{"id":26084,"date":"2016-11-28T10:26:59","date_gmt":"2016-11-28T09:26:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26084"},"modified":"2016-11-28T10:26:59","modified_gmt":"2016-11-28T09:26:59","slug":"la-rivoluzione-del-2017-con-le-mani-libere-di-keynes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26084","title":{"rendered":"La rivoluzione del 2017 con le mani libere di Keynes"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GUSTAVO PIGA<\/strong><\/p>\n<p><em>Ero al primo anno di Economia alla Sapienza. Arrivavo presto per tenere i posti. Finii per ascoltare, studente di I anno, le seconde ore di Fausto Vicarelli, docente del II anno. Cominciai ad innamorarmi dell\u2019economia grazie a un docente con cui non sostenni mai un esame. Due ricordi: le sue lavagnate di appunti, chiarissime; e poi \u00e8 incredibile ma credo di ricordare ancora il timbro della sua voce, con una sua musica, convinta, schietta, pulita. 20 anni dopo divenni direttore, per due anni, del Laboratorio Vicarelli all\u2019Universit\u00e0 di Macerata grazie al sostegno di Mauro Marconi: come dice Mauro, lasciai un deficit di cassa, ma ci impegnammo tanto a costruire dibattito. Ieri la Sapienza ha voluto onorarne il ricordo con un Convegno pieno di interventi scientifici di grande levatura (Paolo Paesani tra questi ma anche Tancioni e Cedrini) e di interventi a braccio appassionati, commossi, divertenti, profondi. Una bella giornata. Ecco il testo del mio intervento.<\/em><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>\u201cLo stimolo per l\u2019analisi di Keynes fu sempre un qualche momento di crisi capitalistica.\u201d Cos\u00ec Vicarelli nell\u2019ultima pagina del suo libro su Keynes, Instabilit\u00e0 del Capitalismo.<\/p>\n<p>Quale momento migliore dunque, per ritrovarci qui! E di ricordarlo. Nel bel mezzo di una gravissima crisi economica.<\/p>\n<p>Senonch\u00e9 una crisi capitalistica, nell\u2019accezione che vi dava Vicarelli, non \u00e8 una mera crisi economica. E\u2019 una crisi che interroga i nostri valori. Che vede all\u2019orizzonte una rivoluzione.<\/p>\n<p>Preciso subito che nel volume di Vicarelli la parola rivoluzione \u00e8 frequente. Tuttavia nella prima parte del volume \u2013 che si occupa dei primi anni di Keynes e della sua opera scientifica \u2013 ha un significato molto diverso da quello della seconda, legata agli anni della Teoria Generale. Vi \u00e8 una cesura, che forse riflette l\u2019evoluzione degli interessi e dunque del pensiero di Keynes, forse l\u2019interpretazione di Keynes. Sta di fatto che le ultime pagine abbondano di riferimenti alla questione se quella di Keynes fu o non fu rivoluzione teorica, tema su cui torner\u00f2. Ma nelle prime pagine Rivoluzione \u00e8 quel moto, appunto, che minaccia di sconfiggere il capitalismo. Non facile a priori trovare un legame tra quelle due parti della vita di Keynes; deve essere stata una delle sfide principali, vinte, dell\u2019opera di Vicarelli.<\/p>\n<p>Rivoluzione dicevo. Come quella comunista a cui si interessava il primo Keynes, oppure come quella del suo saggio del 1930, Economic Possibilities for our Grandchildren, rinviata di 100 anni, al 2030, dove l\u2019accumulazione di capitale cessa di esistere per lasciare spazio al dare valore \u201cai fini pi\u00f9 che ai mezzi, preferendo il bello all\u2019utile\u201d.<\/p>\n<p>Che forme caratterizzano queste rivoluzioni in Keynes secondo Vicarelli? Una forma religiosa. Perch\u00e9 il capitalismo secondo Keynes era \u201cassolutamente irreligioso, senza unione interna, senza troppo spirito pubblico, spesso, fatto di grette congerie\u201d, mentre il comunismo a cui guardava con sospetto e simpatia aveva la forza di una religione, la forza \u201cdi amalgamare le diverse componenti della societ\u00e0 mostrandole un futuro verso cui impegnarsi\u201d. Non a caso in Possibilit\u00e0 Economiche dice espressamente \u201cci vedo liberi di tornare ad alcuni dei pi\u00f9 certi e sicuri principi religiosi\u201d (sempre nel 2030!). Una mancanza di religione che, forse, costituisce la fonte pi\u00f9 potente d\u2019instabilit\u00e0 del capitalismo per come lo descriveva Keynes, cos\u00ec privo di valori.<\/p>\n<p>Dunque l\u2019attuale crisi economica, particolarmente priva di amalgama, pu\u00f2 essere classificata come crisi capitalistica. Comunque sia, queste crisi, leggiamo in Vicarelli, secondo Keynes possono essere aggirate pacificamente, qualcuno potrebbe dire con una rivoluzione pacifica, \u201cagendo sulla fragilit\u00e0 delle relazioni sociali, modificando le principali motivazioni morali dietro l\u2019attivit\u00e0 economica\u201d. Tuttavia Vicarelli sostiene che questa non sarebbe una rivoluzione perch\u00e9 non eliminerebbe il capitalismo ma lo renderebbe pi\u00f9 stabile. Ma non ne sono certo: un capitalismo amalgamante forse non pu\u00f2 essere pi\u00f9 chiamato capitalismo, certamente non quello scuro e gretto del Keynes di \u201cEconomic Possibilities\u201d.<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Ma arriviamo al presente: siamo vicini a una rivoluzione? Non comunista, non anti-capitalista ma amalgamante? Che lavori sulla fragilit\u00e0 delle relazioni sociali, agendo su di esse, mostrando un futuro comune verso cui impegnarsi? E che forma, per la politica economica, deve assumere questa rivoluzione?<\/p>\n<p>Un altro inciso, qui si impone. Non \u00e8 tanto questione di parlare di rivoluzione operativa, di politica monetaria o fiscale, di IS-LM, ma di rivoluzione istituzionale, riguardo alle istituzioni che ci regolano e che plasmano la nostra vita, morale e sociale, direbbe il Keynes di Vicarelli. Vicarelli lamenta nel libro come vi sia stata, da parte degli studiosi keynesiani, una \u201csistematica eliminazione di qualsiasi parte del pensiero di Keynes che non fosse possibile rendere in un modello stilizzato del sistema economico, privo di qualsiasi complessit\u00e0 e riferimento socio-istituzionale\u201d che invece Keynes prediligeva (\u201caltro che Hicks!\u201d ha sbottato Pierluigi Ciocca nella sua relazione di qualche minuto fa, ribadendo che Keynes fu ben pi\u00f9 rivoluzionario di quanto non sia emerso dai suoi esegeti). Ecco, le istituzioni.<\/p>\n<p>Arrivo dunque alla domanda senza risposta, che mi pongo continuamente in questi anni: come avrebbe analizzato Keynes l\u2019istituzione del Fiscal Compact? Come lo avrebbe analizzato il Keynes di Vicarelli?<\/p>\n<p>Non ci sono risposte, ma posso dirvi cosa sospetto: che gli avrebbe rivolto una lotta senza quartiere. Sono quasi certo che se fosse stato un funzionario di stato oggi si sarebbe subito dimesso per \u201cavere le mani libere\u201d; come fece il 5 giugno del 1919, informando Lloyd George, premier britannico e membro del Consiglio dei Quattro alla Conferenza di Pace di Parigi che doveva preparare quel Trattato che port\u00f2 alla distruzione della Germania europea ed all\u2019esplosione della follia nazista e a cui Keynes collaborava.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 il Fiscal Compact \u00e8 agli antipodi del Keynes di Vicarelli. Un\u2019istituzione che congela le aspettative degli operatori, dicendogli che anche se oggi ci sar\u00e0 flessibilit\u00e0 di bilancio per aiutare chi soffre da domani, da subito, questa dovr\u00e0 essere pi\u00f9 che cancellata. Come ci ricorda l\u2019Ufficio Parlamentare di Bilancio, che obbliga Renzi a dire che nel 2017 il deficit sar\u00e0 pi\u00f9 alto del previsto ma al contempo che \u201c\u2026 il quadro per il 2018 e 2019 risente del mantenimento della disposizione di aumento delle aliquote IVA nel 2018 e dalla previsione di un ulteriore aumento di 0,9 punti dell\u2019aliquota base nel 2019. Nell\u2019insieme, il gettito associato ammonta a 19,6 miliardi nel 2018 e 23,3 miliardi nel 2019, corrispondenti rispettivamente al 1,1 e all\u20191,3 per cento del PIL\u201d. 20 miliardi!<\/p>\n<p>E a poco serve dire che ogni anno il Fiscal Compact viene rinnegato, perch\u00e9, come ricordava proprio Keynes, lo \u201cstato delle aspettative di lungo periodo dipende non solo da cosa \u00e8 visto come pi\u00f9 probabile ma anche dalla fiducia (confidence) che attribuiamo a queste previsioni\u201d. Nessun imprenditore minimamente saggio investirebbe nel clima sociale ed economico creato dal Fiscal Compact.<\/p>\n<p>Il Fiscal Compact avrebbe anche fatto il miracolo di mettere a tacere un dibattito teorico sull\u2019assenza di lungo periodo nella Teoria Generale, su cui Kregel ha avuto modo ben pi\u00f9 di me modo di ragionare con efficacia, perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unico caso in cui aspettative costanti nel tempo coincidono con aspettative date in ogni momento del tempo. Perch\u00e9 con il Fiscal Compact il presente si ripete uguale a se stesso in ogni periodo, come nel giorno della marmotta, il film \u201cRicomincio da capo\u201d, con Bill Murray, condannato a ripetere lo stesso giorno ogni giorno: il breve periodo coincide come in incubo col lungo periodo, quando siamo tutti morti. In uno scenario di stagnazione che vieta la stabilizzazione degli investimenti privati, la ripresa dell\u2019occupazione, la coesione e nutre di fragilit\u00e0 le relazioni sociali, levando amalgama e generando polarizzazione.<\/p>\n<p>Sconfiggerlo, il Fiscal Compact, a fine 2017, non apponendo la firma richiesta per farlo diventare parte integrante del Trattato, sarebbe la vera rivoluzione keynesiana, nel senso propriamente istituzionale e che va al di l\u00e0 di quanto ha oggi sostenuto il Governatore Visco, pur encomiabilmente, di \u201cchiudere la distanza\u201d tra risparmio ed investimento. Sarebbe infatti la rivoluzione che non solo modifica la politica economica, ma che rimetterebbe al centro della nostra vita un altro modo di intendere l\u2019economia ed i rapporti tra cittadini, basandoli nuovamente su solidariet\u00e0 reciproca e unit\u00e0 di intenti; rilanciando l\u2019ottimismo nelle aspettative e creando la gioia di un futuro \u2026 incerto, dove ogni giorno le aspettative possono finalmente mutare.<\/p>\n<p>Son ben conscio che una rivoluzione ha bisogno di un popolo. Cominciasse intanto il popolo degli economisti, alleandosi durante il prossimo anno per farla attivamente e concretamente. Perch\u00e9? Per un semplice motivo: perch\u00e9, fino a prova contraria, anche noi \u201cabbiamo le mani libere\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.gustavopiga.it\">http:\/\/www.gustavopiga.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GUSTAVO PIGA Ero al primo anno di Economia alla Sapienza. Arrivavo presto per tenere i posti. 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