{"id":2568,"date":"2011-01-13T09:37:43","date_gmt":"2011-01-13T08:37:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2568"},"modified":"2011-01-13T09:37:43","modified_gmt":"2011-01-13T08:37:43","slug":"nomos","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2568","title":{"rendered":"Nomos"},"content":{"rendered":"<p>Nei poemi omerici (databili attorno all&#39;VIII sec. AC) la legge aveva origine divina e carattere orale; l&#39;autorit&agrave; del re era politica e religiosa insieme. Le ordinanze regali, tramandate da padre in figlio, costituiscono nel corso delle generazioni il corpo di un diritto sacro. A partire dal VII sec. a.C. si ha una prima, fondamentale innovazione: le leggi vengono scritte e rese pubbliche. I grandi legislatori (ad es. Solone ad Atene nel 594 a.C.) raccolgono il diritto, tramandato oralmente, in codici scritti: nasce cos&igrave; Nomos, la legge scritta. Col diritto scritto, la legge si installa nella polis e ne diviene l&#39;anima stessa. Nel Nomos si esprimono la volont&agrave; ed il potere della polis, e subentra il vincolo comune della obbedienza alla legge.[1]<\/p>\n<p>La creazione di Nomos comporta una conseguenza inevitabile: osservare pi&ugrave; da vicino Physis (ci&ograve; che sta alla base, natura ultima), trasfigurandola.[2]<br \/>\n\tCi si rende conto cio&egrave; che esiste una legge artificiale (creata dall&#39;Uomo stesso), ed una legge naturale che precede qualsiasi morale collettiva. In questo senso Solone con la creazione delle leggi democratiche anticip&ograve; di un paio di millenni Cartesio e il suo duopolio Rex Extensa e Res Cogitans.<\/p>\n<p>La situazione ai tempi di Solone era decisamente complicata. Il latifondo (aristocrazia) aveva istituito la schiavit&ugrave; per debiti. Il piccolo coltivatore quando aveva bisogno di un prestito si rivolgeva ad un latifondista e dava come garanzia s&egrave; stesso, e questa prassi aveva generato un sostanziale schiavismo da debiti le cui dimensioni cominciavano ad essere preoccupanti per la stabilit&agrave; della polis stessa.<\/p>\n<p>Azzerando lo schiavismo da debiti Solone impone un Nomos che vuole togliere lo strapotere agli aristocratici e favorire gli imprenditori (Demos, il solito 10%). Agli imprenditori, ci insegna la Storia, non servono gli schiavi. Almeno secondo la definizione classica&#8230;..<\/p>\n<p>I due aspetti (Nomos e Physis) cominciano ad essere studiati pi&ugrave; attentamente. Abbiamo visto Talete che inizia a dare la stura al processo di misurazioni, spostando contemporaneamente il significato di Physis da &quot;Natura ultima&quot; a &quot;Natura misurabile&quot;.<br \/>\n\tDall&#39;altra parte ci sono i Sofisti che cominciano ad interrogarsi sul significato di Nomos. Chiedersi cosa sia la verit&agrave; o la conoscenza porta direttamente a mettere sotto osservazione l&#39;intero Nomos.<\/p>\n<p>Protagora afferma che il Nomos perde ogni garanzia di validit&agrave; universale in quanto la questione del fondamento delle leggi umane &egrave; indissolubilmente legata al suo rapporto con la polis. E&#39; la polis stessa a fornire il criterio di demarcazione tra il giusto e l&#39;ingiusto: &quot;Quali cose a ogni citt&agrave; sembrino giuste e belle, queste sono tali per essa, fintanto che tali le creda&quot;.<\/p>\n<p>Gettando le basi del relativismo culturale (&quot;L&#39;uomo &egrave; misura di tutte le cose&quot;) i Sofisti affermano che l&#39;uomo pu&ograve; conoscere solo ci&ograve; che cade nell&#39;orizzonte della sua esperienza.<\/p>\n<p>Il linguaggio quindi non &egrave; mai stato capace di rappresentare in modo univoco le cose, e tra il logos e la realt&agrave; ci sarebbe un divario incolmabile. L&#39;unico criterio di &quot;verit&agrave;&quot; per un discorso &egrave; la sua presunta universalit&agrave;: un postulato (un assioma o un teorema) diventa vero se &egrave; condiviso ed &egrave; utile alla maggioranza della gente (e qui si torna con la concezione matematico\/democratica dell&#39;argomento). Se non &egrave; possibile elaborare un discorso oggettivamente vero, &egrave; possibile formularne uno che rispecchi i punti di vista della maggioranza.<\/p>\n<p>Qui si apre una questione spinosa: perch&egrave; ci&ograve; che decide la &quot;maggioranza&quot; dev&#39;essere necessariamente &quot;giusto&quot;? Protagora afferma che il concetto stesso di &quot;giusto&quot; appartiene alla maggioranza, indipendentemente dai valori che tale termine esprime o comporta.<br \/>\n\tI tedeschi della Seconda Guerra Mondiale trovarono &quot;giusto&quot; invadere Cecoslovacchia, Polonia, Francia, Russia etc&#8230;Se non l&#39;avessero trovato &quot;giusto&quot; (per qualsivoglia ragione) non l&#39;avrebbero fatto.<\/p>\n<p>E cos&igrave; un dizionario altro non fa che riportare, secondo i Sofisti, un&#39;opinione maggiormente diffusa che non ha necessariamente molto a che vedere con una presunta &quot;verit&agrave;&quot;.<\/p>\n<p>Ci informa un dizionario online che la parola Sofista trae origine da Sophos (sapiente) e Sophia (sapienza) e che descrive un abile e dotto argomentatore che <u><em>DEGENERA<\/em><\/u> ben presto in <em>odioso cavillatore<\/em> che trae gli altri in errore con fallaci e viziosi argomenti aventi solo l&#39;apparenza della verit&agrave;.[3]<br \/>\n\tIn estrema sintesi: esiste una qualche verit&agrave; universale ed i Sofisti sono tutti degli stronzi a metterla in dubbio.<br \/>\n\tCos&#39;altro ci si potrebbe aspettare da un dizionario?<\/p>\n<p>La questione assume poi dei connotati metafisici se la osserviamo dal punto di vista di Crizia. Secondo quest&#39;ultimo, infatti, anche la religione &egrave; una creazione umana con finalit&agrave; di controllo: le divinit&agrave; sono strumenti inventati dal legislatore per tenere a bada gli uomini convincendoli dell&#39;esistenza di una forza soprannaturale in grado di osservarli in qualsiasi momento e in seguito giudicarli.<\/p>\n<p>Insomma gi&agrave; 2500 anni fa ci fu chi seppe mettere a confronto le convenzioni sociali (Nomos) con il potere. Discutere sui significati, su postulati, assiomi e teoremi significa mettere in discussione una delle basi su cui si fonda il potere: il consenso.<br \/>\n\tCosa questa mai gradita ai potenti, che da sempre si affrettano ad appiccicare etichette dispregiative nei confronti di chiunque osi mettere in discussione la bont&agrave; del sistema politico da loro stessi sostenuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1]http:\/\/www.linguaggioglobale.com\/filosofia\/txt\/Sofisti.htm<br \/>\n\t[2]&quot;Gorgia e Parmenide&quot;, E. Berti pg. 189<br \/>\n\t[3]http:\/\/www.etimo.it\/?term=sofista<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nei poemi omerici (databili attorno all&#39;VIII sec. AC) la legge aveva origine divina e carattere orale; l&#39;autorit&agrave; del re era politica e religiosa insieme. Le ordinanze regali, tramandate da padre in figlio, costituiscono nel corso delle generazioni il corpo di un diritto sacro. A partire dal VII sec. a.C. si ha una prima, fondamentale innovazione: le leggi vengono scritte e rese pubbliche. I grandi legislatori (ad es. 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