{"id":2665,"date":"2011-01-29T11:06:40","date_gmt":"2011-01-29T10:06:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=2665"},"modified":"2011-01-29T11:06:40","modified_gmt":"2011-01-29T10:06:40","slug":"lesercito-delle-mille-camicie-rosse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=2665","title":{"rendered":"L&#039;esercito delle mille camicie rosse"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"postbody\">di<strong> Maria R. Calderoni <\/strong><a href=\"http:\/\/www.liberazione.it\">Liberazione<\/a>&nbsp; (titolo originario: &quot;<strong>Il romanzo dei mille<\/strong>&quot;); a seguire <strong>Camicie rosse<\/strong>, cantata da <strong>Fiorella Mannoia<br \/>\n\t<\/strong><\/span><span class=\"postbody\"><i>Quel piccolo esercito di operai e artigiani, colto e battagliero. <br \/>\n\tIl libro di Claudio Fracassi &quot;Il romanzo dei Millle&quot;<\/i> <\/p>\n<p>\tCentosessantatr&eacute; venivano dalla provincia di Bergamo, pi&ugrave; di un centinaio erano i sudditi borbonici, provenienti in maggioranza dalla Sicilia, dalla Calabria, dal Napoletano, sessantadue i milanesi, cinquantanove i bresciani, cinquantotto i pavesi, trentacinque livornesi erano partiti da Genova e altri settantasette, dopo aver tentato di raggiungere Garibaldi in un porto toscano, si sarebbero uniti poi alla spedizione in Sicilia. La met&agrave; dei volontari lavoravano come &quot;operai di citt&agrave;&quot; o artigiani, solo uno si dichiar&ograve; &quot;contadino&quot;. Molti erano studenti, cento medici, pi&ugrave; di duecento avvocati, insegnanti e professionisti, tre preti, una decina artisti, pittori scultori. Dir&agrave; uno dei pi&ugrave; importanti storici inglesi del Novecento, G. M. Trevelyan: &laquo;Quel piccolo esercito fu uno dei pi&ugrave; colti che la storia ricordi&raquo;. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"postbody\">Si tratta dei Mille, naturalmente, e i numeri di cui sopra sono soltanto una delle infinite informazioni, notizie, narrazioni che si possono ritrovare in questo volume di Cludio Fracassi da poco in libreria &#8211; &quot;Il romanzo dei Mille&quot;, Mursia, pag. 405, euro 19 &#8211; che un romanzo non &egrave;, ma come tale si legge. Con un&#39;emozione e un interesse che restano vivi dal primo all&#39;ultimo capitolo. <br \/>\n\tI Mille raccontati giorno per giorno, anche ora per ora, come visti e vissuti in prima persona, dal vero, grazie a un enorme lavoro di ricerca tra cronaca e storia. Un film d&#39;epoca ricostruito con rigore e passione, anima e fatti. Un bel film. <\/p>\n<p>\t15 maggio 1860, sulla strada per Calatafimi, verso il primo scontro. &laquo;Il segnale ai volontari fu dato da una tromba, con un&#39;aria fatta di note lievi e carezzevoli, che avevano poco di marziale&raquo;. S&igrave;, quella tromba suonava quello che sarebbe diventato l&#39;Inno nazionale, &laquo;scritto nel 1848 da un ragazzo genovese di diciannove anni, Goffredo Mameli, un anno prima di morire di cancrena dopo essere stato ferito sugli spalti del Gianicolo&raquo;. S&igrave;, con quelle note gentili e quelle parole da poeta pi&ugrave; che da soldato, i Mille si avviavano alla loro prima e sanguinosa battaglia; sotto i cannoni del generale Landi e nei corpo a corpo con la baionetta morirono in 32, 182 i feriti. Colpito anche il livornese Giovanni Bandi, uno degli aiutanti di campo di Garibaldi che, nel raccontare in seguito quei momenti, scrive che, vicino a lui, era caduto ferito anche un soldato borbonico, &laquo;era un ragazzo di Nola, aveva ventun anni. Forse stava per morire. Ripeteva:&quot;Signor piemontese, salvatemi&quot;&raquo;&#8230; <\/p>\n<p>\tAd ingrossare le file dei garibaldini, una volta toccata la Sicilia, arrivano a frotte i contadini dei villaggi. Da Alcamo, da Vita, da Monte San Giuliano, &laquo;ignari del mestiere di soldato e malissimo armati&raquo; e quasi tutti hanno meno di vent&#39;anni. Sono i &quot;picciotti&quot;, &laquo;organizzati, secondo la tradizione, in squadre, &laquo;vestivano in genere pelli di pecora non conciate&raquo; ed erano &laquo;molto curiosi dei revolver a tamburo&raquo;. In uno degli episodi riportati, Fracassi racconta di quel &laquo;gruppo di sconosciuti che, colle papaline in testa e coi fucili attraverso la sella&raquo;, viene gi&ugrave; dalla collina e raggiunge l&#39;avanguardia della truppa. Uno di loro &laquo;scese da cavallo e salut&ograve; gridando:&quot;Viva l&#39;Italia, viva Garibaldi!&quot;. Era il barone Santanna di Alcamo, un patriota siciliano che si era unito alle formazioni di Rosalino Pilo. &laquo;Dietro di lui, al galoppo, arrivarono gli altri otto, ripetendo con urla assordanti: &quot;Viva Cecilia! Viva La Taglia!&raquo;. <br \/>\n\tIn marcia verso Salemi, quegli autentici pazzi dei Mille &#8211; detti anche garibaldesi &#8211; camminavano su due file parallele, lungo il ciglio della strada. Solo Garibaldi e le guide, incaricate di esplorare il terreno, stavano a cavallo. &laquo;Salemi era distante trentacinque chilometri. Il sole pioveva addosso ai marciatori. Si spensero pian piano i discorsi, si udivano soltanto le sonagliere dei carrettini siciliani, pieni di immagini sacre, su cui erano stati caricati i cannoni. Due carrozze trasportavano i malati. Pi&ugrave; dietro venivano le munizioni e le salmerie, penosamente scarse&raquo;. <\/p>\n<p>\tUn piccolo, malconcio e esercito. Eppure i Mille sono subito famosi in tutta Europa e nell&#39;intera opinione pubblica mondiale. &laquo;A San Pietroburgo, la rivista Illustratsia annota: &quot;Nessuno degli ultimissimi avvenimenti ha sollevato cos&igrave; tanta curiosit&agrave; come la spedizione di Garibaldi&quot;&raquo;. Il francese <br \/>\n\tL&#39;Illustration decide di spedire in Sicilia, da Tolone, due inviati: un cronista e un illustratore; l&#39;inglese Daily News vi dedica pi&ugrave; di una corrispondenza. <br \/>\n\tNon solo corpo a corpo e vecchi mortai. Gi&agrave; ad Alcamo Garibaldi &#8211; che a Salemi &laquo;in nome del re &raquo; ha assunto la carica di &quot;dittatore&quot; (cio&eacute; i pieni poteri sia civili che militari, ovviamente in via del tutto provvisoria) &#8211; si preoccupa di riorganizzare il territorio anche sotto il profilo amministrativo e sociale, nominando con apposito decreto Nino Bixio segretario di Stato. Con l&#39;obiettivo di &laquo;demolire rapidamente l&#39;organizzazione borbonica, ricostruire nello stesso tempo uno Stato nuovo, risanare le ferite di un sistema dispotico, sostituendovi un regime di libert&agrave;&raquo;. Un governatore &egrave; nominato per ciascuno dei 24 distretti in cui &egrave; suddivisa la Sicilia, il cui compito immediato &egrave; di ristabilire i Consigli civici che erano stati destituiti dai Borboni nel 1849 e di formare un nuovo apparato di pubblica sicurezza. <br \/>\n\tQuel &quot;dittatore&quot; in camicia rossa emana anche nuovi decreti. Il primo &#8211; firmato ad Alcamo quando la situazione militare &egrave; ancora tutta aperta &#8211; abolisce infatti l&#39;odiata tassa sul macinato, &laquo;la tassa sui poveri&raquo;, che fruttava all&#39;amministrazione borbonica oltre due milioni di ducati l&#39;anno, in pratica la met&agrave; dei suoi introiti complessivi. <\/p>\n<p>\tA Partinico &#8211; che &egrave; purtroppo anche teatro di stragi e vendette antiborboniche da parte della popolazione -a Garibaldi viene offerta la cittadinanza onoraria e si sparge persino la voce di una sua parentela con Santa Rosalia, che &laquo;da ragazza faceva Sinibaldi di casato, molto simile nella pronuncia al Garibaldi arrivato a liberare la Sicilia&raquo;. <\/p>\n<p>\tI picciotti di Rosalino Pilo e la truppa di Garibaldi stanno finalmente per incontrarsi, era la mattina di luned&igrave; 21 maggio. &laquo;Seduto tra le rocce del Pizzo della Neviera, sopra San Martino, Rosalino Pilo scrisse un biglietto a Garibaldi, per chiedere soccorso. Vicino a lui erano Salvatore Calvino, Carlo Tasselli, Nicola Rammacca e Andrea Soldano, sulle cui spalle il comandante aveva appoggiato la carta per scrivere quelle poche righe. I borbonici erano schierati su un&#39;altura di fronte, il Giardinello. Da l&igrave; part&igrave; il colpo di fucile che lo uccise, penetrandogli nella tempia sinistra&raquo;. Figlio del conte di Capaci, una vita di militanza mazziniana -dalle insurrezioni del 1848 alla disperata spedizione di Carlo Pisacane -quando muore l&igrave; al Giardinello Rosalino non ha ancora quarant&#39;anni. <\/p>\n<p>\tMeno di due settimane dopo, i garibaldini entrano a Palermo. &laquo;Al Ponte dell&#39;Ammiraglio &#8211; scrisse nel suo diario uno dei garibaldini &#8211; trovammo una resistenza quasi feroce&#8230;Cadde Benedetto Cairoli, ferito gravemente. Fu colpito il fratello pi&ugrave; giovane, Enrico, che lo seguiva&#8230;&raquo;. <\/p>\n<p>\tPalermo conquistata. Il &quot;filibustiere&quot; ha vinto, il suo quartier generale &egrave; istallato dentro Palazzo Reale, la sua &quot;avventura&quot; scuote l&#39;Europa. Sono con lui il duca di Wellington e Charles Dickens, Darwin e Florence Nightingale (l&#39;inventrice del mestiere di infermiera professionale); il popolare Illustrated London News definisce la spedizione &laquo;un portento&raquo;; il paludato Times parla di Garibaldi come di &laquo;un uomo che combatte per l&#39;umanit&agrave;&raquo;; e Alexandre Dumas invia ogni giorno al Siecle le sue corrispondenze. Dalla sua parte pure George Sand, Marx ed Engels, mentre Victor Hugo, esule a Londra, in un appassionato discorso lo esalta come &laquo;l&#39;uomo che ha in s&eacute; l&#39;anima dei popoli&raquo;. <\/p>\n<p>\tEra scoppiata la &quot;febbre garibaldina&quot;. <\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span class=\"postbody\">Fiorella Mannoia Camicie Rosse <a href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-XawmwigMYg&amp;feature=fvw\">http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=-XawmwigMYg&amp;feature=fvw<\/a><\/p>\n<p>\t<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria R. Calderoni Liberazione&nbsp; (titolo originario: &quot;Il romanzo dei mille&quot;); a seguire Camicie rosse, cantata da Fiorella Mannoia Quel piccolo esercito di operai e artigiani, colto e battagliero. 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