{"id":26723,"date":"2016-12-17T11:15:01","date_gmt":"2016-12-17T10:15:01","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26723"},"modified":"2016-12-16T23:37:26","modified_gmt":"2016-12-16T22:37:26","slug":"in-bilico-tra-congresso-e-pentagono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=26723","title":{"rendered":"In bilico tra Congresso e Pentagono"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Ce la far\u00e0 il pragmatico Donald J.Trump a districarsi fra i palazzi della burocrazia a stelle e strisce?<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando, nella giornata oramai imminente del 20 gennaio, Donald J. Trump si insedier\u00e0 ufficialmente alla Casa Bianca come quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti d\u2019America, sar\u00e0 definitivamente conclusa<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/di-chi-parla-trump-quando-parla-dei-neri\/\" target=\"_blank\"> l\u2019onda lunga della campagna elettorale<\/a> e verr\u00e0, finalmente, il momento di testare l\u2019amministrazione entrante alla prova dei fatti. Sar\u00e0 dunque l\u2019ora di verificare se le supposizioni scatenatesi in queste intense settimane seguite all\u2019affermazione del <em>tycoon <\/em>newyorkese nelle elezioni dell\u20198 novembre saranno suffragate alla prova dei fatti e per comprendere l\u2019effettiva agenda programmatica di Trump e <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/giochi-di-corte\/\" target=\"_blank\">del suo <em>entourage<\/em><\/a>. Dopo una campagna elettorale a tratti estenuante, personalizzata sino alle estreme conseguenze da entrambi i candidati e trasformatasi in un confronto individuale che ha lasciato poco spazio ai programmi concreti, \u00e8 infatti ora di comprendere in che misura l\u2019azione di Trump sar\u00e0 influenzata dagli altri importanti apparati che detengono consistenti fette di potere negli USA: tra questi, oltre al gabinetto in via di costituzione, si segnalano per preminenza<strong> il Congresso<\/strong> e <strong>importanti burocrazie come quella militare<\/strong> che fa capo al Pentagono, oltre che i membri di quello \u201cStato profondo\u201d rappresentato dai diversi apparati di <em>intelligence <\/em>a stelle e strisce.<\/p>\n<p>Le nomine che sinora stanno contribuendo a delineare il <em>cabinet <\/em>dell\u2019amministrazione Trump sono state il frutto di un <strong>compromesso<\/strong> tra le posizioni decisamente anticonvenzionali del Presidente eletto, la volont\u00e0 di premiare in maniera adeguata frange del Partito Repubblicano o specifici blocchi sociali rivelatisi importanti per la sua vittoria, delle scelte di <em>Realpolitik <\/em>di natura principalmente economica e il desiderio, mai nascosto da Trump, di trasformarsi nel federatore del <em>Grand Old Party <\/em>ritrovatosi scosso dopo la sua repentina ascesa. <a href=\"http:\/\/www.wsj.com\/articles\/donald-trump-shuffles-the-ideological-deck-1480955194\">Gerald Seib ha scritto sul <em>Wall Street Journal<\/em><\/a> che, in linea di principio, \u201c\u00e8 quasi impossibile definire una chiara linea di tendenza ideologica nelle nomine dei membri del gabinetto compiute da Trump\u201d: tale posizione appare condivisibile e in linea di principio logica, dato che Trump ha dimostrato nel corso di tutta la campagna elettorale di preferire un <strong>sostanziale pragmatismo a qualsivoglia ideologia<\/strong>. Una notevole eccezione potrebbe essere considerata la nomina del Senatore dell\u2019Alabama Jeff Sessions ad <em>Attorney General<\/em>: ma non bisogna dimenticare che l\u2019ultraconservatore Sessions \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.washingtonpost.com\/politics\/in-trumps-gop-sessions-rockets-from-the-fringe-to-prime-time\/2016\/07\/18\/1fc04d14-490b-11e6-acbc-4d4870a079da_story.html\">stato un sostenitore della prima ora di Trump<\/a>e che, al tempo stesso, egli rappresenta un punto di riferimento per l\u2019elettorato della <em>Bible Belt <\/em>che in massa ha premiato la candidatura del <em>tycoon <\/em>repubblicano.<\/p>\n<p>Decisamente peculiari sono invece le scelte che hanno portato numerosi <strong>dirigenti d\u2019impresa o facoltosi imprenditori<\/strong> in posizioni primarie dell\u2019amministrazione: Betsy DeVos, moglie del miliardario Dick DeVos, \u00e8 stata infatti scelta quale Segretario all\u2019Educazione; Andrew Puzder, CEO di CKE Restaurant, diriger\u00e0 il dicastero del Lavoro, mentre Steven Mnuchin, fondatore e manovratore di numerosi <em>hedge funds<\/em>, e Rex Tillerson, CEO di Exxon Mobil, sono stati nominati rispettivamente al Dipartimento del Lavoro e al Dipartimento di Stato. Tali nomine sono state compiute sul solco di diverse prese di posizione di Trump, altamente favorevole a un coinvolgimento sempre maggiore di uomini d\u2019affari e imprenditori nella politica statunitense, ma non preconizzano affatto l\u2019instaurazione di un governo \u201ctecnico\u201d: esse sono piuttosto il frutto della volont\u00e0 di Trump di superare lo scontro tra correnti interno al <em>Grand Old Party <\/em>e di cooperare con personalit\u00e0 in grado di comunicare sulla sua stessa lunghezza d\u2019onda, essendo necessario ricordare che prima del Trump istituzionale esiste sempre un uomo Trump, <strong>il quale \u00e8 rimasto l\u2019uomo d\u2019affari di sempre<\/strong> prima ancora di trasformarsi in politico. Chiaramente, su alcune posizioni governative il tradizionale apparato del Partito Repubblicano continuer\u00e0 ad esercitare una forte influenza; tuttavia, Trump ha voluto <strong>contraddire le aspettative dell\u2019establishment<\/strong> del <em>Grand Old Party <\/em>negando a un suo rappresentante la caldissima poltrona di Segretario di Stato,<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/tillerson-e-la-diplomazia-del-petrolio\/\" target=\"_blank\"> da lui affidata a un <em>outsider <\/em>come Rex Tillerson<\/a>.<\/p>\n<p>La scelta del CEO di Exxon in un ruolo tanto delicato \u00e8 giustificabile constatando numerose qualit\u00e0 personali del sessantaquattrenne nativo di Watacha Falls, Texas: Tillerson \u00e8 stimato nel settore dell\u2019industria petrolifera per essere una <strong>\u201cpersona riflessiva e di grande esperienza, un grande negoziatore\u201d<\/strong>, <a href=\"http:\/\/www.radio24.ilsole24ore.com\/programma\/america24\/tillerson-grande-negoziatore-122522-gSLAbI0D8B\">come sottolineato dall\u2019amministratore delegato di ENI Claudio Descalzi<\/a>, ed \u00e8 noto per avere una forte apertura mentale che l\u2019ha portato, nella sua precedente esperienza di <em>Eagle Scout <\/em>d\u2019America, <a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2016\/12\/12\/il-nuovo-segretario-di-stato-usa-e-amico-dei-russi-macche-disastro-e-u\/32682\/\">ad ammettere nel movimento scoutista americano anche ragazze e ragazzi dichiaratamente omosessuali<\/a>. Qualit\u00e0 che sono state sicuramente apprezzate dal Presidente che si appresta a guidare gli Stati Uniti nel mondo multipolare e che ha visto nel Dipartimento di Stato uno dei principali \u201capparati\u201d che avrebbero potuto frenare la sua strategia,<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/russia-usa-donald-trump-vladmir-putin\/\" target=\"_blank\"> rivolta principalmente alla distensione con la Russia<\/a>: la scelta di Tillerson \u00e8 risultata preferibile a Trump rispetto alla nomina di esponenti repubblicani di spicco come Romney in quanto il Presidente eletto si aspetta che il CEO di Exxon sappia rimediare con la sua capacit\u00e0 dialogante, l\u2019assenza di pregiudizi ideologici e la grande intelligenza personale alla carenza di esperienza politica diretta. Inoltre, la scelta fortemente personale di Trump <strong>rompe una tradizione<\/strong> che vede l\u2019instaurazione di due \u201cdiplomazie parallele\u201d da parte della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato, manifestatasi apertamente ai tempi della coabitazione Obama-Clinton, e potrebbe nel lungo termine portare alla fine della \u201cguerra\u201d tra le due istituzioni descritta da Joseph Cassidy in un articolo pubblicato su <em>Limes <\/em>di dicembre.<\/p>\n<p>Sempre su <em>Limes, <\/em>Federico Petroni ha definito il Pentagono <strong>\u201cla necessit\u00e0 dell\u2019impero istituzionalizzata\u201d<\/strong>. Anche l\u2019apparato militare statunitense \u00e8 depositario di una sua specifica visione geopolitica, che allo stato attuale delle cose diverge notevolmente da quella del futuro <em>Commander-in-Chief, <\/em>dato che il Pentagono, argomenta Petroni, tende a mantenere nel mirino \u201cla Cina come rivale strategico [\u2026], la Russia come nemico per antonomasia\u201d. Nella prossima amministrazione statunitense, la burocrazia dell\u2019apparato militare statunitense potrebbe opporsi in maniera ostile ai progetti geopolitici di Trump, che a sua volta potrebbe barattare una sorta di tregua col Pentagono portando avanti un programma di espansione delle strutture militari e dei fondi ad esso destinate in cambio di una maggiore mano libera in campo internazionale,<strong> al fine di evitare che generali e ammiragli forzino la mano del Presidente<\/strong> come pi\u00f9 volte \u00e8 accaduto nell\u2019era Obama. Il conflitto tra \u201ccarisma e burocrazia\u201d di cui parla Petroni potr\u00e0 essere evitato solo se Trump riuscir\u00e0 a quantificare la dimensione del ruolo che il Pentagono \u00e8 destinato a giocare nei piani che dovranno concretizzare il motto della sua campagna, <em>Make America Great Again!\u00a0<\/em>Il pi\u00f9 importante conflitto di poteri che Trump rischia di ritrovarsi a gestire, in ogni caso, \u00e8 quello tra <strong>la Presidenza e il Congresso<\/strong>. Questo dato potrebbe sembrare apparentemente paradossale considerando lo strapotere goduto dal Partito Repubblicano nelle istituzioni federali statunitensi: <strong>per la prima volta dal 1928<\/strong>, infatti, lo stendardo repubblicano sventola contemporaneamente sul Campidoglio e sulla Casa Bianca, essendo il <em>Grand Old Party<\/em> in maggioranza in entrambi i rami del Congresso.<\/p>\n<p>Tuttavia, le grandi fratture che negli ultimi anni hanno lacerato la formazione conservatrice al suo interno, il ruolo avuto da Trump nel fomentarle e nel cavalcarle per metter fuori gioco tutti i suoi avversari nel corso delle primarie e la conclamata ostilit\u00e0 di buona parte della leadership repubblicana verso il Presidente eletto potrebbero causare non pochi grattacapi all\u2019amministrazione guidata dal magnate newyorkese. Il Congresso, storicamente, alla pari del Pentagono evolve nel corso del tempo una sua personale \u201cvisione del mondo\u201d e del contesto interno ed esterno agli Stati Uniti che non necessariamente combacia con quella propria del Presidente in carica. <a href=\"http:\/\/www.politico.eu\/article\/trump-vs-congress-on-russian-hacking\/\">Lo scontro tra il Congresso e Trump verificatosi nei giorni scorsi<\/a> sulla questione dei presunti hacker russi che avrebbero interferito con le ultime elezioni testimonia eloquentemente quanto detto: <a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/le-geometrie-frattali-della-guerra-ibrida-e-la-sindrome-di-versailles\/\" target=\"_blank\">per Rappresentanti e Senatori, la Russia rappresenta un rivale di primo piano<\/a>, e avversari di Trump in campo repubblicano come il <em>deus ex machina <\/em>John McCain non hanno tardato a rimarcarlo. Soprattutto sulla politica estera, il Congresso ha sempre indirizzato in maniera notevole l\u2019operato degli Stati Uniti d\u2019America: il caso pi\u00f9 emblematico risale al 1919, quando la decisione del Senato di <strong>bocciare il Trattato di Versailles<\/strong>imped\u00ec la partecipazione di Washington alla Societ\u00e0 delle Nazioni proposta da Woodrow Wilson.<\/p>\n<p>Se da un lato le relazioni tra Trump e lo Speaker della Camera Paul Ryan non sono delle migliori, dall\u2019altro l\u2019ultima cosa di cui oggigiorno il Partito Repubblicano ha bisogno \u00e8 il proseguimento delle sue aspre lotte intestine. Se tanto Trump quanto i <em>congressmen <\/em>repubblicani riusciranno a proseguire sulla strada del pragmatismo, si eviter\u00e0 una paralisi istituzionale che oggigiorno sarebbe deleteria per gli Stati Uniti. Certamente, per Trump <strong>la partita pi\u00f9 delicata si gioca proprio a Capitol Hill<\/strong>: nei prossimi quattro anni, il Presidente dovr\u00e0 infatti condurre una continua mediazione per portare avanti le sue proposte e necessiter\u00e0 del supporto di tutta la sua amministrazione, mentre al tempo stesso il Congresso dovr\u00e0 ritornare ad essere un punto di riferimento nell\u2019universo legislativo americano, recuperando la sua funzione di controllore dell\u2019esecutivo senza limitarsi ad essere un suo semplice fustigatore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/79373\/\">http:\/\/www.lintellettualedissidente.it\/esteri-3\/79373\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INTELLETTUALE DISSIDENTE (Andrea Muratore) &nbsp; Ce la far\u00e0 il pragmatico Donald J.Trump a districarsi fra i palazzi della burocrazia a stelle e strisce? &nbsp; Quando, nella giornata oramai imminente del 20 gennaio, Donald J. 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