{"id":25651,"date":"2016-11-18T17:45:12","date_gmt":"2016-11-18T16:45:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25651"},"modified":"2016-11-18T18:10:38","modified_gmt":"2016-11-18T17:10:38","slug":"temistocle-martines-luomo-che-passo-la-vita-a-difendere-la-costituzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25651","title":{"rendered":"Temistocle Martines, l&#8217;uomo che pass\u00f2 la vita a difendere la Costituzione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MICHELE AINIS<\/strong> (da Il Sole 24 ORE del 05 agosto 2010)<\/p>\n<div class=\"article-body group\">\n<div class=\"grid-6 top body\">\n<p>No, non c&#8217;\u00e8 un uomo che potr\u00e0 salvarci dalla nostra crisi etica, economica, sociale. E anzi faremmo bene a smetterla d&#8217;appendere ogni speranza all&#8217;Uomo della Provvidenza. Ne abbiamo gi\u00e0 incontrato uno, e dovrebbe esserci bastato. Il riscatto dei popoli fiaccati da una lunga malattia dipende dalle nuove generazioni che subentrano in luogo delle vecchie, dipende dall&#8217;impegno di chi fin l\u00ec si limitava ad osservare lo spettacolo, in conclusione dipende dai popoli medesimi, non da questo o quel condottiero.<\/p>\n<p>Per\u00f2 se devo fare un nome, eccolo: Temistocle Martines. Era il mio maestro, ed era anche l&#8217;autore del manuale di diritto costituzionale sul quale si sono formati per decenni gli studenti di Giurisprudenza. Pure i nuovi arrivati continuano a studiarlo, dato che il manuale di Martines viene aggiornato a cura d&#8217;un altro suo allievo, Gaetano Silvestri. Tuttavia non \u00e8 per ragioni d&#8217;appartenenza accademica che cito qui il suo nome. N\u00e9 perch\u00e9 pensi che quel vecchio gentiluomo siciliano dalla schiena un po&#8217; ingobbita, se fosse ancora vivo, saprebbe indicarci una via d&#8217;uscita dalla crisi. D&#8217;altronde Martines era un uomo problematico, allevava dubbi, non dettava soluzioni.<\/p>\n<p>Ma sta di fatto che tra le nostre sciagure nazionali c&#8217;\u00e8 l&#8217;assedio che via via si stringe attorno alla Costituzione, e sta di fatto inoltre che mancano gendarmi che sappiano ricacciare indietro gli invasori. Un assedio scandito da attuazioni tardive, disapplicazioni sistematiche, prassi distorsive, falsi storici, controriforme abbozzate in fretta e furia e per lo pi\u00f9 abortite. <strong>Il capo d&#8217;accusa nei confronti dell&#8217;art. 41<\/strong> (impedirebbe la libert\u00e0 d&#8217;impresa: e perch\u00e9 mai?), che in quest&#8217;estate del 2010 risuona in lungo e in largo dentro le mura del Palazzo, <strong>non \u00e8 che l&#8217;ultimo esempio della malafede con cui la politica scarica sulla Costituzione tutte le colpe del proprio fallimento<\/strong>, della propria genetica impotenza a liberarci dalle lobby burocratiche o affaristiche. Ecco perch\u00e9 in ultimo l&#8217;Italia \u00e8 diventata un paese senza legge: non c&#8217;\u00e8 spazio per la legalit\u00e0 se la legge pi\u00f9 alta viene costantemente ignorata o disattesa.<\/p>\n<p>Martines aveva vent&#8217;anni nel 1947, quando la Carta repubblicana fu approvata. Verso quella Carta la sua generazione nutriva perci\u00f2 un legame sentimentale, oltre che intellettuale. Lui poi trasform\u00f2 questo legame nella propria professione, nel suo mestiere di studioso e di docente. <strong>\u00abSono fra gli ultimi romantici<\/strong> &#8211; disse di s\u00e9 pochi mesi prima di morire, in un dibattito a Bologna sulle riforme costituzionali &#8211; <strong>e difendo l&#8217;attuale Costituzione, che \u00e8 una Costituzione ancora valida. La difendo perch\u00e9 non \u00e8 vero che la Costituzione non ha funzionato; non \u00e8 vero che bisogna modificarla perch\u00e9 non consente stabilit\u00e0 di governo<\/strong>. Questa stabilit\u00e0 in Italia non c&#8217;\u00e8 stata perch\u00e9 il sistema dei partiti non l&#8217;ha consentito. E allora \u00e8 il sistema dei partiti che semmai bisogna modificare, non gi\u00e0 la Costituzione, che certamente non lo ha voluto cos\u00ec com&#8217;\u00e8 adesso e non pu\u00f2 quindi esserne ritenuta responsabile\u00bb.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"continue\" class=\"article-body group\">\n<div class=\"grid-6 body bottom\">\n<p><strong>Insomma, \u00e8 bene che la legge fondamentale sia attuata sino in fondo, prima di pensare a come riformarla<\/strong>: o almeno era questa la sua profonda convinzione, che rifletteva d&#8217;altra parte il concetto a lui altrettanto caro della Costituzione come un divenire, come sorgente di processi normativi che per l&#8217;appunto andrebbero esplorati nelle loro potenzialit\u00e0 inespresse, per svilupparli magis ut valeant, al meglio della capacit\u00e0 espansiva della nostra Carta.<\/p>\n<p><strong>Da qui l&#8217;avversione verso la Costituzione &#8220;materiale&#8221;, evocata a sproposito<\/strong> &#8211; oggi come ieri &#8211; <strong>per giustificare il trionfo della forza sulle regole<\/strong>. Ma che cos&#8217;\u00e8 quest&#8217;altra Costituzione di cui mai nessuno ha letto un rigo, che nessun presidente ha mai promulgato? Mortati vi scrisse un libro sopra nel 1940, allo scopo d&#8217;illustrare come ogni documento costituzionale viva nella prassi dei rapporti politici e civili, anzich\u00e9 nei caratteri di piombo delle Gazzette ufficiali. Giusto, se il concetto in questione aiuta la scienza giuridica a liberarsi da un eccesso d&#8217;astrattezza, a puntare gli occhi sulla terra. Giusto due volte, se serve a indicare il mutevole atteggiarsi della storia rispetto alle possibilit\u00e0 interpretative cui si prestano le parole vergate dai costituenti. Sbagliato tre volte, quando viceversa<strong> vi si trae argomento per legittimare letture deformi e deformanti rispetto alle parole della Costituzione, e anzi contro quelle medesime parole.<\/strong><\/p>\n<p>Non era forse questa l&#8217;intenzione di <strong>Mortati<\/strong>, bench\u00e9 in Italia nel <strong>1940<\/strong> fosse in vigore lo Statuto albertino, che il Regime aveva fatto diventare carta straccia. Ma dopotutto <strong>la sua teoria si prestava a molti equivoci<\/strong>. C&#8217;\u00e8 una pagina di Martines &#8211; data alle stampe nel 1957 &#8211; in cui l&#8217;allora giovane studioso contesta un&#8217;affermazione di Mortati, ossia che in caso di contrasto fra Costituzione formale e materiale sia quest&#8217;ultima a prevalere sulla prima. No, dice Martines, \u00e8 vero casomai il contrario, perch\u00e9 la forma scritta assicura stabilit\u00e0 e certezza delle regole. Da qui la conclusione: <strong>\u00abNel caso in cui, pertanto, si produca una frattura fra una norma formalmente costituzionale e la sottostante Costituzione materiale, la prevalenza spetter\u00e0 alla prima, come alla sola formalmente giuridica, che (sia pure svuotata di ogni contenuto) continuer\u00e0 ad essere valida in quanto appartenente all&#8217;ordinamento sino a quando dall&#8217;ordinamento stesso non verr\u00e0 eliminata\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 in questo passo, nei termini pi\u00f9 netti, la distinzione tra il fatto e il diritto, tra l&#8217;essere e il dover essere. Tale distinzione s&#8217;innesta nel codice genetico del costituzionalismo, che non a caso ottenne il suo battesimo con l&#8217;avvento delle Costituzioni scritte, dopo le due grandi rivoluzioni &#8211; quella francese e quella americana &#8211; di fine Settecento. Da allora in poi non \u00e8 pi\u00f9 il re che fa la legge, ma \u00e8 la legge che fa il re. O almeno dovrebbe, in uno Stato di diritto. Ma in Italia il diritto \u00e8 ormai una foglia di fico sul corpo nudo del sovrano. Anche per <strong>responsabilit\u00e0 dei costituzionalisti<\/strong>, certo, del loro realismo malinteso, che in molti casi maschera in realt\u00e0 un <strong>abito servile verso il principe di turno, senza troppe differenze fra principi di destra e di sinistra<\/strong>.<\/p>\n<p>Invece Martines non fu mai iscritto a un partito, e per ricompensa non rivest\u00ec mai gli uffici pubblici che i signori di partito dispensano ai fedeli. Le sue cariche erano tutte accademiche: preside di facolt\u00e0, direttore dell&#8217;Istituto di studi sulle regioni del Cnr, presidente dell&#8217;Associazione dei costituzionalisti italiani.<strong> L&#8217;universit\u00e0 era la sua casa, i suoi allievi la sua seconda famiglia. Tanto che nel testamento divise fra loro la propria sterminata biblioteca, affinch\u00e9 ciascuno ne conservasse un ricordo tangibile<\/strong>. Ma quella abitata da Martines era un&#8217;altra universit\u00e0, anche se dalla sua morte sono passati meno di tre lustri. Lui venne a insegnare alla Sapienza di Roma perch\u00e9 a quel tempo le &#8220;chiamate&#8221; si decidevano in base alla competenza, non all&#8217;appartenenza. Ora funzionano come al supermercato: un premio di fedelt\u00e0 per i clienti affezionati.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 insomma una corruzione dei costumi accademici, oltre che civili. Tu vai per convegni, sfogli riviste e almanacchi, e incontri carrieristi o specialisti, pi\u00f9 spesso l&#8217;uno e l&#8217;altro tipo umano sotto la medesima divisa. Martines, e gli altri della sua generazione, nutrivano una concezione totale del diritto costituzionale, s&#8217;interessavano alle fonti normative, ma altres\u00ec alla storia delle istituzioni, alle libert\u00e0, all&#8217;organizzazione dei poteri. Ora, quando va bene, c&#8217;\u00e8 qualcuno che sa tutto su niente, su un singolo istituto dal quale attinge inchiostro per inondare l&#8217;universo di pagine quasi sempre incommestibili. Gente pronta a barattare il principio con il principe, tanto il primo non ti riempie la scodella. Sar\u00e0 per questo che Martines non ha lasciato beni al sole. Mor\u00ec il 2 giugno 1996, nel giorno in cui la Repubblica celebrava i suoi primi cinquant&#8217;anni. Sta a noi raddoppiare quest&#8217;anniversario.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>LA FAMIGLIA<\/b><br \/>\nTemistocle Martines nasce a Messina nel 1926, figlio di Giuseppe (ingegnere) e Concetta Lombardo (nipote di Ettore Lombardo Pellegrino, giurista e parlamentare). Si laurea con una tesi in Diritto romano in Giurisprudenza a Messina nel 1948. Inizia subito a svolgere attivit\u00e0 di ricerca come volontario presso l&#8217;universit\u00e0 di Catania. Segue il suo maestro Paolo Biscaretti di Ruffia a Pavia. Dal settembre 1951 lavora presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, come vice segretario nel direttivo dei servizi spettacolo, informazioni e propriet\u00e0 intellettuale, fino al dicembre 1954. Insegna per quasi trent&#8217;anni alla facolt\u00e0 di Giurisprudenza di Messina, dapprima Diritto costituzionale, ma poi anche Contabilit\u00e0 di Stato e Diritto pubblico regionale.<\/p>\n<p><b>LA CARRIERA<\/b><br \/>\nInsigne costituzionalista, fonda a Messina una delle pi\u00f9 importanti scuole giuspubblicistiche nazionali ed europee. Professore ordinario dal 1963, \u00e8 tra i fondatori della facolt\u00e0 di Scienze politiche a Messina, di cui diventa preside succedendo al cognato Lorenzo Campagna, illustre civilista prematuramente scomparso.<br \/>\nNel 1981 diventa preside di Giurisprudenza, sempre a Messina, incarico che mantiene fino all&#8217;ottobre 1982. A novembre lascia la sede messinese per trasferirsi alla facolt\u00e0 di Giurisprudenza dell&#8217;universit\u00e0 La Sapienza di Roma. Nel novembre 1983 viene chiamato a dirigere l&#8217;Istituto di studi per le regioni del Consiglio nazionale delle ricerche, carica che manterr\u00e0 fino alla sua morte. Nel novembre 1995 viene eletto alla presidenza dell&#8217;Associazione italiana dei costituzionalisti. \u00c8 per molti anni presidente della sezione messinese di Italia nostra e per una breve parentesi (dal maggio &#8217;85 al novembre &#8217;87) diventa anche consigliere comunale come indipendente di sinistra.<br \/>\nIn occasione del referendum del 1993 sulla legge elettorale si schiera per il mantenimento del sistema proporzionale.<br \/>\n\u00c8 stato tra i fondatori dei comitati per la Costituzione, promossi da Dossetti.<br \/>\nMuore il 2 giugno 1996, dopo una lunga malattia, nella sua citt\u00e0 natale, lo stesso giorno in cui la Repubblica compiva cinquant&#8217;anni.<\/p>\n<p><b>LE OPERE<\/b><br \/>\nHa scritto praticamente su tutti gli aspetti del diritto costituzionale ed \u00e8 stato autore di fortunati manuali universitari. Le sue Opere sono ora raccolte in quattro volumi (Milano, 2000, Giuffr\u00e8).<br \/>\n\u00c8 conosciuto per il suo manuale di Diritto costituzionale (Giuffr\u00e8), e per il Codice costituzionale (2002, Laterza). Utilizzati anche Diritto pubblico (Giuffr\u00e8) e Lineamenti di diritto regionale, scritto insieme a Antonio Ruggeri e Carmela Salazar (Giuffr\u00e8).<\/p>\n<p><b>LA FACOLT\u00c0<\/b><br \/>\nLa facolt\u00e0 di Giurisprudenza di Messina \u00e8 tra le pi\u00f9 prestigiose della Sicilia. Qui si laurearono alcune delle pi\u00f9 grandi personalit\u00e0 della classe dirigente siciliana e nazionale. Fu la prima facolt\u00e0 ricostruita dopo il terremoto del 1908. Tra i docenti si sono succeduti personaggi illustri come Vittorio Emanuele Orlando, considerato il fondatore del diritto costituzionale in Italia, a Gaetano Silvestri, giudice della Corte costituzionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonte:\u00a0http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/commenti-e-idee\/2010-08-05\/luomo-passo-vita-difendere-080327.shtml?refresh_ce=1<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MICHELE AINIS (da Il Sole 24 ORE del 05 agosto 2010) No, non c&#8217;\u00e8 un uomo che potr\u00e0 salvarci dalla nostra crisi etica, economica, sociale. E anzi faremmo bene a smetterla d&#8217;appendere ogni speranza all&#8217;Uomo della Provvidenza. Ne abbiamo gi\u00e0 incontrato uno, e dovrebbe esserci bastato. Il riscatto dei popoli fiaccati da una lunga malattia dipende dalle nuove generazioni che subentrano in luogo delle vecchie, dipende dall&#8217;impegno di chi fin l\u00ec si limitava ad&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":25668,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6],"tags":[5385,4013,729,4798,4014,5384,5383],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Martines-2.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6FJ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25651"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25651"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25651\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":25676,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25651\/revisions\/25676"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/25668"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25651"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25651"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25651"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}