{"id":25353,"date":"2016-11-11T12:51:19","date_gmt":"2016-11-11T11:51:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25353"},"modified":"2016-11-11T12:51:19","modified_gmt":"2016-11-11T11:51:19","slug":"finita-la-spendibilita-della-bufala-della-globalizzazione-inizia-la-solfa-del-protezionismo-brutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25353","title":{"rendered":"Finita la sp\u20acndibilita&#8217; della bufala della globalizzazion\u20ac inizia la solfa del &#8220;protezionismo-brutto&#8221;."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LUCIANO BARRA CARACCIOLO<\/strong><\/p>\n<p><em>Una necessaria <strong>premessa introduttiva<\/strong>.<\/em><br \/>\n<em>Trump, appena eletto, su domanda di un giornalista,<a href=\"http:\/\/www.politico.com\/story\/2016\/11\/steven-mnuchin-treasury-donald-trump-230716\"> indica, come futuro segretario del Treasury, <\/a><strong><a href=\"http:\/\/www.politico.com\/story\/2016\/11\/steven-mnuchin-treasury-donald-trump-230716\">Steven Mnuchin<\/a><\/strong>: questi ha lavorato per 17 anni a <strong>G<\/strong><strong>oldman&amp;Sachs<\/strong>, succedendo al padre in una carriera pluridecennale presso la stessa banca. <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Steven_Mnuchin\">Tra le esperienze lavorative di Mnuchin anche un periodo presso il <\/a><strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Steven_Mnuchin\">Soros Fund Management<\/a><\/strong>, nonch\u00e8 la produzione di film, anche importanti, come la serie X-men e Avatar.\u00a0<\/em><br \/>\n<em><a href=\"http:\/\/www.zerohedge.com\/news\/2016-11-10\/trump-said-consider-jamie-dimon-treasury-secretary\">Se<\/a><a href=\"http:\/\/www.zerohedge.com\/news\/2016-11-10\/trump-said-consider-jamie-dimon-treasury-secretary\">condo Zerohedge<\/a>, l&#8217;alternativa a Mnuchin sarebbe il &#8220;<strong>JPMorgan CEO Jamie Dimon<\/strong>&#8220;: sottolinea il blog che milioni di supporters di Trump sarebbero delusi da nomine del genere, e che &#8220;l&#8217;unica ragione per cui un banchiere diventa segretario del tesoro \u00e8 quella di poter vendere tutte le proprie stock options, al momento di assumere la carica pubblica, senza dover pagare alcuna tassa&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Siano indicazioni fondate o meno, quel che \u00e8 certo \u00e8 che <strong>Trump non parrebbe, allo stato, disporre &#8220;delle risorse culturali&#8221; sufficienti<\/strong> per svolgere, anche solo in parte, un programma che include la reintroduzione del <strong>Glass-Steagall<\/strong>, la <strong>monetizzazione <\/strong>del debito (riacquistando quello gi\u00e0 emesso), nonch\u00e9 il por fine alla stagione dei <strong>grandi trattati liberoscambisti<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p><em>E&#8217; pur vero che ove neppure tentasse di far ci\u00f2 <strong>entrerebbe in conflitto con la base sociale (la working class) che lo ha eletto<\/strong>: ma, in compenso, <a href=\"http:\/\/www.politico.com\/story\/2016\/11\/steven-mnuchin-treasury-donald-trump-230716\">come sottolinea Polit<\/a><a href=\"http:\/\/www.politico.com\/story\/2016\/11\/steven-mnuchin-treasury-donald-trump-230716\">ico<\/a>, si vedrebbe <strong>&#8220;riabilit<\/strong><strong>ato&#8221; da Wall Street e godrebbe di solidi appoggi bi-partisan nel<\/strong><strong>le Camere<\/strong>.<\/em><br \/>\n<em>Dunque, che sia lui il liquidatore del globalismo finanziario e il paladino del ritorno a economie nazionali meno aperte, rimane un punto interrogativo, una <strong>supposizione tutta da dimo<\/strong><strong>strare<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>1. Chiss\u00e0 perch\u00e9 si grida al &#8220;<strong><a href=\"http:\/\/www.huffingtonpost.it\/lucia-annunziata\/nuovo-ordine-mondiale_b_12878384.html\">severo protezionismo<\/a><\/strong>&#8221; quando sarebbe in gioco, al pi\u00f9, &#8220;solo&#8221; (la prospettiva di) un ritorno al modello di <strong>financial regulation<\/strong> &#8211; o, se preferite, &#8220;<a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2016\/05\/terza-globalizzazione-e-primo-maggio.html\">repressione finanziaria<\/a>&#8220;-, per consentire una <strong>razionale de-globalizzazione<\/strong> e un certo qual ripristino del <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2015\/08\/ma-dove-si-va-puntando-sulla-domanda.html\">modello di sviluppo che &#8220;punta sulla domanda interna&#8221;<\/a>; quel modello che lo stesso Eichengreen definisce <strong><a href=\"http:\/\/press.princeton.edu\/titles\/8253.html\">Coordinated Capitalism<\/a><\/strong> e che fu proprio il sistema prescelto, dopo il 1945 (!), <strong>per garantire la pace e il benessere<\/strong> crescenti in Europa e un maggior sviluppo (poi venuto meno con la globalizzazione) nel resto del mondo.<\/p>\n<p>Si crede davvero che la <strong>deregulation<\/strong> massima nella <strong>circolazione dei capitali<\/strong>, legata alla <strong>riduzione del rischio di cambio innestata dalle &#8220;monete uniche&#8221;,<\/strong> sia un modo di garantire la pace, piuttosto che il <strong>predominio del capitale nel conflitto sociale<\/strong> e delle economie nazionali pi\u00f9 forti su quelle da rendere alla stregua di &#8220;<strong>colonie<\/strong>&#8220;?<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Questa <strong>questione del protezionismo<\/strong> \u00e8 veramente oggetto di un <strong>abuso mediatico-espertologico<\/strong> ormai divenuto intollerabile.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A parte il sopra linkato <strong>Chang,<\/strong> che ha offerto i dati della (maggior) crescita &#8220;globale&#8221; (non solo in Europa), che aveva garantito il sistema pre-globalizzazione, legato per un lungo periodo a &#8220;Bretton Woods&#8221; e ad un ruolo nettamente diverso svolto dalle politiche tariffarie e dal FMI; a parte un <strong>Krugman <\/strong>(forse oggi un po&#8217; dimentico di se stesso) che aveva evidenziato la inanit\u00e0 della regola, implicita nel Washington Consensus e nella costruzione \u20acuropea, della <strong>competizione tra Stati<\/strong> (<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2013\/11\/lunione-europea-in-base-ai-trattati-non.html\">qui, p.1<\/a>), come condizione di effettiva crescita, giova ricordare che<strong> &#8220;protezionismo&#8221; non \u00e8 affatto un concetto univocamente definibile<\/strong> e privo di adattabilit\u00e0 alle circostanze della democrazia economica.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo un punto importantissimo che su cui, nonostante lo &#8220;<strong>sconvolgimento Trump<\/strong>&#8220;, gi\u00e0 si accumulano <strong>pericolosi ritardi mediatico-tecnocratici<\/strong>, sempre pi\u00f9 imprudentemente incuranti dei &#8220;pericoli di un&#8217;ossessione&#8221; (per usare le parole di Krugman, sulla cui citazione torneremo).<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/01\/uropa-oggi-e-roma-23-gennaio-2016-free.html\"> Ed infatti<\/a>:<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Possiamo quindi istituire una <strong>prima naturale distinzione<\/strong> che si connette straordinariamente al problema dell&#8217;\u20acuropa:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>a) <strong>Il protezionismo adottato da Potenze imperialiste \u00e8 l&#8217;altra faccia del liberoscambismo,<\/strong> perch\u00e9 ne costituisce <strong>l&#8217;evoluzione, conservativa delle posizioni dominanti raggiunte<\/strong> e, al tempo stesso, anche <strong>l&#8217;utile strumento oppositivo alla contenibilit\u00e0 di tali posizioni<\/strong> da parte di altri competitor statuali.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Questa evoluzione (connaturale agli interessi consolidati delle oligarchie che hanno promosso l&#8217;imperialismo liberocambista nella fase di conquista) <strong>pu\u00f2 logicamente preludere al vero e proprio conflitto armato<\/strong> tra potenze imperialiste: ciascuna supportata dalle rispettive nazioni satellite, colonizzate politicamente o economicamente.<\/p>\n<ol>\n<li>b) <strong>Il protezionimsmo adottato da ordinamenti nazionali in via di sviluppo, e non dominanti sui mercati internazionalizzati, \u00e8 invece un ragionevole strumento di crescita del c.d.&#8221;infant capitalism&#8221;<\/strong>, come spiegato da Chang ne &#8220;I Bad Samaritans&#8221; con riguardo a casi non certamente guerrafondai quali la Corea o, oggi, in UE, la &#8220;fascista&#8221; Ungheria.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Quando, dunque, non si tratti di Stati che, dal loro passato imperialista e colonialista, risultino ossessionati dalla egemonia sugli altri, il &#8220;protezionismo&#8221; nelle sue varie e modulabili forme, si rivela in definitiva uno <strong>strumento di avvio della democrazia economica e socialmente inclusiva<\/strong>; al contempo, se lealmente riconosciuto in funzione delle diverse esigenze di sviluppo della varie societ\u00e0 statali, \u00e8 uno stabilizzatore degli interessi dell&#8217;intera comunit\u00e0 internazionale a una convivenza pacifica&#8221;.<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Aggiungiamo, perch\u00e9 di questi tempi occorre essere molto precisi con la Storia politica ed economica, grossolanamente messa all&#8217;angolo, che il primo tipo di protezionismo \u00e8 proprio del mercantilismo imperialista e, per via dei vincoli monetari e valutari (BC indipendenti e eurozona, su tutto),\u00a0 \u00e8 esattamente quello che diffonde un&#8217;irrisolvibile crisi occupazionale e di crescita in \u20acuropa. Si tratta di ci\u00f2 che Joan Robinson (in uno scritto, non casualmente, del 1977) <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/01\/uropa-oggi-e-roma-23-gennaio-2016-free.html\">definiva in modo eloquente cos\u00ec<\/a>:<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u201c<a href=\"http:\/\/www.concertedaction.com\/2013\/01\/10\/free-trade-doctrine-in-practice-is-a-more-subtle-form-of-mercantilism\/\">Free Trade Doctrine, In Practice, Is A More Subtle Form Of Mercantilism<\/a>\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>La traduzione di questo estratto la affido ai pi\u00f9 volenterosi dei commentatori:<\/p>\n<p><em>&#8220;When Ricardo set out the case against\u00a0protection, he was supporting British economic\u00a0interests. Free trade ruined Portuguese\u00a0industry.\u00a0<strong>Free trade <u>for others<\/u> is in the interests of\u00a0the strongest competitor in world markets<\/strong>,\u00a0and a sufficiently strong competitor\u00a0has no need for protection at home. <strong>\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p><strong><em>Free\u00a0trade doctrine, in practice, is a more subtle\u00a0form of Mercantilism&#8221;.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"5\">\n<li>E dato che si parla di uno shock derivante dall&#8217;elezione di Trump, <strong>ritirando fuori l&#8217;accusa guerrafondaia al tipo di protezionismo tutorio delle sviluppo<\/strong>, &#8211; che sarebbe una soluzione, (molto temuta negli ambienti finanziari globalisti), alla <em>secular stagnation<\/em> provocata dal mercantilismo imperialista competizione tra Stati-, \u00e8 estremamente interessante <a href=\"http:\/\/documentazione.altervista.org\/krugman_competitivita.htm\">questo passaggio, tratto dal citato articolo di <strong>Krugman<\/strong><\/a> e <strong>riguardante proprio gli Stati Uniti (e il Messico)<\/strong>. Ne sottolineo il &#8220;gran finale&#8221;, sull&#8217;idea della &#8220;produttivit\u00e0&#8221; e circa quella che pare essere proprio l&#8217;ispirazione &#8220;protezionistica&#8221; di Trump (rendendo contraddittoria la fiera opposizione di Krugman al neo-presidente):<br \/>\n&#8220;&#8230;<strong>definire la competitivit\u00e0 di una nazione \u00e8 nei fatti molto pi\u00f9 problematico che definire quella di una societ\u00e0 per azioni<\/strong> (ndr; laddove K. muove dalla critica al preconcetto, tipico di Maastricht, che sia giovevole una &#8220;forte competizione&#8221; tra sistemi-Stato, cui venga attribuita la stessa dinamica di &#8220;conquista del mercato&#8221; internazionale, propria delle societ\u00e0 per azioni).<\/li>\n<\/ol>\n<p>La linea rossa per una societ\u00e0 per azioni consiste letteralmente nei suoi confini: se una societ\u00e0 per azioni non pu\u00f2 permettersi di pagare i suoi lavoratori, i fornitori, i possessori di obbligazioni, uscir\u00e0 dal business. Quindi quando noi diciamo che una societ\u00e0 per azioni non \u00e8 competitiva, intendiamo dire che la sua posizione nel mercato \u00e8 insostenibile, ovvero che, se non migliora le sue prestazioni, cesser\u00e0 di esistere. <strong>I Paesi invece non escono dal business. Possono essere contenti o scontenti delle loro prestazioni economiche, ma non hanno una linea rossa ben definita<\/strong>. Di conseguenza, il concetto di competitivit\u00e0 nazionale \u00e8 vago.<\/p>\n<p>&#8230;Si potrebbe supporre, ingenuamente, che <strong>la linea rossa<\/strong> <strong>di un&#8217;economia nazionale consista semplicemente nella sua bilancia commerciale<\/strong>, che la competitivit\u00e0 possa essere misurata dall&#8217;abilit\u00e0 di un paese di vendere all&#8217;estero pi\u00f9 di quanto comperi. In teoria, come in pratica, un&#8217;eccedenza commerciale pu\u00f2 tuttavia essere un segno di debolezza nazionale, mentre un deficit pu\u00f2 essere un segno di forza.<\/p>\n<p>Per esempio, <strong>il Messico<\/strong> fu <strong>costretto ad enormi eccedenze commerciali negli anni ottanta per pagare gli interessi sul suo debito estero<\/strong>, dato che gli investitori internazionali si rifiutavano di prestargli altri soldi; ebbe grandi deficit commerciali dopo il 1990 quando gli investitori stranieri recuperarono la fiducia e nuovi capitali cominciarono ad affluire. C&#8217;\u00e8 forse qualcuno che voglia indicare il Messico come una nazione estremamente competitiva durante l&#8217;epoca della crisi del debito, o descrivere quello che accade dal 1990 in poi come una perdita in competitivit\u00e0?<\/p>\n<p>&#8230;Consideriamo, per un momento, quello che la definizione vorrebbe dire <strong>per un&#8217;economia che fa poco commercio internazionale, come gli Stati Uniti negli anni cinquanta<\/strong>. Per una siffatta economia, <strong>la capacit\u00e0 di\u00a0 bilanciare il suo commercio sta soprattutto nel trovare il giusto tasso di cambio<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma siccome il commercio internazionale \u00e8 un piccolo fattore nell&#8217;economia, il livello di cambio influisce poco sugli standard di vita.<\/p>\n<p>In un&#8217;economia con poco commercio internazionale, quindi, l&#8217;aumento degli standard di vita &#8211; e cos\u00ec <strong>la &#8220;competitivit\u00e0&#8221;<\/strong> secondo la definizione di Tyson &#8211; <strong>sarebbe determinata quasi completamente da fattori nazionali, in primo luogo dal tasso di crescita della produttivit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p><strong>La crescita di produttivit\u00e0 nazionale, punto e a capo, e non la crescita di produttivit\u00e0 relativamente agli altri paesi<\/strong>.<\/p>\n<p>In altre parole, per un&#8217;economia con poco commercio internazionale, &#8220;competitivit\u00e0&#8221; finisce per essere un modo curioso di dire &#8220;produttivit\u00e0&#8221;, senza avere niente a che fare con la competizione internazionale&#8221;.<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li>E dunque, che <strong>il protezionismo (del ritorno alla crescita), anzi, l&#8217;antiglobalismo<\/strong> della competitivit\u00e0 basata esasperatamente sulla produttivit\u00e0 comparata, <strong>appaia, adesso, muovere dal suo epicentro<\/strong>, cio\u00e8 dal primo potere politico-militare del globo, sarebbe, in realt\u00e0, del tutto fisiologico nella dialettica della Storia.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Bastava, da anni,<a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/12\/luem-il-petrolio-e-la-locomotiva-usa.html\"> non fingere di non vedere, nell&#8217;ipocrisia e nella violenza mediaticamente profusa; non sbandierare le soluzioni di politica monetaria &#8220;unconventional&#8221; come capaci di ridurre il costo sociale della crisi; <strong>non fingere che l&#8217;occupazione degli USA fosse tornata al &#8220;pieno impiego<\/strong>&#8220;; capire che un dollaro sopravvalutato non \u00e8 accettabile a tempo indefinito da lavoratori precari e a benessere ridotto da decenni<\/a>&#8230;<\/p>\n<ol start=\"7\">\n<li>La speranza, non possiamo nascondercelo, \u00e8 che <strong>la linea Trump si riveli netta<\/strong> e capace di dare quella svolta capace di evitare al mondo un ulteriore lungo periodo di inutili sofferenze &#8220;globaliste&#8221; e, dunque, autoritarie, quali sono ora, proprio in quanto oligarchiche.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Una speranza che <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2014\/01\/le-contromosse-dellordoliberismo-2-il.html\">avevamo espresso da anni con queste parole<\/a>, che sintetizziamo per linee essenziali:<\/p>\n<p>&#8220;Il problema \u00e8 che <strong>gli USA, non paiono coscienti <\/strong>di quanto in Europa l&#8217;operazione di distruzione del welfare, sociale e del lavoro, che pure continuano ad auspicare <strong>(&#8220;le irrinunciabili riforme strutturali&#8221;), conduca ad un assetto di forze che sono poi incontrollabili <\/strong>e, quindi, neppure correggibili con l&#8217;introduzione degli strumenti che essi stessi considerano come appropriati.<\/p>\n<p>Non hanno capito che, una volta accettato di non contestare il legame tra<strong> limitazioni del deficit pubblico e auspicata destrutturazione definitiva del welfare, le riforme strutturali provocano un effetto politico di rafforzamento delle tendenze mercantiliste che oggi vorrebbero combattere<\/strong>: si tratta sostanzialmente della sindrome &#8220;dell&#8217;apprendista stregone&#8221;, (opposta a quella del &#8220;questa volta \u00e8 diverso&#8221;).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Riusciranno gli USA a fermare tutto questo<\/strong>, se veramente sono interessati a questo tipo di &#8220;recupero&#8221; delle potenzialit\u00e0 dei mercati UEM?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Per farlo devono comprendere <a href=\"http:\/\/www.lantidiplomatico.it\/dettnews.php?idx=83&amp;pg=6591\">le ragioni profonde della loro stessa crisi sistemica<\/a><\/strong>: il neo-liberismo, non \u00e8 buono se legato alle &#8220;nuove&#8221; politiche monetarie, mentre diviene &#8220;cattivo&#8221; se trasposto in Europa in forma di ordoliberismo a matrice mercantilista tedesca.<strong> Il liberoscambismo \u00e8 un blocco unico di tendenze politiche che in Europa poteva affermarsi solo nella forma attuale<\/strong>: diversamente non sarebbe stato possibile fronteggiare e neutralizzare, in modo vincente, decenni di applicazione delle Costituzioni democratiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 volere la botte piena e la moglie ubriaca. Ma <strong>non \u00e8 possibile<\/strong> ritenere che un <strong>ripensamento <\/strong>di questo genere avvenga, da parte loro, in tempi accettabilmente brevi e <strong>senza traumi al loro stesso interno<\/strong>.&#8221;<\/p>\n<ol start=\"8\">\n<li>Ecco, <strong>forse, siamo arrivati a questa fase di ripensamento<\/strong>: e gi\u00e0 oggi, &#8220;non senza traumi&#8221;.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma con la prospettiva, densa di positive speranze, che i costi, per il popolo USA, come per tutti gli altri ad esso interconnessi prima di tutto dalla tensione alla democrazia effettiva, non risulteranno mai cos\u00ec elevati come quelli che sarebbero derivati dalla conservazione della logica della &#8220;competizione tra Stati&#8221; e della competitivit\u00e0 basata sulla domanda estera.<\/p>\n<p>Una concezione che, oggi, aleggia ancora in \u20acuropa, come lo spettro di un <strong>imperialismo mercantilista, sempre pi\u00f9 goffamente camuffato da aspirazione alla pace<\/strong>.<\/p>\n<p>Mentre \u00e8 esattamente il suo opposto; mentre il protezionismo dello sviluppo della ricostruzione dei sistemi industriali nazionali, pu\u00f2 portare veramente il ritorno alla crescita e alla vera &#8220;pace&#8221; del veramente &#8220;coordinated capitalism&#8221;.<\/p>\n<p>Coordinato tra democrazie.<\/p>\n<p>E su questo <strong>occorre vigilare<\/strong>. Specialmente ora&#8230;<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>: <a href=\"http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/11\/finita-la-spndibilita-della-bufala.html\">http:\/\/orizzonte48.blogspot.it\/2016\/11\/finita-la-spndibilita-della-bufala.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LUCIANO BARRA CARACCIOLO Una necessaria premessa introduttiva. Trump, appena eletto, su domanda di un giornalista, indica, come futuro segretario del Treasury, Steven Mnuchin: questi ha lavorato per 17 anni a Goldman&amp;Sachs, succedendo al padre in una carriera pluridecennale presso la stessa banca. 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