{"id":25920,"date":"2016-11-26T00:13:22","date_gmt":"2016-11-25T23:13:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25920"},"modified":"2016-11-25T15:20:56","modified_gmt":"2016-11-25T14:20:56","slug":"michea-e-la-sinistra-sedotta-dal-capitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=25920","title":{"rendered":"Mich\u00e9a e la sinistra sedotta dal capitale"},"content":{"rendered":"<p>di MARCO GATTO [Universit\u00e0 della\u00a0 Calabria]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Jean-Claude Mich\u00e9a ha il merito di riportare le questioni che affronta alla radice, senza mai dissimulare il rischio di ridurre all\u2019osso i problemi, e anzi insistendo sull\u2019aperta complessit\u00e0 delle sue argomentazioni. Ne viene fuori una forma di saggismo militante che il nostro paese ha da molto tempo accantonato per rifugiarsi in una pamphlettistica di mercato spesso vacua quanto politicamente innocua. Si pu\u00f2 forse riassumere in una duplice argomentazione il nocciolo di<em> I misteri della sinistra<\/em> (Neri Pozza, pp. 128):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) la crisi del progetto socialista di emancipazione si spiega attraverso l\u2019accettazione \u2013 non solo ideologica, ma etica e comportamentale \u2013 del modello di pensiero unico imposto dalla societ\u00e0 capitalista, in grado di attribuire alla sinistra una funzione solo fintamente contrastiva, e anzi pacificamente coesistente con le ragioni del libero mercato;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) tale accettazione si fonda sullo sbilanciamento della sinistra verso un orizzonte di senso in cui l\u2019elemento fondamentale non \u00e8 pi\u00f9 la collettivit\u00e0, ma l\u2019individuo, colto nel suo diritto solipsistico alla libert\u00e0 (e, dunque, al consumo) \u2013 individuo che la sinistra ha trasformato nell\u2019unica ragione di mantenimento di un supposto progetto emancipativo, a scapito, come scrive Mich\u00e9a, \u201cdella difesa prioritaria di coloro che vivono e lavorano in condizioni sempre pi\u00f9 precarie e sempre pi\u00f9 disumanizzanti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta della solita lamentazione nostalgica. Il docente e filosofo francese articola le due tesi che abbiamo appena menzionato ricostruendone la ragione d\u2019essere attraverso un\u2019analisi ideologica delle recenti politiche socialiste in Europa. Avvalendosi delle tesi di Christopher Lasch sul narcisismo di massa e sull\u2019ascesa dell\u2019egoismo consumistico, Mich\u00e9a non cede all\u2019esternazione di un sociologismo elementare: semmai, cercando di collegare l\u2019analisi sociale alla critica dell\u2019economia, insiste su un concetto puramente marxiano \u2013 una lettura che la sinistra ha volontariamente dimenticato e rimosso dal suo alfabeto \u2013 in virt\u00f9 del quale il capitalismo \u201csi presenta ormai come un<em> fatto sociale onnicomprensivo<\/em>, ovvero come una totalit\u00e0 dialettica della quale <em>tutti<\/em> i momenti sono inseparabili (siano essi economici, politici e culturali) e richamano, a loro volta, una critica radicale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2 non \u00e8 semplicemente, come qualcuno potrebbe pensare, il credo di un attardato marxista hegeliano. Mich\u00e9a suggerisce, al contrario, che \u2013 anche per effetto di un\u2019egemonia filosofica fin troppo duratura acquisita da foucaultismi e decostruzionismi vari \u2013 non si possa pensare pi\u00f9 la realt\u00e0 sotto la forma della microfisica del potere, del dettaglio, dell\u2019autonomia, della parcellizzazione, beandosi magari della felicit\u00e0 raggiunta dalla garanzia di potersi esprimere liberamente e senza vincoli o verifiche, una ilarit\u00e0, insomma, del tutto fedele a un liberalismo culturale in cui tutto \u00e8 possibile purch\u00e9 dipenda dal gioco mobile del capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9 \u2013 e Mich\u00e9a qui non sbaglia \u2013 il capitalismo \u00e8 in grado di unificare sotto il suo dominio tutti i comportamenti sociali e culturali (assicurando loro un\u2019apparente indipendenza espressiva), avvalendosi di un perenne sradicamento degli individui, di una coazione al movimento, alla flessibilit\u00e0 o alla mobilit\u00e0 continua \u2013 una sorta di vera e propria rivoluzione permanente che non permette l\u2019orientamento, l\u2019attenzione, la capacit\u00e0 di comprendere e analizzare situazioni e contesti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ragione per cui, a parere dell\u2019autore francese, la sinistra dovrebbe ripartire da un lavoro di senso che restituisca al radicamento (qualcosa che la cultura sessantottina ha fatto passare come elemento destrorso), ossia alla comprensione effettiva della realt\u00e0 che circonda gli individui e che ne influenza le modalit\u00e0 di comprensione, la sua validit\u00e0 teorica e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, quello dell\u2019inappartenenza, di una neutralit\u00e0 raggiunta, della perfezione che sta solo nell\u2019apolide \u2013 suggerisce Mich\u00e9a \u2013 \u00e8 un mito liberalistico, che si sposa perfettamente con il culto capitalistico del mercato globale e senza frontiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sul piano filosofico, la neutralizzazione della sinistra ha segnato, poi, a parere del saggista francese, un oblio di Marx e delle fondamentali acquisizioni del <em>Capitale<\/em>. La fortuna accordata a una nozione iper-positivistica come quella di <em>general intellect<\/em> \u2013 che fonda la sua ragione d\u2019essere nella credenza che lo sviluppo tecnologico favorisca l\u2019implosione del capitalismo, mediante la creazione di forze contrastive all\u2019interno dei suoi apparati \u2013 spiega come l\u2019idea marxiana del capitale come accumulazione di merci sia stata barattata con un potenziamento delle merci stesse e della loro capacit\u00e0 seduttiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Badiou e Negri dimenticano, per Mich\u00e9a, un dato di fatto essenziale: per il liberalismo \u00e8 il mercato a essere la sola istanza di socializzazione \u2013 una socializzazione, beninteso, che trova il suo fondamento nell\u2019individualismo assoluto. Ed \u00e8 dunque questa capacit\u00e0 che il capitale possiede di generare fasulle istanze di socializzazione a segnarne la vittoria, perch\u00e9 la sinistra, che ne ha incamerato le logiche persino a livello filosofico, ha reagito a tale dominio con forme di radicalit\u00e0 fondate sulla sola e unica rivendicazione egoistica dei diritti, dimenticando di pensare la propria posizione rispetto al sistema unificante del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E in Francia, riporta Mich\u00e9a non senza ironia, ci\u00f2 \u00e8 palese: il militante radicale ritiene che \u201c<em>essere di sinistra<\/em> non significhi nient\u2019altro che doversi mobilitare in ogni circostanza \u2013 e se possibile davanti alle telecamere del sistema \u2013 per difendere quel diritto liberale di ogni monade isolata a un principio di vita particolare e a uno scopo particolare\u201d. Vale a dire che per il militante di sinistra \u2013 quella specie antropologica che oggi in Italia, orfana di una reale mediazione politica, assume, di volta in volta, le sembianze del pi\u00f9 vacuo sovversivismo piccolo-borghese \u2013 vige, ancor pi\u00f9 che per gli accondiscendenti cantori del neoliberismo, quella che Mich\u00e9a chiama \u201c<em>dipendenza quotidiana<\/em> degli individui rispetto agli irrazionali movimenti del mercato e agli obblighi alienanti delle sue nuove tecnologie\u201d: un potente narcotico che impedisce lo sviluppo della coscienza critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla da dire sulla lettura dell\u2019avvenuto inglobamento della sinistra nelle maglie ideologiche del capitale. Nulla da dire, inoltre, sulla necessit\u00e0 di ripensare il culto positivistico della modernizzazione \u2013 in ragione del quale la pratica socialista ha ritenuto giusto impiegare le sue energie per opporsi al sistema attraverso la rete, parlando di supposte moltitudini che per partenogenesi (quanto misticismo c\u2019\u00e8 nei discorsi di certi profeti della rivoluzione!) creerebbero il dissenso \u2013 e ancor meno da dire sulla necessit\u00e0 di \u201criuscire a mettersi d\u2019accordo, una volta per tutte, su una critica della logica capitalistica che infine risulti <em>filosoficamente coerente<\/em>\u201d, vale a dire una critica che metta insieme quelle minoranze in grado di lottare contro il dominio, riformulando magari un lessico capace di arrivare al senso comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 che forse Mich\u00e9a avrebbe dovuto sviluppare \u2013 proprio in virt\u00f9 della possibile ambiguit\u00e0 che un discorso cos\u00ec spinoso produce \u2013 \u00e8 un\u2019intuizione che troviamo serpeggiare fra le pagine del libro: il fatto che la critica al capitale possa oggi tradursi nel recupero di certi valori tradizionali irrimediabilmente sentiti \u2013 anche per effetto di una cultura di sinistra che ha insistito sulla loro essenza conservatrice \u2013 come arcaici o desueti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra questi, \u201clo scrupolo di proteggere un certo numero di tradizioni\u201d, fra cui rientrerebbe anche la famiglia, o forse persino certi modelli di vita che potremmo definire pre-urbani. Il punto, per\u00f2, \u00e8 che il recupero di certe forme d\u2019esperienza \u201cpopolari\u201d possibilmente aliene dal contesto capitalistico va giocato forse diversamente: cio\u00e8 non insistendo sulla loro differenza (che ha prodotto il mito antistorico della decrescita o il vagheggiamento poetico di et\u00e0 passate), che \u00e8 poi sinonimo di neutralit\u00e0, ma sul modo in cui il liberalismo capitalistico ne ha decostruito i connotati, offrendoli allo sterile discorso della sinistra come possibili oggetti di polemica e come arnesi per costruirsi un\u2019identit\u00e0 (dettata appunto dalle logiche del capitale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quel che conta, allora, come nel caso dell\u2019importanza da accordare a una prassi territoriale, a un lavoro politico e culturale che si innesti sulla conoscenza reale e diretta dei problemi, \u00e8 che, una volta reintrodotti nel lessico della sinistra, certi valori \u2013 che l\u2019ortodossia ufficiale ha sentito come lontani da un\u2019ideologia di classe \u2013 obbediscano a logiche non pi\u00f9 particolaristiche, ma mirino a un progetto di liberazione il pi\u00f9 possibile universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo dice bene Mich\u00e9a: prima che il capitale se ne serva per i suoi fini distruttivi e immorali, \u00e8 il caso che la sinistra si appropri di questioni e problemi che un certo culto per la modernizzazione a tutti i costi (e per la fondazione di un aggiornato soggetto rivoluzionario) ha accantonato e messo da parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: www.sinistrainrete.info<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO GATTO [Universit\u00e0 della\u00a0 Calabria] Jean-Claude Mich\u00e9a ha il merito di riportare le questioni che affronta alla radice, senza mai dissimulare il rischio di ridurre all\u2019osso i problemi, e anzi insistendo sull\u2019aperta complessit\u00e0 delle sue argomentazioni. 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