{"id":26459,"date":"2016-12-09T10:00:30","date_gmt":"2016-12-09T09:00:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26459"},"modified":"2016-12-08T16:48:36","modified_gmt":"2016-12-08T15:48:36","slug":"traduzioni-marxiste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26459","title":{"rendered":"Traduzioni marxiste. La nozione di popolo in Marx, tra proletariato e nazione"},"content":{"rendered":"<p><strong>di SINISTRA RETE (Isabelle Garo)<\/strong><\/p>\n<p>La questione europea ha rilanciato i dibattiti, in seno alla sinistra radicale, sull\u2019internazionalismo. Si \u00e8 progressivamente affermata la necessit\u00e0 di ripensare a un internazionalismo concreto, il quale rifiuti l\u2019alternativa disastrosa tra il nazionalismo razzista dell\u2019estrema destra e l\u2019internazionalismo del capitale incarnato dall\u2019Unione europea, rinunciando altres\u00ec alle semplificazioni di un internazionalismo astratto.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo postula, proprio in ragione dell\u2019internazionalizzazione del capitale, che sarebbero state risolte le questioni strategiche dell\u2019articolazione degli spazi \u2013 locali, nazionali e internazionali \u2013 nella definizione di un progetto di rottura anticapitalista, e dell\u2019appartenenza nazionale del proletariato. \u00c8 a quest\u2019ultimo problema, in particolare, che tenta di rispondere Isabelle Garo nel testo seguente, discutendo il concetto di popolo in Marx e le sue prese di posizione riguardo ai movimenti di liberazione nazionale.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<p>La questione del popolo in Marx \u00e8 complessa, a dispetto delle tesi troppo nette che spesso gli vengono attribuite in proposito. A una prima lettura, in effetti, si \u00e8 portati a pensare che Marx costruisca la categoria politica di proletariato proprio in contrapposizione a quella classica di popolo, eccessivamente inglobante e soprattutto omogeneizzante, la quale, inoltre, occulterebbe i conflitti di classe. In tal senso, la nozione di popolo sarebbe chimerica, foriera di pericolose illusioni laddove politicamente strumentalizzata.<\/p>\n<p>Tuttavia, se Marx diffida di qualsiasi concezione organica di popolo, riprende comunque il termine in svariate occasioni e, in particolare, quando si occupa delle lotte nazionali del suo tempo, in specie se mirano a conquistare l\u2019indipendenza dalle potenze colonizzatrici. E vi ricorre ugualmente se si tratta di definire le specificit\u00e0 nazionali, caratterizzanti i rapporti di forza sociali e politici costantemente singolari, i quali, a suo modo di vedere, vanno sempre analizzati in un tale quadro nazionale. Infine, la parola popolo designa un certo tipo di alleanza di classe in un contesto di conflitti sociali e politici di grande ampiezza.<\/p>\n<p>In queste tre occorrenze, Marx non separa mai il termine \u00abpopolo\u00bb dalle divergenze sociali, quali che siano, al contrario. Va tenuto a mente come egli lo erediti direttamente dalla Rivoluzione francese e dalle opere politiche che le fanno da cornice, da Rousseau sino a Babeuf e Buonarrotti: secondo questa tradizione, il concetto di popolo indica i gruppi sociali opposti all\u2019aristocrazia, niente a che fare, dunque, col sostantivo indifferenziato valorizzato dagli usi posteriori.<\/p>\n<p>Affronter\u00f2 questi tre diversi usi marxiani del termine, confrontandoli alla questione del proletariato elaborata da Marx contemporaneamente. Elaborazione nel corso della quale Marx si interessa, in modo specifico, alle lotte di emancipazione e alla colonizzazione, per quanto riguarda India e Cina, impegnandosi attivamente nel sostegno all\u2019Irlanda e alla Polonia.<\/p>\n<p><strong>I. Popolo e proletariato, concetti antagonisti?<\/strong><\/p>\n<p>Non bisogna dimenticare che la nozione di proletariato ha origini lontane nel tempo. inizialmente essa non indica il popolo, ma una sua frazione, caratterizzata dalla condizione sociale. Condizione definibile secondo due modalit\u00e0 distinte: sia come deprivazione e povert\u00e0; sia come situazione di sfruttamento e dominazione, qualora ci si concentri su un modo di produzione, e quindi una funzione sociale attiva, e non esclusivamente su uno statuto economico subalterno. Schematicamente, \u00e8 corretto affermare che in Marx tale concetto transita, irreversibilmente, dal primo al secondo significato.<\/p>\n<p>Riprendiamo, brevemente, il corso di questa storia: nel diritto romano i proletari, dal latino \u00abproles\u00bb, \u00ablignaggio\u00bb, costituiscono l\u2019ultima classe dei cittadini, sprovvisti di qualsiasi propriet\u00e0 e considerati utili solo per la loro discendenza. A questo titolo essi sono esentati dal pagamento delle imposte. Recuperato dal francese medio, il termine sperimenta un rinnovato interesse nel XIX secolo, allorch\u00e9 si sviluppa la critica sociale, politica economica del nascente mondo industriale.<\/p>\n<p>In tale contesto, il sostantivo \u00abproletariato\u00bb appare nel 1832 a indicare l\u2019insieme dei lavoratori poveri, la cui miseria viene percepita come risultato dell\u2019egoismo delle classi dirigenti. \u00c8 la tesi difesa da colui che lo utilizza per primo, Antoine Vidal, nel primo giornale operaio Francese, L\u2019\u00e9cho d la fabrique (1). \u00c8 in riferimento diretto alla rivolta dei canut [operai tessitori della seta, n.t.d.] lionesi del 1831 che egli inventa il termine nel 1832. A detta di Vidal, \u00abla classe proletaria\u00bb \u00e8 al contempo la pi\u00f9 utile alla societ\u00e0 e la pi\u00f9 disprezzata. Colpisce anche il fatto che egli rivendichi come essa sia \u00abqualcosa\u00bb, rifacendosi, in tal modo, alle parole e alla tematica di Siey\u00e8s in Che cos\u2019\u00e8 il Terzo stato? (1789), ridefinendo, allo stesso tempo, i confini sociali di una classe popolare che non coincide pi\u00f9 con in contorni giuridici del terzo stato dell\u2019antico regime.<\/p>\n<p>In un secondo tempo viene trasposto in tedesco, nel 1842, dall\u2019economista Lorenz von Stein, studioso delle correnti socialiste, in particolare quelle francesi, pur essendo ostile al comunismo. In seguito viene ripreso dal giovane hegeliano Moses Hess, all\u2019epoca vicino a Engels e Marx, tutti e tre comunisti dichiarati. Lo si ritrova nel 1843, negli scritti di Marx, nei quali acquisisce un senso nuovo e un\u2019importanza teorica centrale. Una ridefinizione, quella marxiana, che si articola in tre tappe.<\/p>\n<p>1 \/ Dapprima il termine compare alla fine del 1843, in conclusione della critica apportata dal giovane Marx alla filosofia hegeliana del diritto. Nell\u2019introduzione da lui redatta per il manoscritto di Kreuznach, nel quale viene affrontata la critica della concezione hegeliana dello stato, viene designato il soggetto sociale protagonista dell\u2019emancipazione generale della societ\u00e0 civile moderna. Il proletariato, in quanto classe che \u00absubisce l\u2019ingiustizia di per s\u00e9\u00bb, non pu\u00f2 che \u00abconquistare nuovamente se stessa soltanto riconquistando completamente l\u2019uomo\u00bb (2).<\/p>\n<p>2 \/ Ne L\u2019ideologia tedesca (1845) e in seguito nel Manifesto del partito comunista (1848), Marx e Engels affermano il ruolo di motore della storia giocato dalle lotte di classe e definiscono l\u2019antagonismo moderno che contrappone il proletariato e la borghesia. Si precisa in tal modo un\u2019analisi nella quale si era inizialmente impegnato Engels nel suo studio La situazione della classe operaia in Inghilterra. Il proletariato si distingue per i posto occupato in un modo di produzione e nei rapporti sociali corrispondenti. Esso costituisce, allo stesso tempo, la classe che produce la ricchezza senza possedere i mezzi di produzione, e quella chiamata, proprio in ragione di questo fatto, alla trasformazione radicale del capitalismo.<\/p>\n<p>3 \/ Infine, nel Capitale e nel vasto insieme dei manoscritti preparatori, la scoperta del plusvalore e della sua origine: la frazione di tempo di lavoro non pagata della quale si appropria il capitalista, consente a Marx di precisare tale nozione e di esporne la dimensione dialettica. Il proletariato non \u00e8 innanzitutto povero, bens\u00ec espropriato della ricchezza sociale da lui prodotta. In conseguenza di ci\u00f2, la sua unit\u00e0 e la sua identit\u00e0 di classe si costruiscono in contraddizione col carattere privato dell\u2019appropriazione borghese, prefigurando il comunismo. Ma, d\u2019altra parte, il proletariato subisce una forma di concorrenza tra i suoi membri, concorrenza favorita dalla classe capitalistica e che costituisce un potente ostacolo alla sua presa di coscienza unitaria e al suo ruolo rivoluzionario.<\/p>\n<p>Il proletariato in senso marxiano \u00e8 una nozione che si vuole socialmente descrittiva ma allo stesso tempo presenta una dimensione politica e filosofica costitutive. Vorrei insistere sopratutto sul primo momento di tale costruzione.<\/p>\n<p>In effetti, nell\u2019introduzione a Per la critica della filosofia del di ritto di Hegel, scritta a partire dalla fine del 1843, Marx sviluppa la tesi concernente il ruolo storico del proletariato moderno, e pi\u00f9 specificamente del proletariato tedesco. Ora, lungi dal proporre la sostituzione del proletariato al popolo, vi si mettono in relazione dialettica i due concetti. Da una parte, Marx distingue due storie nazionali e due scenari di emancipazione: \u00abNoi infatti abbiamo condiviso le restaurazioni dei popoli moderni senza condividerne le rivoluzioni. Abbiamo subito la restaurazione, in primo luogo perch\u00e9 altri popoli osarono una rivoluzione, e poi perch\u00e9 altri popoli subirono una controrivoluzione\u00bb (3).<\/p>\n<p>Qui le nozioni di popolo e di rivoluzione (o di controrivoluzione) si richiamano l\u2019un l\u2019altra. Esistono delle culture politiche popolari, e tali politiche conducono a porsi a favore o contro la rivoluzione, quest\u2019ultima avente come modello la \u00abgrande\u00bb rivoluzione antifeudale francese. In rapporto a questa prospettiva, la quale coniuga popolo e rivoluzione, Marx utilizza il concetto di proletariato collegandolo a un nuovo tipo di rivoluzione, pi\u00f9 avanzata, che pu\u00f2 essere qualificata come anticapitalista o comunista, e che radicalizza quella precedente. Ne deriva, da una parte, che le lotte tedesche, per quanto arretrate, presentano comunque una portata universale, allo stesso titolo della Rivoluzione francese a suo tempo.<\/p>\n<p>Successivamente si ritrover\u00e0, ben pi\u00f9 sviluppata, l\u2019idea per cui le lotte di emancipazione di un popolo sono importanti per la sorte di tutti gli altri. Da tale punto di vista, la solidariet\u00e0 con i popoli oppressi \u00e8 molto pi\u00f9 della filantropia. Detto in altri termini, essa non \u00e8 solo di natura morale, bens\u00ec di ordine fondamentalmente politico: \u00abE anche per i popoli moderni questa lotta contro la meschinit\u00e0 dello status quo tedesco non pu\u00f2 essere priva d\u2019interesse; lo status quo tedesco costituisce infatti l\u2019aperto compimento dell\u2019ancien r\u00e9gime, e l\u2019ancien r\u00e9gime \u00e8 la tara occulta dello stato moderno\u00bb (4).<\/p>\n<p>Cos\u00ec la nozione di popolo conserva la propria validit\u00e0, a dispetto dei suoi limiti, a causa del persistere dell\u2019ancien r\u00e9gime, ivi compreso nelle nazioni che hanno realizzato la loro rivoluzione antifeudale. Ossia, questa rivoluzione parziale e incompiuta si fa matrice di rivoluzioni ben pi\u00f9 radicali, nello stesso modo in cui i popoli si determinano come classi popolari, esse stesse, pi\u00f9 o meno radicali, essendo il proletariato il nome di una tale radicalizzazione, allo stesso tempo sociale e politica.<\/p>\n<p>\u00c8 a questo punto che ci si imbatte in una definizione del proletariato estremamente originale: frazione del popolo, lo rappresenta nella sua interezza cos\u00ec come, tendenzialmente, l\u2019umanit\u00e0 stessa, a causa della condizione che subisce e delle esigenze politiche e sociali delle quali \u00e8 portatrice. Si \u00e8, dunque, ben lontani dal proporre una secessione sociale, che isolerebbe il proletariato dalle altre componenti, facendone un\u2019avanguardia sociale e politica; viceversa, \u00e8 come rappresentante universale, rappresentante di fatto della sofferenza, dello sfruttamento e della volont\u00e0 di emancipazione, che il proletariato si distingue in quanto classe offensiva capace di organizzarsi politicamente.<\/p>\n<p>Tuttavia, \u00e8 necessario precisare che esattamente in virt\u00f9 di questa dimensione universale la rivoluzione a venire non \u00e8, e non sar\u00e0, una semplice rivoluzione politica.<\/p>\n<p>\u00abDov\u2019\u00e8 dunque la possibilit\u00e0 positiva dell\u2019emancipazione tedesca?\u00bb \u00e8 l\u2019interrogativo posto da Marx. Interrogativo al quale cos\u00ec risponde: \u00abnella formazione di una classe con catene radicali, una classe della societ\u00e0 civile che non sia una classe della societ\u00e0 civile, una classe che sia la dissoluzione di tutte le classi, una sfera che, per la sua sofferenza universale, possieda un carattere universale (\u2026) che non possa pi\u00f9 appellarsi a un titolo storico, bens\u00ec al titolo umano (\u2026), una sfera, infine, che non possa emancipare se stessa senza emanciparsi da tutte le altre sfere della societ\u00e0, emancipandole di conseguenza tutte, e che sia, in una parola, la perdita completa dell\u2019uomo e possa quindi conquistare nuovamente se stessa soltanto riconquistando completamente l\u2019uomo. Questa decomposizione della societ\u00e0, in quanto classe particolare, \u00e8 il proletariato\u00bb (5).<\/p>\n<p>Marx non cambier\u00e0 idea riguardo al carattere umano, vale a dire universalmente umanizzante, dell\u2019emancipazione sociale. Ciononostante, dopo essere entrato in quello che definisce il \u00ablaboratorio della produzione\u00bb, ossia dopo essersi impegnato nella critica dell\u2019economia politica, svilupper\u00e0 una concezione pi\u00f9 complessa e meno ottimista del proletariato come classe offensiva, lasciando sempre maggior spazio alle contraddizione che lo dividono. La concorrenza operaia \u00e8 inscritta nei rapporti di produzione capitalisti e sistematicamente strumentalizzata dalla borghesia, in particolare dalla sua componente industriale. Ma Marx insister\u00e0 ugualmente sull\u2019emergere, nel quadro della nascente grande industria, del lavoratore combinato complessivo, portatore di una cultura e di facolt\u00e0 umane sviluppate, lontano da ogni miserabilismo e da qualsiasi \u00abvittimizzazione\u00bb. Infine, lascer\u00e0 posto alla complessit\u00e0 del processo politico che dovrebbe condurre all\u2019abolizione dell\u2019appropriazione privata della ricchezza socialmente prodotta, e dunque al comunismo.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, la concezione del rapporto tra proletariato e popolo si rivela sin dall\u2019inizio contraddittoria, o pi\u00f9 esattamente: eminentemente dialettica, il che \u00e8 assai differente. Poich\u00e9 Marx, che si occupi di politica o economia, non cessa mai di essere filosofo. Qui la singolarit\u00e0 \u00e8 il luogo nel quale emerge l\u2019universale, e non il luogo della formazione di un\u2019identit\u00e0 separata e chiusa in se stessa. Lo stesso vale per le nazionalit\u00e0: suddivisione dell\u2019umanit\u00e0 in entit\u00e0 politiche mai completamente isolate, le nazioni sono in alcuni casi, e in determinati momenti, espressione di una storia emancipatrice che le rende universali.<\/p>\n<p><strong>II. Popoli in lotta e liberazione nazionale<\/strong><\/p>\n<p>Cos\u00ec, parallelamente alla specificazione sociale e politica delle classi nel quadro del modo di produzione capitalista, la nozione di popolo continua essere utilizzata da Marx per pensare delle realt\u00e0 nazionali diverse, irriducibili, nelle quali si specificano singolarmente i rapporti di classe. Anche su tale punto, spesso viene imputata a Marx una sottovalutazione profonda della questione delle nazionalit\u00e0 e delle differenze nazionali, in previsione di un proletariato mondializzato, costituito di operai che \u00abnon hanno patria\u00bb, come proclama il Manifesto del partito comunista (6) nel 1848, alla vigilia della \u00abprimavera dei popoli\u00bb, nel momento in cui si risvegliano le coscienze nazionali. Ancora una volta, l\u2019analisi marxiana \u00e8 ben pi\u00f9 complessa di quanto si pensi abitualmente.<\/p>\n<p>Da un lato, Marx e Engels, riconoscono questa dimensione nazionale, costitutiva della costruzione di distinti movimenti operai, funzione di un grado di sviluppo economico e sociale determinato, cos\u00ec come di un livello di cultura politica determinata: \u00absebbene non sia tale per il contenuto, la lotta del proletariato contro la borghesia \u00e8 per\u00f2 all\u2019inizio, per la sua forma, una lotta nazionale. Il proletariato di ogni paese deve naturalmente farla finita prima con la sua propria borghesia\u00bb (7)<\/p>\n<p>Qui l\u2019idea di nazione tende a rimpiazzare quella anteriore di popolo, definita in base al suo antagonismo con l\u2019aristocrazia. La nazione \u00e8 il quadro di un rapporto sociale che coinvolge tutte le classi, che siano dominanti o dominate. Ma l\u2019analisi prosegue anche su un altro livello: da una parte si sofferma sulla capacit\u00e0 uniformante del mercato mondiale, la quale entra in contraddizione, dall\u2019altra parte, col mantenimento, e il rafforzamento, delle specificit\u00e0 nazionali. In tal modo, Marx e Engels, per un certo tempo, continuano a pensare che la rivoluzione tedesca, prima antifeudale e poi borghese, \u00abnon pu\u00f2 essere che l\u2019immediato preludio di una rivoluzione proletaria\u00bb (8). Uno scenario, quest\u2019ultimo, che verr\u00e0 profondamente modificato in seguito, e ripetutamente.<\/p>\n<p>Se la dimensione nazionale viene presa infatti in considerazione, Marx e Engels affermano, contemporaneamente, la forza di espansione mondiale del capitalismo, forza ritenuta, inizialmente, omogeneizzante, tesi corretta da Marx in seguito. Si potrebbe supporre che in un testo pensato quale manifesto politico, Marx e Engels, si impegnino a far valere una prospettiva che in seguito verr\u00e0 qualificata come \u00abinternazionalista\u00bb, della stessa ampiezza del mercato mondiale in via di formazione, ma latrice di tutt\u2019altra prospettiva. Di fatto, il testo che segue alla celebre affermazione \u00abGli operai non hanno patria\u00bb aggiunge: \u00abMa poich\u00e9 il proletariato deve conquistarsi prima il dominio politico, elevarsi a classe nazionale, costituirsi in nazione, \u00e8 anch\u2019esso nazionale, bench\u00e9 non certo nel senso della borghesia\u00bb (9). Evidentemente si potrebbe chiosare : in alcun modo nel senso inteso in seguito dai nazionalismi sciovinisti.<\/p>\n<p>Marx e Engels cos\u00ec proseguono: \u00abL\u2019isolamento e gli antagonismi nazionali dei popoli vanno via via scomparendo con lo sviluppo della borghesia, con la libert\u00e0 di commercio, col mercato mondiale, con l\u2019uniformit\u00e0 della produzione industriale e con le condizioni di vita ad essa rispondenti. Il dominio del proletariato li far\u00e0 scomparire ancora di pi\u00f9\u00bb. E poche righe dopo leggiamo: \u00abCon lo sparire dell\u2019antagonismo fra le classi nell\u2019interno della nazione scompare l\u2019ostilit\u00e0 fra le nazioni stesse\u00bb (10). Internazionali, sebbene anticipatamente, le lotte dei proletari nazionali hanno la nazione come quadro ma non come obiettivo.<\/p>\n<p>Il proletariato rappresenta qui, seppur temporaneamente, la figura del popolo, o pi\u00f9 esattamente: la sua riconfigurazione sociale e politica? S\u00ec e no. No riguardo all\u2019argomentazione da me chiarite, si invece, nel quadro delle lotte nazionali miranti all\u2019emancipazione. In questo caso, un parallelismo emerge tra la lotta del proletariato, in un contesto nazionale quale che esso sia, e quella di alcuni popoli, ai quali l\u2019oppressione subita conferisce un ruolo storico di primo piano, e ancora una volta, una portata universale.<\/p>\n<p>La parola \u00abpopolo\u00bb vede allora coincidere i suoi due significati, fusi in un\u2019inedita definizione. Il popolo \u00e8 un\u2019entit\u00e0 politica delimitata nazionalmente, ma allo stesso tempo \u00e8 quell\u2019entit\u00e0 sociale in lotta con e contro altri sul piano internazionale: possiamo affermare che la valenza descrittiva o analitica del termine recupera di nuovo la propria dimensione politica, aperta alla radicalizzazione. Se la nozione di \u00abpopolo\u00bb non diviene occasione di una teorizzazione separata, essa non scompare dal dizionario marxiano poich\u00e9 \u00e8 la sola a consentire di comprendere i movimenti di indipendenza nazionale in quanto lotte anch\u2019esse universali, e ci\u00f2 anche al di l\u00e0 della loro componente proletaria. \u00c8 il caso, beninteso, dei contadini in lotta contro una potenza coloniale.<\/p>\n<p>Questa ripresa apre a una riflessione nuova e assolutamente essenziale circa le prospettive di rivoluzione comunista. Infatti, da questo momento in poi, Marx si orienta verso scenari che sfuggono a qualsiasi linearit\u00e0, i quali non fanno della costituzione di un proletariato nazionale la condizione sine qua non dell\u2019emancipazione. Altrimenti detto, diviene possibile la possibilit\u00e0 di pensare l\u2019approdo al comunismo senza passare necessariamente per la via capitalista. E la nozione di popolo appare di nuovo come la pi\u00f9 adeguata al fine di pensare tali processi differenziati.<\/p>\n<p>In effetti, Marx inizia a abbandonare, nel corso degli anni Cinquanta del XIX secolo, la tesi della portata civilizzatrice della colonizzazione, della quale si trova traccia nei suoi scritti precedenti. Alla luce, in particolare, delle situazioni indiana e cinese, che egli studia in quel periodo, Marx ritiene che la peggiore barbarie si trovi dalla parte dei britannici. Parallelamente, cresce l\u2019interesse, e il l\u2019impegno, per la Polonia e l\u2019Irlanda, nonch\u00e9 a favore degli antischiavisti americani, prima di rivolgersi alla Russia.<\/p>\n<p>Il caso dell\u2019Irlanda \u00e8 particolarmente interessante, per ci\u00f2 che concerne il rapporto tra popolo, classe operaia e nazione cos\u00ec come Marx cerca di concepirli, modificando nel corso del tempo il proprio punto di vista iniziale. Mi appoggio in proposito alla notevole opera di Kevin Anderson: Marx a the margins (11). Nei suoi articoli e dichiarazioni sull\u2019Irlanda, in questo periodo, Marx lavora per combinare le questione di classe, identit\u00e0 etnica e delle realt\u00e0 nazionali, gi\u00e0 affrontate precedentemente.<\/p>\n<p>In Irlanda il proletariato si presenta come frazione del proletariato britannico, frazione super sfruttata e dominata. Contemporaneamente, l\u2019Irlanda si presenta come colonia britannica in lotta per la propria indipendenza nazionale. A fronte di tale complessa situazione, Marx e Engels consigliano ai rivoluzionari irlandesi di attribuire alle questioni di classe tutta la loro importanza, rimproverando loro il ricorso alla violenza come la fissazione religioso identitaria.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, Marx giunge gradualmente a considerare il movimento irlandese come punto d\u2019appoggio delle lotte operaie inglesi, e non viceversa. In una lettera a Engels del 10 dicembre 1869 scrive:<\/p>\n<p>\u00abPer lungo tempo ho pensato che fosse possibile abbattere il regime irlandese mediante l\u2019ascendancy della English working class (\u2026) uno studio pi\u00f9 approfondito mi ha convinto ora del contrario. La working class inglese non far\u00e0 mai nulla, before it has got rid of ireland. Dall\u2019Irlanda si deve far leva. Per questo motivo la questione irlandese \u00e8 cos\u00ec importante per il movimento sociale in genere\u00bb (12).<\/p>\n<p>Presente anche su suolo inglese, la classe operaia irlandese \u00e8 occasione di dissensi interni al movimento operaio, i quali paralizzano quest\u2019ultimo e vengono scientemente favoriti dal padronato inglese, sul modello del razzismo e dello schiavismo nord-americani. Su questo punto, Marx riconosce una coscienza ben superiore alla classe capitalista, infatti, laddove la classe lavoratrice, sia essa inglese o irlandese, non perviene a superare i propri antagonismi, la lotta delle razze, la xenofobia, hanno la meglio sulla lotta di classe, la quale dovrebbe logicamente federare proletariato britannico e sottoproletariato irlandese.<\/p>\n<p>Per conclude, in merito alla considerevole rilevanza politica di tali riflessioni, due osservazioni sulla questione del popolo mi sembrano importanti.<\/p>\n<p>La prima riguarda il famoso dibattito che vedr\u00e0 contrapporsi Marx a Bakunin in seno alla Prima internazionale. \u00c8 nota l\u2019accusa di autoritarismo e statalismo rivolta da Bakunin a Marx. Meno noto \u00e8 il fatto che tale contrasto concerne anche la situazione in Irlanda. Del tutto diversiva, a detta dei bakuniniani, la causa irlandese nuocerebbe a quella rivoluzionaria. Secondo Marx, essa ne \u00e8 invece una componente, l\u2019emancipazione dei popoli oppressi contribuendo a quella operaia, e pi\u00f9 largamente, all\u2019emancipazione umana.<\/p>\n<p>La seconda concerne la specificit\u00e0 della societ\u00e0 irlandese: l\u2019Irlanda \u00e8 innanzitutto una colonia agricola dell\u2019Inghilterra, il che spinge gli indipendentisti a fare dell\u2019insurrezione contadina il punto di partenza della rivoluzione nazionale. \u00c8 prima di tutto contro l\u2019oligarchia agraria inglese che lotta il popolo irlandese, il che porta Marx a attribuire alla questione della propriet\u00e0 della terra un ruolo politico chiave, come base di partenza di una rivoluzione sociale nella stessa Inghilterra.<\/p>\n<p>Questo pone, a sua volta, il problema delle alleanze di classe, in particolare quello dell\u2019alleanza tra la classe operaia e i contadini, assi lontano dall\u2019idea che il proletariato sar\u00e0 la sola classe a condurre la storia e le rivoluzioni. Per altro, una tale analisi si inscrive nella riflessione, sempre pi\u00f9 raffinata, intrapresa da Marx sui percorsi di sviluppo non capitalisti. In questi casi, riguardanti numerose societ\u00e0 nel mondo, e che egli analizza pi\u00f9 o meno precisamente (Cina, India, Russia, Messico, Per\u00f9, Algeria ecc.), la rivoluzione comunista non ha come precursore necessario l\u2019industrializzazione comunista e la formazione di una classe operaia.<\/p>\n<p>Sparisce, dunque, qualsiasi linearit\u00e0 storica, e la successione obbligata dei modi di produzione cede il posto all\u2019attenzione portata alle forme di propriet\u00e0 tradizionali, comunitarie. Secondo Marx, tali forme persistenti potrebbero fornire un punto di partenza concreto per una riorganizzazione economica e sociale egalitaria, risparmiando o attenuando per certe popolazioni il passaggio attraverso il capitalismo e le sofferenze da esso implicate.<\/p>\n<p><strong>Conclusione<\/strong><\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 vedere, la figura del proletariato \u00e8 complessa. Al fine di afferrarla, \u00e8 necessario prendere in considerazione la specificit\u00e0 della sua formazione nazionale e, dunque, porla in relazione con l\u2019idea di popolo. Ma, per Marx, \u00e8 necessario anche, in ultima analisi, mirare verso un\u2019emancipazione in grado di oltrepassare le barriere nazionali e gli antagonismi, senza per ci\u00f2, unificare le vie politiche, e le culture, in uno scenario unitario, prescritto, di superamento del capitalismo. L\u2019attenzione alla periferia non occidentale del capitalismo, la cui posta in gioco si riveler\u00e0 a pieno nel quadro della decolonizzazione del XX secolo, si trova gi\u00e0 in Marx stesso, il quale non esclude che delle societ\u00e0 possano transitare al comunismo senza passare per il capitalismo, evitando in tal modo la sua violenza sociale e la sua barbarie coloniale.<\/p>\n<p>Nel complesso, se ne pu\u00f2 trarre la conclusione che il proletariato non \u00e8 una categoria sociologica stabile, tanto meno il nome di un soggetto della storia unificato, bens\u00ec una costruzione dinamica, continuamente definita dal suo antagonismo rispetto a certe classi sociali e alle sue alleanze con altre. Un antagonismo, cos\u00ec come delle alleanze, da concepire innanzitutto come costruzioni politiche, secondo una prospettiva strategica che, a volte, difetter\u00e0 nel marxismo successivo ma che sar\u00e0 ripresa da alcune sue componenti.<\/p>\n<p>E proprio in ragione della plasticit\u00e0 di tale nozione, la categoria di popolo si mantiene, in vista di pensare il carattere sempre nazionale di una simile costruzione. Tuttavia, il popolo non costituisce mai un\u2019entit\u00e0 sostanzialistica o fissa. Dunque, \u00e8 sempre la dialettica proletariato-popolo, sottoposta all\u2019esame di ci\u00f2 che essa \u00e8 in ogni situazione storica, a contare, poich\u00e9 apre (o chiude) le prospettive politiche di emancipazione, le quali, in fin dei conti, riguardano l\u2019umanit\u00e0 tutta.<\/p>\n<p>Link all\u2019articolo in francese contretemps<\/p>\n<p>Isabelle Garo \u00e8 una filosofa marxista, ha pubblicato L\u2019id\u00e9ologie ou la pens\u00e9e embarqu\u00e9e (La fabrique, 2009), Foucault, Deleuze, Althusser. La politique dans la philosophie (Demopolis, 2011) e L\u2019or des images. Art \u2013 Monnaie \u2013 Capital (La ville br\u00fble, 2013).<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p>1. Jacques Guilhaumou, \u00abDe peuple \u00e0 prol\u00e9taire(s): Antoine Vidal, porte-parole des ouvriers dans L\u2019Echo de la Fabrique en 1831-1832\u00bb, Semen, n\u00b0 25, 2008, p. 101-115<\/p>\n<p>2. Karl Marx, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, Introduzione, in Karl marx e Friedrich Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, 1971, p. 70, oppure in marxist.org.<\/p>\n<p>3. Ibid., p. 59.<\/p>\n<p>4. Ibid., p. 61.<\/p>\n<p>5. Ibid., p. 70.<\/p>\n<p>6. Karl Marx, Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista, in Karl marx e Friedrich Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, 1971, p. 310, oppure in marxist.org.<\/p>\n<p>7. Ibid., p. 303.<\/p>\n<p>8. Ibid., p. 326.<\/p>\n<p>9. Ibid., p. 310.<\/p>\n<p>10. Ibid., pp. 310-311.<\/p>\n<p>11. Kevin B. Anderson, Marx at the Margins\u2013 On Nationalism, Ethnicity and Non-Western Societies, Chicago, The University of Chicago Press, 2010.<\/p>\n<p>12. In Renato Monteleone (a cura di.), Marxismo, internazionalismo e questione nazionale, Loescher, 1982, p. 51.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/8615-isabelle-garo-la-nozione-di-popolo-in-marx-tra-proletariato-e-nazione.html#addcomments\">http:\/\/www.sinistrainrete.info\/marxismo\/8615-isabelle-garo-la-nozione-di-popolo-in-marx-tra-proletariato-e-nazione.html#addcomments<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA RETE (Isabelle Garo) La questione europea ha rilanciato i dibattiti, in seno alla sinistra radicale, sull\u2019internazionalismo. Si \u00e8 progressivamente affermata la necessit\u00e0 di ripensare a un internazionalismo concreto, il quale rifiuti l\u2019alternativa disastrosa tra il nazionalismo razzista dell\u2019estrema destra e l\u2019internazionalismo del capitale incarnato dall\u2019Unione europea, rinunciando altres\u00ec alle semplificazioni di un internazionalismo astratto. Quest\u2019ultimo postula, proprio in ragione dell\u2019internazionalizzazione del capitale, che sarebbero state risolte le questioni strategiche dell\u2019articolazione degli spazi \u2013&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":26460,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/sinistra-in-rete-e1474130037723-160x160.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6SL","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26459"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26459"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26459\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26462,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26459\/revisions\/26462"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26459"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26459"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26459"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}