{"id":26457,"date":"2016-12-09T08:00:36","date_gmt":"2016-12-09T07:00:36","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26457"},"modified":"2016-12-08T16:39:25","modified_gmt":"2016-12-08T15:39:25","slug":"dazi-vostri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26457","title":{"rendered":"Dazi vostri"},"content":{"rendered":"<p><strong>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci)<\/strong><\/p>\n<p><em>Battaglia di tasse tra USA e Cina, ne vedremo delle belle<\/em><br \/>\n<em>di Riccardo Antonucci &#8211; 7 dicembre 2016<\/em><\/p>\n<p>Fra Washington e Pechino non corre buon sangue in questi ultimi giorni: se si pensava che il presidente eletto Donald Trump avrebbe cominciato a rendere pi\u00f9 complicate le relazioni diplomatiche fra USA e Cina a partire dal suo insediamento a gennaio 2017, si potr\u00e0 tirare un sospiro di sollievo sapendo di non rischiare di annoiarsi. Le prime frizioni fra i due governi sono cominciate solamente alcuni giorni fa e fanno pregustare gi\u00e0 quattro intensi anni di presidenza targata The Donald.<\/p>\n<p>Andiamo con ordine: il primo \u201cincidente\u201d avvenuto fra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese (prestare attenzione ai primi due termini) \u00e8 stata la chiamata avvenuta fra Donald Trump e Tsai Ing-Wen. Eletta il 16 gennaio 2016, \u00e8 il primo presidente donna della Repubblica di Cina, nota comunemente come Taiwan e indicata tutt\u2019oggi dal governo comunista di Pechino come una provincia separatista.<\/p>\n<p>La telefonata \u00e8 avvenuta il 2 dicembre, giorno in cui il presidente Ing-Wen ha voluto congratularsi con il tycoon per la vittoria conseguita l\u20198 novembre. Potrebbe sembrare una telefonata di routine, come tante altre avvenute a seguito delle elezioni presidenziali americane e che hanno visto altrettante gaffe del leader repubblicano \u2013 fra le quali la pi\u00f9 eclatante \u00e8 probabilmente il \u201cfammi sapere se passi da queste parti\u201d rivolto al Primo ministro britannico Theresa May -. In realt\u00e0, Donald Trump \u00e8 il primo presidente statunitense, repubblicano o democratico, a parlare con un leader di Taiwan negli ultimi 40 anni. La telefonata, dunque, \u00e8 caduta come un fulmine a ciel sereno sulle teste del Partito Comunista e del Governo cinese, il quale ha presentato una protesta formale, ricordando tramite il ministro degli Esteri Wang Yi che &lt;&lt;c\u2019\u00e8 solo un\u2019unica Cina nel mondo e Taiwan \u00e8 un\u2019inseparabile parte del territorio cinese. Il governo della Repubblica popolare cinese \u00e8 il solo legittimato a rappresentare la Cina&gt;&gt;. La dichiarazione del membro del Gabinetto riassume, all\u2019atto pratico, la posizione ufficiale della nazione, che sembrava aver recepito il fatto con una minore intensit\u00e0 di quanto le dure parole del ministro non lascino trasparire. La motivazione principale \u00e8 probabilmente il fatto che in questo momento non sia ancora del tutto chiara la linea del presidente eletto Trump sulla questione cinese. Del resto, il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang ha dichiarato durante la conferenza stampa di luned\u00ec 5 dicembre che &lt;&lt;La Cina ha trasmesso in tutto il mondo il proprio messaggio per quanto riguarda le questioni legate a Taiwan. Gli Stati Uniti, incluso il team del presidente eletto Trump, sono pienamente consapevoli della solenne attitudine cinese sull\u2019argomento&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Se si guarda alla Storia, in particolare all\u2019arco temporale che va dalla fine degli anni Settanta fino ai giorni nostri, si comprende perfettamente quanto le parole del portavoce Kang siano fondate. Tutto ebbe inizio nel luglio del 1971: il presidente statunitense Richard Nixon annunci\u00f2 il suo viaggio in Cina, che all\u2019epoca rappresentava un competitor dell\u2019Unione Sovietica ed una possibile arma per indebolire l\u2019economia di Mosca. Nel novembre dello stesso anno, venne approvata la risoluzione numero 2758 dell\u2019Assemblea Generale Onu che riconobbe la Repubblica Popolare Cinese come l\u2019unico rappresentante della Cina. In seguito all\u2019approvazione di questa risoluzione avvenne l\u2019espulsione di Taiwan dall\u2019ONU, in quanto il suo seggio venne definito \u201cillegale\u201d. Le relazioni diplomatiche fra Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti ripresero ufficialmente nel 1979, sotto il principio guida della One China Policy, noto e rispettato da tutti i successivi capi di Stato e presidenti eletti americani. O meglio, apparentemente quasi tutti.<\/p>\n<p>Onde evitare equivoci, \u00e8 molto azzardato sostenere che Donald Trump ed i membri del suo staff \u2013 fra cui due ex generali ed il capo di Gabinetto e presidente del Partito Repubblicano Reince Preibus, che ha conosciuto Tsai Ying-wen prima che venisse eletta presidente a maggio \u2013 non sapessero della convenzione che da decenni regola i rapporti fra i due Paesi, convenzione che per\u00f2 non impedisce agli Stati Uniti di avere relazioni commerciali con Taiwan \u2013 che coinvolgono anche la compravendita di armi \u2013 nonch\u00e9 al Governo di Taipei di mantenere un proprio sistema politico.<\/p>\n<p>\u00c8 quasi evidente che l\u2019intenzione di Donald Trump fosse quella di rompere alcuni schemi: il primo, meramente formale, \u00e8 la prassi consolidata che prevede la consultazione degli esperti e delle agenzie prima che il presidente eletto intraprenda azioni dal possibile risvolto diplomatico. La consultazione non \u00e8 obbligatoria, ma \u00e8 fortemente consigliata al fine di evitare possibili incidenti. La scelta di Donald Trump rappresenta, agli occhi degli osservatori, un voler riaffermare una prerogativa personale nella gestione delle questioni diplomatiche, magari prendendo spunto dalla propria esperienza come imprenditore. Del resto, era chiaro fin da quando si candid\u00f2 alle primarie repubblicane che il suo stile di leadership sarebbe stato caratterizzato proprio da una volont\u00e0 di gestione individuale del potere, rappresentando una tendenza muscolare che ha riscosso un \u201csuccesso\u201d inaspettato all\u2019interno dell\u2019opinione pubblica cinese. Nonostante le dichiarazioni fin da subito forti nei confronti della Cina \u2013 le accuse di manipolazione valutaria risalgono a molto prima della vittoria dell\u20198 novembre -, all\u2019interno del gigante asiatico riscuote successo lo stile aggressivo e politicamente scorretto, oltre alla rivalutazioni di alcune posizioni ritenute universalmente basilari all\u2019interno di una democrazia, dalla tortura al rispetto dell\u2019avversario politico. Trump piace, per quanto sia imprevedibile. Soprattutto, piace pi\u00f9 di Hillary Clinton, il cui \u201cPivot to Asia\u201d attraverso la difesa dei diritti umani \u00e8 stato visto come un tentativo di approccio ostile nei confronti della potenza cinese, la quale temeva un tentativo di ingerenza nei propri affari interni.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte \u2013 e questo \u00e8 il secondo grande \u201cincidente\u201d -, a rendere spigolosa la figura di Donald Trump \u00e8 la sua intenzione, ribadita anche in occasione delle dichiarazioni su Taiwan il 4 dicembre, di imporre un dazio del 45% sui prodotti provenienti dalla Cina. La prospettiva che si delineerebbe \u00e8 quella di un\u2019aperta guerra commerciale fra Cina ed USA, una guerra che potrebbe risultare molto pi\u00f9 complessa di quanto sembri: la competitivit\u00e0 cinese garantita dai bassi salari, ad esempio, avvantaggia anche numerose aziende statunitensi, per cui una misura volta a tagliare questa dipendenza provocherebbe un contraccolpo nella media borghesia americana, come ci ricorda Fabrizio Maronta per Limes. Inoltre, per quanto i danni strategici potranno essere riassorbiti, secondo Raul Caruso per L\u2019Avvenire \u2013 il decrescente saldo negativo degli Usa nei confronti di Pechino (367 miliardi di dollari nel 2015 e quasi 260 miliardi nei primi nove mesi del 2016) indicherebbe che un numero di imprese non rilevanti sar\u00e0 coinvolto nelle misure protezionistiche -, dal punto di vista economico il calo di valore del yuang rischia di mantenere l\u2019appetibilit\u00e0 dei beni cinesi per le famiglie americane, andando a ridurre l\u2019efficacia delle misure adottate da Washington.<\/p>\n<p>Secondo Caruso, a rendere tollerabile il tutto sar\u00e0 l\u2019impiego del nazionalismo economico all\u2019interno dell\u2019opinione pubblica per giustificare un rinnovato impegno strategico di contenimento nei confronti della Cina, la quale ha portato avanti dal 2000 al 2015 una massiccia politica di riarmo \u2013 il suo bilancio per la Difesa \u00e8 il secondo pi\u00f9 grande del mondo, dopo gli Stati Uniti -. Inoltre, il pericoloso avvicinamento fra Pechino e Mosca, con Trump intenzionato a costruire un nuovo canale di relazioni fra gli USA e quest\u2019ultima, \u00e8 fonte di rischio nello scenario strategico del Pacifico.<\/p>\n<p>La vicinanza con Taiwan, con la Corea del Sud e con il Giappone \u2013 Shinzo Abe \u00e8 stato il primo leader internazionale ad essere ricevuto nella Trump Tower \u2013 risulter\u00e0 un pilastro della strategia futura di Washington. Lo scenario non consente un ampio spazio di disimpegno e probabilmente sar\u00e0 questo il piano che le agenzie governative suggeriranno al prossimo presidente degli Stati Uniti. La maggiore incognita, tuttavia, sar\u00e0 se lui vorr\u00e0 prestare attenzione.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/dazi-vostri\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/dazi-vostri\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Riccardo Antonucci) Battaglia di tasse tra USA e Cina, ne vedremo delle belle di Riccardo Antonucci &#8211; 7 dicembre 2016 Fra Washington e Pechino non corre buon sangue in questi ultimi giorni: se si pensava che il presidente eletto Donald Trump avrebbe cominciato a rendere pi\u00f9 complicate le relazioni diplomatiche fra USA e Cina a partire dal suo insediamento a gennaio 2017, si potr\u00e0 tirare un sospiro di sollievo sapendo di non&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":17413,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/intellettuale-dissidente-e1474974730908.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6SJ","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26457"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26457"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26457\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26458,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26457\/revisions\/26458"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17413"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26457"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26457"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26457"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}