{"id":25762,"date":"2016-11-21T08:30:42","date_gmt":"2016-11-21T07:30:42","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25762"},"modified":"2016-11-21T08:42:27","modified_gmt":"2016-11-21T07:42:27","slug":"heiner-flassbeck-le-ragioni-della-crisi-economica-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25762","title":{"rendered":"Heiner Flassbeck: le ragioni della crisi economica italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-25765\" src=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/italia-crisi-autunno-300x161.jpg\" alt=\"italia-crisi-autunno\" width=\"300\" height=\"161\" srcset=\"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/italia-crisi-autunno-300x161.jpg 300w, https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/italia-crisi-autunno.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">FONTE <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/20\/il-paziente-italiano-lanalisi-di-heiner-flassbeck-sulle-ragioni-della-crisi-economica-in-italia\/\">Voci Dall&#8217;estero<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Giuseppe Vandai, fondatore di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.risorse-associazione.it\/\">RISORSE \u2013 Associazione per capire meglio l\u2019economia<\/a>, \u00a0ci ha gentilmente inviato la\u00a0traduzione di un\u2019analisi della crisi italiana di Heiner Flassbeck, pubblicata in due parti su <a href=\"https:\/\/makroskop.eu\/\">Makroskop<\/a>. L\u2019economista tedesco analizza con la consueta lucidit\u00e0 tutti i fattori economici che hanno portato al declino italiano, mettendo in evidenza il ruolo cruciale svolto dalla \u201cconcorrenza sleale\u201d tedesca e dai vincoli politici ed economici dell\u2019Unione monetaria nel declino del nostro Paese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Di Heiner Flassbeck, 29.07.2016<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Traduzione di Michele Paratico<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Tutti parlano dell\u2019Italia e delle sue banche. Qui noi analizziamo la sua drammatic<\/strong><strong>a situazione a livello macroeconomico. \u00c8 necessario comprendere questa situazione per capire il dramma delle banche italiane. Effettivamente l\u2019Italia \u00e8 molto malata. Ma la malattia non \u00e8 solo italiana. L\u2019Italia \u00e8 solo la pi\u00f9 grande vittima di un vero e proprio attentato all\u2019intelligenza economica.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle scorse settimane abbiamo riportato alcune analisi sugli sviluppi politici in Italia e vogliamo completare il quadro attraverso un\u2019approfondita analisi macroeconomica del paese, mettendolo a confronto con i suoi vicini pi\u00f9 importanti (Francia e Germania).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei confronti di nessun paese europeo i tedeschi hanno un cos\u00ec evidente schema di pregiudizi, come\u00a0verso l\u2019Italia. Nel cervelletto dei tedeschi \u00e8 difficile accettare che nella Bella Italia, dove per la maggior parte del tempo regna la dolce vita, quando si prendono in seria considerazione i numeri, si siano registrate nel passato impressionanti performance economiche. Il Paese, con la Lira cronicamente debole e l\u2019alto debito pubblico, sarebbe stato inefficiente gi\u00e0 da prima dell\u2019euro. Fatto\u00a0diventato\u00a0poi lampante con l\u2019Unione monetaria europea. Questo il pregiudizio diffusissimo in Germania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019immagine falsa dell\u2019Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa immagine dell\u2019Italia era ed \u00e8 falsa, cos\u00ec come \u00e8 falsa la diagnosi attuale del malato italiano dal punto di vista tedesco. E per riconoscerlo \u00e8 sufficiente leggere quanto prodotto dal corrispondente dall\u2019Italia del <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung<\/em> (FAZ). \u00a0Tobias Piller s\u2019indigna per il fatto che in Italia ci sia un\u2019avventurosa discussione, in cui la responsabilit\u00e0 dei problemi dell\u2019Italia viene attribuita alla politica della Germania nell\u2019Unione monetaria. Nello stesso giornale il commentatore di economia internazionale, Thomas Mayer, scrive che non si pu\u00f2 negare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0\u201cche negli ultimi 18 anni non \u00e8 riuscito all\u2019Italia affermarsi economicamente all\u2019interno dell\u2019unione monetaria\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E agli \u201c<em>autori di best seller<\/em>\u201d (virgolettato nell\u2019originale, ndt.) Friedrich e Weik non viene in mente niente altro che la scoperta priva di senso di Hans-Olaf Henkel:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u201cl\u2019esperimento politicamente motivato dell\u2019Unione monetaria \u00e8 troppo forte per l\u2019Italia\u201c<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em>Tutto ci\u00f2 non ha niente a che fare con la realt\u00e0 economica. Anzi, si tratta solo di una manovra evasiva in quanto ci si rifiuta di discutere apertamente del ruolo dei paesi con surplus nella bilancia commerciale cosi come del ruolo dei paesi con un deficit della bilancia commerciale. L\u2019Italia in questo momento non registra alcun deficit. Eppure continua a soffrire della malattia che, se la situazione economica dovesse normalizzarsi, farebbe emergere esattamente dei deficit commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo sviluppo macroeconomico, in termini di prodotto interno lordo, offre un quadro spaventoso se messo a confronto con la Francia e la Germania (Grafico n\u00b01 \/ Abbildung 1). Fino al 2007 la crescita dell\u2019Italia ha tenuto il passo di quella tedesca, nel 2008 il PIL \u00e8 per\u00f2 crollato e praticamente non ha pi\u00f9 recuperato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2011 l\u2019Italia si trova in una pesante recessione. Invece la Francia, fino alla crisi finanziaria mondiale, si \u00e8 comportata meglio della Germania. Per\u00f2, dopo la crisi, non ha pi\u00f9 tenuto il passo con il paese tedesco, cosicch\u00e9 nel frattempo quest\u2019ultimo l\u2019ha raggiunta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201cReales BIP\u201d = \u201cPIL reale\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9180 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/A.png\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/A.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/A-300x203.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/A-768x521.png 768w\" alt=\"a\" width=\"588\" height=\"398\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 chiara appare la drammaticit\u00e0 della tendenza se, anzich\u00e9 il PIL, si guardano i dati duri e crudi della produzione industriale (Grafico 2 \/ Abbildung 2). Qui le curve dell\u2019Italia e della Francia sono quasi simili dall\u2019inizio del 2000, per\u00f2, specialmente dal 2004, rimangono indietro rispetto al trend tedesco. Tuttavia, dal 2011 in poi, la Francia non \u00e8 crollata quanto l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Industrieproduktion<\/em>\u201d = \u201cProduzione industriale\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9182 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/B.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/B.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/B-300x195.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/B-768x499.png 768w\" alt=\"b\" width=\"589\" height=\"382\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La competitivit\u00e0 nella Unione Monetaria Europea \u00e8 il fattore decisivo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 si spiega, e come potrebbe essere altrimenti, con i differenti sviluppi del costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto (ovvero: CLUP, in tedesco: <em>Lohnst\u00fcckkosten<\/em>) dopo la nascita dell\u2019Unione monetaria (Grafico 3 \/ <em>Abbildung<\/em> 3): una cosa che ora non voglio nemmeno commentare nel dettaglio. Fino al 2006 la differenza (nel CLUP) era gi\u00e0 cresciuta del 20% tra l\u2019Italia e la Germania, dove nei primi anni dell\u2019 unione monetaria il CLUP non \u00e8 per niente aumentato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Lohnst\u00fcckosten<\/em>\u201d = \u201cCLUP \u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9183 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/C.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/C.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/C-300x208.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/C-768x532.png 768w\" alt=\"c\" width=\"589\" height=\"408\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le persone che possono contare su almeno un grammo di cervello \u00e8 persino ovvio che un tale gap (nel CLUP) tra paesi con una comparabile struttura economica debba portare a violente eruzioni. Ci\u00f2 che oggi viene ampiamente dimenticato \u00e8 che l\u2019Italia era fino ai primi anni novanta uno dei principali concorrenti della Germania nell\u2019ingegneria meccanica, cio\u00e8 in uno dei settori industriali per eccellenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche ammettendo che il paese avesse in passato una moneta relativamente debole (vecchi \u201cesperti\u201d amano ancora adesso pi\u00f9 di ogni altra cosa divertirsi con la debolezza cronica della Lira), questo non dice nulla, assolutamente nulla, sulla sua capacit\u00e0 di mettere sul mercato mondiale prodotti concorrenziali. La debolezza della Lira traeva origine, in confronto con la Germania, dal tasso d\u2019inflazione relativamente alto. Un fattore che non ostacola in alcun modo la produzione dei migliori prodotti concepibili \u2013 perlomeno finch\u00e9 il paese era in grado di lasciar deprezzare in modo logico e al momento giusto la propria moneta. Anche il cambio effettivo reale [in inglese: <em>REER<\/em>, ndt.] dei tre paesi (in altre parole la competitivit\u00e0 su scala globale) mostra esattamente lo stesso risultato (Grafico 4 \/ Abbildung 4). L\u2019Italia, con l\u2019inizio dell\u2019unione monetaria, ha avuto una forte sopravvalutazione della moneta. Per la Francia vale la stessa cosa, anche se meno dell\u2019Italia. La Germania ha pesantemente svalutato e quindi, attraverso la sua moderazione salariale, chiaramente aumentato la sua competitivit\u00e0 all\u2019interno dell\u2019Unione monetaria europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Realer effektiver Wechselkurs<\/em>\u201d = \u201cTasso di cambio effettivo e reale \u201d = \u201c<em>Real effective exchange rate\u201c<\/em> in inglese ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9185 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/D.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/D.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/D-300x235.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/D-768x603.png 768w\" alt=\"d\" width=\"589\" height=\"462\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u00e8 quindi capitata tra le macine di una sopravvalutazione reale in un\u2019unione monetaria (cio\u00e8, una sopravvalutazione attraverso un alto costo del lavoro per unit\u00e0 di prodotto) e ha perso molto rapidamente la sua capacit\u00e0 di esportare con successo. Esattamente questo si pu\u00f2 vedere negli sviluppi delle esportazioni (Grafico 5 \/ Abbildung 5).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Reale Exporte<\/em>\u201d = \u201cEsportazioni in termini reali\u201d ].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9186 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/E.png\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/E.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/E-300x226.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/E-768x577.png 768w\" alt=\"e\" width=\"588\" height=\"442\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Uno vince, due perdono<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al pi\u00f9 tardi nel 2004, la Francia e l\u2019Italia si sganciano completamente dall\u2019esorbitante sviluppo della Germania e il distacco diventa di anno in anno sempre pi\u00f9 grande. Dopo la crisi finanziaria mondiale, l\u2019export della Germania \u00e8 inarrestabile. Nel frattempo ha realizzato un vantaggio stabile nei costi di almeno il 15% nei confronti della Francia e chiaramente di oltre il 20% rispetto all\u2019Italia. Un vantaggio competitivo con cui pu\u00f2 sbaragliare la concorrenza dei paesi confinanti sia in Europa che sul mercato mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nelle importazioni naturalmente la Germania si colloca avanti, anche se ampiamente sotto le sue esportazioni. La Francia per contro importa quasi quanto la Germania, tuttavia senza mostrare le stesse performance nell\u2019esportazione (Grafico 6 \/ Abbildung 6). In Italia collassano le importazioni con la profonda recessione e\u00a0si attestano oggi al di sotto del livello del 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Reale Importe<\/em>\u201d = \u201cImportazioni in termini reali\u201d ].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-9187 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/F.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/F.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/F-300x234.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/F-768x599.png 768w\" alt=\"f\" width=\"589\" height=\"460\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie ad una leggera crescita dell\u2019export il conto delle partite correnti italiano \u00e8 migliorato e mostra addirittura dal 2012 un avanzo. Ci\u00f2 non ha per\u00f2 nessun significato in relazione alle problematiche di base. La diminuzione delle importazioni \u00e8 da attribuire esclusivamente alla profonda recessione, poich\u00e9 in realt\u00e0 non \u00e8 migliorata la posizione in termini di competitivit\u00e0 internazionale (vedi: Grafico 3 \/ Abbildung 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In linea di principio il Grafico 7 (Abbildung 7) mostra con insuperabile chiarezza come si spostano i saldi (delle partite correnti, ndt.) con gli sviluppi divergenti del CLUP. \u00a0Bisogna essere veramente ignoranti per ignorare tutto ci\u00f2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Leistungsbilanzsaldo<\/em>\u201d = \u201cSaldo nel Conto delle partite correnti\u201d ].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9188 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/G.png\" sizes=\"(max-width: 598px) 100vw, 598px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/G.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/G-300x223.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/G-768x570.png 768w\" alt=\"g\" width=\"598\" height=\"444\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la perdita di competitivit\u00e0 nei confronti della Germania il destino del paziente italiano era segnato. Non c\u2019\u00e8 nessuna via di uscita semplice da questo scenario all\u2019interno dell\u2019unione monetaria. Non c\u2019\u00e8 soprattutto nessuna via di uscita facilmente praticabile in una democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella seconda parte scoprirete in che modo la debolezza causata dall\u2019export ha colpito anche il resto dell\u2019economia, cos\u00ec come la capacit\u00e0 dello Stato di risolvere i pressanti problemi economici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il paziente Italiano \u2013 Parte 2<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nella prima parte abbiamo mostrato come l\u2019Italia si trovi in una disastrosa situazione economica, che solo in parte \u00e8 attribuibile al paese stesso. Quali sarebbero le possibili vie di uscita da questa situazione e perch\u00e9 sono bloccate?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u00a0<\/strong>Il punto di svolta nella pi\u00f9 recente storia economica italiana \u00e8 stata la crisi finanziaria del 2008\/2009. L\u2019Italia \u00e8 caduta in una profonda recessione, come abbiamo mostrato nella prima parte, e da allora non ne \u00e8 pi\u00f9 uscita. Lo si pu\u00f2 vedere molto chiaramente anche dagli investimenti (Grafico 1 \/ <em>Abbildung<\/em> 1). Diversamente dalla Francia e dalla Germania, dove gli investimenti, dopo un leggero recupero successivo alla grande recessione, continuano in fase di ristagno, in Italia si \u00e8 verificata un\u2019enorme caduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Reale Bruttoanlageinvestitionen\u201d <\/em>= \u201cInvestimenti industriali in termini reali\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9189 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/1.png\" sizes=\"(max-width: 597px) 100vw, 597px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/1.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/1-300x200.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/1-768x513.png 768w\" alt=\"1\" width=\"597\" height=\"399\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo si vede anche dalla quota degli investimenti sul PIL (Grafico 2 \/ Abbildung 2), che da un livello assolutamente adeguato crolla a un livello inferiore al 17% del prodotto interno lordo. Questo \u00e8 successo anche in Francia e in Germania (e non \u00e8 da giudicarsi affatto in maniera positiva) ma a questi paesi, rispetto all\u2019Italia, \u00e8 andata di gran lunga meglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Investitionsquote\u201d <\/em>= \u201cQuota degli investimenti sul PIL\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9190 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/2.png\" sizes=\"(max-width: 587px) 100vw, 587px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/2.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/2-300x216.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/2-768x554.png 768w\" alt=\"2\" width=\"587\" height=\"423\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da dove trae origine la brutale diminuzione degli investimenti? Ora, questa ha certamente a che fare con l\u2019incapacit\u00e0 degli esportatori italiani di riagganciarsi ai mercati internazionali dopo la recessione. Ma ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente a spiegare la caduta. Alla debolezza delle esportazioni si accompagna un\u2019eclatante debolezza del mercato interno. Dopo lo scoppio della crisi nella unione monetaria europea, nel 2012, nel paese si \u00e8 verificata anche una fortissima riduzione dei gi\u00e0 deboli consumi privati (Grafico 3 \/ Abbildung 3), a cui si aggiunge una marcata riduzione dei consumi statali (vedi: Grafico 5 \/ Abbildung 5)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Realer privater Konsum\u201d <\/em>= \u201cConsumi privati in termini reali\u201d]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9192 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/3.png\" sizes=\"(max-width: 597px) 100vw, 597px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/3.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/3-300x227.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/3-768x581.png 768w\" alt=\"3\" width=\"597\" height=\"452\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo dei consumi privati, che quantitativamente per l\u2019Italia gioca un ruolo molto grande (la sua quota nel PIL \u00e8 del 60%), avviene contemporaneamente all\u2019enorme aumento della disoccupazione, dall\u20198%, immediatamente successivo alla recessione, a un nuovo picco del 12% (Grafico 4 \/ Abbildung 4). \u00c8 evidente che l\u2019insicurezza dei consumatori in seguito alla paralisi della politica economica ha fatto s\u00ec che la crisi immediatamente si amplificasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Arbeitslosigkeit in der EWU\u201d <\/em>= \u201cDisoccupazione nell\u2019Unione monetaria europea\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-9191\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/4.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/4.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/4-300x199.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/4-768x510.png 768w\" alt=\"4\" width=\"589\" height=\"391\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ci\u00f2 va aggiunto che pure lo Stato \u2013 pur sempre con un peso equivalente a un terzo del consumo privato \u2013 ha ridotto chiaramente le sue spese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Realer staatlicher Konsum\u201d <\/em>= \u201cConsumo dello Stato in termini reali\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il crollo del consumo privato \u00e8 stato determinato solo in piccola parte dalle variazioni degli stipendi reali (Grafico 6 \/ Abbildung 6). Fino al 2010 la paga oraria in termini reali in Italia ha avuto una dinamica grosso modo simile Germania. \u00c8 dunque cresciuta solo di poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Reallohn\u201d <\/em>= \u201cSalario in termini reali\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9194 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/6.png\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/6.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/6-300x208.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/6-768x532.png 768w\" alt=\"6\" width=\"588\" height=\"407\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia per\u00f2, assolutamente al contrario che in Germania, una stagnazione del salario reale \u00e8 stata in gran parte in sintonia con un debole sviluppo della produttivit\u00e0 (Grafico 7 \/ Abbildung 7)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[ Qui sotto: \u201c<em>Produktivit\u00e4t\u201d <\/em>= \u201cProduttivit\u00e0\u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9195 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/7.png\" sizes=\"(max-width: 586px) 100vw, 586px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/7.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/7-300x211.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/7-768x540.png 768w\" alt=\"7\" width=\"586\" height=\"412\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Effettivamente la dinamica della produttivit\u00e0 in Italia era gi\u00e0 molto debole prima che entrasse in gioco la debolezza degli investimenti. Ciononostante il paese era riuscito a mantenere lo sviluppo del salario reale nell\u2019area di crescita della produttivit\u00e0 senza grossi conflitti interni. Cosa che di per s\u00e9 sarebbe stata sufficiente a garantire la stabilit\u00e0 dei prezzi e pure la stabilit\u00e0 della domanda reale delle famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che la Germania, il pi\u00f9 importante partner commerciale, si dotasse di una politica completamente diversa e controproducente per il proprio paese, l\u2019Italia non poteva aspettarselo. Per questo motivo la reazione \u00e8 stata tardiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Quale politica economica \u00e8 adeguata?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da queste premesse \u00e8 chiaro per ognuno che la soluzione deve venire dallo Stato. I saldi di finanziamento dei tre settori interni e dell\u2019estero (Grafico 8 \/ Abbildung 8) non lasciano nessun dubbio. Di conseguenza in Italia \u00e8 unicamente lo stato che pu\u00f2 attuare gli investimenti necessari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Qui sotto: \u201c<em>Finanzierungssalden der Wirtschatssektoren in Italien 1991 \u2013 2015\u201d <\/em>= \u201cI saldi di finanziamento dei settori economici in Italia dal 1991 al 2015 \u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Private Haushalte<\/em> = famiglie \/ <em>Unternehmen<\/em> = imprese \/ <em>Staat<\/em> = stato \/ <em>Ausland<\/em> = Estero (saldo tra import e export)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9197 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/8.png\" sizes=\"(max-width: 589px) 100vw, 589px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/8.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/8-300x194.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/8-768x498.png 768w\" alt=\"8\" width=\"589\" height=\"382\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>1) in % del PIL nominale<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>2) un valore negativo significa un indebitamento (nel nostro caso, del settore estero e dello Stato)<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I risparmi delle famiglie, che prima in Italia erano una grossa quota, in altre parole un importante saldo netto positivo, sono scesi a un livello molto basso dall\u2019ingresso nell\u2019Unione monetaria, livello che durante la crisi mondiale ha sfiorato lo zero. In seguito la quota dei risparmi ha recuperato qualcosa, ma rimane molto bassa. Ma il grande problema in Italia (come in molti altri paesi del resto) sono gli imprenditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 spiegato, le carte in mano all\u2019Italia sono cos\u00ec pessime che solo lo Stato pu\u00f2 garantire che i diversi processi di aggiustamento abbiano successo. Ma questo stesso Stato \u00e8 costantemente costretto dall\u2019Unione monetaria ad attuare misure sbagliate, specialmente dall\u2019Eurogruppo sotto la guida tedesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto per chiarire ancora una volta con precisione: il saldo commerciale positivo, l\u2019ho mostrato nella prima parte, non significa nulla per l\u2019Italia, perch\u00e9 \u00e8 solo il riflesso della lunga e pesante recessione, e non di un miglioramento della competitivit\u00e0. L\u2019Italia non potrebbe migliorare la sua competitivit\u00e0 senza tagliare gli stipendi. Ma ci\u00f2 colpirebbe e comprimerebbe di nuovo la domanda interna. Questa via \u00e8 quindi impraticabile. Se lo Stato volesse spingere le famiglie a ridurre ancor di pi\u00f9 la loro gi\u00e0 bassa quota di risparmio (cio\u00e8 indurle a consumare di pi\u00f9, ndt), in un contesto di tassi d\u2019interesse nulli, si imbarcherebbe in un\u2019impresa rischiosa e insensata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema decisivo in Italia sono gli imprenditori. Portare gli imprenditori da una posizione di saldo positivo di finanziamento all\u2019indebitarsi per fare investimenti, non \u00e8 ancora stato tentato da nessuno e sarebbe sicuramente ancor pi\u00f9 rischioso che farlo con le famiglie. Fuori dai denti: non esiste nessun sofisticato e provato meccanismo d\u2019azione, al quale uno stato voglia ricorrere, che possa costringere gli imprenditori a compiere la loro decisiva funzione nella economia di mercato, ovvero quella di finanziare i propri investimenti ricorrendo ai crediti. Solo lo Stato, indipendentemente dal livello del suo deficit e del suo indebitamento globale, pu\u00f2 dare impulsi per rianimare l\u2019economia. Ma proprio questo gli viene vietato dalle regole dell\u2019Unione monetaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 geniale. La controrivoluzione neoliberista degli anni settanta non ha lasciato nulla di intentato. Da una parte invitava lo Stato a viziare gli imprenditori fintanto che avessero realizzato guadagni senza indebitarsi e senza investire. Dall\u2019altra parte pretendeva che lo Stato non si indebitasse per nessuna ragione. Rimane dunque, logicamente, solo la \u201csoluzione tedesca\u201d (Grafico 9 \/ Abbildung 9) come soluzione globale: tutti i paesi del mondo devono lavorare affinch\u00e9 l\u2019estero si indebiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">[Qui sotto: \u201c<em>Finanzierungssalden der Wirtschatssektoren in Deutschland 1991 \u2013 2015\u201d <\/em>= \u201cI saldi di finanziamento dei settori economici in Germania dal 1991 al 2015 \u201d ]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-9198 aligncenter\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/9.png\" sizes=\"(max-width: 588px) 100vw, 588px\" srcset=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/9.png 975w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/9-300x198.png 300w, http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/9-768x507.png 768w\" alt=\"9\" width=\"588\" height=\"388\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FONTE Voci Dall&#8217;estero Giuseppe Vandai, fondatore di\u00a0RISORSE \u2013 Associazione per capire meglio l\u2019economia, \u00a0ci ha gentilmente inviato la\u00a0traduzione di un\u2019analisi della crisi italiana di Heiner Flassbeck, pubblicata in due parti su Makroskop. L\u2019economista tedesco analizza con la consueta lucidit\u00e0 tutti i fattori economici che hanno portato al declino italiano, mettendo in evidenza il ruolo cruciale svolto dalla \u201cconcorrenza sleale\u201d tedesca e dai vincoli politici ed economici dell\u2019Unione monetaria nel declino del nostro Paese. 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