{"id":25424,"date":"2016-11-14T10:12:12","date_gmt":"2016-11-14T09:12:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25424"},"modified":"2016-11-13T21:32:56","modified_gmt":"2016-11-13T20:32:56","slug":"la-riforma-costituzionale-e-il-vecchio-che-avanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25424","title":{"rendered":"La riforma costituzionale \u00e8 il vecchio che avanza"},"content":{"rendered":"<p><strong>di RETE MMT (Michele Daniele)<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Se vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi<\/em><br \/>\n[Il Gattopardo \u2013 Giuseppe Tomasi di Lampedusa]<\/p><\/blockquote>\n<p><strong>NO<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>NO<\/strong>, il renzismo non \u00e8 il nuovo. Il renzismo \u00e8 il vecchio che avanza, e ne daremo evidenza.<\/p>\n<p><strong>NO<\/strong>, la riscrittura della Costituzione non \u00e8 una riforma, ma una controriforma.<\/p>\n<p><strong>NO<\/strong>, votare S\u00ec al referendum confermativo non porter\u00e0 alcun cambiamento, ma porter\u00e0 alla soluzione, ahim\u00e8 non finale, dello smantellamento del welfare che lotte civili e Guerre Mondiali avevano contribuito a creare.<\/p>\n<p>NO, le riforme renziane (del lavoro, elettorale, scolastica, bancaria) concludono la lotta di classe dall\u2019alto verso il basso che si \u00e8 combattuta in Italia negli ultimi quarant\u2019anni. La riscrittura della Costituzione rappresenta il tentativo di codificare la vittoria della classe dominante sulla classe soccombente.<\/p>\n<p>Questo tentativo non inizia oggi.<\/p>\n<p><strong>Il mito del vincolo esterno<\/strong><\/p>\n<p>La data simbolica da cui voglio partire \u00e8 il 9 maggio 1978, giorno in cui fu ritrovato il corpo di Aldo Moro.\u00a0Perch\u00e9 Moro era stato uno dei padri costituenti nel 1947, quando furono costituzionalizzate le conquiste delle lotte sociali e dell\u2019antifascismo dei decenni precedenti che avrebbero garantito trent\u2019anni di crescita economica, benessere e livelli di welfare mai goduti prima in Italia.<\/p>\n<p>Dopo la scomparsa di Moro, le classi percettrici di rendite finanziarie iniziarono a professare il mito del \u201cvincolo esterno\u201d, ossia il convincimento che gli Italiani non siano in grado di autogovernarsi e necessitino pertanto di una qualche entit\u00e0 sovranazionale che faccia il loro bene.\u00a0Con l\u2019Italia distratta e scioccata dall\u2019uccisione di Moro, gli equilibri politici mutarono e si crearono le condizioni per l\u2019entrata dell\u2019Italia nel costituendo Sistema Monetario Europeo, progenitore dell\u2019euro, che imponeva un cambio pressoch\u00e9 fisso tra le valute dei Paesi aderenti con bande di oscillazione percentuale pi\u00f9 o meno ampie. La firma del trattato costitutivo avvenne il 13 marzo 1979.<\/p>\n<p>Il vincolo sul cambio si accompagnava inevitabilmente alle \u201criforme strutturali\u201d tanto care al liberismo: lotta all\u2019inflazione, compressione salariale, limitazione del disavanzo pubblico; tutte riforme realizzate e perfezionate negli anni successivi, come vedremo. Intanto il vincolo sul cambio sferr\u00f2 un primo grosso colpo alla Costituzione del 1948, costringendo lo Stato a politiche di bilancio restrittive.<\/p>\n<p><strong>Il divorzio Tesoro \u2013 Banca d\u2019Italia<\/strong><br \/>\nNel febbraio 1981, tramite un semplice scambio di lettere tra l\u2019allora Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta ed il Governatore della Banca d\u2019Italia Carlo Azelio Ciampi, si consum\u00f2 il cosiddetto \u201cdivorzio\u201d tra Ministero del Tesoro e Banca d\u2019Italia.<\/p>\n<p>In sostanza, concordarono di esonerare la Banca d\u2019Italia dall\u2019acquisto dei titoli di Stato rimasti invenduti. L\u2019ovvia conseguenza fu la perdita di controllo sul livello dei tassi d\u2019interesse dei titoli pubblici (determinati ora dai mercati) e la successiva esplosione del debito pubblico, che decuplic\u00f2 in 10 anni quasi esclusivamente a causa degli alti tassi d\u2019interesse, e non per sostenere gli obiettivi costituzionali.<\/p>\n<p>Ovviamente il tutto si tradusse in una graduale riduzione della presenza dello Stato nell\u2019economia e, contemporaneamente, in un forte indebitamento di enti ed aziende pubbliche. I principi scolpiti nella prima parte della Costituzione iniziarono a vacillare sotto i colpi dell\u2019ideologia neoliberista, ormai dominante in ambito accademico e finanziario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Piano di Rinascita Democratica della P2<\/strong><br \/>\nIl 4 luglio 1982 venne ritrovato, nel doppiofondo di una valigia della figlia di Licio Gelli \u2013 \u201ccapo\u201d della loggia massonica Propaganda 2 \u2013, un documento intitolato \u201cPiano di Rinascita Democratica\u201d, che descriveva il piano piduista di riforme strutturali e costituzionali.<\/p>\n<p>A distanza di quasi trentacinque anni, \u00e8 impressionante constatare quanti dei punti di quel programma siano stati realizzati (dalla realizzazione del bipartitismo all\u2019abolizione del monopolio della RAI, dall\u2019istituzione della Bicamerale per le riforme alla responsabilit\u00e0 civile dei magistrati e tanti, tanti altri). Ed altri, tra quelli non realizzati, stanno per esserlo con la riforma costituzionale Renzi-Boschi: ripartizione di competenze tra Camera e Senato, riduzione del numero dei parlamentari, abolizione delle Province, rafforzamento del Governo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Primo Governo Craxi<\/strong><\/p>\n<p>Il 21 luglio 1983 si inaugur\u00f2 il primo Governo Craxi, che tra i temi centrali della sua azione annoverava la governabilit\u00e0 e la prevalenza del potere esecutivo su quello legislativo. Esattamente quelli su cui \u00e8 impostata l\u2019odierna riscrittura costituzionale.\u00a0Fu fautore di riforme volte al superamento dell\u2019assetto istituzionale del 1948, insieme ad una \u201cmodernizzazione\u201d dello Statuto dei Lavoratori e ad un aumento del potere del Governo a scapito di quello del Parlamento. Nulla di nuovo sotto il sole.<\/p>\n<p>Craxi fu anche interprete del primo grosso attacco al salario dei lavoratori con il cosiddetto \u201cdecreto di San Valentino\u201d del 14 febbraio 1984, con il quale furono tagliati 4 punti di scala mobile. L\u2019aumento del costo della vita non fu pi\u00f9 protetto interamente dall\u2019indicizzazione dei salari.<\/p>\n<p>Ma il 31 luglio 1992 ci pens\u00f2 il suo pi\u00f9 stretto collaboratore, Giuliano Amato, ad abolire completamente l\u2019indennit\u00e0 di contingenza per tutti i lavoratori dipendenti, proseguendo con l\u2019attacco all\u2019art. 36 della Costituzione. Attacco portato alla conclusione finale con il Jobs Act renziano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La caduta del Muro di Berlino<\/strong><\/p>\n<p>Il 9 novembre 1989 si verific\u00f2 l\u2019evento simbolico della vittoria dell\u2019economia neoliberista privata su quella pianificata statale: la caduta del muro di Berlino e la susseguente riunificazione della Germania.\u00a0Da l\u00ec in poi non ci fu pi\u00f9 la necessit\u00e0 di mantenere un elevato livello di welfare per dimostrare che il modello capitalista era superiore a quello socialista.<\/p>\n<p>Cos\u00ec tre giorni dopo il PCI, il pi\u00f9 grande partito comunista occidentale, annunci\u00f2 l\u2019avvio del proprio scioglimento alla Bolognina, nel segno di una mutazione liberal-democratica che diverr\u00e0 gradualmente totale assorbimento dei principi neoliberisti.\u00a0Con il suo scioglimento, avvenuto il 3 febbraio 1991, iniziarono a scomparire i partiti dell\u2019arco costituzionale, quelli che avevano partecipato alla scrittura della Costituzione del 1948 e che la stagione di Mani Pulite far\u00e0 estinguere totalmente.<\/p>\n<p>Cadute le motivazioni ideologiche, la classe dirigente della sinistra italiana sempre pi\u00f9 ebbe a cura gli interessi per la propria carriera piuttosto che quelli della classe lavoratrice che avrebbe dovuto rappresentare. Sino a divenire il pi\u00f9 fedele sostenitore della finanza internazionale, raggiungendo toni parossistici con il Partito Democratico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il trattato di Maastricht<\/strong><\/p>\n<p>Questo trattato realizz\u00f2 il disegno liberista di estirpare il lavoro dalla Costituzione restituendolo al mercato e di ridurre lo Stato ai minimi termini. L\u2019arma letale per raggiungere tali scopi fu l\u2019euro, tramite cui parte della sovranit\u00e0 delle democrazie nazionali fu consegnata nelle mani delle tecnocrazie finanziarie sovranazionali, riducendo cos\u00ec gli Stati a mere colonie.<\/p>\n<p>Con il trattato di Maastricht, firmato il 7 febbraio 1992, l\u2019Italia inizi\u00f2 a percorrere il cammino verso la perdita della capacit\u00e0 di emettere valuta, che la costringer\u00e0 quindi a cercare altrove le risorse finanziarie necessarie per i suoi obiettivi alla stregua di una qualsiasi impresa privata o di un comune cittadino. Una parte fondamentale della sua sovranit\u00e0, la capacit\u00e0 di creare valuta, nel giro di pochi anni venne ceduta alla Banca Centrale Europea (BCE), progettata per essere totalmente indipendente dal potere politico democratico. Anzi, come ormai sappiamo, poco alla volta sar\u00e0 sempre pi\u00f9 la BCE a dettare la linea politica ai diversi Stati aderenti all\u2019Unione Economica e Monetaria Europea.<\/p>\n<p>A dire il vero, l\u2019art. 11 della nostra Costituzione avrebbe consentito esclusivamente limitazioni di sovranit\u00e0, e non cessioni, cosa che invece puntualmente avvenne con la cessione della sovranit\u00e0 monetaria. Inoltre l\u2019art. 11 lo consentirebbe solo in condizioni di reciprocit\u00e0, condizione anch\u2019essa non verificata in quanto l\u2019Italia \u00e8 costretta al rispetto di vincoli quali i \u201cparametri di Maastricht\u201d mentre altri Paesi ne sono esentati (es. Svezia, Danimarca, ecc.).<\/p>\n<p>Il rispetto dei parametri di Maastricht espropria il Governo degli strumenti di politica economica che avevano permesso lo sviluppo industriale italiano del dopoguerra ed il posizionamento dell\u2019Italia tra le maggiori potenze industriali del mondo.<\/p>\n<p>A seguito della sottoscrizione del trattato di Maastricht partirono una serie di riforme tese a rimodellare la societ\u00e0 italiana:<\/p>\n<p>&#8211; demonizzazione dell\u2019inflazione ed assegnazione della priorit\u00e0 alla stabilit\u00e0 dei prezzi,<\/p>\n<p>-concorrenza e competitivit\u00e0 in tutti i settori,<br \/>\n-abbattimento dei confini nazionali per consentire la totale libert\u00e0 di movimento di capitali, merci e persone,<br \/>\n-deflazione salariale orientata all\u2019esportazione,<br \/>\n-privatizzazioni del sistema industriale, del sistema finanziario e dei servizi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Privatizzazioni privatizzazioni<\/strong><\/p>\n<p>Considerando la natura eminentemente finanziaria della costituenda Unione europea, il primo settore ad essere oggetto delle mire dei \u201cmercati\u201d fu il sistema bancario.<\/p>\n<p>Il processo prese il via con la Legge Amato del 30 luglio 1990. Fino a tale data il sistema bancario italiano era eminentemente pubblico e contava tre banche di interesse nazionale (Banca Commerciale, Banco di Roma e Credito Italiano) facenti capo all\u2019IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale). Sistema che aveva agevolato il finanziamento del sistema industriale e tramite cui lo Stato era potuto di intervenire direttamente nell\u2019economia per realizzare obiettivi occupazionali e di sostegno al reddito, come prescritto dagli articoli fondamentali della Costituzione.<\/p>\n<p>Come al solito, questa legge fu indotta da un \u201cvincolo esterno\u201d: l\u2019adeguamento all\u2019accordo Basilea 1, teso a dare maggiore competitivit\u00e0 alle banche italiane sui mercati nazionali ed internazionali. Il modello di riferimento promosso dalla legge fu quello della societ\u00e0 per azioni (di diritto privato e non pi\u00f9 pubblico), quindi facilmente scalabile da capitali privati.\u00a0Ma a dare il colpo di grazia alla presenza dello Stato nell\u2019economia fu naturalmente il trattato di Maastricht: sottostando ai suoi vincoli ed osservandone le regole sulla libera concorrenza, l\u2019Italia fu costretta ad avviare la cessione sia del suo sistema bancario, sia del suo sistema industriale pubblico.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avvenne attraverso la progressiva demonizzazione ed il successivo smantellamento dell\u2019IRI, artefice della modernizzazione del Paese e del miracolo italiano nel dopoguerra con lo sviluppo dell\u2019industria siderurgica, della rete telefonica e della rete autostradale.\u00a0Cos\u00ec, oltre a tutte (TUTTE) le banche, nel giro di dieci anni molti gioielli industriali pubblici furono dapprima trasformati in SPA e poi svenduti al capitale privato nazionale e internazionale: Banca Commerciale, ENI, Credito Italiano, ENEL, Istituto San Paolo, INA, Banco di Roma, ILVA, casse di risparmio, Alfa Romeo e tante, troppe altre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Abolizione del sistema elettorale proporzionale<\/strong><br \/>\nUlteriore conseguenza della spinta ad estirpare la democrazia dalla Costituzione fu la progressiva erosione della sovranit\u00e0 popolare, effettuata attraverso:<\/p>\n<p>-lo smantellamento del sistema elettorale proporzionale,<br \/>\n-la limitazione delle preferenze sino alla loro completa soppressione,<br \/>\n-l\u2019imposizione di un sistema sempre pi\u00f9 maggioritario,<\/p>\n<p>-l\u2019attuale riforma costituzionale, che esclude dal voto interi organi costituzionali quali Senato e Province.<\/p>\n<p>Si inizi\u00f2 con una legge del 9 giugno 1991, che abol\u00ec le preferenze multiple perch\u00e9 imputate di favorire il voto di scambio. Fu cos\u00ec ridotta la possibilit\u00e0 per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti, ma non fu ridotta la (falsa) piaga del voto di scambio, che sopravvive indisturbato sino ai giorni nostri.\u00a0Il primo forte colpo al sistema proporzionale venne inferto con la riforma delle elezioni di sindaci e presidenti di Provincia. Con il sistema a doppio turno, un consenso anche inferiore al 25% consentiva di avere in Consiglio la maggioranza assoluta.<\/p>\n<p>Si avvi\u00f2 cos\u00ec il mantra della governabilit\u00e0 a scapito della rappresentanza.\u00a0Altro colpo al proporzionale venne portato con la Legge Mattarella del 4 agosto 1993, con cui si istitu\u00ec un primo sistema proporzionale maggioritario per le elezioni politiche, solo corretto da un 25% di proporzionale.\u00a0Il cosiddetto Mattarellum inflisse per\u00f2 un altro colpo mortale alla sovranit\u00e0 popolare con l\u2019istituzione delle liste bloccate per la quota proporzionale: un quarto dei deputati, in pratica, erano esclusi dalla scelta degli elettori e nominati dalle Segreterie dei partiti.<\/p>\n<p>Questi due aspetti introdotti dal Mattarellum (maggioritario e liste bloccate) furono portati alla perfezione dalla successiva legge elettorale del 21 dicembre 2005, meglio nota come Porcellum, con cui:\u00a0veniva totalmente tolta agli elettori la scelta dei propri rappresentanti,\u00a0in nome della governabilit\u00e0, veniva concesso un abnorme premio di maggioranza alla coalizione che conquistava la maggioranza relativa nelle elezioni politiche, non importa quanto minoritaria fosse tale maggioranza.\u00a0Entrambi questi aspetti vennero poi dichiarati incostituzionali della Corte Costituzionale con la sentenza del gennaio 2014, e conseguentemente risulta incostituzionale l\u2019elezione dei Parlamenti eletti con il Porcellum. Realizzando cos\u00ec un paradosso unico al mondo: un Parlamento incostituzionale che lavora alla riscrittura della Costituzione.<\/p>\n<p>La legge elettorale approntata dal Governo Renzi, il cosiddetto Italicum, naturale completamento della riforma costituzionale, ripropone quasi esattamente gli stessi aspetti dichiarati incostituzionali per il Porcellum, a parte l\u2019introduzione (temporanea?) del ballottaggio e del premio di maggioranza, concesso non pi\u00f9 alla coalizione ma ad un singolo partito (accentuando cos\u00ec l\u2019aspetto maggioritario).\u00a0Nel frattempo, il 23 maggio 1995 fu emanata la legge pi\u00f9 fortemente maggioritaria del sistema elettorale italiano, quella per l\u2019elezione dei governatori delle Regioni: premio di maggioranza abnorme dato al vincitore dell\u2019unico turno, senza necessit\u00e0 di ballottaggio, oltre alla possibilit\u00e0 di istituire le solite liste bloccate (chiamate questa volta \u201clistini\u201d, forse per un senso di celata vergogna).<\/p>\n<p>Considerando che il nuovo Senato dovrebbe essere formato da consiglieri regionali e sindaci, entrambi eletti con sistema iper-maggioritario, anche questa Camera risulta iper-maggioritaria. Si ripete il solito mantra: sovranit\u00e0 popolare ridotta a favore della governabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mani pulite?<\/strong><br \/>\nCome sia stato possibile un totale capovolgimento dell\u2019assetto costituzionale italiano nel giro di pochissimi anni resta un mistero consegnato alla Storia. A distanza di un quarto di secolo da tali avvenimenti, l\u2019opinione emergente \u00e8 che la stagione di Mani Pulite svolse un ruolo decisivo nella raccolta del consenso necessario ad effettuare cambiamenti che, altrimenti, l\u2019opinione pubblica avrebbe accolto come eversivi.<\/p>\n<p>Che piaccia o meno, che si convenga o meno, fu il sistema giudiziario a far estinguere totalmente i partiti politici che avevano scritto la Costituzione. DC, PSI, PLI, PRI: uno dopo l\u2019altro si estinsero, lasciando il posto a partiti che non rispondevano pi\u00f9 agli interessi dei propri elettori ma a quelli dei propri finanziatori, che fornivano loro le risorse finanziarie indispensabili per realizzare un\u2019adeguata campagna elettorale e dunque poter governare.<\/p>\n<p>Nel periodo compreso tra l\u2019arresto di Mario Chiesa (17 febbraio 1992) e la costituzione del Governo Dini (13 gennaio 1995) l\u2019adeguamento del sistema istituzionale italiano ai principi neoliberisti fu pressoch\u00e9 concluso ed i binari furono tracciati indelebilmente per i successivi decenni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le pensioni<\/strong><\/p>\n<p>Con i binari tracciati dai trattati europei, si poterono allora affrontare con successo le altre riforme strutturali (cos\u00ec vengono chiamati i successivi smantellamenti del welfare) in merito a pensioni, lavoro e Costituzione. Tutte materie abbastanza coriacee per cui si rendono necessari pi\u00f9 interventi e, per quella costituzionale, pi\u00f9 tentativi. Si inizi\u00f2 intanto con le pensioni.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 un primo intervento sulle pensioni fu portato a compimento dal solito Amato il 30 dicembre 1992, innalzando l\u2019et\u00e0 pensionabile da 60 a 65 anni e riducendo al contempo la rivalutazione della retribuzione pensionabile.<\/p>\n<p>Il vero grosso colpo fu assestato l\u20198 agosto 1995 dall\u2019appena eletto Governo Dini, che, sotto il vessillo dell\u2019abolizione delle \u201cbaby pensioni\u201d agli statali, var\u00f2 il passaggio per tutti dal sistema retributivo al sistema contributivo. Imbroglio nominalistico per convincere ad accettare una forte riduzione delle prestazioni pensionistiche pubbliche e spingere verso una previdenza complementare privata.<\/p>\n<p>Il colpo finale fu assestato poi dal Governo Monti con la famigerata Legge Fornero (approvata in soli 19 giorni, tanto per testimoniare quanto difficile e lungo (!) sia il processo di approvazione delle leggi con la Costituzione vigente).<\/p>\n<p>La riforma Fornero determin\u00f2 un ulteriore feroce inasprimento sia delle condizioni per l\u2019ottenimento della pensione (et\u00e0 portata a 67 anni, la pi\u00f9 alta in Europa), sia della loro entit\u00e0. Inoltre, centinaia di migliaia di persone si ritrovarono contemporaneamente senza un posto di lavoro e senza una pensione (gli esodati).<\/p>\n<p>Tale riforma era uno dei punti principali contenuti nella lettera inviata qualche mese prima dalla BCE al Governo italiano, lettera di cui parleremo nell\u2019apposito paragrafo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il mercato del lavoro<\/strong><br \/>\nUno dei punti centrali della costruzione liberista \u00e8 il lavoro-merce, al contrario della Costituzione italiana che pone il lavoro a fondamento dell\u2019intera sua architettura, come proclamato gi\u00e0 nell\u2019art. 1.<\/p>\n<p>E, come da celebre legge della domanda e dell\u2019offerta, se c\u2019\u00e8 abbondanza di gente che offre il proprio lavoro e\/o la domanda scarseggia, il costo del lavoro inevitabilmente si abbassa. E viceversa. In questi termini, dunque, la piena occupazione non poteva rappresentare l\u2019obiettivo da raggiungere.<\/p>\n<p>Ma mica la dicono cos\u00ec. Dicono che c\u2019\u00e8 una relazione inversa tra disoccupazione e inflazione. E, visto che uno dei fondamenti della religione dell\u2019UE \u00e8 la stabilit\u00e0 dei prezzi, il pensiero liberista fa conseguire che un alto livello di disoccupazione aiuta a tenere a bada i prezzi. Quindi, via libera a politiche di \u201cflessibilit\u00e0\u201d e precariet\u00e0 del lavoro. Culminate in Italia con il Jobs Act, che ha smantellato lo Statuto dei Lavoratori ed introdotto il licenziamento facile per tutti.<\/p>\n<p>La precarizzazione del rapporto di lavoro inizi\u00f2 con la Legge Treu del 24 giugno 1997, sancendo che il lavoro a tempo indeterminato non fosse pi\u00f9 quello privilegiato, com\u2019era stato sino a quel momento, ed introducendo varie forme di contratti \u201catipici\u201d.<\/p>\n<p>Fu poi la volta della Legge Biagi, con cui ci si spinse ulteriormente verso il lavoro-merce: la \u201cflessibilit\u00e0\u201d divenne lo standard per l\u2019ingresso nel \u201cmercato\u201d del lavoro, demonizzando la \u201crigidit\u00e0\u201d del sistema (ossia il posto fisso che aveva consentito di metter su famiglia e, spesso, di farsi una casa tramite il mutuo concesso da una banca, magari di propriet\u00e0 pubblica).<\/p>\n<p>Il 10 dicembre 2014 il colpo di grazia fu inflitto con il Jobs Act: una legge sul lavoro il cui principale scopo \u00e8 quello di facilitare i licenziamenti, oltre a tutta una serie di misure accessorie a favore delle imprese e contro i lavoratori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le riforme costituzionali, quelle fatte e quelle tentate.<\/strong><br \/>\nNella narrazione renziana il Governo a suo nome pu\u00f2 vantarsi di essere stato l\u2019unico ad aver fatto \u201cle riforme\u201d, costituzionali e non. Secondo questa narrazione, tanti ci hanno provato ma solo Renzi c\u2019\u00e8 riuscito.\u00a0Come abbiamo visto nel corso di questo scritto, tale narrazione dovrebbe risultare per quello che \u00e8: una fandonia. Gli ultimi quarant\u2019anni hanno visto un susseguirsi di riforme tutte orientate nella stessa direzione che sta seguendo il Governo Renzi, che poi \u00e8 quella voluta dai fautori del neoliberismo prima, dalle tecnocrazie europee poi, ed infine direttamente dai poteri finanziari.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che in passato vi furono almeno tre tentativi di riformare pesantemente la Costituzione: due attraverso l\u2019istituzione di commissioni parlamentari per le riforme (1993 e 1997) ed un\u2019altra approvata dal Parlamento nel 2005, molto simile a quella attuale, poi per\u00f2 bocciata dagli elettori nel successivo referendum confermativo.\u00a0Con buona pace del nostro attuale premier, vorremmo informarlo tuttavia che la nostra Carta \u00e8 stata in realt\u00e0 cambiata 16 volte dal 1989, cio\u00e8 da quando si decise di costituire l\u2019Unione europea e di creare l\u2019euro.<\/p>\n<p>Tra queste revisioni, le pi\u00f9 rilevanti sono state certamente la riforma del Titolo V del 2001 e l\u2019introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione del 20 aprile 2012. Entrambe compiute essenzialmente dalle stesse forze politiche che adesso provano a completare l\u2019opera con la riscrittura di 46 ulteriori articoli della nostra Carta.\u00a0Pi\u00f9 in dettaglio, con la sconclusionata riforma del Titolo V si tent\u00f2 di dare all\u2019Italia una struttura federalista, sotto la pressione del consenso ottenuto dalla Lega Nord in quegli anni. La riforma si \u00e8 rivelata per quello che era: un pasticcio fatto da politici dilettanti ed incompetenti.<\/p>\n<p>Di quella corposa riforma ora dovrebbe restare la sola innovazione utile alla tecnocrazia europea: l\u2019introduzione della normativa europea tra le fonti primarie che la nostra legislazione deve recepire.\u00a0Mentre per\u00f2 nella riforma del 2001 tale riferimento era appena accennato, in quella del 2016 il riferimento alla normativa europea \u00e8 continuo ed assillante, tanto da mettere in totale imbarazzo la Corte Costituzionale, che sar\u00e0 costretta a decidere sull\u2019incostituzionalit\u00e0 di una norma facendo riferimento a due parti della Costituzione in totale contrasto tra loro: la prima, immutata, che fa riferimento ad un modello solidale, fondato sulla piena occupazione, sulla tutela del risparmio e sulla supremazia dello Stato sull\u2019economia; la seconda che \u00e8 basata invece sull\u2019osservanza dei trattati europei, imperniati sulla stabilit\u00e0 dei prezzi, sulla lotta all\u2019inflazione, sulla competitivit\u00e0 e sulla subordinazione dello Stato all\u2019economia.<\/p>\n<p>La modifica pi\u00f9 devastante per la Costituzione in realt\u00e0 \u00e8 quella effettuata dal Governo Monti nel 2012, passata nel silenzio pi\u00f9 totale in quanto approvata con oltre i due terzi dalle due Camere e quindi senza che fosse necessario passare per il referendum popolare confermativo.\u00a0L\u2019introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Costituzione rappresenta l\u2019affossamento quasi definitivo di quei principi, contenuti nella prima parte della Carta, che la rendono tuttora tra le pi\u00f9 progredite al mondo.<\/p>\n<p>Ma tale principio non \u00e8 altro che la conseguenza della perdita della capacit\u00e0 dello Stato di emettere la propria valuta.\u00a0Il vincolo esterno viene codificato con nome e cognome (Unione Europea) nella riforma Renzi-Boschi del 2016.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Trattati, trattai e ancora trattati<\/strong><\/p>\n<p>Nel corso degli anni, la gran parte dell\u2019attivit\u00e0 legislativa italiana si \u00e8 ridotta all\u2019accoglimento (quasi sempre obbligatorio) delle direttive o alla ratifica dei trattati europei (mentre per i regolamenti europei ci viene finanche risparmiato il disturbo: entrano direttamente a far parte della nostra legislazione).<\/p>\n<p>Una carrellata sulla variet\u00e0 e quantit\u00e0 di tali trattati e direttive \u00e8 al di fuori degli scopi di questo scritto. Ci interessa solo evidenziare l\u2019effetto finale dell\u2019insieme di tali trattati: lo svuotamento pressoch\u00e9 totale della nostra democrazia, ridotta ad eleggere parlamentari europei privi dell\u2019iniziativa legislativa e con la sola facolt\u00e0 di proporre modifiche di dettaglio alle leggi preparate dalla Commissione e dal Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Che ruolo resta quindi al Parlamento italiano? Quello di recepire il pi\u00f9 velocemente possibile le norme e le direttive emanate dalla tecnocrazia europea. Il Parlamento diventa quindi un orpello pressoch\u00e9 inutile. \u00c8 sufficiente un Governo dotato di ampi poteri che si limiti ad amministrare le politiche decise a Bruxelles o a Francoforte, ed in questo la riforma costituzionale che andremo a votare \u00e8 perfetta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La lettera della BCE<\/strong><br \/>\nL\u2019evidenza plastica della perfetta secondariet\u00e0 degli organi eletti a livello nazionale si ebbe nell\u2019agosto 2011. Con gli Italiani nel bel mezzo delle vacanze, venne recapitata al Governo Berlusconi una lettera segreta firmata dal governatore uscente della BCE, Trichet, e da quello entrante, Draghi. Con tale lettera venne dettato il programma politico per il successivo decennio.<\/p>\n<p>Il primo effetto si ebbe con la sostituzione del Governo allora in carica e regolarmente eletto. Infatti, considerando la tiepidit\u00e0 con cui il Governo Berlusconi stava applicando le prescrizioni contenute nella lettera, in pochi mesi fu costretto alle dimissioni e sostituito da un Governo tecnico guidato da Mario Monti, che sino a pochi giorni prima neanche sedeva in Parlamento. Venne infatti nominato Senatore a vita dal Presidente Napolitano proprio il giorno prima di ricevere l\u2019incarico di formare il Governo.<\/p>\n<p>Ma ci\u00f2 \u00e8 quasi inessenziale ai nostri fini, perch\u00e9 dopo la caduta del Governo Monti e le successive elezioni del 2013, quelle non-vinte dal PD, ricevettero l\u2019incarico di premier Enrico Letta prima e Matteo Renzi poi, i quali continuarono ad eseguire senza soluzione di continuit\u00e0 il programma indicato nella lettera della BCE. Paradigmatica esemplificazione della scarsa considerazione che la tecnocrazia europea ha dei Governi eletti democraticamente: non importa che il gatto sia bianco o nero, purch\u00e9 prenda il topo.<\/p>\n<p>E neanche una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le modalit\u00e0 dell\u2019elezione del Parlamento in carica valse a fermare la macchina delle riforme strutturali e costituzionali messe in moto dalla lettera della BCE.\u00a0Per amor di completezza, riassumiamo qui i contenuti di tale lettera, praticamente ormai tutti realizzati dagli ultimi tre Governi o, comunque, in via di realizzazione:<\/p>\n<p>&#8211; revisione delle norme che regolano l\u2019assunzione ed il licenziamento dei dipendenti (realizzata con il Jobs Act),<br \/>\n&#8211; ulteriore inasprimento dei criteri pensionistici (realizzato con la Legge Fornero),\u00a0introduzione della clausola di riduzione automatica del deficit attraverso tagli orizzontali alla spesa pubblica (realizzata nelle Finanziarie 2011 e successive),<br \/>\n&#8211; stretto controllo dell\u2019indebitamento e delle spese degli enti locali (realizzato con l\u2019inasprimento del Patto di Stabilit\u00e0),<br \/>\nulteriore riforma del sistema di contrattazione salariale collettiva in modo da ritagliare i salari sulle esigenze specifiche delle aziende (realizzata con la Finanziaria 2011),<br \/>\n&#8211; riforma costituzionale che renda pi\u00f9 stringenti le regole di bilancio (realizzata con il pareggio di bilancio in Costituzione),<br \/>\n&#8211; abolizione o fusione di alcuni strati amministrativi intermedi (realizzata con l\u2019abolizione delle Province),<br \/>\nnecessit\u00e0 di una radicale strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali attraverso privatizzazioni su larga scala (in arrivo: riforma costituzionale).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La soluzione finale: la riforma Renzi-Boschi<\/strong><\/p>\n<p>Il 14 aprile 2016 si giunse al termine di questo percorso, vecchio di quasi quarant\u2019anni ma propagandato come esempio di cambiamento e di nuovismo: la riforma che abbiamo continuato a chiamare per semplicit\u00e0 Renzi-Boschi, ma che in realt\u00e0 ha molti padri sparsi tra ieri ed oggi, come l\u2019ormai famoso documento datato 28 maggio 2013 della pi\u00f9 grande banca d\u2019affari del mondo, J.P. Morgan.<\/p>\n<p>Cosa diceva tale documento? Suggeriva agli Stati europei, soprattutto a quelli del sud, di sbarazzarsi delle proprie Costituzioni, ritenute un ostacolo alla piena realizzazione del libero mercato; troppo socialiste, con Governi deboli e troppi diritti per i cittadini, finanche quello di protestare in caso di leggi non gradite\u2026<\/p>\n<p>Va da s\u00e9 che l\u2019unica sensata possibilit\u00e0 di cambiamento consiste nel fermare questo svuotamento democratico in atto da quarant\u2019anni impedendo la conferma della riforma Renzi-Boschi-Napolitano-J.P. Morgan.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il quesito su cui siamo chiamati ad esprimerci il 4 dicembre, a prescindere da quanto troverete scritto sulla scheda elettorale, si pu\u00f2 riassumere in questa domanda:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u201c<em>Volete voi consegnare definitivamente la Repubblica Italiana ai poteri finanziari?&#8221;<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Sta a noi rispondere con un si o con un no.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.retemmt.it\/la-riforma-costituzionale-e-il-vecchio-che-avanza\/\">http:\/\/www.retemmt.it\/la-riforma-costituzionale-e-il-vecchio-che-avanza\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RETE MMT (Michele Daniele) Se vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi [Il Gattopardo \u2013 Giuseppe Tomasi di Lampedusa] NO. NO, il renzismo non \u00e8 il nuovo. Il renzismo \u00e8 il vecchio che avanza, e ne daremo evidenza. NO, la riscrittura della Costituzione non \u00e8 una riforma, ma una controriforma. NO, votare S\u00ec al referendum confermativo non porter\u00e0 alcun cambiamento, ma porter\u00e0 alla soluzione, ahim\u00e8 non finale, dello smantellamento del welfare&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17878,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/rete-mmt.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6C4","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25424"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25424"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25424\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25428,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25424\/revisions\/25428"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}