{"id":26670,"date":"2016-12-16T09:00:55","date_gmt":"2016-12-16T08:00:55","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26670"},"modified":"2016-12-17T13:59:40","modified_gmt":"2016-12-17T12:59:40","slug":"unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26670","title":{"rendered":"Unione monetaria: un punto di vista italiano"},"content":{"rendered":"<div class=\"entry\">\n<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai)<\/strong><\/p>\n<p><em>Nel primo dei due capitoli scritti per\u00a0<\/em><em><a href=\"https:\/\/www.editionsdurocher.fr\/livre\/fiche\/l-euro-est-il-mort-9782268084961\">L\u2019euro est-il mort?<\/a><\/em><em>, libro pubblicato in Francia che raccoglie i contributi di pi\u00f9 autori coordinati dall\u2019economista Jacques Sapir,\u00a0<a href=\"http:\/\/albertobagnai.it\/\"> Alberto Bagnai<\/a> \u2013 ben noto ai nostri lettori per il blog <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.ch\/\">Goofynomics<\/a>\u00a0e presidente dell\u2019associazione <a href=\"http:\/\/www.asimmetrie.org\/\">a\/simmetrie<\/a> \u2013 analizza la crisi dell\u2019eurozona con l\u2019aiuto dell\u2019esperienza italiana, particolarmente utile da due punti di vista: perch\u00e9 l\u2019Italia stessa \u00e8 un\u2019unione monetaria che non \u00e8 un\u2019area valutaria ottimale e ne ha gi\u00e0 sperimentato le conseguenze; e perch\u00e9 <\/em><em>le \u00e9lite italiane hanno dichiarato molto esplicitamente quali erano, dal loro punto di vista, gli obiettivi dell\u2019unione europea: utilizzare il vincolo esterno legato alla moneta unica per orientare il processo democratico e in questo modo la distribuzione del reddito. Senza il \u201csogno europeo\u201d, il \u201cce lo chiede l\u2019Europa\u201d e le crisi generate dalla moneta unica non sarebbe stato possibile realizzare il programma di \u201criforme strutturali\u201d che hanno indebolito e impoverito i lavoratori e in generale le fasce di popolazione pi\u00f9 deboli. Il vero successo dell\u2019euro, amaramente, \u00e8 stato questo.<\/em><\/p>\n<p><strong>L<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>euro e il declino dell<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>economia italiana<\/strong><\/p>\n<p>Adam Smith ce l\u2019aveva ben detto, nel terzo capitolo del primo libro de \u00abLa ricchezza delle nazioni\u00bb: la divisione del lavoro \u00e8 limitata dalla dimensione del mercato. Non ci si pu\u00f2 aspettare che un produttore privo di sbocchi sul mercato sia spinto ad adottare innovazioni e quindi aumentare la produttivit\u00e0. A che cosa gli servirebbe produrre di pi\u00f9, o produrre a un costo pi\u00f9 basso, se non ha qualcuno a cui vendere? La produttivit\u00e0 non \u00e8 una questione puramente esogena o tecnica. Nell\u2019economia classica (Smith), come in quella keynesiana, e, ci permettiamo di aggiungere, nell\u2019economia tout court, la produttivit\u00e0 dipende anche dalla domanda.<br \/>\nChe cosa c\u2019entra questo con l\u2019Italia?<\/p>\n<p>L\u2019evento che pi\u00f9 salta all\u2019occhio nell\u2019economia italiana degli ultimi trent\u2019anni \u00e8 senza dubbio l\u2019improvviso arresto del tasso di crescita della produttivit\u00e0 del lavoro, che si manifesta poco dopo la met\u00e0 degli anni 90. Dal 1971 al 1996 la produttivit\u00e0 del lavoro era aumentata a un tasso medio annuale del 2.7%, non lontano dal 3.0% della Francia e dal 2.9% della Germania. Tra il 1997 e il 2010 il tasso di crescita in Italia crolla allo 0.3%, mentre rimane all\u20191.4% in Francia e all\u20191.3% in Germania. \u00c8 nel 1997 che comincia il declino dell\u2019economia italiana, questo \u00e8 un fatto cos\u00ec evidente che anche i sostenitori dell\u2019euro sono costretti ad ammetterlo. In effetti il 1997 \u00e8 un anno cruciale nel percorso verso la moneta unica. I paesi candidati infatti si erano impegnati ad adottare, nei due anni precedenti all\u2019entrata in vigore dell\u2019euro, una parit\u00e0 fissa rispetto all\u2019ECU. Questo punto determinante sfugge ai pi\u00f9: per quello che riguarda il rapporto tra i paesi europei, l\u2019euro in effetti ha inizio nel 1997, perch\u00e9 \u00e8 a partire da questa data che i tassi di cambio tra i futuri paesi membri sono resi fissi (con margini di oscillazione molto ridotti).<\/p>\n<p>La rigidit\u00e0 del tasso di cambio comporta una riduzione pressoch\u00e9 immediata del tasso di crescita delle esportazioni. La chiusura degli sbocchi sui mercati esteri, dove i prodotti italiani diventavano progressivamente sempre meno competitivi, produsse gli effetti che erano gi\u00e0 chiari a Smith nel XVIII secolo, e sarebbero stati studiati pi\u00f9 approfonditamente da Kaldor nel XIX: un circolo vizioso di caduta della produttivit\u00e0, che provoca una caduta della competitivit\u00e0, che causa una caduta delle esportazioni, che comporta un ulteriore calo della produttivit\u00e0. La crescita media dell\u2019economia italiana tra il 1980 e il 1997 era stata del 2.3%. Dal 1997 alla crisi del 2009 scende all\u20191.3%. Se si tiene conto anche degli anni della crisi, dal 1997 al 2015 la crescita media \u00e8 stata dello 0.4%. Il PIL nel 2015 era uguale a quello del 2000. L\u2019Italia \u00e8 tornata indietro di 15 anni e questa catastrofe senza precedenti nella sua storia e senza uguali oggi nell\u2019eurozona dipende in larga misura dal fatto che la crisi ha colpito un\u2019economia sofferente e in declino. Un declino che coincide con ci\u00f2 che ne \u00e8 stato la causa: l\u2019adozione de facto dell\u2019euro.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn1\" name=\"_ednref1\"><sup>[i]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>Italia e l<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>europeismo<\/strong><\/p>\n<p>Forse \u00e8 per questo che, quando si affronta l\u2019argomento dell\u2019euro in Italia, \u00e8 ormai difficile trovare qualcuno disposto a sostenere che la moneta unica ci protegge dalle crisi. I fatti dimostrano che argomenti economici di questo tipo erano falsi. Chi difende il progetto ora cerca piuttosto di mettere in rilievo la sua dimensione politica, che sarebbe soprattutto quella di favorire il superamento degli Stati-nazione. Questi ultimi, ci dicono, sarebbero la causa dei conflitti. Di conseguenza, per assicurare la pace ai popoli europei, bisogna spazzare via il \u00abnazionalismo\u00bb, creando un immenso Stato federale, di cui l\u2019euro sarebbe un simbolo. In pi\u00f9, questo aiuterebbe gli Stati \u00abpiccoli\u00bb, come l\u2019Italia, a difendersi meglio dai \u00abgrandi\u00bb paesi emergenti. Diversi politologi (in particolare Majone e Zielonka) sottolineano che questo implica un modo di ragionare un po\u2019 assurdo: per combattere il nazionalismo si ricorre a un nazionalismo di ordine superiore<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn2\" name=\"_ednref2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p>I grandi Stati federali, cos\u00ec come li conosciamo, derivano soprattutto dall\u2019antico impero britannico (Stati Uniti, Canada, Australia, India). In realt\u00e0 sono Stati-nazione, dove la lingua e le istituzioni inglesi sono dominanti (con l\u2019eccezione dell\u2019India, dove le differenti culture locali sono state difficili da sradicare e dove quindi la struttura federale non ha consentito di evitare numerosi conflitti). In Europa, gli Stati-nazione si affermano con i Trattati di Westfalia (1648), che misero termine alle guerre di religione. Le loro costituzioni sono uno strumento di protezione dei diritti fondamentali, a cui sarebbe pericoloso rinunciare senza sapere esattamente da che cosa sarebbero sostituite. \u00c8 stata la Nato, e non l\u2019Europa, che ci ha assicurato fino a oggi un lungo periodo di pace (o meglio, di guerra fredda), e tra le cause dell\u2019ultima guerra mondiale c\u2019\u00e8 stato l\u2019errore che Keynes aveva denunciato in anticipo: schiacciare la Germania sotto il suo debito di guerra.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn3\" name=\"_ednref3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a> Prostrare un paese sotto il peso di un debito insostenibile: \u00e8 esattamente lo stesso errore che si sta ripetendo oggi con la Grecia, e questo per salvaguardare l\u2019euro \u00abche porta la pace\u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 forse del metodo, in questa follia europeista. In fondo, tutte le unioni monetarie sono, per definizione, strumenti di integrazione finanziaria, concepiti per facilitare il libero movimento dei capitali. Ora, la liberalizzazione dei movimenti dei capitali comporta una compressione dei redditi da lavoro<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn4\" name=\"_ednref4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a>. L\u2019accanimento con cui le \u00e9lite europee difendono la moneta unica, nonostante i suoi limiti evidenti, potrebbe quindi spiegarsi con la volont\u00e0 di proteggere i profitti a spese dei salari.<\/p>\n<p>Certo, si tratta di un obiettivo politicamente legittimo. Tuttavia, due cose dovrebbero metterci in guardia. Da una parte, il fatto che ormai la Banca centrale europea (BCE) si preoccupa per le conseguenze negative dei bassi salari sulla deflazione, e quindi sulla ripresa dell\u2019economia europea.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn5\" name=\"_ednref5\">[v]<\/a> Forse il bel gioco \u00e8 durato troppo? Dall\u2019altra, dovrebbe allarmarci il modo sottilmente sleale attraverso il quale il progetto europeo \u00e8 stato presentato come qualcosa di cui non si poteva neppure discutere, viste le sue nobili intenzioni (garantire la pace) e le cui conseguenze economiche sarebbero andate a vantaggio delle classi sociali pi\u00f9 deboli (perch\u00e9 l\u2019euro le avrebbe \u00abprotette\u00bb, e la \u00abgrande Europa politica\u00bb li avrebbe aiutati a combattere il \u00abgrande capitale internazionale\u00bb).<br \/>\nNell\u2019analisi dell\u2019attuale vicolo cieco in cui si trova l\u2019Europa, l\u2019esperienza italiana pu\u00f2 aiutarci. Nel percorso storico e politico italiano, due elementi sono a mio parere utili a questo scopo. Il primo \u00e8 che l\u2019Italia, proprio come la zona euro della quale fa parte, \u00e8 essa stessa un\u2019unione monetaria, che non \u00e8 un\u2019area valutaria ottimale, a causa delle profonde differenze strutturali tra Nord e Sud del paese. Gli italiani vivono quotidianamente i problemi che sorgono quando regioni troppo diverse si riuniscono sotto una stessa moneta, e hanno dovuto imparare ad affrontare questi problemi. Il secondo \u00e8 che le \u00e9lite italiane hanno dichiarato molto esplicitamente quali erano, dal loro punto di vista, gli obiettivi dell\u2019unione europea. Si trattava, infatti, di utilizzare il vincolo esterno legato alla moneta unica per orientare il processo democratico e in questo modo la distribuzione del reddito. Se, come fa osservare Featherstone, dalla creazione \u2013 nel 1979 \u2013 del sistema monetario europeo il vincolo esterno in Europa \u00e8 stato applicato un po\u2019 dappertutto per influenzare le politiche nazionali, la sua filosofia politica non \u00e8 mai stata espressa cos\u00ec chiaramente come dagli esponenti politici italiani (al punto che perfino nella letteratura scientifica internazionale si usa l\u2019espressione italiana \u00abvincolo esterno\u00bb).<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn6\" name=\"_ednref6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>L<\/strong><strong>\u2019<\/strong><strong>Italia come unione monetaria<\/strong><\/p>\n<p>Nel 2006, uno studio della Banca d\u2019Italia faceva osservare che 145 anni dopo l\u2019unificazione monetaria dell\u2019Italia (realizzata contemporaneamente all\u2019unificazione politica), i livelli dei prezzi e i tassi d\u2019inflazione nelle differenti regioni e province non convergevano ancora del tutto.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn7\" name=\"_ednref7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a> Un fenomeno molto intrigante. Infatti, stando alla teoria economica ortodossa, a determinare il livello dei prezzi \u00e8 la quantit\u00e0 di moneta circolante. Sarebbe dunque logico attendersi che a una moneta unica corrisponda un livello di prezzi, o almeno un\u2019inflazione, unici. Questo studio mostra che in Italia non va affatto cos\u00ec. Uno studio successivo mostr\u00f2 che la medesima cosa succedeva su scala europea, dove si assiste a una divisione dei paesi in tre \u00abclub d\u2019inflazione\u00bb: i paesi del Nord (che convergono verso un\u2019 inflazione bassa), l\u2019Italia (con un\u2019inflazione media), e i paesi del Sud (con un\u2019inflazione relativamente elevata).<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn8\" name=\"_ednref8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a> L\u2019esperienza delle regioni italiane suggerisce tuttavia che questo stato di fatto \u00e8 destinato a persistere molto a lungo, il che significa che bisogner\u00e0 attendere molto tempo perch\u00e9 tutti i paesi europei convergano verso il medesimo tasso di inflazione.<br \/>\nDa questi fatti statistici derivano due conseguenze significative.<br \/>\nIn primo luogo, il fatto che una moneta unica conduca comunque a livelli di inflazione diversi rimette in discussione l\u2019ingenua convinzione che sia la moneta che \u00abcausa\u00bb i livelli dei prezzi. Non si tratta di un\u2019osservazione puramente teorica, al contrario: si tratta di una constatazione politica. L\u2019inizio della terza globalizzazione (la globalizzazione \u00abfinanziaria\u00bb) \u00e8 stato caratterizzato da due importanti riforme istituzionali: la liberalizzazione dei movimenti internazionali di capitali e l\u2019affermazione del principio dell\u2019indipendenza dai governi della Banca centrale.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn9\" name=\"_ednref9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a> Quest\u2019ultimo si traduce nella proibizione rivolta alla Banca centrale di finanziare programmi di spesa pubblica attraverso l\u2019emissione di moneta (incluso l\u2019acquisto di titoli di debito pubblico al momento dell\u2019emissione).<\/p>\n<p>Questo divieto, giustificato all\u2019epoca con la necessit\u00e0 di contenere l\u2019inflazione legata all\u2019impennata del prezzo del petrolio, ha avuto come conseguenza quella di obbligare gli Stati sovrani a rivolgersi ai mercati finanziari (e dunque in misura sempre crescente agli investitori internazionali) per soddisfare i loro bisogni di finanziamento. Si partiva dal principio che questo avrebbe sottoposto i governi, potenzialmente corrotti o miopi, alla disciplina dei mercati, visto che questi si sarebbero rifiutati di finanziare governi inefficienti.<br \/>\nAlla base di questo approccio, c\u2019era l\u2019idea che, poich\u00e9 \u00e8 la moneta che provoca l\u2019inflazione, lasciando la gestione della massa monetaria nelle mani dei governi, questi ne avrebbero sicuramente approfittato a fini elettorali, provocando di conseguenza un aumento dell\u2019inflazione.<br \/>\nTuttavia, il fatto che da una parte una moneta unica possa coesistere con tassi di inflazione diversi e divergenti e dall\u2019altra che la creazione massiccia di moneta da parte della BCE non sia riuscita a rianimare l\u2019inflazione in Europa ci permette di vedere chiaramente che il legame tra massa monetaria e inflazione non \u00e8 automatico. Questo spiega perch\u00e9 a una moneta unica non corrisponde un\u2019inflazione unica. L\u2019esperienza europea (e prima di questa l\u2019esperienza italiana) ormai ci conferma che la dinamica dei prezzi \u00e8 legata ad altri elementi strutturali di un sistema economico, in particolare al mercato del lavoro: \u00e8 il tasso di disoccupazione, e non quello di creazione di moneta, che regola il tasso d\u2019inflazione.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn10\" name=\"_ednref10\"><sup>[x]<\/sup><\/a> Questo d\u2019altra parte spiega perch\u00e9 \u00e8 nel sud d\u2019Italia, dove la disoccupazione \u00e8 maggiore, che l\u2019inflazione \u00e8 pi\u00f9 bassa. Se per\u00f2 la moneta non causa l\u2019inflazione, non \u00e8 pi\u00f9 giustificabile la decisione di sottrarne la gestione ai governi per garantire la stabilit\u00e0 dei prezzi. Se cade questa motivazione, bisogna dunque che ci domandiamo quale sia la giustificazione per proibire il finanziamento monetario del debito pubblico. In effetti, l\u2019idea di sottomettere gli Stati alla disciplina dei mercati o, in altri termini, di privatizzare il pi\u00f9 possibile il circuito del risparmio e dell\u2019investimento, sembra un po\u2019 superata, in un periodo in cui si assiste alla crisi mondiale di questi stessi mercati.<\/p>\n<p>Il fatto che una moneta unica non garantisca la convergenza dei tassi d\u2019inflazione ha un\u2019altra conseguenza importante. Se infatti non si produce una convergenza, la moneta unica non pu\u00f2 garantire che il rapporto tra i prezzi dei beni prodotti all\u2019interno di un paese e quelli prodotti all\u2019estero, quello che si definisce il tasso di cambio \u00abreale\u00bb, sia stabile. Nei paesi dove l\u2019inflazione \u00e8 pi\u00f9 bassa, questo rapporto avr\u00e0 la tendenza a diminuire. Si assister\u00e0 cos\u00ec a quella che si definisce una svalutazione del tasso di cambio reale, che corrisponde a un miglioramento della competitivit\u00e0, e comporta un surplus commerciale, al quale dovr\u00e0 necessariamente corrispondere un deficit da qualche altra parte (nei paesi dove l\u2019inflazione \u00e8 pi\u00f9 alta). Se il paese pi\u00f9 forte avesse la sua propria valuta, questa tendenza sarebbe compensata da una rivalutazione del suo tasso di cambio: la moneta del paese forte diventerebbe anch\u2019essa pi\u00f9 forte, perch\u00e9 tutti la richiederebbero per acquistare i beni che produce.<br \/>\nMa se la moneta \u00e8 unica, il paese pi\u00f9 forte non pu\u00f2 rivalutare, il che vale a dire che non pu\u00f2 riallineare la sua moneta alla sua produttivit\u00e0. Il peso dell\u2019aggiustamento sar\u00e0 allora sostenuto dai paesi che, per svariate ragioni (storiche, tecnologiche, sociali, culturali) in quel momento sono meno produttivi.<\/p>\n<p>Negli anni 80 c\u2019era la tendenza a interpretare questi fenomeni in un\u2019ottica moralistica. Il deficit commerciale, si diceva, sproner\u00e0 i deboli a correggersi. Un eccesso persistente di importazioni crea necessariamente un debito estero (perch\u00e9 bisogna pagare i beni che si acquistano all\u2019estero) e una perdita di posti di lavoro (perch\u00e9 le importazioni non creano lavoro nelle regioni di destinazione, ma in quelle di provenienza). I paesi deboli si troveranno dunque di fronte a un dilemma: o diventare pi\u00f9 produttivi (in modo da poter avere prezzi meno elevati) o perdere posti di lavoro, e sceglieranno per forza di cose la strada giusta, cio\u00e8 fare le riforme necessarie a diventare pi\u00f9 produttivi.<br \/>\nL\u2019idea secondo cui, una volta buttati nella piscina della moneta unica, i paesi pi\u00f9 deboli avrebbero volenti o nolenti imparato a nuotare era di per s\u00e9 piuttosto autoritaria e sorda allo spirito di \u00absolidariet\u00e0\u00bb e \u00abunione sempre pi\u00f9 stretta\u00bb declamato dal progetto europeo. In pi\u00f9, era smentita dall\u2019esperienza italiana, e anche dalla pi\u00f9 recente esperienza tedesca, che dimostrava che le regioni pi\u00f9 deboli non riescono a recuperare facilmente il loro ritardo, quando sono schiacciate dal peso di una moneta troppo forte.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn11\" name=\"_ednref11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a><br \/>\nInfine, questa idea era un po\u2019 ingenua, nel senso che \u00e8 ingenuo illudersi che, in mancanza di una rivalutazione della valuta del paese forte, la riduzione dei prezzi nel paese debole possa sistemare le cose. Certo, in linea di principio per far scendere i prezzi basta essere pi\u00f9 produttivi: se lo stesso lavoratore produce il doppio dei beni, i beni possono essere venduti a met\u00e0 prezzo.\u00a0 Ma un aumento della produttivit\u00e0 non si ottiene dall\u2019oggi al domani. Questo meccanismo non \u00e8 compatibile con l\u2019urgenza generata dalle crisi finanziarie.<br \/>\nQuando scoppia la crisi, \u00e8 piuttosto la disoccupazione (o la chiusura delle aziende) che assicura la moderazione dei prezzi. Se per\u00f2 la disoccupazione persiste, i lavoratori si trasferiscono. Per gli economisti \u00abortodossi\u00bb \u00e8 un bene: il tasso di disoccupazione scende, perch\u00e9, dopo che i disoccupati se ne sono andati, non ci sono pi\u00f9 disoccupati. Pangloss non saprebbe dirlo meglio!<\/p>\n<p>Gli economisti keynesiani hanno invece il buon senso di rendersi conto che questi disoccupati sono anche clienti delle aziende locali: la loro uscita di scena provoca quindi una crisi di domanda, che fa sprofondare le regioni deboli nella trappola del sottosviluppo. Se calano gli acquirenti locali, bisogna andare a caccia di mercati all\u2019estero, e per farlo \u00e8 necessario tagliare ancora maggiormente il costo del lavoro, ovvero i redditi dei lavoratori, spingendo ulteriormente a calare la domanda interna, in una spirale senza fine.<br \/>\nDel resto, \u00e8 proprio questo che spiega la mancata convergenza dei prezzi tra le regioni italiane. La svalutazione \u00abinterna\u00bb (vale a dire la contrazione dei salari) \u00e8 un meccanismo molto pi\u00f9 lento e inerziale della svalutazione \u00abesterna\u00bb (abbassamento del tasso di cambio della valuta nazionale). Una volta che il processo di aggiustamento \u00e8 avviato, \u00e8 difficile interromperlo al momento giusto, soprattutto se per favorirlo si sono messe in atto riforme strutturali (come il \u00abjobs act\u00bb italiano o la \u00abloi travail\u00bb francese). Il rischio \u00e8 quindi di ritrovarsi intrappolati in una spirale deflazionistica. \u00c8 quello a cui abbiamo assistito per decenni in Italia ed \u00e8 quello da cui ci mette in guardia oggi la BCE a livello europeo.<br \/>\nCi sono studi che dimostrano che la rigidit\u00e0 del tasso di cambio si accompagna a una crescita pi\u00f9 debole.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn12\" name=\"_ednref12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a> Non c\u2019\u00e8 da stupirsene: quando il meccanismo di aggiustamento si basa sulla diminuzione dei salari, \u00e8 necessario che aumenti la disoccupazione (perch\u00e9 in caso contrario i lavoratori non accetterebbero la riduzione dei loro redditi). Ma \u00e8 il lavoro che crea il valore. Un sistema economico che si riequilibra attraverso la disoccupazione \u00e8 dunque destinato a creare meno valore.<\/p>\n<p>L\u2019esperienza italiana ci mostra che in questo gioco nessuno \u00e8 vincitore. Se le regioni del Nord per un certo periodo hanno potuto sfruttare quelle del Sud come fonte di manodopera a basso costo, e allo stesso tempo come mercato per i prodotti delle loro industrie, a lungo termine la divergenza tra le due parti del paese risulta un rischio per la crescita, che compromette la stabilit\u00e0 finanziaria e finisce col creare tensioni secessioniste (rappresentate in Italia dalla Lega Nord). Lo stesso scenario si presenta oggi su scala europea.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Unione monetaria e \u00a0<\/strong><strong>\u00ab<\/strong><strong>vincolo esterno<\/strong><strong>\u00bb<\/strong><strong> tra economia e politica<\/strong><\/p>\n<p>Quanto detto finora non \u00e8 una novit\u00e0. Nel 1996, Rudiger Dornbusch (MIT) gi\u00e0 sosteneva che \u00abla critica pi\u00f9 seria che si pu\u00f2 rivolgere a un\u2019unione monetaria \u00e8 che abbandonando gli aggiustamenti ottenuti attraverso il tasso di cambio \u00e8 destinata a trasferire al mercato del lavoro il compito di regolare la competitivit\u00e0 e i prezzi relativi\u2026 Le perdite di prodotti e di lavoro finiranno col prevalere\u2026\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn13\" name=\"_ednref13\"><sup>[xiii]<\/sup><\/a> Due anni pi\u00f9 tardi, Paul Krugman segnalava che \u00abil pericolo pi\u00f9 evidente e pi\u00f9 immediato \u00e8 che l\u2019Europa diventi giapponese: che scivoli inesorabilmente nella deflazione, e che nel momento in cui i banchieri centrali decidono di mollare la presa, sia troppo tardi\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn14\" name=\"_ednref14\"><sup>[xiv]<\/sup><\/a> Ben prima, nel 1971, Nicholas Kaldor (Cambridge) aveva stabilito un punto: \u00abSarebbe un errore pericoloso credere che l\u2019unione economica e monetaria possa venire prima dell\u2019unione politica, perch\u00e9 se la creazione dell\u2019unione monetaria e il controllo della Comunit\u00e0 sulle finanze nazionali provocano tensioni che portano al crollo del sistema, l\u2019unione monetaria avr\u00e0 impedito lo sviluppo di una unione politica, invece di favorirlo\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn15\" name=\"_ednref15\"><sup>[xv]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Oggi sta accadendo proprio quello che gli economisti pi\u00f9 autorevoli avevano previsto: siamo in deflazione, perch\u00e9 gli aggiustamenti agli shock esterni (come la crisi dei \u00absubprimes\u00bb) si sono trasferiti sul mercato del lavoro (e quindi sui salari, attraverso l\u2019aumento della disoccupazione), cosa che ha messo sotto pressione le economie nazionali e ha allontanato le prospettive fondate di una unione politica.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, si pu\u00f2 dunque affermare che l\u2019euro \u00e8 uno dei pi\u00f9 grandi successi della scienza economica: tutto quello che questa aveva previsto si \u00e8 realizzato, ed esattamente nel modo in cui la scienza economica l\u2019aveva previsto.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn16\" name=\"_ednref16\"><sup>[xvi]<\/sup><\/a> Si sarebbe tentati di concludere che l\u2019unione monetaria \u00e8 stata al contrario una grande sconfitta della politica: dopo avere ignorato gli avvertimenti degli economisti, i politici non hanno raggiunto nessuno degli obiettivi che ostentavano (prosperit\u00e0, stabilit\u00e0, pace) e ci si pu\u00f2 chiedere se mai li raggiungeranno. Tuttavia il dibattito politico italiano ci offre una visione pi\u00f9 sfumata, che cercher\u00f2 di descrivere partendo dalle dichiarazioni di tre dei nostri uomini politici che hanno ricoperto ruoli di responsabilit\u00e0 in Europa.<\/p>\n<p>Nel 2001, Romano Prodi (all\u2019epoca presidente della Commissione Europea) afferm\u00f2: \u00abSono sicuro che l\u2019euro ci obbligher\u00e0 a introdurre nuovi strumenti di politica economica. \u00c8 politicamente impossibile proporli adesso, ma un giorno ci sar\u00e0 una crisi e si creeranno questi nuovi strumenti \u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn17\" name=\"_ednref17\"><sup>[xvii]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Quali erano questi strumenti che si ritenevano necessari, ma non erano proponibili politicamente? Ovviamente, tutto ci\u00f2 che poteva portare a una maggior flessibilit\u00e0 verso il basso dei salari. A questo riguardo si pu\u00f2 citare Tommaso Padoa-Schioppa (allora membro del comitato esecutivo della BCE, e in seguito ministro nel governo Prodi): \u00abNell\u2019 Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanit\u00e0, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev\u2019essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l\u2019individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualit\u00e0\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn18\" name=\"_ednref18\"><sup>[xviii]<\/sup><\/a><\/p>\n<p>Chiaramente, l\u2019idea di essere riavvicinati bruscamente alla durezza del vivere non poteva sorridere agli elettori. Questa durezza, in particolare la disoccupazione, \u00e8 stata usata per assicurare la flessibilit\u00e0 dei salari verso il basso: il meccanismo di aggiustamento ritenuto essenziale alla sopravvivenza della moneta unica, e che oggi \u00e8 in fase di accartocciarsi su se stesso in una crisi deflazionistica (come Krugman aveva previsto). Ma se anche questo meccanismo potesse funzionare, tuttavia, resterebbe un piccolo problema: i salari, in una economia capitalistica, costituiscono il reddito della maggioranza dei cittadini. Questo rende di per s\u00e9 poco politicamente sostenibile un sistema economico che a ogni crisi esige di ridurli. A questo proposito, nel 1998, Mario Monti (allora Commissario europeo per il mercato interno) aveva dichiarato: \u00abTutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l\u2019onere dell\u2019impopolarit\u00e0 essendo pi\u00f9 lontane, pi\u00f9 al riparo, dal processo elettorale\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn19\" name=\"_ednref19\"><sup>[xix]<\/sup><\/a><br \/>\nL\u2019esperienza italiana ci offre quindi una nuova griglia analitica, coerente con le dichiarazioni dei politici italiani: a quanto pare, le \u00e9lite dei paesi dell\u2019UE periferici, come l\u2019Italia, volevano smantellare e privatizzare lo stato sociale (Padoa Schioppa), sotto la pressione di una situazione di emergenza causata da crisi economiche (Prodi), utilizzando l\u2019UE come capro espiatorio (Monti). Si tratta di una dinamica politica che \u00e8 stata teorizzata e analizzata da molti autori, tra cui Featherstone.<\/p>\n<p>L\u2019adesione all\u2019euro, e in precedenza al Sistema monetario europeo, ha creato un \u201cvincolo esterno\u201d il cui scopo era quello di garantire la sostenibilit\u00e0 politica del progetto, a molti livelli: in primo luogo, perch\u00e9 le crisi che il processo di integrazione monetaria rende inevitabili, aprono finestre di opportunit\u00e0 per l\u2019avanzamento del progetto di unione politica. \u00c8 la teoria di Jean Monnet, secondo il quale \u00abl\u2019Europa sar\u00e0 costruita attraverso le crisi e sar\u00e0 la somma delle soluzioni apportate a queste crisi\u00bb.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn20\" name=\"_ednref20\">[xx]<\/a> Inoltre, le crisi finanziarie permettono di proporre ai cittadini, come misure di emergenza, tagli di bilancio i cui effetti sulla distribuzione del reddito saranno permanenti.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn21\" name=\"_ednref21\">[xxi]<\/a><\/p>\n<p>Ancora, perch\u00e9 ci\u00f2 consente di attribuire a un ente \u201cterzo\u201d, \u201cindipendente\u201d e soprattutto sottratto al controllo diretto degli elettori, vale a dire \u201cl\u2019Europa\u201d, la responsabilit\u00e0 delle politiche regressive che gli stessi elettori avrebbero respinto se fossero state proposte dai governi nazionali. \u00c8 qui che le parole di Monti sono coerenti con l\u2019analisi di Featherstone del \u201cvincolo esterno\u201d: dato che la moneta unica non \u00e8 compatibile con il modello europeo di tutela del lavoro, quest\u2019ultimo deve cedere il passo alla prima.<br \/>\nPer garantire il successo di questo progetto politico, che era, in sostanza, un progetto di redistribuzione del reddito, bisognava presentarlo come il risultato inevitabile di fenomeni incontrollabili (come ad esempio la globalizzazione) ed errori del passato (la prodigalit\u00e0 dei governi). La realt\u00e0 era un po\u2019 diversa: lo smantellamento dello stato sociale e del sistema di protezioni del lavoro non mirava al consolidamento dei bilanci pubblici, che non ne avevano bisogno,<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn22\" name=\"_ednref22\">[xxii]<\/a> quanto piuttosto a promuovere l\u2019aggiustamento verso il basso dei salari, meccanismo essenziale in un regime di moneta unica.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, l\u2019euro \u00e8 stato senza alcun dubbio un grande successo. Ormai in Italia pi\u00f9 o meno tutti ammettono che lo spauracchio del debito pubblico non giustificava le riforme realizzate negli ultimi cinque anni (dalla riforma delle pensioni, a quella della scuola, a quella del codice del lavoro, come suggerito da Padoa Schioppa). L\u2019insorgere della crisi bancaria ha mostrato a tutti che il problema era altrove, vale a dire nel circuito finanziario privato, e non in quello pubblico.<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_edn23\" name=\"_ednref23\"><sup>[xxiii]<\/sup><\/a> Impoverire un intero paese con politiche di imposte pi\u00f9 alte e tagli alle prestazioni sociali ha peggiorato la situazione, ma cancellare i risultati di questi errori non sar\u00e0 facile.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref1\" name=\"_edn1\">[i]<\/a><sup>[i]<\/sup> Bagnai, A. 2016. Italy\u2019s decline and the balance-of-payments constraint: a multicountry analysis. International Review of Applied Economics, 20, 1-26.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref2\" name=\"_edn2\"><sup>[ii]<\/sup><\/a> Giandomenico Majone (2014) <em>Rethinking the union of Europe post-crisis <\/em><em>\u2013<\/em><em> Has integration gone too far?, <\/em>Cambridge: Cambridge University Press; Jan Zielonka (2014) <em>Is the EU doomed?<\/em>, Cambridge: Polity Press.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref3\" name=\"_edn3\"><sup>[iii]<\/sup><\/a> John Maynard Keynes (1931) <em>Essays in persuasion<\/em>, London: MacMillan.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref4\" name=\"_edn4\"><sup>[iv]<\/sup><\/a> Su questo ultimo punto, Davide Furceri et Prakash Loungani (2015) \u00ab\u00a0Capital Account Liberalization and Inequality \u00bb,<\/p>\n<p>IMF Working Papers 15\/243, International Monetary Fund.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref5\" name=\"_edn5\">[v]<\/a> Banca Centrale Europea (2016) \u00ab\u00a0Economic Bulletin\u00a0\u00bb, n. 3 (marzo).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref6\" name=\"_edn6\"><sup>[vi]<\/sup><\/a> Kevin Featherstone K. (2001) \u201cThe political dynamics of the <em>vincolo esterno<\/em>: the emergence of EMU and the challenge to the European social model\u201d, <em>Queen<\/em><em>\u2019<\/em><em>s Papers on Europeanisation<\/em>, 6, Belfast: Queens University.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref7\" name=\"_edn7\"><sup>[vii]<\/sup><\/a> Fabio Busetti, Silvia Fabiani, Andrew Harvey (2006) \u201cConvergences of prices and rates of inflation,\u201d <em>Temi di discussione (Economic working papers)<\/em> 575, Bank of Italy, Economic Research and International Relations Area.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref8\" name=\"_edn8\"><sup>[viii]<\/sup><\/a> Fabio Busetti, Lorenzo Forni, Andrew Harvey, Fabrizio Venditti (2007) \u201cInflation Convergence and Divergence within the European Monetary Union,\u201d <em>International Journal of Central Banking<\/em>, vol. 3(2), pp. 95-121, giugno.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref9\" name=\"_edn9\"><sup>[ix]<\/sup><\/a> Carmen M. Reinhart, Belen Sbrancia (2011) \u201cThe liquidation of government debt\u201d, BIS Working Papers, n. 363, novembre<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref10\" name=\"_edn10\"><sup>[x]<\/sup><\/a> Questo approccio \u00e8 ormai condiviso dalla Banca Centrale Europea (<em>op. cit.<\/em>).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref11\" name=\"_edn11\"><sup>[xi]<\/sup><\/a> L\u2019esperienza tedesca \u00e8 descritta da Vladimiro Giacch\u00e9 (2013) <em>Anschluss. L<\/em><em>\u2019<\/em><em>annessione. L<\/em><em>\u2019<\/em><em>unificazione della Germania e il futuro dell<\/em><em>\u2019<\/em><em>Europa.<\/em> Reggio Emilia: Imprimatur Editore.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref12\" name=\"_edn12\"><sup>[xii]<\/sup><\/a> Eduardo Levy-Yeyati, Federico Sturzenegger (2003) \u201cTo Float or to Fix: Evidence on the Impact of Exchange Rate Regimes on Growth,\u201d <em>American Economic Review<\/em>, vol. 93(4), pp. 1173-1193; Martin T. Bohl, PhilipMichaelis, Pierre L. Siklos (2016) \u201cAusterity and recovery: Exchange rate regime choice, economic growth, and financial crises\u201d, <em>Economic Modelling<\/em>, vol. 53, pp. 195-207<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref13\" name=\"_edn13\"><sup>[xiii]<\/sup><\/a> Rudiger Dornbusch (1996) \u201cEuro fantasies\u201d, Foreign Affairs, vol. 75, n. 5 (la traduzione \u00e8 nostra).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref14\" name=\"_edn14\"><sup>[xiv]<\/sup><\/a> Paul Krugman (1998) \u201cThe euro: beware of what you wish for\u201d, <em>Fortune<\/em>, dicembre (la traduzione \u00e8 nostra).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref15\" name=\"_edn15\"><sup>[xv]<\/sup><\/a> Nicholas Kaldor (1971) \u201cThe Dynamic Effects of The Common Market\u201d, The New Statesman, 12 marzo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref16\" name=\"_edn16\"><sup>[xvi]<\/sup><\/a> Restano da spiegare le complesse ragioni che hanno portato la maggior parte degli economisti a difendere, al momento della sua crisi, il medesimo progetto del quale avevano preannunciato il faIlimento.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref17\" name=\"_edn17\"><sup>[xvii]<\/sup><\/a> Romano Prodi (2001) \u201cProdi pledges to make role more visible after attacks on leadership\u201d, intervista sul Financial Times, 5 dicembre 2001, p. 1 (edizione di Londra).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref18\" name=\"_edn18\"><sup>[xviii]<\/sup><\/a> Tommaso Padoa Schioppa (2003) \u201cBerlino e Parigi: ritorno alla realt\u00e0\u201d, <em>Il Corriere della Sera<\/em>, 26 agosto 2003.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref19\" name=\"_edn19\"><sup>[xix]<\/sup><\/a> Federico Rampini (1998), Intervista sull\u2019Italia in Europa, Roma, Bari: Laterza.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref20\" name=\"_edn20\">[xx]<\/a> Jean Monnet (1976) <em>M\u00e9moires<\/em>, Paris: Fayard.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref21\" name=\"_edn21\">[xxi]<\/a> Ishac Diwan (2001) \u201cDebt as Sweat: Labor, financial crises, and the globalization of capital\u201d, mimeo, World Bank.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref22\" name=\"_edn22\">[xxii]<\/a> Commission Europ\u00e9enne (2012), \u201cFiscal sustainability report\u201d, settembre.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/#_ednref23\" name=\"_edn23\"><sup>[xxiii]<\/sup><\/a> Richard Baldwin, Francesco Giavazzi (2015) <em>The Eurozone crisis: a consensus view of the causes and a few possible solutions<\/em>, Londre: CEPR Press-<\/p>\n<p><strong>fonte<\/strong>:\u00a0<a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2016\/11\/23\/unione-monetaria-un-punto-di-vista-italiano\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Alberto Bagnai) Nel primo dei due capitoli scritti per\u00a0L\u2019euro est-il mort?, libro pubblicato in Francia che raccoglie i contributi di pi\u00f9 autori coordinati dall\u2019economista Jacques Sapir,\u00a0 Alberto Bagnai \u2013 ben noto ai nostri lettori per il blog Goofynomics\u00a0e presidente dell\u2019associazione a\/simmetrie \u2013 analizza la crisi dell\u2019eurozona con l\u2019aiuto dell\u2019esperienza italiana, particolarmente utile da due punti di vista: perch\u00e9 l\u2019Italia stessa \u00e8 un\u2019unione monetaria che non \u00e8 un\u2019area valutaria ottimale e ne ha&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":72,"featured_media":17244,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":true,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/o-ALBERTO-BAGNAI-facebook.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6Wa","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26670"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/72"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26670"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26670\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26732,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26670\/revisions\/26732"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17244"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}