{"id":25659,"date":"2016-11-24T08:10:43","date_gmt":"2016-11-24T07:10:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25659"},"modified":"2016-11-24T09:09:23","modified_gmt":"2016-11-24T08:09:23","slug":"la-variante-rivoluzionaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25659","title":{"rendered":"La variante rivoluzionaria"},"content":{"rendered":"<div class=\"wrapper clearfix\">\n<div id=\"main\" class=\"grid-block\">\n<div id=\"maininner\" class=\"grid-box\">\n<section id=\"content\" class=\"grid-block\">\n<div id=\"system\">\n<article class=\"item\" data-permalink=\"http:\/\/www.commonware.org\/index.php\/gallery\/725-la-variante-rivoluzionaria\">\n<div class=\"content clearfix\">\n<p style=\"text-align: justify;\">di GIGI ROGGERO (<a href=\"http:\/\/www.commonware.org\">www.commonware.org<\/a>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche mese fa Franceschini, degno rappresentante della mediocrit\u00e0 politica del suo partito, ha detto che oggi lo scontro non \u00e8 pi\u00f9 tra destra e sinistra, ma tra sistemisti e populisti. Se perfino un dirigente del PD arriva a cogliere qualche elemento di realt\u00e0, vuol dire che esso dovrebbe essere piuttosto lampante. Cos\u00ec non \u00e8, se guardiamo al dibattito che ha preceduto e seguito le elezioni americane dentro le sinistre conventicole dell\u2019opinione pubblica nostrana, infarcita di paura per il fascismo che avanza e stretto attorno al simulacro democratico che arriva addirittura ad assumere il mostruoso volto di Hillary Clinton.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un merito indiscutibile dell\u2019ultimo libro di Carlo Formenti, <em>La variante populista <\/em>(DeriveApprodi, uscito in ottobre), \u00e8 di prendere di petto il tema, senza timore delle accuse e dei latrati che si alzano dalle rancorose e marginali fila del frontismo neo-dem. La tesi del volume \u00e8 infatti nitida: oggi la lotta di classe nel neoliberismo avviene innanzitutto sul terreno disegnato dal populismo. Secondo l\u2019autore bisogna quindi accettarne la sfida, collocarsi su quel terreno, l\u00ec costruire egemonia in senso gramsciano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Formenti arriva a sviluppare la sua tesi attraverso un confronto selezionato con autori e posizioni che, come sempre nei suoi testi, vengono sintetizzati in forma estremamente chiara e utile. Il libro si articola in quattro parti: un\u2019analisi del progetto politico ordoliberista, la constatazione della morte della socialdemocrazia e dell\u2019eutanasia delle sinistre, il tentativo di archiviare l\u2019operaismo, infine la discussione sulla variante populista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Contro e oltre la sinistra<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quasi interamente condivisibili sono le prime due parti, una sorta di manuale per fissare dei punti fermi di analisi. Finanziarizzazione e ordoliberismo, lungi dall\u2019appartenere a una presunta oggettivit\u00e0 dei meccanismi di mercato, sono frutto della lotta di classe dei capitalisti contro i proletari. Questa tesi, ripresa da Gallino, \u00e8 argomentata in modo efficace e dettagliato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore, qui come in tutto il volume, si confronta in particolare con <em>La nuova ragione del mondo <\/em>di Dardot e Laval; come i due autori francesi, rischia talora di dipingere un quadro in cui i \u201cdenti del capitale\u201d affondano nella carne del lavoro vivo senza incontrare resistenze e opposizione, in cui cio\u00e8 l\u2019indiscutibile progetto politico dei padroni agisce su uno spazio liscio e omogeneo, continuamente plasmabile secondo la loro volont\u00e0. Lo stesso Formenti \u00e8 peraltro consapevole del rischio, quando avverte nell\u2019approccio di Dardot e Laval e pi\u00f9 in generale del campo foucaultiano in cui si inseriscono la descrizione di un \u201cordine liberal-liberista come un sistema totalizzante, e dunque sostanzialmente privo di vie di uscita\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contenuto del secondo capitolo \u00e8 ben riassunto nel titolo: l\u2019eutanasia delle sinistre. Nel panorama funerario tracciato dall\u2019autore, la socialdemocrazia \u00e8 morta, il sindacato si \u00e8 suicidato, le sinistre pi\u00f9 o meno radicali hanno ormai celebrato le proprie esequie, al pi\u00f9 tardi con il becchino Tsipras. Sulle ragioni strutturali del passaggio avvenuto Formenti non ha dubbi: \u201cA vietare un ritorno al passato \u00e8 la radicale cesura storica fra il mondo del trentennio glorioso e il mondo attuale. [&#8230;] Il sistema non \u00e8 pi\u00f9 \u2018scalabile\u2019 dalle opposizioni, n\u00e9 tantomeno riformabile dall\u2019interno\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di tale discontinuit\u00e0 storica, radicata nella materialit\u00e0 dei processi, e ancor pi\u00f9 alla luce della critica dura e corretta lungo tutto il libro verso il lessico progressista, teleologico, illuminista e dei diritti che costituisce il fondamento della sinistra, sorge una domanda: perch\u00e9 Formenti insiste nel nominare come \u201csinistra\u201d l\u2019opzione politica da costruire? Siamo piuttosto certi che sia una convenzione linguistica per opporla alla destra, e tuttavia si tratta di una convenzione strategicamente sbagliata, tatticamente inutile. Si tratta allora di radicalizzare il pensiero dell\u2019autore, o meglio portarlo alle sue logiche conseguenze. Ma su questo punto, su cui crediamo Formenti possa essere d\u2019accordo, ritorneremo in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Soggetto e processo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il titolo del terzo capitolo \u00e8 esplicito e programmatico: archiviare l\u2019operaismo. Non vi \u00e8 solo una ripresa della critica liquidatoria del cosiddetto post-operaismo, al centro di <em>Utopie letali <\/em>e gi\u00e0 presente in altri lavori di Formenti. In questo libro l\u2019autore si propone di mettere una pietra sopra all\u2019impianto originario dell\u2019operaismo; tale tentativo va di pari passo con un parziale allontanamento dallo stesso Marx, nella presa d\u2019atto di una distanza storica che ne renderebbe irriproponibili alcune delle tesi principali, a cominciare dalla contraddizione tra sviluppo delle forze produttive e rapporti di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Date per buone le critiche a una certa teleologia sviluppista, o \u201cmistica dell\u2019evoluzione\u201d, che connota alcune letture (post)operaiste, esse ci paiono insufficienti per l\u2019ambizioso tentativo di archiviare l\u2019operaismo. In particolare, la sua intera costellazione rivoluzionaria risulta ancora una volta schiacciata soprattutto su una figura, quella di Toni Negri, ricalcando cos\u00ec la semplificazione che ne viene data sul piano internazionale, o \u201ccosmopolita\u201d per usare un\u2019espressione giustamente biasimata dall\u2019autore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Oltre il populismo<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arriviamo infine all\u2019ultima parte del libro, in cui la \u201cvariante populista\u201d \u00e8 delineata attraverso il confronto teorico in particolare con Laclau e una serie di esempi concreti, innanzitutto l\u2019America Latina, poi Europa e Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va qui fatta una prima constatazione. A livello di massa il termine populismo si \u00e8 ormai sempre pi\u00f9 svuotato da determinazioni concrete, in misura direttamente proporzionale al suo occupare il centro delle cronache mediatiche, delle analisi politologiche, degli incubi incrociati a destra e soprattutto a sinistra. C\u2019\u00e8 poi un problema storico, cui faremo solo un breve accenno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storicamente il populismo \u2013 per come si \u00e8 configurato nella tradizione dei narodniki russi nella seconda met\u00e0 dell\u2019800 \u2013 designava la fiducia dei rivoluzionari nella spontanea capacit\u00e0 del popolo di creare e autorganizzare le proprie istituzioni, tanto da vedere in esse un socialismo che gi\u00e0 esiste ed \u00e8 da difendere dalla colonizzazione capitalistica. \u00c8 chiaro quindi che le etichette di \u201cpopulismo\u201d appiccicate a destra e a sinistra poco o nulla hanno a che vedere con la sua realt\u00e0 originaria; semmai, potremmo dire che teorici populisti sono coloro che ideologicamente si affidano alla spontanea capacit\u00e0 della cooperazione sociale di creare le proprie istituzioni, immaginando il co-working come la riedizione dell\u2019obscina russa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La categoria di populismo \u00e8 quindi diventata non solo vuota, ma prettamente istituzionale, una sorta di scomunica verso chiunque non si allinei alla gestione dello status quo. Se lo usiamo come termine convenzionale, nella specifica declinazione che ne d\u00e0 Formenti, rileviamo un paio di problemi. Il primo riguarda i soggetti in cui si incarna l\u2019opzione populista, identificati dall\u2019autore innanzitutto con coloro che sarebbe \u201cfuori\u201d o comunque ai margini dei processi di sussunzione del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esempi in particolare europei citati (i 5 stelle in Italia o Podemos in Spagna) mostrano per\u00f2 come la parte qualitativamente prima ancora che quantitativamente centrale sia in realt\u00e0 individuabile nelle figure di un ceto medio impoverito e in via di declassamento. E configurano un\u2019espressione politica (per quanto ambigua o molto diversa da quella immaginata) di quei processi di profonda stratificazione, gerarchizzazione e spaccatura dei lavoratori cognitivi che da tempo Formenti ben descrive, a differenza di chi resta ancorato a un\u2019immagine dottrinale e smaterializzata del lavoro cognitivo stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso, il punto non \u00e8 solo vedere i soggetti come sono, ma come potrebbero diventare, cio\u00e8 quale campo di possibilit\u00e0 per il conflitto si apre in figure che \u2013 anche volendo \u2013 non possono pi\u00f9 vivere come prima. Ben sapendo che se tali possibilit\u00e0 non vengono organizzate in direzione ricompositiva, si sfogheranno in un\u2019ulteriore e violenta frammentazione. Qui servono ricerca, capacit\u00e0 di anticipazione, voglia di scommettere politicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conseguentemente, il secondo problema \u2013 su cui tuttavia crediamo che la convergenza sostanziale con Formenti sia maggiore delle questioni nominalistiche \u2013 \u00e8 che non si tratta di dare una declinazione di sinistra al \u201cpopulismo\u201d, quanto invece una declinazione di classe. La sinistra \u00e8 ormai irrevocabilmente assestata su posizioni frontiste a difesa di una mitologica democrazia che del capitale \u00e8 stata la principale alleata. In questo senso siamo ora in grado di riprendere la frase di Franceschini e dare pienamente corpo al suo terrore: la divisione oggi non \u00e8 tra destra e sinistra, ma tra sistemisti e anti-sistemisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio qui pensiamo di poter riscontrare la sintonia centrale, l\u2019accordo di fondo, con Formenti: la ricerca del punto di rottura, della divisione tra amico e nemico, di ci\u00f2 che spacca la stabilit\u00e0 e non di ci\u00f2 che la sutura o conserva. Senza paura di muoversi nell\u2019ambiguit\u00e0, nel pericolo, <em>in terra infidelium<\/em>. Perch\u00e9 un rivoluzionario che ha paura di rischiare non \u00e8 un rivoluzionario.<\/p>\n<\/div>\n<\/article>\n<\/div>\n<\/section>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"fb-root\" class=\" fb_reset\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIGI ROGGERO (www.commonware.org) Qualche mese fa Franceschini, degno rappresentante della mediocrit\u00e0 politica del suo partito, ha detto che oggi lo scontro non \u00e8 pi\u00f9 tra destra e sinistra, ma tra sistemisti e populisti. Se perfino un dirigente del PD arriva a cogliere qualche elemento di realt\u00e0, vuol dire che esso dovrebbe essere piuttosto lampante. 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