{"id":2612,"date":"2011-01-20T08:59:16","date_gmt":"2011-01-20T07:59:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2612"},"modified":"2011-01-20T08:59:16","modified_gmt":"2011-01-20T07:59:16","slug":"false-proteste-del-pane-e-vere-lotte-di-liberazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2612","title":{"rendered":"False proteste del pane e vere lotte di liberazione"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Anna Castiglioni<\/strong><\/p>\n<p>&ldquo;L&#39;aumento dei prezzi del pane aveva fatto esplodere l&#39;esasperazione della popolazione tunisina&hellip;&rdquo;<br \/>\n\tE&rsquo; una frase tratta da uno degli ultimissimi articoli sui fatti di Tunisi, in questo caso pubblicato da La Repubblica. Non che la Repubblica faccia peggio di altri organi di informazione.<br \/>\n\tDalla televisione ai quotidiani sembra che per i media italiani la falsa e fuorviante definizione di &ldquo;rivolta del pane&rdquo; sia la pi&ugrave; gettonata. Non so se per risparmiare sui tempi televisivi, accomunando cos&igrave; due notizie e due paesi nettamente distinti, se per disinformazione causata da ignoranza o se per una disinformazione pi&ugrave; studiata, che associare la parola dittatura al governo di Ben Ali potrebbe essere cosa non gradita. Ma se rimane il dubbio che mentano sapendo o meno di mentire, &egrave; invece una certezza che parlare di rivolta del pane significhi, giustappunto, mentire.<\/p>\n<p>Innanzitutto l&rsquo;ultimo rialzo del prezzo del pane in Tunisia risale al luglio scorso; non si sono registrate proteste di sorta.<br \/>\n\tIn secondo luogo parlarne in questi termini equivale a dire che, con qualche ritocco all&rsquo;economia del paese, il governo attuale avrebbe tutte le carte in regola per continuare a reggere il paese. Equivale a mettere la mani avanti per sostenere da una rovinosa caduta un presidente cos&igrave; caro all&rsquo;Europa.<br \/>\n\tIn migliaia per&ograve; non sono scesi in strada per reclamare riforme all&rsquo;economia del paese. O almeno non solo. Scendere in strada in Tunisia significa rischiare la proprio incolumit&agrave;, la propria vita. Cinquanta morti ammazzati dovrebbero averci chiarito il concetto.<br \/>\n\tIn migliaia hanno deciso di ritrovare il coraggio per chiedere la fine di una dittatura: lotta di liberazione &egrave; il nome esatto, se si volesse dare un senso alle parole e se si volessero rispettare le lotte di liberazione e non solo festeggiarne gli anniversari.<br \/>\n\tIn migliaia combattono, perch&eacute; &egrave; questo che fanno, contro una dittatura liberticida nel senso proprio della parola perch&eacute; uccide ogni diritto civile e oltraggia i diritti umani. Combattono contro un sistema di polizia e delazione che per ventitr&eacute; anni ha soffocato le aspirazioni di un popolo con la paura di ritorsioni, soprusi e violenze; una paura cos&igrave; tangibile da sfuggire solo ai turisti beati e beoti che non distinguono i paesi dalle cartoline. Combattono contro un sistema di arresti arbitrari, processi sommari, condanne politiche e torture. Combattono contro le vessazioni quotidiane inferte da una polizia che ha l&rsquo;arroganza tipica di chi sa di avere il potere vero; le stesse vessazioni cui si &egrave; voluto sottrarre Mohamed Bouazizi il 17 dicembre dandosi fuoco. Non si &egrave; voluto sottrarre a un rincaro del pane ma a un sistema che frustra il popolo e lo umilia.<br \/>\n\tLa dittatura di Ben Ali violenta e mortifica. Alcuni casi di tortura hanno avuto come sfondo il Ministero degli Interni, Av.Bourguiba, pieno centro citt&agrave;; da l&igrave; &egrave; partito l&rsquo;ultimo messaggio di Slim Amamou, blogger arrestato il 6 gennaio. Violare i diritti umani in un palazzo governativo nel centro capitale: la dittatura di Ben Ali mortifica, certa com&rsquo;&egrave; di non correre rischi e che la paura abbia ormai totalmente impregnato la vita di ogni tunisino.<br \/>\n\tE&rsquo; su questa certezza che la dittatura di Ben Ali vacilla.<br \/>\n\t&ldquo;Da oggi in poi non abbiamo pi&ugrave; paura&rdquo; era uno degli slogan scanditi con voce sicura durante le prime manifestazioni a Sidi Bouzid.<br \/>\n\t&ldquo;Non abbiamo paura, non abbiamo paura, temiamo solo Dio&rdquo; &egrave; il grido che si sentiva poche ore fa finalmente nella capitale. Ed &egrave; bello sentire persone costrette per anni al silenzio, persone che meritano un paese diverso, parlare con fiducia, fiducia!, di una speranza e di un cambiamento.<br \/>\n\t&ldquo;Forse domani qui ci sar&agrave; la guerra. Ma se vogliamo cambiare bisogna combattere.&rdquo;<br \/>\n\tHanno sconfitto la paura. Che se ne fanno adesso di un regime basato sulla paura?<\/p>\n<p>&nbsp;Fonte http:\/\/canaledisicilia.blogspot.com\/2011\/01\/false-proteste-del-pane-e-vere-lotte-di.html<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Anna Castiglioni &ldquo;L&#39;aumento dei prezzi del pane aveva fatto esplodere l&#39;esasperazione della popolazione tunisina&hellip;&rdquo; E&rsquo; una frase tratta da uno degli ultimissimi articoli sui fatti di Tunisi, in questo caso pubblicato da La Repubblica. Non che la Repubblica faccia peggio di altri organi di informazione. 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