{"id":25906,"date":"2016-11-23T16:04:18","date_gmt":"2016-11-23T15:04:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25906"},"modified":"2016-11-23T16:05:30","modified_gmt":"2016-11-23T15:05:30","slug":"lineamenti-del-nuovo-trentennio-il-progetto-neo-assolutista-contro-il-populismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25906","title":{"rendered":"Lineamenti del nuovo trentennio: il progetto Neo-Assolutista contro il Populismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>RICCARDO PACCOSI (FSI Bologna)<\/strong><\/p>\n<p>In vari interventi letti in Rete, ho avuto modo di leggere una sintesi efficace atta a descrivere il sommovimento politico e ideologico che sta scuotendo i sistemi liberal-democratici occidentali: suddetta sintesi sostiene, in breve, che sia iniziato un nuovo trentennio.<\/p>\n<p>Dapprima, infatti, vi fu il cosiddetto \u201c<strong>trentennio glorioso<\/strong>\u201d \u2013 dalla seconda met\u00e0 degli anni \u201940 alla prima met\u00e0 dei \u201970 &#8211; caratterizzato, in Europa occidentale, dall\u2019egemonia dei movimenti operai, dall\u2019espansione dei diritti sociali e dalla distribuzione del benessere.<\/p>\n<p>A seguire, vi fu il <strong>trentennio contro-rivoluzionario<\/strong> &#8211; iniziato alla fine degli anni \u201970 e proceduto sino a oggi, dunque quasi un quarantennio &#8211; caratterizzato dall\u2019egemonia dell\u2019ideologia neoliberista e dalla strategia di distruzione lenta &#8211; ma inesorabilmente progressiva &#8211; di tutte le conquiste sociali realizzate nel trentennio precedente.<\/p>\n<p>Dopo questi due lunghi cicli, ebbene, ci troviamo alla conclusione della citata onda contro-rivoluzionaria e assistiamo, altres\u00ec, alla fase aurorale di una fase storica tanto nuova quanto di difficile definizione.<\/p>\n<p>Sul piano delle categorie politiche, una delle polarizzazioni che caratterizzano questo nuovo trentennio \u00e8 certamente quella che contrappone <strong>sovranismo<\/strong> a <strong>globalismo<\/strong>. Ma quest\u2019ultima, a sua volta, \u00e8 inclusa in una polarizzazione ancora pi\u00f9 ampia, che investe la dottrina giuridica dello Stato e la filosofia politica: ovvero lo scontro tra il costituzionalismo &#8211; strutturante da oltre un secolo e mezzo gli stati-nazione europei &#8211; e un progetto liberale di nuovo assolutismo.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo, a differenza dell\u2019assolutismo storico, non vuole fondarsi sullo stato-nazione ma, al contrario, punta alla dissoluzione di quest\u2019ultimo entro un dispositivo di governance globale.<\/p>\n<p>Inoltre, il neo-assolutismo non ha alcuna intenzione di ripristinare la vecchia societ\u00e0 disciplinare-patriarcale ma, invece, esprime l\u2019intento di mantenere le caratteristiche della \u201csociet\u00e0 aperta\u201d nonch\u00e9 quello di sviluppare dispositivi di partecipazione popolare che siano, per\u00f2, deprivati di effettivo potere decisionale.<\/p>\n<p>Per conseguire tali risultati, \u00e8 ovviamente necessario destrutturare gli stati-nazione ma, preliminarmente, \u00e8 necessario un processo di riduzione e\/o svuotamento del <strong>suffragio universale<\/strong> all\u2019interno dei vari stati. L\u2019argomentazione posta a sostegno di tale esito, consta del dover contrastare la costellazione sociale e politica che si sta opponendo al disegno neo-assolutista, ovvero la costellazione che i progressisti-globalisti hanno definito \u201c<strong>populismo<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Finora, nessun capo di stato ha enunciato pubblicamente una riforma volta a ridurre e dunque a eliminare il suffragio universale. Ma un numero sempre maggiore di figure interne al campo progressista-globalista, si sono poste come \u201cavanguardie\u201d atte ad anticipare, presso l\u2019opinione pubblica, la necessit\u00e0 storica di tale sviluppo.<\/p>\n<p><strong>a)<\/strong> <strong>In Italia<\/strong>, fra i primi ad aver posto tale prospettiva vi \u00e8 sicuramente <strong>Eugenio Scalfari<\/strong>. Recentemente e a pi\u00f9 riprese, infatti, il fondatore di Repubblica ha esplicitamente teorizzato come le democrazie non debbano fondarsi sulla sovranit\u00e0 popolare ma, esclusivamente, sulla partecipazione e sulla consultazione.<\/p>\n<p><strong>b)<\/strong> <strong>Mario Monti<\/strong> \u2013 sempre pi\u00f9 esplicito di qualsiasi altro esponente della \u00e8lite globalista \u2013 ha invece detto, a proposito della consultazione popolare sui Trattati internazionali, che essa rappresenta \u201c<em>un abuso di democrazia<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>c)<\/strong> Un\u2019altra figura che si trova nelle condizioni di poter esprimere le proprie idee senza doverle delimitare a logiche di mediazione, \u00e8 <strong>Giorgio Napolitano<\/strong>. Questi ha recentemente dichiarato: \u201c<em>il suffragio universale non \u00e8 sempre stata una storia di avanzamento, ma anche foriero di grandissime conseguenze negative per il mondo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Per il momento, nella cornice di uno scontro fra i paradigmi del costituzionalismo e del neo-assolutismo, possiamo trarre due inesaustive e temporanee conclusioni riguardanti le due categorie &#8211; pi\u00f9 strettamente politiche &#8211; che sono diretta espressione di suddetto scontro: il sovranismo e il populismo.<\/p>\n<p><strong>1)<\/strong> La parola \u201c<strong>sovranismo<\/strong>\u201d \u2013 la cui presenza \u00e8 sempre pi\u00f9 frequente e trasversale nel dibattito politico \u2013 non si limita a sostenere la difesa dello Stato-nazione. No, la parola \u201csovranismo\u201d implica un approccio filosofico-politico che pone al centro la sovranit\u00e0 popolare. In altre parole, il sovranismo \u00e8 ci\u00f2 che rispetta il significato etimologico e storico del concetto di democrazia; non identifica quest\u2019ultima, cio\u00e8, nei diritti o nella partecipazione bens\u00ec nell\u2019esercizio effettivo del potere \u2013 ancorch\u00e9 relativo e ancorch\u00e9 utilizzante strumenti di mediazione quali partiti e corpi intermedi \u2013 da parte delle masse popolari.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo motivo strategico che un numero lentamente ma insesorabilmente crescente di marxisti \u2013 come il sottoscritto &#8211; sta sposando la causa sovranista: l\u2019obiettivo marxista del potere politico da parte della classe lavoratrice, infatti, risulta non perseguibile se scompare dal quadro il costituzionalismo e, di conseguenza, il pi\u00f9 generale potere politico da parte delle masse popolari.<br \/>\nIn sintesi, il sovranismo riconduce la democrazia al suo valore fondante e originario che non \u00e8 quello della partecipazione, bens\u00ec quello del potere popolare.<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong> Per quanto riguarda la categoria di <strong>populismo<\/strong>, solo di rado essa viene correttamente interpretata perch\u00e9 l\u2019analisi tende a fossilizzarsi sulle formazioni politiche e sui leader che si sono fatti interpreti e catalizzatori del fenomeno. Ma il ruolo di catalizzatore non \u00e8 detto coincida con quello di soggetto storico. Se analizziamo le istanze ricorrenti nella costellazione populista, infatti, osserviamo che la soggettivit\u00e0 in campo non \u00e8 affatto quella dei vari Beppe Grillo, Marine Le Pen o Donald Trump. Le istanze ricorrenti nei vari paesi \u2013 critica alla globalizzazione, difesa sovranista dello stato costituzionale, protezionismo e dirigismo economico \u2013 sono il filo comune dei vari elettorati francese, inglese, americano, italiano. Quindi, le citate istanze sono l\u2019espressione della soggettivit\u00e0 delle masse popolari di diversi paesi, non dei leader populisti che le raccolgono.<\/p>\n<p>All\u2019interno di questo processo costitutivo della soggettivit\u00e0, va altres\u00ec ricordato, un ruolo particolare e centrale \u00e8 stato svolto dalla classe operaia e dai ceti pi\u00f9 disagiati.<\/p>\n<p>Il problema delle formazioni e dei leader che hanno saputo interpretare tali istanze e tradurle in consenso elettorale, invece, sono due:<\/p>\n<p><strong>a)<\/strong> la natura di destra di molte di queste formazioni, pu\u00f2 portarle a perseguire lo stesso schema semplicistico dei neoliberisti: a fronte della trasformazione in atto, il costituzionalismo potrebbe essere cio\u00e8 considerato un sistema rischioso e imprevedibile e di conseguenza \u2013 proprie queste forze aventi ottenuto consenso in virt\u00f9 dall\u2019istanza di ripristinare il potere popolare &#8211; potrebbero invece proporre una variante del neo-assolutismo;<\/p>\n<p><strong>b)<\/strong> collegato al precedente, vi \u00e8 poi il problema dell\u2019assenza di cultura e teoria politica; oltre che portare alla deriva autoritaria, la mancanza di un pensiero forte e sistematico potrebbe far s\u00ec che gli attuali rappresentanti del populismo possano non essere all\u2019altezza di fronteggiare il progetto neo-assolutista \u2013 e cio\u00e8 la reazione \u2013 del fronte progressista-globalista.<\/p>\n<p>Pertanto, ci\u00f2 che rimane da fare \u00e8 continuare a leggere il populismo come fenomeno storico che sostiene il costituzionalismo in contrapposizione al neo-assolutismo. In questi termini, qualunque lettura \u201cdi sinistra\u201d che interpreti il populismo come fenomeno storico reazionario, \u00e8 decisamente fuorviante e, pertanto, da respingere.<\/p>\n<p>Infine, occorre non perdere mai di vista le istanze che la soggettivit\u00e0 di classe esprime tramite il populismo e, al contempo, \u00e8 necessario lavorare pazientemente alla costruzione di partiti e corpi intermedi dotati \u2013 a differenza delle formazioni populiste attuali &#8211; di una visione sistematica del processo storico in corso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di RICCARDO PACCOSI (FSI Bologna) In vari interventi letti in Rete, ho avuto modo di leggere una sintesi efficace atta a descrivere il sommovimento politico e ideologico che sta scuotendo i sistemi liberal-democratici occidentali: suddetta sintesi sostiene, in breve, che sia iniziato un nuovo trentennio. 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