{"id":26594,"date":"2016-12-14T10:00:13","date_gmt":"2016-12-14T09:00:13","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26594"},"modified":"2018-04-24T13:59:38","modified_gmt":"2018-04-24T11:59:38","slug":"etica-western","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26594","title":{"rendered":"Etica western"},"content":{"rendered":"<p><strong>da LE PAROLE E LE COSE (Francesco Pecoraro)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Interessante riflessione di Francesco Pecoraro sul cinema western, e \u00a0su &#8216;Warlock&#8217;, un romanzo di medesima ambientazione, ma poco ricordato, scritto nel lontano 1958 dall&#8217;autore Oakley Hall. Le osservazioni di Pecoraro, invece di soffermarsi sulla trama di un episodio particolare, si focalizzano piuttosto sugli scenari di questo spazio estetico dove l&#8217;umanit\u00e0 che lo abita si presenta disgregata nella molteplicit\u00e0 di singoli individui. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ovvero, l&#8217;inconscio politico che si deposita nel western classico, in quanto genere, rimane fortemente attratto\u00a0nei confronti del relativismo etico di personaggi eroici, e tuttavia anarchici, travolti infatti da un&#8217; incessante lotta reciproca. Diventa perci\u00f2 lo sfondo anche di un vecchio, e per\u00f2 quanto mai rinnovato, pensiero liberale votato alla rimozione di valori collettivi e, insieme a quelli, della Legge. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Ma come succede per ogni opera artistica, anche nella pi\u00f9 regressiva, non mancano contemporaneamente spinte utopiche opposte che emergono quando il cattivo infinito del<\/em><em>\u00a0conflitto di classe riesce ad essere superato attraverso l&#8217;intervento super-partes dello Stato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0&#8212;&#8212;&#8212;-\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi baby boomers \u2013 prima di essere rivoluzionari sessuali, sessantottini confusi, simpatizzanti\/militanti, opportunisti integrati, socialisti corrotti, radical chic\/disoccupati cronici e infine parassiti in pensione \u2013 agli inizi, ma veramente agli inizi, eravamo western. Voglio dire che noi baby boomers \u2013 prima di essere cattolici, o meglio, in concomitanza con l\u2019andare in parrocchia per giocare a calcio, ping pong e a respirare una gran quantit\u00e0 di polvere e religioso senso di colpa \u2013 eravamo cowboy interiori. O meglio lo stavamo diventando a furia di vedere film western americani. Di serie A e soprattutto B.\u00a0Essendo quelli di serie B, se ricordo bene, girati anch\u2019essi quasi sempre a colori, ma in formato normale, con attori non proprio di primo piano \u2013 come il faccia-buona Randolph Scott, che ne fece una sessantina, fino a Sfida nell\u2019alta sierra di Sam Peckinpah \u2013 e trame molto tipologiche con duelli tra le rocce e assalti alla diligenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il western di serie A era in Cinemascope (qualche volta in Todd-AO) ed era attento ai grandi spazi, aveva cast magnifici e sovente molti indiani, quello di serie B era seriale e girato in economia. Quasi completamente privo di indiani e di ampio paesaggio, iniziava con un uomo a cavallo nella prateria, ripreso di fronte mentre arrivava in citt\u00e0, e di solito terminava con lo stesso uomo a cavallo ripreso di spalle mentre se ne andava. Tra queste due sequenze c\u2019erano un villaggio di frontiera, allevatori, pistoleri, saloon, banditi, donne solo apparentemente di costumi facili, sceriffi e varie vicende, in cui gli stessi elementi narrativi e le stesse figure tipologiche venivano ricombinate fino allo sfinimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La costante che accomunava questi film era l\u2019assenza della Legge.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo che non esista film western dove non venga pronunciata almeno una volta la parola Legge. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00ec, in quell\u2019assenza, che risiede tutta la specificit\u00e0 problematica delle storie dell\u2019Ovest, una specificit\u00e0 che ancora, neanche tanto debolmente, si riverbera nell\u2019oggi americano con il blocco repubblicano degli stati centrali, che si rifiuta di concedere completamente allo stato il monopolio della forza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019assenza o l\u2019estrema debolezza di un entit\u00e0 istituzionale dotata di monopolio della forza, capace di emanare leggi e di amministrare equamente giustizia, riporta nel cinema western ogni conflitto umano a una fase anteriore la polis, in cui alla rigida regola del dente per dente sembra affiancarsi il bisogno di darsi uno stile morale, cio\u00e8 un codice di comportamento individuale fatto innanzi tutto di coraggio, ma anche di lealt\u00e0, generosit\u00e0, senso dell\u2019amicizia, sensibilit\u00e0 verso ci\u00f2 che \u00e8 giusto fare\/non-fare, oltre al disincanto e all\u2019estetica del gesto gratuito. In questo quadro la figura dello sceriffo, e ancora pi\u00f9 quella del marshall, cio\u00e8 dell\u2019uomo nominato e pagato per farsi carico della funzione di contrasto e repressione della violenza individuale, assumono notevole rilevanza narrativa. Uno sceriffo era quasi sempre al centro dei filmacci che ci godevamo nelle sale parrocchiali dell\u2019epoca: cos\u00ec impiegavamo i lunghi pomeriggi liberi che i pochi compiti della scuola media ci concedeva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era naturale che, assieme a un divertimento seriale e tipologico, il western ci trasmettesse i suoi codici per cos\u00ec dire morali, la cui particolarit\u00e0 era quella di essere completamente laici e endogeni, vale a dire non generati e imposti da un\u2019autorit\u00e0 superiore, umana o divina che fosse, ma prodotti dal concetto di dignit\u00e0 virile di allora.\u00a0I preti che gestivano le sale parrocchiali stavano attenti a tagliare le scene erotiche di tutti i film, ma non si accorgevano del messaggio profondamente anti-religioso contenuto nella caterva di western che programmavano: la legge non \u00e8 quella di Dio e neanche quella degli uomini, la legge \u00e8 dentro di te e in molti casi obbliga allo spargimento di sangue. Tuo e\/o altrui. Fu cos\u00ec che i babyboomer, a furia di andare al cinema il pomeriggio, cominciarono a diventare dei cow-boy interiori: non mi capiter\u00e0, ma se dovesse capitarmi una situazione alla Randolph Scott, so che dovrei comportarmi da uomo, pensavo. Dove per uomo si intende un individuo dotato dello stile morale di cui sopra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente la vita si sarebbe presa cura di noi, dimostrandoci due cose. La prima fu che il codice morale western che credevamo di avere interiorizzato non avrebbe retto alle poche prove cui sarebbe stato sottoposto. La seconda, molto pi\u00f9 importante, fu che quel codice sarebbe comunque stato del tutto inutile, perch\u00e9 una societ\u00e0 civile pacificata, organizzata e implicitamente regolata secondo la sordida, sottile, lotta di tutti contro tutti, avrebbe preteso da noi soprattutto astuzia-opportunismo-egoismo-ipocrisia-slealt\u00e0, attitudini invece tipiche della figura del cattivo, che, esecrato nel western, sarebbe poi divenuta quasi stimabile nel garbuglio della vita vera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplificando, accadde anche un\u2019altra cosa: da un certo momento in poi \u2013 dopo l\u2019apoteosi barocca e conclusiva di Sergio Leone e soprattutto di Sam Peckinpah \u2013 Hollywood praticamente smise di fare film western. Il genere mor\u00ec credo verso la fine degli anni Settanta, con alcuni rilevanti episodi di resurrezione, tra cui il recente bellissimo Appaloosa di Ed Harris (2008), imperniato sulle figure di un marshall e del suo aiutante che schizzano fuori dallo schermo, tanto sono ben costruite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i molti western visti, Ultima notte a Warlock (Warlock), di Edward Dimitryk, 1959, mi aveva particolarmente colpito. Avevo 15 anni, ero un ragazzino alla ricerca inconsapevole di modelli virili, perci\u00f2 fui fulminato dalla figura di Clay Blaisedell, cos\u00ec come l\u2019interpretava Henry Fonda. L\u2019immagine di quel pistolero mi rimase fortemente impressa, cos\u00ec come quella del suo amico Morgan (Anthony Quinn) assieme a tutta la vicenda che il film racconta. Al contrario delle modalit\u00e0 narrative dominanti nel genere, Warlock ha un intreccio che mi appariva di un\u2019 affascinante complessit\u00e0, annodata attorno alla modalit\u00e0 binaria<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">coraggio\/codardia, che a quel tempo, come oggi, era una delle mie ossessioni. Da allora non l\u2019ho pi\u00f9 rivisto e pian piano nella memoria si \u00e8 sovrapposto parzialmente a Sfida infernale (My Darling Clementine), di John Ford (1946), anch\u2019esso ispirato alla nota vicenda di Wyatt Earp, sceriffo di Tombstone nel 1882, e della sfida all\u2019O.K. Corral. Motivo della confusione \u00e8 che anche l\u00ec il protagonista, praticamente nella stessa parte, \u00e8 Henry Fonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poi, di recente e inaspettatamente, \u00e8 uscito Warlock, romanzo scritto nel 1958 da un certo Oakley Hall (1920-2008), di cui non sapevo nulla, tradotto da Tommaso Pincio e pubblicato da Sur. Con queste due garanzie l\u2019ho subito acciuffato. \u00c8 un testo di quasi settecento pagine e io sono un lettore lento. Ci ho messo un mese per finirlo, ma l\u2019immersione nel mondo costruito dalla scrittura scarna e fattuale di Hall, resa cos\u00ec bene da Pincio, \u00e8 stata si pu\u00f2 dire immediata. Letteratura popolare? Forse, anzi certamente. Ma, come solo certi scrittori nord-americani hanno saputo fare, senza concessioni, cadute, trucchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Leggere Warlock ha significato, non solo rivisitare il genere western \u2013 dopo i decenni in cui l\u2019avevo incapsulato e come messo via: voglio dire accantonato dalla coscienza, ma sempre fortemente agente nella mia sub-coscienza, che ancora si pone domande sul coraggio, la lealt\u00e0, il combattere e morire per qualcosa, oppure per niente, come sembra facciano quasi tutte le figure del romanzo \u2013 ma anche de-semplificarne le tematiche. Il libro racconta con notevole maestria la vicenda complessa, piena zeppa di personaggi, della nascita stentata del cos\u00ec detto ordine sociale in una citt\u00e0 mineraria del sud-ovest americano, che vive uno stadio evolutivo in cui i gruppi sociali non sono ancora del tutto al loro posto. E dove ragione e verit\u00e0 sono continuamente oscurate, non solo da passioni e convenienze e dalla mancanza di degni mezzi di informazione, ma dal tormento del dover-essere e soprattutto dal mortale obbligo di dover-apparire (uomini).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre al basilare conflitto tra capitale e lavoro, cio\u00e8 tra minatori e societ\u00e0 minerarie, che costituisce il plafond di sostegno per tutte le altre vicende (la miniera d\u2019argento \u00e8 la ragione di esistere della citt\u00e0 stessa), Hall mette in scena altri soggetti: allevatori inselvatichiti, con la loro sub-cultura della violenza che la civitas di Warlock, aspirante a uno status riconosciuto di citt\u00e0, non pu\u00f2 pi\u00f9 accettare, confliggono con i notabili locali e con il loro braccio armato assunto per l\u2019occasione, Clay Blaisedell. Avventurieri, giocatori, gunfighters con diversi conti aperti legati a vicende pregresse, sempre di passione e violenza, di sopraffazione e sangue, che domandano vendetta e influenzano non poco il presente della citt\u00e0. Se Warlock riuscir\u00e0 a superare il momento in cui tutti i diversi conflitti convergeranno in un unico sconvolgimento, potr\u00e0 dirsi finalmente una citt\u00e0. Altrimenti rester\u00e0 ferma allo stadio provvisorio di turbolento insediamento minerario, come quelli che a quei tempi nascevano continuamente, per venire poi abbandonati all\u2019esaurirsi dei filoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito il romanzo si pone con chiarezza il dilemma fondamentale di tutta la narrazione western: qual \u00e8 il dettato etico cui deve attenersi l\u2019individuo in assenza della costrizione imposta dalle leggi dello Stato? Da dove attinge i suoi valori l\u2019agire umano, se non pu\u00f2 o non riesce a aderire alla sola norma religiosa? Come si costruisce quel perno interiore capace di determinare il modo in cui conduciamo la nostra esistenza, a prescindere dalla contingenza del costume e della legge? In altre parole: esiste una morale assoluta capace di rendere degna una persona al di l\u00e0 di cultura, estrazione sociale, religione, legge? A qualcuno sembrer\u00e0 una forzatura paradossale, ma sono convinto che tutto il cinema western parli in fondo solo di questo. E che il fascino che ha esercitato su di noi veniva da qui, cio\u00e8 dalla domanda fondamentale: come (e secondo quale modello) essere integralmente uomini in assenza della costrizione della norma?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec posta, la questione genera una serie di domande a cascata, a partire da cosa si intenda con quell\u2019essere uomini cui nel romanzo continuamente si allude. Warlock ci mostra che, bench\u00e9 la risposta convenzionale comporti l\u2019elencazione di una serie di qualit\u00e0 che consideriamo, se non virtuose, sicuramente positive, nessuno dei protagonisti riesce ad aderire sempre, cio\u00e8 in qualsiasi circostanza, alla versione western del modello virile. Versione che oggi consideriamo \u00abdi destra\u00bb, liquidandola assieme a un intero genere che per quelli venuti dopo di noi e per i nostri figli ha perso completamente, e forse giustamente, fascino e significato. Ma la domanda rimane: nel conflitto umano esistono norme assolute, cio\u00e8 al di sopra delle contingenze politiche e delle stagioni ideologiche, cui attenersi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si parla di \u00abmodello virile\u00bb, perch\u00e9 alla donna western vengono richieste altre virt\u00f9. Tuttavia in Warlock le donne sono singolarmente anti-convenzionali. Nel libro come nel film ci sono due figure femminili molto rilevanti. Eppure nessuna delle due \u00e8 virtuosa nel senso tradizionale del termine: sono donne libere che agiscono secondo la propria volont\u00e0 e i propri sentimenti, lungo una linea del tutto incurante del giudizio altrui, che si direbbe di completa emancipazione. Probabilmente, l\u00e0 dove non esisteva una borghesia formata e pienamente dominante non avevano corso nemmeno le sue convenzioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto Warlock racconta il tentativo di presa del potere di una classe di esercenti banchieri commercianti, ma anche di imprenditori (in questo caso minerari), che, interessata allo svolgersi regolare dei propri affari, punta a stabilire legge e ordine, escludendo e reprimendo i soggetti dal comportamento a vario titolo violento. \u00c8 per questo che viene assunto il gunfighter Clay Blaisedell (esattamente come nell\u2019antico Giappone si assumevano i samurai): perch\u00e9 tenga a bada i minatori ubriachi e, nelle loro scorrerie in citt\u00e0, i cowboys della vicina San Pablo, brutta gente dedita agli assalti alle diligenze e alle razzie di bestiame oltre il confine con il Messico. Con questi ultimi vale il confronto in \u00abduello regolare\u00bb, cio\u00e8 faccia a faccia a chi estrae e spara per primo, <strong>mentre per mettere a posto i minatori in sciopero interverr\u00e0 un\u2019autorit\u00e0 superiore, a dimostrare ancora una volta qual \u00e8 il ruolo dello stato nella lotta di classe<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Hall, che scrisse anche il soggetto del film di Dimitryk, o chi per lui, forse per motivi di opportunit\u00e0 politica (siamo in pieno maccartismo) espunse dalla pellicola lo scontro violento tra minatori e padronato, su cui invece nel romanzo insiste molto, facendone causa indiretta di accadimenti e private rese dei conti, la cui memoria, nelle bellissime ultime pagine del libro, diverr\u00e0 incerta e sfumata per la confusione di verit\u00e0 e menzogna che marc\u00f2 le vicende umane dei grandi spazi dell\u2019Ovest americano.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=25390#more-25390\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=25390#more-25390<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da LE PAROLE E LE COSE (Francesco Pecoraro) Interessante riflessione di Francesco Pecoraro sul cinema western, e \u00a0su &#8216;Warlock&#8217;, un romanzo di medesima ambientazione, ma poco ricordato, scritto nel lontano 1958 dall&#8217;autore Oakley Hall. 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