{"id":26699,"date":"2016-12-16T08:30:34","date_gmt":"2016-12-16T07:30:34","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26699"},"modified":"2016-12-15T23:58:40","modified_gmt":"2016-12-15T22:58:40","slug":"il-populismo-al-tempo-degli-algoritmi-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26699","title":{"rendered":"Il populismo al tempo degli algoritmi \/ 3"},"content":{"rendered":"<h4>di SINISTRAINRETE (Giso Amendola e Paolo Gerbaudo)<\/h4>\n<p><em>Pubblichiamo oggi con gli interventi di Giso Amendola e Paolo Gerbaudo la terza e ultima parte di uno speciale che, prendendo spunto da alcuni temi trattati nel recente volume di Carlo Formenti\u00a0<\/em>La variante populista\u00a0(<em>gi\u00e0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.alfabeta2.it\/2016\/11\/13\/le-macerie-dei-populismi\/\">recensito su alfabeta2 da Cristina Morini<\/a>), si propone di affrontare le nuove declinazioni del cosiddetto populismo.<\/em><\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<h3><strong>Macch\u00e9 populismo, macch\u00e9 comunit\u00e0: nelle citt\u00e0 oggi si muove tutta un\u2019altra lotta di classe<\/strong><\/h3>\n<p><strong>Giso Amendola<\/strong><\/p>\n<p>1. Nella politica moderna, almeno nel suo filone maggioritario, quello nato attorno all\u2019esperienza dello stato sovrano, rappresentanza, sovranit\u00e0 e popolo stanno insieme e muoiono insieme. Le regole del gioco le detta Thomas Hobbes in modo estremamente cogente e preciso: il popolo \u00e8 costituito come unit\u00e0 politica solo attraverso la sovranit\u00e0. Ricordare questo nodo indissolubile che stringe, nella modernit\u00e0, popolo, sovranit\u00e0 e rappresentanza, pu\u00f2 aiutare a districarci in qualche apparente paradosso che abita la nozione di populismo.<\/p>\n<p>Un autore molto evocato in questi giorni, quale \u201cpadre\u201d in qualche modo di una prospettiva possibile di \u201cpopulismo di sinistra\u201d, Ernesto Laclau, si \u00e8 sempre soffermato proprio su questo elemento: il populismo oscilla tra destra e sinistra, sostiene Laclau, perch\u00e9 in realt\u00e0 non \u00e8 altro che l\u2019espressione della logica politica moderna. Quella appunto, in fondo tutta hobbesiana, per la quale il popolo \u00e8 una costruzione, che si ottiene articolando le differenze intorno a una linea di conflitto che divide in due il campo politico. Se la politica moderna \u00e8 creazione del popolo attraverso il conflitto, allora la\u00a0<i>ragione populista<\/i>\u00a0non \u00e8 un residuo irrazionale: ma \u00e8 proprio l\u2019anima, spiega Laclau, della politica. Il conflitto d\u00e0 forma a \u201cdomande\u201d politiche che altrimenti resterebbero inarticolate. Al dibattito politico italiano, questo approccio non apparir\u00e0 sconosciuto: in una versione sofisticata e certo molto consapevole della complessit\u00e0 del tessuto sociale che occorre articolare, Laclau presenta convinzioni che, in Italia soprattutto, sono ben note: \u00e8 la ben conosciuta\u00a0<i>autonomia del Politico<\/i>. Il Politico costruisce il Popolo, che \u00e8 forgiato dalla capacit\u00e0 di decidere (nella versione laclauiana: di piegare al proprio discorso l\u2019oscillazione dei significanti fluttuanti). I \u201cpopulisti\u201d sono quelli che riattivano, contro la neutralizzazione liberista, questa eterna logica del politico. Ma pu\u00f2 davvero questo classico richiamo alla decisione politica, a una forma politica sovrana che dovrebbe sottomettere l\u2019\u201deconomico\u201d, essere una via d\u2019uscita rispetto all\u2019egemonia neoliberale? In realt\u00e0, il neoliberalismo tutto \u00e8 tranne che uno spazio informe, un mero risultato \u201cin negativo\u201d della distruzione dello Stato, del Popolo e della Sovranit\u00e0. E\u2019 una forma di comando politico, governamentale e reticolare in quanto regolazione dell\u2019accumulazione flessibile. E, al tempo stesso, \u00e8 una razionalit\u00e0 che tenta continuamente di produrre e riprodurre vite e soggettivit\u00e0, con dispositivi altamente differenziati.<\/p>\n<p>In questo quadro, risvegliare l\u2019 \u201cenergia\u201d di un presunto Politico, vuoi attraverso il richiamo diretto a forme di sovranismo, sia attraverso la pi\u00f9 articolata strategia populista\u00a0<em>\u00e0 la<\/em>\u00a0Laclau, significa condannarsi a muoversi su un livello completamente astratto rispetto alla modalit\u00e0 di produzione contemporanea: e, soprattutto, cos\u00ec non si intercetta in nessun modo la trasformazione effettiva delle soggettivit\u00e0 sociali contemporanee, riducendole, come del resto sempre fa l\u2019autonomia del Politico, a semplici bisogni o domande, senza voce autonoma.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>2. In altre versioni, la teorizzazione del populismo come ricetta politicamente praticabile per i poveri e gli sfruttati, pi\u00f9 che avere a che fare, con il ritorno del Popolo e quindi del Politico, richiama piuttosto la presentazione sulla sfera politica degli esclusi, dei \u201csenza parte\u201d. La risposta populista pu\u00f2 essere letta come il terreno di lotta per chi, negli anni della crisi, \u00e8 scivolato radicalmente fuori dal capitalismo globale, di chi \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 marginale? Il recente libro di Carlo Formenti,\u00a0<i>La variante populista<\/i>, \u00e8 appunto un tentativo di rispondere positivamente a questa domanda: la variante populista \u00e8 il modo in cui si d\u00e0 la lotta di classe oggi. E, infatti, con grande coerenza e precisione, Formenti rifiuta l\u2019approccio di Laclau in quanto ne vede perfettamente l\u2019esito assolutamente compatibile con la liberaldemocrazia rappresentativa. Perch\u00e9, per\u00f2, il populismo potrebbe diventare oggi un\u2019arma del conflitto di classe? Punto centrale di questa posizione \u00e8 che il capitale non funzionerebbe pi\u00f9 come\u00a0<i>rapporto\u00a0<\/i>sociale di classe. Il capitale finanziario globale produce scarti, esclusi radicali, perdenti assoluti: la classe non \u00e8 pi\u00f9 davvero produttiva per il capitale finanziario, ma \u00e8 soltanto depauperata, saccheggiata e buttata via. Ancora in perfetta coerenza, l\u2019obiettivo polemico non sono soltanto l\u2019operaismo, in quanto convinto che il capitale va attaccato nel punto pi\u00f9 alto dello sviluppo, o il postoperaismo, che insiste sulla accresciuta capacit\u00e0 di autonomia e di autorganizzazione da parte della cooperazione sociale. Questo populismo degli \u201cesclusi\u201d deve rompere piuttosto con lo stesso concetto marxiano di relazione tra forze produttive e modo di produzione. Il capitalismo finanziario distrugge le forze produttive, che produttive lo sono sempre meno e che contano sempre meno nell\u2019autoaccrescimento del capitale finanziario. L\u2019unica cosa da fare, per i poveri, \u00e8 difendersi dai flussi distruttivi: staccarsi, separarsi il pi\u00f9 possibile, consolidare i rapporti sociali di gruppo contro l\u2019individualismo diffuso, coltivare i luoghi rispetto ai flussi senza radici del cosmopolitismo globale. Pronti a sfruttare eventuali crisi del capitalismo finanziario, che non arriveranno certo per lo sviluppo delle forze produttive, ma piuttosto per l\u2019impossibilit\u00e0 di quel capitalismo di stabilizzarsi. E\u2019 un ragionamento sicuramente coerente: ma l\u2019esito, del resto esplicitato, \u00e8 che qui il populismo finisce con l\u2019essere una riedizione di quell\u2019altro paradigma ultraclassico che \u00e8 il\u00a0<i>comunitarismo<\/i>: la classe viene continuamente evocata, ma ha oramai tutti i tratti della comunit\u00e0. Compresi i tratti pi\u00f9 problematici: nessuna espansivit\u00e0 e inclusivit\u00e0, prevalere assoluto della logica della separazione su quella della connessione, tendenziale concezione solo difensiva della conflittualit\u00e0, che protegge dall\u2019attacco del nemico esterno, ma difficilmente \u00e8 produttiva di trasformazione del quadro sociale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>3. Rinascita del Popolo, e quindi dell\u2019autonomia del Politico. Rinascita delle plebi, e quindi elogio della comunit\u00e0, dell\u2019estraneit\u00e0 radicale alla produzione e allo sviluppo, della separazione difensiva. Ora, che nella tradizione marxista ci sia, troppo spesso, un\u2019assunzione troppo lineare dello sviluppo, \u00e8 difficile da negare, e infatti molti utilizzi di Marx, fuori dalla tradizione marxista, hanno tentato appunto di far saltare quella linearit\u00e0. Marx \u00e8 stato usato e trasformato per rendere conto delle nuove modalit\u00e0 di produzione, \u00e8 stato \u201cbagnato\u201d nelle nuove soggettivit\u00e0 emergenti dagli anni Sessanta, nella produttivit\u00e0 diffusa delle metropoli, nella rivoluzione dei rapporti tra produzione e riproduzione provocata dal femminismo, nello spazio postcoloniale delle migrazioni globali. Dopo tutto questo, se l\u2019obiettivo dei nuovi populismi o dei nuovi comunitarismi fosse solo di ricordarci che non c\u2019\u00e8 un\u2019idea standard di produzione o di sviluppo, il minimo che si potrebbe dire \u00e8 che arrivano abbondantemente tardi. Gi\u00e0 l\u2019ultimo Marx, come ricordano spesso i neopopulisti, spiegava che non occorreva affatto che la comune agricola dovesse essere distrutta dalla propriet\u00e0 privata e dall\u2019industrializzazione. Ma non lo diceva per fare l\u2019elogio dell\u2019arretratezza della comune agricola: piuttosto ne vedeva la potenzialit\u00e0 per la nuova organizzazione del lavoro. Oggi dovremmo avere la capacit\u00e0 di ragionare allo stesso modo sulla produttivit\u00e0 contemporanea. La cooperazione sociale contemporanea \u00e8 di sicuro attraversata da dispositivi potenti, che disciplinano il lavoro vivo, e spesso vengono insidiosamente internalizzati dai soggetti stessi; ma dipingere la societ\u00e0, pur estremamente impoverita dall\u2019<i>austerity<\/i>, come oramai incapace di autonomia produttiva, divisa tra vincenti radicali che sono finiti al servizio del capitale ed esclusi altrettanto radicali ai margini della produzione, \u00e8 un\u2019immagine molto ideologica. Le vite che subiscono duramente la crisi non per questo sono diventate meno connesse, meno mobili, meno ricche di risorse linguistiche e cognitive: povere, ma non escluse, non relegate in un fantomatico \u201cfuori\u201d assoluto dal rapporto di capitale. Duramente sottoposte a comando e a disciplinamento, ma non meno centrali nella produzione contemporanea. La Comunit\u00e0 o il Popolo sono invece forme politiche unificate dal leggere le soggettivit\u00e0 sempre come \u201cmancanti\u201d, mai autonome, sempre bisognose d\u2019essere incorporate in soggetti collettivi trascendenti. Ma queste soggettivit\u00e0 seguono altre strade: la produzione di nuova e altra istituzionalit\u00e0, l\u2019autorganizzazione, l\u2019elaborazione di programmi per nuove connessioni. Le esperienze neomunicipali hanno poco la forma della comunit\u00e0 locale o localistica, e molto quella del campo di sperimentazione di una diffusione del potere, di una moltiplicazione dei suoi luoghi. Gli esperimenti di autorganizzazione sociale e sindacale tutto cercano tranne una forma \u201cpolitica\u201d che li rappresenti nel segno dell\u2019unificazione forzosa: coalizione tra differenti, pi\u00f9 che soggetto collettivo omogeneo e centralizzatore. Come nell\u2019esempio dato oggi dal femminismo: movimenti globali, non nazionali; composizione tra differenze e singolarit\u00e0, non tra omogenei; risonanza, pi\u00f9 che articolazione verticale; maree, non popoli o comunit\u00e0.<\/p>\n<p>* * * *<\/p>\n<h3><b>Lo spettro del populismo<\/b><\/h3>\n<p><strong>Paolo Gerbaudo<\/strong><\/p>\n<p>Uno spettro agita l\u2019establishment neoliberista e la sinistra post-moderna, unite in questa congiuntura dalla medesima paura: il populismo. Dopo la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali statunitensi, l\u2019ultima manifestazione di una \u201condata populista\u201d che si riaffaccia ad ogni appuntamento elettorale, dalla Brexit del giugno scorso fino al successo del No nel referendum costituzionale del 4 dicembre in Italia, la questione del populismo disturba i sonni dei broker dell\u2019alta finanza come quelli di alcuni teorici della sinistra radicale.<\/p>\n<p>Il termine populismo \u00e8 da tempo divenuto l\u2019etichetta infame per catalogare tutto ci\u00f2 che il mondo neoliberista considera come irrazionale e inaccettabile, e prima di tutta la rabbia popolare di fronte alla follia di un capitalismo fuori controllo; ma pure per archiviare tale rabbia come un\u2019anomalia destinata a svanire non appena gli ingranaggi dell\u2019economia globale avessero ricominciato a girare per il verso giusto. Eppure il populismo non \u00e8 un fantasma di passaggio.<\/p>\n<p>L\u2019irrompere di movimenti populisti di destra o di sinistra &#8211; da Podemos alla Brexit, da Sanders a Trump \u2013 e la loro proiezione maggioritaria, dimostrata in una serie di recenti successi elettorali, segnala che la crisi organica dell\u2019ordine neoliberale \u00e8 ormai giunta a un punto di non ritorno. Questo crollo sta aprendo le porte a una nuova era politica, un\u2019orizzonte populista che si staglia sulle macerie dell\u2019ordine neoliberale.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte populista fa saltare lo schema del conflitto accettato per gli ultimi trent\u2019anni sia dalla classe dirigente neoliberista che dai movimenti di protesta contro il neoliberismo. Coordinate considerate inamovabili come la prospettiva di un mondo unito da un mercato globale senza dazi e barriere doganali e governato da istituzioni sopranazionali, vengono ora messe in discussione, proprio a cominciare dalla destra dei paesi anglosassoni, che a suo tempo era stata la pi\u00f9 fanatica sostenitrice della globalizzazione neoliberale.<\/p>\n<p>Di fronte al disorientamento che suscita questa riorganizzazione dello spazio politico non \u00e8 sufficiente l\u2019atteggiamento di rifiuto verso il populismo manifestato in diversi contributi in questo speciale sul populismo di\u00a0<i>Alfabeta2<\/i>. Al contrario \u00e8 necessario comprendere che solo costruendo un populismo progressista abbiamo qualche speranza di incanalare in senso emancipatorio il collasso dell\u2019ordine neoliberale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>L\u2019orizzonte populista e la sinistra post-2008<\/b><\/p>\n<p>L\u2019orizzonte populista \u00e8 uno spazio ambiguo, una biforcazione politica, come quella che si apre dopo ogni crisi organica e che pu\u00f2 portare a una soluzione progressista o reazionaria, a seconda del progetto politico che meglio riuscir\u00e0 ad incarnare lo spirito di tempi di crisi. Siamo nell\u2019interregno, la notte del travaglio che precede la nascita del nuovo mondo: il tempo dei mostri e degli spettri. Una fase piena di pericoli ma anche di nuove opportunit\u00e0 per costruire un futuro migliore oltre la vergogna di un\u2019era neoliberista in cui il culto della libert\u00e0 ha prodotto disuguaglianza estrema e si \u00e8 tradotto nella demolizione dei legami di solidariet\u00e0.<\/p>\n<p>Tale ambiguit\u00e0 \u00e8 riflessa nel carattere doppio del populismo, che si manifesta in maniera eccentrica sia sulla destra che sulla sinistra dello spettro politico. Seguendo Ernesto Laclau, il populismo \u00e8 una logica politica che oppone il Popolo alle \u00e9lite politiche e a vari nemici accusati di privarlo della sua libert\u00e0, dignit\u00e0 e benessere. Tale orientamento si manifesta in maniera inquietante nella politica reazionaria di Donald Trump, Nigel Farage, Marine le Pen e il loro odio contro tutti coloro che essi non considerano estranei al popolo (musulmani, immigrati ecc.). Ma a partire dalla crisi del 2008 il populismo si \u00e8 affacciato anche nella sinistra e nei movimenti di protesta.<\/p>\n<p>Populisti sono stati i \u201cmovimenti delle piazze\u201d del 2011, con il loro appello al 99% contro l\u20191%. Populista \u00e8 Podemos, la cui strategia politica \u00e8 influenzata dalla filosofia politica di Ernesto Laclau, e il cui discorso \u00e8 caratterizzato da riferimenti frequenti al popolo e alla patria. Populista, pi\u00f9 che socialista, \u00e8 stato pure Bernie Sanders nelle primarie del partito democratico, con il suo appello all\u2019unit\u00e0 del popolo americano contro la retorica razzista di Trump e il suo attacco contro la finanza e il libero commercio. Per i populisti di sinistra i nemici del popolo non sono i migranti, ma nemici sociali ed economici: i banchieri e gli imprenditori senza scrupoli primi responsabili per l\u2019impoverimento della popolazione e i loro alleati politici.<\/p>\n<p>Il populismo progressista \u00e8 dunque l\u2019elemento caratterizzante di quella \u201cnuovissima sinistra\u201d dell\u2019era post-2008 &#8211; per distinguerla dalla \u201cnuova sinistra\u201d post-68. Una sinistra che al contrario della cosidetta sinistra-sinistra, non sente il bisogno identitario di celebrare il fatto di essere \u201csinistra\u201d, e che al contrario della sinistra post-moderna \u00e8 riuscita a trasformare il malcontento di tempi di crisi e politiche di austerit\u00e0 in una nuova base di consenso.<\/p>\n<p>Questa svolta populista non \u00e8 un\u2019aberrazione politica ma il ritorno ai principi fondanti della sinistra moderna, che \u00e8 stata populista prima ancora di essere socialista e comunista e che ha vinto quando ha saputo presentarsi come forza di popolo. Le origini del populismo sono del resto di sinistra: dalla teoria della sovranit\u00e0 popolare di Jean-Jacques Rousseau, alla rivoluzione francese, e ai grandi movimenti popolari del ottocento, come i Narodniki russi e i Cartisti inglesi. Inoltre in tempi recenti molti fenomeni politici di sinistra hanno avuto un carattere populista cominciando dal populismo socialista di Hugo Chavez e Evo Morales.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 allora tanto timore verso il populismo progressista?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Populismo e post-operaismo<\/b><\/p>\n<p>Dopo la vittoria di Trump in paesi come la Gran Bretagna e il Regno Unito il populismo progressista viene discusso intensamente da opinionisti radicali di primo piano come Owen Jones. In Italia invece la sinistra radicale continua a vedere l\u2019ipotesi populista come la peste. Carlo Formenti e il suo libro\u00a0<i>La Variante Populista<\/i>\u00a0sono l\u2019eccezione ed \u00e8 per questo che il suo volume sta facendo gridare tanti allo scandalo. Ha ragione Formenti quando dice che \u201cnon \u00e8 possibile opporsi al capitale globale senza lottare per la riconquista della sovranit\u00e0 popolare\u201d e che bisogna vedere il populismo come il campo di battaglia in questa congiuntura politica. Eppure queste tesi continuano a suscitare diffidenza.<\/p>\n<p>La ragione per il rifiuto del populismo sta nel senso di inadeguatezza vissuto dal pensiero post-operaista, che continua a esercitare un\u2019egemonia traballante su movimenti e sinistra radicale in Italia. A questo pensiero bisogna riconoscere di aver svelato i nuovi ingranaggi del dominio e le nuove soggettivit\u00e0 del capitalismo post-industriale. Ma bisogna pure imputargli il fatto di non avere offerto risposte credibili in questa fase di crisi della globalizzazione. L\u2019odio verso lo stato-nazione, prima ancora che verso il mercato, ed il rifiuto del potere, che lo accomuna con altre correnti del pensiero anti-autoritario post-68, rendono impossibile la costruzione di una strategia credibile in questa fase.<\/p>\n<p>Non sorprende dunque che lo spettro del populismo inquieti i teorici post-operaisti. Inquieta perch\u00e8 mette a nudo i limiti di una tradizione di grande capacit\u00e0 analitica, ma di insufficiente intelligenza strategica. Inquieta perch\u00e8 offre una nuova proposta di organizzazione collettiva laddove l\u2019organizzazione e la leadership erano state considerate superate dalla capacit\u00e0 di auto-organizzazione della moltitudine.<\/p>\n<p>Eppure ci sono punti di convergenza tra post-operaismo e populismo progressista. Ne \u00e8 riprova il fatto che Podemos ospita molti attivisti che si sono a lungo nutriti dei testi di Antonio Negri, ma che si sono resi conto che se il post-operaismo ha fornito un\u2019analisi corretta e approndita della realt\u00e0 sociale nell\u2019era post-fordista, non ha fornito una strategia organizzativa convincente. Per questa nuova generazione di attivisti il post-operaismo ha risposto alla domanda \u201cche cosa sta succedendo\u201d ma non all\u2019eterno quesito \u201cche fare?\u201d<\/p>\n<p>Il populismo progressista offre una risposta a molti dei quesiti che emergono dall\u2019analisi post-operaista. L\u2019immaginario unificante del populismo progressista fornisce un antidoto alla frammentazione e all\u2019individualizzazione del mondo del lavoro e della societ\u00e0 contemporanea. L\u2019identit\u00e0 popolare, come fusione di diverse frazione di classe, pu\u00f2 servire ad alleare\u00a0<i>knowledge workers\u00a0<\/i>e freelance, precari e lavoratori della logistica, operai disillusi e disoccupati, che fino ad oggi hanno fatto fatica a costruire un fronte comune.<\/p>\n<p>Il populismo offre pure un cammino per conquistare quelle rivendicazioni che il post-operaismo ha messo al centro del dibattito. Perch\u00e8 il reddito di cittadinanza non te lo dar\u00e0 mai il fantomatico Comune post-operaista, e neppure l\u2019Unione Europea, quantomeno non nel breve periodo, ma lo stato-nazione. E perch\u00e8 la presente congiuntura politica non si conf\u00e0 al velleitarismo soffice di Spinoza e di Deleuze tanto amati dai post-operaisti ma piuttosto al realismo spigoloso di quella linea teorica che va da Machiavelli a Gramsci e Laclau.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte populista \u00e8 il campo di battaglia in cui si decider\u00e0 l\u2019egemonia politica dell\u2019era post-neoliberista. Di fronte a questa evidenza possiamo indugiare nella speranza mistica che finalmente un giorno la profezia della Moltitudine auto-organizzata e del Comune che non ha bisogno di appoggiarsi sul Pubblico verr\u00e0 realizzata. Oppure possiamo esplorare l\u2019ipotesi populista come suggerito nel\u00a0<a href=\"http:\/\/www.senso-comune.it\/manifesto\/\">manifesto di Senso Comune per un populismo democratico<\/a>\u00a0a cui ho recentemente contributo con alcuni attivisti e ricercatori. Non si tratta di una strada senza rischi e neppure di una strada che porta a un successo sicuro, ma quantomeno di strategia offensiva che prova a fare i conti con il cambiamento radicale dello spazio politico nell\u2019era post-neoliberale.<\/p>\n<p><strong>fonte:<\/strong>\u00a0<em><a href=\"http:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/8674-giso-amendola-e-paolo-gerbaudo-il-populismo-al-tempo-degli-algoritmi-3.html\">http:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica\/8674-giso-amendola-e-paolo-gerbaudo-il-populismo-al-tempo-degli-algoritmi-3.html<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRAINRETE (Giso Amendola e Paolo Gerbaudo) Pubblichiamo oggi con gli interventi di Giso Amendola e Paolo Gerbaudo la terza e ultima parte di uno speciale che, prendendo spunto da alcuni temi trattati nel recente volume di Carlo Formenti\u00a0La variante populista\u00a0(gi\u00e0\u00a0recensito su alfabeta2 da Cristina Morini), si propone di affrontare le nuove declinazioni del cosiddetto populismo. * * * * Macch\u00e9 populismo, macch\u00e9 comunit\u00e0: nelle citt\u00e0 oggi si muove tutta un\u2019altra lotta di classe Giso&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":78,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-6WD","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26699"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/78"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26699"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26699\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":26703,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26699\/revisions\/26703"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26699"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26699"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}