{"id":26510,"date":"2016-12-11T12:00:34","date_gmt":"2016-12-11T11:00:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26510"},"modified":"2016-12-10T19:05:51","modified_gmt":"2016-12-10T18:05:51","slug":"2017-mobilitazione-generale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26510","title":{"rendered":"2017, mobilitazione generale"},"content":{"rendered":"<p><strong>di GUSTAVO PIGA<\/strong><\/p>\n<p>Ecco il testo della mia intervista a Linkiesta di oggi.<\/p>\n<p>http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2016\/12\/08\/solo-renzi-poteva-salvarci-dallausterita-ora-serve-una-mobilitazione-d\/32662\/<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Mobilitazione generale. Pacifica, senza violenze, ma compatta e continuata, per tutto il 2017: \u00e8 l\u2019unico modo per evitare che alla fine dell\u2019anno che verr\u00e0 il fiscal compact rientri nei trattati europei, finendo di essere un accordo intergovernativo revocabile. \u00c8 quello che immagina Gustavo Piga, professore ordinario di Economia politica presso l\u2019Universit\u00e0 degli studi di Roma Tor Vergata, da anni impegnato in una battaglia contro l\u2019austerit\u00e0. Nel 2014 fu tra gli organizzatori di una raccolta di firme per un referendum che abrogasse l\u2019adozione del fiscal compact. Negli ultimi mesi ha apprezzato l\u2019attivismo di Renzi per ottenere margini di negoziazione maggiori in Europa, sebbene ritenga gli sforzi non sufficienti. Ora, spiega, le dimissioni di Renzi sono \u201cuna disgrazia\u201d, perch\u00e9 \u201cera l\u2019unico in grado di condurre una battaglia a Bruxelles\u201d. Il No al referendum, aggiunge, \u00e8 un messaggio contro l\u2019attuale politica economica europea, ma ha un effetto paradossale: rafforza nel breve termine il paradigma della stabilit\u00e0 e pure lo stesso Renzi. Ma nel medio periodo o si cambia o vinceranno le forze populiste.<\/p>\n<p>Professore, intanto lei che interpretazione d\u00e0 del voto di domenica?<\/p>\n<p>A livello europeo, per chi crede al paradigma di breve periodo della stabilit\u00e0, ci troviamo di fronte a un\u2019Europa molto pi\u00f9 stabile di prima. Non dimentichiamo che domenica ci sono stati due voti. In Austria abbiamo cancellato, almeno per un anno o due, il fantasma fascista che ci ricordava cos\u00ec tanto gli anni Trenta. Dopo la Brexit abbiamo imparato che ci dobbiamo responsabilizzare molto pi\u00f9 di prima quando votiamo, che il nostro voto conta, che non possiamo vivere di rimpianti una volta che abbiamo deciso di non andare a votare.<\/p>\n<p>E in Italia?<\/p>\n<p>Anche il voto italiano va preso come un voto per il paradigma della stabilit\u00e0. Lo vedo come da un lato un successo per Renzi e dall\u2019altro un successo per il successo per il paradigma della stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Come, non \u00e8 la vittoria della protesta?<\/p>\n<p>Questo referendum \u00e8 stato inteso, alla fine da entrambe le parti, non come un voto tecnico su questioni costituzionali ma come un voto sulla figura di Renzi. Allora: se una persona riesce a mobilitare cos\u00ec tante persone al voto e poi ottiene da queste persone un 40% di sostegno in un momento non di luna di miele di met\u00e0 mandato, il pi\u00f9 difficile per un governante, il risultato \u00e8 pi\u00f9 da valutare positivamente per il premier che negativamente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 una vittoria della stabilit\u00e0?<\/p>\n<p>Per i tifosi del paradigma della stabilit\u00e0 europea si \u00e8 disinnescata una mina che per loro doveva essere rilevantissima: perch\u00e9 l\u2019Italicum, pensato da Renzi quando si vedeva come l\u2019unica alternativa a Berlusconi, era diventato un incubo per quelli del paradigma della stabilit\u00e0. Era l\u2019unico sistema elettorale possibile che avrebbe consegnato l\u2019Italia al Movimento Cinque Stelle. Che poi ci piaccia o meno il Movimento Cinque Stelle \u00e8 un altro discorso.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019allarme che prima del voto aveva lanciato l\u2019Economist.<\/p>\n<p>Esatto, era l\u2019argomento dell\u2019Economist e l\u2019argomento, e questo mi diverte molto, di Berlusconi. Berlusconi che dice \u201cIo voto no perch\u00e9 se vince il S\u00ec vince Grillo\u201d ha ragioni da vendere e il paradosso \u00e8 che il Movimento Cinque Stelle si \u00e8 opposto a questo regalo di Natale che gli era stato confezionato. Qualsiasi siano le motivazioni del M5s per averlo rifiutato, adesso ci troviamo con una legge pro-Grillo che verr\u00e0 credo rapidamente abbandonata per un sistema molto pi\u00f9 proporzionale che ovviamente gioca contro Grillo e a favore dei partiti moderati. Possiamo dire che rallenter\u00e0 l\u2019azione di governo, ma se rimane un governo moderato questo non pu\u00f2 che far piacere ai fan del paradigma della stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 stato un voto contro l\u2019Europa?<\/p>\n<p>Non credo come detto che sia stato un voto anti-Renzi per s\u00e9, per la persona, perch\u00e9 prendere il 40% correndo da solo \u00e8 un bel risultato. Per\u00f2 evidentemente \u00e8 stato un voto contro la politica economica. A questo punto, bisogna domandarsi: chi la fa la politica economica italiana? La fa Renzi o la fa l\u2019Europa? Se la fa l\u2019Europa \u00e8 un voto anti-politiche economiche europee. Se la fa Renzi \u00e8 un voto anti-politiche economiche di Renzi. La mia risposta \u00e8 che il pasticcio terrificante italiano in cui ci troviamo richiama responsabilit\u00e0 sia di Renzi che dell\u2019Europa.<\/p>\n<p>\u00c8 stato un voto degli esclusi, nel Sud in particolare.<\/p>\n<p>\u00c8 evidentissimo, guardare l\u2019incredibile modalit\u00e0 di voto nel Meridione e nelle Isole. Il No in Sardegna \u00e8 arrivato al 72. Che cosa \u00e8 il Meridione d\u2019Italia e d\u2019Europa in questo momento? \u00c8 stata ed \u00e8 l\u2019area economica pi\u00f9 colpita dalla crisi e dove meno la politica economica \u00e8 riuscita a trovare una risposta, l\u00ec dove tra l\u2019altro era pi\u00f9 urgente. Se lei va in giro per la Lombardia o per il Piemonte trover\u00e0 regioni vibranti economicamente, che riescono a esportare molto grazie anche alle politiche monetarie di Draghi, un sistema che aveva soltanto bisogno di una ripresa mondiale per uscire dalla crisi. Invece quel territorio che pi\u00f9 aveva bisogno di politiche specifiche, il Centro-Sud, versa in uno stato di crisi, di emorragia di giovani, di emorragia di lavoratori, di crescente potere della criminalit\u00e0 organizzata come ultimo bastione di sollievo, che non \u00e8 tollerabile, e queste politiche economiche fallimentari su Centro e Meridione sono state chiaramente denunciate dal voto del referendum.<\/p>\n<p>Per quanto tireranno un sospiro di sollievo i fautori della stabilit\u00e0?<\/p>\n<p>Per un anno o due. Anche in Austria, tra l\u2019altro. Per\u00f2 se noi non risolviamo il nodo centrale delle politiche economiche a livello nazionale e a livello europeo, rischiamo di essere qui tra due anni a contare i rimasugli di un\u2019Europa che fu. Questo sarebbe un danno epocale in un mondo globalizzato per i nostri figli.<\/p>\n<p>Si stanno creando le condizioni per ripensare il fiscal compact?<\/p>\n<p>Qui arrivavo: ci sono due grandi errori, che non possono essere scissi l\u2019uno dall\u2019altro. Uno sbaglia perch\u00e9 l\u2019altro sbaglia. L\u2019errore dell\u2019Europa \u00e8 di non consentire politiche economiche in appoggio della domanda interna tramite gli investimenti pubblici e la spesa pubblica. L\u2019enorme errore di Renzi, la miopia di Renzi, \u00e8 di non aver fatto l\u2019unica riforma necessaria, altro che quella elettorale o il Jobs Act: quella della spending review.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 l\u2019unica necessaria?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 modo di convincere l\u2019Europa ad autorizzare l\u2019Italia a spendere di pi\u00f9 se non dimostra che sa spendere bene. E non c\u2019\u00e8 ragione di spendere di pi\u00f9 se uno non sa spendere bene, perch\u00e9 questi sono soldi buttati al vento. \u00c8 difficile convincere questa Europa cos\u00ec cretina e cos\u00ec ideologicizzata sulla irrilevanza del settore pubblico, il che \u00e8 un gravissimo errore di visione di come funzionano le economie di mercato, se non riusciamo a convincere i tedeschi che sappiamo spendere bene.<\/p>\n<p>L\u2019ultima legge di Stabilit\u00e0 \u00e8 fatta di cose buone ma anche di mance.<\/p>\n<p>Renzi ha continuato a sottovalutare l\u2019importanza della spending review anche recentemente con gli accordi un po\u2019 a casaccio con i sindacati nella pubblica amministrazione. Ma anche l\u2019Europa continua a sbagliare. Moscovici sta facendo delle aperture: ora chiede anche alla Germania di spendere di pi\u00f9 e di tassare di meno. Ma continua a chiedere all\u2019Italia di continuare nelle politiche di austerit\u00e0. Si sta quindi facendo un cambiamento timido. Purtroppo il problema, come sempre, \u00e8 che non c\u2019\u00e8 tempo. Pi\u00f9 tempo passa, con la nostra timidezza, pi\u00f9 le cose si incartano.<\/p>\n<p>Non se ne esce?<\/p>\n<p>L\u2019occasione vera, chiunque la coglier\u00e0, \u00e8 quella che si presenta a fine 2017, quando i Paesi dell\u2019Unione europea dovranno decidere se inserire il fiscal compact dentro i trattati. Il fiscal compact in questo momento \u00e8 un semplice accordo intergovernativo. Si era previsto che dopo cinque anni di funzionamento se ne sarebbero valutate l\u2019operativit\u00e0 e lo si sarebbe eventualmente inserito nei trattati. Abbiamo visto il totale fallimento di queste politiche assurde legate al fiscal compact: hanno distrutto le aspettative, hanno bloccato gli investimenti pubblici ma anche privati, per il pessimismo che hanno generato nei Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0. Sarebbe fondamentale che iniziasse nel 2017 una campagna pan-europea, guidata dall\u2019Italia, per la ricusazione del fiscal compact e la non firma da parte dell\u2019Italia all\u2019inserimento del fiscal compact nei trattati. Questo Renzi in campagna elettorale l\u2019aveva chiaramente detto. Ma sa, la campagna elettorale \u00e8 una cosa, poi dopo \u00e8 un\u2019altra. Contemporaneamente va fatta una enorme, vera, seria, spending review soprattutto su appalti e su stipendi della pubblica amministrazione, dove si possono generare tantissime risorse senza aumentare le tasse, per finanziare spesa pubblica per i talenti, per la gente brava, per la gente che soffre e per gli investimenti pubblici di cui hanno bisogno sia il territorio, sia le imprese per sostenere le proprie attivit\u00e0. Se queste due cose si possono fare allora forse nel 2018 parliamo di un\u2019Europa diversa. Altrimenti nel 2018 probabilmente staremo a raccontare la fine di un progetto.<\/p>\n<p>Come Italia nel 2018 e 2019 effettivamente le correzioni previste dal fiscal compact saranno ancora pi\u00f9 stringenti che nel 2017. Sembra di capire dal suo discorso che se non si cambia, non sar\u00e0 possibile avere una vera crescita.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la follia della flessibilit\u00e0. Si ottiene per il 2017 una mancia, un obolo di flessibilit\u00e0 e al contempo si deve promettere urbi et orbi che nel 2018 e 2019 faremo due manovre da 20 miliardi di aumenti di tasse sui consumatori. Questo deve cessare, e questo \u00e8 esclusivamente legato al fiscal compact. La battaglia \u00e8 l\u00e0. In questo caso l\u2019Italia ha il coltello dalla parte del manico per la prima volta, perch\u00e9 se oppone la firma allora non c\u2019\u00e8 niente che si possa fare.<\/p>\n<p>Per\u00f2 l\u2019Italia avr\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 un governo tecnico. Che forza pu\u00f2 avere un governo tecnico per fare questa battaglia?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il mio grande rimpianto. Credo che l\u2019unica persona che avrebbe potuto portare a termine questa battaglia, malgrado sia stata a mio avviso assolutamente incompetente su questa battaglia nei passati anni, era Matteo Renzi. Era l\u2019unico che aveva le capacit\u00e0, se l\u2019avesse voluto. Perch\u00e9 alla fine di battaglie vere contro l\u2019austerit\u00e0 non ne ha combattuta una, o perlomeno se ha pensato di combatterla \u00e8 stato guidato da una serie di consiglieri assolutamente incompetenti.<\/p>\n<p>In ogni caso, ora non c\u2019\u00e8.<\/p>\n<p>\u00c8 questo che io rimpiango pi\u00f9 di tutto: per fare questa battaglia abbiamo bisogno di un governo politico, ma io non vedo un governo politico rapidissimo, senza che prima si sia fatta una riforma elettorale. Un governo tecnico \u00e8 una disgrazia in questo senso. L\u2019unico modo per affrontare questo \u00e8 che ci sia la sorpresa forte della mobilitazione generale, per una battaglia comune come sistema Paese, tra cittadini e partiti, contro quella firma. A mio avviso l\u2019unico modo per riuscire ad arrivare a fine 2017, con un Paese che abbia la piena coscienza dell\u2019importanza di questa battaglia, \u00e8 che si mobilitino tutta una serie di forze sul territorio, per sostenere o per mettere pressione contro, perch\u00e9 potrebbe essere che il prossimo governo tecnico faccia un passo indietro rispetto a Renzi e data la debolezza diventi ancora pi\u00f9 austero. Sarebbe un paradosso estremo.<\/p>\n<p>Si immagina delle proteste come quelle fatte in Grecia e Portogallo all\u2019epoca degli interventi della Troika?<\/p>\n<p>Come quella che abbiamo fatto noi e che \u00e8 fallita per il boicottaggio che Renzi ci ha fatto nel 2014, quando abbiamo ottenuto 350mila firme per il referendum contro il fiscal compact, ma non siamo riusciti ad arrivare a quota 500mila. Renzi poi si \u00e8 mangiato le mani per l\u2019errore tattico di non aver combattuto quando era al massimo dei sondaggi d\u2019opinione una battaglia di quel tipo. Ora bisogna che si crei una pressione sociale dei cittadini molto forte, perch\u00e9 il governo tecnico senta questa pressione cos\u00ec tanto da essere portato a rappresentare l\u2019istanza. Poi se c\u2019\u00e8 un governo politico, sar\u00e0 stato eletto secondo me con un mandato chiaro sulla politica economica. Forse le cose saranno pi\u00f9 semplici. Non diamo in ogni caso il messaggio sbagliato: deve essere un movimento pacifico, una rivoluzione pacifica in favore dell\u2019Europa e della solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Luned\u00ec 5 dicembre l\u2019Eurogruppo, in assenza di Padoan, ha avanzato la richiesta di una manovra correttiva addizionale valutabile in 5 miliardi di euro. \u00c8 un avvertimento a che si cambi tono rispetto all\u2019ultima fase della politica di Renzi?<\/p>\n<p>Questo \u00e8 uno dei frutti delle dimissioni di Renzi, perch\u00e9 l\u2019unico che avrebbe potuto evitare questi 5 miliardi in questo momento sarebbe stato Renzi. \u00c8 la prova della debolezza in Europa del governo tecnico che verr\u00e0 e della continua, persistente stupidit\u00e0 europea. L\u2019Europa non capisce che questo \u00e8 un voto contro l\u2019Europa. La mattina dopo dice: \u201cmi hai votato contro? Non tengo conto di quello che mi hai detto democraticamente, ma faccio il contrario\u201d. La miopia europea e il masochismo europeo non hanno fine.<\/p>\n<p>Per\u00f2 su Mps ci sono segnali contrastanti. Da una parte il limite non rinviato del 31 dicembre per l\u2019aumento di capitale. Dall\u2019altra, in caso di fallimento dell\u2019aumento di capitale, la possibilit\u00e0 di un bail-in leggero, in cui paghino solo gli investitori istituzionali e non le famiglie. \u00c8 una notizia da valutare positivamente o qualcosa di comunque negativo visto l\u2019effetto sulle altre banche?<\/p>\n<p>\u00c8 una cosa importante. Non dobbiamo in questo momento mettere benzina sul fuoco. Giocare con le banche sarebbe gravissimo. Questa posizione va accolta positivamente. \u00c8 un\u2019Europa sensibile alle questioni importanti soltanto quando si parla di settore finanziario, per le ripercussioni che vanno al di l\u00e0 delle frontiere, data l\u2019interconnessione del sistema bancario. Quello che non si capisce \u00e8 che anche non solo la banca e i denari sono interconnessi, ma anche l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 interconnessa e se abbiamo un progetto europeo comune, di comune umanit\u00e0, quando trattiamo male un cittadino greco o un cittadino italiano stiamo trattando male un cittadino europeo. Un anno dopo sar\u00e0 il cittadino tedesco o finlandese, quando la sua economia sar\u00e0 in crisi, che sar\u00e0 trattato male. Tutto questo indebolisce la fibra del progetto europeo, che deve essere basato sulla solidariet\u00e0. Dovremmo mostrare la stessa velocit\u00e0 di reazione non soltanto verso le sofferenze bancarie ma anche rispetto alle sofferenze umane delle persone. A questo punto il sistema europeo riuscirebbe a reggere e a diventare un\u2019unione monetaria coesa come lo \u00e8 diventata nel tempo grazie alla solidariet\u00e0 e alla pragmaticit\u00e0 quella statunitense.<\/p>\n<p>Troika \u00e8 un nome che ci deve terrorizzare?<\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec, ci deve terrorizzare. \u00c8 l\u2019antitesi del progetto europeo, che \u00e8 nato sul concetto di democrazia. Dobbiamo respingere la Troika. Non ho apprezzato nulla del mandato del professor Monti ma l\u2019essere stato molto chiaro in un momento di grave difficolt\u00e0, anche bancaria, nel dire No alla Troika, \u00e8 qualcosa che va riconosciuto a Monti, anche se poi il prezzo che abbiamo pagato \u00e8 stato quello che l\u2019austerit\u00e0 ce la siamo fatta in casa. Se vogliamo cominciare la battaglia contro il fiscal compact, ripeto assieme alla battaglia per la spending review, \u00e8 necessario rifiutare ogni contributo tecnico legato all\u2019austerit\u00e0 e alla mancanza di democrazia.<\/p>\n<p>Una domanda al professore. Abbiamo avuto prima la Brexit, poi Trump. Siamo di fronti a grandi cambiamenti di paradigma nel pensiero economico che saranno ricordati anche in futuro?<\/p>\n<p>Tutto questo nasce da un cocktail micidiale: abbiamo avuto un\u2019apertura rispetto alla globalizzazione, pi\u00f9 una nuova moneta unica continentale, pi\u00f9 la pi\u00f9 grave crisi recessiva dal 1930. Questo cocktail \u00e8 fatto di una buona dose di sfortuna, ma anche di cattiva gestione. La globalizzazione ha creato delle tensioni forti sul tessuto pi\u00f9 debole delle societ\u00e0 e di questo tessuto va tenuto conto. Non tenerne conto genera dinamiche di crescita del populismo che mettono a rischio tutto: la parte buona della globalizzazione, la solidariet\u00e0 e tutti gli aspetti di crescita connessi. Quindi assolutamente s\u00ec: il paradigma della globalizzazione va modificato, va gestito. La parola protezione deve tornare a diventare utile nel lessico dei politici moderati, non bisogna vergognarsi di dire che parte della politica deve essere legata a proteggere le persone pi\u00f9 deboli dai grandi cambiamenti epocali, che vanno presi come un\u2019opportunit\u00e0 ma soltanto se sapremo proteggere dal vento del cambiamento quelli che non sanno proteggersi da soli. Finch\u00e9 non capiremo questo la globalizzazione avr\u00e0 pi\u00f9 svantaggi che vantaggi e il modello di democrazia entrer\u00e0 rapidamente in crisi. Se invece sapremo capire cosa sta succedendo nel mondo, potremo basare il modello del mercato sulla solidariet\u00e0, come \u00e8 sempre stato nelle aree di mercato di successo. Penso agli Stati Uniti, a come si sono sviluppati dagli anni Trenta in poi su un modello di connubio di mercato e solidariet\u00e0 durato fino agli anni Ottanta.<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.gustavopiga.it\">http:\/\/www.gustavopiga.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GUSTAVO PIGA Ecco il testo della mia intervista a Linkiesta di oggi. http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2016\/12\/08\/solo-renzi-poteva-salvarci-dallausterita-ora-serve-una-mobilitazione-d\/32662\/ * Mobilitazione generale. 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