{"id":26693,"date":"2016-12-16T10:45:59","date_gmt":"2016-12-16T09:45:59","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26693"},"modified":"2016-12-15T23:45:54","modified_gmt":"2016-12-15T22:45:54","slug":"il-referendum-sulleuro-e-una-pazzia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26693","title":{"rendered":"Il referendum sull\u2019Euro \u00e8 una pazzia"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gianmaria Vianova)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Solo una parziale e sintetica disamina dei costi di un\u2019eventuale consultazione popolare sulla permanenza della moneta unica: l\u2019atto suicida di un incosciente.<\/em><\/p>\n<p>Quanto costerebbe indire un referendum sull\u2019Euro? 300 milioni, risponderebbe la Ragioneria dello Stato: il costo di una elezione o di un qualsiasi altro referendum. Piccolo particolare: c\u2019\u00e8 un pianeta di soggetti e agenti economici l\u00e0 fuori (e tra noi) che non affronterebbero serenamente un referendum di questa portata. Ce ne sarebbe un altro, di piccolo particolare. La nostra Costituzione non contempla la possibilit\u00e0 di indire un referendum di tipo consultivo,<strong> bens\u00ec solo abrogativo<\/strong> (es. trivelle) <strong>e confermativo<\/strong> (es. costituzionale). Come se non bastasse, l\u2019articolo 75 della nostra Carta proibisce tassativamente che una consultazione popolare, anche di natura abrogativa, possa vertere sulla ratifica dei trattati internazionali: \u201cNon \u00e8 ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali\u201d. La ratifica degli stessi \u00e8 disciplinata invece <strong>dall\u2019articolo 80<\/strong>: \u201cLe Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi\u201d. Insomma, allo stato dell\u2019arte, la proposta di <strong>un referendum sull\u2019Euro \u00e8 totalmente inconcepibile.<\/strong><\/p>\n<p>Eppure il precedente c\u2019\u00e8 e le forze politiche che hanno a cuore il referendum vogliono sfruttarlo appieno: la<strong>legge costituzionale del 3 aprile 1989, n\u00b0 2.<\/strong> Senza perdersi in lunghi excursus, si tratta di quella legge costituzionale <em>ad hoc<\/em> approvata plebiscitariamente dal Parlamento per autorizzare il referendum consultivo, celebratosi il 18 giugno 1989, avente per oggetto la \u201ctrasformazione delle Comunit\u00e0 europee in una effettiva Unione\u201d e l\u2019affidamento al Parlamento Europeo del mandato di redazione di un progetto di Costituzione Europea. I pi\u00f9 attenti tra coloro che sono nati prima del 18 giugno 1971 (ma non solo) ricorderanno che, lo stesso giorno, avvenne per la prima volta<strong> l\u2019elezione diretta dei componenti del Parlamento Europeo<\/strong>, ad oggi (checch\u00e9 ci si inoltri in retoriche trite e ritrite sul Trattato di Lisbona) l\u2019unico parlamento al mondo che non pu\u00f2 proporre leggi, ma solo approvarle a mo\u2019 di timbracarte. Questa, comunque, \u00e8 un\u2019altra storia. I partiti politici\/movimenti che vorrebbero percorrere la strada del referendum consultivo sulla moneta unica intendono, quindi, seguire il sentiero tracciato dal 1989. Costoro evidentemente ignorano il procedimento di approvazione aggravato che i costituenti hanno ideato per garantire la rigidit\u00e0 della Costituzione (disciplinato dall\u2019art. 138). Per giungere alla promulgazione definitiva da parte del Presidente della Repubblica di una legge costituzionale, anche se ad hoc, il Parlamento deve in prima lettura approvare la stessa a maggioranza assoluta in entrambe le Camere. A distanza non inferiore di tre mesi, il Parlamento deve approvare in seconda lettura l\u2019identico testo a maggioranza qualificata (i due terzi dei componenti): se la maggioranza deliberante non si rivelasse di tale entit\u00e0 (scenario altamente probabile) la legge costituzionale verrebbe pubblicata ma rimarrebbe idealmente congelata per altri tre mesi. In quell\u2019intervallo di tempo 500000 cittadini ovvero cinque consigli regionali ovvero un quinto dei membri di una delle due Camere possono proporre un referendum confermativo. Trattandosi di un referendum consultivo sulla permanenza nell\u2019Euro ed essendo consapevoli della forte presenza di partiti ciecamente europeisti all\u2019interno delle nostre istituzioni pare ovvio che gli stessi intraprenderanno ogni strada possibile per <strong>evitare l\u2019eventualit\u00e0 antieuropeista<\/strong>, quindi il referendum confermativo.<\/p>\n<p>Se anche i promotori della consultazione popolare sull\u2019Euro dovessero riuscire a far passare la legge costituzionale ad hoc, l\u2019Italia si troverebbe sotto stretta osservazione di media, mercati e Bruxelles per diversi mesi, se non per un anno. Quando si dice \u201cstretta osservazione\u201d si utilizza volutamente la<a href=\"http:\/\/www.circoloproudhon.it\/shop\/neolingua-la-cultura-dominante-dalla-a-alla-z\/\" target=\"_blank\"> neolingua dell\u2019informazione mainstream<\/a> che, tradotta in italiano, significa <strong><a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/svenditalia-atto-finale\/\" target=\"_blank\">forte speculazione<\/a>, minacce, ricatti e ultimatum dell\u2019Unione Europea<\/strong>. Una bufera che, senza sovranit\u00e0 monetaria e banca centrale nazionale, larghissimo consenso e sovranit\u00e0 fiscale, non manterrebbe in sella neanche un premier incollato con Attak e Vinavil allo scranno di Palazzo Chigi. <strong>Qualcuno ricorda il 2011?<\/strong> In pochi mesi lo spread BTP-Bund sal\u00ec a 574 punti base: i titoli di Stato italiani venivano svenduti a man bassa da investitori privati e istituti di credito. In contemporanea la BCE cess\u00f2 di colpo l\u2019acquisto di BTP italiani assecondando le pressioni al rialzo sui tassi. Si giunse nel novembre nero nella piena incapacit\u00e0 di fare prezzo, costringendo Silvio Berlusconi alle dimissioni e spianando la strada al <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/ars-disputandi\/linutilita-della-politiche-di-austerity-litalia-di-monti-ne-e-la-prova\/\" target=\"_blank\">\u201crassicurante\u201d Mario Monti<\/a>. Essendo i titoli di Stato la fonte di sostentamento dello Stato (e non le tasse, come erroneamente si tende a credere) \u00e8 cristallina l\u2019importanza di riuscire a collocare all\u2019asta tutti i titoli di debito.<\/p>\n<p>Traslate quella situazione ai lunghi mesi di iter che dovrebbero portare al referendum sull\u2019Euro e capirete<strong>l\u2019impossibilit\u00e0 di restare vivi sino a tale evento<\/strong>. Non per altro si tratterebbe di una consultazione che realmente, <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/editoriale\/referendum-votare-no-ma-evitare-un-nuovo-governo-tecnico\/\" target=\"_blank\">non come quella del 4 dicembre<\/a>, potrebbe portare al break-up pressoch\u00e9 immediato della moneta unica europea. L\u2019emorragia di capitali, attivata dal terrore derivante da una pi\u00f9 che certa svalutazione della \u201cnuova Lira\u201d del 20\/30%, non farebbe che indurre all\u2019implosione il tessuto finanziario del Paese, con ovvie conseguenze sulle piazze borsistiche. Nell\u2019attesa del referendum poi, naturalmente, l\u2019Unione Europea, la BCE e il FMI imporrebbero degli ultimatum categorici al nostro governo, spingendolo a rinunciare all\u2019intento. <strong>Se verba volant, banche chiuse manent<\/strong>, e il tragico precedente \u00e8 sotto agli occhi di tutti. <strong>Il 5 luglio 2015<\/strong>, infatti, si svolse <strong>in Grecia<\/strong> la consultazione popolare sul nuovo pacchetto di misure d\u2019austerit\u00e0 imposte agli ellenici dall\u2019UE: vinse il <strong>NO<\/strong> (<strong>OXI<\/strong> in greco). Durante la decina di giorni che precedettero il voto, banche e borsa in Grecia rimasero chiuse: la BCE sigill\u00f2 i rubinetti monetari lasciando invariata a 87 miliardi la liquidit\u00e0 a disposizione del Governo Tsipras. Questo costrinse cittadini e imprese greche a vivere una spiacevole situazione, compromettendo la vita delle famiglie e la capacit\u00e0 delle aziende di concludere transazioni:<strong> un ultimatum, un assaggio di apocalisse<\/strong>, un disagio provocato esogenamente. I rendimenti dei titoli di Stato ellenici a 10 anni passarono da poco pi\u00f9 del 10% di fine giugno a oltre il 19% nei giorni successivi al referendum. Tsipras ebbe quindi di fronte due possibilit\u00e0: uscire dall\u2019Euro o approvare comunque il pacchetto di austerit\u00e0. Cosa fece? In preda al panico e tra le dimissioni di un <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/varoufakis-la-nostra-battaglia-per-salvare-la-grecia\/\" target=\"_blank\"><strong>intransigente Varoufakis<\/strong><\/a> approv\u00f2 il programma di Bruxelles. Probabilmente non aveva in mente un piano per l\u2019uscita e ancor pi\u00f9 probabilmente non ebbe il coraggio di prendersi questa responsabilit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Il fatto \u00e8 che la stessa (e in misura esponenzialmente maggiore) situazione incomberebbe certamente anche all\u2019Italia, terza economia dell\u2019Eurozona. Di fronte ad un tale caos difficilmente i cittadini italiani<strong> minacciati da spread alle stelle, fuga di capitali, banche chiuse, minaccia di default, ultimatum dalla BCE e terrorismo mediatico<\/strong> voteranno a favore dell\u2019uscita dall\u2019Euro. Pare chiaro che, di fronte ad un NO all\u2019Italexit, il ritorno alla sovranit\u00e0 monetaria in Italia potr\u00e0 solo essere sub\u00ecto passivamente con un break-up\u00a0 dell\u2019Eurozona che avverr\u00e0 per conto suo, in quanto nessuno a livello nazionale, ma proprio nessuno, si riprender\u00e0 la responsabilit\u00e0 di mettere in discussione la sopravvivenza della moneta unica. E anche se, nella pi\u00f9 lontana delle ipotesi, gli italiani decidessero di uscire, <strong>come verr\u00e0 gestito il post-voto?<\/strong> La forza politica in questione avr\u00e0 pronto un piano d\u2019uscita unilaterale efficiente? Non si tratterebbe esattamente di una passeggiata e affrontare impreparati il ritorno alla Lira significherebbe compiere un gesto suicida: Banca d\u2019Italia dovrebbe, tra le altre cose, tornare pubblica ed essere adeguatamente preparata, procedimento che necessita non pochi giorni di preparazione. No, il referendum sull\u2019Euro non \u00e8 una buona idea: \u00e8 una pessima idea. Una consultazione di questa portata <strong>non pu\u00f2 essere paragonata alla seppur epocale Brexit<\/strong>: la Bank of England intervenne per assorbire lo shock, la Sterlina venne sostenuta ma inizialmente svalut\u00f2, scaricando il terrore degli investitori senza troppi crucci. I britannici non hanno adottato la moneta unica e sono stati da sempre con un piede gi\u00e0 fuori dall\u2019Unione.<strong> Erano nelle condizioni<\/strong>, insomma, di poter affrontare un referendum sull\u2019articolo 50 del TUE. L\u2019Italia non essendo pi\u00f9 in possesso di alcuna politica monetaria, fiscale ed economica non avrebbe gli strumenti necessari a combattere le turbolenze e a gestire l\u2019uscita in maniera adeguata. In questo caso ha ragione Claudio Borghi (Lega Nord): l\u2019eventuale uscita deve essere <strong>legittimata dalle elezioni<\/strong>, dopo che una forza politica ha inserito nel proprio programma l\u2019Italexit e preso precedentemente accordi con le forze politiche degli altri Paesi dell\u2019Eurozona. E quello che avete appena letto \u00e8 solo un assaggio di tutto ci\u00f2 che concerne uno scenario che contempli un referendum sull\u2019Euro: una pazzia bella e buona, un lancio suicida, un\u2019utopica incoscienza. <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/rottamare-leuropeismo-ideologico\/\" target=\"_blank\">Che la moneta unica sia irriformabile e vada superata \u00e8 ormai cosa certa<\/a>, il \u201ccome\u201d per\u00f2 \u00e8 fondamentale, e va organizzato millimetricamente. Il referendum, ad oggi, non \u00e8 nemmeno lontanamente ragionevole: figuriamoci concepibile.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-referendum-sulleuro-e-una-pazzia\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/economia\/il-referendum-sulleuro-e-una-pazzia\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Gianmaria Vianova) &nbsp; Solo una parziale e sintetica disamina dei costi di un\u2019eventuale consultazione popolare sulla permanenza della moneta unica: l\u2019atto suicida di un incosciente. Quanto costerebbe indire un referendum sull\u2019Euro? 300 milioni, risponderebbe la Ragioneria dello Stato: il costo di una elezione o di un qualsiasi altro referendum. 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