{"id":26090,"date":"2016-11-28T13:46:48","date_gmt":"2016-11-28T12:46:48","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26090"},"modified":"2016-11-28T17:52:38","modified_gmt":"2016-11-28T16:52:38","slug":"recensione-ad-aldo-barba-massimo-pivetti-la-scomparsa-della-sinistra-in-europa-imprimatur-2016","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26090","title":{"rendered":"Recensione ad ALDO BARBA \u2013 MASSIMO PIVETTI, La scomparsa della sinistra in Europa, Imprimatur, 2016*"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltre alla straordinaria padronanza della materia, ci\u00f2 che colpisce ne\u00a0<em>\u2018<a href=\"http:\/\/www.imprimatureditore.it\/index.php\/2016\/09\/13\/la-scomparsa-della-sinistra-in-europa\/\" target=\"_blank\">La Scomparsa della sinistra in Europa<\/a>\u2019<\/em> \u00e8 la volont\u00e0 dei suoi autori di conservare un tono pacato. Proprio per questo la storia che il libro racconta ha un effetto ancora pi\u00f9 inquietante: \u00e8 la storia degli ultimi quarant&#8217;anni, in cui la sinistra, la rappresentanza dei lavoratori, \u00e8 diventata esecutrice di politiche economiche contro i lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I fautori della svolta neoliberale l&#8217;hanno scelta perch\u00e9 i lavoratori se ne fidavano; il suo nuovo protagonismo era lo strumento ideale per paralizzarne le reazioni. Cos\u00ec \u00e8 stata la sinistra a far credere che la svolta verso la nuova politica economica, l&#8217;economia dal lato dell&#8217;offerta, avrebbe permesso il superamento della fase critica degli anni \u201970 e avrebbe avviato l&#8217;economia mondiale verso una crescita stabile. L&#8217;economia dal lato dell&#8217;offerta non poteva fare per\u00f2 nulla di tutto questo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo aveva dimostrato proprio il pensatore pi\u00f9 importante della sinistra, Karl Marx, distinguendo tra mercato in generale (sistema mercantile semplice) e mercato capitalistico. Il mercato in generale \u00e8 lo scambio di equivalenti tra proprietari privati, il mercato capitalistico mette insieme lo scambio di equivalenti tra proprietari e lo scambio ineguale tra capitalista e lavoratore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lavoratore, secondo Marx, non \u00e8 pagato in misura del valore che aggiunge al prodotto, ma sulla base del valore della <em>sua<\/em> forza-lavoro che \u00e8 necessariamente inferiore al valore aggiunto. E la forza che abbassa il salario al valore della forza-lavoro e gli impedisce di corrispondere al valore aggiunto \u00e8 la concorrenza tra i salariati: maggiore \u00e8 l&#8217;offerta di forza-lavoro pi\u00f9 irresistibile \u00e8 quella forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dall&#8217;inizio dell&#8217;umanit\u00e0 il lavoro \u00e8 stato sempre scarso; cos\u00ec la spoliazione del lavoratore per lunghe epoche non ha potuto prendere l&#8217;apparenza dello scambio. Da quando si \u00e8 trovato il modo per far s\u00ec che l\u2019offerta di lavoro ecceda la domanda, il lavoro diventa merce e nasce il mercato propriamente capitalistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo primo apparire \u00e8 rappresentato dalle <em>enclosure<\/em> a partire dal tempo di Enrico VIII, dalle recinzioni con cui i fittavoli capitalisti scacciarono l&#8217;agricoltura di sussistenza dei <em>copyholder<\/em> inglesi, per sostituirla con la pastorizia. Fu il semplice cambiamento di destinazione produttiva dei terreni a rendere superflua la maggioranza dei lavoratori. Thomas More scrisse che le pecore, nel passato metafora della mitezza, erano diventate feroci e scacciavano gli uomini dai campi, in una fuga che continu\u00f2 nel secolo successivo fino a produrre la colonizzazione inglese dell\u2019America settentrionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la stessa industria capitalistica, quella che inizia nella produzione dei tessuti di cotone a met\u00e0 del 1700, \u00e8 dapprima la risposta alla carenza di manodopera manifestatasi nel <em>domestic sistem<\/em>, e ben presto produce eccedenza di lavoratori. Non solo: sostituisce i lavoratori con le macchine dove gli alti salari segnalano una scarsit\u00e0 di offerta di forza lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Marx compendi\u00f2 il tema dello squilibrio costitutivo del mercato del lavoro con la metafora dell&#8217;esercito industriale di riserva. Un dato di fatto di fronte a cui la stessa apologetica marginalista del capitalismo vacilla; come scrive Cesaratto nelle sue \u2018Sei lezioni di economia\u2019 (a p. 88) essa rappresenta la curva di offerta del lavoro come una retta verticale: i lavoratori offrono la stessa quantit\u00e0 di forza-lavoro qualunque sia l&#8217;ammontare del salario; cos\u00ec nello stesso marginalismo il capitalista che retribuisce il lavoratore meno del suo apporto alla produzione non deve fronteggiare un&#8217;insufficienza di offerta di lavoro, pu\u00f2 continuare impunemente a disporre della quantit\u00e0 di lavoro di cui ha bisogno. Ne segue che un salario che andasse oltre il livello di sussistenza sarebbe un atto di giustizia del capitalista, e non risponderebbe alla cosiddetta razionalit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fatto i capitalisti non sono guidati dalla giustizia, perch\u00e9 l&#8217;imperativo di massimizzare il profitto li rende estranei a preoccupazioni etiche. <em>Etica<\/em> non \u00e8 per\u00f2 un vago sogno teologico o metafisico; e l&#8217;estraneit\u00e0 all&#8217;etica ha un senso economico molto preciso; questo senso: che i capitalisti sono per principio estranei alla considerazione degli effetti <em>generali<\/em> delle loro scelte; e la rappresentazione di questa loro cecit\u00e0 \u00e8 la teoria <em>microeconomica<\/em>. L&#8217;insufficienza a livello economico di questa razionalit\u00e0 ha reso necessaria una seconda disciplina che recuperasse la visione degli effetti generali delle scelte economiche, la <em>macroeconomia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A sua volta <em>generale<\/em> \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un semplice<em> \u2018denotare tutti\u2019<\/em>. Aristotele lo ha identificato con la nozione di <em>causa finale<\/em>, con il movimento che inizia dalla fine e finisce all&#8217;inizio, con il movimento circolare tra determinazioni opposte. La retroazione nell&#8217;azione, il legame nell&#8217;opposizione, che l&#8217;offerta sia anche domanda, che la produzione sia anche consumo, che la spesa sia anche reddito, in una parola: che gli opposti siano anche identici \u00e8 il vero significato della determinazione di <em>generale<\/em>. Per questa identit\u00e0, la singola scelta \u00e8 costretta dal proprio interesse a riconoscersi legata all&#8217;interesse opposto in quanto tale. Questo diminuire dalla propria superba assolutezza fino a diventare momento di un pi\u00f9 grande, riferito alle scelte e alla libert\u00e0 degli individui, ha significato etico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gi\u00e0 Marx si era elevato alla considerazione generale del capitalismo e aveva concluso che la tendenza microeconomica a massimizzare i profitti minimizzando i salari non produce nessun equilibrio ottimale, ma la crisi economica. In termini marginalisti, se la curva di offerta del lavoro \u00e8 del tutto anelastica, la quantit\u00e0 offerta di lavoro non si riduce con la riduzione del salario, e si trover\u00e0 sempre abbondanza di lavoratori felici del salario minimo (nei casi in cui l&#8217;innovazione tecnica non sia sufficiente a procurare quell&#8217;abbondanza, il capitale approfitta della sua mobilit\u00e0 ed espatria nei paradisi dei bassi salari, oppure lascia che il lavoro affluisca dall&#8217;estero \u2013 a questi temi Barba e Pivetti dedicano pagine estremamente istruttive). Quella felicit\u00e0 non impedisce per\u00f2 che la loro domanda di merci prodotte si riduca. Si crea cos\u00ec uno squilibrio in favore dell&#8217;offerta che non \u00e8 occasionale, anzi \u00e8 il carattere specifico, naturale, del mercato <em>capitalistico<\/em>. Per questo il suo funzionamento <em>naturale<\/em> produce, anzich\u00e9 l&#8217;equilibrio ottimo, lo squilibrio generale, la crisi economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a questo difetto nella sua natura ci sono <em>due<\/em> rimedi. Si pu\u00f2 abolire il mercato in generale, dunque la domanda e l&#8217;offerta tra proprietari privati, e ricreare un&#8217;economia che, com&#8217;\u00e8 stato dalla notte dei tempi fino al capitalismo, produce direttamente per il consumo, anzich\u00e9 per il profitto. Si tratta della via della <em>rivoluzione<\/em> socialista che abolisce la propriet\u00e0 privata. Il secondo rimedio \u00e8: abolire il carattere capitalistico del mercato, ossia farvi valere l&#8217;interesse generale e l&#8217;etica, <em>convincere<\/em> i capitalisti ad essere giusti, a considerare non il loro interesse come singoli \u2013 esso suscita crisi che pur essendo utili a disciplinare i lavoratori, alla lunga diventano incontrollabili \u2013 ma il loro interesse come momenti dell&#8217;aggregato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C&#8217;\u00e8 un solo modo per convincere il capitalista in quanto tale: parlargli nel linguaggio del mercato. Il suo strapotere sul mercato deriva dall&#8217;esiguit\u00e0 di domanda di lavoro rispetto all&#8217;offerta. Una politica che faccia crescere l&#8217;economia in modo da colmare l&#8217;esiguit\u00e0 della domanda di lavoro fino al punto in cui si raggiunga l&#8217;obiettivo della piena occupazione, che si prosciughi l&#8217;esercito industriale di riserva, porta il capitalista a retribuire non solo il valore della forza-lavoro, ma il suo effettivo apporto alla produzione. La piena occupazione garantisce l&#8217;equilibrio tra l&#8217;offerta e la domanda anche sul mercato del lavoro: una razionalit\u00e0 superiore alla razionalit\u00e0 microeconomica salva il mercato capitalista dal suo squilibrio costitutivo, l&#8217;economia dalle sue crisi, la societ\u00e0 dalla miseria e risparmia al mondo molte occasioni di guerra. Questa razionalit\u00e0 superiore \u00e8 quella dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il capitalismo lo presuppone in quanto presuppone l&#8217;esistenza e l&#8217;esercizio del diritto privato, in quanto \u00e8 un sistema fondato sul diritto di propriet\u00e0 privata. Ma lo Stato che garantisce la propriet\u00e0 privata le \u00e8 nel contempo superiore: le tasse ne sono la negazione esplicita. Le tasse, in cui lo Stato manifesta la sua superiorit\u00e0 sull&#8217;<em>homo oeconomicus<\/em>, sono dunque l&#8217;oggetto del suo odio. Vorrebbe abolirle del tutto, ma cos\u00ec verrebbe meno la garanzia ultima della propriet\u00e0 privata; dunque vuole ridurle al minimo, e quel minimo vuole che sia finalizzato solo al funzionamento del mercato capitalista. In questo consiste l&#8217;ordoliberismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tale scopo vuole che lo Stato diventi un&#8217;impresa, con un bilancio in equilibrio o addirittura in attivo, che la sua azione, anzich\u00e9 seguire i principi del diritto pubblico e del diritto internazionale, sia subordinata al diritto privato e, per costare il meno possibile, si riduca all&#8217;indispensabile: difesa, giustizia. Il neoliberalismo \u00e8 questo capitalismo risentito contro lo Stato, che vorrebbe eliminarlo e spera di poterlo fare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal dopoguerra agli anni \u201970 lo Stato \u00e8 intervenuto in profondit\u00e0 nell&#8217;economia nonostante il liberalismo e a suo sommo dispetto ha ottenuto risultati brillanti \u2013 quali forse neanche Marx si sarebbe aspettato dal comunismo: la crescita \u00e8 stata robusta, la disoccupazione \u00e8 stata assorbita, la vita dei lavoratori \u00e8 diventata pi\u00f9 comoda e sicura di quanto sia stata la vita dei re in altre epoche, le crisi si sono per lo meno attenuate, \u2013 sebbene lo sviluppo in questo suo sfrenarsi infantile abbia leso in misura inaccettabile gli equilibri ecologici. Ora il fatto stesso, non solo la teoria, ha dimostrato che il mercato, in quanto \u00e8 capitalista, \u00e8 internamente squilibrato e che l&#8217;equilibrio deve esservi portato dallo Stato sulla base di una razionalit\u00e0 che viola la razionalit\u00e0 microeconomica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La reazione del capitalismo non si \u00e8 fatta attendere. Come ha negato la teoria con il dogma, cos\u00ec ha negato la realt\u00e0 con una imponente azione politica. Il fallimento inglorioso dell&#8217;economia sovietica senza mercato la ha fatto sentire sicuro; esso ha voluto recuperare tutto il suo potere imponendo il ripristino del suo mercato e mettendo fine all&#8217;intervento statale nell&#8217;economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La forza politica che si \u00e8 proposta come esecutrice della controriforma neoliberale \u00e8 stata, questo \u00e8 il paradosso denunciato da Barba e Pivetti, la sinistra rivoluzionaria, la sinistra intollerante del mercato <em>tout court<\/em>. Il tradimento (ci sia consentito di forzare la delicatezza degli autori) \u00e8 iniziato in Francia. Nel 1981 Mitterrand vince le elezioni con un programma di statalismo estremo, il \u2018<em>Programme commun\u2019<\/em>: nazionalizzazione delle imprese industriali strategiche, nazionalizzazione di tutto il settore bancario e finanziario per sostenere la domanda e l&#8217;occupazione, per incanalare il credito verso l&#8217;industria cos\u00ec da aumentare l&#8217;indipendenza tecnologica della Francia; controllo dei cambi e dei flussi finanziari, abbassamento dei tassi di interesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma un programma cos\u00ec espansionistico trova sempre un limite nel cosiddetto \u2018vincolo esterno\u2019: l&#8217;aumento della capacit\u00e0 di spesa dei lavoratori pu\u00f2 portare a un aumento delle importazioni rispetto alle esportazioni, dunque a un indebitamento estero alla lunga insostenibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il rifiuto di affrontare il problema dell&#8217;indebitamento con la Germania tramite misure <em>protezionistiche<\/em> ha implicato il ricorso a misure di austerit\u00e0 interna, quindi\u00a0 \u2018una svolta ad U\u2019 (p. 93), un completo voltafaccia del governo socialista rispetto al primitivo orientamento keynesiano. Tra i dirigenti socialisti prevale l&#8217;orientamento dell&#8217;antistatalista <em>Rocard<\/em> e di <em>Delors<\/em> che sogna un ruolo egemonico della Francia in un&#8217;Europa da lei unita: \u2018Le fughe di capitali \u2026 furono contrastate con un forte aumento dei tassi di interesse e non ci fu alcun serio tentativo di servirsi di un sistema finanziario \u2026 in mano pubblica, per realizzare un controllo efficace dei movimenti dei capitali \u2026 All&#8217;aumento delle importazioni causato dall&#8217;iniziale espansione della domanda interna e alla \u2026 contrazione delle esportazioni causate dalla recessione internazionale si rispose con l&#8217;austerit\u00e0 fiscale e salariale\u2019 (p. 99).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u2018Non ci fu alcuna ferma resistenza alla svolta\u2019, nonostante l&#8217;egemonia del neoliberalismo fosse ancora lontana dall&#8217;affermarsi. \u2018Si tratt\u00f2 di una scelta \u2026 compiuta in piena coscienza dalla maggioranza della sinistra francese &#8211; \u2026 maturata nel corso del precedente quindicennio, lasciata covare sotto la cenere in vista delle contese elettorali del 1981 e che a partire dal 1983 non fu mai pi\u00f9 abbandonata\u2019 (p. 102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come riusc\u00ec Delors a imporre a <em>tutta la sinistra<\/em> la concezione per cui la ricerca del profitto fosse l&#8217;unica fonte del progresso sociale? Come riusc\u00ec a disegnare per l&#8217;Europa un percorso di unione che iniziava dal tetto anzich\u00e9 dalle fondamenta, dalla libera circolazione dei capitali e dalla moneta unica anzich\u00e9 dall&#8217;unione politica, che dunque l\u2019avrebbe spinta, anzich\u00e9 alla convergenza, all&#8217;odierna esplosiva divergenza? Come riusc\u00ec a spingere gli Stati europei a rinunciare alla loro sovranit\u00e0 in favore di organismi \u2018tecnici\u2019, cio\u00e8 al servizio dei grandi gruppi finanziari e delle multinazionali?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta di Barba e Pivetti \u00e8 che nel corso degli anni \u201970 la sinistra francese si differenzi\u00f2 in un orientamento operaio, la cui straordinaria mobilitazione ottenne, con gli accordi di Grenelle, un rafforzamento del potere contrattuale dei salariati e l&#8217;aumento dei salari; e in un orientamento studentesco, insofferente dell&#8217;autorit\u00e0 e del potere, individualista, anarcoide, antistatalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questa seconda sinistra che si baloccava con il velleitarismo rivoluzionario fece breccia nel mondo intellettuale francese gi\u00e0 alieno, dopo L\u00e9vi-Strauss, dalla considerazione dialettica della storia. Michel Foucault ne era il suo esponente pi\u00f9 rappresentativo. E sua era una delle prime rappresentazioni del neoliberalismo, nella versione ordo-liberista tedesca e nella versione anarco-liberista americana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non concordiamo del tutto con gli autori quando imputano a Foucault una simpatia per il liberalismo; ci sembra anzi che l&#8217;atteggiamento generale di Foucault sia di lamentare nel liberalismo quella che gli appare un&#8217;intima contraddizione: esso pretenderebbe di <em>organizzare<\/em> la libert\u00e0, in particolare nella sua versione neoliberale in cui rifiuta la concezione spontaneistica del mercato concorrenziale e chiama lo Stato a <em>costruire<\/em> il \u2018quadro\u2019 giuridico e sociale indispensabile al suo funzionamento. Barba e Pivetti hanno per\u00f2 ragione nell&#8217;essenziale: Foucault ha criticato il liberalismo non in quanto il liberalismo avversa lo statalismo keynesiano, ma perch\u00e9 il <em>liberalismo<\/em> <em>stesso<\/em> \u00e8 troppo statalista, perch\u00e9 \u00e8 troppo poco liberale, perch\u00e9 non \u00e8 radicalmente libertario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alla base della sua critica la concezione ingenua della libert\u00e0, la concezione per cui la libert\u00e0 \u00e8 spontaneit\u00e0 naturale dell&#8217;individuo cos\u00ec da essere in irrimediabile contrasto con le leggi e con lo Stato. L&#8217;esatto opposto della concezione di Rousseau nel \u2018Contratto sociale\u2019, per cui\u00a0 solo alienando la loro libert\u00e0 naturale gli individui creano la loro libert\u00e0 effettiva, solo accettando i doveri possono creare un ambito di fiducioso godimento dei diritti. Per questa seconda concezione la realt\u00e0 del diritto e del dovere non \u00e8 una proiezione giuridica della spontaneit\u00e0 individuale, al contrario: \u00e8 la realt\u00e0 del diritto e del dovere che oltre a costituire l&#8217;essenza etica dell&#8217;individuo, la sua universalit\u00e0, consente l&#8217;esercizio della stessa spontaneit\u00e0 individuale entro limiti storicamente variabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La realt\u00e0 del diritto e del dovere, la pi\u00f9 preziosa per l&#8217;individuo, \u00e8 per\u00f2 lo Stato, inteso come moltitudine di individui che riconoscono la maest\u00e0 delle loro leggi. Finch\u00e9 la legge morale, come vuole Kant, \u00e8 dentro di me, essa non pu\u00f2 che ridursi a un superfluo orpello del mio desiderio. In quanto la legge \u00e8 lo strumento attraverso cui si costituisce la fiducia tra gli individui, in tanto essa trasforma la loro massa in Stato. Lo Stato dunque \u00e8 etico, non certo nel senso gentiliano di un governo che non conosce limiti alla sua competenza, ma nel senso costituzionale per cui le sue leggi esprimono l&#8217;universalit\u00e0 dei <em>diversi<\/em> individui, la disciplina che accettano liberamente cos\u00ec da produrre un accordo <em>a priori<\/em> tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Viceversa, il disprezzo delle leggi dello Stato restringe invariabilmente l&#8217;individuo o all&#8217;edonismo elementare del \u2018faccio quel che mi piace\u2019, o all&#8217;eudemonismo del \u2018faccio quel che mi \u00e8 utile\u2019, o al moralismo del \u2018faccio ci\u00f2 che mi detta la mia insindacabile coscienza\u2019. In tutte queste posizioni pre-etiche l&#8217;individuo non esce dall&#8217;egocentrismo infantile. Nel suo rigetto dello Stato e delle leggi, nel suo concepirlo in modo indistinto come \u2018potere\u2019 senza porsi il problema della legittimit\u00e0 del potere stesso, Foucault regredisce a questo insieme di atteggiamenti infantili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il punto storicamente saliente \u00e8 per\u00f2 che la sua regressione non trova un efficace correttivo nell&#8217;ideologia della sinistra rivoluzionaria, che a cominciare da Marx ha disprezzato lo Stato come strumento di classe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 vero che Marx ha contrastato l&#8217;avventurismo di Bakunin per cui basta eliminare lo Stato e i preti per avere il socialismo, e ha teorizzato la necessit\u00e0 di uno Stato socialista che guidasse la societ\u00e0 al comunismo. \u00c8 vero che ha avuto il coraggio dell&#8217;incoerenza contro questo sua assunto di fondo. Nondimeno Marx concepisce lo Stato essenzialmente come dittatura, come esercizio violento del potere: dittatura della borghesia lo Stato parlamentare, dittatura del proletariato lo Stato socialista. In questo modo l&#8217;essenza dello Stato \u00e8 concepita nella maniera di Kant e di Fichte, come costrizione, e l&#8217;esercizio del potere al suo interno non pu\u00f2 essere liberamente accettato, ma solo imposto con la forza o con l&#8217;inganno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia il concetto di Stato implica essenzialmente il carattere della generalit\u00e0, ossia la capacit\u00e0 di unire gli individui senza omologarli, ma come differenti, attraverso il legame della <em>fiducia<\/em> \u2013 in particolare lo Stato moderno, venuto fuori dalle guerre di religione del XVI secolo con il carattere della <em>laicit\u00e0<\/em>, della estraneit\u00e0 ai sistemi di credenze privati. E che la fiducia reciproca sia l&#8217;interesse essenziale degli individui \u00e8 provato dalla loro disposizione a difendere lo Stato anche a costo della morte. Cos\u00ec, in quanto trova nei cittadini difensori coraggiosi, lo Stato non \u00e8 un semplice strumento della particolarit\u00e0 come ritiene Marx, ma ha realt\u00e0 generale. Nella loro lotta contro la Germania nazista la Polonia, l&#8217;Inghilterra, la Russia hanno dimostrato la loro consistenza statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che Marx e con lui il marxismo abbiano ignorato il legame tra unit\u00e0 interna e sovranit\u00e0 esterna \u00e8 un eccesso di realismo che ha impedito la considerazione realistica della storia. La storia non \u00e8 un lento avanzare spinto dal vento della lotta di classe. Almeno, non \u00e8 soltanto questo. Essa \u00e8 sia <em>rapporto<\/em> tra classi, sia <em>rapporto<\/em> tra Stati; entrambi i rapporti oscillano tra pace e guerra, e come ha gi\u00e0 rilevato Platone la forza militare delle nazioni non \u00e8 un&#8217;espressione della brutalit\u00e0 dei loro eserciti, ma risulta dalla loro libera pace interna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il materialismo storico \u00e8 antistatalista e l&#8217;antistatalismo della sinistra studentesca, quello che ha inquinato la sinistra intellettuale francese cos\u00ec da consegnarla al neoliberalismo, vi ha trovato un sostegno. Cos\u00ec non \u00e8 un caso che l&#8217;infelice marxista Althusser abbia \u2018contribuito al dilagare dell&#8217;antistatalismo all&#8217;interno della cultura di sinistra con il suo scetticismo circa le possibilit\u00e0 di progresso sociale attraverso l&#8217;intervento statale, con la sua concezione dello Stato come mero strumento della riproduzione delle condizioni materiali del rapporto di produzione e sfruttamento e la connessa visione del \u2018servizio pubblico\u2019 e dell&#8217;intervento statale in funzione dell&#8217;interesse collettivo come una \u2018gigantesca mistificazione\u2019\u2019 (p. 120).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pochi cenni sul caso italiano. \u00c8 la parte del libro pi\u00f9 toccante, perch\u00e9 vi si avverte la massima tensione tra l&#8217;espressione rigorosa e la desolante realt\u00e0 descritta. Si scopre cio\u00e8 che il passaggio del gruppo dirigente del PCI al neoliberalismo, almeno dal punto di vista soggettivo dei suoi protagonisti, non pu\u00f2 neanche essere tacciato di \u2018tradimento\u2019, che la disposizione a sacrificare gli interessi della classe operaia per trovare accesso alla gestione del governo ha caratterizzato tutta la storia del PCI da Togliatti a Berlinguer. Occhetto e D&#8217;Alema, Veltroni e Renzi hanno continuato la tradizione in modo analogo a Togliatti e a Berlinguer, proiettando cio\u00e8 grandiose prospettive di filosofia della storia, sempre in vista di una prospettiva rivoluzionaria, non pi\u00f9 internazionalista, certo, \u2013 dopo la fine dell&#8217;URSS non avrebbe avuto senso \u2013 ma globalizzatrice, dunque europeista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ci si pone cos\u00ec il compito di abbandonare definitivamente non Marx, tanto meno la sua critica dell&#8217;economia, ma la <em>filosofia<\/em> di Marx, il materialismo storico, in particolare quella sua versione fiacca e banale, quella retorica alla Enrico Berlinguer e ai suoi attuali tristi epigoni, che finisce per usare \u2018andare avanti\u2019 e \u2018tornare indietro\u2019 e \u2018cambiamento\u2019 e \u2018conservazione\u2019 come ipotesi politiche, addirittura come categorie storicamente sufficienti. Un compito che solo una filosofia che prenda sul serio lo spessore etico del diritto pubblico e una politica che riscopra l&#8217;imprescindibilit\u00e0 del sovranismo possono adempiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>*<\/strong>\u00a0\u00c8\u00a0il testo della relazione con la quale Paolo Di Remigio ha presentato il libro di A. Barba e M. Pivetti venerd\u00ec 25 a Roma, presso la Facolt\u00e0 Valdese di Teologia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di PAOLO DI REMIGIO (FSI Teramo) Oltre alla straordinaria padronanza della materia, ci\u00f2 che colpisce ne\u00a0\u2018La Scomparsa della sinistra in Europa\u2019 \u00e8 la volont\u00e0 dei suoi autori di conservare un tono pacato. Proprio per questo la storia che il libro racconta ha un effetto ancora pi\u00f9 inquietante: \u00e8 la storia degli ultimi quarant&#8217;anni, in cui la sinistra, la rappresentanza dei lavoratori, \u00e8 diventata esecutrice di politiche economiche contro i lavoratori. I fautori della svolta neoliberale&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":65,"featured_media":26096,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[18,6],"tags":[5283,124,224,1745,5319,127,81,82],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/seminario.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6MO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26090"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/65"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26090"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26090\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26107,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26090\/revisions\/26107"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26096"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}