{"id":26640,"date":"2016-12-24T00:37:26","date_gmt":"2016-12-23T23:37:26","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26640"},"modified":"2016-12-22T22:42:28","modified_gmt":"2016-12-22T21:42:28","slug":"pasquale-saraceno-unita-nazionale-e-mezzogiorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26640","title":{"rendered":"Pasquale Saraceno: unit\u00e0 nazionale e Mezzogiorno"},"content":{"rendered":"<p>di GERARDO MAROTTA [Presidente dell\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu una costante del meridionalismo di Saraceno la ferma consapevolezza che la questione dell\u2019unificazione economica dell\u2019Italia fosse anche una questione di unificazione politica, perch\u00e9 l\u2019obiettivo del superamento del divario tra il Nord e il Mezzogiorno chiamava in causa le responsabilit\u00e0 dello Stato e perch\u00e9 il permanere di quel divario poteva riflettersi negativamente sulla stessa unit\u00e0 nazionale, con conseguenze che a lungo andare potevano risultare esiziali anche dal punto di vista politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa consapevolezza colloca Saraceno nel solco di una lunga tradizione ideale che va al di l\u00e0 del pensiero meridionalistico \u201cclassico\u201d e del dibattito sul Mezzogiorno che ebbe luogo nel secondo dopoguerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti la tenace battaglia di Saraceno si accosta idealmente ai motivi ispiratori della <i>Storia del Regno di Napoli<\/i> di Benedetto Croce in cui il filosofo avvertiva, proprio a proposito della questione meridionale, che \u00abbisogna con ogni cura guardarsi dal compiere un indebito trapasso dalla storia etica e politica alla storia economica e sociale e pretendere di ritrovare in questa il movimento storico e la virt\u00f9 nazionale che si deve invece ritrovare e mostrare nell\u2019altra\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa tradizione in cui si collocava Saraceno, la tradizione che concepiva il problema dell\u2019unificazione economica del Paese come una questione etico-politica, \u00e8 quella che lega il pensiero dei filosofi e dei riformatori napoletani del Settecento al Risorgimento italiano e arriva fino alla fondazione della Repubblica. Proprio Antonio Genovesi aveva aperto il cammino verso una concezione del primato dell\u2019etica nell\u2019economia, del pubblico sul privato, dell\u2019interesse generale e del bene comune sugli interessi particolari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ancora, il richiamo ai filosofi e ai riformatori napoletani ci pare del tutto pertinente proprio per la forte attenzione che Saraceno ha dedicato al consolidamento dello Stato moderno in Italia e per la chiarezza con cui egli ha visto che questo consolidamento si realizza attraverso la lotta della giustizia e delle istituzioni contro gli interessi di quella \u00abviolenza privata\u00bb che Gaetano Filangieri e Francesco Mario Pagano individuarono come l\u2019ostacolo da combattere per l\u2019affermazione dello Stato moderno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Croce la chiamava \u00abeterna rapina\u00bb, sulle orme di Silvio Spaventa, che aveva denunciato l\u2019opera nefasta delle \u00abforze neofeudali\u00bb, quando, ministro del giovane Stato unitario, fu impegnato in una lotta senza quartiere per difendere il pubblico erario dall\u2019assalto delle grandi imprese dei lavori pubblici: quelle societ\u00e0 anonime concessionarie della costruzione delle reti ferroviarie, con alla testa il banchiere Rotschild e i politici toscani, che congiurarono con la Sinistra di Agostino Depretis e di Giovanni Nicotera per provocare nel 1876 la caduta del partito risorgimentale della Destra storica che aveva fondato lo Stato unitario e ne aveva elaborato le leggi fondamentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella battaglia culmin\u00f2, nel secolo appena passato, prima nell\u2019inchiesta Saredo e infine nell\u2019inchiesta Scalfaro, ed \u00e8 una lotta che continua ancora oggi senza tregua perch\u00e9 ancora oggi vengono continuamente sacrificate le leggi sulla contabilit\u00e0 dello Stato e calpestati gli interessi generali della nazione, con il rischio che venga irrimediabilmente compromessa la vita delle istituzioni repubblicane e affievolita nelle nuove generazioni la virt\u00f9 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La tradizione in cui si colloca Pasquale Saraceno \u00e8, dunque, quella che si fonda sulla separazione tra amministrazione e potere politico e sulla difesa e valorizzazione dello Stato unitario. Ci\u00f2 pu\u00f2 apparire in contrasto con la rivendicazione, che egli sempre sosterr\u00e0, e con grande vigore, della necessit\u00e0 di un intervento dello Stato nel Mezzogiorno che abbia un carattere straordinario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intervento, afferma Saraceno, poich\u00e9 deve affrontare problemi che sono solamente del Mezzogiorno, non sembra che \u00abpossa collocarsi nel quadro di un ordinamento uniforme per tutto il Paese: la diversit\u00e0 dei modelli di sviluppo postula la diversit\u00e0 degli ordinamenti\u00bb [Introduzione al <i>Rapporto 1984<\/i>]. E quindi \u00abl\u2019intervento straordinario \u00e8 necessario fin quando l\u2019economia italiana risulter\u00e0 composta di due sistemi, caratterizzati da modelli di sviluppo diversi; ignorare e negare questo persistente dualismo significa conformare l\u2019azione pubblica esclusivamente al modello del sub-sistema pi\u00f9 forte, consumando cos\u00ec una sostanziale sopraffazione degli interessi del sub-sistema pi\u00f9 debole\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, \u00e8 importante rilevare che in questa stessa pagina in cui si rivendica la necessit\u00e0 di un intervento pubblico straordinario, commisurato alla specificit\u00e0 dei problemi che si presentano nel Mezzogiorno, il discorso si allarga subito e coerentemente alla politica economica dello Stato nel suo complesso e alla stessa unit\u00e0 nazionale. Infatti, \u00abl\u2019obiettivo dell\u2019unificazione economica [&#8230;.] non pu\u00f2 essere affidato esclusivamente all\u2019intervento straordinario, ma richiede che il vincolo meridionalistico sia presente nella determinazione delle politiche nazionali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si aggiunga &#8211; ed \u00e8 il punto fondamentale &#8211; che Saraceno, sempre nella stessa pagina che abbiamo citato, afferma che la specificit\u00e0 \u00abdell\u2019ordinamento\u00bb dell\u2019intervento statale nel Mezzogiorno \u00abnon \u00e8 in contrasto con la concezione fortemente unitaria che ha sempre ispirato il meridionalismo. Si potrebbe anzi dire che la separazione degli ordinamenti, in quanto strumento dell\u2019unificazione economica e sociale del Paese, \u00e8 esattamente condizione per prevenire l\u2019insorgenza di tentazioni e velleit\u00e0 di separatismo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualche mese prima della pubblicazione del <i>Rapporto 1984<\/i>, e precisamente il 19 maggio dello stesso anno, durante una conferenza sul tema \u201cIl nuovo meridionalismo\u201d, tenuta a Napoli presso l\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Saraceno aveva pronunciato parole analoghe, in cui si avvertiva la preoccupazione per i primi forsennati attacchi all\u2019unit\u00e0 nazionale: \u00abIn sostanza l\u2019intervento straordinario costituisce una forma di separazione in due parti della nostra economia, separazione temporanea che, circoscritta alla sola politica di sviluppo economico, pu\u00f2 coesistere con il permanere dell\u2019unit\u00e0 politica; anzi esso ha come obiettivo quello di rafforzare l\u2019unit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saraceno \u00e8 stato un grande statista e un grande patriota, ma si badi bene, uno statista e un patriota che non amava l\u2019Italia in modo astratto e non riduceva i suoi problemi a problemi di tecnica economica, ritagliati al di fuori della storia e di una visione umanistica. Egli amava disperatamente la sua gente ed in questo sentimento vivevano aspetti diversi della sua forte e poliedrica personalit\u00e0: l\u2019uomo di Stato e il maestro di scienza economica, il tecnico dell\u2019economia e il difensore dell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le sue proposte nascevano da un\u2019analisi appassionata ma rigorosa della realt\u00e0 economica del Mezzogiorno e del Paese, dalla conoscenza puntuale delle tendenze \u201coggettive\u201d dello sviluppo, dalla frequentazione delle teorie che circolavano nel dibattito teorico del dopoguerra. La sua convinzione che la base imprescindibile di uno sviluppo autonomo del Mezzogiorno fosse l\u2019industrializzazione non gli imped\u00ec di considerare con attenzione le opportunit\u00e0 connesse allo sviluppo di un terziario moderno e avanzato, nonch\u00e9 il rapporto di interdipendenza tra sviluppo economico e assetto sociale e civile delle grandi aree urbane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sua visione il mercato resta una \u201coggettivit\u00e0\u201d innegabile, ma per il Mezzogiorno esso non \u00e8 sufficiente: \u00e8 necessaria l\u2019azione dello Stato, che non \u00e8 solo la disponibilit\u00e0 di fondi aggiuntivi e l\u2019adozione di procedure pi\u00f9 agili di quelle dell\u2019amministrazione ordinaria, ma \u00e8 \u00abl\u2019idea di governare secondo un programma\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perci\u00f2, per Saraceno \u00abresta pi\u00f9 che mai viva la lezione di quei grandi servitori dello Stato che nel dopoguerra formularono l\u2019idea stessa di uno speciale apparato pubblico non burocratico, al quale facessero capo unitariamente le responsabilit\u00e0 di programmazione, progettazione e finanziamento pluriennale degli interventi aggiuntivi e intersettoriali volti allo sviluppo della societ\u00e0 meridionale [&#8230;] una struttura funzionale sottoposta al controllo del governo per quanto riguarda l\u2019indicazione degli obiettivi e la vigilanza sul loro perseguimento, ma pienamente autonoma sul piano organizzativo, tecnico e operativo\u00bb [Introduzione al <i>Rapporto 1987<\/i>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quadro di una irrinunciabile funzione di indirizzo che \u00e8 propria della politica, Saraceno rivendica l\u2019autonomia delle tecniche economiche nella sfera che \u00e8 di loro competenza. La tensione morale che anima Pasquale Saraceno, dunque, quella tensione all\u2019universale che gli fa dire che l\u2019essenza della questione meridionale \u00e8 di natura etico-politica, non \u00e8 sovrapposizione di un astratto moralismo alle ragioni dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In lui il rigore morale fa tutt&#8217;uno col rigore scientifico e tecnico, per cui si pu\u00f2 ben a ragione affermare che Saraceno \u00e8 stato, con la sua riflessione e con la sua opera, un esempio vivente, oggi pi\u00f9 che mai da additare alle giovani generazioni, di come possano e debbano andare insieme economia e etica, e non per mera giustapposizione, ma perch\u00e9 una riflessione <i>en \u00e9conomiste<\/i> che voglia essere seria e rigorosa presuppone l\u2019impegno per il bene pubblico e nello stesso tempo conferisce concretezza e incisivit\u00e0 a questo impegno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non stupisce, quindi, il fatto che nelle Introduzioni ai <i>Rapporti<\/i> si manifesti sempre pi\u00f9 vigorosa, di anno in anno, l\u2019indignazione di Saraceno per la distorsione crescente cui \u00e8 sottoposta la spesa pubblica nel Mezzogiorno sotto la pressione di quelle forze che sono interessate pi\u00f9 ad una ripartizione privatistica dei fondi pubblici che al loro impiego per un effettivo sviluppo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La denuncia delle conseguenze di questa distorsione diventa sempre pi\u00f9 forte. Non solo essa \u00e8 in contrasto con l\u2019obiettivo dello sviluppo economico del Mezzogiorno &#8211; non si stanca di ripetere Saraceno &#8211; ma soprattutto finisce per aggravarne il degrado morale e civile. Nel 1900 Francesco Saverio Nitti scriveva su \u201cLa Riforma Sociale\u201d: \u00abIl problema di Napoli non \u00e8 dunque soltanto economico, ma sopra tutto <i>morale <\/i>: ed \u00e8 l\u2019ambiente morale che impedisce qualsiasi trasformazione economica\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Novanta anni dopo Saraceno scrive che la modernizzazione \u00e8 solo apparente; con essa convivono fenomeni ereditati da \u00abun lontano passato lazzaronesco e feudale\u00bb: sopraffazione e asservimento, commistione tra pubblico e privato, scambio di protezioni e fedelt\u00e0 personali. \u00abQuesta convivenza di modernizzazione apparente e di residuati socio-culturali del passato &#8211; scrive Saraceno nell\u2019Introduzione del 1990 &#8211; \u00e8 il terreno comune di coltura dell\u2019assistenzialismo, della corruzione e della piccola e grande criminalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il tono si fa preoccupato ed accorato. La criminalit\u00e0 ha assunto dimensioni economiche cos\u00ec rilevanti e si manifesta in episodi cos\u00ec vistosi e terribili da determinare l\u2019immagine che il Mezzogiorno propone di s\u00e9, oscurando l\u2019impegno di quelli che, anche nel Mezzogiorno, partecipano alla vita economica, sociale e politica ispirandosi \u00abai principi della civile convivenza, dello Stato di diritto, del rispetto della morale e della legge\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saraceno sottolinea la penosa condizione di isolamento in cui \u00e8 costretto ad operare chi si ispira al bene pubblico e non all\u2019interesse privato: un isolamento determinato dal potere di intimidazione e di corruzione della criminalit\u00e0, dalla dissoluzione del meridionalismo politico, dalla paralisi decisionale e operativa dello Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il rapporto tra criminalit\u00e0 e politica \u00e8 solo la punta pi\u00f9 estrema e pericolosa della rete di rapporti che nel Mezzogiorno intercorrono tra gestione delle risorse pubbliche e interessi privatistici. Saraceno, che ha sempre insistito sulla necessit\u00e0 dell\u2019intervento straordinario e ha sempre cercato di far capire che il vero problema \u00e8 nell\u2019uso che di questo strumento viene fatto, ha visto che col passare degli anni esso \u00e8 diventato preda di famelici appetiti e fonte esso stesso di clientelismo e corruttela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intorno alla spesa pubblica nel Mezzogiorno, egli afferma, si \u00e8 costituito un nuovo \u00abblocco sociale\u00bb, \u00abmolto pi\u00f9 radicato e diffuso, e quindi molto pi\u00f9 forte, del vecchio \u201cblocco agrario\u201d\u00bb. \u00c8 all\u2019azione di questo blocco sociale che si deve il deperimento della politica meridionalistica, sostituita da interventi parziali per far fronte a questa o a quella emergenza \u00abcon il ricorso sempre pi\u00f9 frequente a procedure e strumenti speciali e derogatori\u00bb. In queste parole c\u2019era la piena consapevolezza, come possiamo testimoniare, della rapina e del saccheggio della pubblica ricchezza da parte di forze neofeudali che nulla hanno a che fare con autentiche forze produttive, ma sono soltanto i residui \u00abdi un passato lazzaronesco e feudale\u00bb e di \u00abresidui socio-culturali\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando denunciava procedure e strumenti derogatori o l\u2019uso distorto delle risorse, Saraceno si riferiva a quelle cattedrali nel deserto consapevolmente destinate alla rottamazione e che costarono al pubblico erario somme che avrebbero potuto salvare l\u2019infanzia di interi paesi sottosviluppati, pensava a tutte quelle risorse impegnate in faraonici megaprogetti, pensava alle grandi dighe inutili, ai giganteschi ed inefficienti impianti di depurazione, alle rovinose cementificazioni di argini, agli infiniti lavori pubblici i cui progetti non furono mai valutati o rigorosamente valutati e spesso anche non approvati formalmente, ma eseguiti con la pi\u00f9 spietata devastazione dell\u2019ambiente e con spreco immenso di denaro pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scandalosa vicenda del dopo terremoto aveva contribuito ad accentuare la vena di pessimismo presente nella riflessione dell\u2019ultimo Saraceno. Tuttavia la conclusione alla quale egli perveniva era tutt\u2019altro che il disarmo morale e la resa di fronte ad una ineluttabile degenerazione. Piuttosto, era improntata alla necessit\u00e0 di riconfermare il proprio impegno di lotta civile: \u00abRitornare ad una politica per il Mezzogiorno ispirata allo sviluppo e non all\u2019assistenza, [&#8230;] alla netta separazione anzich\u00e9 alla confusione tra potere politico e responsabilit\u00e0 gestionale, significherebbe battere il blocco sociale e dar vita alla formazione di un nuovo blocco sociale orientato al progresso\u00bb [Introduzione 1990].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ecco che in questa affermazione emerge la ferrea volont\u00e0 dell\u2019uomo di Stato che pensa ad una vera e propria rivoluzione, in continuit\u00e0 con quella unitaria del Risorgimento, per eliminare dalla scena italiana quel \u00abblocco sociale\u00bb che Giorgio Ruffolo ha definito \u00abi nuovi briganti\u00bb e fare avanzare \u00abil progresso economico e civile dell\u2019intera Nazione. Nazione, la nostra, che, per dimensione demografica ed economica e per tradizione culturale, andrebbe iscritta nel novero delle grandi nazioni europee: solo che ne avesse, al pari delle altre, la volont\u00e0 e l\u2019orgoglio.\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lungo e doloroso travaglio di Pasquale Saraceno sui problemi della questione meridionale e tutta la sua amara esperienza sull\u2019industrializzazione del Mezzogiorno collocano questa grande figura di uomo di Stato nel filone di pensiero dei filosofi e dei riformatori napoletani del Settecento. L\u2019uno e gli altri sono uniti in una medesima sofferta esperienza, nella faticosa analisi della vera contraddizione, derivante dalla permanenza di pesanti residui feudali nel Mezzogiorno d\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, la contraddizione principale non era per Saraceno la contraddizione di classe. L\u2019idea che questa fosse la contraddizione principale ha sviato intere generazioni e quasi tutti i partiti politici nella riflessione sulla questione meridionale e ci\u00f2 spiega fino in fondo l\u2019isolamento terribile al quale fu condannato Pasquale Saraceno: egli non poteva essere compreso con le lenti delle teorie politiche correnti a cavallo dei due secoli, n\u00e9 con la storia viziata di sociologia che ha fatto perdere il proprio tempo a tante menti brillanti per lunghi neghittosi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solo se si colloca Saraceno nel filone del pensiero dei filosofi e dei riformatori napoletani del Settecento e in particolare del pensiero di Gaetano Filangieri e di Francesco Mario Pagano e della loro teorizzazione, costruita sulle orme di Vico, della faticosa formazione e della faticosissima e drammaticissima affermazione dello Stato e della sua giurisdizione contro gli interessi soffocanti e implacabili della \u00abviolenza privata\u00bb, solo in questo quadro si pu\u00f2 comprendere l\u2019immenso valore dell\u2019impostazione teorica e della battaglia solitaria di Pasquale Saraceno contro quel \u00abblocco sociale\u00bb che \u00e8 la robustissima sopravvivenza dei \u00abresidui feudali\u00bb e della \u00abviolenza privata\u00bb che Benedetto Croce chiamava \u00abeterna rapina\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019originalit\u00e0 del pensiero di Saraceno sta nell\u2019affermazione della natura neofeudale di questo \u00abblocco sociale\u00bb. Esso \u00e8 la violenza degli interessi privati che continua quella \u00abeterna rapina\u00bb che era la caratteristica delle forze feudali che si opponevano al sorgere dello Stato moderno nel Regno di Napoli. Quelle forze si trasformarono e si mimetizzarono sotto la forma di societ\u00e0 anonime nello Stato unitario, andando all\u2019assalto delle grandi opere pubbliche necessarie alla costruzione del nuovo Stato: strade, ponti, grandi vie di comunicazione, la rete ferroviaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Saraceno comprese che le famiglie della piccola borghesia e gli intellettuali che si rifiutavano con sdegno di entrare a far parte del gioco parassitario, o che non riuscivano a conquistare qualche posizione di privilegio nell\u2019anarchia imposta dai nuovi predoni, venivano ridotti in una condizione precaria ai limiti della povert\u00e0. \u00c8 comprensibile, quindi, la vena di pessimismo che pervade l\u2019ultimo Saraceno. Si era al fallimento dell\u2019intervento straordinario, e con esso sembrava fallire un intero progetto civile e lo Stato di diritto. Prevaleva il \u00abblocco sociale\u00bb con tutto il suo scenario di orrori, mentre si profilava il nuovo scenario delle privatizzazioni che avrebbe visto la liquidazione dell\u2019IRI e delle grandi aziende di Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vale la pena ricordare, a questo proposito, una lettera di Silvio Spaventa agli elettori del Collegio di Bergamo, raccolta da Benedetto Croce negli scritti del grande statista protagonista del Risorgimento italiano che, liberato dall\u2019orrendo ergastolo di S. Stefano, aveva assunto funzioni di governo nello Stato italiano: \u00ab\u2026Erra grandemente, a mio giudizio, chi vorrebbe togliere al governo l\u2019amministrazione propria di alcuni grandi e generali interessi pubblici, dove la partecipazione pi\u00f9 o meno insindacabile dei privati cittadini si risolve, sempre, nell\u2019arricchire i pochi e nell\u2019immiserire i pi\u00f9. Bisogna guardarsi dal culto di certi principi astratti, che riescono, in ultimo, a questa conseguenza; che, quando si tratta degli interessi di tutti, il governo non deve far niente; e quando poi si tratta degli interessi di pochi, esso \u00e8 indotto a fare, a spese di tutti, ogni cosa. E di queste anomalie e incongruenze abbondano gli esempi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vogliamo infine ricordare che al centro del programma civile di Pasquale Saraceno c\u2019era lo sviluppo della ricerca scientifica e la formazione culturale e civile delle nuove generazioni. Nell\u2019attuazione di questo programma Saraceno coinvolge il Ministero per il Mezzogiorno, l\u2019IRI &#8211; Istituto per la Ricostruzione Industriale. La ricerca e la formazione delle nuove generazioni sono la base principale di tutto il programma civile di Pasquale Saraceno e possiamo ben a ragione affermare che anche questa ansia e questa sollecitudine per i problemi dell\u2019educazione lo legano alla tradizione che da Antonio Genovesi passa attraverso tutti i grandi pensatori meridionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi anni della sua vita, Saraceno si rivelava ancora pi\u00f9 convinto che fosse necessaria un\u2019azione rivoluzionaria dello Stato per la lotta contro il blocco sociale che si era costituito per l\u2019accaparramento delle risorse pubbliche nel Mezzogiorno e che da esse aveva tratto alimento per crescere ed espandersi con la complicit\u00e0 e il concorso di grandi imprese provenienti da ogni parte del territorio nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella Introduzione al <i>Rapporto 1991 <\/i>&#8211; che egli non fece in tempo a redigere personalmente ma che giustamente gli si pu\u00f2 attribuire perch\u00e9 vi si sente la viva presenza della sua lezione &#8211; si pu\u00f2 leggere la preoccupazione per \u00abl\u2019appassire del sentimento dell\u2019unit\u00e0 nazionale\u00bb, per \u00abil diffondersi, in luogo di quel sentimento, di un rumoroso populismo dialettale che reclama, in nome di interessi e culture locali, la liquidazione fallimentare della nostra storia unitaria\u00bb e, aggiungiamo noi, della virt\u00f9 nazionale. Una denuncia dell\u2019involgarimento della societ\u00e0 civile, del degrado del costume e della morale, della perdita del sentimento dell\u2019unit\u00e0 nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche per lui possono valere, nonostante l\u2019indubbia diversit\u00e0 di indole e cultura delle due personalit\u00e0, le parole che in occasione del convegno promosso a Bergamo nel 1990 dall\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sul tema \u201cIl dibattito sull\u2019unit\u00e0 dello Stato nel Risorgimento italiano\u201d, Giovanni Spadolini dedicava a Silvio Spaventa: fu un uomo che ebbe una fede assoluta in \u00abquell\u2019unit\u00e0 italiana che sembra oggi ridiscussa e oggetto di contestazioni o di dissacrazione da parte di chi giura sui simboli dei vecchi comuni travolti dall\u2019unit\u00e0; o rievoca un\u2019Italia federale che come tale non \u00e8 mai esistita e che il Risorgimento in ogni caso trascese nella creazione di un nesso spirituale e politico\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>fonte:\u00a0www.iisf.it<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GERARDO MAROTTA [Presidente dell\u2019Istituto Italiano per gli Studi Filosofici] Fu una costante del meridionalismo di Saraceno la ferma consapevolezza che la questione dell\u2019unificazione economica dell\u2019Italia fosse anche una questione di unificazione politica, perch\u00e9 l\u2019obiettivo del superamento del divario tra il Nord e il Mezzogiorno chiamava in causa le responsabilit\u00e0 dello Stato e perch\u00e9 il permanere di quel divario poteva riflettersi negativamente sulla stessa unit\u00e0 nazionale, con conseguenze che a lungo andare potevano risultare esiziali&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":26788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[115,6],"tags":[2451,5464,1048,5462,116,454,5463],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/SARACENO.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6VG","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26640"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26640"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26640\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26925,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26640\/revisions\/26925"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26640"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26640"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26640"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}