{"id":26256,"date":"2016-12-02T18:42:56","date_gmt":"2016-12-02T17:42:56","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26256"},"modified":"2016-12-03T14:13:02","modified_gmt":"2016-12-03T13:13:02","slug":"il-sovranismo-e-possibile-e-desiderabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26256","title":{"rendered":"Il sovranismo \u00e8 possibile e desiderabile"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di \u00a0<strong>STEFANO D&#8217;ANDREA<\/strong> e \u00a0<strong>PAOLO DI REMIGIO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un lungo <a href=\"http:\/\/ilblogdilameduck.blogspot.it\/2016\/11\/perche-non-ce-un-fronte-nazionale-in.html?showComment=1480322829811#c2922529150151066314\">commento<\/a> sul blog \u2018L&#8217;orizzonte degli eventi\u2019, <a href=\"http:\/\/ilblogdilameduck.blogspot.it\/2016\/11\/make-italy-great-again.html\">ripreso<\/a> e fatto suo da Barbara Tampieri, Roberto Buffagni si propone di mostrare l&#8217;impossibilit\u00e0 fattuale e l&#8217;indesiderabilit\u00e0 etica di un partito sovranista in Italia. Le sue tesi aprono una discussione tra potenziali alleati, quindi hanno almeno il merito di dare occasione a un chiarimento sui fini e i modi della loro azione politica. Per questo gli siamo grati di averle espresse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A noi sembra che il punto di vista di Buffagni sia un po\u2019 troppo limitato allo scenario politico, che vi siano troppo trascurate la storia e l&#8217;economia. Questi limiti si fanno evidenti nell&#8217;ultimo capoverso. Scrive infatti Buffagni: \u2018\u2026 finch\u00e9 la sinistra \u00e8 maggioritaria nell&#8217;opinione italiana, la maggioranza degli italiani continuer\u00e0 a credere che la UE sia riformabile \u2026 non un nemico\u2019; il che \u00e8 vero, anzi \u00e8 una tautologia: se il partito che crede nella riformabilit\u00e0 della UE (oggi va da Renzi a Fassina) ha la maggioranza dei consensi degli Italiani, la maggioranza degli Italiani crede che la UE sia riformabile. Se per\u00f2 la sinistra subisce una dura sconfitta, prosegue Buffagni, &#8211; e crediamo che si riferisca a una auspicabilissima sconfitta elettorale \u2013 allora dovr\u00e0 dare ascolto e farsi guidare da chi \u2018dall&#8217;interno della \u2026 sinistra ha saputo operarne una profonda revisione e le ha indicato come nemico la UE \u2026 \u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa espressioni suscitano perplessit\u00e0 per pi\u00f9 ragioni: la sinistra non \u00e8 affatto maggioritaria nell&#8217;opinione italiana: gi\u00e0 ora i sondaggi danno i grillini in vantaggio ed \u00e8 almeno probabile che in futuro gli effetti di una politica economica demenziale contribuiscano a eroderne ancora i consensi; inoltre: dopo aver subito una dura e inequivocabile sconfitta, la sinistra non dar\u00e0 ascolto ai revisionisti perch\u00e9, semplicemente, sar\u00e0 finita, come \u00e8 gi\u00e0 successo, per esempio, a Rifondazione Comunista. E se finisce, diventa del tutto irrilevante che dia ascolto o meno ai suoi revisionisti anti UE (ammesso che esistano). La sinistra \u00e8 morta da tempo e non si pu\u00f2 uccidere un cadavere, lo si deve seppellire, per ovvi motivi igienici, perch\u00e9 emana il turpe odore del neoliberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa intendiamo col dire \u2018la sinistra \u00e8 morta\u2019? Che cos&#8217;\u00e8 la sinistra? La sinistra \u00e8 l&#8217;alone politico e culturale creatosi intorno all&#8217;URSS, la fede, pi\u00f9 o meno viva, che la rivoluzione creer\u00e0 una societ\u00e0 superiore all&#8217;attuale. Se questo \u00e8 vero, la divisione profonda che ha colpito il popolo italiano non nasce dal 1943, come ritiene Buffagni, ma dal 1917, quando il trauma della Grande Guerra e la presenza di una nuova societ\u00e0 battezzata da una rivoluzione creano da una parte l&#8217;aspettativa dall&#8217;altra il terrore di una prospettiva rivoluzionaria: questa aspettativa \u00e8 la sinistra, questo terrore \u00e8 l&#8217;alleanza volta a contrastarla \u2013 alleanza che in Italia \u00e8 leggibile nei partiti del primo governo Mussolini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa implica la rivoluzione di tanto grave da far s\u00ec che la sua prospettiva rappresenta un discrimine? Nessuno l&#8217;ha meglio espresso del pi\u00f9 grande rivoluzionario, Lenin, quando durante la prima guerra mondiale ha esortato a trasformare la guerra tra Stati in guerra civile. La rivoluzione implica la guerra civile, la <strong>volont\u00e0 rivoluzionaria implica una volont\u00e0 di violenza estrema, che \u00e8 incompatibile con il riconoscimento della maest\u00e0 delle istituzioni e delle leggi statali<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con questo non si vuole dire che l&#8217;idea rivoluzionaria sia delittuosa e rifiutarla moralisticamente: la morale riguarda le intenzioni del soggetto, la rivoluzione e la guerra civile sono eventi di massa, che esorbitano dalla sfera della volont\u00e0 soggettiva, rispetto ai quali il soggetto deve rapportarsi innanzitutto politicamente. In ogni caso, ogni partito che si pretende rivoluzionario, che abbia un programma progressista o reazionario, \u00e8 un partito che si prepara alla guerra civile: tale \u00e8 il fascismo, tale \u00e8 voluto apparire a cittadini e militanti il PCI finch\u00e9 ha potuto intravedere nell&#8217;URSS la realt\u00e0 dell&#8217;avvenire: un partito del cambiamento radicale, non il partito riformista che effettivamente era (Pizzorno ha mostrato che in realt\u00e0, durante gli anni 1950-1960, nel pieno della guerra fredda, il 90% delle leggi fu approvato dal Parlamento all\u2019unanimit\u00e0 o quasi: storia delle ideologie e delle declamazioni e storia dei fatti e degli atti non coincidono). La fine dell&#8217;URSS \u00e8 dunque la fine dell&#8217;ultimo partito che ha nel suo strumentario ideologico (e pi\u00f9 al livello di credo che di realt\u00e0) la guerra civile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;estinzione della sinistra con velleit\u00e0 rivoluzionarie ha un effetto profondo sul panorama politico italiano: scompare con essa la guerra fredda civile che, almeno a livello delle declamazioni ideologiche, ha caratterizzato l&#8217;Italia dalla prima guerra mondiale agli anni \u201970. In questo senso la preoccupazione di Buffagni sull&#8217;irrimediabilit\u00e0 della divisione degli Italiani ci sembra pi\u00f9 un&#8217;applicazione di uno schema naturalistico che il risultato di un&#8217;indagine storica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec anche l&#8217;altra sua preoccupazione, quella dell&#8217;essenza totalitaria di un partito sovranista, di un partito nazione, sembra poco ispirata alla realt\u00e0. La necessit\u00e0 dell&#8217;esistenza del sovranismo risulta non da un&#8217;esaltazione nazionalistica, ma dal fatto che in Italia e nel sud dell&#8217;Europa gli Stati non sono pi\u00f9 sovrani \u2013 a differenza di quanto avviene in Germania, per la quale le disposizioni UE subiscono il vaglio di costituzionalit\u00e0, sono cio\u00e8 subordinate alla sovranit\u00e0 dello Stato tedesco. <strong>Il recupero della sovranit\u00e0 italiana diventa un programma di una parte politica nel momento in cui essa \u00e8 smantellata da un<\/strong><strong>&#8216;altra parte politica diretta da poteri transnazionali anzich\u00e9 dalla volont\u00e0 popolare<\/strong>. Qui non si ripropone dunque la situazione del ventennio fascista, quando una parte politica si identifica con la nazione e ne esclude altre parti che si sentono nazione non meno della prima. La nostra situazione \u00e8 semmai quella opposta: ricondurre alla coscienza dello Stato una parte del popolo, intendiamo la sinistra europeista, che non si crede pi\u00f9 sua parte perch\u00e9 disprezza i confini, perch\u00e9 ignora che i diritti non esistono <em>naturalmente<\/em> ma solo in quanto \u00e8 definito un ambito di assunzione di doveri. Nel porsi il problema di restaurare la sovranit\u00e0 il Fronte sovranista italiano non pu\u00f2 pensare neanche lontanamente ad escludere alcuno dallo Stato, vuole anzi recuperare chi se ne crede fuori; dunque si concepisce non come unico partito dello Stato nuovamente sovrano, ma come partito tra gli altri, erede di una specifica tradizione, quella della democrazia socialista, accanto ad altre tradizioni, come quella della solidariet\u00e0 cattolica, quella della meritocrazia liberale, come espressione non soltanto dell&#8217;interesse universale, quello della fiducia e della legalit\u00e0, ma anche di specifici interessi, quelli dei piccoli, accanto a quelli dei grandi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla sinistra estinta \u00e8 sopravvissuto un ceto politico educato alla retorica della guerra civile, frustrato da decenni di tentativi di appropriarsi della gestione del potere pubblico. Incapace di intendere lo Stato come quadro di fiducia reciproca entro il quale si articolano le differenze interne al popolo, avvelenato dalla concezione dello Stato come strumento con cui una fazione impone la sua dittatura, educato dallo storicismo materialista al disprezzo dell&#8217;eticit\u00e0 presente e all&#8217;ebbrezza del \u2018nuovo\u2019, questo ceto politico \u00e8 stato cooptato dai poteri transnazionali (banche d&#8217;investimento, multinazionali, organismI internazionali che ne rappresentano gli interessi). Questa inedita strumentalizzazione \u00e8 stata resa possibile dal comune orientamento anti-statalista: la rivoluzione globalista ha fatto degli internazionalisti un proprio strumento. A questo punto la sinistra diventa quel nemico, rispetto al quale \u00e8 opportuno allacciare qualunque alleanza che abbia a cuore la civilt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivoluzione globalista non era diretta contro la sinistra nell&#8217;accezione ristretta che diamo a questo termine in questo contesto: non \u00e8 il neoliberalismo ad aver vinto la guerra fredda, esso ha invece approfittato prima della crisi (fin dai primi anni ottanta) e poi della sconfitta dell&#8217;URSS per mettere fine all&#8217;interventismo statale che le \u00e9lite occidentali avevano promosso dopo la crisi del 1929 e poi nei primi trent&#8217;anni del dopoguerra per rafforzare il fronte interno contro la minaccia comunista. L&#8217;antistatalismo ha unito globalisti e internazionalisti. Lo statalismo \u00e8 dunque lo specifico del nostro sovranismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Buffagni non spiega perch\u00e9 la UE sia il nemico, ma sicuramente concorder\u00e0 con la risposta che la UE \u00e8 lo strumento con cui i poteri transnazionali e quindi il grande capitale, industriale, finanziario (nonch\u00e9 il capitale \u201cmarchio\u201d) si sono imposti in Europa. Questa precisazione conduce per\u00f2 al di l\u00e0 delle sue posizioni, in quanto ci costringe a determinare per quali motivi i poteri mondialisti sono nostri nemici. In fondo hanno fatto propri ideali a cui noi stessi non potremo mai rinunciare: la condanna del razzismo, del sessismo, lo spirito di apertura culturale. Ebbene, il globalismo \u00e8 nostro nemico perch\u00e9 da un lato, al livello ideologico, ossia delle declamazioni, fa della crescita economica l&#8217;obiettivo rispetto al quale ogni valore spirituale \u00e8 annullato, dall&#8217;altro, non paradossalmente ma scientemente, si dimostra non solo del tutto inetto a favorirla, anzi opera sistematicamente in modo da bloccarla. Questo apparente paradosso di una ideologia che sacrifica l&#8217;umanit\u00e0 per raggiungere un obiettivo che proprio quel sacrificio impedisce di raggiungere \u00e8 il riflesso della <strong>superstizione del mercato<\/strong>: la stolida credenza nelle capacit\u00e0 di regolazione economica del mercato ha annullato ogni esigenza di regolazione in vista di un bene superiore, di cui solo lo Stato pu\u00f2 farsi veicolo; quindi ha emarginato lo Stato dall&#8217;economia, e insieme ha prodotto una delle recessioni pi\u00f9 profonde della storia moderna. Precariet\u00e0, povert\u00e0, disoccupazione, insicurezza, miseria intellettuale, abbandono hanno colpito il mondo da quando l&#8217;imposizione del libero mercato in nome del primato dell&#8217;economia ha bloccato l&#8217;economia e ha promosso il trasferimento della ricchezza sociale a sparute minoranze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caratterizzare il nemico su questa base economica consente di determinare in termini positivi il programma politico del sovranismo. E questa positivit\u00e0 consente di uscire dall&#8217;atteggiamento esclusivista di chi identifica partito e nazione: all&#8217;interno di chi vuole lottare contro il potere transnazionale che qui in Italia si esprime innanzitutto nella Ue, il Fronte sovranista italiano si segnala per specifici obiettivi per cui si differenzia dai potenziali alleati e non pu\u00f2 confondersi con essi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo noi non basta uscire dalla Ue, non basta dissolvere l&#8217;euro; occorre sin d&#8217;ora porsi il problema del <em>dopo<\/em>. La rottura con la UE e della UE deve per noi inaugurare una stagione di <em>intervento statale nell<\/em><em>&#8216;economia in vista della piena occupazione<\/em>, in modo che l&#8217;uso statale senza timidezze degli strumenti di politica economica permetta l&#8217;uscita dalla crisi, l&#8217;esaurimento dell&#8217;<em>esercito industriale di riserva<\/em> e il riequilibrio del rapporto tra capitale e lavoro. Per noi l&#8217;ideale della sovranit\u00e0 statale, dopo essersi realizzato rispetto all&#8217;estero, <strong>dispiega il suo significato all<\/strong><strong>&#8216;interno<\/strong>: <strong>essa deve ripristinare la politica economica in modo da ricreare un equilibrio tra le classi<\/strong>, premessa indispensabile della libert\u00e0 e della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo programma positivo \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 dei tre punti di azione politica proposti da Buffagni: pi\u00f9 dell&#8217;influsso culturale, pi\u00f9 del lavorare per dividere la sinistra (un lavoro in verit\u00e0 superfluo dato che la sinistra \u00e8 gi\u00e0 estinta ed esiste come ectoplasma soltanto nella stampa corrotta), e non pu\u00f2 essere perseguito se si aderisce ai partiti anti UE gi\u00e0 esistenti. Lega e Fratelli d&#8217;Italia possono essere \u201calleati\u201d nella lotta contro la UE, ma solo alleati temporanei: essi condividono infatti con il capitalismo transnazionale i presupposti liberali, la superstizione del libero mercato; la Lega inoltre conserva la sua avversione allo Stato nazionale e non ha mai rinnegato l&#8217;obiettivo di dividere l&#8217;Italia settentrionale da quella meridionale. Delle quattro libert\u00e0 del capitale: il libero movimento delle merci, dei servizi, dei capitali, delle persone, questi due partiti combattono con una certa chiarezza soltanto l&#8217;ultima, lasciando sperare molto poco sulle prime tre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sembra dunque di poter escludere che Lega nord e Fratelli d&#8217;Italia, addirittura gli stessi partiti europei anti UE come il <em>Front National<\/em>, se e quando conseguiranno il potere politico e saranno sorretti da robuste maggioranze parlamentari, agiranno\u00a0 col fine di distruggere l&#8217;Unione europea <em>in quanto espressione del progetto neoliberale. <\/em>Sarebbe necessario che gi\u00e0 ora si ponessero come obiettivo una nuova Comunit\u00e0 economica europea, con meno vincoli rispetto a quella precedente, con meno membri, regolata da trattati stabili e priva di organi con poteri normativi e giurisdizionali sugli Stati. I partiti anti UE generati dalla destra tradizionale sono invece troppo avversi al protezionismo per concepire una semplice zona di <em>parziale<\/em> libero scambio; soprattutto a livello di classi dirigenti, sono troppo legati ai <em>clich\u00e9<\/em> reaganiani per condurre una vera lotta d&#8217;indipendenza e per respingere tutti i vincoli europei che impongono il liberalismo economico; si limiteranno dunque a promuovere, assieme ad altre forze, una semplice <strong>revisione<\/strong> dell&#8217;Unione europea: una timida riduzione o attenuazione dei vincoli, anzich\u00e9 una nuova stagione statalista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soltanto la prospettiva sovranista restaurer\u00e0 lo Stato democratico dirigista e pluriclasse, volto alla piena occupazione, con un generoso stato sociale, con scuole, universit\u00e0, conservatori e istituzioni culturali rispettosi della ricchezza della tradizione culturale italiana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di \u00a0STEFANO D&#8217;ANDREA e \u00a0PAOLO DI REMIGIO In un lungo commento sul blog \u2018L&#8217;orizzonte degli eventi\u2019, ripreso e fatto suo da Barbara Tampieri, Roberto Buffagni si propone di mostrare l&#8217;impossibilit\u00e0 fattuale e l&#8217;indesiderabilit\u00e0 etica di un partito sovranista in Italia. 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