{"id":25679,"date":"2016-11-20T08:00:43","date_gmt":"2016-11-20T07:00:43","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25679"},"modified":"2016-11-19T19:03:51","modified_gmt":"2016-11-19T18:03:51","slug":"verso-la-difesa-comune-limperialismo-europeo-affila-le-unghie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25679","title":{"rendered":"Verso la \u2018difesa comune\u2019. L\u2019imperialismo europeo affila le unghie"},"content":{"rendered":"<p><strong>di CONTROPIANO (Marco Santopadre)<\/strong><\/p>\n<p>Viviamo tempi di notevole accelerazione sul fronte degli equilibri internazionali, di cambiamenti repentini sull\u2019onda di processi che hanno incubato per decenni, di decisioni pi\u00f9 o meno irrevocabili. E\u2019 il caso dell\u2019integrazione militare dell\u2019Unione Europea, un progetto vecchio quanto la stessa Comunit\u00e0 Economica Europea e lungamente rimasto nei cassetti di qualche burocrate.<br \/>\nOra per\u00f2, dopo numerosi tentennamenti e rinvii ma anche qualche passo in avanti \u2013 perch\u00e9 negli ultimi anni, in realt\u00e0, molto \u00e8 stato fatto in vista della creazione di una soggettivit\u00e0 coordinata continentale anche sul fronte militare \u2013 l\u2019acuirsi della competizione internazionale tra blocchi geopolitici e il declino della superpotenza statunitense stanno trasformando il fumoso progetto in una realt\u00e0 concreta.<\/p>\n<p>Difficile dire quali saranno i tempi di concretizzazione di quella che eufemisticamente i tecnocrati e gli euroburocrati chiamano \u2018difesa comune\u2019; ma a leggere quanto affermano e decidono i capofila dell\u2019establishment europeo sembra proprio che stavolta si stia facendo sul serio.<br \/>\nIn effetti i passi concreti decisi dalle riunioni dei ministri degli Esteri e della Difesa tenutesi a Bratislava nel settembre scorso e a Bruxelles pochi giorni fa appaiono pi\u00f9 che significativi. L\u2019Unione Europea viaggia speditamente verso la costituzione di un suo esercito, di un suo meccanismo di gestione separato rispetto a quello dell\u2019Alleanza Atlantica, di un comune quadro di intervento nelle crisi internazionali in difesa dei propri obiettivi egemonici e dei propri interessi.<\/p>\n<p>Nel Consiglio Europeo degli Affari Esteri del 14 novembre il consenso nei confronti delle proposte di Federica Mogherini e dei governi che recentemente hanno deciso di accelerare il passo sulla necessit\u00e0 di un&#8217;indipendenza militare dagli Stati Uniti \u00e8 stato ampio, anche pi\u00f9 del previsto.\u00a0Finora alcuni governi della &#8216;nuova Europa&#8217; avevano puntato i piedi contro lo sviluppo di una capacit\u00e0 militare europea, considerata perniciosa per la sovranit\u00e0 dei singoli governi sugli eserciti nazionali e in contrasto con il tradizionale controllo esercitato dagli Stati Uniti direttamente o tramite la Nato. Ma la vittoria della Brexit nel referendum britannico ha sottratto a Londra \u2013 da sempre capofila del \u2018no\u2019 all\u2019esercito europeo in nome della solidariet\u00e0 transatlantica \u2013 il notevole potere di interdizione esercitato finora. La recente sconfitta di Hillary Clinton indebolisce inoltre la posizione e gli argomenti di quei paesi che vorrebbero continuare ad affidare il capitolo difesa ad una amministrazione statunitense in pectore che per\u00f2 lancia bordate contro la stessa Nato e minaccia di abbandonare a s\u00e9 stessa l\u2019ingrata e tirchia Unione Europea.<\/p>\n<p>E quindi, nonostante la contrariet\u00e0 dei rappresentanti britannici \u2013 con un piede dentro ed uno fuori in attesa di capire se e quando il voto popolare sulla Brexit verr\u00e0 concretizzato \u2013 e i mugugni di quelli di alcuni paesi dell\u2019Europa Orientale, i 56 ministri degli Esteri e della Difesa dell\u2019Ue hanno dato il proprio via libera alla \u201cGlobal Strategy on Foreign and Security Policy\u201d, il progetto presentato a giugno dall\u2019Alto Rappresentante Federica Mogherini.\u00a0Si tratta, dicevamo, di passi importanti, anche se i promotori dell\u2019accelerazione sul fronte della creazione dell\u2019esercito e di un complesso militare-industriale europei si sono sforzati di evitare l\u2019uso di categorie ed etichette che possano eccessivamente allarmare governi e lobby non del tutto allineate.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle denominazioni soft e degli eufemismi abilmente impiegati, il piano prevede l\u2019implementazione di una politica militare europea unica e integrata, mirante a fronteggiare crisi esterne, ad assistere eventuali partner nello sviluppo delle loro capacit\u00e0 di difesa, a \u201cproteggere\u201d l\u2019Unione Europea. Come si vede la proiezione esterna e le ambizioni egemoniche dell\u2019operazione sono pi\u00f9 che evidenti, a smentire l\u2019utilizzo dell\u2019assai pi\u00f9 rassicurante termine \u201cdifesa europea\u201d.<\/p>\n<p>Il documento licenziato a Bruxelles elenca una lunga serie di tipologie di interventi militari all\u2019esterno dei confini dell\u2019Unione: dalle operazioni in situazioni definite &#8220;ad alto rischio&#8221; in territori circostanti l\u2019Unione Europea, a quelle di \u2018stabilizzazione\u2019, a quelle di \u2018reazione rapida\u2019, a quelle di sorveglianza e pattugliamento dei confini e dei mari, alle missioni di addestramento di forze militari di altri paesi ecc. Inoltre nel novero delle operazioni che l\u2019Ue si incarica di intraprendere al di fuori dei propri confini vengono incluse quelle svolte dai \u201ccorpi civili\u201d, ovviamente sempre sotto il controllo dei meccanismi di coordinamento del comparto militare (del resto gi\u00e0 ampiamente rodati nella gestione dell\u2019interventismo militare europeo nei Balcani negli ultimi decenni).<\/p>\n<p>Il documento evita accuratamente di parlare di \u2018esercito europeo\u2019, ma pone comunque l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di implementare e utilizzare i cosiddetti \u201cbattlegroups\u201d, unit\u00e0 di intervento rapido formate da contingenti militari provenienti da vari paesi del continente che rispondano ad un\u2019unica catena di comando svincolata dai singoli governi. Il piano prevede la formazione di una struttura di coordinamento europeo, un vero e proprio Quartier Generale basato a Bruxelles, incaricato di gestire un numero di missioni, operazioni ed incombenze che si annuncia in rapida crescita. L\u2019organismo, composto di due catene di comando che agiranno di comune intesa \u2013 una militare e l\u2019altra civile \u2013 dovr\u00e0 rispondere direttamente al Comitato Politico e di Sicurezza dell\u2019Unione Europea; non si tratta ancora dello Stato Maggiore Unificato Europeo che Francia, Germania, Italia, Spagna ed altri paesi invocano da tempo, ma poco ci manca.<\/p>\n<p>Il piano europeo afferma che la Nato resta l\u2019organismo incaricato di assicurare la difesa collettiva di tutti gli stati membri, ma che sul fronte della difesa dei cittadini da eventuali minacce esterne \u2013 terrorismo, attacchi informatici ed altro \u2013 e su quello della protezione dei confini contro l\u2019immigrazione irregolare, la palla passa a organismi comunitari ad hoc. Di qui la conferma della creazione di un\u2019agenzia comune per il controllo delle frontiere e dei flussi migratori e di una Guardia di Frontiera e Costiera continentali.<\/p>\n<p>Per bypassare le resistenze di alcuni paesi e accelerare l\u2019integrazione militare continentale, il piano approvato il 14 novembre prevede l\u2019utilizzo della \u201cCooperazione strutturata permanente\u201d (Pesco) prevista dal Trattato di Lisbona. Per evitare di attendere che tutti i paesi aderenti all\u2019Ue siano pronti ad intraprendere lo storico passo, ci si affida ad una cooperazione maggiore tra i paesi gi\u00e0 disponibili nel campo della ricerca militare e tecnologica, dello sviluppo, della produzione e dell\u2019ammodernamento di piattaforme e sistemi militari necessari a consentire all\u2019esercito europeo di svolgere i compiti prefissati. Si sancisce di fatto anche in campo militare \u2013 cos\u00ec come gi\u00e0 avvenuto in passato sul fronte della moneta unica \u2013 la strutturazione di un\u2019Europa a due velocit\u00e0, con la creazione di due diversi livelli di integrazione.<\/p>\n<p>Ovviamente prevedendo che i paesi \u2018pi\u00f9 lenti\u2019 e \u2018meno convinti\u2019 prima o poi dovranno necessariamente adeguarsi al grado di integrazione maggiore, i cui tempi e modi verranno dettati dai paesi del \u201cnucleo duro\u201d dell\u2019Unione, cio\u00e8 Francia e Germania. Un capitolo, questo, che ovviamente riguarda anche gli investimenti nell\u2019industria militare e nel complesso militare-industriale europeo, senza il quale \u00e8 difficile pensare che il progetto di un esercito continentale indipendente nei confronti di Washington e della Nato possa avere una qualche chance.<\/p>\n<p>A coordinare il tutto dovrebbero essere organismi come l\u2019Agenzia di Difesa Europea e il Comitato Militare Europeo, con l\u2019attribuzione anche alla Commissione Europea nella sua interezza e ai singoli commissari di un maggiore potere di indirizzo ed intervento in campo militare oltre che nell\u2019orientamento della spesa e degli investimenti nel settore \u2018difesa\u2019. Inoltre il piano licenziato a Bruxelles dal Consiglio Europeo sancisce anche l\u2019inserimento di un capitolo, nel bilancio settennale dell\u2019Ue, dedicato alla spesa e alla ricerca militare, oltre che la possibilit\u00e0 per la Banca Europea degli Investimenti di finanziare il complesso militare-industriale europeo.<\/p>\n<p>Come si vede si \u00e8 ampiamente superato il piano della speculazione politica e dei buoni propositi. Le ambizioni imperialiste ed egemoniche che la borghesia transnazionale europea da tempo coltiva richiedono la rapida realizzazione di strumenti e di meccanismi in grado di difenderle ed imporle nei confronti degli avversari ma anche degli alleati di un tempo, ormai di fatto dei competitori su uno scacchiere globale in cui gli attori dello scontro sono sempre pi\u00f9 numerosi e determinati.<\/p>\n<p>Qualche giorno fa, proprio a commento e a sostegno dell\u2019importante passaggio realizzato a Bruxelles, la Ministra della Difesa italiana, Roberta Pinotti, aveva affermato che \u00e8 ormai \u201cgiunto il tempo che l\u2019Europa assuma maggiori responsabilit\u00e0 comuni e una propria capacit\u00e0 nel settore della Difesa\u201d, indipendentemente da quello che far\u00e0 il futuro presidente degli Stati Uniti. L&#8217;Ue dovrebbe &#8220;spendere di pi\u00f9 e soprattutto spendere meglio. Negli ultimi 10 anni sono stati fatti dei tagli notevoli, senza precedenti, al bilancio della difesa: si sono tagliati a volte anche gli stessi assetti&#8221; ha aggiunto la Ministra Pinotti, aggiungendo che &#8220;i paesi che hanno ridimensionato (la loro spesa per la difesa, ndr), lo hanno fatto in una prospettiva esclusivamente nazionale&#8221;. &#8220;In Italia, comunque \u2013 si \u00e8 vantata la Ministra della Guerra del governo Renzi \u2013 non si sta pi\u00f9 tagliando: c&#8217;\u00e8 una stabilizzazione e una ripresa della consapevolezza dell&#8217;importanza di investire nella difesa. Riuscire a integrare le nostre risorse nelle eccellenze necessarie per il futuro, che sono molto costose, credo che ci permetterebbe di spendere molto meglio e in modo molto pi\u00f9 efficace&#8221;, ha concluso Pinotti.<\/p>\n<p>Alle esplicite ammissioni dell\u2019esponente del governo italiano fanno seguite quelle, ancora pi\u00f9 nette e di segno strategico, contenute in un intervento del dirigente liberale belga ed europeo Guy Verhofstadt, pubblicato stamattina sul quotidiano di Confindustria. Senza peli sulla lingua e nonostante alcuni giustificazionismi di ordine ideologico, il rappresentante dell\u2019establishment europeo dichiara apertamente quali devono essere gli obiettivi di una politica militare comune europea che invita a rilanciare con urgenza, rivendicando esplicitamente le pretese egemoniche di Bruxelles su quello che viene considerato il proprio \u2018cortile di casa\u2019 \u2013 dal Medio Oriente all\u2019Ucraina \u2013 in contrapposizione tanto alla Russia quanto agli Stati Uniti. Quella del liberale belga \u00e8 una dichiarazione programmatica delle ambizioni e delle mire imperialiste dell\u2019Unione Europea che ha ben poco da invidiare a quelle declamate dai neocon statunitensi nei decenni scorsi.<\/p>\n<p>Ovviamente Verhofstadt addebita a Trump la responsabilit\u00e0 di abbandonare l&#8217;Ue a s\u00e8 stessa dal punto di vista militare obbligandola cos\u00ec a compiere un passo \u2013 l&#8217;indipendenza militare \u2013 troppe volte rimandato. Ma ovviamente la verit\u00e0 \u00e8 che Trump potrebbe essere il primo presidente degli Stati Uniti costretto a palesare una inimicizia tra due ex alleati, Usa e Ue, che nel tempo si sono allontanati in virt\u00f9 proprio della tendenziale inconciliabilit\u00e0 dei rispettivi interessi e della competizione sulle stesse aree di influenza (i riferimenti al Ttip da una parte e alle offese di Victoria Nuland sono nell&#8217;intervento di Verhofstadt assai indicative).<\/p>\n<p>Continuare a denunciare e a contrastare il solo imperialismo di Washington, come si ostinano a fare ancora alcune aree della sinistra radicale e del mondo pacifista, a questo punto rischia di configurarsi come un oggettivo e irresponsabile \u2013 anche se involontario \u2013 sostegno nei confronti delle ambizioni sempre pi\u00f9 concrete dell&#8217;imperialismo europeo.<\/p>\n<p>Marco Santopadre<\/p>\n<p>*** *** ***<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile una Difesa comune<\/p>\n<p>di Guy Verhofstadt (Il Sole 24 Ore del 18 novembre 2016)<\/p>\n<p>Donald Trump \u00e8 stato eletto presidente degli Stati Uniti, un evento che celebra il trionfo del nativismo sull\u2019internazionalismo. Nel confronto tra societ\u00e0 aperte e chiuse, le seconde escono palesemente vincitrici, mentre la democrazia liberale si appresta a diventare un movimento di resistenza.<\/p>\n<p>Con Trump alla Casa Bianca, gli Usa diventeranno l\u2019ossessione di se stessi. Ormai si pu\u00f2 affermare con certezza che il Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti tra gli Stati Uniti e l\u2019Unione europea \u00e8 destinato al fallimento. Ma la presidenza Trump avr\u00e0 un impatto negativo sull\u2019Europa per molti altri aspetti. In gioco adesso c\u2019\u00e8 l\u2019integrit\u00e0 territoriale dell&#8217;Ue stessa.<\/p>\n<p>Trump ha detto senza mezzi termini che le sue priorit\u00e0 in politica estera non includono la sicurezza europea. Egli, inoltre, non riconosce la necessit\u00e0 strategica della Nato e ha dimostrato qualche interesse per le relazioni transatlantiche solo alludendo a dei conti in sospeso. Una presidenza Trump determiner\u00e0 un cambiamento geopolitico di portata epica: per la prima volta dal 1941, l\u2019Europa non potr\u00e0 contare sull\u2019ombrello difensivo americano e si ritrover\u00e0 da sola.<\/p>\n<p>L\u2019Europa si \u00e8 fin troppo crogiolata in un\u2019esistenza facile. Durante il secolo scorso, le relazioni transatlantiche hanno tacitamente obbedito a una dinamica perversa, in base alla quale quanto pi\u00f9 gli Usa erano attivi, tanto pi\u00f9 l\u2019Europa sonnecchiava. Quando gli Americani sono intervenuti all\u2019estero, come nel caso dell\u2019Iraq, l\u2019Europa ha risposto con pompose prediche sull\u2019ingerenza imperialista. E quando gli americani non sono riusciti a intervenire, o l\u2019hanno fatto in ritardo o in modo inefficace, come in Siria e Libia, gli europei hanno invocato pi\u00f9 leadership americana.<\/p>\n<p>Quell\u2019epoca \u00e8 ormai finita. Trump sa che l\u2019Ue ha i fondi, la tecnologia e le competenze necessarie per essere una potenza globale al pari degli Usa, e non \u00e8 un suo problema che le manchi la volont\u00e0 politica di sfruttare appieno il proprio potenziale.<\/p>\n<p>Per troppo tempo noi europei abbiamo dato per scontato che \u00e8 pi\u00f9 economico e sicuro lasciare che gli Stati Uniti ci tolgano le castagne dal fuoco, anche quando i problemi sono in casa nostra. Con l\u2019elezione di Trump (e considerato il discutibile retaggio dell\u2019America in politica estera), dobbiamo abbandonare questa convinzione.<\/p>\n<p>L\u2019Ue dovrebbe interpretare l\u2019elezione di Trump come una chiamata a riprendere in mano le redini del proprio destino. Conflitti quali la sanguinosa guerra civile in Siria e l\u2019annessione della Crimea o l\u2019intervento nell\u2019Ucraina orientale da parte della Russia hanno un impatto diretto sulla sicurezza, le economie e le societ\u00e0 degli stati membri dell\u2019Ue. Eppure, finora sono stati i russi e gli americani, anzich\u00e9 gli europei, a determinare il destino dell\u2019Ucraina, cos\u00ec come quello di altre zone di confine europee. L\u2019Ue, pertanto, ha abdicato al controllo ultimo della propria sicurezza, rapporti commerciali e flussi migratori.<\/p>\n<p>Nel 2014 \u00e8 stata intercettata e postata sul web un\u2019eloquente conversazione tra il vicesegretario di Stato per gli affari europei ed eurasiatici Victoria Nuland e l\u2019ex ambasciatore americano in Ucraina Geoffrey Pyatt. Parlando della risposta Usa in Ucraina \u2013 dopo che l\u2019ex presidente ucraino Viktor Yanukovych era fuggito in Russia \u2013 Nuland dice, \u00abL\u2019Ue? Si fotta\u00bb. Questo \u00e8 un atteggiamento che l\u2019Europa ha consentito, e se \u00e8 gi\u00e0 grave che un funzionario dell\u2019amministrazione Obama abbia espresso un pensiero simile, si pu\u00f2 solo immaginare cosa succeder\u00e0 con Trump, che potrebbe non prendersi neppure la briga di nominare un funzionario per gli affari europei ed eurasiatici.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019Ue non pu\u00f2 pi\u00f9 rimandare la creazione di una propria Comunit\u00e0 europea di difesa e lo sviluppo di una propria strategia di sicurezza. Il primo intervento dovrebbe puntare a snellire ed espandere i rapporti bilaterali e regionali, non da ultimo con e tra i paesi baltici e scandinavi, nonch\u00e9 tra Belgio e Paesi Bassi, e Germania e Francia. Tutte queste relazioni eterogenee vanno riunite sotto un unico comando europeo, finanziato da fondi comuni e con un sistema di approvvigionamento condiviso della difesa.<\/p>\n<p>L\u2019Ue deve diventare capace di garantire la propria sicurezza in modo indipendente; qualunque cosa meno di questo non baster\u00e0 a proteggere i suoi territori. Si tratta di una decisione difficile ma vitale che l\u2019Ue ha rimandato per troppo tempo e che, ora che Trump \u00e8 stato eletto, non pu\u00f2 pi\u00f9 aspettare.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/contropiano.org\/news\/internazionale-news\/2016\/11\/18\/difesa-comune-imperialismo-europeo-086061\">http:\/\/contropiano.org\/news\/internazionale-news\/2016\/11\/18\/difesa-comune-imperialismo-europeo-086061<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONTROPIANO (Marco Santopadre) Viviamo tempi di notevole accelerazione sul fronte degli equilibri internazionali, di cambiamenti repentini sull\u2019onda di processi che hanno incubato per decenni, di decisioni pi\u00f9 o meno irrevocabili. E\u2019 il caso dell\u2019integrazione militare dell\u2019Unione Europea, un progetto vecchio quanto la stessa Comunit\u00e0 Economica Europea e lungamente rimasto nei cassetti di qualche burocrate. 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