{"id":25575,"date":"2016-11-16T11:23:48","date_gmt":"2016-11-16T10:23:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25575"},"modified":"2016-11-16T11:23:48","modified_gmt":"2016-11-16T10:23:48","slug":"la-bella-mela-costituzionale-grazie-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25575","title":{"rendered":"La bella mela \u00abcostituzionale\u00bb. Grazie, NO!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>RICCARDO PETRELLA<\/strong><\/p>\n<p><b>La favola<\/b><\/p>\n<p>C&#8217;era una volta una Repubblica italiana. I suoi cittadini erano fieri della loro Costituzione, dichiarata da un anfitrione nazionale &#8211; molto amato e stimato dal popolo &#8211; \u00abla pi\u00f9 bella Costituzione al mondo\u00bb. Un giorno venne un principe, giovane, bello, soprattutto conquistatore. Pragmatico, spregiudicato. E forse per questo, agli occhi degli Italiani, accattivante, simpatico. Arriv\u00f2 velocemente al potere politico massimo, senza esservi stato eletto, ma cooptato dai poteri forti. Voleva rottamare, diceva, il vecchio, l&#8217;inutile, i fossili. Trov\u00f2 che una parte importante della Costituzione non era pi\u00f9 all&#8217;altezza dei compiti assegnati ai decisori, in assonanza con i tempi. A diverse riprese manifest\u00f2 sintomi d&#8217;insofferenza nei riguardi della Costituzione, criticata per non permettere al governo, a suo dire, di agire rapidamente senza tante discussioni ai vari livelli istituzionali e territoriali della rappresentanza eletta. Per riuscire nel suo intento \u00abriformatore\u00bb (pardon, rottamatore) ebbe l&#8217;idea di sedurre il popolo italiano, offrendogli una bella mela, lucida, dai colori smaglianti, senza incrostazioni o foruncoli sulla buccia, perfettamente rotonda, in stato eccellente di maturazione: la mela del costo della politica. Mordere la mela avrebbe significato ridurre i costi della politica, soprattutto quelli della rappresentanza eletta, dare efficienza e velocit\u00e0 alle decisioni da parte di coloro che sanno e, soprattutto, che \u00abhanno i numeri\u00bb (come \u00e8 solito dire) per decidere (cio\u00e9, le chiavi del potere). Gli Italiani avrebbero guadagnato denaro, speso meno. Una manna. Difficile per gli Italiani resistere alla tentazione. Non sappiamo, per\u00f2, ad oggi, com&#8217;\u00e9 andata. Il futuro, assai prossimo, ce lo dir\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Il racconto<\/b><\/p>\n<p>Il 4 dicembre 2016, fra un mese, pi\u00f9 di 30 milioni d&#8217;Italiani in et\u00e0 di votare dovranno rispondere SI o NO al seguito seguente:<\/p>\n<p><i>approvate&#8230;<\/i><\/p>\n<p><i>le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario<\/i><\/p>\n<p><i>la riduzione nel numero del parlamentari<\/i><\/p>\n<p><i>il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni<\/i><\/p>\n<p><i>la soppressione del CNEL<\/i><\/p>\n<p><i>la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione?<\/i><\/p>\n<p>Da notare che la quinta proposta riguarda 47 articoli relativi ai rapporti tra Stato e Regioni (e collettivit\u00e0 locali).<\/p>\n<p>All&#8217;origine della favola della mela stanno due visioni della politica in quanto regolazione ed organizzazione del vivere insieme, fortemente impregnate da una cultura utilitarista e mercantile della societ\u00e0:<\/p>\n<p><b>&#8211;<\/b> la politica istituzionale \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0 che comporta costi e benefici, e la sua utilit\u00e0 si dimostra quando i benefici misurabili quantitativamente (specie in termini monetari, per esempio sul piano fiscale) ma anche qualitativamente (certezza e qualit\u00e0 dei beni collettivi usufruibili e dei servizi resi) superano i costi;<\/p>\n<p><b>&#8211;<\/b> lo Stato &#8211; in quanto insieme di istituzioni dotate di poteri legislativi, esecutivi e giudiziari &#8211; deve essere efficiente, efficace ed economico nell&#8217;esercizio delle sue funzioni, soprattutto nei confronti dei pagatori delle tasse (singoli cittadini, soggetti collettivi, imprese..) su cui si fondano le entrate dello Stato.<\/p>\n<p>I cinque \u00absemi\u00bb della mela renziana riflettono singolarmente e collettivamente le due visioni. Queste possono essere ricondotte ad una sola visione normativa: minori sono i costi della politica, pi\u00f9 efficienti, efficaci, ed economici saranno il vivere insieme e \u00abfare societ\u00e0\u00bb, dal livello locale a quello mondiale. La politica si definisce e vale in funzione delle tre E (efficienza, efficacia, economicit\u00e0).<\/p>\n<p>I gruppi sociali dominanti degli Stati Uniti furono i primi a far entrare i costi della politica come tema centrale nell&#8217;agenda politica del mondo occidentale, fin dalla fine degli anni &#8217;60, ancor prima del reaganismo e del thathcerismo. Penso, in particolare, al presidente americano Lyndon Johnson e il suo progetto per l&#8217;America The Great Society. Centrato, per ragioni di evidente comunicazione politica, su \u00abla guerra alla povert\u00e0\u00bb, la proposta chiave consistette nella riforma privatista di quel poco di Stato del welfare ch&#8217;era stato messo in piedi dopo la grande crisi del 1929-33.<\/p>\n<p>Di costi della politica in Italia si cominci\u00f2 a parlare all&#8217;epoca dei governi di centro sinistra, sull&#8217;influenza delle tesi sulla terza via di infausta memoria alla Blair, alla Schroeder, alla Clinton, alla Prodi, e di cui uno degli esponenti massimi fu Giulio Amato, oggi membro della Consulta. Negli ultimi venti anni dobbiamo al \u00abgrande democratico ed uomo di Stato\u00bb che \u00e8 Silvio Berlusconi (sic !) il fatto che il tema dei costi della politica ha continuato a dominare l&#8217;immaginario politico ed il dibattito ideologico e sociale nel nostro Paese.<\/p>\n<p>La matassa ideologica e socio-culturale delle concezioni centrate sui costi della politica \u00e8 integralmente presente nella mela renziana. Essa \u00e8 snodata secondo il seguente intreccio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Tempo 1.<\/b><\/p>\n<p>I costi della politica sono considerati esorbitanti e inaccettabili, si sostiene che lo Stato spende troppo al di l\u00e0 delle sue capacit\u00e0 e tassa troppo: lo Stato deve ridurre le spese e le tasse. Il governo Renzi \u00e8 fiero di considerarsi il governo che ha ridotto le tasse in maniera pi\u00f9 consistente e rapida dei governi precedenti. A tal fine, sostiene il governo, \u00e8 necessario ridimensionare le spese di funzionamento delle istituzioni politiche, in particolare le istituzioni parlamentari. Da qui le due prime proposte offerte dalla mela renziana. Perch\u00e9 il governo Renzi d\u00e0 la priorit\u00e0 alla riduzione dei costi delle istituzioni parlamentari?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Tempo 2.<\/b><\/p>\n<p>Lo Stato \u00e8 accusato di essere inefficiente ed inefficace in un&#8217;epoca marcata da cambiamenti continui e rapidi, su scala mondiale, i quali domandano al potere politico tempi di decisione compatti, coerenti e rapidi. La democrazia parlamentare, le istituzioni della rappresentanza politica eletta, sono considerati dei fattori limitativi, bloccanti. All&#8217;era dell&#8217;informatica, della telematica e delle reti mondiali, la democrazia deve essere, si dice, efficace, ha bisogno di poteri esecutivi forti e non sottomessi alle instabilit\u00e0 e volatilit\u00e0 permanenti degli schieramenti partititici, sempre pi\u00f9 sbriciolati, e dei giochi delle alleanze politiche ai vari livelli territoriali della rappresentanza eletta. Coerentemente a queste tesi, il governo Renzi ha addirittura tentato di evitare la ratificazione del trattato CETA da parte dei parlamenti nazionali degli Stati membri dell&#8217;UE (come previsto dai trattati costitutivi dell&#8217;UE) proponendo che fossero solo la Commissione europea ed il Parlamento europeo a farlo. Per il nuovo principe, la democrazia rappresentativa eletta \u00e8 un sistema del passato che necessita di ammodernamento, di snellimento, in un duplice senso: da un lato, della riduzione dei poteri legislativi e di controllo in mano alle istituzioni parlamentari e, dall&#8217;altro, della loro estensione e rafforzamento in mano all&#8217;esecutivo centrale (nazionale). Da qui anche le ultime due proposte che mirano a dare sempre maggiori poteri all&#8217;esecutivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Tempo 3.<\/b><\/p>\n<p>Il modello attuale di governo dello Stato, per\u00f2, non \u00e8 considerato costituire un modello capace di rendere le azioni dell&#8217;esecutivo, pur anche rinforzato, pi\u00f9 efficienti, efficaci ed economiche. A tal fine , si afferma, occorre sgrassare lo Stato di tutte le attivit\u00e0 economiche strategicamente importanti per la crescita dell&#8217;economia nazionale e della sua competitivit\u00e0 sui mercati internazionali, per affidarle ai soggetti economici privati, quali le imprese, attraverso chiari processi di deregolazione, di liberalizzazione e di privatizzazione. La privatizzazione deve riguardare, in particolare, la gestione del ciclo integrale della preservazione, produzione, distribuzione, uso, trattamento e riciclaggio dell&#8217;insieme dei beni e dei servizi comuni essenziali per la vita ed il benessere collettivo, affidata nel passato ad imprese pubbliche (municipalizzate, aziende speciali) e finanziata dal denaro pubblico. Il Il modello pubblico di governo, si afferma, non funziona pi\u00f9, visto che lo Stato ha perso il controllo effettivo della moneta e della finanza, passato oramai in mano, per volont\u00e0 degli Stati, ai mercati finanziari e alle istituzioni private politicamente indipendenti come la BCE (Banca Centrale Europea). Il governo Renzi considera favorevolmente i mutamenti sopraddetti, per cui stima che sia urgente e necessario mettere in piedi un \u00abnuovo\u00bb modello di governo fondato sul principio che lo Stato deve uscire dal governo dell&#8217;economia, per affidarla ai soggetti ed ai meccanismi economici considerati \u00ab naturali\u00bb, cio\u00e9 le imprese e il mercato. In queste condizioni, la mela \u00abcostituzionale\u00bb del principe propone che il governo politico pubblico dell&#8217;economia fondato sulle istituzioni rappresentative elette deve essere trasformato in una \u00abgovernance economica \u00bb fondata sul potere d&#8217;iniziativa legislativa, di decisione e di controllo da parte di tutti i portatori d&#8217;interesse (gli \u00abstakeholders\u00bb). Secondo questa visione, i portatori d&#8217;interesse sono soggetti sia pubblici (gli Stati, le regioni, i parlamenti, i comuni.) che privati (le imprese, i sindacati, le fondazioni, le associazioni della societ\u00e0 civile). Il luogo principale dell&#8217;incontro, dei dibattiti e delle deliberazioni deve essere, anche secondo il governo Renzi, aperto, libero, flessibile, cio\u00e9 il mercato, da quello locale a quello mondiale. Per questo, dicono, la \u00abgovernance economica\u00bb deve essere considerata il sistema di governo politico pi\u00f9 efficiente, efficace ed economico dell&#8217;economia e della societ\u00e0. Si passa da una visione pubblica co-responsabile delle regole (il diritto) delle relazioni interindividuali e collettive del vivere insieme, e del \u00abfare societ\u00e0\u00bb nell&#8217;interesse comune (sicurezza sociale per tutti) e giusto (Stato dei diritti), ad una visione contrattualistica privata di salvaguardia e di promozione degli interessi particolari in un contesto di rapporti di forza inuguali ed asimmetrici. La proposta di soppressione del CNEL \u00e8 un esempio \u00abminore\u00bb esterno ma simbolico di questo mutamento. Le tre prime proposte sono, invece, il segno sostanziale della natura profonda del passaggio dal governo pubblico fondato sulla rappresentanza eletta nel rispetto dei diritti dei cittadini alla \u00ab governance economica\u00bb fondata sui portatori d&#8217;interessi e sull&#8217;incontro\/scontro tra interessi di forza inuguale. Siamo apertamente di fronte ad una \u00abcostituzionalizzazione\u00bb della privatizzazione del potere politico pubblico.<\/p>\n<p>Con la buona pace di Eugenio Scalfari e del divertente Benigni, \u00e8 difficile affermare onestamente che la nuova Costituzione sar\u00e0 una buona Costituzione nell&#8217;interesse degli Italiani (Scalfari) e rester\u00e0 la pi\u00f9 bella Costituzione al mondo (Benigni) perch\u00e9 consacrerebbe il fatto che la democrazia sarebbe stata sempre e principalmente un sistema di oligarchie. Fortunatamente cio&#8217; e falso, altrimenti che cose orribili sarebbero tutte le Costituzioni degli altri Paesi! Cosi, ci dicono, l&#8217;imperiosa necessit\u00e0 del passaggio alla governance economica sp\u00eeega l&#8217;importanza chiave della quinta proposta che restituisce allo Stato centrale, nel contesto del nuovo ruolo attribuito allo Stato dalla globalizzazione economica, la competenza esclusiva su quasi tutte le competenze considerate dalla Costituzione in vigore concorrenti tra Stato e Regioni . Secondo i gruppi dominanti, pi\u00f9 lo Stato \u00e8 snello ed alleggerito e piu accentra le competenze regolatrici rimastegli, al servizio della \u00ab governance economica \u00bb, pi\u00f9 esso congribuisce a rendere la governanza efficcae, efficiente ed economica. La stessa osservazione vale riguardo i Comuni che perdono definitivamente quei poteri che avevano costituito nel passato la grandezza e la forza \u00abdemocratiche\u00bb dell&#8217;autonomia comunale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Tempo 4 ed ultimo.<\/b><\/p>\n<p>\u00c8 il tempo nel corso del quale i cinque semi della mela fanno agire il veleno \u00abnascosto\u00bb. \u00c8 il tempo del non esplicito e del non diretto nell&#8217;offerta della mela. \u00c8 il tempo della bella mela non ancora morsa ,ma i cui effetti potenziali sono stati \u00abgeneticamente\u00bb introdotti. Il veleno si trova iniettato nell&#8217;esaltazione che la mela fa dell&#8217;eccellenza, della performance, misurata dall&#8217;indice di competitivit\u00e0 dell&#8217;economia nazionale e \u00ab locale \u00bb, delle imprese, delle universit\u00e0 e del sistema educativo, dei trasporti, degli ospedali, delle citt\u00e0, delle persone. L&#8217;indice di competitivit\u00e0 \u00e8 visto come l&#8217;espressione pi\u00f9 potente della forza dell&#8217;eccellenza, e quindi la fonte della legittimit\u00e0 del merito. Cos\u00ec la mela promette che pi\u00f9 un soggetto \u00e8 competitivo e porta ricchezza alla crescita ed al benessere dell&#8217;economia del Paese, pi\u00f9 i diritti ed il potere saranno accessibili. I diritti, dice la mela, si meritano. Mordendola si pu\u00f2 ricevere la grazia di accedere ai diritti, in teoria universali, ed alla sovranit\u00e0 in quanto soggetto di storia, in teoria collettiva, condivisa, diffusa.<\/p>\n<p>In futuro, se gli Italiani cedono alla tentazione di mangiare la mela, la Costituzione sar\u00e0 effettivamente ribaltata: la societ\u00e0 della sicurezza sociale generale sar\u00e0 soppressa e lo Stato dei diritti sar\u00e0 svuotato di senso. Nell&#8217;una come nell&#8217;altro la sicurezza e i diritti dovranno essere pagati a un prezzo abbordabile, secondo le \u00ab leggi \u00bb del mercato.<\/p>\n<p><b>GRAZIE, NO. PROPONGO DI NON MANGIARE LA MELA!<\/b><\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=126757&amp;typeb=0&amp;la-bella-mela-\">http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=126757&amp;typeb=0&amp;la-bella-mela-<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RICCARDO PETRELLA La favola C&#8217;era una volta una Repubblica italiana. I suoi cittadini erano fieri della loro Costituzione, dichiarata da un anfitrione nazionale &#8211; molto amato e stimato dal popolo &#8211; \u00abla pi\u00f9 bella Costituzione al mondo\u00bb. Un giorno venne un principe, giovane, bello, soprattutto conquistatore. Pragmatico, spregiudicato. E forse per questo, agli occhi degli Italiani, accattivante, simpatico. 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