{"id":26487,"date":"2016-12-15T00:08:12","date_gmt":"2016-12-14T23:08:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26487"},"modified":"2016-12-16T00:08:52","modified_gmt":"2016-12-15T23:08:52","slug":"questione-nazionale-punto-debole-della-sinistra-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26487","title":{"rendered":"Questione nazionale: il punto debole della sinistra italiana"},"content":{"rendered":"<p align=\"JUSTIFY\">di\u00a0 <strong>ANGIOLO GRACCI <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/donne-e-uomini\/349\/angiolo-gracci\" target=\"_blank\">&#8220;GRACCO&#8221;<\/a> <\/strong>[comandante partigiano; 1920-2008]<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell&#8217;ambito, per fortuna ancora ampio, del movimento democratico, progressista e antifascista -e, quindi (come sarebbe possibile altrimenti?) tendenzialmente antimperialista- esce da quarantacinque anni, in polemica e involontaria sfida alle posizioni sopra episodicamente accennate, la testata di <i>&#8220;Patria Indipendente&#8221;<\/i>, organo ufficiale dell&#8217;<i>Associazione<b> <\/b>nazionale dei partigiani italiani,<\/i> la massima e pi\u00f9 autorevole dei combattenti della Guerra di liberazione nazionale.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Deve dedursi, pertanto, che concetti politici-chiave, come quelli richiamati da parole-simbolo, quali <i>&#8220;nazione&#8221;<\/i> e <i>&#8220;patria&#8221;<\/i>, appartengono alla categoria delle non poche contraddizioni culturali di fondo irrisolte che hanno reso divisa, incerta, inconcludente e -alla prova dei fatti- perdente, l&#8217;intera sinistra italiana, sebbene essa -all&#8217;indomani dell&#8217;insurrezione del 25 aprile- avesse dimostrato di essere sostenuta dalle speranze di una larghissima base popolare, soprattutto operaia.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una base di massa che, se diretta diversamente, avrebbe potuto dimostrarsi decisiva sia per avviare una effettiva realizzazione del programma di profondo rinnovamento postulato dalla Costituzione nata dalla Resistenza antinazifascista, sia per consentire la riappropriazione di quell&#8217;indipendenza nazionale e della conseguente sovranit\u00e0 popolare, l&#8217;una e l&#8217;altra pesantemente offese e rese praticamente inesercitabili, nella loro indispensabile pienezza, dall&#8217;ormai semisecolare <i>&#8220;presidio-occupazione&#8221; <\/i>del nostro territorio nazionale operato dall&#8217;imperialismo yankee.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Certo, \u00e8 ben noto, che la questione nazionale e quella dell&#8217;unit\u00e0 nazionale furono ideologicamente sollevate e poi sviluppate, in modo politicamente e operativamente organico, dalle borghesie dello scorso secolo. E&#8217; altrettanto noto ch&#8217;esse seppero gestirle con successo, coinvolgendo e ottenendo la risolutiva partecipazione delle classi sociali subalterne.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questa collaudata verit\u00e0 storica, tuttavia, non aveva e -a nostro avviso- non ha mai creato, obiettivamente, incompatibilit\u00e0, ipotetiche idiosincrasie con le nuove aspirazioni, i nuovi ideali, la nuova cultura socialista successivamemte espressi proprio da queste classi sociali maggioritarie. Che sentimento nazionale e amore per l&#8217;indipendenza del proprio paese (patria) fossero tutt&#8217;altro che incompatibili con il programma di riscatto sociale e classista scritto sulle bandiere rosse portate avanti, ovunque nel mondo, dalle avanguardie rivoluzionarie del socialismo, \u00e8 stato ampiamente e inconfutabilmente dimostrato proprio dalla storia intensa di questo secolo che ora volge al suo epilogo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La prima <i>&#8220;patria del socialismo&#8221;<\/i> fu salvata dall&#8217;irrompere delle armate hitleriane, soprattutto dall&#8217;esplicito appello alla sua difesa lanciato da Stalin ai pur molteplici e diversissimi popoli dell&#8217;Unione sovietica. Poco importa, ai fini del raggiungimento dell&#8217;obiettivo, che quell&#8217;appello appassionato fosse stato sincero o strumentale. Funzion\u00f2.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c8 importato, invece -disastrosamente- che, all&#8217;indomani della vittoria sull&#8217;invasore nazista, l&#8217;URSS o, meglio, la sua classe dirigente -ormai paga e salda al potere, voltasi ad allargare e a consolidare i suoi privilegi di <i>&#8220;nuova borghesia burocratica&#8221;- <\/i>sia degenerata al punto di comprimere, calpestare, violentare il sentimento nazionale, vale a dire l&#8217;identit\u00e0 nazional-culturale di alcune di quelle popolazioni. \u00c8 stata questa classe dirigente, questa nuova borghesia <i>&#8220;rossa&#8221;<\/i> che -legittimando perfino la pratica dello sradicamento territoriale- oper\u00f2 sistematiche deportazioni di masse nazionalmente omogenee e giunse, poi, in nome dei <i>&#8220;supremi interessi internazionalisti del proletariato&#8221; <\/i>ad arrogarsi il diritto di invadere, a sua volta, i paesi (le patrie) del proprio <i>&#8220;campo&#8221;<\/i> formulando la teoria, tipicamente imperialista, della <i>&#8220;sovranit\u00e0 limitata&#8221;<\/i> degli altri.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Una teorizzazione che sarebbe stato pi\u00f9 consono e meno traumatico fosse stata proclamata da uno dei pi\u00f9 autentici esponenti dell&#8217;imperialismo: i Truman, gli Johnson, i Nixon, i Reagan, i Bush. E -a parte il <i>&#8220;Patria o muerte!&#8221;<\/i> dei rivoluzionari cubani, nicaraguensi, salvadoregni, ecc.- che dire del patriottismo di un gigante della rivoluzione mondiale quale \u00e8 stato <b>Mao Tse Tung<\/b>?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nell&#8217;ottobre del 1938 -un anno gi\u00e0 carico dell&#8217;immane tempesta che si sarebbe scatenata su tutti i continenti- riflettendo su <i>&#8220;Il ruolo del Partito comunista cinese nella guerra nazionale&#8221;<\/i>, <b>Mao Tse Tung<\/b> scriveva, nella sua prosa semplice e convincente: <u><i>&#8220;Pu\u00f2 un comunista, che in quanto tale \u00e8 internazionalista, essere al tempo stesso un patriota? Noi sosteniamo che non solo pu\u00f2, ma deve esserlo. Il contenuto specifico del patriottismo \u00e8 determinato dalle condizioni storiche&#8221;. <\/i><\/u><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E chi ha mai osato confutare lo spirito adamantinamente patriottico di <b>Ho Chi Minh<\/b> quando esortava alla lotta il suo popolo martoriato ricordando che <i>&#8220;Nulla \u00e8 pi\u00f9 prezioso della indipendenza e della libert\u00e0&#8221;?<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Riaffiorano qui, alla memoria di un ormai vecchio militante, quale sono, la qualifica di <i>&#8220;patriota&#8221; <\/i>rivoltami, in modo irridente, da non pochi giovani compagni nel corso del grande movimento della contestazione extraparlamentare che caratterizz\u00f2 gli anni &#8217;60-&#8217;70. Erano i medesimi che -per incolpevole, scarsa conoscenza della storia e delle masse- con ingenuo e quasi orgoglioso tono di sfida, amavano ritmare, nei cortei, lo slogan <i>&#8220;Il proletariato non ha nazione-lotta armata-rivoluzione!&#8221;.<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Oggi, nell&#8217;immensa area dove la rivoluzione avrebbe dovuto partare al potere il proletariato, nel vuoto lasciato dal crollo verticale di un potere fittiziamente proletario, la prima elementare risposta istintiva -ma autentica e inequivocabile- dei popoli ingannati \u00e8 stata quella della rivendicazione e della riappropriazione della propria identit\u00e0 nazionale e culturale e della propria indipendenza.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Al di l\u00e0 degli inevitabili eccessi, in parte provocati proprio dalla lunga compressione autoritaria, questa riappropriazione va vista come il naturale, insopprimibile punto di partenza per il rilancio di ogni progettualit\u00e0 vincente di rifondazione rivoluzionaria e internazionalista.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Questo movimento -latente o manifesto- esiste, del resto e da tempo, anche nell&#8217;Occidente capitalista <i>&#8220;vincente&#8221;<\/i>. \u00c8 manifesto in Corsica, nei Paesi Baschi, in Catalogna, in Irlanda. \u00c8 latente ancora, qui, in Italia, la nostra patria, che \u00e8 quella della Resistenza e della Costituzione tradite.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La prima, tra le tante tragedie del nostro popolo, \u00e8 che i maggiori partiti tradizionali della sinistra hanno finito per collaborare, di fatto, con l&#8217;imperialismo occupante oltre che con quello indigeno, mentre quelli minori e <i>&#8220;pi\u00f9 a sinistra&#8221;<\/i> hanno continuato ad autogratificarsi con le proprie velleit\u00e0 antimperialiste, ridotte alla pura e semplice denuncia dei fatti compiuti e all&#8217;inserimento nei propri programmi dell&#8217;ormai rituale, patetica, stanca invocazione per l&#8217;<i>&#8220;uscita dell&#8217;Italia dalla Nato e della Nato dall&#8217;Italia&#8221;.<\/i><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Concludendo, sarebbe interessante -anzi, sar\u00e0 necessario- impegnarsi, allora, ad individuare, possibilmente una volta per tutte, le cause profonde (storiche, sociali, culturali, politiche) di questa cronica debolezza della sinistra italiana sulla questione nazionale (insufficiente sensibilit\u00e0, disattenzione, incapacit\u00e0 di coerente e protratta mobilitazione). Questo richieder\u00e0 l&#8217;apertura di un pi\u00f9 ampio dibattito.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sarebbe gi\u00e0 molto se la sinistra italiana, nel suo complesso, trovasse il coraggio di aprirlo in modo critico e autocritico, franco e sereno, evitando di invischiarsi, opportunisticamente, nelle consuete rigide contrapposizioni, nelle consuete aprioristiche etichettature dogmatico-settarie, nelle facili, presuntuose arroganze che tutto nullificano e nulla risolvono. Meglio tardi che mai.<\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.rivistaindipendenza.org\/Teoria%20nazionalitaria\/gracci.htm\" target=\"_blank\">http:\/\/www.rivistaindipendenza.org<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0 ANGIOLO GRACCI &#8220;GRACCO&#8221; [comandante partigiano; 1920-2008] Nell&#8217;ambito, per fortuna ancora ampio, del movimento democratico, progressista e antifascista -e, quindi (come sarebbe possibile altrimenti?) tendenzialmente antimperialista- esce da quarantacinque anni, in polemica e involontaria sfida alle posizioni sopra episodicamente accennate, la testata di &#8220;Patria Indipendente&#8221;, organo ufficiale dell&#8217;Associazione nazionale dei partigiani italiani, la massima e pi\u00f9 autorevole dei combattenti della Guerra di liberazione nazionale. 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