseguenze importanti, sia negli Stati Uniti che nelle relazioni internazionali. In un senso egli dovr\u00e0 dare rapidamente soddisfazione a questa maggioranza di americani che ha visto il suo livello di vita abbassarsi mentre quello di una piccola minoranza esplodeva. Il voto degli stati dell&#8217;antica cintura industriale degli Stati Uniti, la si chiama la \u00abcintura della ruggine\u00bb o rustbelt, \u00e8 a questo proposito tipico del movimento che ha portato Trump alla presidenza. Dovr\u00e0 anche ricostruire il partito repubblicano, di cui una parte di \u00e9lite si \u00e8 staccata da lui. Il fatto che i repubblicani restino maggioritari al Congresso potrebbe aiutarlo. Ma la sua politica sar\u00e0 combattuta tra l&#8217;ala pi\u00f9 reazionaria del partito e la sua volont\u00e0 di soddisfare i suoi elettori, in particolare con il lancio di grandi programmi di investimenti pubblici. Dovr\u00e0, simbolicamente, riconciliare con loro stessi gli americani che escono divisi da questa campagna vista come calamitosa da una grande maggioranza.<br \/>\nMa \u00e8 sicuramente nelle relazione internazioni che le conseguenze dell&#8217;elezione di Donald Trump segneranno progressivamente i pi\u00f9 grandi cambiamenti. Il presidente appena eletto non ha fatto mistero della sua volont\u00e0 di migliorare le relazioni degli Stati Uniti con la Russia, di mettere fine alla sovra-estensione dell&#8217;apparato militare americano, di tornare a una visione pi\u00f9 realista degli scambi internazionali, lontana dai dogmi del libero scambio. Non sar\u00e0 pi\u00f9 l&#8217;ora dei grandi trattati internazioni come il TAFTA o il CETA. Il protezionismo \u00e8 di ritorno, e bisogner\u00e0 pensarlo se se ne vuole trarre tutti i vantaggi e mettere in opera questa \u00abdemondializzazione\u00bb ragionata che mi auguro e che oggi sembra inevitabile. Accettiamone dunque l&#8217;augurio, per quanto consapevoli che la politica di un paese come gli Stati Uniti non cambia direzione in qualche giorno o qualche settimana.<br \/>\nMa \u00e8 chiaro che l&#8217;elezione di Donald Trump \u00e8 portatrice di speranza per le relazioni con la Russia, e che l&#8217;atteggiamento di scontro adottato da Washington sull&#8217;Ucraina o sulla Siria non sar\u00e0 mantenuto. Anche questo \u00e8 un punto positivo di questa elezione. Ci auguriamo che sia compreso anche nei paesi europei che hanno \u2013 stupidamente \u2013 deciso di mantenere le sanzioni contro la Russia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le conseguenze per l&#8217;ideologia europeista<\/strong><br \/>\nPi\u00f9 in generale, questa elezione rimescola le carte anche per l&#8217;Unione Europea. Non \u00e8 un caso se l&#8217;ex primo ministro italiano, Enrico Letta, dice che si tratta dell&#8217;avvenimento pi\u00f9 importante dalla caduta del muro di Berlino. Le \u00e9lite europeiste hanno perduto un sostegno decisivo nella presidenza americana , e lo si sente tanto dalle reazioni di Juncker e Tusk quanto da quelle di Angela Merkel o di Fran\u00e7ois Hollande. Viceversa, le personalit\u00e0 politiche che contestano questo europeismo, da Nigel Farage a Beppe Grillo, passando per Marine Le Pen, si rallegrano di questa vittoria di Donald Trump.<br \/>\nBeninteso, si tenter\u00e0 di intonare il famoso ritornello sull&#8217;Europa federale e si cercher\u00e0 di rianimare le fiamme moribonde di un&#8217;integrazione europea. Ma le divisioni tra gli Stati della UE non spariranno per incanto. Gli interessi di questi Stati resteranno quelli che sono, opposti a ogni integrazione. Occorrer\u00e0 dunque, un giorno o l&#8217;altro, trarne le conseguenze e tornare a questa politica delle nazioni, che d&#8217;altronde non esclude la cooperazione e l&#8217;amicizia tra le nazioni stesse. Rifiutandola, i dirigenti europei rischiano di esasperare la collera che, anch&#8217;essa, bolle nell&#8217;Unione europea. Le negazioni di democrazia sono state troppo numerose, troppo sistematiche. Questi dirigenti sono sotto la minaccia di sperimentare, nella loro misura e nelle loro condizioni, la sorte di Hillary Clinton.<br \/>\n\u00c8 per\u00f2 poco probabile che comprendano che abbiamo cambiato epoca, certo non per questa elezione presidenziale che \u00e8 soltanto un elemento di pi\u00f9 nel cambiamento, ma perch\u00e9 oggi, e da pi\u00f9 di dieci anni, viviamo il grande ritorno delle nazioni. Nulla \u00e8 pi\u00f9 drammatico di quando le \u00e9lite, politiche o culturali, si aggrappano a una visione del mondo che la realt\u00e0 ha sorpassato e smentito. Si pu\u00f2 vivere in una bolla fino a un certo punto. Ma, arrivato il momento, la bolla scoppia e bisogna pagare ad alto prezzo questo mondo di illusioni che ci si \u00e8 costruiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: russeurope.hypotheses.org<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Jacques Sapir riassume con la consueta lucidit\u00e0 i temi principali di questa giornata: la vittoria di Trump che ha saputo esprimere la sofferenza della societ\u00e0 americana, la sconfitta di un partito democratico scaduto a puro strumento di Wall Street, il rammarico per Sanders che aveva fatto suoi molti dei motivi che hanno portato Trump alla presidenza \u2013 un rammarico che il troppo obbediente Sanders forse non merita. 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