{"id":26112,"date":"2016-11-29T11:35:24","date_gmt":"2016-11-29T10:35:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26112"},"modified":"2016-11-29T11:35:24","modified_gmt":"2016-11-29T10:35:24","slug":"omaggio-a-fidel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26112","title":{"rendered":"Omaggio a Fidel"},"content":{"rendered":"<div>di <strong>MEGACHIP (Lia Haramlik De Feo)<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Io non ho amato Cuba, nei tre anni trascorsi a studiare l\u00ec. Tanto \u00e8 vero che mi spostavo in Messico ogni volta che potevo, e alla fine a Cuba ci avr\u00f2 trascorso un anno e mezzo in totale. Non l&#8217;ho amata perch\u00e9 amo poco le isole, in generale, e perch\u00e9 i cubani mi davano sui nervi, parecchio. \u00a0E la pativo: l&#8217;embargo \u00e8 uno stillicidio di cose che non funzionano, che non si trovano, che sono difficilissime da fare.<\/div>\n<div>L&#8217;embargo crea paesi logoranti dove la sopravvivenza \u00e8 legata all&#8217;organizzazione che ti dai, e dove tu, straniero, sei sempre in torto: perch\u00e9 hai pi\u00f9 soldi &#8211; credono loro &#8211; e vieni dalla parte di mondo che la vorrebbe vedere cadere, Cuba, e l&#8217;isola risponde togliendoti ogni tratto umano e trasformandoti in un portafogli che cammina, caricaturizzandoti nel clich\u00e9 dello straniero a Cuba che, nove volte su dieci, non \u00e8 una bella persona.<\/div>\n<div>Io, quindi, ogni volta che potevo prendevo il mio Cubana de Aviaci\u00f3n e in 50 minuti ero in Messico, dove la gente era normale e non si aspettava di essere pagata anche solo per rispondere a un &#8220;buongiorno&#8221;. E dove, perdonatemi, mangiavo: un&#8217;insalata che non fosse di cavolo, una minestra che non fosse sempre e solo di riso con fagioli, un frutto che non fosse l&#8217;unico che si trova a Cuba di trimestre in trimestre. Un&#8217;introvabile patata. Un gelato che non fosse stato scongelato e ricongelato quaranta volte. A Cuba, a meno che tu non voglia spendere molti soldi &#8211; e anche l\u00ec, uhm &#8211; apprendi cos&#8217;\u00e8 la deprivazione sensoriale, dopo mesi passati a provare un sapore solo. Io a Cuba una volta sono quasi svenuta in un supermercato, dopo due giorni trascorsi all&#8217;infruttuosa ricerca di un pomodoro. Il corpo ti chiede certe vitamine, certi sali minerali, e tu non riesci a darglieli. Atterravo in Messico e, i primi due giorni, mi strafogavo.<\/div>\n<div>Eppure, Cuba funzionava. A modo suo. Davanti a ogni facolt\u00e0, all&#8217;universit\u00e0, c&#8217;era una targa che ringraziava la tale Comunit\u00e0 Autonoma spagnola che aveva finanziato il sistema elettrico. All&#8217;interno della facolt\u00e0 sembrava di essere negli anni 50 dopo un bombardamento: banchi, cattedre, lavagne, tavoli sbilenchi, lampadine a intermittenza, computer e telefoni arcaici, sedie metalliche incongruenti, tutto in rovina, tutto cadente, e in mezzo a tutto questo professori trasandati, sciupati, malvestiti, che per\u00f2 ti facevano lezioni durante cui il tempo volava, che sapevano quello che facevano, che erano bravi. A volte proprio bravi. L&#8217;assoluta incongruenza tra lo squallore del luogo e la qualit\u00e0 delle parole. E la seriet\u00e0, la severit\u00e0, l&#8217;inflessibilit\u00e0 dietro la trasandatezza. La gente che ho visto bocciare all&#8217;esame di dottorato. L&#8217;incongruenza che tu, straniera, avvertivi tra come si presentava il tutto e la loro altissima considerazione di s\u00e9. Perch\u00e9 i cubani hanno un&#8217;immensa stima di s\u00e9. I cubani si sentono speciali, bravissimi, una specie di razza eletta. E questo non te lo aspetti, da un paese che cade a pezzi. E siccome te la fanno pesare, la loro presunzione, la loro certezza di essere degli immensi fighi, un po&#8217; li strozzeresti e un po&#8217; ti ritrovi ad ammettere che tutti i torti non ce li hanno. Li strozzeresti per i modi, ma poi devi ammettere che la loro forza \u00e8 tutta l\u00ec. Nel sentirsi i migliori di tutti e quelli che non hanno paura di nessuno.<\/div>\n<div>E&#8217; difficile, per una come me, arrivere all&#8217;aeroporto praticamente in fuga, pregustando il mondo normale che riabbraccerai entro un&#8217;ora, sopportare con odio le ultime angherie cubane prima di entrare nell&#8217;aereo (un assorbente dieci dollari di cui otto te li metti in tasca tu, negoziante cubana che abusa del mio stato di straniera in difficolt\u00e0?) e poi, nel momento esatto in cui l&#8217;odio ti trabocca da dentro, vedere gli sportelloni di un aereo angolano che si aprono e i passeggeri che cominciano a scendere: in sedia a rotelle, in barella, uno pi\u00f9 sciancato dell&#8217;altro. Africani che vanno a curarsi a Cuba. Gente che noi, in Europa, lasciamo morire con indifferenza se non soddisfazione, e che la poverissima Cuba invece accoglie e cura. E tu che fai? Guardi, ti rendi conto, e che te ne fai pi\u00f9 del tuo odio? Ti accorgi che sei una straniera viziata o, peggio, che non sei proprio nessuno. Che la Storia, da quelle parti, non sei tu, non passa per l&#8217;Europa. Tu sei lo spettatore pagante, se ti va bene, oppure aria, vattene. Cuba mette a fuoco altro da te.<\/div>\n<div class=\"entry-content\">\n<div>L&#8217;Europa, in effetti, \u00e8 lontanissima. Ed \u00e8 straniante sentire gli europei che parlano di Cuba e dicono sempre, puntualmente, tutto il contrario di quello che vedi tu. Dai massimi sistemi a quelli minimi. Cominciamo dai primi:\u00a0<em>&#8220;E&#8217; una dittatura, la gente vuole fuggire, gli omosessuali perseguitati, i dissidenti<\/em>&#8220;. In realt\u00e0, l&#8217;immagine di dittatura cubana che si ha all&#8217;estero \u00e8 quella dei primi anni 70, del cosiddetto &#8220;<a href=\"https:\/\/www.ecured.cu\/Quinquenio_gris\">quinquenio gris<\/a>&#8221; che la stessa ortodossia politica della Cuba di oggi definisce come &#8220;<em>intento de implantar como doctrina oficial el Realismo socialista en su versi\u00f3n m\u00e1s hostil.<\/em>&#8221; La definizione \u00e8 di<a href=\"https:\/\/www.ecured.cu\/EcuRed:Enciclopedia_cubana\">EcuRed<\/a>\u00a0(la Wikipedia cubana, per intenderci) ma io stessa ho sentito criticare, addirittura ridicolizzare quell&#8217;epoca nelle aule universitarie dell&#8217;Universit\u00e0 dell&#8217;Avana. Sono passati 35 anni da allora, gente. Cuba non \u00e8 quella cosa l\u00ec. I cubani fanno il diavolo che gli pare. E pure gli stranieri.<\/div>\n<div>Diceva la mia padrona di casa: &#8220;<em>Tre cose non si possona fare, a Cuba: le droghe, lo sfruttamento dei bambini e, se sei straniero, una smaccata propaganda antistatale. Per il resto, se vuoi camminare per strada nudo e a testa in gi\u00f9 nessuno ti dice niente.<\/em>&#8221; I dissidenti? Avranno una dignit\u00e0 quelli legati alla Chiesa, suppongo, ma credo che tutti sappiano che le varie Damas en \u00a0Blanco, per non parlare poi della Sanchez, prendono soldi per ogni manifestazione che fanno (famoso un loro sciopero perch\u00e9 non erano pagate abbastanza). Io non ho conosciuto nessuno, letteralmente nessuno, che ne parlasse con un minimo di rispetto. E&#8217; gente pagata, punto, chiusa la questione. Poi, certo, la gente parla di politica, immagina il futuro, esprime idee. C&#8217;\u00e8 chi ama (amava, gess\u00f9.) Fidel e chi lo detesta\/detestava. E chi, la maggior parte, ha sentimenti ambigui, tra l&#8217;ammirazione e il rancore. Chi cambia idea ogni secondo. Perch\u00e9, di fondo, i cubani sono orgogliosi delle loro conquiste. Sono orgogliosi di quello che hanno combinato. E fanno catenaccio, sono uniti, sono isolani. Ecco, sono isolani. Non capisci Cuba se non ti metti in testa questo: che sono isolani, e per loro il mondo \u00e8 Cuba e tutto il resto c&#8217;\u00e8 se serve, senn\u00f2 pu\u00f2 pure affondare. Vogliono scappare? In realt\u00e0 vogliono viaggiare. Perch\u00e9 sono isolani, appunto. C&#8217;\u00e8 tanto mondo che non hanno mai visto. E poi, certo, vogliono soldi. Vogliono comprare cose. Vogliono guadagnare, come \u00e8 umano che sia. Ma poi vogliono tornare. I cubani muoiono di nostalgia, lontano da casa, dalla famiglia, dalla loro gente, dal loro riso e fagioli. Sono uniti da fare schifo, i cubani. E se si sentono minacciati, di pi\u00f9. Ne sanno qualcosa gli USA, che inasprirono l&#8217;embargo nel momento esatto in cui cessarono gli aiuti dall&#8217;URSS e a Cuba fecero, letteralmente, la fame. Speravano in una rivolta, gli USA. Si ritrovarono con un popolo che si rimbocc\u00f2 le maniche per l&#8217;ennesima volta e ne usc\u00ec in piedi, come sempre. Inventandosi cose come il pastrocchio di soia, ripugnante intruglio distribuito alla popolazione come &#8220;<em>proteinas para el pueblo<\/em>&#8220;. Perch\u00e9 poi sono pratici: il corpo ha bisogno di proteine, vitamine, carboidrati? In qualche modo li ingurgitavano. E nei parchi ci sono gli attrezzi per fare ginnastica, tipo palestra. E se non ci sono medicine, ricorrono alle piante, alla medicina naturale. Ne escono sempre. E si concedono pure il lusso di esportare i loro medici in Venezuela, come altri esporterebbero, chess\u00f2, rame, in cambio di petrolio venezuelano. Questo, hanno fatto i cubani: hanno esportato medici in cambio di petrolio. Perch\u00e9 questo \u00e8 quello che hanno: la loro formidabile, bench\u00e9 odiosissima, gente. Suona retorico, lo so. Odio scriverlo, odio dirlo. Per\u00f2 \u00e8 vero. Incredibilmente, \u00e8 vero. Come, poi, questi medici, questi professionisti cubani riescano ad essere bravi nonostante ristrettezze di ogni genere (falla tu, ricerca, in un paese con internet a pedali) io non lo so e non l&#8217;ho capito. Ma ce la fanno.<\/div>\n<div>Gli omosessuali, poi: a Cuba si celebra il Pride, per dire. Sono finiti gli anni 70, &#8220;Fresa y chocolate&#8221; fu girato con sovvenzioni statali, non scherziamo. Ma, soprattutto, ricordo una pubblicit\u00e0 progresso dello Stato, dei cartelloni esposti nelle farmacie che mi colpirono molto. Era una cosa sulla prevenzione dell&#8217;AIDS e c&#8217;era la foto di due gay che si baciavano. Ma a differenza dell&#8217;Europa, dove i due gay sarebbero stati giovani e bellissimi, nella foto cubana c&#8217;erano due signori di mezz&#8217;et\u00e0, bruttini, normali. Due comuni cittadini, come li avresti potuti incontrare sul pianerottolo. N\u00e9 giovani, n\u00e9 belli, n\u00e9 magri, niente. Due signori che si baciavano e un pacato invito all&#8217;amore che non escludeva la prevenzione. Sobrio. Rispettoso. Bello. Mi sembr\u00f2 un esempio da seguire. Del resto, Cuba \u00e8 molto poco patinata. Non ha neanche la pubblicit\u00e0, se \u00e8 per questo. Solo pubblicit\u00e0 progresso e grosse scritte motivazionali un po&#8217; ovunque. E&#8217; il buono dell&#8217;avere molto poco da comprare, nessuno cerca di convincerti a farlo.<\/div>\n<div>Altrettanto stranianti mi paiono poi i discorsi degli stranieri che celebrano i cubani come un popolo di felici danzerini sempre di buon umore e simpatici, uh, che simpatici. Di buon umore? Io, gente stronza come all&#8217;Avana ne ho vista poca, in vita mia. Quando diventa chiaro che non li vuoi scopare, che non gli vuoi offrire da bere, che non ti caveranno una lira, tu diventi trasparente ma attorno a te si dispiega la realt\u00e0: gente affaticata, incazzosissima, arrogante o, semplicemente, con i cazzi suoi a cui pensare, come \u00e8 giusto e normale che sia. No, non sono ciarlieri: puoi farti un&#8217;ora su un taxi collettivo strapieno senza che nessuno parli con nessuno. Puoi andare mille volte allo stesso bar senza scambiare una parola col barista. Ricevere una gentilezza gratis \u00e8 rarissimo, ricevere un sorriso non interessato di pi\u00f9. Se sei in difficolt\u00e0 attiri gli squali. E pi\u00f9 \u00e8 giovane, la gente, e pi\u00f9 \u00e8 stronza. Ecco, questa \u00e8 una cosa importante: il divario tra i vecchi e i giovani, a Cuba. Con la crisi degli anni Novanta, il sistema scolastico cubano si ritrov\u00f2 a piedi, come molte altre cose. Con il grosso dei maestri esportati in giro, ci si ritrov\u00f2 con i ragazzi pi\u00f9 grandi a fare lezione ai pi\u00f9 piccoli, per dire, e a un generale decadimento dell&#8217;istituzione. Per questo e altri motivi, si percepisce uno stacco culturale importante tra i cubani da una certa generazione in gi\u00f9. I giovani non valgono quanto i loro padri. E questo sar\u00e0 un problema, in prospettiva. Poi, \u00e8 vero, la gente fuori dall&#8217;Avana (o da Varadero, gess\u00f9) \u00e8 meglio. Molto meglio. Ma i cubani sono, dicevo, isolani. Cocciuti, orgogliosi, quello che vuoi tu, ma non amichevoli. Ma manco per il cazzo, proprio. Se sono amichevoli, anzi, \u00e8 meglio che ti preoccupi. Avranno i loro motivi, e sono motivi che non ti convengono. Esagero? S\u00ec, un po&#8217;. Sintetizzare crea stereotipi, \u00e8 ovvio. Per\u00f2, ecco, stereotipo per stereotipo, quello dello stronzo mi pare pi\u00f9 azzeccato di quello del felice danzerino. Fermo restando che ballano benissimo, \u00e8 ovvio.<\/div>\n<div>Ma siamo sempre l\u00ec: se da una parte io li detestavo &#8211; a un certo punto li detestavo proprio tutti, senza eccezioni &#8211; dall&#8217;altra, poi, mi accorsi in fretta che, nel resto dell&#8217;America Latina, potevo usare il mio status di residente a Cuba come un&#8217;onoreficenza, una cosa che mi distingueva in positivo dalla massa europea. Soprattutto in Nicaragua. In Nicaragua, quando la gente scopre che vivi a Cuba si emoziona. Manca solo che ti abbracci. Perch\u00e9, in un modo o nell&#8217;altro, tutti debbono qualcosa ai cubani. &#8220;<em>Io mi sono laureato a Cuba, gratis!<\/em>&#8221; &#8220;<em>Mio padre \u00e8 stato salvato da un medico cubano!<\/em>&#8221; Una folla. Il Nicaragua trabocca di gente che in giovent\u00f9 \u00e8 stata presa e spesata da Cuba per studiare, che ha avuto vitto e alloggio gratis per anni, che ha con l&#8217;isola un debito a vita. E se tu vivi a Cuba, pare che ce l&#8217;abbiano anche con te, il debito. Ti trattano bene. Ti rispettano. I cubani sono rispettati, in America Latina. Se lo sono guadagnato. E alla fine, \u00e8 questo: li rispetti. Io li rispetto. Non li amo, ma li rispetto. E quando hai girato per tutto il Centro America, e non ne puoi pi\u00f9 di vedere bambini coperti di stracci, bambini che in Chiapas vanno a lavorare trascinandosi zappe pi\u00f9 grandi di loro, bambini che circondano il Ticabus a ogni sosta della Panamericana armati di stracci e si mettono a lavarlo in cambio di un&#8217;elemosina, finisce che non vedi l&#8217;ora di tornarci, a Cuba, e di vedere finalmente bambini normali (la normalit\u00e0 \u00e8 un concetto molto mobile), con l&#8217;uniforme lavata e stirata, belli pettinati con la riga a lato o le treccine e che vanno, tutti, A SCUOLA. Oppure a giocare. E che non lavorano. Mai. Riatterri a Cuba che trabocchi di rispetto. Lo dici al taxista che ti riporta all&#8217;Avana e lui \u00e8 contento, rincara la dose: &#8220;<em>E&#8217; vero, noi ci lamentiamo e ci dimentichiamo del buono, ma \u00e8 proprio vero. Anche i nostri portatori di handicap, non c&#8217;\u00e8 confronto. E che dire della delinquenza, del narcotraffico? Siamo fortunati, noi.<\/em>&#8221; S\u00ec, sono fortunati, loro. Perch\u00e9 \u00e8 una questione di prospettiva: se nasci povero, malato, sfortunato, \u00e8 meglio se nasci a Cuba. Molto meglio, proprio. Fuori da l\u00ec, muori e muori male. Un povero non vuole essere guatemalteco, haitiano, dominicano. Vuole essere cubano, credimi.<\/div>\n<div>Cosa si pu\u00f2 dire di Fidel nel giorno della sua morte? Questo, probabilmente: che ha dato un senso allo sfuggente concetto di &#8220;cubanit\u00e0&#8221;. Concetto che i cubani inseguivano da un secolo, prima che arrivasse lui. Che ha preso un popolo che lottava per la sua indipendenza da cent&#8217;anni &#8211; prima contro gli spagnoli e subito dopo, come una grottesca beffa, contro gli USA che ne presero il posto &#8211; e lo ha reso, per la prima volta nella sua storia, indipendente. Parliamo un po&#8217; di questo, di cosa \u00e8 la &#8220;cubanit\u00e0&#8221;. I cubani sono figli di due popoli entrambi sradicati, spagnoli e africani, piombati su un&#8217;isola dove gli indigeni erano scomparsi praticamente subito e senza quasi lasciare traccia. Sono il risultato dell&#8217;incontro\/scontro e poi mescolanza di europei venuti a fare soldi e di africani trascinati come schiavi. Sarebbero un&#8217;accozzaglia di storie e culture diverse, di radici sradicate, di bianchi e neri, schiavisti e schiavi, violentatori e violentati, se tutte queste storie e queste culture non si fossero mischiate, se tutti non fossero andati a letto con tutti, se l&#8217;immenso meticciato che ne \u00e8 derivato non si fosse unito, a un certo punto, nel nome della lotta per l&#8217;indipendenza. Cuba \u00e8 giovane. Diceva uno dei suoi grandi intellettuali, Fernando Ortiz: &#8220;<em>Tutto quello che in Europa \u00e8 successo nell&#8217;arco di millenni, a Cuba \u00e8 successo in soli quattro secoli<\/em>&#8220;. Cuba non ha storia che non sia di appena ieri, non ha spiritualit\u00e0 come la intendono i popoli antichi, non ha religione che non sia un minestrone di riti mischiati, non ha un colore, una faccia, un&#8217;identit\u00e0 che non sia quella dell&#8217;essere cubani, appunto. Qualsiasi cosa ci\u00f2 voglia dire. E diceva sempre Ortiz: &#8220;<em>La cubanit\u00e0 non la d\u00e0 la nascita, in un paese come il nostro, n\u00e9 la residenza, il colore, non te la d\u00e0 nessun dato oggettivo. La cubanit\u00e0 te la d\u00e0 la volont\u00e0 di essere cubano<\/em>&#8220;. E&#8217; cubano chi ha voluto costruire Cuba. E Cuba, quindi, ha cominciato a nascere nel 1860, quando bianchi e neri insieme hanno cominciato a lottare contro la Spagna. Insieme, questo \u00e8 importante. L\u00ec \u00e8 stato lo spartiacque. E l&#8217;hanno combattuta per 30 anni, fino al 1898. Quando sono arrivati gli USA, che fino ad allora se ne erano rimasti a guardare tifando per lo pi\u00f9 Spagna, e hanno sfilato la vittoria ai cubani. Hanno dichiarato guerra a una Spagna ormai sfiancata, l&#8217;hanno sconfitta e si sono presi Cuba. I cubani, quindi, invece di una vittoria si sono trovati davanti a un passaggio di consegne. Invece della loro costituzione si sono ritrovati l&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ecured.cu\/Enmienda_Platt\">Enmienda Platt<\/a>, e un padrone nuovo a cui obbedire.<\/div>\n<div>Per\u00f2 i cubani sono cocciuti, come dicevo. Per i cinquanta anni successivi si sono rotti la testa studiando, protestando, guerreggiando &#8211; la rivoluzione fallita del &#8217;30 &#8211; e ancora e ancora, tra due dittature e mille governi-fantoccio, mentre la loro economia dipendeva dagli USA, mentre persino il razzismo si accodava a quello degli USA impiantando l&#8217;apartheid che gli spagnoli mai avevano conosciuto, mentre sull&#8217;isola dilagavano il gangsterismo e la corruzione e le carceri erano piene &#8211; allora, mica oggi! &#8211; di oppositori politici. E poi \u00e8 arrivato Fidel, la cui storia \u00e8 talmente folle che sembrerebbe finta, se non fosse invece reale e documentabile. Si cita spesso &#8220;La Storia mi assolver\u00e0&#8221;, credo il pi\u00f9 delle volte senza averlo letto. E&#8217; l&#8217;autoarringa con cui lui, ben prima della Rivoluzione, spieg\u00f2 ai giudici che lo avrebbero condannato il perch\u00e9 dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.ecured.cu\/Asalto_al_Cuartel_Moncada\">assalto alla caserma Moncada<\/a>, fatto da lui, il fratello piccolo Raul e un manipolo di studenti, studentesse, ragazzi vari, e finito malissimo. E&#8217; la fotografia della Cuba sotto Batista e gli USA. E&#8217; una dichiarazione di intenti &#8211; o, all&#8217;epoca, di sogni &#8211; ed \u00e8, soprattutto, l&#8217;autoritratto di un gigante. E&#8217; molto difficile leggerlo, sapere che quell&#8217;uomo stava entrando in carcere e non sentire un rispetto immenso. Poi vennero l&#8217;uscita dal carcere, l&#8217;esilio in Messico, l&#8217;acquisto di una barchetta (Il Granma) con cui partire, stipandola all&#8217;inverosimile, all&#8217;assalto di Cuba, lo sbarco (su cui il Che disse: &#8220;Fu pi\u00f9 che altro un naufragio&#8221;), la polizia di Batista che stermina i naufraghi, Fidel che alla fine si ritrova con &#8211; boh, vado a memoria &#8211; meno di venti superstiti e dice: &#8220;<em>Ce l&#8217;abbiamo fatta, vinciamo sicuro.<\/em>&#8221; E vince. Sul serio. E, per la prima volta nella sua storia, Cuba diventa uno Stato sovrano. Questo, \u00e8 stato il punto.<\/div>\n<div>E poi vince ancora, e ancora, e ancora. Contro gli USA. Prendendoli sempre, incessantemente, per il culo. Gli USA proiettano propaganda anticastrista sul loro palazzone all&#8217;Avana? Castro fa circondare il palazzone da bandiere pi\u00f9 alte, una per ogni stato che all&#8217;ONU si \u00e8 dichiarato contrario all&#8217;embargo, e cos\u00ec lo impacchetta rendendolo praticamente invisibile. Gli USA mandano navi al largo di Mariel per prendere dissidenti in fuga e mostrarli al mondo? Fidel fa svuotare tutte le carceri e i manicomi di Cuba e ne spedisce gli ospiti tutti da loro, riempiendo gli USA di matti e delinquenti comuni cubani. La lista \u00e8 infinita, la vicenda umana di Fidel anche. Il rapporto tra USA e Cuba, alla fine, \u00e8 strano. Ma strano forte.<\/div>\n<div>Gli USA e Cuba si amano e si odiano, sembrano parenti in lite. I primi hanno sempre voluto mettere le mani sui secondi, prima cercando di comprare Cuba alla Spagna, poi prendendosela con le cattive. I secondi hanno sempre sofferto l&#8217;ingombrante ombra e le mire squalesche dei vicini, e hanno fatto tutto quello che un popolo pu\u00f2 umanamente fare per farsi trattare alla pari. Cuba non ha voluta fare la fine di Puerto Rico, tutto qui. Non ha voluto essere una colonia. Ma, alla fine, la sua storia recente \u00e8 stata comunque pesantemente condizionata dagli USA. Avrebbero chiesto aiuto all&#8217;URSS, virando fortemente sulle posizioni sovietiche, se non avessero dovuto difendersi dagli USA? Avrebbero avuto bisogno di un partito unico per 50 anni se non avessero avuto bisogno di essere tanto compatti dinanzi a un nemico tanto potente? E come sarebbe, oggi, Cuba, se non uscisse da 60 anni di embargo? Se \u00e8 riuscita a dare cibo, salute e istruzione a tutti i suoi cittadini NONOSTANTE l&#8217;embargo, cosa avrebbe fatto senza il limite, l&#8217;impoverimento a cui \u00e8 stata condannata? Voi lo sapete? Io no, francamente. Quello che so, \u00e8 che l&#8217;embargo li ha compattati ancora di pi\u00f9. E, conoscendoli, non era difficile da capire.<\/div>\n<div>Per\u00f2 ho visto un sacco di cittadini USA, a Cuba, e ben prima che Obama aprisse il paese. Col cappello in mano e colmi di ammirazione, li ho visti. Che arrivano per dei corsi di studio all&#8217;universit\u00e0, o da soli, passando per il Messico per non farsi scoprire dalle proprie autorit\u00e0. Perch\u00e9 gli statunitensi non potevano andare a Cuba per ordine degli USA stessi, ma lo Stato cubano li ha sempre fatti entrare, facendo col visto lo stesso giochino che Israele fa con chi non vuole il timbro d&#8217;entrata sul passaporto: te lo d\u00e0 su un pezzo di carta. E ho visto un sacco di cubani che desideravano andarci, negli USA, e fare soldi, vedere l&#8217;abbondanza, visitare i parenti. Sono talmente vicini, in linea d&#8217;aria, che sembra incredibile.<\/div>\n<div>Io, alla fine &#8211; e concludo questa lunga riflessione che oggi mi era proprio necessaria &#8211; di Cuba ho capito questo: che la devi rispettare, senn\u00f2 prendi calci in culo. Tiri fuori il peggio dai cubani, se li prendi contropelo. E che questo orgoglio infinito, cocciuto, cazzuto, fa parte del sentire dell&#8217;isola ma Fidel lo ha saputo compattare, dargli sfogo e direzione. Lui ha preso un popolo costretto a passare da una bandiera all&#8217;altra e ne ha fatto una cosa diversa: il popolo che ha vinto, quello che si \u00e8 guadagnato l&#8217;indipendenza e l&#8217;ha difesa, quello che ha ottenuto le uniche, grandi conquiste sociali dell&#8217;America Latina, quello che pi\u00f9 si \u00e8 schierato contro il razzismo, quello che ha fatto sognare mezzo pianeta, quello che non si capisce come abbia fatto ma, in qualche modo, ce l&#8217;ha fatta. Ha preso una colonia e ne ha fatto uno Stato. Molto, molto orgoglioso di s\u00e9. Ha commesso errori? Certo. Avrebbe potuto fare di meglio? S\u00ec. I cubani hanno sofferto? S\u00ec, ma l&#8217;alternativa era essere Puerto Rico o peggio. E avevano combattuto troppo, e troppo a lungo, per potere accettare di essere Puerto Rico. So&#8217; gente orgogliosa, che gli vuoi dire.<\/div>\n<div>Per quanto possa sembrare paradossale, io non pensavo che Fidel potesse morire. Pensavo che avrebbe seppellito pure me. Mi fa proprio uno strano effetto, questa morte, ed essendo io una donna del Novecento penso che, stavolta, di giganti non ne rimane proprio nessuno. Ora: i cubani di oggi, i giovani cubani di oggi, saranno all&#8217;altezza della storia incredibile che gli lascia Fidel?\u00a0\u00a0Io credo che lui abbia cercato anche, riuscendoci spesso, di tirare fuori il meglio dal proprio popolo. Di dargli disciplina, seriet\u00e0, educazione, cultura. Di fare di un popolo caraibico il popolo serio per eccellenza di tutta l&#8217;area. Operazione non facilissima, va detto.<\/div>\n<div>Lascia un popolo povero ma viziato, nonostante la cura da cavallo degli anni Novanta. Che non paga bollette, che ha la sopravvivenza assicurata, che si crede &#8216;sto cazzo. E che \u00e8 umanamente e culturalmente in declino da un po&#8217;. Dove le differenze razziali, dagli anni novanta in poi, si sono accentuate. Da quando le rimesse dell&#8217;estero sono diventate vitali, e si d\u00e0 il caso che il grosso dei cubani emigrati fosse bianco e abbia, quindi, mandato denaro alle famiglie bianche, mettendo loro e solo loro in condizione di partire con la piccola impresa. Un popolo che ha pi\u00f9 aspettative che voglia di lavorare, e a cui il turismo &#8211; soprattutto quello italiano, e va detto a nostro disonore &#8211; ha fatto un gran male.<\/div>\n<div>Non so cosa ne sar\u00e0 di Cuba, se i suoi &#8220;difetti&#8221; la aiuteranno anche stavolta o se, senza il carisma del suo Padre della Patria, diventer\u00e0 il paesello qualsiasi che tanti sperano che diventi. Temo la generazione cresciuta negli anni Novanta. Se Cuba va al macero, sar\u00e0 per loro. Ma se questo dovesse accadere, sarebbe una gran perdita per il mondo intero. Sono degli stronzi, pensano solo agli affari loro, ti venderebbero al macello se solo potessero &#8211; e lo fanno appena possono &#8211; e tuttavia, pur di essere fighi, hanno dato tanto. Per un&#8217;italiana che non li regge ci sono cento cittadini del Terzo Mondo che devono loro qualcosa. Da sessanta anni, rendono il pianeta pi\u00f9 vario e pi\u00f9 vero.<\/div>\n<div>Io credo che si sentano abbastanza male, oggi, i cubani. E che ne abbiano tutti i motivi.<\/div>\n<div>Tocca invece invidiare un po&#8217; il Padreterno, se c&#8217;\u00e8, ch\u00e9 finalmente se lo vede l\u00e0, &#8216;sto famoso Fidel, e finalmente pu\u00f2 farci due chiacchiere. Non ha aspettato poco, decisamente. E mi piace immaginare che, tra i due, il pi\u00f9 curioso sia il Padreterno.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Tratto da Haramlik, il blog di Lia &#8211;\u00a0ilcircolo.net<\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=126904&amp;typeb=0&amp;omaggio-a-fidel\">http:\/\/megachip.globalist.it\/Detail_News_Display?ID=126904&amp;typeb=0&amp;omaggio-a-fidel<\/a><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MEGACHIP (Lia Haramlik De Feo) Io non ho amato Cuba, nei tre anni trascorsi a studiare l\u00ec. Tanto \u00e8 vero che mi spostavo in Messico ogni volta che potevo, e alla fine a Cuba ci avr\u00f2 trascorso un anno e mezzo in totale. Non l&#8217;ho amata perch\u00e9 amo poco le isole, in generale, e perch\u00e9 i cubani mi davano sui nervi, parecchio. \u00a0E la pativo: l&#8217;embargo \u00e8 uno stillicidio di cose che non funzionano,&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":18115,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/images-1.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6Na","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26112"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26112"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26112\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26113,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26112\/revisions\/26113"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/18115"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}