{"id":2643,"date":"2011-01-27T08:22:59","date_gmt":"2011-01-27T07:22:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2643"},"modified":"2011-01-27T08:22:59","modified_gmt":"2011-01-27T07:22:59","slug":"nacia-tosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2643","title":{"rendered":"Nacia tosi!"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>Tonguessy<\/strong><\/p>\n<p>Era un uomo di quelli che ormai non si vedono pi&ugrave;: minuto e con una gamba pi&ugrave; corta dell&#39;altra. Con quelle sue gambe asimmetriche (credo si trattasse di poliomielite) spingeva faticosamente un carretto a pedali. Era un carretto a tre ruote, con un cubo di legno verde e vetro in mezzo alle due ruote anteriori, e la parte posteriore con la terza ruota (in tutto e per tutto identica ad una normale bicicletta) collegata tramite snodo alle due anteriori. Il cubo, dicevo, presentava dei montanti di legno verniciato verde in cui erano inserite delle lastre di vetro. Anche il coperchio del cubo era di vetro con bordi di legno verde, e tutti quei vetri mettevano in bella mostra ci&ograve; che il poliomielitico portava in giro nel suo carretto a pedali. Che era poi l&#39;oggetto inconfessabile dei nostri desideri pomeridiani. E vi spiegher&ograve; anche perch&egrave; era inconfessabile, ma pi&ugrave; tardi.<\/p>\n<p>Mi ricordo i gelidi pomeriggi invernali (all&#39;epoca per i bambini c&#39;erano solo i pantaloncini corti, e questo, assieme alla presenza di un&#39;unica stufa in casa, rendeva gli inverni particolarmente freddi) ed il carretto verde a pedali che arrivava arrancando in quartiere. Il suo sciancato proprietario, abusando della propria voce stentorea, ci richiamava con l&#39;inconfondibile: &quot;Nacia tosi!&quot; mentre con la sua pedalata improbabile trascinava il carretto fino al bordo del campetto dove noi giocavamo.<br \/>\n\tA dire il vero non era strettamente necessario che ci avvisasse, perch&egrave; il primo che avvistava il carretto svoltare l&#39;angolo per dirigersi verso di noi informava gli altri.<\/p>\n<p>Alla fine eravamo tutti l&igrave;, trafelati per la partita a calcio ancora in svolgimento e tempestivamente interrotta, con gli occhi che trafiggevano il vetro del carretto verde a pedali e la salivazione che non voleva fermarsi.<br \/>\n\tDentro al cubo di legno e vetro c&#39;erano tre ripiani di lamiera zincata. Sotto al ripiano inferiore, ed invisibile agli occhi perch&egrave; il vetro cominciava proprio da quel ripiano, c&#39;erano le &quot;bronse&quot;: le braci che scaldavano le vivande in vendita.<br \/>\n\tPoggiate sopra al ripiano superiore, che quasi chiedevano &quot;prendimi&quot; c&#39;erano alcune teglie di diverse dimensioni. Quelle pi&ugrave; grandi (generalmente 3, dimensione circa 50cm) contenevano la Nacia (castagnaccio) e quelle pi&ugrave; piccole (circa 10cm di diametro) le Nacete. La differenza era totale: morbida e con poca uva passa e pinoli la Nacia, pi&ugrave; secche, basse e con pi&ugrave; pinoli e uvetta le Nacete. Costavano anche di pi&ugrave;.<br \/>\n\tNel ripiano di mezzo c&#39;erano pere e mele cotte, con caramello.<br \/>\n\tMa le mele e le pere ce le potevamo fare anche noi, a casa. Cosa che invece non era possibile come la Nacia. Oddio, si poteva pure provare: farina di castagne, latte, un po&#39; di uvetta e pinoli. Ma non veniva mai fuori cos&igrave; buona come quella che ci vendeva l&#39;uomo del carretto verde.<\/p>\n<p>&quot;Venti franchi coa zonta!&quot;<br \/>\n\tVenti lire con l&#39;aggiunta. Queste erano le richieste standard. Una bella fetta incartata su di un pezzo di carta bianca con l&#39;aggiunta in bella vista.<br \/>\n\tSenn&ograve; &quot;Diese franchi&quot;. Dieci lire. Ma senza aggiunta. Il commercio ha delle regole ferree come lo sconto quantit&agrave;. Inutile insistere. Ne saltava fuori una fettina che metteva pi&ugrave; fame che altro. E chi non aveva le dieci o venti lire? Se ne stava l&igrave; a guardare. Per questo la nacia era l&#39;oggetto inconfessabile. L&#39;Italia di quegli anni che io ricordo aveva il baby boom, la voglia di riscatto dopo una rovinosa guerra&#8230;ma non aveva soldi. Anche noi bambini ci arrendevamo di fronte a quella mancanza cronica.<\/p>\n<p>Qualcosa si rimediava comunque, una zonta di qu&igrave;, un morsichino di l&agrave;&#8230;..per poi riprendere la partita da dove si era interrotta mentre l&#39;uomo della Nacia con la sua pedalata difficoltosa arrancava dimenandosi sopra alla sella verso l&#39;uscita del quartiere.<\/p>\n<p>Alle volte mi chiedo se qualcuno al giorno d&#39;oggi sarebbe disponibile a spingere quel carretto per pochi euro di guadagno. Sono per&ograve; sicuro che lo sguardo del bambino che sa di non potersi permettere un oggetto inconfessabile &egrave; sempre lo stesso. Solo che oggi di oggetti inconfessabili ce ne sono gran pochi. E raramente di natura alimentare, mi sembra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Tonguessy Era un uomo di quelli che ormai non si vedono pi&ugrave;: minuto e con una gamba pi&ugrave; corta dell&#39;altra. 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