{"id":26554,"date":"2017-01-02T00:04:11","date_gmt":"2017-01-01T23:04:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26554"},"modified":"2016-12-23T18:35:11","modified_gmt":"2016-12-23T17:35:11","slug":"tramonto-del-diritto-moderno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26554","title":{"rendered":"Tramonto del diritto moderno?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di GEMINELLO PRETEROSSI (filosofo del diritto; Universit\u00e0 di Salerno)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recita un <i>r\u00e9cit<\/i> diffuso quanto un <i>refrain<\/i> nel dibattito pubblico contemporaneo che la sovranit\u00e0 sarebbe tramontata, inutilizzabile, e tutti ne dovremmo gioire. Tuttavia, le sovranit\u00e0 persistono, talune fortemente indebolite, altre talmente rafforzate da risultare eccedenti la stessa categoria tradizionale di sovranit\u00e0. Ma cosa si intende per sovranit\u00e0, quando si formulano questi giudizi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E soprattutto, cosa sottende, radicalmente, tale autorappresentazione ormai cos\u00ec diffusa, che muove da elementi perfino ovvi (una crisi non proprio nuova &#8211; quella dello Stato moderno -, e il fatto della globalizzazione)? E ancora, quali conseguenze avrebbe tale <i>fine di un tramonto<\/i>? Porsi questi interrogativi significa ragionare sulle &#8216;prestazioni&#8217; che la sovranit\u00e0 moderna ha assicurato e sulla qualificazione del &#8216;giuridico&#8217; che, seppur attraverso trasformazioni significative, ne derivava, rispondendo al &#8216;nocciolo politico&#8217; (il nesso ordine-conflitto in un mondo secolarizzato, cio\u00e8 senza Fondamento ultimo) che ha &#8216;costituito&#8217; il Moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei proporre brevemente, per quadri e tesi secche, una fenomenologia della cosiddetta &#8216;post-sovranit\u00e0&#8217; alla luce di un interrogativo che, credo, a lungo ci accompagner\u00e0 tragicamente e a cui peraltro \u00e8 illusorio pensare di poter fornire una risposta compiuta oggi: che ne \u00e8 del diritto nell&#8217;et\u00e0 globale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistiamo da tempo a una crescente <i>lotta contro i diritti<\/i> in nome della deregolazione. Sempre pi\u00f9 di frequente i diritti vengono rappresentati come un vincolo e un onere insostenibile per un mondo flessibile: se si allargano troppo e si insiste sulla loro validit\u00e0 universale, che spinge a trascendere i confini e mette in crisi la nozione di cittadinanza, essi entrerebbero in frizione con la cosiddetta &#8216;societ\u00e0 aperta&#8217; che li ospita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre alla lotta contro i diritti, dobbiamo constatare per\u00f2 il progressivo delinearsi di strategie di <i>lotta contro il diritto<\/i>: un crescente disagio verso i poteri &#8216;terzi&#8217; e &#8216;autorizzati&#8217;; una spiccata tendenza a scegliersi il proprio giudice, o a sostituirvisi; la relativizzazione del nucleo universalistico minimo sotteso alla giuridicit\u00e0: la laicit\u00e0 e la validit\u00e0 <i>erga omnes<\/i> delle norme, la pubblicit\u00e0 della procedura giuridica, l&#8217;indisponibilit\u00e0 delle garanzie effettive del pluralismo e del dissenso, il primato dell&#8217;interesse pubblico su quello particolaristico (pur ampiamente garantito, ma entro un quadro gerarchico certo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato nuovo \u00e8 che tali tentativi di aggiramento (che ci sono sempre stati e che entro una certa misura sono fisiologici) non sono pi\u00f9 solo sotterranei, ma divengono oggetto di una vera e propria ideologia presuntamente post-ideologica (la pi\u00f9 insidiosa, perch\u00e9 delegittima tutte le altre posizioni, accreditandosi come &#8216;neutrale&#8217;) e di una politica del diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tentativi rivelativi della disponibilit\u00e0 ad abbassare la soglia, quel discrimine su cui il diritto moderno faticosamente ma nettamente &#8211; soprattutto a partire dal 1948 &#8211; si \u00e8 attestato (forse perch\u00e9 l&#8217;universalismo giuridico non costituisce pi\u00f9 una risorsa strategica primaria da giocare nell&#8217;ambito della contrapposizione ideologica Est\/Ovest, cos\u00ec che la spinta progressiva e la valenza di interdetto rappresentate dalla memoria della seconda guerra mondiale possono essere avventatamente date per esaurite).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A noi pare che per comprendere le logiche costitutive che segnano l&#8217;epoca moderna &#8211; almeno dal punto di vista politico-giuridico &#8211; e che ancora ci interpellano sia utile ragionare sulla nozione di &#8216;freno (<i>Kat\u00e9chon<\/i>) interno&#8217;. Non nel senso della conservazione e della estraneit\u00e0, ma del freno innovativo e riordinativo, capace di produrre integrazioni su basi nuove, pi\u00f9 inclusive: lo Stato sociale di diritto, la democrazia costituzionale, ad esempio, hanno rappresentato nel Novecento tanto un argine alle accelerazioni distruttive prodotte dalla modernizzazione capitalistica quanto uno strumento fondamentale per riconoscere nuovi diritti governando il conflitto sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il diritto moderno, con le sue trasformazioni, \u00e8 stato uno dei &#8216;freni&#8217; principali attraverso cui si \u00e8 data &#8216;forma&#8217; alle societ\u00e0 post-tradizionali. Ora, a noi pare che la fase politica attuale sia caratterizzata da una allarmante alterazione di quell&#8217;equilibrio instabile tra freni e accelerazioni che aveva segnato in positivo il secondo dopoguerra. Siamo cio\u00e8 di fronte a una tendenza, che nasce nel seno dell&#8217;Occidente, all&#8217;abbattimento di ogni nozione di &#8216;limite&#8217; &#8211; anche artificiale, razionalistico, &#8216;democratico-costituzionale&#8217; &#8211; e a una spinta violenta alla negazione delle regole, almeno quando esse non siano sfruttabili strumentalmente come mezzo per tutelare le asimmetrie che la globalizzazione neoliberista produce e amplifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 tale &#8216;Antico Regime globale&#8217; deve essere tutelato a qualsiasi costo, quando sia necessario &#8211; e lo \u00e8 sempre pi\u00f9 spesso &#8211; si pu\u00f2 e si deve fare a meno anche del diritto. L&#8217;universalismo &#8216;realistico&#8217; del diritto moderno (l&#8217;uguaglianza <i>formale<\/i> di fronte alla legge, il divieto <i>formale<\/i> di discriminazioni e di <i>status<\/i> privilegiati, insomma l&#8217;eredit\u00e0 che pareva indiscussa della Rivoluzione francese) sta diventando un vincolo oneroso, un impaccio di cui liberarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto universalista moderno, che nella sua versione normativa &#8216;pura&#8217; riteneva possibile la &#8216;costituzionalizzazione del mondo&#8217;, e che su un piano certamente pi\u00f9 pragmatico e spurio aveva comunque condotto dopo il disastro della seconda guerra mondiale ad un abbozzo di diritto cosmopolitico e di istituzionalizzazione della comunit\u00e0 internazionale, \u00e8 oggi sfidato e messo a repentaglio dalle conseguenze geopolitiche della fine del bipolarismo mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio la fine dell&#8217;equilibrio del terrore e della divisione in blocchi &#8211; che sembravano costituire l&#8217;ostacolo maggiore all&#8217;affermazione del costituzionalismo mondiale e ad un governo ragionevole, tendenzialmente pacifico dei conflitti -, hanno aperto, gi\u00e0 a partire dalla prima Guerra del Golfo, ma soprattutto con le guerre in Kosovo e in Afghanistan, l&#8217;incancrenimento del conflitto mediorientale e l&#8217;effetto-domino dell&#8217;11 settembre, una fase di radicale sovvertimento delle regole minime non solo del nuovo diritto cosmopolitico, ma persino delle auree geometrie westfaliane proprie dello <i>jus publicum europaeum<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte all&#8217;emergenza del terrorismo globale, vengono propalate con stile spiccio categorie quali quelle di &#8216;guerra infinita&#8217;, &#8216;guerra preventiva&#8217;, &#8216;Stato canaglia&#8217;, che fanno saltare le garanzie assicurate dal diritto interstatale (riconoscimento reciproco di sovranit\u00e0 formalmente paritarie, divieto di ingerenza negli affari interni), ma minano, strumentalizzandole, anche quelle del diritto cosmopolitico, attraverso un&#8217;utilizzazione del diritto di ingerenza umanitaria asimmetrico e intermittente, lo sfruttamento in chiave ideologica e profondamente incoerente dei diritti umani, tradendone l&#8217;universalismo, addirittura la delegittimazione e l&#8217;aggiramento dell&#8217;ONU, unitamente per\u00f2 alla pretesa di far valere in modo unilaterale e arbitrario, appellandosi ad una presunta <i>auctoritas<\/i> morale e soprattutto alla propria forza militare, le nuove regole del diritto cosmopolitico che proprio l&#8217;ONU sarebbe l&#8217;unico soggetto autorizzato ad amministrare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si delinea cos\u00ec una situazione di perniciosa incertezza giuridica sul piano della politica internazionale, alimentata dalla compresenza ambigua di un doppio paradigma del diritto internazionale, uno tradizionale, e uno confusamente &#8216;giuridico-morale&#8217;. Il primo rivendicato gelosamente da macro-sovranit\u00e0 iperprotette, non pi\u00f9 reciproche e formalmente paritarie. Il secondo utilizzato per gli &#8216;altri&#8217;, i nemici da disconoscere perfino nel loro <i>status<\/i> di nemici &#8216;legittimi&#8217;, perch\u00e9 incarnano il Male assoluto da estirpare in nome della Giustizia assoluta, della Libert\u00e0, dell&#8217;Umanit\u00e0, insomma dell&#8217;Occidente, rinverdendo un uso politico del concetto di civilt\u00e0 che credevamo tramontato per sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La &#8216;guerra giusnaturalistica&#8217; (cio\u00e8 in nome della morale, delle &#8216;cose ultime&#8217;) rischia di divenire la forma prevalente del conflitto globale. Ci\u00f2 significa che in tale orizzonte non si danno pi\u00f9 guerre costituenti, ordinative, perch\u00e9 in gioco non \u00e8 primariamente lo spazio, e perch\u00e9 non sono possibili paci compromissorie, concrete, che definiscano un equilibrio geopolitico nel quale ci siano vantaggi e oneri, assunzioni di responsabilit\u00e0 e impegni. L&#8217;unica pace possibile essendo quella &#8211; assoluta e quindi impossibile &#8211; con un nemico che deve essere annientato in quanto &#8216;assoluto&#8217; e in quanto non ricacciabile nei propri confini, poich\u00e9 \u00e8 ovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parafrasando Schmitt, si potrebbe dire che oggi &#8216;sovrano \u00e8 chi decide lo scarto da un paradigma all&#8217;altro&#8217;. In effetti stiamo assistendo allo sviluppo di una forma di &#8216;ipersovranit\u00e0&#8217;, che nega di fatto le sovranit\u00e0 tradizionali &#8211; le quali implicavano strutturalmente l&#8217;ammissione di altri soggetti almeno formalmente paritari e un effettivo pluriverso politico -, contrapponendo ad esse il monopolio unilaterale dell&#8217;etica globale e della legittimazione ad usare la forza arbitrariamente, senza alcun limite che non sia quello posto da chi quel monopolio detiene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo cio\u00e8 di fronte all&#8217;affermarsi di fatto di una pretesa &#8211; contraddittoria &#8211; alla &#8216;custodia del mondo&#8217;. Contraddittoria perch\u00e9 la figura del &#8216;custode&#8217; non implica certamente una neutralit\u00e0 fittizia, ma un potere <i>terzo e imparziale<\/i>: che succede se chi si arroga questo ruolo \u00e8 inevitabilmente, strutturalmente, <i>terzo e parziale<\/i>? Ma contraddittoria anche perch\u00e9 forse il mondo non vuole farsi custodire, avendo necessit\u00e0 di politiche concertate, realisticamente mirate a sanare disuguaglianze e focolai di contrasti, che tengano conto della sua pluralit\u00e0 sulla base di un criterio almeno tendenziale di pari dignit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle risoluzioni del Consiglio di sicurezza di sicurezza dell&#8217;ONU successive all&#8217;11 settembre &#8211; al di l\u00e0 dell&#8217;orrore per l&#8217;accaduto e della comprensibile necessit\u00e0 di dare anche da un punto di vista retorico-morale un segnale forte, che rappresentasse un monito della comunit\u00e0 internazionale -, \u00e8 possibile constatare lo scivolamento azzardato con il quale ci si richiama senza specificazioni e delimitazioni precise al &#8220;diritto naturale alla legittima difesa&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La formula (soprattutto quel termine, &#8216;naturale&#8217;) &#8211; forse nella totale inconsapevolezza dei suoi autori, e quindi a dispetto delle loro intenzioni (ci\u00f2 che \u00e8 per\u00f2 teoricamente del tutto irrilevante), o forse proprio in vista di futuri usi non retorici &#8211; \u00e8 di per s\u00e9 assai rivelativa e sintomatica dal punto di vista della semantica storica dei concetti politici. Di fatto, si apre la strada alla reintroduzione selettiva e discriminatoria dello <i>ius ad omnia<\/i> nella politica internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo qui di fronte al paradosso di istituzioni della comunit\u00e0 internazionale &#8211; quello che dovrebbe essere un embrione di <i>civitas maxima<\/i> &#8211; che sanciscono e legittimano lo stato di natura (cio\u00e8 il proprio contrario). La conseguenza politica di ci\u00f2 non pu\u00f2 che essere la pretesa ad una giustificazione aprioristica di una &#8216;guerra preventiva&#8217; dai contorni indefiniti, basata sul concetto di &#8216;<i>first strike<\/i>&#8216; (sul quale ogni decisione non pu\u00f2 che essere rimessa alla valutazione del soggetto che la assume, e quindi porsi in modo totalmente arbitrario).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una guerra illimitata basata su un concetto strumentale e fittizio di &#8216;difesa&#8217;, strutturalmente &#8216;illegittimo&#8217;, perch\u00e9 collocato per principio al di sopra e al di fuori del diritto internazionale e dei suoi vincoli tassativi di autorizzazione ed esecuzione. Una guerra &#8216;totale&#8217; estranea alla logica giuridica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attuale tentativo di moralizzare &#8211; cio\u00e8 autorizzare su basi morali &#8211; lo stato di natura internazionale &#8216;asimmetrico&#8217; nasconde a nostro avviso la necessit\u00e0 di mantenere uno &#8216;stato di eccezione permanente&#8217;, finalizzato alla conservazione dello <i>status quo<\/i> globale (cio\u00e8 alla riproduzione e al rafforzamento delle sue condizioni materiali). Cos\u00ec il diritto, ma anche l&#8217;etica pubblica, si risolvono nella <i>legittimazione del diritto del pi\u00f9 forte<\/i>. Quando ci si arroga il diritto &#8216;morale&#8217; di usare la forza unilateralmente e preventivamente si entra in una logica di pura, nuda potenza e si fuoriesce dal razionalismo giuridico, delegittimando il nucleo assiologico minimo di quell&#8217;Occidente in nome del quale si dice di ergersi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale rischio di <i>tramonto del diritto<\/i> ci sembra il segnale pi\u00f9 allarmante dell&#8217;eclisse dell&#8217;universalismo critico. Quella del &#8216;finto universale&#8217; non potr\u00e0 che essere l&#8217;epoca della polemicit\u00e0 assoluta e totale, nella quale tutto \u00e8 possibile perch\u00e9 tutto \u00e8 legittimo, in quanto ciascuno si legittima da s\u00e9. Ma la contrapposizione di particolare a particolare non conduce ad altro che al dominio della nuda forza. Non una forza ordinante, non una forza anche solo minimamente regolata, non la forza che assume l&#8217;onere e la responsabilit\u00e0 della politica weberianamente intesa, ma la volont\u00e0 di potenza che affermando se stessa pretende di assegnarsi un presunto primato morale: nichilismo in atto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vecchio, cattivo, sgradevole Schmitt, almeno su questo, aveva visto lontano: &#8220;Un imperialismo fondato su basi economiche cercher\u00e0 naturalmente di creare una situazione mondiale nella quale esso possa impiegare apertamente, nella misura in cui gli \u00e8 necessaria, i suoi strumenti economici di potere &#8230; L&#8217;avversario non si chiama pi\u00f9 nemico, ma perci\u00f2 egli viene posto, come violatore e disturbatore della pace, <i>hors-la-loi<\/i>e <i>hors l&#8217;humanit\u00e9<\/i>, e una guerra condotta per il mantenimento o l&#8217;allargamento di posizioni economiche di potere deve essere trasformata, con il ricorso alla propaganda, nella \u00abcrociata\u00bb e nell&#8217;\u00abultima guerra dell&#8217;umanit\u00e0\u00bb&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"http:\/\/www.juragentium.org\/topics\/wlgo\/it\/preteros.htm#n*\" name=\"*\"><\/a>[Da R. Esposito, L. Bazzicalupo (a cura di),<\/em> Politica della vita. Sovranit\u00e0, biopotere, diritti, <em>Laterza 2003] <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GEMINELLO PRETEROSSI (filosofo del diritto; Universit\u00e0 di Salerno) Recita un r\u00e9cit diffuso quanto un refrain nel dibattito pubblico contemporaneo che la sovranit\u00e0 sarebbe tramontata, inutilizzabile, e tutti ne dovremmo gioire. Tuttavia, le sovranit\u00e0 persistono, talune fortemente indebolite, altre talmente rafforzate da risultare eccedenti la stessa categoria tradizionale di sovranit\u00e0. Ma cosa si intende per sovranit\u00e0, quando si formulano questi giudizi? 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